Il progetto
L’e-commerce di Prezzemolo e Vitale nasce dall’intuizione di Giuseppe Prezzemolo e Giusi Vitale che, insieme ai loro figli, hanno dato vita a uno spazio virtuale dove fare la spesa quotidiana con la possibilità di scegliere tra prodotti di alta qualità, anche di piccoli produttori locali e Presidi Slow Food.
L’e-Commerce si aggiunge ai punti vendita, 7 a Palermo e 3 a Londra, portando l’esperienza della visita in negozio, in cui trovi familiarità e tradizione, anche online e accessibile a tutti.
La soluzione
La soluzione di e-commerce elaborata da Synesthesia con il contributo di Droplet consente al cliente che accede alla piattaforma di trovare consigli personalizzati sulla spesa. Tra le migliaia di prodotti sono presenti quelli a marchio “Giù Giù” e “Le eccellenze di Prezzemolo e Vitale”, una linea di specialità siciliane di Prezzemolo & Vitale dedicata alle private label.
Tutti i prodotti, a eccezione dei freschi sono disponibili in tutta Italia con consegna a domicilio entro 24 ore. La spesa può essere effettuata anche tramite app o via Whatsapp.
La strategia della nuova versione dell’e-Commerce ha dato spazio a una categorizzazione molto efficace e tool ad hoc per garantire un’esperienza utente personalizzata nel pieno rispetto delle norme che regolano l’utilizzo dei dati.
La grande attenzione riservata al design della user experience ha condotto gli esperti team di lavoro a escogitare un sistema intuitivo che consente al cliente di scegliere la quantità di prodotto desiderata semplicemente selezionando il prezzo che si desidera pagare.
I tre sistemi di navigazione previsti per la piattaforma consentono, infine, all’utente di trovare con estrema facilità ciò che desidera. Questi sistemi consistono in:
- categorie e sottocategorie direttamente nella homepage che riproducono la struttura dei reparti e degli scaffali dei negozi fisici;
- filtri che permettono di raggiungere i prodotti, specificando le loro caratteristiche;
- ricerca in auto-complete che consente di visualizzare i prodotti più pertinenti e di inserirli direttamente nel carrello per una spesa più veloce.
Grazie alla funzionalità di “Quick View” l’utente può, inoltre, avere immediatamente un’anteprima dettagliata del prodotto.
I risultati conseguiti
La strategia di comunicazione mirata, la realizzazione di una User Experience intuitiva e “familiare”, lo sviluppo dell’app mobile dedicata e la realizzazione della piattaforma Magento sono stati gli ingredienti essenziali per raggiungere l’obiettivo dell’intero progetto di e-commerce: far sentire “a casa” il cliente di P&V.
Il sito, inoltre, è completamente responsive: la spesa può essere fatta sia da mobile sia da desktop o attraverso le app Android e iOS dedicate. Ogni opzione è messa a disposizione dell’utente per garantire un’esperienza soddisfacente, facile e immediata.
Visita Prezzemolo & Vitale
Ogni giorno, Synesthesia, grazie al lavoro di team esperti sviluppa applicazioni all’avanguardia per i propri clienti e per i propri partner. Scopri le nostre Creazioni digitali all’interno di questa pagina dedicata. Continuate a seguirci per essere aggiornati costantemente sulle novità della nostra factory.
Il progetto Children Digi-CORE affronta il tema dei diritti dei bambini, quanto mai attuale e importante. Lo fa attraverso la progettazione e la creazione di un’app intuitiva e innovativa di sensibilizzazione, informazione e denuncia, che consente ai bambini di segnalare le violazioni ai difensori civici locali.
Synesthesia si occuperà della fase di co-progettazione partecipativa e sviluppo dell’app. Il progetto, finanziato dall’Unione Europea, vede il coinvolgimento di partner come l’Università degli Studi di Torino, il Consiglio Regionale del Piemonte e organizzazioni del settore sia italiane che internazionali, tra le quali anche l’associazione Agevolando e l’associazione Hope for Children.

Lo scenario
Secondo la Commissione Europea oggi un minore su tre nell’UE ha subito qualche forma di maltrattamento: dalla disparità di accesso alla tecnologia alla mancanza di protezione dagli abusi in ambiente domestico, ancora troppi bambini/e e adolescenti hanno bisogno di aiuto. Per questi motivi, lo scorso 24 marzo 2021, l’UE ha presentato una strategia generale sui diritti dei minori con l’obiettivo di offrire questo aiuto.
