Reelations – la più grande convention dei content creators italiana

Dal 19 al 21 ottobre si terrà presso gli spazi di EDIT Torino “Reelations”, la più grande convention dei content creators italiana dedicata ai content creators, ai social media manager e alle aziende che cercano nuove opportunità di crescita attraverso i social network. Synesthesia supporterà la convention. 

“Volevamo dar voce alla creatività di quei giovani che vengono taggati come “BUSTER”  solo perché si stanno creando un mestiere che prima non esisteva. Sentendoci tra quei giovani, abbiamo lanciato un evento che raduna creator di talento per raccontare le storie e i valori dei brand sui social”. 

Con queste parole Andrea Visconti (CEO e founder di Reelations) e tutto il team di Reelations presentano sul sito ufficiale dell’evento il loro progetto che si pone l’obiettivo di creare esperienze e relazioni tra creator e brand, generando interazioni sui social network.

A chi si rivolge Reelations? 

Una grande opportunità aperta a tutti, indipendentemente dal proprio livello di esperienza, un luogo di scambio in cui gli influencer, content creators e social media manager possono condividere le loro idee creative, le esperienze professionali, apprendere nuove competenze, ampliare la rete di contatti e generare nuove occasioni lavorative per i propri clienti. 
Reelations si rivolge anche a brand e aziende che intendono approfondire la propria conoscenza del “mondo social”, prendendo in considerazione punti di vista nuovi: miglioramento dei canali già attivi, posizionamento su piattaforme inesplorate, nuove figure professionali e strategie di crescita aziendale.

I creators

Il programma quest’anno è ricchissimo di workshop, speech e ospiti d’eccezione. Tra i creators presenti durante la convention troviamo: Le Twins, Manuel Mercuri, Andrea La Greca, Massimiliano Allievi, Luca La Mesa, Samuele Brusca, Danny Schipani, Giulia Berruto (Bubi), Alessandro Carta, Alessandro Crescentini, Massimiliano Pedone, Andrea Randazzo (Ranzy), Linda Raimondo (Astrolinda), Leoucifero, Jennifer Poni, Francesco Ronchi, Francesca Grinoglio (IAAD), Gabriele Rossi, Marco Marino, Nicola Mei e Davide D’Urso (comico di Colorado e content creator).

Synesthesia supporta l’evento

Synesthesia è “investor sponsor” di Reelations, riconosce nella convention una grande occasione di innovazione e condivisione di idee. L’evento darà, infatti, la possibilità a creators e aziende di intraprendere nuove collaborazioni e di far comprendere l’importanza di uno strumento lavorativo in costante crescita. 

Come sostiene Riccardo Recalchi (CEO di Synesthesia):

“Negli ultimi anni il mondo della comunicazione digitale è cambiato molto velocemente grazie all’avvento di nuovi social network. È cambiato il modo di interagire degli utenti e il modo di concepire professioni che prima, per esempio, non esistevano. Eventi come “Reelations” sono importanti per tutti i creatori di contenuti digitali perché rendono possibile la nascita di nuove e interessanti possibilità di networking e formazione. Oggi per le aziende comunicare la propria identità sui social network è diventato fondamentale. Farlo nel modo giusto può fare la differenza. Nuove opportunità di crescita, dunque, ma anche nuove sfide. Synesthesia è molto attenta alla continua evoluzione del mondo dei social media ed è sempre alla ricerca di nuove potenzialità da sviluppare. Siamo, quindi, molto felici di supportare Reelations e di partecipare con i nostri content creators a questa importante iniziativa. Ti aspettiamo da EDIT”.

Come afferma Andrea Visconti (CEO e founder di Reelations):

“Il rapporto con Synesthesia è un rapporto giovane, ma fondamentale nell’economia della convention. Abbiamo già collaborato alla realizzazione dell’evento “La Vacanza dei Creator”, e il loro apporto si è rivelato strategico nella relazione con alcune aziende ed enti pubblici, grazie ai quali è stato possibile alzare il livello dell’iniziativa rispetto all’edizione del 2022. Possiamo dire che è anche grazie a Synesthesia se abbiamo generato 1478 video e 59 milioni di interazioni in sette giorni di “vacanza”.

Ci auguriamo che alla convention dei creator il risultato possa essere ancora più alto! Ringrazio Francesco Ronchi, Riccardo Recalchi, Enrico Beraldo e tutto il team di Synesthesia per il prezioso contributo che stanno dando, ma soprattutto per aver deciso di investire sulle nuove professioni del digitale e sui giovani che le governano!”

Oltre allo sviluppo del sito web ufficiale, il team eventi di Synesthesia fornirà supporto tecnico durante tutto l’evento, curerà il ticketing e il check-in.


Per avere maggiori informazioni e per l’acquisto dei biglietti, clicca qui.

 

Cos’è e come funziona Threads

L’applicazione, lanciata nel 2019 e rilanciata il 6 luglio 2023, è accessibile, per ora, solo al di fuori dell’Unione Europea e nel Regno Unito.

Threads sarà “stand-alone” (in grado di funzionare in modo indipendente), ma strettamente collegata a Instagram, sempre di proprietà di Meta. Gli utenti, infatti, iscriversi con il proprio profilo e trasmettere dati quali utenti seguiti e followers. Nella piattaforma sarà possibile aprire discussioni tramite dei “fili” che divideranno i post in sezioni da massimo 500 caratteri. Threads renderà possibile l’interazione tra gli utenti attraverso commenti e reposting, oltre che permettere la condivisione di link, foto e video dalla durata massima di 5 minuti. Una particolarità dell’app è la funzione “Fai una pausa”, utile a gestire in modo equilibrato l’uso del nuovo social network.

Perché (al momento) non è disponibile in Unione Europea

Threads è disponibile esclusivamente al di fuori dei confini dell’Unione Europea (a eccezione del Regno Unito fresco di Brexit) perché il garante europeo non ha ricevuto le corrette rassicurazioni da parte di Meta riguardo le modalità d’uso e di condivisione dei dati. Threads, basato su Instagram, può infatti creare problemi di data-crossing nel mercato europeo.

