Le nuove linee guida di Google 

Dopo il rilascio di PIxel Tablet e Pixel Fold, degli scorsi mesi, Google ha dichiarato un rinnovo totale delle linee guida per la qualità delle app e dei giochi per grandi schermi. Questo ha portato a riprogrammare gli algoritmi per il posizionamento di tali applicazioni su Play Store, aumentando la loro visibilità.

Gli utenti potranno così individuare in modo più efficiente i contenuti che si adattano meglio ai propri schermi, per garantire la miglior customer experience possibile. Tra le linee guida più interessanti per gli sviluppatori vi sono sicuramente quelle connesse ai nuovi dispositivi lanciati sul mercato da Google: il supporto per tastiera, le innovative funzionalità per il nuovo prodotto Pixel Fold (come per esempio, il trascinamento della selezione e il riconoscimento del display pieghevole) e un layout a due riquadri che permetterà di trovare l’elenco dei risultati della ricerca sul lato sinistro e il caricamento della pagina dei dettagli sul lato destro.

Ma non solo, sono previsti anche miglioramenti per funzionalità già implementate come gli screenshot su tablet e il posizionamento di applicazioni non ottimizzate. Google cerca anche di tutelare maggiormente la privacy dei propri utenti e di combattere la disinformazione con le nuove norme su Play Store, nel tentativo di rendere più sicuri i propri servizi. Così, come dichiara l’azienda di Mountain View, uno degli obiettivi principali è quello di creare un “ecosistema più privato” al fine di migliorare e rendere Android un “luogo” più sicuro e funzionale per i propri utenti. 

Google Play: l’inizio di una grande evoluzione

Come afferma Google stiamo assistendo all’inizio di una grande evoluzione che porterà gli utenti a vivere esperienze sempre più immersive e personalizzate, perfettamente adattate alle esigenze di ogni consumatore. Dopo i numerosi feedback negativi ricevuti dagli utenti e programmatori di applicazioni sul malfunzionamento della piattaforma, Google ha dimostrato notevoli progressi e miglioramenti dell’interfaccia.

Attualmente non è ancora stato chiarito con certezza quando queste novità saranno operative al 100%, ma con il rilascio delle linee guida risulta evidente la strada già tracciata: adattando il suo store ai “nuovi” schermi, vuole diventare al più presto un modello da seguire per tutti gli sviluppatori di applicazioni e giochi.


Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Le infinite potenzialità del metaverso

In Italia l’interesse crescente per il metaverso ha portato nel corso degli ultimi due anni a  esplorare nuovi campi di applicazione in diversi ambiti – dal mondo delle aziende a quello delle università – con alcune interessanti iniziative. È proprio questo il caso dell’innovativo progetto che ha coinvolto qualche mese fa l’ex Ministra per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione e docente dell’Università degli Studi di Torino Paola Pisano, il Corso di laurea Innovazione Sociale, Comunicazione e Nuove tecnologie (ICT UniTo), Meta e Synesthesia. 

Il progetto di sperimentazione, nato durante il corso di “Economia e gestione delle imprese e dei modelli di business”, ha coinvolto 42 studenti del secondo anno dell’ateneo piemontese che hanno partecipato alle lezioni in tre diverse modalità: tradizionale (in presenza), ibrida, e sperimentale, quest’ultima caratterizzata dall’utilizzo di visori per la realtà virtuale Meta Quest 2. Tema del corso: “Tecniche di negoziazione”. Si tratta della prima sperimentazione dell’ateneo piemontese con il metaverso, un’esperienza interattiva e stimolante che punta a rivoluzionare il mondo della formazione universitaria.

Può la realtà virtuale migliorare l’apprendimento durante le lezioni universitarie? L’obiettivo e risultati del progetto

La lezione nel metaverso della Prof.ssa Paola Pisano aveva l’obiettivo di esplorare  l’impiego delle tecnologie nell’apprendimento. Durante la sperimentazione il corso di laurea ICT ha collaborato direttamente con Meta, che ha fornito il supporto tecnologico, e la digital experience company torinese Synesthesia, che si è occupata del design di ambiente e personaggi utilizzando Spatial, una delle principali piattaforme virtuali collaborative. Interessante curiosità: gli avatar impiegati durante la simulazione sono stati generati con connotazione sia di genere corrispondente sia “neutra”, cioè non identificabile. Durante la lezione, sono stati coinvolti, inoltre, anche sociologi e psicologi che hanno osservato con attenzione lo svolgimento delle lezioni.

I risultati del progetto sono stati piuttosto positivi: 

“Come docenti, il nostro obiettivo è preparare i giovani affinché possano affrontare le proprie sfide future nel migliore dei modi. Questo si realizza attraverso un approccio alla didattica che deriva da pratiche e esperienze del passato ma anche attraverso nuovi strumenti e  framework che il presente mette a disposizione. L’introduzione di tecnologie avanzate come il metaverso e l’intelligenza artificiale nell’insegnamento e nell’apprendimento, permette di creare un ambiente educativo inclusivo e personalizzato dove sperimentare direttamente le teorie apprese, migliorando la propria capacità di lavorare in team e affrontare problematiche nuove” (Paola Pisano, Prof.ssa di Innovazione all’Università di Torino).

“La formazione è un tema che ci interessa tantissimo. Questo progetto ci ha fatto capire tante cose in merito al ruolo che il metaverso svolge nell’apprendimento. I risultati sono stati molto incoraggianti e ci spingono ad andare oltre, a esplorare nuove tecnologie e nuovi “mondi virtuali” per migliorare l’esperienza digitale di tutti gli studenti e non solo” (Francesco Ronchi, Presidente & Founder di Synesthesia).

Obiettivi: come sarà l’università del futuro?

Come abbiamo visto finora l’impatto del metaverso e della realtà virtuale sul mondo della formazione può apportare enormi benefici in termini di coinvolgimento e apprendimento. Dal punto di vista tecnologico, c’è ancora molto da fare. Dare vita a uno spazio virtuale sul metaverso, dedicato esclusivamente alla formazione universitaria che sia davvero accessibile a tutti rappresenta la vera sfida da affrontare. 