L’innovazione per Synesthesia passa soprattutto attraverso la formazione delle future generazioni.
Crediamo nei valori e nei principi esposti nella Carta delle Nazioni Unite tracciando concretamente da anni percorsi formativi di avvicinamento in modo consapevole al mondo digitale per bambini/e e ragazzi/e. La formazione in tutti gli ambiti attraverso la creatività e il gioco rappresenta la nostra risposta concreta alla disparità di accesso alla tecnologia e a qualunque forma di discriminazione e violazione dei minori.
Tutti gli stakeholder che collaborano a qualsiasi titolo con Synesthesia sono pienamente consapevoli dell’importanza di rischi di abuso e sfruttamento che il mondo digitale può comportare per i più giovani e di quale sia il corretto utilizzo degli strumenti tecnologici da parte loro.
La soluzione: Children Digi-CORE
Il progetto consiste nello studio e nello sviluppo di un’app per i minori di età compresa tra i 12 e i 17 anni.
Si pone i seguenti obiettivi:
- rendere maggiormente fruibili le informazioni sui diritti dei minori, indicando i casi in cui un danno configura una violazione dei loro diritti;
- contattare il Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza in maniera intuitiva, semplice e sicura.
La finalità ultima è quindi quella di proteggere da ogni forma di maltrattamento e abuso, i minori direttamente o indirettamente coinvolti dai servizi, dalle attività e dai progetti di Synesthesia.
L’applicazione mobile sviluppata per smartphone (iOS e Android) consentirà di ricevere informazioni comprensibili, ma rigorose e dettagliate, su quali situazioni configurino violazioni di diritti:
- attraverso un sistema di ricerca per parole chiave, con riconoscimento del testo (es. descrivo il problema e ricevo una lista di possibili “match”);
- consultando i contenuti direttamente da un elenco.
L’app fornirà, infine, le informazioni su quali siano le autorità giudiziarie competenti a cui rivolgersi e consentirà di inoltrare una richiesta direttamente all’attenzione dei Garanti regionali per l’infanzia e l’adolescenza. L’invio di una mail agli indirizzi delle istituzioni competenti consisterà nella compilazione di un form con i dati necessari.
La user interface sarà semplice e adatta al target di riferimento. Saranno coinvolti i ragazzi nella fase di progettazione (design con focus group mirati). La progettazione della user experience sarà realizzata attraverso attività di “design thinking” e portata avanti in un design sprint che coinvolgerà utenti finali e operatori (selezionati a cura dell’Università) insieme ai designer per la prototipazione rapida dell’app.
In conclusione
Children Digi-CORE rappresenta un’importante occasione per affrontare l’attualità in modo più concreto e vicino al benessere dei più giovani. Siamo fieri di far parte di questo progetto e non vediamo l’ora di cominciare al fianco dei nostri partner e a tutti coloro che decidono quotidianamente di sposare questa battaglia.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
Nel gennaio 2014 il social network di Mark Zuckerberg, Facebook, si ingrandiva acquisendo Whatsapp, app di messaggistica tra le più diffuse a livello mondiale. L’annuncio suscitò da subito grande preoccupazione negli utenti che facevano ampio ricorso all’app bianca e verde, ma avevano, allo stesso tempo, poca fiducia nel social network americano. Nel 2016 venne introdotta la crittografia end-to-end, un modello di protezione dei dati. Recentemente Whatsapp ha divulgato un nuovo aggiornamento alla propria informativa sulla privacy: la novità riguarda la possibilità, per le aziende, di utilizzare i servizi di Facebook al fine di conservare e gestire le proprie chat su Whatsapp. Gli utenti si sono nuovamente “sollevati” e la modifica, che sarebbe dovuta entrare in vigore l’8 febbraio 2021, è stata rimandata.
Ma ci saranno davvero dei cambiamenti? E in caso di risposta affermativa, in che misura sarà coinvolta la privacy? Telegram diventerà (come pare già essere) una buona alternativa a Whatsapp?
Andiamo dunque ad analizzare meglio queste domande, con l’obiettivo di trovare risposte concrete, corrette e chiare.