Questa situazione è, ovviamente, temporanea e Zuckerberg è già a lavoro per uniformare la propria piattaforma alla regolamentazione in materia di privacy presente nel Vecchio Continente, e proprio in questo periodo ha ricevuto un grosso aiuto da parte della “Decisione di adeguatezza” tra UE e Stati Uniti, che gli permetterà di entrare sul mercato più rapidamente.

Differenze con X

L’obiettivo principale di Meta sembra chiaro: battere la concorrenza di X (la nuova versione di Twitter), che non naviga in acque tranquille dopo il rebranding attuato da Elon Musk nel mese di luglio 2023, per assicurarsi una fetta di mercato che ha sempre visto un unico protagonista. A oggi la differenza è ancora evidente (13 milioni di utenti attivi contro i quasi 200 di X), ma la piattaforma è ancora troppo nuova e incompleta per poterle mettere a paragone. Nei primi due giorni dal lancio di Threads, il traffico sulla piattaforma dei cinguettii è diminuito del 5%, per poi stabilizzarsi in linea con il solito, preoccupante, -11% che caratterizza X da mesi.

L’applicazione conta al 26 luglio circa 120 milioni di utenti iscritti, dato destinato a crescere in seguito agli sviluppi sulla regolamentazione dei dati personali, e ha tutte le carte in regola per dare il via all’ennesimo scontro tra due delle personalità più influenti del nostro periodo storico.

Mark vs Elon: una guerra a colpi di social

Questa “battaglia” tra i due social è un altro capitolo della faida in atto tra i due imprenditori protagonisti della nostra storia recente. Grazie al successo di Facebook e alle acquisizioni di Instagram e Whatsapp, il monopolio dei social network spettava esclusivamente a Zuckerberg. Nella primavera del 2023 le cose sono cambiate, Musk acquista Twitter e, tra mille controversie (come i licenziamenti di massa), conquista la scena dei social network.Recentemente sono volati anche insulti (scherzosi?) dopo il lancio della nuova applicazione, verso il suo ideatore, accusato di aver copiato alcune funzionalità di X. Questo lascia intendere che nessuno dei due sia disposto a lasciare il trono all’altro, a qualsiasi costo. Quale sarà il vincitore di questa “guerra”? Nessuno può saperlo con certezza, non ci resta che attendere gli esiti dell’impatto di Threads.


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Un acquisto sorprendente?

Elon Musk compra un cospicuo pacchetto azionario di Twitter e il titolo del social vola subito in borsa. In molti hanno giudicato questa operazione come sorprendente e inattesa. Proprio il mese scorso – tramite un sondaggio lanciato sul proprio profilo Twitter – il fondatore di Tesla manifestava il suo disaccordo con la policy adottata dallo stesso social dichiarando apertamente di aver preso in considerazione la creazione di un nuovo social network, completamente indipendente.

“Dato che Twitter è di fatto una piazza pubblica, non rispettare i principi della libertà di parola fondamentalmente mina la democrazia. Cosa bisognerebbe fare? È necessaria una nuova piattaforma?”

Che cosa cambia?

Elon Musk non ha mai fatto mistero di preferire Twitter ad altri social network. La sua influenza con celebri tweet passati alla storia ha inciso in passato non poco sugli indici di borsa e sull’andamento delle cryptovalute e questo non lo ha messo al riparo da critiche anche piuttosto marcate. Il suo ruolo nel mercato è davvero troppo rilevante per poter usare i social in modo “disinvolto”. 

L’acquisto di Twitter rappresenta certamente un’operazione finanziaria destinata a lasciare il segno. Elon Musk ha acquistato il 3 aprile scorso circa 73,5 milioni di azioni. Il titolo è balzato di oltre il 23,05 %, toccando i 49,1 dollari per azione. Con le quotazioni di Aprile 2022 Twitter vale in borsa circa 31 miliardi di dollari. Con l’acquisto del 9,2% delle quote di Twitter il fondatore di Tesla supera così il fondo Vanguard (detentore dell’8,7%) e lo stesso fondatore di Twitter Jack Dorsey, diventando a tutti gli effetti il primo azionista della piattaforma.

E ora, che cosa dobbiamo aspettarci? L’ingresso di Musk comporterà cambiamenti significativi? Ci saranno conseguenze anche per gli altri social?

Il fondatore di Tesla ha immediatamente chiesto agli utenti di esprimersi sull’inserimento della funzione di correzione dei tweet, con un sondaggio a cui hanno già risposto poco meno di 4,5  milioni di utenti. “Volete un pulsante di modifica?”, ha chiesto Musk nel suo tweet, offrendo agli utenti la risposta “yse” (cioè “yes”, sì, ma scritto male) o “on”, mettendo martedì 5 aprile come tempo massimo per rispondere.

Elon Musk Twitter

La possibilità di poter modificare un post su Twitter rappresenta una svolta epocale per il noto social network e per tutto il mondo dei social in generale (anche se nella versione a pagamento attiva solo in US, Canada, Australia e Nuova Zelanda) questa cosa è “parzialmente” possibile. Una possibilità di cambiamento che può avere importanti ripercussioni sociali. 

Questa nuova operazione finanziaria apre scenari interessanti anche dal punto di vista politico. Non sono, infatti, mancate, le richieste dei sostenitori di Donald Trump intenzionati a far tornare l’ex presidente su Twitter, sospeso dal 9 gennaio 2021 a seguito degli avvenimenti di Capitol Hill. 

Che sia davvero questo il prossimo passo di Twitter? Non ci resta che aspettare le prossime mosse a sorpresa di Musk.

La prima iniziativa è stata quella del CEO Parag Agrawal di Twitter che ha prontamente invitato Elon Musk nel board di Twitter.

Elon Musk Twitter

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Autore: Luca Greco (Redazione di synblog).

L’utilizzo di TikTok per le aziende: i dati  

Da tempo, per incrementare il proprio business attraverso il web, le aziende pianificano strategie di marketing su piattaforme come LinkedIn e Facebook. Queste piattaforme, infatti, permettono alle imprese di trovare nuovi potenziali clienti, ma sono utili anche per affermare la propria identità e per pubblicare annunci di lavoro.