Come sarà l’università del futuro? Sicuramente un luogo più connesso, dove anche la realtà virtuale (insieme all’Intelligenza Artificiale) diventerà una parte fondamentale della didattica universitaria e non solo. La strada è già stata tracciata ed è partita da Torino.


Guarda le presentazioni che illustrano le attività di ricerca:

L’Intelligenza artificiale riuscirà a spiegare l’universo e le sue leggi?

È la sfida che Elon Musk vuole vincere grazie alla sua ultima idea, una startup di nome “xAI” che si fonda esclusivamente sull’intelligenza artificiale. Per battere la concorrenza di OpenAI, Microsoft e Google (che ha appena debuttato con il proprio chatbot “Bard”), il 12 luglio 2023 è stato annunciato un team di 11 esperti provenienti anche dalle aziende sopracitate, con il compito ben preciso di riuscire a spiegare le leggi che governano l’universo.

Questo team lavorerà a stretto contatto con quello di SpaceX e di Twitter, ma non è ancora chiaro se potrà avere accesso alle API di quest’ultimo per elaborare grandi quantità di dati prodotti ogni giorno dagli utenti della piattaforma.

Verità oggettive

L’ambizione della neo-impresa potrebbe però trovare non pochi ostacoli, a partire dalle leggi della fisica. Elon Musk e la sua squadra vogliono creare un AI in grado di comprendere le verità fondamentali dell’universo, una macchina in grado di conoscere le cose senza, però, fare osservazioni morali su esse.

Non è la prima volta che il leader di Tesla esprime la sua contrarietà al “politically correct”, lui e il suo nuovo team hanno, infatti, dichiarato: “Non programmeremo la moralità della nostra AI, ma la renderemo estremamente curiosa”. L’intelligenza artificiale di xAI sarà infatti in grado di generare “risposte controverse, anche se sono oggettivamente vere”.

Alla scoperta dell’universo

Il progetto è sicuramente pretenzioso, ma trova poca corrispondenza su ciò che l’imprenditore sudafricano ha sempre detto nei confronti dell’AI. Nel 2018, infatti, Musk lascia definitivamente il CDA di OpenAI dopo aver dichiarato a più riprese che l’intero settore ha bisogno di una pausa, fino a quando non ci sarà una regolamentazione valida.

A distanza di pochi anni l’imprenditore sudafricano sembra intenzionato a investire in questo campo per riuscire nell’impresa a cui tutti i fisici della storia hanno dedicato la loro vita: spiegare come funziona l’universo in cui viviamo.

L’app per tutto prende forma: cosa si potrà fare con “X”?

Oltre alle ambizioni per xAI, prende forma il progetto “X” con cui l’imprenditore mira a costruire un’applicazione in grado di svolgere ogni attività che oggi viene svolta su diverse piattaforme, come messaggistica istantanea, videochiamate e acquisti online, in modo molto simile a come viene usato WeChat in Cina.

Negli ultimi giorni il proprietario di Twitter, con dei cinguettii tramite il suo profilo personale, ha avvisato gli utenti del cambio quasi imminente del nome e del logo del social network, attraverso un vero e proprio rebranding.

“E presto diremo addio al marchio Twitter e, gradualmente, tutti gli uccelli”

è il tweet che non lascia spazio a interpretazioni: Elon Musk, dopo aver riacquistato il dominio x.com nel 2017 (precedentemente posseduto da PayPal), ha finalmente trovato il modo per utilizzarlo e noi non aspettiamo altro di capire cosa si potrà fare (e non) con l’app che farà tutto.


Synesthesia utilizza le migliori tecnologie all’avanguardia per migliorare il tuo business e procurarti un rilevante vantaggio competitivo. Contattaci per scoprire cosa possiamo fare per te!

“L’intelligenza artificiale: senza paura”. Un ciclo di 4 webinar da non perdere

L’avvento delle applicazioni di Intelligenza Artificiale generativa ha acceso il dibattito su opportunità e minacce offerte da questa tecnologia. IAAD in collaborazione con Synesthesia propone un ciclo di webinar per esplorare alcuni dei nodi che stanno alimentando il confronto sulle potenziali implicazioni dell’utilizzo dell’IA in ambito creativo e formativo. 

Quattro gli incontri a cadenza mensile, in programma da luglio a novembre, che affrontano la relazione tra Intelligenza Artificiale e immaginazione, etica, autorialità e futuro del lavoro.

Ogni appuntamento consiste in un’intervista a due esperti individuati tra filosofi, informatici, comunicatori e sociologi, imprenditori e ricercatori, guidati da Alessandro Colombo, Direttore Generale IAAD. e Francesco Ronchi, Presidente & Founder di Synesthesia. 

Il primo webinar dal titolo “Immaginazione e Intelligenza Artificiale” di mercoledì 19 luglio alle ore 10.30 raccoglie le analisi e le riflessioni di Francesco Milanesio, Executive Creative Director Triplesense Reply e Eugenio Damasio, General Director No Panic. Come influenzerà l’Intelligenza Artificiale il futuro della creatività umana? Quali potrebbero essere le implicazioni psicologiche dell’uso dell’IA per potenziare la nostra immaginazione? Il webinar sarà trasmesso in diretta sui canali YouTube di IAAD. e Synesthesia.

“Etica ed Intelligenza Artificiale”, a settembre, si chiede come l’Intelligenza Artificiale possa contribuire a migliorare la nostra comprensione dell’etica o a risolvere problemi etici e quali sono i meccanismi di responsabilità e trasparenza che dovrebbero essere implementati nell’uso dell’IA. 

A ottobre per “Autorialità e Intelligenza Artificiale” le domande a cui rispondono gli esperti sono: come potrebbe cambiare il concetto di originalità nel design con l’avvento dell’IA? Cosa succede quando un’IA crea qualcosa di unico e innovativo? A chi appartiene la proprietà intellettuale? 

