Anna Vaccarelli originaria di Taranto, si è laureata all’Università di Pisa in Ingegneria Elettronica. Oggi è dirigente tecnologo dell’Istituto di informatica e telematica del CNR (Cnr-Iit) di Pisa e responsabile delle relazioni esterne di Registro .it. È stata premiata dall’Italian computer society presso il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) come “miglior informatica d’Italia”.


Intervista a cura di Francesco Ronchi (Presidente e Fondatore di Synesthesia)

Anna, alla fine degli anni ‘80, lei si è laureata in Ingegneria Elettronica all’Università di Pisa, un fatto non ordinario per una donna in quegli anni. Da cosa nasce questa scelta di studi prima e professionale poi?

“Sono sempre stata portata per le materie tecniche e scientifiche. Ho fatto il liceo scientifico, mi piacevano la matematica, la fisica ma anche il disegno. Per un periodo, infatti, ho avuto anche un’idea di dedicarmi all’architettura. Poi sono nate le facoltà di ingegneria elettronica. A Bari non c’era ancora questa facoltà e quindi mi sono dovuta trasferire.

Seguendo la mia passione per tutte queste materie, pensai che la facoltà di ingegneria elettronica potesse essere un buon compromesso, dal momento che mi piaceva la matematica, ma mi interessava molto anche la parte più applicativa di questa disciplina. 

Quando mi sono iscritta, ricordo che i primi giorni di lezione eravamo 300 matricole suddivise in due corsi. C’erano quattro ragazze per ogni corso. Abbiamo resistito al destino avverso.

Ricordo in particolare il professore di analisi del nostro corso che ci invitò subito a cambiare facoltà, suggerendoci di iscriverci a quella per assistenti sociali, che faceva lezione nelle aule a fianco. Ci disse: “Il cervello delle donne è diverso da quello degli uomini e quindi non ce la potete fare”.

Nonostante questo ci siamo laureate in 7 su 8, in tempi mediamente più brevi rispetto a quelli dei colleghi maschi e abbiamo fatto la nostra strada in questa professione. 

A completamento di questo aneddoto del primo giorno di lezione, ricordo che dopo che mi sono laureata ho lavorato per alcuni anni all’università e ho di nuovo incontrato questo professore.

Lui mi riconobbe e mi disse: “ buongiorno signorina, cosa ci fa qui?” E io gli risposi: – contrariamente alle sue aspettative io ci lavoro qui. Grazie e arrivederci – 

Mi sono tolta il sassolino dalla scarpa. Alla fine questo giudizio negativo non ha impedito nè a me nè ad altre mie colleghe di proseguire nella nostra carriera. 

I numeri delle iscrizioni femminili a ingegneria elettronica per fortuna sono aumentati nel tempo. Ancora oggi continuano a esserci indirizzi meno frequentati dalle donne come ingegneria meccanica o aeronautica. Noi eravamo 4 studentesse, a civile erano 12, a meccanica in 2 e ad aeronautica 1. Sono percentuali che rendono bene l’idea.

La situazione è andata poi negli anni migliorando. Secondo alcuni docenti, soprattutto nella facoltà di informatica, c’è stato un momento di aumento delle presenze femminili intorno agli anni ‘80-’90. Oggi pare ci sia di nuovo un calo. È un tema, dunque, su cui bisognerebbe interrogarsi e riflettere”.

Per quale motivo, secondo lei, alcuni settori professionali, come per esempio quello della tecnologia e del digitale, sono ancora “occupati” principalmente da uomini? Quali sono le difficoltà che riscontrano le donne oggi per entrare in questo mondo?

“Ci sono molti fattori. Uno degli strumenti principali che viene citato sempre è la formazione per le ragazze: bisogna convincerle che sono brave e possono fare tutto come i maschi, che non si devono far intimorire, che devono comunque essere convinte di poter riuscire in un settore a cui sono interessate.

Tuttavia, bisognerebbe lavorare sui ragazzi. Occorre cambiare la loro mentalità. Se i ragazzi si abituassero fin da bambini a considerare le proprie compagne di scuola alla pari sotto tutti i punti di vista e sospendessero una serie di atteggiamenti “maschilisti” ereditati dalla famiglia o dalla società, questo consentirebbe di fare davvero un grande balzo in avanti. 

Non dovremmo solo lavorare sulle ragazze per convincerle che sono brave, ma dovremmo invece partire dal presupposto che questo è un dato certo. L’investimento sui ragazzi, invece, ci consentirebbe di avere un domani uomini che non hanno più comportamenti “maschilisti”, frutto di abitudini, retaggi e pregiudizi, negli ambienti di lavoro. 

Io sono stata per anni contraria alle quote rosa. Mi rendo conto però che in certe circostanze è l’unico modo per imporre la presenza femminile in alcuni contesti in modo che ci sia l’apporto di un punto di vista diverso. Purtroppo le quote rosa servono per lavorare in questi ambienti e fare in modo che possano essere le donne ad avere poteri decisionali. Comincerebbe a esserci un approccio diverso. 

Rispetto al fatto che le donne possono essere più o meno valorizzate, devo dire che anche questo è un concetto “da prendere con le pinze” perché non tutti gli ambienti sono uguali. Faccio parte da alcuni anni della community Women for Security, un gruppo di professioniste della cybersecurity con vari ruoli, da quelli tecnici a quelli di marketing, alla comunicazione, ecc. Abbiamo fatto una survey per cercare di capire qual è la situazione delle donne nei vari ambienti di lavoro relativamente alla cybersecurity. Da questa ricerca, a cui hanno risposto circa 200 donne, non è emerso in modo evidente che le lavoratrici siano discriminate o poco valorizzate nell’ambiente di lavoro. Ci aspettavamo, in effetti, numeri più alti. Quelle che lamentano di essere trascurate sono una minoranza. Probabilmente, quindi, non tutti gli ambienti sono uguali. 

Nel CNR non c’è una discriminazione tra uomini e donne perchè sono concorsi pubblici con accesso per titoli. A livello di entrata dei ricercatori la quantità di uomini e donne è simile. Il numero delle donne è un po’ superiore negli indirizzi umanistici e quello degli uomini negli indirizzi più tecnici, ma parliamo comunque di cifre intorno al 50%. 
La situazione cambia molto se si sale di livello. Via via che si arriva ai ruoli apicali, ai C-level, la quantità di donne diminuisce e tende a sparire. Nel CNR abbiamo circa un centinaio di istituti, credo che ci siano circa 3 o 4 direttrici, tutti gli altri sono uomini. La portabandiera di questa “sfida” è il nostro presidente Maria Chiara Carrozza, prima presidente donna del CNR che sta dimostrando di voler cambiare proprio alcune situazioni con riferimento a questo tema”.

Anna, dal 2010 lei coordina e promuove attività di diffusione della cultura di internet nelle scuole. A livello scolastico e formativo come si pone l’Italia nei confronti del gender gap in ambito STEM? Come si colloca l’attività di sensibilizzazione rispetto a questo tema?