Ora a competere con questi due social c’è TikTok e i suoi numeri parlano chiaro. Secondo il rapporto Digital 2020, condotto da Hootsuite e We Are Social, l’app cinese, in soli 12 mesi, ha raggiunto oltre 800 milioni di utenti. Ecco il motivo per cui il TikTok Marketing è diventata la materia del momento e sempre più aziende (soprattutto rivolte a un pubblico giovanile) stanno approdando su questa piattaforma.  

Come funziona l’app?

Anche su TikTok, come nella maggior parte dei social media, gli utenti possono mettere like, commentare e cercare contenuti per argomento. Per la creazione dei video, il social mette a disposizione molti strumenti come i filtri AR, gli effetti visivi, la musica e suoni per il doppiaggio o per il karaoke. L’app si fonda principalmente sul cosiddetto User Generated Content (UGC), ovvero i contenuti sono generati dagli stessi utenti della piattaforma. Un’altra caratteristica fondamentale di TikTok è il Lip-Sync che, in fase di registrazione, permette all’utente di sincronizzare il movimento delle sue labbra con la colonna sonora di un video musicale, canzone o qualsiasi altra traccia audio.

Quasi tutti i contenuti di TikTok sono stati pensati per intrattenere, ma di recente sono stati inseriti anche dei canali informativi, come la sezione dedicata al Covid-19 o quella di “TikTok for Good”, creata appositamente per spronare i giovani a sostenere una buona causa. L’ecosistema dell’app, dunque, sta aprendo le porte ai brand, introducendo alcune importanti novità. Ora, infatti, è possibile effettuare campagne pubblicitarie e includere i link nelle biografie, due azioni che fino a poco tempo fa non erano disponibili, ma che sono fondamentali per trasformare un potenziale cliente in un cliente reale. Un’altra importante novità, ancora in fase di sperimentazione, è il pulsante “shop now”, una piattaforma di e-commerce del social stesso.  

Occorre, però, fare attenzione a non esagerare con la pubblicità: gli utenti di Tik Tok si aspettano contenuti unici e originali. Se un video è percepito come pubblicità sarà ignorato, motivo per il quale alcune aziende sono scettiche nei confronti di questa novità. Ma a tal proposito, TikTok offre la possibilità di pubblicizzare il proprio brand con iniziative alternative, in modo da creare interazione con gli utenti. Una è la Branded Hashtag Challenge, che “sfida” gli utenti a creare i loro video utilizzando un hashtag (riconducibile al brand); mentre i Branded Stricker permettono agli utenti di utilizzare, appunto, sticker “brandizzati” nei contenuti da loro creati. 

I Case Study più originali di marketing su TikTok

La sezione dell’app che mostra le idee e le soluzioni di marketing più creative dei brand è TikTok for Business. Si tratta di una piattaforma dedicata specificamente alle aziende dove si possono trovare soluzioni specifiche e creative per il marketing. Dal suo lancio (giugno 2020) questa funzionalità è oggi disponibile in oltre 150 paesi e in 75 lingue diverse. La campagna “You’re On” lanciata da Ray Ban è solo uno dei numerosi esempi di aziende che hanno utilizzato con successo questo strumento. Il celebre brand di occhiali ha fatto ricorso a una soluzione di Gamified Branded Effect con l’utilizzo della realtà virtuale. Gli utenti potevano, quindi, realizzare contenuti divertenti e di intrattenimento “indossando” gli occhiali da sole Ray Ban. 

È evidente l’effetto di “promozione” dei prodotti stessi dell’azienda e l’incremento di popolarità soprattutto tra i più giovani che costituiscono la parte principale degli utenti del social network (il 41% degli utenti ha meno di 24 anni).

Perché scegliere il TikTok marketing

Sono, dunque, moltissimi i vantaggi e le soluzioni pensate per le aziende da TikTok, “luogo” ancora poco esplorato “sul fronte business” e per questo vantaggioso. Uno degli aspetti principali che le aziende dovrebbero tenere in considerazione consiste proprio nella tipologia di pubblico che possono intercettare con il marketing su TikTok: i giovani compresi tra i 16 e i 24 anni, la cosiddetta Generazione Z, sono gli utenti principali del social network e rappresentano la generazione che avrà il maggiore potere di acquisto nei prossimi dieci anni. 

Un’altra caratteristica vantaggiosa di creare campagne pubblicitarie su TikTok consiste nel fatto che si tratta di una “terra ancora in parte inesplorata”. È, infatti, possibile creare campagne di marketing senza dover (per ora) fare i conti con una concorrenza “spietata”. Lo spazio pubblicitario disponibile sul social network è ancora abbastanza “libero” e rappresenta una possibilità di crescita interessante per le aziende più intraprendenti e pronte a esplorare nuovi “terreni” di sviluppo.


Vuoi saperne di più su come poter utilizzare i social media per far crescere in modo efficace la tua attività? Synesthesia elabora soluzioni di marketing e social media customizzate sulla base delle necessità del cliente con l’obiettivo di supportare la sua attività nel raggiungimento di concreti risultati di crescita sul mercato globale. Scopri le nostre strategie all’interno della pagina dedicata o chiedi ai nostri esperti.

Turismo digitale e la figura dell’influencer-turista

Per comprendere il rapporto che c’è tra il mondo del turismo e quello degli influencer occorre, innanzitutto, fare un passo indietro e analizzare il fenomeno legato alla digitalizzazione di questo settore. Quando si parla di turismo digitale solitamente si fa riferimento all’utilizzo di nuovi strumenti tecnologici per pianificare, gestire il proprio viaggio “in modo intelligente”. Oggi la digitalizzazione del settore turistico sembra essere diventata l’unica via per la ripresa dopo la pandemia. Inizialmente, però, molte furono le perplessità legate a questo fenomeno. Ci si interrogava sul ruolo che avrebbe potuto acquisire all’interno dello scenario economico italiano e, solo con il tempo, si è capito che turismo digitale e trasformazione digitale andavano di pari passo.