“Futuro del lavoro ed Intelligenza Artificiale” è infine l’ultimo appuntamento di novembre con Marina Geymonat, Head, Enterprise Data & AI Capgemini Invent e Luca Morena, CEO di Nextatlas. Quali sono le competenze che i professionisti del design dovranno sviluppare per rimanere rilevanti nell’era dell’IA? Come può l’IA contribuire a creare posti di lavoro più inclusivi e accessibili?

“Ci confrontiamo apertamente con le sfide, le opportunità e le incognite che l’Intelligenza Artificiale porta con sé, perché abbiamo curiosità di ogni tipo di intelligenza e rispetto verso ciò che l’ingegno umano produce. Attraverso il dialogo e l’insegnamento sapremo rendere consapevoli i futuri designer di quanto la cultura personale sia fondamentale per un uso critico dell’IA, per coglierne a pieno le potenzialità creative e comprenderne le implicazioni etiche. Restiamo profondamente convinti che l’immaginazione, quotidianamente alimentata continui ad essere lo strumento più potente a nostra disposizione per disegnare mondi migliori”.

Questo lo statement di IAAD. – Istituto d’Arte Applicata e Design sul tema.

Come dichiara Francesco Ronchi (Presidente & Founder di Synesthesia):

“Le AI generative, come quelle create da OpenAI, hanno portato all’attenzione del grande pubblico quello che gli addetti ai lavori sanno da tempo: l’intelligenza artificiale può essere una incredibile risorsa per migliorare il lavoro e la vita delle persone, ma allo stesso tempo una potenziale minaccia per molti aspetti della nostra società, dall’occupazione alla democrazia. Le AI possono essere creative? ci sostituiranno nel nostro lavoro? Come cambieranno il mondo? Personalmente rimango ottimista sulla capacità umana di fare le scelte giuste e credo sia importante abbracciare questa rivoluzione, come stiamo da tempo facendo in Synesthesia sia nel nostro lavoro che nelle proposte e nei progetti che realizziamo per i nostri clienti attraverso ricerca e sviluppo di nuove soluzioni innovative basate su queste tecnologie”.

Gli esperti coinvolti

Francesco Milanesio

Francesco Milanesio è Direttore Creativo Esecutivo di Triplesense Reply. Si è laureato in Filosofia, Psicologia e dopo un Master in Comunicazione Multimediale ha ottenuto la certificazione in Ux di Nielsen e Norman Group. Ha iniziato la sua carriera in  Armando Testa dove ha lavorato per i maggiori clienti dell’agenzia e ha ricevuto molti riconoscimenti nazionali e internazionali tra cui un Leone d’oro a Cannes. Con la nascita di Bitmama ha coordinato un gruppo di designer e creativi che si occupavano di digital, advertising, video content diventando direttore creativo. Ha insegnato Multimedia allo IAAD. ed è stato parte dell’Osservatorio del Design Thinking del Politecnico di Milano. Oggi è alla guida di Triplesense Reply, agenzia dalla forte vocazione human center specializzata in: Design, Creatività e Digital Transformation. 

Eugenio Damasio

Nato a Genova nel 1993, fin dal liceo lavora nel mondo della comunicazione, passando dall’organizzazione di campagne politiche regionali e nazionali alla gestione di eventi come il “Festival della Comunicazione” di Camogli, di cui è stato digital editor in chief tra il 2015 e il 2017. Dopo la laurea in sociologia a Trento e un master in Reporting alla Scuola Holden (TO), nel 2018 ha fondato l’agenzia di comunicazione No Panic di cui è attualmente direttore generale.

Marina Geymonat

Informatica, specializzata in Intelligenza Artificiale e Innovazione, Marina Geymonat con il suo team in Capgemini Invent progetta e integra soluzioni di IA per migliorare il business delle aziende, con particolare attenzione alle persone, alla qualità del lavoro e alla sostenibilità. Grazie alle profonde competenze tecniche e all’approccio sistemico, accompagna i clienti in una trasformazione digitale di successo, sostenibile e realmente orientata al business. 

Luca Morena

PhD in filosofia, è co-fondatore e CEO di Nextatlas, un servizio innovativo che usa l’Intelligenza Artificiale per identificare trend emergenti grazie a una analisi in tempo reale di dati provenienti dai social media. Tra i clienti di Nextatlas figurano brand globali quali Mondelez, Ferrero, Reckitt, Adidas e molti altri.


Per avere maggiori informazioni sull’iniziativa clicca qui.

Resterà aperto fino al 31 gennaio 2024 il bando della regione Piemonte per la “Digitalizzazione e efficientamento produttivo delle imprese” nel quadro del Fondo PR FESR 2021-2027. 

“Digitalizzazione e efficientamento produttivo delle imprese” nel quadro del Fondo PR FESR 2021-2027. Quali obiettivi?

Il bando ha l’obiettivo di sostenere investimenti organici attuati da PMI, piccole imprese a media capitalizzazione e imprese a media capitalizzazione, al fine di:

A chi si rivolge il bando?

L’agevolazione è costituita:

La dotazione complessiva è di 80 milioni di euro.

Quali linee di intervento?

Per raggiungere gli obiettivi appena elencati, il bando si concentra su due linee di intervento:

Gli investimenti in infrastrutture digitali e cybersecurity, progetti per l’adozione di sistemi integrati a supporto della crescita e la resilienza, per sviluppare il commercio elettronico, l’e-business e i processi aziendali in rete, e l’introduzione di tecnologie emergenti a supporto della competitività aziendale sono ammissibili.

Saranno ammissibili gli interventi volti a migliorare la competitività e la sostenibilità dell’azienda, l’accompagnamento dei processi innovativi, la diversificazione produttiva e la riorganizzazione aziendale, con particolare riferimento ai progetti coerenti con i paradigmi dell’economia verde e dell’economia circolare.