“Ci sono delle iniziative che sono più che altro fuori dall’ambiente scolastico. Per esempio iniziative di diverse università ed enti formativi. Quello che manca, però, a queste attività è il fatto che restino fuori dal sistema scolastico nazionale. Noi, da 10 anni, organizziamo diversi laboratori nelle scuole con strumenti diversi e contenuti diversi, dalle primarie alle secondarie di secondo grado. Utilizziamo strumenti ludico-didattici per le primarie mentre alle superiori forniamo veri e propri mini corsi di cybersecurity. Abbiamo scelto di fare questa esperienza attraverso le scuole, inserendoci così nei percorsi didattici previsti. 

Nelle scuole entriamo con le ore di cittadinanza digitale. Oggi tutti gli insegnanti si trovano di fronte alla necessità di fornire agli studenti 33 ore di educazione civica, di cui 4 di educazione digitale. Noi proponiamo un percorso per coprire queste 4 ore e così otteniamo lo scopo di riuscire a parlare di questi temi con i ragazzi. Questo vale per tutti i livelli di educazione.

Nelle scuole superiori c’è anche lo strumento del PCTO che ci consente di entrare nella programmazione didattica. Nelle scuole è più facile intercettare i ragazzi. 

L’altro problema per svolgere questa attività nelle scuole, oltre a potenziare queste ore di cittadinanza digitale, è che spesso i docenti non sono in grado di seguire questi temi. Non hanno una preparazione adeguata e approfondita e alla prima domanda che fanno gli studenti (che 90 su 100 ne sanno più di loro) non sanno come rispondere e si sentono messi in discussione nel loro ruolo di insegnanti ed educatori. 

Questo comporta due cose:

La prima è che per ovviare a questo inconveniente noi abbiamo messo a disposizione dei docenti, attraverso il portale “presente digitale”, dei corsi di formazione: sono corsi online gratuiti che danno diritto ai crediti MIUR e che trattano temi come coding, cyber security, ecc.

La seconda riguarda gli adulti in generale che dovrebbero avere un atteggiamento diverso nei confronti dei ragazzi quando si parla di questi temi. Occorre partire dal fatto che per tante cose loro ne sanno di più. Quindi non ci dovremmo vergognarci di dire: – mi spieghi come si fa questo? – . Qual è il nostro vantaggio? L’esperienza che possiamo dare. Perché i ragazzi sono smart però a loro manca l’esperienza per capire le situazioni in cui si trovano e per affrontare le difficoltà che si possono presentare nella navigazione in rete. Se l’adulto, quindi, viene guidato dal ragazzo nella navigazione, si può accorgere prima del ragazzo se c’è un problema o un contenuto non consono. 

Può mettere a disposizione la sua esperienza e il suo ruolo di educatore senza che questo venga messo in discussione. Si tratta di un insegnamento reciproco senza che nessuno venga sminuito nel proprio ruolo”.

E i ragazzi come accolgono queste attività? Sono interessati?

“Noi vediamo che effettivamente i livelli di competenza tra i ragazzi sono molto migliorati. Le ragazze in particolare migliorano maggiormente ma occorre anche specificare che c’è una loro percezione di non essere così brave con la tecnologia come i loro coetanei maschi. Partono quindi all’inizio dandoti delle risposte in cui loro si sentono meno capaci. I maschi generalmente  si sentono più sicuri.

Perciò alla fine del percorso le ragazze acquistano, in proporzione, più consapevolezza dei maschi. Il loro miglioramento è maggiore rispetto a quello dei maschi. Non solo perché hanno imparato di più, ma anche perché si sentono più sicure nel dare alcune risposte rispetto a quanto non lo fossero prima di cominciare. 

Il bilancio è dunque positivo sia dal punto di vista della soddisfazione e dell’interesse per i ragazzi, sia da un punto di vista oggettivo come notiamo dalla somministrazione dei questionari”. 

Anna, lei ha ricevuto recentemente dallo CNEL il premio come migliore informatica d’Italia. Che cosa rappresenta per lei questo riconoscimento?

“Non me lo aspettavo, non avevo mai pensato di ottenere un simile riconoscimento. Ho cercato di capire le motivazioni che stavano alla base del premio e l’ho preso come un premio alla carriera. L’insieme dei contributi che posso aver dato evidentemente ha spinto la giuria a darmi questo riconoscimento. 

Questo evento ha avuto molti risvolti positivi, non solo dal punto di vista della soddisfazione personale, ma mi ha consentito anche di svolgere il ruolo di “mentore” nei confronti di altre donne e ragazze con le mie stesse inclinazioni professionali.

Mi sembra un aspetto molto positivo per portare avanti questi argomenti di cui abbiamo parlato finora”.

Per concludere cosa consiglierebbe oggi a una ragazza che decide di iniziare un percorso di studi in ambito STEM? 

“Consiglierei di andare sempre avanti e non farsi scoraggiare. Prima di tutto occorre decidere di intraprendere questo percorso senza pregiudizi, senza preoccuparsi di quello che gli altri le possono dire. Le direi di seguire sempre la propria strada se è ciò che le piace fare.

Vorrei poi sottolineare che seguire un percorso di studi di tipo tecnico-scientifico offre molte più possibilità di lavoro rispetto ad altri percorsi. Potrebbe essere anche questo “un peso da mettere sulla bilancia in un momento di scelta tra una facoltà più umanistica o più tecnica. Una formazione più tecnica garantisce maggiori possibilità di lavoro, di carriera nel settore dell’ICT e della cyber security dove la domanda è infinitamente più alta dell’offerta: al mondo si parla di 3 milioni di posizioni da coprire e solo in Italia sono oltre 100.000. È un problema molto sentito nel mondo dell’informatica. Rinnoviamo, quindi, l’invito a tutte le ragazze e ragazzi appassionati di questo mondo a seguire questo tipo di carriera”.


Continuate a seguirci per scoprire le prossime storie di donne che stanno cambiando il mondo. Noi continueremo a raccontarvi le loro visioni perché crediamo che un mondo STEM più inclusivo e senza differenza di genere sia possibile.

 

Che cos’è EcoVadis?

Ecovadis, uno dei principali fornitori di valutazioni di sostenibilità aziendale a livello mondiale, si occupa di analizzare e valutare l’impatto delle aziende a livello di sostenibilità. 

La metodologia di valutazione della sostenibilità si basa sull’analisi del modo in cui un’azienda integra i principi di Sostenibilità / CSR nel proprio sistema aziendale e gestionale. 

Le valutazioni si basano, inoltre, su standard internazionali di sostenibilità, tra cui la Global Reporting Initiative, il Global Compact delle Nazioni Unite e l’ISO 26000. 

La Sustainability Scorecard, ovvero il documento di analisi realizzato da Ecovadis per ogni realtà oggetto di analisi, illustra la performance delle aziende attraverso diversi indicatori raggruppati in quattro temi principali:

  1. ambiente,
  2. lavoro e diritti umani,
  3. etica,
  4. acquisti sostenibili.