Le modifiche di Whatsapp alla luce del GDPR
Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), emanato nel 2016 dal Parlamento Europeo, ed entrato ufficialmente in vigore il 25 maggio 2018, realizza un regime di tutela dei dati personali applicabile a tutti i cittadini dell’Unione e non derogabile dalle normative nazionali. I regolamenti europei costituiscono, infatti, uno strumento legislativo direttamente applicabile e vincolante per tutti gli Stati membri dell’UE. Ciò significa che qualunque azienda, anche con sede in un Paese extra-UE, come nel caso di Whatsapp, è tenuta a rispettare le norme del GDPR (General Data Protection Regulation) ogni qualvolta tratti dati appartenenti a cittadini comunitari.
Le ricadute di una simile previsione sono evidenti e molto concrete qualunque modifica o aggiornamento Whatsapp, in futuro, decida di apportare ai propri termini e condizioni d’uso non potrà mai ledere il regime di tutela imposto dal GDPR. In caso contrario, infatti, incorrerà inevitabilmente nelle pesanti sanzioni previste dallo stesso regolamento.
Alla luce delle presenti considerazioni, dunque, si può affermare che i dati degli utenti europei raccolti da Whatsapp non potranno mai essere trattati in modo tale da ledere il regime di tutela attuale. L’app di messaggistica continuerà a non poter condividere le informazioni con Facebook come avviene dal 2018, anno in cui il GDPR è entrato in vigore.
Il posticipo nell’applicazione della modifica, che sarebbe dovuta avvenire l’8 febbraio, è stato determinato da una richiesta avanzata dall’Autorità garante europea per la protezione dei dati personali che ha portato il “caso” all’attenzione del corrispondente Comitato europeo, l’EDPB (organo che riunisce le Autorità garanti di tutti i Paesi membri). L’Autorità ha ritenuto infatti che l’informativa emanata da Whatsapp sia poco leggibile e non permetta agli utenti, come si legge dalla nota, di “manifestare una volontà libera e consapevole”. Whatsapp dovrà rispondere in merito a questo richiamo.
Lo “scudo” del regolamento europeo non protegge comunque tutti gli utenti extra-UE e quindi la questione a livello mondiale resterà aperta.
È importante tuttavia sottolineare, come ha specificato la stessa piattaforma sul proprio sito ufficiale, che la modifica di Whatsapp riguarderà solo ed esclusivamente la messaggistica “business” ovvero la comunicazione gestita dalle aziende tramite profili commerciali. L’app intende facilitare l’operato delle imprese mettendo a disposizione i servizi di hosting di Facebook anche su Whatsapp.
Telegram e Whatsapp a confronto
A fronte delle modifiche, per ora solo annunciate, di Whatsapp, pare che, negli ultimi tempi, molti utenti abbiano deciso di abbandonare l’app bianca e verde per migrare su altre soluzioni analoghe e (forse) più “sicure” come Telegram. Ma cerchiamo di analizzare più a fondo le reali differenze tra i due servizi.
La piattaforma di messaggistica e broadcasting di origini russe, a differenza della concorrente americana, utilizza un codice sorgente opensource e non adotta la crittografia end-to-end di default. Offre, in compenso, la possibilità di avviare chat segrete e in grado di autoeliminarsi in un intervallo di tempo deciso dall’utente (che va da 1 secondo a 1 settimana). Questa funzionalità costituisce “un’arma a doppio taglio”: se da un lato, infatti, garantisce un elevato standard di privacy e segretezza delle conversazioni, dall’altro rappresenta lo strumento ideale per coloro che perseguono scopi illeciti (dalla distribuzione di contenuti vietati alla pedofilia) e che grazie al sistema dell’autodistruzione della chat possono nascondere facilmente le tracce del proprio operato.
Telegram, poi, non mostra l’orario preciso dell’ultimo accesso degli utenti ma solo un più generico “pochi minuti fa”.
I dati degli utenti raccolti da Whatsapp sono decisamente più numerosi rispetto a quelli collezionati da Telegram. La prima, infatti, raccoglie una quantità enorme di informazioni, dalla posizione geografica precisa alla lista dei contatti, dall’indirizzo email alla cronologia degli acquisti effettuati tramite l’app. Dall’altro lato, invece, Telegram individua “solo” nome, numero di telefono, contatti, user ID e indirizzo IP dell’utente.