Il valore dei progetti

Il valore minimo dei progetti ammissibili varia a seconda delle dimensioni dell’impresa, a partire da €50.000 per le piccole imprese, fino a un massimo di €3.000.000. L’incentivo prevede finanziamenti agevolati combinati con un sostegno sotto forma di sovvenzione a fondo perduto, secondo le percentuali e per gli importi massimi che verranno indicati nel bando. 


Rendi la tua azienda più efficiente e sostenibile per rispondere al meglio alle sfide che la rapida evoluzione tecnologica richiede quotidianamente , non lasciarti sfuggire questa grande opportunità! 

Contattaci oggi per saperne di più e per scoprire come presentare la tua candidatura. Ti supporteremo passo dopo passo nella stesura delle domande di finanziamento per la partecipazione al bando.

Intervista a cura di Francesco Ronchi (Presidente e Founder di Synesthesia).

Marco, com’è nata l’idea di LGP1?

“LGP1 sta per “Let’s Go Player 1”. Si tratta di un progetto che ha avuto un percorso piuttosto lungo. Già nel 2019 mi era venuto in mente di fare qualcosa nel campo degli e-Sports. Mi sono sempre interessato ai Reality Shows come modello di esperimento sociale e forma di intrattenimento. Mi sono poi chiesto se tra i vari format che sono presenti in giro c’era qualcosa di interessante per i giovani ed è per questo motivo che abbiamo deciso di focalizzare la nostra attenzione sui videogiochi. 

Inizialmente il progetto era nato con il nome di “Yalla Player 1”. A quei tempi volevamo dare vita a un contenuto digitale che avesse nello stesso tempo anche un impatto sociale e volevamo girare a Dubai un reality show, una specie di X-Factor sugli e-Sports. Tutto si concentrava su delle squadre miste che dovevano progredire all’interno del mondo mediorientale dei videogiochi. Purtroppo non siamo riusciti a farlo per tutta una serie di ragioni. Il modello stesso degli e-Sports, per esempio, risultava problematico: non era possibile fare un contenuto che non fosse commerciale. Abbiamo dovuto, pertanto, stravolgere la nostra idea e concentrarci su una piattaforma interattiva in cui si integra, da una parte il reality show e dall’altro lato una piattaforma di tornei gamificata”.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una straordinaria evoluzione nel settore del gaming. In molti hanno incominciato a interessarsi all’argomento, non solo imprenditori, ma anche i media. Quindi, è molto interessante l’idea di trasformare gli e-Sports in un reality. In che modo il pubblico viene coinvolto in questa piattaforma?

“Il pubblico viene coinvolto costantemente. I competitor arrivano direttamente dal pubblico. Sono proprio i componenti del pubblico che possono far parte dello show. Per cui, da quel punto di vista, siamo molto democratici, ma non solo. Durante ogni puntata e nel corso di ogni stagione ci sarà un continuo ripescaggio dal pubblico all’interno delle fila dei tornei: il pubblico dovrà sia votare l’eliminazione, sia scommettere su chi sono i vincitori e a un certo punto dovrà addirittura indovinare chi sarà il traditore della squadra vincente. In questo modo è possibile quindi interagire anche con altri spettatori e partecipanti del torneo. Se indovini la scommessa e, quindi, il voto, vieni ripescato per far parte tu stesso del torneo. Tutto avviene da remoto, quindi c’è un continuo rimescolarsi tra i personaggi e le star. C’è immedesimazione e coinvolgimento. Tutto è intercambiabile. LGP1 è l’unica piattaforma dove il pubblico diventa eroe”.

LGP1

Questa è la vera rivoluzione di LGP1. Tutto questo è possibile grazie alla piattaforma che abbiamo sviluppato insieme. Quali saranno i giochi disponibili per questa piattaforma oggi e nel futuro?

“La piattaforma di per sé si comporta come un framework, una cornice. Cominciamo con  CS:GO che nonostante abbia già 12 anni rimane l’e-Sport più popolare al mondo. Vogliamo cominciare con questo gioco perché è più facile da capire e ci teniamo ad avere un prodotto che abbia anche un crossover appeal anche per un pubblico che non è necessariamente costituito da esperti di videogame. Vogliamo poi espanderci anche su altri e-Sports come League of Legends, che è molto popolare in Italia”. 

Tra l’altro ti confesso che quando il nostro team ha testato la piattaforma si è divertito tantissimo. È stato un momento veramente bello perché in Factory avevamo 30 sviluppatori che erano lì per giocare. Hanno fatto una vera e propria festa, un po’ come un tempo si facevano i lan party dove si giocava tutti insieme. Perché hai scelto Synesthesia come partner per la realizzazione di questo progetto così importante?

“Bisognava trovare un partner che sapesse tradurre idea intangibile che avevo in testa in una realtà funzionante, che fosse solida.

Synesthesia è stata la nostra scelta logica non solo per le sue capacità tecniche, ma anche per la sua capacità di arricchire le esperienze digitali con degli aspetti umani ed emozionali. È stata, dunque, una scelta logica”.

Grazie Marco per queste parole. Per noi il contatto umano conta tantissimo. Si tratta di uno dei grandi aspetti che ci contraddistingue oltre, ovviamente alla competenza tecnica. Ci puoi raccontare quindi come sono andate poi le cose? Sei contento del lavoro svolto?

“Sono contentissimo per quello che è stato fatto. Ho un rapporto eccellente con molti membri del team di Synesthesia e non avrei potuto sperare di trovare un partner migliore, più competente, lungimirante e supportante di Synesthesia”. 

Proviamo a guardare al futuro. Quali evoluzioni vedi per questa piattaforma?

 “Vogliamo che questo progetto sia il più sostenibile possibile. Ovviamente immaginiamo di scalare e di crescere in modo modulare nel tempo. Abbiamo finalmente un POC (proof of Concept). A breve faremo poi un evento pilota che utilizzeremo per una campagna di crowdfunding e a breve lanceremo la prima stagione. Si tratta di stagioni molto brevi che ci consentono di impare molto in fretta. Contiamo quindi di espanderci abbracciando altri e-Sports (come detto prima, per esempio, tra 6-9 stagioni avremo già un’offerta su League of Legends e su altri videogiochi). Nel frattempo avremo implementato anche  feature di interattività un pochino più avanzate (per es. individuare il traditore).