La medaglia d’argento è il primo passo

Synesthesia, che nel gennaio 2022 ha concluso l’iter legale e societario diventando Società Benefit, ha ottenuto un punteggio molto soddisfacente per la sostenibilità, grazie al quale Ecovadis ci ha attribuito il primo riconoscimento: la medaglia d’argento.

È per noi un traguardo importante che testimonia il nostro impegno quotidiano sul fronte della sostenibilità e delle questioni sociali, ambientali ed etiche. Intendiamo continuare a percorrere questa strada con sempre maggiore determinazione e impegno per raggiungere obiettivi condivisi e importanti per tutti. 

L’evoluzione dei social

La nascita dei social media ha segnato un cambiamento nelle dinamiche sociali e relazioni della popolazione mondiale. Oggi possiamo affermare che è praticamente impossibile essere “fuori” dall’ecosistema che queste piattaforme hanno creato. Non si tratta più, infatti, solo di canali di comunicazione tra singoli utenti privati come poteva essere Facebook ai suoi albori. La presenza delle aziende e delle istituzioni sui social è oggi evidente e in alcuni casi predominante (e invadente). Pensiamo, per esempio, a Twitter dove la componente istituzionale è molto forte: quotidianamente le più importanti organizzazioni a livello mondiale rilasciano dichiarazioni proprio utilizzando i ben noti Tweet, molto più diretti e veloci dei vecchi comunicati e lanci d’agenzia. 

Per quanto riguarda le aziende, la loro presenza sui social è evidenziata dal fatto che quasi tutte le piattaforme stanno implementando sempre più le funzionalità legate al settore dello shopping online. TikTok marketing è un esempio molto emblematico della diffusione crescente del Social Commerce, ovvero della scelta dei consumatori di fare acquisti direttamente sui social. 

Dall’informazione allo shopping, dunque, passando per la condivisione di contenuti e la creazione di relazioni (che sono le basi su cui si fonda la nascita stessa dei social media), le piattaforme social sono oggi i principali attori e artefici dei cambiamenti e delle evoluzioni che si muovono in seno alla società. Ma quali sono i rischi connessi a un panorama così “fluido”, libero e in continua evoluzione? 

La disinformazione nel mondo digitale

Come abbiamo già avuto modo di accennare, i social media sono oggi uno dei principali canali di comunicazione e informazione a livello globale. La libertà di pensiero è senz’altro uno dei pilastri su cui, almeno in teoria, si fondano queste piattaforme. Gli utenti possono, infatti, condividere in ogni momento messaggi di testo, immagini o video con la propria rete e non solo. Ma la libera manifestazione del pensiero, se portata all’eccesso ed esercitata senza limiti, può avere ricadute negative anche molto gravi sulla società a livello globale. In un mondo interconnesso come il nostro, infatti, è praticamente impossibile fermare o arginare un’informazione nel caso in cui sia scorretta o addirittura dannosa. 

Per questi motivi la lotta alla disinformazione oggi è un tema sempre più urgente che coinvolge tutti. Un interessante saggio di Jonathan Haidt, psicologo americano,  intitolato “Why the past 10 years of american life have been uniquely stupid” analizza gli ultimi 10 anni della storia statunitense proprio alla luce della possibile dannosità dei social media. L’autore utilizza un paragone con la vicenda biblica della Torre di Babele: un esempio emblematico di frammentazione della comunicazione con la conseguente impossibilità di far circolare le informazioni. 

Haidt afferma che, a partire dal 2010, i social media hanno “armato di frecce” le istituzioni degli USA che a loro volta hanno iniziato ad attaccarsi a vicenda a “colpi di tweet”. Spesso i contenuti di questi messaggi diffusi online si basano su un’informazione modificata e piegata agli interessi ora dell’una ora dell’altra parte. Si è creata così sempre più disinformazione sotto gli occhi dei cittadini americani, come un circolo vizioso. Le conseguenze principali sono state la perdita di credibilità e l’indebolimento della stabilità della stessa democrazia. 

Estendendo la riflessione al contesto globale, possiamo affermare che oggi ci sentiamo quasi spaesati, in un mare di informazioni in continua evoluzione, senza riuscire ad approdare nel “porto sicuro” di un’informazione corretta e veritiera. Pensiamo, per esempio, alla disinformazione che ha avvolto quasi totalmente questi ultimi anni di pandemia e che ha creato grandi difficoltà nella gestione della situazione di crisi. Una disinformazione che si è autoalimentata a partire soprattutto dai profili di istituzioni e enti non ufficiali.

Per concludere prendiamo in prestito una frase di Chris Wetherell, l’inventore del bottone del Retweet, che con riferimento proprio alla funzionalità da lui sviluppata disse:

“We might have just handed a 4-year-old a loaded weapon” (potremmo aver appena dato in mano a un bambino di 4 anni una pistola carica). 

I social sono uno strumento di manifestazione della libertà di pensiero, ma sono necessarie delle guide e dei limiti stabiliti nell’interesse della collettività. È importante evitare che un’arma carica e pronta a sparare finisca nelle mani di persone sprovvedute e inconsapevoli dei danni che potrebbero causare. 

Una possibile strada da percorrere

I social media, però, sono anche un insieme di strumenti che racchiudono grandi opportunità per utenti, aziende e organizzazioni: dalla possibilità di mettersi in contatto con persone in tutto il mondo e di condividere esperienze con un’app sul proprio smartphone, all’occasione per le aziende di raggiungere un pubblico sempre più ampio grazie al social commerce fino alla possibilità di far circolare l’informazione con un semplice clic. La soluzione non è abolire i social media, ma comprendere l’importanza di farne un uso consapevole e rispettoso del bene comune.

Gli effetti positivi di questi strumenti, infatti, sono altrettanto evidenti e numerosi. Pensiamo per esempio alle competenze digitali che i bambini, “nativi digitali”, sviluppano sin da piccoli. E poi è proprio grazie ai social se i ragazzi di oggi hanno a disposizione una grande quantità di fonti di informazione, anche molto diverse tra loro, aspetto che favorisce maggiormente lo sviluppo di un pensiero critico proprio. 

I social media, infine, possono costituire uno strumento a disposizione di tutti per sensibilizzare su una causa particolare (si pensi per esempio a tutte le iniziative che nascono “dal basso” in tema di sostenibilità ambientale), riunire persone che condividono gli stessi valori e avere così un impatto nel mondo reale. Per tutti questi motivi è importante combattere la disinformazione a vantaggio di un’informazione libera, veritiera e utile per tutti. È una battaglia condivisa che siamo chiamati a combattere, ciascuno con i mezzi che ha a disposizione.


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La decisione del Garante della privacy in Italia

Come abbiamo già avuto occasione di analizzare nel nostro precedente articolo “Google Analytics e GDPR: i rischi per gli utenti dell’UE”, la questione del trattamento dei dati da parte della nota azienda americana ha attirato l’attenzione di numerose Autorità Garanti di diversi paesi Europei.