In conclusione
All’esito dell’analisi che abbiamo tracciato, si può affermare che tanto Whatsapp quanto Telegram (e altre app concorrenti) hanno punti di forza e punti di debolezza in tema di privacy e sicurezza nel trattamento dei dati raccolti. La scelta migliore, dunque, dipende dalle esigenze dell’utente. Quel che è certo, però, è che la tutela garantita dal Regolamento europeo rappresenta un mezzo di protezione effettivo ed efficace importante per tutti i cittadini europei. Una tutela omogenea per il territorio comunitario è la soluzione migliore, anche allo scopo di evitare differenze o carenze ingiustificate. Il GDPR rappresenta, quindi, un modello virtuoso che potrebbe essere fonte di ispirazione anche per altri sistemi legislativi nel mondo.
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PeraBite è una agenzia di Torino, che affianca aziende b2b, micro e piccole imprese con entrate inferiori ai 4 milioni di euro in tutto ciò che è comunicazione Digital & Mobile.
I co-fondatori Marco Portinaro e Manuel Falasco si sono conosciuti nel 2010 lavorando a un evento organizzato per promuovere lo sport a Torino: da quel momento hanno deciso di mettere insieme le loro conoscenze, esperienze e contatti per lanciare PeraBite. Dopo aver lavorato a progetti di marketing digitale ed eventi per grandi nomi dello sport, il team ha deciso di ampliare il proprio bacino di clienti includendo il mondo Corporate anche grazie ai contatti acquisiti negli anni attraverso gli sponsor degli eventi sportivi. L’agenzia offre servizi di Marketing digitale, sviluppo Web e E-commerce e crea contenuti a supporto della comunicazione aziendale, foto, video e testuali.
L’intervista
Parlando Covid-19: come ha impattato secondo te sulla trasformazione digitale?
“Per metà delle PMI Italiane l’online è stato la salvezza. La pandemia di Covid-19 e il relativo lockdown hanno cambiato le nostre vite e rivoluzionato alcune delle nostre abitudini. Metà degli italiani, per esempio, ha aumentato gli acquisti online privilegiando non soltanto i big come Amazon e E-Bay ma anche piccoli negozi e fornitori. Non stupisce così che un terzo delle PMI italiane operative su Facebook abbia realizzato oltre il 25% delle proprie vendite su canali online nell’ultimo mese. Una tendenza che indica una delle strade da imboccare per ripartire”.
Quali cambiamenti ha comportato per i vostri clienti?
“I nostri clienti hanno capito che la qualità della loro presenza digitale è fondamentale. Non basta semplicemente essere online. C’è bisogno di strumenti specifici e tecnologie avanzate. Questo è stato il grande cambiamento dell’emergenza Covid-19: le aziende si sono rese conto di quanto sia importante il digitale, non solo per rivolgersi ai clienti, ma anche per lavorare con i dipendenti. Zoom o Google Meet non sono abbastanza, c’è bisogno di soluzioni intranet specifiche per operare in modo davvero intelligente e nel contempo di strategie specifiche per comunicare con i clienti in un periodo in cui questi sono raggiungibili principalmente attraverso strumenti digitali”.
“Mi vengono in mente alcuni esempi locali, aziende che volevano diventare digitali senza aver valutato quali fossero gli strumenti necessari. Per esempio, i ristoranti che non erano presenti su un servizio di delivery, hanno messo un cartello in vetrina per segnalare che si erano attrezzati per la consegna a domicilio, oppure hanno aperto un semplice account Instagram o Facebook e hanno inviato lì i loro clienti. E ha funzionato! Queste aziende si sono rese conto che aprendo una pagina Facebook avrebbero potuto raggiungere i loro clienti agevolmente. Ovviamente non è sempre così facile, ma funziona.
Un mio amico ha un’attività che sarebbe potuta rimanere aperta durante il coronavirus: un negozio di piante. All’inizio non aveva una presenza digitale, nessun sito web o e-commerce. Ha aperto una pagina Instagram e ha iniziato a vendere prodotti in questo modo. È stata un’esperienza positiva per lui e al contempo, una storia di successo secondo me, che lo ha convinto ad aprire il suo primo negozio digitale“.
“I nostri clienti hanno capito che la qualità della loro presenza digitale è fondamentale. Non basta semplicemente essere online..”
Sarà molto interessante vedere come evolverà la situazione attuale. Pensando al futuro, quali prospettive ci sono per la comunicazione nel mondo delle imprese e quali cambiamenti dobbiamo aspettarci?
“Per quelle che sopravviveranno aumenterà la necessità di strategie di comunicazione e di soluzioni digitali. Alcuni servizi o tipologie di evento potrebbero rimanere in forma digitale definitivamente, ma come prima cosa abbiamo bisogno che l’economia rientri in una situazione di normalità per comprendere fino in fondo quali saranno i reali cambiamenti”.