Bene, bene. Un’ultima domanda. Tu sei un imprenditore seriale. Questo è uno dei tanti progetti che stai portando avanti e che ti contraddistinguono. Ci puoi raccontare qualche altro progetto che hai nel cassetto?

“Un amico mi ha definito un imprenditore di massa, non solo seriale. In questo momento sto lanciando altre due startup. LGP1 sarebbe il mio terzo progetto nel mondo dei videogiochi. Il primo è stato lanciato due anni fa. Adesso sto lanciando un progetto che si chiama CRYPTO CHRONIC che è un videogame casual basato su tecnologia cryptografica e consente di guadagnare mentre si gioca cercando di rivoluzionare il concetto dei Pokemon e dei Tamagotchi. Poi sto facendo qualcosa di totalmente differente nel settore del food tech. Il progetto si chiama We cook ed è dedicato a cuochi che vogliono incrementare il loro business,noi gli forniamo tutte le infrastrutture digitali e fisiche. Tutto questo lo sto facendo perché il mio sogno è lavorare nel venture capital. Questo penso sia l’aspetto più nobile del capitalismo: trasformare un’idea astratta in una cosa tangibile è estremamente motivante ed edificante per me”. 

Grazie Marco. Ti faccio un grosso in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti! Speriamo di lavorare insieme per i tuoi progetti futuri e rimanete sintonizzati per la prima stagione di LGP1.

“Grazie a voi. Grazie Francesco per avermi aiutato a concretizzare questo sogno”.


Vuoi saperne di più sul progetto LGP1? Visita il nostro portfolio qui!

Apple Vision Pro ha molte caratteristiche tecniche di alto profilo, ma l’enfasi è stata posta soprattutto sul display in vetro ad altissima risoluzione, dotato di una sofisticata tecnologia di eye tracking e di un set di sensori a bassissima latenza per ridurre al minimo i problemi di nausea tipici dell’utilizzo prolungato con questo tipo di dispositivi.

 Il costo del prodotto, fissato inizialmente sui 3500 dollari, ha suscitato nel pubblico alcuni dubbi e perplessità in vista di una futura diffusione di massa di Apple Vision Pro. Ma alcuni rumors parlano già di versioni più semplificate ed economiche. L’azienda di Cupertino, con questa presentazione, ha sancito l’importanza dell’XR (Extended Reality) come prossima piattaforma tecnologica.

Molti in rete hanno paragonato il lancio di questo dispositivo a quello avvenuto per l’Apple Watch, ma è necessario ricordare che anche il primo iPhone ha richiesto diverso tempo per diventare il prodotto che oggi tutti noi conosciamo. Molto dipenderà, inoltre, dalle reazioni e dalle proposte della concorrenza, che cercheranno di portare sul mercato nuove proposte a diversi prezzi per target di pubblico sempre nuovi.

Siamo di fronte a una rivoluzione nel mondo della Realtà Aumentata e nella Realtà Virtuale? Quali possono essere le nuove opportunità per le imprese con Apple Vision Pro?

Le opportunità per le imprese

La prima grande novità è che Apple Vision Pro avrà uno store dedicato alle app realizzate in Realtà Virtuale (VR), Realtà Aumentata (AR) e Realtà Mista (XR).  Saranno, inoltre, presto disponibili degli strumenti per la progettazione che gli sviluppatori potranno utilizzare, con il supporto della piattaforma Unity, per creare nuovi componenti.

Un’opportunità straordinaria per i developer e non solo. Apple farà crescere molto il suo ecosistema XR nei prossimi 5 anni, ed essere tra i primi nello store può essere un’opportunità per diventare un punto di riferimento con la propria app che sfrutta il sistema operativo VisionOS. 

La presentazione del prodotto al WWDC 2023 si è limitata a mostrare schermate e funzioni basilari, lasciando così spazio libero per pensare alla realizzazione di nuove app e software in AR / VR/ XR. Apple Vision Pro sembra avere il vantaggio, rispetto agli altri visori sul mercato, di usufruire di una potenza di calcolo incredibilmente elevata  (un chip M2 + coprocessore R1), un plus che gli sviluppatori potranno sfruttare per creare fantastiche applicazioni immersive e in grado di potenziare ulteriormente il dispositivo appena uscito. 

Di questo passo sarà così possibile creare esperienze di gioco e di fruizione del nuovo visore Apple Vision Pro con una qualità e una definizione che al momento non è possibile raggiungere su Meta Quest o su HoloLens. 

Realizza con noi la tua app per il nuovo Apple vision Pro!

Synesthesia si occupa da tempo di sviluppare applicazioni fruibili anche con i dispositivi per la Realtà Virtuale e Realtà Aumentata. Insieme possiamo realizzare il tuo  progetto e creare l’applicazione più adatta alle tue  esigenze anche sul nuovo Apple Vision Pro. 

Ecco alcuni ambiti ed esempi in cui le nuove app di Apple Vision Pro potrebbero trovare utilizzo.

1. Assistenza sanitaria: creazione di strumenti diagnostici e di monitoraggio, come per esempio la rilevazione di patologie oculari o per la valutazione della salute della pelle, ma anche sistemi assistivi per chi ha problemi di deambulazione e di movimento (spazi arricchiti e assistivi).

2. Retail: miglioramento dell’esperienza di acquisto nei negozi, per esempio per la rilevazione delle taglie o per la valutazione della forma del viso per la scelta degli occhiali. Nel caso degli operatori e della logistica per rilevare la presenza a scaffale ed eventuali problemi di rifornimento e posizionamento prodotto.

3. Sicurezza: rilevazione di oggetti sospetti o per il riconoscimento di volti.

4. Automazione industriale: controllo della qualità dei prodotti o per la rilevazione di difetti.

5. Intrattenimento: creazione di giochi interattivi o sistemi di infotainment evoluti.

6. Cultura: applicazioni museali realmente immersive e caratterizzate da nuovi percorsi interattivi in grado di fornire un ausilio importante anche a chi ha un handicap o per utenti anziani.