Le garanzie, infatti, previste dalle leggi americane  in questo ambito sono molto più deboli e meno “protettive” nei confronti dei titolari dei dati, rispetto a quelle previste dalle normative europee e dal GDPR. Con il comunicato del 23 giugno 2022, il Garante della privacy italiana ha espresso un punto critico già sollevato da molti utenti e Autorità anche in altri Paesi Europei. Si legge che:

“il Garante ha evidenziato, in particolare, la possibilità, per le Autorità governative e le agenzie di intelligence statunitensi, di accedere ai dati personali trasferiti senza le dovute garanzie, rilevando al riguardo che, alla luce delle indicazioni fornite dall’EDPB (Raccomandazione n. 1/2020 del 18 giugno 2021), le misure che integrano gli strumenti di trasferimento adottate da Google non garantiscono, allo stato, un livello adeguato di protezione dei dati personali degli utenti”.

La nota del nostro Garante è molto chiara e si colloca perfettamente in linea con la precedente decisione dell’Autorità austriaca che aveva dichiarato, a sua volta, che le “clausole contrattuali standard firmate dalle parti (nel caso di specie il gestore di un sito austriaco e Google) non offrono un livello di protezione adeguato” rispetto alle norme previste dal Regolamento Europeo per protezione dei dati personali.

A seguito di questa decisione, dunque, è evidente che i gestori di siti web in Italia dovranno fare a meno dei servizi finora offerti da Google Analytics.

L’Autorità italiana, infatti, ha stabilito un termine di 90 giorni entro il quale

 “tutti i titolari del trattamento sono tenuti a verificare la conformità delle modalità di utilizzo di cookie e altri strumenti di tracciamento utilizzati sui propri siti web, con particolare attenzione a Google Analytics e ad altri servizi analoghi, con la normativa in materia di protezione dei dati personali”.

Allo scadere di questo periodo, l’Autorità Garante si riserva di verificare la conformità al Regolamento Europeo dei soggetti interessati e, in caso di esito negativo, di procedere con le sanzioni previste dalle normative applicabili. 

Gli effetti negativi che simili decisioni producono anche sulle stesse attività di Google non sono difficili da immaginare. È probabile, infatti, che con il susseguirsi di queste restrizioni da parte delle Autorità europee, la stessa azienda americana proceda presto con modifiche ai suoi standard di sicurezza per essere in linea con le disposizioni del GDPR.

Un’altra strada potrebbe anche essere quella per cui Stati Uniti e Unione Europea scelgano di modificare i propri accordi in materia di privacy e protezione dati in modo da facilitare le attività delle aziende che operano in questo settore. 

Possibili strade alternative: Matomo

I servizi offerti da Google Analytics costituiscono oggi una fonte di informazioni essenziale per tantissime aziende in Italia e in Europa.

Per questo motivo occorre trovare soluzioni alternative che consentano ai soggetti interessati di continuare a usufruire di tutti i vantaggi e i servizi che Analytics ha sempre fornito. 

Una di queste soluzioni è Matomo: un software libero open source grazie al quale i gestori di siti web possono ottenere report dettagliati e in tempo reale sui visitatori, sui motori di ricerca utilizzati di questi ultimi, sulle parole chiave cercate, sulla lingua e anche sulle pagine di maggiore interesse. 

Le funzionalità del software sono estendibili e personalizzabili secondo le esigenze dell’utilizzatore con la semplice installazione di un plugin. In questo modo si migliora ulteriormente la compliance con le specifiche normative sulla privacy e sulla tutela dei dati. 

Un elemento molto importante, infine, che differenzia Matomo da Google Analytics è il fatto che questo software si installa sul server del gestore/owner del sito web e di conseguenza i dati sul traffico sono memorizzati nel proprio database e non vengono trasferiti in paesi terzi. 


Grazie all’esperienza maturata sul campo e alla professionalità dei nostri team, in Synesthesia siamo in grado di mettere a disposizione dei nostri clienti nuove soluzioni come Matomo, per far fronte nel modo migliore alle esigenze di ogni progetto. Contattaci! Saremo contenti di trovare insieme la risposta migliore alle tue esigenze. 

Il metaverso sarà davvero la “prossima versione” di Internet?

Prima di Facebook e della sua operazione di rebranding nell’ottobre 2021, il termine “metaverso” non era molto presente in rete. Secondo le statistiche di Google Trends degli anni precedenti, le poche persone che ne parlavano attivamente avevano tutti a che fare con il mondo delle criptovalute, dei token e con quello della blockchain. 

A causa della pandemia da Covid-19 negli ultimi anni molte cose sono cambiate: il tempo trascorso online è aumentato in modo esponenziale e buona parte della nostra quotidianità improvvisamente è stata proiettata (molto più di prima) dentro uno schermo di uno smartphone o di un computer.

Questo fenomeno ha stimolato fortemente il mercato tecnologico dando il via a un’imponente ondata di investimenti che sono andati verso la nascita di una nuova versione del web, più immersiva e in realtà aumentata. I segni di questo cambiamento, tuttavia, erano intuibili già da molto tempo, probabilmente da quando nel 2014 Zuckerberg acquistò Oculus, la più importante società produttrice di visori per realtà virtuale. Questo episodio probabilmente è stata una tappa importantissima che ha influenzato gli altri operatori indicando quale strada percorrere per il futuro.

Oggi le “Big Tech” (e non solo), con Meta in testa, sono impazienti di capire se gli ingenti investimenti economici fatti finora per la realizzazione di nuovi mondi virtuali (o metaversi) e innovativi modelli di business stiano andando nella giusta direzione. I dubbi da sciogliere e le perplessità che ruotano a questo tema sono ancora tanti.

Quale metaverso?

Recentemente l’articolo di Wired “Il metverso non esiste” (10 giugno 2022, a firma di Andrea Signorelli) ha creato non poco scalpore sollevando forti perplessità sulla reale esistenza del metaverso inducendo i suoi lettori a riflettere e a soffermarsi sul profondo significato e sull’utilità del metaverso.

Secondo l’autore, quotidianamente assistiamo al proliferare di comunicati stampa che annunciano l’ingresso di nuove aziende nel metaverso. 

“C’è un solo problema: il metaverso non esiste. E allora come fanno le aziende a entrarci? E come fanno – stando a una miriade di articoli pubblicati in ogni angolo del globo – le persone a sposarsi nel metaverso? A speculare nel metaverso? A partecipare a eventi nel metaverso? A lavorare nel metaverso e addirittura a subire molestie nel metaverso?” (Andrea Signorelli, “Il Metaverso non esiste”, Wired).

Sempre secondo l’autore attualmente esistono, tante, troppe piattaforme che non sono collegate l’una all’altra. Le aziende che decidono, inoltre, di “entrare” nel metaverso si limiterebbero ad adottare una piattaforma già esistente per organizzare eventi brandizzati o fare riunioni, team building o formazione in realtà virtuale.

Il metaverso: un addio alla realtà? 

Le questioni che ci pongono “in dubbio” nei confronti di questo “paradigma digitale” fanno riferimento non tanto al suo essere troppo parcellizzato, quanto al modo di organizzare la vita collettiva delle persone.