In un’epoca in cui internet e i social media rappresentano la fonte principale d’informazione, non deve stupire, dunque, la stretta relazione che si sta delineando sempre di più tra il turismo digitale e la professione dell’influencer. Oggi, infatti, per reperire informazioni di qualsiasi genere su viaggi, città artistiche e mete paradisiache, il “turista digitale” si basa molto spesso sulle opinioni di amici, familiari, ma anche sconosciuti. È qui che entra in gioco la figura dell’influencer-turista. Grazie alla visibilità e notorietà di cui gode, è in grado di raggiungere un grande numero di persone, diventando veicolo di informazioni e consigli utili per chi viaggia. 

L’opinione pubblica si divide: pro o contro l’influencer-turista?

Il piano che prevedeva di utilizzare gli influencer per rilanciare il turismo ha già visto numerosi protagonisti. Dalle visite alla Cappella Sistina e alla Galleria degli Uffizi di Chiara Ferragni, alla promozione di una mostra a Bologna dello youtuber Luis Sal. Dal video promozionale sull’Emilia Romagna affidato alla voce narrante di Stefano Accorsi, alla campagna promozionale del Museo Archeologico di Napoli con la partecipazione del gruppo satirico The Jackal. Tanti sono gli esempi di questo nuovo fenomeno già messi in campo, quanto numerose le opinioni discordanti. 

All’interno di questo dibattito, c’è chi sostiene che questa strategia di marketing rappresenti il modo più semplice e immediato per far conoscere l’arte e le bellezze del nostro paese ai più giovani e chi, invece, considera queste “figure” poco idonee.  

L’estate scorsa, per esempio, ha fatto molto discutere il caso di Chiara Ferragni. Tante sono state le critiche che sono arrivate da diversi studiosi e appassionati in materia, che hanno definito l’accostamento della Venere del Botticelli alla Ferragni come una scelta impropria, paragonando il canale social degli Uffizi a quello di una marca di costumi. La questione resta tuttora molto aperta e dibattuta.

Il caso “Ferragni-Uffizi”: un indiscutibile successo di comunicazione e marketing 

Che si facciano gli shooting di moda all’interno dei musei non rappresenta certo una novità. Occorre, tuttavia, precisare che Chiara Ferragni non è stata appositamente chiamata dalle Gallerie degli Uffizi per risollevare la popolarità del museo, ma si trovava lì per lavoro. Come ha dichiarato il direttore Eike Schmidt, si è trattata di un’operazione molto vantaggiosa per il museo, che non ha comportato alcuna spesa.

Nei giorni successivi ai post della Ferragni, gli ingressi alle Gallerie degli Uffizi hanno fatto segnare un +27% di visitatori (con un +3600 ingressi under 25 nel weekend successivo ai post). L’eco mediatico generato ha ottenuto milioni di apprezzamenti in tutto il mondo, posizionando per molti giorni gli Uffizi tra i trend topic su Twitter, Instagram e nelle ricerche Google.

Turismo digitale senza confini. Cosa ci attende nel futuro?

Il fatto che il turismo sia stato uno dei settori più colpiti a livello mondiale dall’attuale pandemia è indiscutibile. Nel 2019, l’Italia aveva raggiunto il quinto posto nella classifica dei Paesi più visitati al mondo, con 94 milioni di turisti stranieri: cifra che nel 2020 ha registrato un -55% di presenze. Tuttavia, la recente riapertura delle frontiere e i primi flussi di turisti, fanno ben sperare: secondo l’Enit (Agenzia Italiana per il Turismo), nel 2022 non solo si tornerà ai livelli pre-Covid, ma si registrerà un’ulteriore crescita di due punti percentuale. 

Per questo motivo il digitale, che ha già cominciato a rivoluzionare il settore turistico, diventerà essenziale per concretizzare queste stime. L’utilizzo delle tecnologie è sempre più diffuso e i dati parlano chiaro: il 22% dei turisti italiani usa strumenti digitali, come i tour virtuali, per scegliere l’alloggio o la località di destinazione prima della prenotazione. Inoltre, la percentuale dei turisti che, rientrati dal viaggio, comprano on-line un prodotto legato alla località visitata è passata dal 4% nel 2015 al 12% nel 2019. Infine, il 30% dei turisti, una volta terminata la loro esperienza, decidono di raccontarla online, lasciando delle recensioni sui luoghi da loro visitati. 

Se già all’inizio del 2020 l’innovazione tecnologica nel turismo si riteneva fondamentale per la sua crescita, oggi, con l’esigenza di rilanciare un settore pesantemente danneggiato, lo è ancora di più. Come abbiamo visto, si tratta di una tendenza in costante aumento che porta con sé infinite opportunità di crescita. In tal senso il turismo digitale e la figura dell’influencer-turista possono fare la differenza.

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Le modifiche di Tik Tok

Con i suoi 689 milioni di utenti attivi, di cui 5,4 milioni solo in Italia, Tik Tok è il settimo social network più popolare al mondo. Attualmente è più utilizzato nel sud-est asiatico, ma la sua popolarità è in aumento anche in occidente. Dopo neanche 4 anni dal lancio iniziale, ha superato la quota di due miliardi di download, registrando nel primo quadrimestre del 2020 la cifra di 350 milioni di download in tutto il mondo. Ma la piattaforma dai numeri stratosferici ha di recente attuato alcune modifiche che interesseranno i suoi utenti:

“Potremmo raccogliere identificatori biometrici e informazioni biometriche, come definito dalle leggi statunitensi, come impronte facciali e impronte vocali, dai contenuti utente. Laddove richiesto dalla legge, chiederemo all’utente tutte le autorizzazioni necessarie prima di tale raccolta”.

Con questa breve nota il celebre social network cinese ha annunciato la modifica alla propria informativa sulla privacy. 

Un cambiamento non indifferente che interesserà direttamente la vita e la privacy di tutti gli utenti (per ora) di nazionalità statunitense. La raccolta di dati biometrici da parte di Tik Tok consiste nell’attività eseguita dal social di identificare oggetti e scenari, l’esistenza e la posizione all’interno di un’immagine di caratteristiche del corpo e del viso e il testo delle parole pronunciate. In realtà non è l’unico social che elabora i dati degli utenti in questo modo, ma ne esistono già altri che utilizzano la stessa strategia per ottimizzare gli annunci pubblicitari. Tik Tok, inoltre,sembrerebbe voler soltanto migliorare le proprie funzionalità, per questo la nuova privacy policy avverte che la raccolta di immagini e audio sarà utile per abilitare “effetti video speciali per la moderazione dei contenuti, per la classificazione demografica, per i contenuti e i consigli sugli annunci e per altre operazioni non di identificazione personale“.

