4Dem, la piattaforma di Email, SMS e Marketing Automation, ideata da Advision è entrata ufficialmente a far parte di Positive Group (ex Sarbacane Group), azienda francese leader europeo della comunicazione digitale. Un’operazione importante che ha come obiettivo quello di affermare una leadership totale in Europa in un settore in grande fermento come quello dell’email marketing e raggiungere i 100 milioni di fatturato entro il 2026.
Quello dell’email marketing è oggi un settore in costante crescita grazie soprattutto alla facilità di accesso, al costo relativamente basso e agli elevati tassi di conversione. Si stima che nei prossimi 5 anni il settore crescerà ancora del 20%. Nonostante i 50 anni di età, l’email resta il canale preferito per la comunicazione digitale di tutte le aziende e i professionisti. Nel corso degli anni, 4Dem si è affermata sul mercato conquistando la fiducia di migliaia di aziende Made in Italy. Oltre 4.000 utenti attivi in 19 paesi al mondo e un numero impressionante di email inviate annualmente (oltre 350 milioni).
Positive Group ha deciso di investire in Italia, puntando tutto su 4Dem, realtà torinese con la quale è attiva una collaborazione plueriennale per offrire congiuntamente la tecnologia e la consulenza necessaria per far crescere il business delle aziende. Siamo, quindi, molto felici per i nostri amici di 4Dem per questo importante traguardo raggiunto, un passo decisivo per diventare una delle realtà in Europa più importanti dell’email marketing.
Come sostiene Paolo Errico (Fondatore e CEO di 4Dem):
“Vogliamo diventare uno dei poli europei più importanti dell’e-mail marketing. Positive Group incarna perfettamente i nostri valori. La scelta di farne parte è motivo di grande orgoglio oltre che un onore per noi. Siamo felici di poter lavorare fianco a fianco con grandi professionisti e di scrivere una nuova pagina di storia per l’azienda. In altri paesi avere successo nei software è più facile rispetto a Torino dove le competenze sono legate ad altri settori strategici come l’automotive e l’aerospace. Sono molto contento di poter aggiungere 4Dem nella lista delle eccellenze del territorio e di contribuire all’impulso innovativo della città. Devo ringraziare il mio gruppo con il quale in questi anni ho condiviso questo percorso”.
Come sostiene Mathieu Tarnus (Fondatore e CEO di Positive Group):
“Siamo lieti e orgogliosi di dare il benvenuto a Paolo e a tutto il suo team da parte della nostra meravigliosa squadra. Condividiamo gli stessi valori imprenditoriali, la stessa visione e la stessa ambizione nel nostro mercato. Questa fusione tra 4Dem e Positive Group ci permette di espandere la nostra presenza in Italia. Non vediamo l’ora di lavorare con Paolo per continuare a accelerare il nostro sviluppo in questo settore. Negli ultimi tre anni abbiamo avviato una nuova fase di espansione continuando a sviluppare le nostre attività di sempre, ma anche facendo acquisizioni mirate per crescere più velocemente ed espanderci a livello internazionale. In quest’ottica, 4Dem è una realtà lungimirante che ci sarà di grande aiuto”.
Complimenti quindi ai nostri amici di 4Dem. Condividiamo con loro la loro gioia per aver raggiunto un traguardo così importante.
L’evoluzione dei social
La nascita dei social media ha segnato un cambiamento nelle dinamiche sociali e relazioni della popolazione mondiale. Oggi possiamo affermare che è praticamente impossibile essere “fuori” dall’ecosistema che queste piattaforme hanno creato. Non si tratta più, infatti, solo di canali di comunicazione tra singoli utenti privati come poteva essere Facebook ai suoi albori. La presenza delle aziende e delle istituzioni sui social è oggi evidente e in alcuni casi predominante (e invadente). Pensiamo, per esempio, a Twitter dove la componente istituzionale è molto forte: quotidianamente le più importanti organizzazioni a livello mondiale rilasciano dichiarazioni proprio utilizzando i ben noti Tweet, molto più diretti e veloci dei vecchi comunicati e lanci d’agenzia.
Per quanto riguarda le aziende, la loro presenza sui social è evidenziata dal fatto che quasi tutte le piattaforme stanno implementando sempre più le funzionalità legate al settore dello shopping online. TikTok marketing è un esempio molto emblematico della diffusione crescente del Social Commerce, ovvero della scelta dei consumatori di fare acquisti direttamente sui social.
Dall’informazione allo shopping, dunque, passando per la condivisione di contenuti e la creazione di relazioni (che sono le basi su cui si fonda la nascita stessa dei social media), le piattaforme social sono oggi i principali attori e artefici dei cambiamenti e delle evoluzioni che si muovono in seno alla società. Ma quali sono i rischi connessi a un panorama così “fluido”, libero e in continua evoluzione?