Stando alle previsioni di Gartner entro il 2026 il 25% delle persone passerà almeno un’ora al giorno nel Metaverso. Siamo davvero sicuri in futuro di voler trascorrere tutto questo tempo chiusi in casa indossando dei visori che ci isolano completamente dal resto del mondo per compiere azioni quotidiane all’interno di un mondo virtuale popolato da avatar? Siamo davvero sicuri di voler vivere dentro una realtà dove le emozioni sono espresse in modo stereotipato e dove niente diventa davvero emozionale e imprevedibile?

Per funzionare davvero il metaverso forse richiederebbe tutta una serie di presupposti “sociali” e antropologici legati per molti aspetti a situazioni e a contesti emergenziali (come per esempio una pandemia). Con questo non vogliamo dire che il metaverso rappresenti una scommessa che siamo disposti a perdere (in partenza). Come abbiamo visto nel precedente articolo, tante sono le opportunità e i benefici che ne potrebbero derivare (in ogni ambito). Il metaverso così come ci è stato raccontato finora si farà, ma presumibilmente ci vorrà tempo. Forse non siamo ancora pronti per dare definitivamente addio alla realtà (o anche solo a parte di essa). Probabilmente in futuro non molto distante riusciremo a fare esperienza di nuovo world wide web più immersivo, in 3D e in realtà virtuale. Forse un domani riusciremo a spostarci da una piattaforma all’altra con la stessa facilità con cui oggi ci muoviamo nel web con il nostro browser. Ma c’è ancora tanto da fare, proprio a partire da ciò che ci è più vicino, l’individuo e i suoi bisogni concreti e reali.


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Autore: Luca Greco (Copywriter di Synesthesia).

Come partecipare a Open House Torino 2022?

La maggior parte degli edifici storici, case private, spazi solitamente inaccessibili saranno visitabili liberamente, con accesso in ordine di arrivo negli orari di apertura. Solo per un ristretto gruppo di luoghi segnalati sul programma sarà necessaria la prenotazione online.

Tutte le persone che entreranno negli edifici dovranno essere registrate sulla web app di Open House Torino realizzata da Synesthesia (questa la guida completa alla registrazione).

In seguito, i visitatori riceveranno un codice personale, da esibire attraverso il proprio smartphone all’ingresso di ogni visita. Da oggi, 7 giugno, ore 20:00, sono aperte le prenotazioni. 

Gli account creati nel 2021 saranno ancora validi. È consigliabile comunque accedere al proprio profilo per controllare che tutti i dati siano corretti.

Quali sono le tappe da non perdere?

L’edizione di quest’anno sarà più ricca del solito: oltre 120 luoghi, edifici storici e pionieristici saranno visitabili da visitatori provenienti da tutto il mondo. Ecco qualche piccola anticipazione.

Grande curiosità e interesse destano sicuramente le Gallerie d’Italia, la nuovissima sede espositiva di Intesa Sanpaolo situata nello storico Palazzo Turinetti di piazza San Carlo. Lì dove un tempo c’erano i caveau dell’istituto, ora troviamo bellissimi spazi sotterranei destinati alle mostre.  

Per gli amanti dell’innovazione, segnaliamo l’Innovation Square Center, vincitore del concorso di Fondazione per l’Architettura / Torino. L’edificio, voluto dal gruppo automotive SIGIT è la sede di un polo di sviluppo e ricerca che ospita più realtà del settore che collaborano tra loro per puntare all’industria 4.0.

Tra gli edifici architettonici più fantascientifici e all’avanguardia di questa quinta edizione di Open House troviamo sicuramente le Cartiere Burgo (San Mauro Torinese) di Niemeyer, uno dei più grandi progettisti moderni. La struttura circolare si appoggia al terreno come una navicella futuristica a più piani. L’effetto è sensazionale.

Non mancheranno gli edifici sostenibili come Casa Hollywood (dotato di serre verdi bioclimatiche), Molecular Biotechnology Center – MBC (con un meraviglioso giardino posto al suo interno cortile) e il 25 Verde (un intero condominio concepito come una vera e propria foresta abitabile).

Non solo innovazione e sostenibilità tra le tappe del programma, ma anche tanta tradizione e storia con molti luoghi simbolo ricchi di fascino e mistero, come per esempio San Pietro in Vincoli, un antico cimitero del ‘700 divenuto ora un teatro, l’Archivio Tipografico, uno spazio unico dove la tradizione,lo studio e la pratica delle arti tipografiche sono custodite come un tesoro e l’Area Archeologica Pietro Micca (Rivellino degli Invalidi), una nuova sezione delle fortificazioni della Cittadella di Torino risalenti al Seicento.

Ovviamente le tappe qui elencate rappresentano solo una minima parte di quelle presenti all’interno del ricchissimo programma di quest’anno. Scegliere quale luogo visitare sarà davvero difficile. È possibile consultare la mappa-programma di Open House 2022 (con gli ultimi aggiornamenti) nella sua versione digitale qui.

Anche quest’anno Synesthesia è partner tecnologico di Open House Torino

Oggi grazie alla tecnologia è possibile realizzare percorsi di fruizione e di condivisione culturale sempre più accessibili. In fondo il compito del digitale è soprattutto questo. Dal 2019 Synesthesia è partner tecnologico di Open House: il nostro contributo è la app per la  registrazione e prenotazione.

Siamo orgogliosi di contribuire ogni anno, grazie alle nostre competenze, alla realizzazione di questa straordinaria manifestazione che apre le porte di luoghi solitamente inaccessibili (alcuni del tutto sconosciuti) ai torinesi, ai semplici curiosi e ai turisti provenienti da tutto il mondo che hanno il desiderio di scoprire le meraviglie più nascoste del nostro territorio. Buon Open House Torino 2022 a tutti!


Ogni giorno, Synesthesia, grazie al lavoro di team esperti, sviluppa applicazioni all’avanguardia per i propri clienti e per i propri partner. Scopri le nostre Creazioni digitali all’interno di questa pagina dedicata.

Davide, nel 2019 hai fondato TOSWIM, la community per tutti gli appassionati del nuoto. Com’è nata questa idea?

“L’idea è nata in maniera abbastanza casuale. Devo dire che, come ex nuotatore agonistico della nazionale giovanile di nuoto, ho sempre continuato a nuotare, soprattutto in estate. 

Ogni volta che andavo a nuotare in un bel posto ho sempre pensato che sarebbe stato utile trovare un’app che mi consentisse di inserire la mia posizione e indicare il tragitto fatto per condividere questa esperienza con qualcun altro appassionato di nuoto come me. 

Ho deciso allora di parlarne con i miei soci della Rari Nantes Torino, (anche loro tutti ex nuotatori e adesso dirigenti sportivi). Da quel momento sono nate poi una serie di connessioni, idee e sogni da realizzare che ci hanno portato a fondare TOSWIM. Volevamo dare vita a una società, un “libero pensatoio” per creare una community di nuoto e un ecosistema dedicato ai nuotatori e a tutti quelli che vogliono avvicinarsi al mondo del nuoto”.