Perabite è storicamente legata al mondo dello sport, ma negli ultimi anni vi siete concentrati maggiormente sui clienti B2B e nello specifico sulle PMI. Quali esperienze legate al mondo dello sport ti porti dietro quando lavori con un cliente che invece si muove in una dimensione diversa?
“Il mercato sportivo ha tre anime: lo spettacolo, il cliente e lo sponsor. Quando lavori nel mercato dello sport devi concentrarti sui bisogni reali del tuo cliente, ma anche sull’empatia e l’emozione perché se da un lato lo sponsor vuole promuovere il proprio servizio, marchio o bene, non bisogna assolutamente mettere in secondo piano il fatto che l’utente finale stia assistendo a uno spettacolo. Questo è ciò che cerchiamo di portare nel nostro modello di business: non perdere il focus del consumatore e delle sue esigenze reali ma allo stesso tempo trasmettere empatia ed emozione attraverso la comunicazione dei nostri clienti“.
Immagino che nel mondo B2B possa essere difficile comunicare con empatia per certe aziende o servizi. Puoi farmi qualche esempio di situazione in cui ci siete riusciti?
“Con una buona comunicazione e lavorando bene con immagini e video puoi portare empatia e trasmettere emozioni. Con Synesthesia, per esempio abbiamo lavorato in questo senso: creando del materiale significativo siamo riusciti a rendere coinvolgente ed emozionante un evento aziendale per sviluppatori. Puoi sempre portare emozioni nella comunicazione”.
Quello che fate è creare e documentare la storia dei vostri clienti e dei loro prodotti?
“Esatto. Una delle mie esperienze più difficili è stata lavorare per un cliente che vendeva batterie industriali. Quando non hai una storia dietro un prodotto, lavori sulla storia dietro alle persone e probabilmente questa è la chiave: capire qual è la loro storia, cosa aggiunge al prodotto o come lo vivono nella quotidianità”.
“Puoi sempre portare emozioni nella comunicazione”
Perché le foto originali sono così importanti per supportare la comunicazione?
“Le foto stock sono una buona opzione e possono rispondere velocemente ad esigenze diverse, soprattutto quando c’è un budget limitato. Il problema è venuto fuori quando tantissime aziende hanno pensato che per avere un buon sito web o una buona comunicazione potesse essere sufficiente usare foto o immagini stock senza rendersi conto che la stessa immagine sarebbe stata poi usata per promuovere prodotti diversi e comparire in moltissimi contesti diversi.
Questo è il motivo per cui è meglio scegliere di far scattare delle foto originali per raccontare la propria storia, per non raccontarla con qualcosa di veramente personale, non con un’immagine o un video che possono avere tutti. Ricordo che in passato utilizzavo una foto d’archivio per pubblicizzare un prodotto assicurativo di un cliente e dopo un paio d’anni ho visto la stessa immagine della stessa ragazza sulla comunicazione per un dentista. Non puoi avere la stessa ragazza che promuove assicurazioni e servizi dentali!
Oltretutto, in questa nuova era digitale, le persone vogliono vedere testimonianze reali. vogliono vedere i tuoi veri clienti e la tua storia. Con il coronavirus siamo stati bombardati da contenuti video, che funzionavano perché erano reali. Non perché la regia o la post produzione fosse professionale ma perché erano pezzi di storie ver. Questo è ciò che le persone vogliono vedere: i tuoi dipendenti, i tuoi clienti, l’anima della tua azienda. È questo che vogliono vedere sul tuo sito web. Ecco perché suggerisco ai miei clienti di costruire un portfolio personale di foto e video; per essere autentici”.
“Questo è ciò che le persone vogliono vedere: i tuoi dipendenti, i tuoi clienti, l’anima della tua azienda”
Essere autentici è fondamentale. In questa nuova era digitale, con una così ampia scelta di piattaforme e canali attraverso cui comunicare online e offline come incoraggiate i vostri clienti affinché riescano a distinguersi?