La “questione” della privacy

L’annuncio da parte dell’app sulla raccolta dei dati biometrici, per quanto vaga, ha già suscitato numerose preoccupazioni. Tik Tok, infatti, non ha specificato lo scopo di questa raccolta, né tantomeno le modalità con cui chiederà il consenso per il trattamento dei dati. Ha soltanto svelato che inizierà con i dati degli utenti statunitensi e non è sicuramente un caso, considerando che in pochi Stati sono presenti delle leggi che tutelano la privacy biometrica. Per questo motivo, laddove non esista una legislazione specifica, molte persone potrebbero non essere avvisate sulla raccolta dei dati. Sembrerebbe però non essere questa l’intenzione di Tik Tok, che assicura di essere sempre molto attenta alla privacy del suo pubblico. La piattaforma che per tutta la durata dell’Amministrazione Trump era stata considerata come una minaccia per la sicurezza nazionale, ora sta cercando di riconquistare la fiducia degli utenti statunitensi. Per questo motivo ha più volte dichiarato di archiviare le loro informazioni in data center degli US e di Singapore, assicurando di non averli mai condivisi con il governo cinese. 

Il futuro di Tik Tok 

Tik Tok raccoglie già moltissime informazioni dal profilo dei suoi utenti, come i contenuti da loro creati, i cookie, le app e i file presenti sul loro smartphone, la posizione del dispositivo utilizzato e addirittura lo stato della batteria e i ritmi di battitura. Per cui, a cosa serviranno i dati biometrici? 

Per il momento restano i dubbi e le polemiche di molti utenti di Tik Tok. Nei prossimi mesi scopriremo se l’app avrà fatto una scelta sbagliata, spaventando e facendo “scappare” dalla piattaforma tutti quelle persone preoccupate per la loro privacy, o se gli utenti saranno riusciti a digerire questa novità mantenendo attiva la loro presenza sull’app. 

Synesthesia collabora con Smart Flow, digital experience company italiana che offre a grandi aziende, PMI, Pubblica Amministrazione e professionisti le competenze organizzative, tecniche e legali per indirizzare e mantenere la compliance al GDPR.

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Il video diffuso dalla multinazionale di Cupertino lo scorso 26 aprile 2021 spiega come, grazie al nuovo sistema operativo di iOS, sarà direttamente l’utente a decidere quando consentire alle app di collezionare i dati per creare un profilo personale e un’identità digitale.

Se questo ha scatenato qualche flashback proveniente da Matrix, l’immagine mentale è voluta.“What is the Matrix? The Matrix is a computer-generated dream, built to keep us under control. In order to change the human being into this” (immaginate i vostri dati personali al posto della pila) – Morpheus che si rivolge a NEO all’inizio di Matrix.

Facebook sta cercando le misure da adottare nel momento in cui Apple consentirà ai suoi utenti di negare il consenso per la pubblicità targetizzata. Molte compagnie, come il noto social network si difendono, affermando che il targeting ADS rende migliore l’esperienza degli utenti sulle applicazioni. Apple, invece, su questo tema si schiera apertamente contro l’azienda rivale: una vera e propria “guerra fredda” tra le due multinazionali, come si può intuire anche dalle continue dichiarazioni rilasciate dai rispettivi CEO.

Come si è arrivati a questa situazione?

Prima del 2011, il rapporto tra Steve Jobs e Mark Zuckerberg era quasi “idilliaco”: incontri privati raccontati in libri e biografie e un legame simile a quello condiviso tra Obi Wan Kenobi e Anakin Skywalker. 

Facebook era una piattaforma già usata da milioni di persone e Apple sviluppò il device che consentì la fruizione della piattaforma nel miglior modo possibile. Il 2011 fu l’anno di svolta: Tim Cook prese il posto di Jobs dopo che questi fu costretto a lasciare la guida di Apple per motivi di salute. Il nuovo CEO adottò immediatamente una direzione diversa per l’azienda, più incline alla protezione dei dati personali. 

A livello aziendale, il rapporto tra le due Big Tech si raffreddò nel 2012 quando “Zuck” decise di creare, insieme a HTC e AT&T, il suo telefono, l’HTC First, con un sistema operativo differente e un proprio servizio di messaggistica istantanea. Il progetto naufragò nel 2013 ma la vicenda conteneva già in sé i punti di futuro contrasto tra le aziende.

Gli avvenimenti politici della seconda parte del decennio furono influenzati pesantemente dalle campagne di comunicazione organizzate da gruppi di influenza sulle piattaforme social. Il caso di Cambridge Analytica, scoppiato all’inizio del 2018, è stato emblematico: l’azienda britannica aveva raccolto i dati personali di 87 milioni di account Facebook senza il loro consenso e li aveva usati per scopi di propaganda politica. 

A metà marzo 2018 il New York Times fornì le prove della raccolta non autorizzata delle informazioni, mentre il The Guardian scoprì che Facebook era a conoscenza delle attività illecite del gruppo da almeno due anni, ma non aveva fatto niente per proteggere i dati dei suoi utenti.

Non è tutto: Tim Cook fu ospite dell’emittente MSNBC nei giorni in cui Zuckerberg venne convocato dal Senato USA per rispondere alle accuse di non aver impedito la manipolazione dei dati personali sulle sue piattaforme. Alla domanda su come si sarebbe comportato lui di fronte alla Commissione, Cook dichiarò: “Io non mi sarei mai trovato in quella situazione: la privacy è un diritto costituzionale degli USA, un diritto umano”. Tim Cook decise così di fare della privacy una colonna portante del business model di Apple. In larga parte la decisione fu presa tenendo in considerazione il trend del momento.

Ogni anno, Apple organizza la Worldwide Developers Conference: un evento in cui sono presentati i prodotti in uscita per l’anno successivo. Nel 2018 Tim Cook presentò un’estensione per Safari che bloccava i cookies di tracciamento. Quale fu il portale usato come esempio per promuovere questa nuova feature? Instagram, mettendo così Facebook in disparte.