7. Formazione: realizzazione di corsi interattivi basati anche sulla gamification e adatti a tutti gli utenti, anche a chi ha problematiche legate all’accessibilità o a limitazioni di tipo cognitivo e motorio. 

Questi sono solo alcuni dei possibili ambiti di utilizzo per le nuove app di Apple Vision Pro, ma le potenzialità di questa tecnologia sono molteplici e ancora in fase di esplorazione.


È il momento giusto per creare un’esperienza utente completamente nuova e il nostro team è già pronto per supportarvi in tutte le fasi, dalla progettazione allo sviluppo vero e proprio. Contattaci per saperne di più!

Lo scenario

Oggi nel mondo sempre più digitale in cui viviamo l’accessibilità non è più un optional, ma una caratteristica che deve essere nativa. Le applicazioni mobile sono diventate parte integrante della nostra vita quotidiana e non possiamo più farne a meno. Sembrava solo ieri quando Apple nel 2009, con il suo spot pubblicitario “There’s an app for that” ne introduceva il loro uso e spiegava in pochi secondi le infinite potenzialità che può avere un’applicazione sul proprio smartphone.

Da quel momento tanto è cambiato: ora con le app possiamo accedere alla nostra banca, fare un prelievo, prenotare una visita medica, scaricare un certificato di nascita e tanto altro. Questi servizi dovrebbero essere progettati tenendo presente tutti gli utenti, quindi anche persone ipovedenti per esempio, ma più in generale tutte quelle persone per cui l’utilizzo di un’app, se non progettata bene, risulta essere un’impresa ostica o, peggio, impossibile. 

Dal nostro punto di vista di progettisti e sviluppatori, crediamo fermamente che ogni prodotto digitale, e in particolare le app mobile, debbano essere progettate pensando a tutte le persone che potrebbero utilizzarle, anche da chi può comportarsi in modo differente rispetto alla generalità degli utenti approcciandosi al servizio in modo non convenzionale, per esempio con l’utilizzo di plugin o screen reader.

Com’è fatta un’app accessibile?

Prima di capire meglio quali possono essere i vantaggi derivanti da un’app mobile accessibile, cerchiamo di definire cosa intendiamo per “accessibilità”. 

Come riporta, infatti, l’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID):

“per accessibilità si intende la capacità dei sistemi informatici di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari”. 

Se, per esempio, nelle fasi di progettazione viene implementata la possibilità di ridimensionare il testo a proprio piacimento, consentiamo in questo modo a tutte le tipologie di utenti di fruire del contenuto all’interno della nostra applicazione, rendendola quindi utilizzabile da un gruppo sempre più ampio di persone. Il concetto di “normalità” non esiste. Il fil rouge che dovrebbe essere alla base della buona progettazione è: ideare qualcosa di utilizzabile da tutti. Non solo per chi non ha problemi o deficit di qualche tipo, allargando in questo modo la platea il più possibile. Sono molte le caratteristiche di accessibilità di una app: tra le principali, troviamo quella di fornire delle descrizioni testuali alternative alle immagini (i così definiti “alt text”), la compatibilità con gli screen reader e la possibilità di ruotare lo schermo da orizzontale a verticale.

Si definisce quindi una app “accessibile” se pensata per tutte le tipologie di utenti che potranno beneficiare di quel prodotto o servizio, indipendentemente dalla loro situazione e predisposizione fisica e/o mentale e dal possesso o meno di disabilità. L’accessibilità ha un posto di primaria importanza per tutti i principali produttori di sistemi operativi, come Apple, Google e Microsoft.

Proprio per questo motivo è fondamentale progettare l’accessibilità all’interno delle applicazioni mobile fin dall’inizio, in quanto  rappresenta un valore etico, un vantaggio economico e una necessità normativa per tutte quelle imprese che decidono di svilupparla con questi requisiti.

Etica dell’inclusività

Viviamo in un mondo diversificato, in cui le persone hanno esigenze, abilità e competenze differenti, in continuo cambiamento. Creare un’app che non tiene conto di questa diversità significa escludere una parte della popolazione, il che non solo è ingiusto, ma è anche un’opportunità persa sotto diversi punti di vista. 

Secondo il rapporto di Diamond sullo Stato dell’Accessibilità sui dispositivi mobili, il 65% delle app gratuite per iOS e il 75% delle app gratuite per Android presenti sui rispettivi Store hanno superato gli standard di accessibilità. Tuttavia, le app a pagamento hanno ottenuto risultati deludenti nel complesso: solo il 35% delle app iOS e il 29% delle app Android sono riuscite a superare i test.

Non sviluppare un’app accessibile significa escludere coloro che, per qualsiasi motivo, potrebbero avere difficoltà con un’interfaccia standard, che per un’impresa vuol dire escludere in automatico dei potenziali clienti. 

Vantaggi economici

Dal punto di vista economico, rendere le app accessibili amplia enormemente il bacino di utenti potenziali, aumentando in questo modo le opportunità economiche di un’azienda. 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), circa un miliardo di persone, ovvero il 15% della popolazione mondiale, vive con una qualche forma di disabilità. Questa condizione, inevitabilmente, si riversa anche nelle azioni che coinvolgono l’utilizzo di app per smartphone o tablet. Se, infatti, un’applicazione non rispetta correttamente i requisiti di accessibilità, questa può impedire all’utente di proseguire nella navigazione e sottoporlo a una esperienza utente negativa, con il possibile abbandono dell’applicazione.

Quello dell’accessibilità è un tema che riguarda tutti gli utenti e le future generazioni sempre più inclini a passare il loro tempo con dispositivi digitali.  Secondo il report di PWC, ben oltre l’86% degli intervistati ha dichiarato che sarebbe disposto a pagare di più per avere una migliore esperienza utente che tenga, quindi, in considerazione anche tutti gli aspetti legati all’accessibilità. 