Che cosa offre TOSwim?

“L’essenza di TOSWIM è quella di permettere a tutti di adottare come stile di vita il nuoto. Può sembrare un obiettivo troppo alto, ma alla fine va incontro ai bisogni di tante persone. 

Il nuoto è concepito come uno sport individuale dall’esterno, ma non lo è. Il nuoto è uno sport praticato nei laghi, nel mare, nelle piscine e normalmente si fa da soli, ma la presenza fisica di qualcuno a fianco ti consente di vivere meglio l’esperienza.

Il nuoto poi è uno sport difficile da approcciare. Normalmente si inizia a praticarlo da bambini perché obbligati dai genitori. È come una piramide: abbiamo una base molto ampia che con l’avanzare dell’età si restringe sempre di più. I bambini, crescendo, cominciano ad amare altri sport più coinvolgenti come il calcio, il basket o la pallavolo. Pochi sono quelli che rimangono, anche se quei pochi sono un numero importante a livello mondiale: stiamo parlando di 10 milioni di persone che fanno attività agonistica nel mondo del nuoto.

Il nostro obiettivo, dunque, è di permettere a tutti di avvicinarsi al nuoto con meno titubanze. È uno sport che si pratica nudi e quindi va a toccare tutta una serie di paure intrinseche a noi stessi, come la vergogna del proprio corpo oppure come quella di confrontarsi con altre persone.

TOSWIM vuole essere un mezzo che consente a tutti di rompere queste paure e avvicinarsi serenamente a uno degli sport più salutari e belli del mondo”. 

Può la tecnologia rendere più unita la community degli appassionati di questo sport? In che modo?

“Negli ultimi anni abbiamo visto come la tecnologia, e in modo particolare i social, possono dividere le persone e indurle a rinchiudersi in se stesse. Ma così come la tecnologia è riuscita a far implodere il sistema di comunicazione e il modo di stare insieme, così lo può fare esplodere, permettendo di nuovo alle persone di incontrarsi.

Questo vale soprattutto per lo sport. Le persone che hanno in comune domande, paure e passioni, possono conoscersi e iniziare un’attività insieme. Come può avvenire tutto questo nel nuoto? Io vado a nuotare da solo e se sono appassionato passo tre quarti d’ora in piscina. Ma vi assicuro, da ex nuotatore, che dopo 5 o 10 minuti ho già voglia di uscire perché a volte la motivazione non è così forte.

Se avessi, invece, qualcuno al mio fianco con cui condividere l’allenamento o una semplice nuotata, riuscirei a chiudere i tre quarti d’ora di nuoto felice e soddisfatto di me stesso.

Oppure, pensiamo a un genitore che deve scegliere dove portare i bambini a nuotare. Ci sono una serie di domande alle quali vorrà trovare una risposta: l’acqua sarà pulita? Gli istruttori saranno bravi? 

Con TOSWIM è possibile condividere tutte le informazioni utili e mettere a disposizione le esperienze di altri genitori. In questo modo è possibile abbattere le barriere e consentire ai genitori di portare serenamente i propri figli a nuotare”.

Esistono esperienze simili (anche in altri sport) che hai usato come punto di riferimento per definire l’idea e avviare la startup?

“Quando abbiamo fondato TOSWIM avuto la possibilità di affrontare un percorso di accelerazione pre-seed con il Founder Institutedi Palo Altoche ci ha instillato un modo di pensare e affrontare tutte le difficoltà che una startup comporta. Questo ci ha permesso anche di guardarci intorno, di prendere spunto dall’esperienza di altre società e abbiamo analizzato quello che era successo anche in altri sport. Per esempio nel running un’applicazione come Strava ha permesso in pochi anni di creare una community di corridori e di farla crescere. In poco tempo sono passati da 200 milioni di runner nel mondo a 600 milioni. Ci siamo ispirati alle nuove app e startup che stanno nascendo nel mondo del padel o nel tennis. Questo ha migliorato la nostra offerta e ci ha aiutati a riflettere sui servizi che noi potevamo offrire ai nostri utenti e appassionati di nuoto”.

Perché avete scelto Synesthesia?

“La scelta dei partner con cui intraprendere il nostro percorso è stata abbastanza complessa. Hai le idee, stabilisci una strategia e una timeline, ma poi deve esserci qualcuno che lavora con te e che sia esperto nella creazione di soluzioni digitali e tecnologiche.

Devo dire che la scelta del partner è anche una scelta che ti porterai dietro per tutta la vita della startup. Possono esserci poi dei cambiamenti nel percorso però la prima fase di crescita, che non riguarda solo i primi mesi, ma dura diversi anni, è molto importante perché in essa crea una condivisione di obiettivi e di strategie. Anche qui abbiamo fatto “scouting” sul terreno. Ci siamo fatti consigliare da advisor che erano già all’interno di startup o di società che avevano già avuto i primi round di finanziamento o erano già sul mercato con un percorso positivo.

Ci siamo fatti consigliare anche dagli advisor di 3P e siamo arrivati a Synesthesia, sapendo che andavamo a scegliere un “cavallo di razza”. Abbiamo subito puntato a una società con un’esperienza più che decennale in questo settore e questo ci ha permesso anche di riflettere e migliorare la nostra offerta, la user experience e riflettere su problemi nuovi”.

Quale sarà l’apporto di Synesthesia? Che cosa ti aspetti?

“Da Synesthesia mi aspetto un rapporto diretto, franco e anche un “po’ crudele” nell’elaborare le soluzioni migliori e le tecnologie più adatte da inserire all’interno di TOSwim. 

Attualmente TOSwim è un neonato che sta crescendo giorno dopo giorno. Stiamo cominciando a studiare diverse funzionalità, le leve di engagement e gamification che vogliamo inserire all’interno del progetto.

Sono aspetti che non conosciamo, quindi ci aspettiamo (e siamo sicuri che avverrà) da Synesthesia un efficace supporto per le scelte migliori da effettuare per TOSWIM”.

Grazie Davide per la tua disponibilità.


Ogni giorno, Synesthesia, grazie al lavoro di team esperti, sviluppa applicazioni all’avanguardia per i propri clienti e per i propri partner. Scopri le nostre Creazioni digitali all’interno di questa pagina dedicata.

 

 

No-code & Low-code heroes Meetup

Torino Digital Days 2022

QUANDO

Martedì, 24 maggio 2022, 18.00 – 21.00 – TAG, Fondazione Agnelli

ORGANIZZATORI EVENTO

ABSTRACT

Un Meetup dedicato al mondo delle piattaforme No-code e Low-code, composto da 3 interventi divulgativi sul tema:

A seguire un aperitivo di networking dove approfondire le tematiche viste durante gli speech e incontrare i player di settore.