Nel 2019, in occasione della conferenza annuale organizzata dalla banca d’investimento Allen&Company a Sun Valley, in Idaho, e riservata a mogul delle aziende tech e media, si consumò la deriva finale. 

Da quanto emerso di recente Mark Zuckerberg provò a “sporgere un ramoscello d’ulivo” a Tim Cook chiedendo come lui avrebbe affrontato le conseguenze del caso Analytica. 

Tim, gelido, rispose che si sarebbero dovute cancellare tutte le informazioni collezionate con le piattaforme di Facebook nel corso degli anni. In pratica, Cook, di fronte al gotha della Silicon Valley, disse a Zuckerberg che il suo business model era “tossico”. E l’offerta di pace fu rispedita al mittente.

A questo punto “Zuck” perse definitivamente la pazienza, dichiarò che Facebook avrebbe sviluppato una piattaforma per tutti, senza necessità di sborsare migliaia di dollari. 

Apple, paladina della protezione dei dati personali?

Anche da parte del colosso di Menlo Park la strategia di comunicazione si divise tra critiche personali rivolte a Tim Cook e valutazioni sull’operato della multinazionale concorrente.

Facebook iniziò a diramare migliaia di annunci su come, in tutto il mondo, ci fossero imprese che avevano prosperato grazie alle attività sulle piattaforme social e in particolare attraverso la funzione di pubblicità target. 

Può risultare credibile che Facebook si erga a paladino di piccole medie imprese? Il controsenso può trovare consistenza nei dati e nel giro d’affari prodotto nell’ultimo anno, in cui migliaia di imprese effettivamente si sono rese conto dell’importanza della pubblicità sui canali digitali e, convertendo la business organization, hanno potuto sopravvivere. 

La migliore freccia nella faretra di Facebook però risiede tuttora nell’ipocrisia di Apple. L’azienda di Cupertino, infatti, vende in Cina ogni anno centinaia di milioni di dispositivi, realizzando utili considerevoli. Non solo, assembla nel Paese asiatico la maggior parte dei device e soprattutto condivide con il governo locale tutti i dati che transitano nei server e sui dispositivi, incluso l’App Store. 

Al contrario di altre compagnie (Google Search, per esempio) che hanno rinunciato a condividere le informazioni, Apple ha deciso di affidare il trattamento dei dati personali degli utenti cinesi a Guizhou-Cloud Big Data, una compagnia di proprietà del Governo cinese.

Un altro argomento che spesso viene portato all’attenzione dai detrattori di Apple è che Siri funziona con il motore di ricerca di Google, la cui politica sui dati personali è tanto invasiva quanto quella di Facebook (se non di più) .

Sebbene i temi sollevati siano di primaria importanza, senza ombra di dubbio è l’azienda di Menlo Park che sta accusando i colpi inferti dalla concorrenza. 

In fin dei conti, per l’utente delle piattaforme digitali è semplice sposare i temi sollevati da Apple (privacy è buona cosa), sebbene purtroppo sia altrettanto facile chiudere più di un occhio sul rispetto dei diritti umani in altri contesti del globo.

Gli argomenti fatti emergere da Facebook sono percepiti come frammentati e raggiungono gli utenti più tardi rispetto al messaggio lanciato dall’azienda di Cupertino.

In conclusione: il paradosso della privacy

Ma quanto interessa davvero l’argomento alle multinazionali? Forse l’unica risposta è “nella misura in cui possono trarne un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza”.

Apple sta capitalizzando sulla tensione costruita negli ultimi anni e ha “stravinto” questo round. Facebook deve trovare un altro modo per risalire la china (una china che ha prodotto 27 miliardi di dollari di ricavi nell’ultimo quadrimestre).

Perché non siamo più nel panorama del 2011? Per amore della competizione insita nella Silicon Valley dove se non stai crescendo stai recedendo. La competizione tra CEO è l’unica regola tra chi vive quella situazione: l’economia americana è fondata sull’assunto “Go big or go home”. 

Seguendo questo ragionamento possiamo dedurre che l’immagine pubblica di Zuckerberg sia in declino, offuscata dalla diatriba con Tim Cook e dall’ascesa di altri personaggi nel mondo Tech che ne stanno appannando la dimensione pubblica.

Quando lasciamo alle corporazioni il compito di tutelare i nostri diritti va a finire male. Quali saranno i prossimi campi di battaglia? Possiamo ipotizzare: messaggistica istantanea, piattaforme di gaming, podcast e soprattutto realtà aumentata e virtuale.

Synesthesia collabora con Smart Flow, digital experience company italiana che offre a grandi aziende, PMI, Pubblica Amministrazione e professionisti le competenze organizzative, tecniche e legali per indirizzare e mantenere la compliance al GDPR.


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La total digital audience di settembre 2020

Settembre è il mese che coincide tradizionalmente con la ripresa delle attività lavorative e scolastiche dopo la pausa estiva. 

Considerata la radicale anomalia del periodo che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo tuttora, i dati di questo autunno, se da un lato confermano una generale ripresa dell’attività lavorativa in rete, dall’altro evidenziano una crescita sensibile e molto significativa della presenza online, rispetto a periodi analoghi degli anni precedenti. A settembre 2020, secondo quando riportato da Audiweb, la total digital audience ha raggiunto la soglia di 42,2 milioni di utenti in Italia contro i 41,6 milioni dell’anno precedente. Quest’anno, dunque, circa un milione in più di persone è connessa a internet, andiamo a vedere più nel dettaglio quali sono le motivazione e le modalità di questo cambiamento.

I dispositivi di connessione

Uno degli aspetti più interessanti, evidenziati dal report di Audiweb, riguarda i dispositivi utilizzati per connettersi alla rete. La percentuale di persone online rispetto al mese di agosto non cambia in modo rilevante (nel mese di settembre si registra un aumento del 2.3%), ma ciò che invece muta sensibilmente sono i mezzi utilizzati. 