Ignorare queste persone significherebbe perdere un segmento di mercato enorme e altamente coinvolto. In termini puramente economici, l’accessibilità non è, quindi, solamente una questione di equità, ma anche di buon senso commerciale. 

Normative sull’accessibilità

Su questo sia l’Unione Europea che l’Italia hanno leggi specifiche che obbligano a sviluppare applicazioni e software secondo criteri di accessibilità: un aspetto da non sottovalutare in fase di progettazione e pianificazione dei lavori e che a posteriori può costare anche molto caro. Gli obblighi in materia riguarderanno non solo, com’è sempre stato, le pubbliche amministrazioni, ma anche moltissimi soggetti privati, fino a essere esteso, nel 2025, a tutti gli operatori economici.

In Europa, la Direttiva (UE) 2016/2102 del Parlamento Europeo obbliga le autorità pubbliche a rendere i loro siti web e le app mobile accessibili a tutti, secondo i principi di seguito elencati.

In Italia, la legge Stanca n°4 del 2004 stabilisce criteri specifici di accessibilità per i software e gli applicativi delle pubbliche amministrazioni e dei servizi privati di pubblico interesse, non permettendo la realizzazione di sistemi non a norma. 

Conclusioni

Sviluppare app mobile accessibili è una pratica che unisce etica, economia e rispetto della normativa. È un impegno che in Synesthesia prendiamo molto seriamente. Riteniamo che ogni persona, indipendentemente dalle sue abilità, debba avere la possibilità di interagire liberamente con il mondo digitale. Siamo orgogliosi di contribuire a rendere questo mondo più inclusivo attraverso il nostro lavoro quotidiano. Ricorda: un mondo digitale più accessibile è un mondo migliore per tutti. Grazie per aver letto e continuate a seguirci per ulteriori aggiornamenti l’importanza dell’accessibilità nel mondo delle app mobile!


Nella nostra digital factory lavorano team di esperti e giovani entusiasti. Le competenze in campo sono quelle che servono per disegnare il futuro e offrire ai nostri clienti e partner le soluzioni migliori per comunicare, sviluppare il loro business ed essere all’avanguardia. Come? Scopritelo in questa pagina dedicata!

Federica e Anas, oggi siete Software Engineer in Belka. La vostra storia è legata al mondo di React Native. Ricordate quando tutto questo ha avuto inizio?

Federica: “Ho conosciuto React Native proprio in Synesthesia! È stato il primo linguaggio che ho usato per lavoro e mi ha incuriosito molto poter sviluppare applicazioni sia per Android sia per iOS con una sola codebase. Ho visto subito l’enorme potenzialità di questo framework e le analogie con React mi hanno portata a sviluppare sia su web sia su mobile”.

Anas: “Tutto cominciò due anni fa quando durante le vacanze di Natale decisi un po’ per gioco di imparare questo framework. Pensavo che mi sarebbe bastato seguire qualche video su YouTube. Ovviamente non è così che funziona, allora decisi di iscrivermi al Frontend Master e di seguire il corso di Kadi Kraman. Dopo settimane di corsi ed esperimenti ho avuto l’opportunità di lavorare su un progetto vero e proprio in Belka e da lì mi sono innamorato di questo framework”.

Stiamo per inaugurare React Native Heroes. Che cosa vi aspettate da questa prima edizione?

Federica: “Sono molto contenta di incontrare altri developer a Torino che utilizzano React Native! Giusto il mese scorso siamo stati ad App.js a Cracovia, conferenza dedicata a React Native organizzata da Software Mansion ed Expo. Per React Native Heroes devo solo fare un viaggio di mezz’ora per incontrare la community e scambiare opinioni, idee e consigli con altri dev di tutta Italia”.

Anas: “Nonostante sia la prima edizione mi aspetto una grande partecipazione all’evento. Onestamente non vedo l’ora di avere l’opportunità di parlare, imparare e confrontarmi con la community italiana di React Native”.

Il vostro talk si intitola “DESIGN SYSTEMS IN REACT NATIVE: A STORYBOOK APPROACH”. Ci potete già svelare qualche anticipazione?

Federica: “Abbiamo diviso il talk in due parti: nella prima andiamo a definire cosa è un design system e il lavoro che abbiamo fatto come team per standardizzare il processo di sviluppo per questo tipo di progetti. Nella seconda andremo ad analizzare le potenzialità di Storybook e di come può essere utilizzato in React Native. Siamo molto entusiasti di portare fuori da Belka il lavoro che abbiamo fatto come team per creare uno standard da seguire per i progetti dedicati ai design system. È stata una sfida per noi e spero che il risultato che abbiamo ottenuto possa essere utile alla community per affrontare una situazione simile”.

Anas: “Racconteremo la nostra esperienza con i design system in Belka: in particolare parleremo di cosa sono, quando ha senso crearne uno per il tuo prodotto, di come abbiamo standardizzato alcuni processi e quali concetti possiamo riutilizzare dal mondo web. Ci focalizzeremo anche su Storybook e su come sia un tool fondamentale durante lo sviluppo di un design system”.

Qual è il vostro personale approccio all’utilizzo di React Native? 

Federica: “Utilizzo il framework per lo sviluppo di applicazioni mobile, per Android e iOS. Dedico sempre un occhio di riguardo allo sviluppo delle interfacce e dei temi delle applicazioni e trovo molto interessante risolvere le diversità di layout tra i due sistemi operativi. Da un anno a questa parte utilizzo Expo e la mia developer experience è decisamente migliorata. Non può essere utilizzato in tutti i casi, soprattutto se l’app richiede delle funzionalità native, ma semplifica di molto lo sviluppo e i rilasci delle applicazioni negli store”.

Anas: “Al momento ho avuto l’opportunità di utilizzare React Native solo per sviluppare applicazioni per Android e iOS, però nonostante qualche limite, c’è la possibilità di creare prodotti anche per web, Windows, macOS, Android TV, tvOS e molti altri ancora. Ora che Apple ha presentato Vision Pro e visionOS sono molto curioso di sapere come questo framework si adatterà a questo tipo di interfacce”.