Privacy Digitale: i 3 grandi errori

privacy

QUANDO
Mercoledì, 25 Maggio, 16.00 -18.00 – TAG, Fondazione Agnelli

RELATORI

ABSTRACT
Quali sono i tre errori più comuni che le aziende italiane si ostinano ancora a commettere nei confronti della privacy digitale nonostante siano passati ben 4 anni dall’entrata in vigore del GDPR? Maurizio Bulgarini e Francesco Ronchi illustreranno nel dettaglio le tre situazioni tipiche che possono indurre a compiere degli errori e soprattutto come porvi rimedio, attraverso dei casi pratici che Smart Flow ha affrontato insieme a Synesthesia. 
Durante l’evento saranno toccati argomenti come la Privacy by Design, lo stallo che contrappone il provvedimento giuridico alle soluzioni tecniche e l’idea che la privacy in azienda sia una di quelle cose one-and-done. La parte finale dell’incontro sarà dedicata al tema della Corporate Digital Responsibility e alle domande del pubblico.

TEMI
Data protection, privacy by design, GDPR, Corporate Digital Responsibility, CDR

PERCHÈ PARTECIPARE
Prima che professionisti, imprenditori e imprese siamo tutti cittadini in una società digitale: il tema della protezione dei dati ci coinvolge tutti nello stesso modo, che ci interessi o meno. Sapere come funziona il GDPR garantisce, in primo luogo una tutela, come cittadini consapevoli istituzioni e colossi tecnologici e, per chi ha una marcia in più, un vantaggio concorrenziale sui competitor. Iscriviti al talk solo se la tua password supera gli 8 caratteri e ne contiene uno speciale.


Didattica e tecnologia: metodologie innovative

Torino Digital Days_Marco Mazzaglia

QUANDO

Giovedì, 26 Maggio, 15:30-17:00 – Combo

RELATORI

ABSTRACT

Una didattica efficace ha bisogno di aggiornarsi per restare sempre al passo con i tempi. L’evento, organizzato da Synesthesia Academy, è dedicato all’innovazione nella didattica attraverso l’impiego dei videogiochi e di strumenti tecnologici. Partecipa all’appuntamento per scoprire le nuove frontiere della didattica tra metodologie innovative e gaming.


“Non ti vedo non esisti, l’accessibilità dei media digitali”

QUANDO

Venerdì, 27 maggio, ore 14:00 – 16:00 – Centro Paideia

RELATORI

ABSTRACT

Nel 2022 il digitale è la dimensione dell’informazione, del tempo libero, della condivisione, del lavoro e delle faccende quotidiane. Una grossa percentuale della popolazione, però, non può accedere a molti contenuti digitali legati alle dimensioni della vita che abbiamo elencato. Perchè? Facile: la progettazione e la diffusione di prodotti digitali non è immaginata per tutti. Scopriamo insieme qual è l’impatto di questo problema nella nostra società, chi ne risulta coinvolto e quanto, in realtà, sia facile pensare un mondo digitale a misura di tutti e tutte.

TEMI
Accessibilità dei media digitali e dell’intrattenimento

PERCHÈ PARTECIPARE
Scoprire un modo diverso di “guardare” i prodotti di intrattenimento, le differenti opportunità di interazione e fruibilità di un videogioco o di un film, provando in prima persona l’esperienza di non guardare ma godere  comunque di un prodotto di intrattenimento. 


FuturMakers Edu Labs

FuturMakers

QUANDO

28 e 29 maggio 2022, 10:00 – 18:00 CEST – Combo (Corso Regina Margherita, 128, 10152 Torino TO)

ABSTRACT

FuturMakers Edu Labs è l’Open Day tecnologico durante il quale i bambini e le bambine potranno divertirsi con robot intelligenti, coding e gaming. Durante le giornate del 28 e il 29 maggio, dalle 10.00 alle 18.00, momenti di divulgazione tecnologica si alterneranno alla presentazione dell’offerta formativa di FuturMakers. La partecipazione è gratuita, ma occorre prenotare il proprio slot di due ore (es. 10-12).

Saranno presenti desk interattivi, 2 veri e propri laboratori tecnologici all’interno dei quali i bambini e le bambine potranno:

IMPARARE DIVERTENDOS!

Tutte le attività di FuturMakers hanno l’obiettivo di insegnare cose utili in maniera divertente e creativa. Non solo tecnologia, quindi. Le attività formative dei nostri laboratori sono pensate per stimolare le capacità di problem solving, creative thinking e team working.

TEMI

Formazione tecnologica per bambini e bambine.

COME PARTECIPARE?

La partecipazione al FuturMakers Edu Labs è gratuita, ma con prenotazione obbligatoria. Procedi con l’iscrizione!


Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Scopri l’esperienza di FuturMakers

Ciò che da sempre contraddistingue il Summer Camp di FuturMakers è la perfetta combinazione delle lezioni di tecnologia con le sani abitudini e i momenti di divertimento in tutta sicurezza. 

Durante gli incontri bambini/e e ragazzi/e avranno la possibilità di esplorare il mondo della tecnologia senza perdere di vista l’importanza dello sviluppo e l’acquisizione delle competenze trasversali. Non solo tecnologia, dunque. L’offerta prevede, infatti, momenti in outdoor, di socializzazione e di gioco organizzato, durante i quali si scoprirà come la tecnologia possa essere un valido supporto per la nostra vita quotidiana.

La sicurezza prima di tutto

Le attività di gruppo si svolgeranno sotto la guida dei nostri coach. Le location individuate per lo svolgimento delle attività sono attrezzate per garantire il rispetto di tutte misure di sicurezza previste dalle normative vigenti per la pandemia COVID-19.

Attività tech: robotica educativa, programmazione Scratch, gaming

Il programma di quest’anno prevede lezioni dedicate alla programmazione e assemblaggio dei robot educativi come gli Ozobot e gli MBot attraverso un approccio attivo e creativo.

I ragazzi e le ragazze potranno, inoltre, familiarizzare con i principi di base del coding attraverso un linguaggio di programmazione semplice e versatile grazie al quale impareranno a sviluppare videogame e storie interattive.

Quando e dove?

Il Summer camp si svolgerà in 3 settimane presso la sede di Futurmakers in corso Dante 127 a Torino dalle ore 9 alle ore 17:00 (℅ Synesthesia).. 

In particolare, le settimane interessate sono:

Qual è il programma della giornata?

Il programma formativo è realizzato dal Prof. Marco Mazzaglia, docente del Politecnico di Torino, e dalla dott.ssa Giada De Rosa, pedagogista specializzata in formazione dei minori.

La location individuata per lo svolgimento del Summer Camp è attrezzata per garantire il rispetto di tutte le misure di sicurezza previste dalle normative vigenti anti-contagio.


Da anni Synesthesia con FuturMakers si impegna concretamente a creare percorsi didattici innovativi per le famiglie e per le aziende con l’obiettivo di avvicinare bambini/e e ragazzi/e al mondo del digitale in modo coinvolgente e costruttivo. Per saperne di più, visita il sito www.futurmakers.it

Per conoscere le nostre soluzioni, scrivici. Saremo contenti di trovare insieme la risposta migliore alle tue esigenze.