L’utilizzo del PC per navigare il web aumenta del 30.9% rispetto al mese di agosto, mentre lo smartphone registra un aumento pari solo allo 0.1%. Un simile quadro indica chiaramente che il ricorso ai dispositivi mobile per accedere alla rete è ormai radicato nelle abitudini degli utenti italiani, tanto in un contesto lavorativo quanto nei momenti di svago e riposo. 

L’incremento riguardante l’utilizzo dei PC, invece, può certamente essere spiegato alla luce della ripresa delle attività lavorative, e, per quest’anno in modo particolare, scolastiche (si pensi alla ormai nota DAD, “didattica a distanza”). Un computer richiede una scrivania e una sedia per poter essere utilizzato agevolmente. Nel periodo estivo non sempre si hanno a disposizione questi strumenti, per non menzionare il fatto che quando si viaggia un PC è meno pratico di uno smartphone da trasportare. 

Chi sono gli utenti della rete?

Dai dati raccolti in merito al totale delle utenze digitali per il mese di settembre 2020, salta immediatamente all’occhio come le percentuali più elevate si registrano tra le fasce “ attive” della popolazione, ovvero tra i soggetti in età lavorativa. La percentuale del 72.1% registrata con riguardo ai giovanissimi (18-24 anni), in età per lo più scolastica, è destinata a crescere e a raggiungere il suo picco massimo (79.8%) nella popolazione compresa tra i 25 e i 44 anni di età, per poi ricominciare lentamente a decrescere in modo inversamente proporzionale all’aumentare dell’età (solo il 27.9% delle persone con più di 64 anni si connette quotidianamente a internet). Da una simile analisi si può dedurre come l’utilizzo della rete sia sempre di più uno strumento usato per lavorare, tanto da parte di coloro che entrano nel mondo del lavoro e che solitamente hanno conoscenze informatiche e digitali più “fresche di studi”, quanto per tutti i lavoratori già “avviati” ma che devono comunque fare i conti con l’innovazione costante per rimanere al passo con i tempi. D’altra parte il lifelong learning è un ingrediente essenziale per affrontare le sfide della società odierna sempre più digitale e interconnessa.

Tuttavia, a fronte dello scenario fin qui tracciato, ovvero di una consistente crescita dell’attività lavorativa svolta online, è doveroso prendere in considerazione un’altra faccia della medaglia. Secondo il report “Digital 2020”, pubblicato dall’agenzia We are social in collaborazione con Hootsuite, al giorno d’oggi ancora il 40% della popolazione mondiale non ha accesso a internet. Il numero delle donne “tagliate fuori” dalla connessione al web è, inoltre, di molto superiore rispetto a quello degli uomini. Si stima che nei territori corrispondenti al sud dell’Asia gli uomini abbiamo possibilità tre volte superiori rispetto alle donne di “frequentare” i social network. Il digital divide e gender gap rappresentano, quindi, le sfide più urgenti da affrontare per una società che sta diventando sempre più digitale e interconnessa. 

Cosa cercano gli utenti online?

Passiamo ora a considerare un ultimo dato interessante: le differenti categorie di siti web e la variazione del loro numero di visitatori tra i mesi di agosto e settembre 2020.

Innanzitutto, dalle percentuali che mettono a confronto i due mesi, possiamo subito notare che hanno registrano un incremento del numero di visitatori tutti quei siti correlati a servizi internet, di software, di email e più in generale riguardanti strumenti digitali utilizzati per scopi lavorativi, o comunque professionali. 

La categoria internet tools/web services è quella che registra il maggior numero di utenti a settembre, con un incremento percentuale del 1.4% rispetto ad agosto. 

Dunque la ripresa delle attività scolastiche e lavorative ha coinciso con un aumento di traffico verso le categorie di siti riguardanti strumenti digitali per le aziende, per la comunicazione “istituzionale” (le email sono preferite rispetto alla messaggistica istantanea che ha registrato invece un decremento di -0.5% rispetto ad agosto) e lo studio; un’ulteriore conferma di come internet sia oggi uno strumento di lavoro imprescindibile per la maggior parte degli italiani. 

In conclusione, possiamo affermare che ormai una gran parte dell’attività lavorativa e professionale, e oggi anche scolastica, è svolta completamente online.

Web e lavoro 2020: un occhio costante ai social tra tradizione e innovazione

Secondo la ricerca pubblicata da Hootsuite a ottobre negli ultimi 12 mesi 2020, i social network hanno registrato una crescita, a livello mondiale, pari al 12%. 

Gli utenti attivi sulle varie piattaforme da Instagram a Tik Tok, passando per Facebook, Twitter e molti altri ammontano a 4.14 miliardi su una popolazione mondiale di 7.81 miliardi. Più della metà degli abitanti del nostro pianeta hanno, quindi, almeno un account su un social network. Di conseguenza, ricorrere ai canali social per far crescere il proprio business sta diventando, per le aziende, sempre più una scelta “obbligata”, o quanto meno da privilegiare. Ma non basta essere presenti sui social network per arrivare a un pubblico target. É fondamentale essere presenti nel modo giusto. Quali piattaforme sono più utilizzate dalle persone a cui voglio rivolgermi? Come posso farmi notare in modo interessante e coinvolgente su queste piattaforme? Queste sono solo alcune delle domande che un’impresa deve porsi se vuole crescere ed essere al passo con i tempi.

Accanto ai social più “tradizionali” e ben noti, un cenno ad hoc merita sicuramente la new entry: Tik Tok. 

La sempre più diffusa app cinese di video musicali, lanciata nel 2016 con il nome di musical.ly, non sembra voler arrestare la propria crescita neanche di fronte alle opposizioni dei vari Governi mondiali.

L’ultima decisione volta a contrastare la popolarità dell’app cinese è stata presa dall’India che alla fine dello scorso giugno ha bandito la piattaforma all’interno del proprio territorio. A seguito di tale provvedimento, il social network ha perso circa 200 milioni di utenti in un solo colpo. Nonostante questo, gli utenti di Tik Tok sono aumenti di 80 milioni di unità tra giugno e settembre e oggi si stima che il pubblico raggiungibile tramite la piattaforma sia pari a 700 milioni in tutto il pianeta. Una vetrina che merita di essere tenuta in considerazione e analizzata passo passo in tutto il suo iter di crescita ed evoluzione.