La disinformazione nel mondo digitale
Come abbiamo già avuto modo di accennare, i social media sono oggi uno dei principali canali di comunicazione e informazione a livello globale. La libertà di pensiero è senz’altro uno dei pilastri su cui, almeno in teoria, si fondano queste piattaforme. Gli utenti possono, infatti, condividere in ogni momento messaggi di testo, immagini o video con la propria rete e non solo. Ma la libera manifestazione del pensiero, se portata all’eccesso ed esercitata senza limiti, può avere ricadute negative anche molto gravi sulla società a livello globale. In un mondo interconnesso come il nostro, infatti, è praticamente impossibile fermare o arginare un’informazione nel caso in cui sia scorretta o addirittura dannosa.
Per questi motivi la lotta alla disinformazione oggi è un tema sempre più urgente che coinvolge tutti. Un interessante saggio di Jonathan Haidt, psicologo americano, intitolato “Why the past 10 years of american life have been uniquely stupid” analizza gli ultimi 10 anni della storia statunitense proprio alla luce della possibile dannosità dei social media. L’autore utilizza un paragone con la vicenda biblica della Torre di Babele: un esempio emblematico di frammentazione della comunicazione con la conseguente impossibilità di far circolare le informazioni.
Haidt afferma che, a partire dal 2010, i social media hanno “armato di frecce” le istituzioni degli USA che a loro volta hanno iniziato ad attaccarsi a vicenda a “colpi di tweet”. Spesso i contenuti di questi messaggi diffusi online si basano su un’informazione modificata e piegata agli interessi ora dell’una ora dell’altra parte. Si è creata così sempre più disinformazione sotto gli occhi dei cittadini americani, come un circolo vizioso. Le conseguenze principali sono state la perdita di credibilità e l’indebolimento della stabilità della stessa democrazia.
Estendendo la riflessione al contesto globale, possiamo affermare che oggi ci sentiamo quasi spaesati, in un mare di informazioni in continua evoluzione, senza riuscire ad approdare nel “porto sicuro” di un’informazione corretta e veritiera. Pensiamo, per esempio, alla disinformazione che ha avvolto quasi totalmente questi ultimi anni di pandemia e che ha creato grandi difficoltà nella gestione della situazione di crisi. Una disinformazione che si è autoalimentata a partire soprattutto dai profili di istituzioni e enti non ufficiali.
Per concludere prendiamo in prestito una frase di Chris Wetherell, l’inventore del bottone del Retweet, che con riferimento proprio alla funzionalità da lui sviluppata disse:
“We might have just handed a 4-year-old a loaded weapon” (potremmo aver appena dato in mano a un bambino di 4 anni una pistola carica).
I social sono uno strumento di manifestazione della libertà di pensiero, ma sono necessarie delle guide e dei limiti stabiliti nell’interesse della collettività. È importante evitare che un’arma carica e pronta a sparare finisca nelle mani di persone sprovvedute e inconsapevoli dei danni che potrebbero causare.
Una possibile strada da percorrere
I social media, però, sono anche un insieme di strumenti che racchiudono grandi opportunità per utenti, aziende e organizzazioni: dalla possibilità di mettersi in contatto con persone in tutto il mondo e di condividere esperienze con un’app sul proprio smartphone, all’occasione per le aziende di raggiungere un pubblico sempre più ampio grazie al social commerce fino alla possibilità di far circolare l’informazione con un semplice clic. La soluzione non è abolire i social media, ma comprendere l’importanza di farne un uso consapevole e rispettoso del bene comune.
Gli effetti positivi di questi strumenti, infatti, sono altrettanto evidenti e numerosi. Pensiamo per esempio alle competenze digitali che i bambini, “nativi digitali”, sviluppano sin da piccoli. E poi è proprio grazie ai social se i ragazzi di oggi hanno a disposizione una grande quantità di fonti di informazione, anche molto diverse tra loro, aspetto che favorisce maggiormente lo sviluppo di un pensiero critico proprio.
I social media, infine, possono costituire uno strumento a disposizione di tutti per sensibilizzare su una causa particolare (si pensi per esempio a tutte le iniziative che nascono “dal basso” in tema di sostenibilità ambientale), riunire persone che condividono gli stessi valori e avere così un impatto nel mondo reale. Per tutti questi motivi è importante combattere la disinformazione a vantaggio di un’informazione libera, veritiera e utile per tutti. È una battaglia condivisa che siamo chiamati a combattere, ciascuno con i mezzi che ha a disposizione.
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