Perché comunicare sui social media? I numeri parlano chiaro…

I social network rappresentano certamente il luogo principale per raggiungere il nostro target di riferimento. Secondo il Digital 2022 Global Overview Report – il report annuale nato dalla collaborazione tra We Are Social e Hootsuite – quest’anno gli utilizzatori di social media sono cresciuti rispetto all’anno precedente di oltre il 10%, raggiungendo i 4,62 miliardi di persone, circa il 58,4% della popolazione mondiale, oltre il 71% di quella italiana e il 93,4% degli utenti Internet. 

Se, invece, proviamo a guardare al tempo medio speso durante una giornata, scopriremo che ai primi posti troviamo la Nigeria e le Filippine con oltre 4 ore al giorno, mentre l’Italia si attesta a 1 ora e 47 minuti. 

Per quanto riguarda le piattaforme dove si passa maggior tempo, il Digital 2022 Global Overview Report anche quest’anno conferma che YouTube resta la piattaforma dove si passa maggior tempo (circa 24 ore al mese), seguito da Facebook e TikTok (con 19,6 ore ciascuno). Se, invece, proviamo a guardare i dati relativi alla pubblicità noteremo che sui social media viene speso il 33,1% del budget dedicato all’advertising (dato del tutto simile a quello dell’anno passato).

Come migliorare la brand awareness con i social media?

Utilizzare i social media in modo strategico per ottenere maggiore visibilità nei confronti di un nuovo pubblico rappresenta un ottimo punto di partenza per incrementare la notorietà del tuo brand. Facebook, Instagram, Twitter, TikTok e gli altri canali sono popolati da milioni di utenti potenzialmente interessati ai tuoi prodotti o servizi che non hanno mai sentito parlare del tuo brand. Le opportunità sono tantissime. Un’accurata gestione di una pagina social aziendale su una piattaforma social è in grado di far conoscere agli altri che cosa fai, che cosa distingue il tuo brand dai tuoi competitor e far sì, quindi, che la tua community social si faccia portavoce dei suoi valori. 

Come gestire la reputazione del tuo brand? Il dialogo costante con gli utenti

Esistono molti modi per entrare in contatto con il tuo target. Anche in questo caso la strategia fa la differenza: è possibile costruire o mostrare (nel caso l’identità del brand sia già consolidata) la personalità della tua azienda delineando un determinato tono di voce (TOV) coerente con il target, con i valori e con gli obiettivi di mercato dell’azienda. La gestione efficace di questi elementi ti consentirà di dialogare costantemente con gli utenti della tua community captando con tempismo i loro interessi, le loro esigenze e le loro reazioni. I vantaggi sono tantissimi. Uno su tutti: la possibilità di dialogare e interagire con il brand contribuisce notevolmente al rafforzamento della fidelizzazione.

Incremento del traffico del sito web

L’aumento del traffico sul proprio sito web rappresenta certamente uno degli obiettivi più comuni e importanti da raggiungere per tutte quelle aziende che vogliono attirare più clienti. I social media rappresentano certamente una delle fonti principali in vista di tale incremento. La condivisione dei link sui social che rimandano alle pagine del sito ha delle importanti ripercussioni anche in termini di posizionamento delle pagine nei risultati di ricerca Google (SEO). L’interazione del pubblico e gli stessi link contribuiscono, infatti, a migliorare il ranking nei motori di ricerca perché segnalano la validità e la coerenza dei contenuti.

Ma in che modo i social network sono in grado di generare traffico verso un sito? 

I social media come strumento di analisi dei competitor

Le pagine social delle aziende mostrano ai più attenti molte informazioni che riguardano i nostri competitor e il target. Tali informazioni sono preziosissime per individuare e per predisporre strategie mirate per il brand, il posizionamento e le vendite.

Come generare lead attraverso i social media 

I Social Media rappresentano anche il veicolo principale per portare verso i nostri prodotti o servizi persone interessate alla nostra offerta (potenziali clienti). La migliore piattaforma social per fare lead generation è quella dove è più facile trovare il tuo pubblico. È possibile, infatti, entrare in contatto con il tuo pubblico e ottenere una vastissima quantità di informazioni grazie a un ottimo lavoro di targeting svolto a monte. Le azioni di comunicazione per fare lead generation attraverso i social media sono tante.

Uno dei modi più comunemente impiegati è sicuramente l’utilizzo di un contest che sia strettamente connesso ai servizi o ai prodotti che offre la tua azienda. Se i premi in palio saranno interessanti per i partecipanti, questa scelta consentirà alla tua azienda di generare un contatto con il tuo target. 

Un altro modo per generare lead è quello di trovare un “lead magnet” che sia in grado di attirare i tuoi lead, un valido motivo (un tutorial, una guida, un pdf, un e-book, webinar) per cui il tuo target potenziale trovi giusto rilasciare i propri dati.

Ma quale social media è più efficace per generare lead? Facebook – con quasi 2,5 miliardi di utente al mese – è considerato il miglior social network per fare lead generation. Non è solamente una questione di numeri, al suo interno vi sono alcune determinate funzionalità che rendono più semplice questa operazione. Grazie a Facebook Lead Ads è possibile raccogliere le informazioni degli utenti profilati all’interno della piattaforma social. Dovrai creare un Lead Ads Form che serve per specificare quali dati intendi raccogliere (generalità, professione, città, interessi ecc.). È possibile, inoltre, inserire anche domande a risposta multipla e aperta. Anche Instagram ha le sue Lead Ads, ma le modalità di utilizzo sono differenti: i campi di utilizzo sono standardizzati. Per personalizzarli dovrai compilare manualmente il modulo di inserzione. Per quanto riguarda il marketing B2B, Linkedin sembra essere quello più efficace: stando a quello che sostiene l’account ufficiale di LinkedIn Marketing Solutions è in grado di generare un volume doppio di lead rispetto agli altri social.

In conclusione

Finora abbiamo visto come i social, se supportati da una social media strategy adeguata, rappresentino una risorsa imprescindibile per le aziende, uno strumento eccellente per raccogliere dati, migliorare la reputazione del brand, informarsi sui servizi e prodotti offerti, ottimizzare i contenuti e farsi conoscere da potenziali clienti. Molte opportunità, tuttavia, restano ancora inesplorate. Oggi non sembrano esserci ragioni per cui un’azienda non debba investire nel social media marketing. Contribuire al successo di un brand attraverso una comunicazione social è possibile, basta farlo nel modo giusto attraverso un impiego “strategico” dei canali di comunicazione. Affidati a Synesthesia!

I nostri servizi di marketing e social media trasformano idee brillanti ma complesse in soluzioni digitali semplici, rapide e innovative, che proponiamo e progettiamo insieme al cliente per aiutare la sua azienda in modo concreto a raggiungere importanti obiettivi di brand e di mercato. Grazie al lavoro di team esperti sviluppiamo strategie di comunicazione social e piani editoriali all’avanguardia per i nostri clienti e partner.


Per conoscere le nostre soluzioni, scrivici. Saremo contenti di trovare insieme la risposta migliore alle tue esigenze.

Autore: Luca Greco (Copywriter di Synesthesia).