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Recentemente Synesthesia, spinta dalla forte crescita degli ultimi mesi, ha deciso di rafforzare ulteriormente i legami di collaborazione con RedAbissi entrando nella compagine societaria. Lucio Gamba (CEO e fondatore di RedAbissi) e Riccardo Recalchi (CEO di Synesthesia) ci raccontano il perché di questa operazione e quali sono le loro aspettative per il futuro e gli obiettivi che le aziende vogliono raggiungere insieme.

Lucio, Synesthesia è entrata a far parte  di RedAbissi. Quali sono state le ragioni che vi hanno indotto a unire le forze?

La collaborazione con Synesthesia è nata poco dopo la nostra costituzione. Questo ci ha dato l’accesso alle loro competenze ed alle loro risorse permettendoci di velocizzare il piano di sviluppo della nostra piattaforma RedHab. Il posizionamento di Synesthesia e la sua capacità commerciale, inoltre, ci ha portato tanti nuovi progetti da realizzare.

Riccardo, continua il percorso di crescita di Synesthesia. Da anni è attiva una collaborazione con RedAbissi. Perché avete deciso di investire in questa realtà proprio ora?

Il sodalizio con RedAbissi nasce prima di tutto dalla stima, umana e professionale, con Lucio e con tutto il team di RedAbissi. Abbiamo visto nascere l’idea e l’abbiamo sostenuta lavorando insieme sulla piattaforma RedHab, apportando il nostro contributo tecnologico: a oggi questa piattaforma è un’eccellenza sul mercato e siamo orgogliosi di far parte di questo progetto.

Il Il team di RedAbissi, inoltre, lavora insieme a quello di Synesthesia nella gestione di tutte le attività di digital marketing, cosa che ha permesso una crescita importante nella qualità dei servizi che offriamo ai nostri clienti.

Lucio, quali sono gli elementi in comune alle due aziende?

Mi sono ritrovato completamente nell’approccio e nei valori etici che mettono al centro le persone e la qualità dei servizi offerti.. Questo ha reso semplice il dialogo e l’integrazione al punto che ormai fatico a distinguere la differenza tra i due team aziendali.

Riccardo, quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati, nuovi  ambiti di collaborazione o c’è anche dell’altro?

Nel piano strategico di Synesthesia le attività legate al digital marketing e comunicazione giocheranno un ruolo molto importante: abbiamo intenzione di portare la nostra offerta a un livello qualitativo sempre più alto e questa collaborazione è al centro della nostra idea di futuro.

Vogliamo, inoltre, far crescere insieme la piattaforma RedHab e con Lucio e il team stiamo lavorando a nuove features e all’internazionalizzazione, altro obiettivo dei prossimi due anni.

Lucio, che tipo di collaborazione ti aspetti e come vedi il futuro?

Per citare il direttore commerciale di Synesthesia: “dobbiamo avere un sano strabismo verso il mercato con un occhio al presente e uno al futuro”. A breve termine la collaborazione ci permetterà di offrire ai clienti dei servizi più estesi e integrati ma dall’altra la fusione delle nostre competenze di marketing con quelle più tecnologiche e innovative di Synesthesia ci permetterà a breve di creare nuovi servizi e nuove soluzioni.


Grazie al lavoro di team esperti Synesthesia e RedAbissi sviluppano strategie di comunicazione social e piani editoriali all’avanguardia per i propri clienti e partner. 

Scopri le nostre strategie all’interno di questa pagina dedicata.

Synesthesia, oltre a sviluppare innovative soluzioni di digital factory e marketing, si occupa anche di creare strategie e progetti nel mondo dei social network e del digital marketing. Oggi vi racconteremo un nuovo interessante progetto che ci vede impegnati da circa sette mesi nella creazione e gestione di contenuti social per un’importante multinazionale che opera da oltre 70 anni nella realizzazione di allestimenti e pavimentazioni sui quali intere generazioni di atleti hanno gareggiato e fatto la storia di diversi sport, dall’atletica al calcio, dal basket al badminton. Stiamo parlando della famosissima Mondo.

La costante ricerca dei materiali, l’ottimizzazione di ogni fase dell’intero processo produttivo e soprattutto il dialogo costante e diretto con gli atleti (al fine di comprendere appieno le loro esigenze) garantiscono all’azienda di raggiungere standard elevatissimi di qualità, offrendo la migliore soluzione per ogni singola disciplina.

Per raccontare la qualità dei prodotti di Mondo (divisione Sport & Flooring) occorre, dunque, andare là dove ogni record è stato infranto e dove ogni impresa umana si scontra ogni giorno, a ogni allenamento, a ogni Olimpiade o manifestazione anche minore contro i limiti della fisica.

Perseguire l’innovazione a ogni costo partendo dalla base, dalle testimonianze dei protagonisti dello sport, per ottenere risultati straordinari. Questa è la filosofia che contraddistingue il modo di operare di Mondo e questo è focus principale sul quale si è concentrata la strategia di comunicazione social pensata da Synesthesia e declinata sui canali Facebook, Instagram e Linkedin del cliente. 

“Perseguire l’innovazione a ogni costo partendo dalla base, dalle testimonianze dei protagonisti dello sport, per ottenere risultati straordinari.”

Tutto questo è stato reso possibile grazie alla realizzazione di piani editoriali mensili e ADV pensati per informare e coinvolgere le due tipologie di target individuate: gli appassionati di sport e i professionisti dei settori di architettura, ingegneria, pubblica amministrazione, ecc. 

Sono proprio gli atleti con le loro testimonianze sportive e con i loro traguardi raggiunti i veri protagonisti, la voce che racconta la qualità delle pavimentazioni sportive Mondo Sport & Flooring.  Una strategia vincente che nel giro di poco meno di 7 mesi ha prodotto risultati molto importanti. 

Le soluzioni digitali che proponiamo e progettiamo insieme al cliente possono aiutare le aziende in modo concreto a raggiungere importanti obiettivi di brand e di mercato. Grazie al lavoro di team esperti sviluppiamo strategie di comunicazione social e piani editoriali all’avanguardia per i nostri clienti e partner.

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