Come pensate che cambierà l’approccio a questo framework nel futuro?

Federica: “Sono convinta che in un futuro non troppo lontano React Native verrà usato anche per lo sviluppo web in maniera molto più semplice e con meno limitazioni rispetto ad ora. Da una sola codebase potremo creare applicazioni in due diversi ecosistemi: web e mobile. Sia Expo che React Native stanno facendo un enorme lavoro nell’ultimo anno per rendere le “universal app” una realtà”.

Anas: “Secondo me React Native sarà sempre più simile al cugino React. A tal punto che si utilizzerà senza alcuna limitazione un solo framework per entrambe le piattaforme: web e mobile. La community è molto attiva e grazie anche al grande lavoro che stanno portando avanti, credo che in futuro sia le performance sia l’ecosistema di questo framework miglioreranno esponenzialmente”.

Grazie a Federica e Anas per aver risposto alle nostre domande e per il vostro tempo. Non vediamo l’ora di vedervi in azione sul palco di React Native Heroes!

Grazie a voi!


Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni. Intervista a cura di Luca Greco (Copywriter di Synesthesia).

TEDxMirandola: time to CARE

“Negli ultimi anni molti aspetti della nostra vita sono stati rimessi in gioco e alla prova, a partire dai nostri modi di vivere fino alla libertà e alla pace. Oggi siamo chiamati a trovare nuove soluzioni per prenderci ancora più cura delle persone e di ciò che davvero conta: il nostro tempo, la nostra libertà, il nostro pianeta e soprattutto la nostra salute e qualità di vita”. 

Con questo messaggio forte e chiaro, il TEDxMirandola annuncia il tema della sua attesissima terza edizione, legato alla cura della vita della persona e delle cose importanti con idee, storie e riflessioni sulle più grandi fortune che abbiamo. 

Manca ormai meno di un mese. L’ormai nota manifestazione si terrà sabato 24 giugno come sempre all’Auditorium “Rita Levi Montalcini”. L’edizione del 2023, per la prima volta, non avrà più i limiti di capienza previsti dalle regole internazionali TED, quindi potrà raggiungere la massima capienza dell’Auditorium, oltre quota 400 persone. L’edizione di quest’anno sarà, inoltre, Climate Neutral. Questo significa che saranno sviluppati piani di riduzione delle emissioni prodotte per sostenere progetti certificati di tutela ambientale. L’obiettivo è promuovere pratiche di sostenibilità grazie alla partnership con Climate Standard.

Il programma 

Già svelato l’elenco completo degli speaker TEDx che saliranno sul palco dell’Auditorium. Sono previsti diversi speech d’eccezione: del mondo dei social media, ma anche delle neuroscienze, dell’aerospazio e dell’astrofisica.

Tra le personalità coinvolte troviamo Emanuele Ferrari (Content Creator, Influencer a colori), Francesca Martinelli (Home Stager, Autrice, Docente, Influencer), Chiara Bucello e Ludovica Billi (Fondatrici The Deaf Soul, Content Creators), Sergio Suma (Cardiologo e Dirigente Medico), Gianluca Ales (Giornalista, Reporter Sky TG24, Scrittore), Umberto Saetti (Prof. Aerospace Engineering), Francesca Benuzzi (Prof.ssa di Neuropsicologia e Neuroscienze), Andrealuna Pizzetti (PhD Student in Astrofisica), Camilla Ronchetti e Francesca Basaglia (The Opposite: Duo Musicale Emergente).

La giornata sarà preceduta da Biomedical Valley (23 giugno), il workshop del MedTech & Healthcare italiano che – sempre nella stessa arena – darà voce alle eccellenze del territorio. Una grande edizione del TEDx Mirandola è, dunque,  in arrivo per il territorio modenese.

Come sostiene Matteo Stefanini (licenziatario di TEDx Mirandola): 

“Mirandola ha tanto da offrire, sia dal punto di vista scientifico sia culturale. L’entusiasmo che si prova unendo scienza, cultura e intrattenimento è difficile da tradurre a parole, l’unico modo è viverlo in prima persona a un evento TEDx ben fatto. A Mirandola abbiamo costruito una community di partner e volontari davvero straordinaria. Dopo le prime due edizioni di lancio, che hanno raccolto un successo di pubblico e mediatico oltre le attese, la sfida che ora più ci motiva a fare bene è di rispettare le altissime aspettative che si sono create per la qualità culturale e organizzativa dell’appuntamento. Lo dobbiamo anche a questo territorio, che crea tanta ricchezza e merita riconoscenza e riconoscimento”.

Synesthesia è supporter dell’evento

Synesthesia è felice di annunciare il proprio supporto alla terza edizione di TEDx Mirandola, la manifestazione che promuove la condivisione di idee in ambito sociale e tecnologico.

Come sostiene Riccardo Recalchi (CEO di Synesthesia):

“La storia di Synesthesia è da sempre legata a quella del TEDx. Da anni siamo, infatti, partner ufficiale dell’edizione torinese. Abbiamo anche una sede a Modena e per questo motivo siamo molto felici di raddoppiare il nostro sostegno e supportare la terza edizione del TEDxMirandola. Per noi si tratta di un’occasione di dialogo importante con il territorio modenese, un territorio che ha grandissime possibilità di crescita e innovazione. 

Il tema di quest’anno poi ci sta particolarmente a cuore perché pone l’attenzione sul modo di vivere la quotidianità e di stare insieme agli altri. Siamo tutti chiamati a trovare nuove soluzioni e a prenderci cura di chi ci sta attorno. E in questo senso siamo sicuri che l’innovazione digitale e tecnologica possano recitare un ruolo molto importante per migliorare le connessioni e rafforzare i legami tra le persone. In fondo prendersi cura degli altri significa anche questo”. 


Per avere maggiori informazioni sull’evento, clicca qui.