“Può essere complicato, ma noi incoraggiamo tutti i nostri clienti a rivolgersi a professionisti perché non è affatto semplice. Hai bisogno di qualcuno che conosca il mercato, che conosca tutte le possibilità e possa suggerirti quelle giuste per te. Faccio un esempio: Internet potrebbe non essere il modo giusto per comunicare per la tua azienda, anche se sei online potrebbe non essere il punto migliore da cui partire. Per prima cosa chiediamo ai nostri clienti di parlarci della loro attività, dei loro clienti, di come comunicano, di raccontarci qual è il loro obiettivo. Avendo chiari tutti questi elementi capiamo insieme quale sia lo strumento giusto per raggiungere questi obiettivi.
Molte agenzie propongono di aprire un sito web o di fare pubblicità su Google o sui social media pensando che sia sufficiente, ma quando si va ad analizzare i risultati ci si rende conto che queste soluzioni non funzionano sempre e per tutti. Per questo motivo è importante rivolgersi a qualcuno che capisca davvero la tua attività, che conosca gli strumenti, che conosca il mondo della comunicazione e che possa assicurarti di raggiungere con precisione il tuo cliente finale”.
Come hai detto da subito, il “digitale” non è sempre la risposta, bisogna valutare tutte le opzioni e saper scegliere quella più corretta.
“Esatto, a volte può essere solo una comunicazione digitale, altre una tradizionale, oppure ancora il cliente può avere bisogno di una soluzione digitale a livello di comunicazione aziendale ma anche di uno strumento più fisico per raggiungere il suo target in una campagna specifica. Dipende sempre dall’attività e scegliere lo strumento giusto è fondamentale. Lo stesso strumento è perfetto per qualcuno e sbagliato per un altro“.
Il messaggio è che gli strumenti non devono necessariamente essere gli stessi per tutti. Vedo la tua chitarra acustica appoggiata al muro… quali sono i tuoi interessi e le tue passioni? Quali porti nel tuo lavoro in PeraBite?
“Ciò che conta per me, nella mia attività imprenditoriale e con i miei partner commerciali, è portare nel nostro lavoro strumenti “umani”. Quando abbiamo avviato insieme l’agenzia, la parte professionale era quasi data per scontata. Abbiamo costruito una buona azienda perché ci siamo concentrati sul lato umano. Questo fa la differenza per i tuoi colleghi e per i tuoi clienti. Se non valorizzi il lato umano non puoi raggiungere i clienti neanche in modo professionale“.
“raggiungere con precisione il tuo cliente finale”
E per essere una buona agenzia di comunicazione bisogna anche saper comunicare bene se stessi, giusto?
“Sì. Devi essere in grado di valorizzare te stesso per portare la tua professionalità ai clienti”.
C’è qualcosa della tua esperienza personale che ti aiuta in queste circostanze? Viaggi, musica, studi particolari o la tua famiglia?
“Sì, la musica è stata una vera e propria palestra. Per imparare a suonare uno strumento hai bisogno di dedizione e costanza ed è qualcosa che metto anche nel mio lavoro: dedizione e costanza con i clienti e in generale come approccio in tutte le situazioni”.
E questo i tuoi clienti lo apprezzeranno parecchio! Riguardando indietro, dai clienti nel mondo dello sport a quelli delle aziende B2B, qual è il lavoro di cui vai più fiero?
“C’è un lavoro di cui noi tre siamo particolarmente orgogliosi. L’abbiamo costruito noi, come agenzia, non per un cliente. Si tratta di una piattaforma digitale chiamata SporTorino, dove si possono trovare luoghi e associazioni per praticare sport a Torino. Puoi cercare per area, per singolo sport o attività specifica. Ne siamo molto orgogliosi perché è una piattaforma che aiuta in modo davvero concreto e semplice le persone a fare sport”.
“Quando non hai una storia dietro un prodotto, lavori sulla storia dietro alle persone e probabilmente questa è la chiave del successo”
Cosa vi ha spinto a dare vita a questo progetto?
“Siamo tutti e tre persone sportive. Io giocavo a squash, uno sport che non è molto popolare in Italia, per questo facevo fatica a trovare una palestra dove fare delle partite o allenarmi perché sembrava che nessuno lo conoscesse. Tutto è iniziato così, per coinvolgere le persone e far conoscere loro anche gli sport di nicchia“.
Dove avete reperito i dati per popolare la vostra piattaforma?
“Prima di tutto abbiamo raccolto tutte le informazioni disponibili online, poi abbiamo stretto delle partnership per ottenere dati sullo sport in regione e abbiamo poi integrato il tutto. La particolarità che ci distingue da un motore di ricerca qualsiasi è l’attenzione che mettiamo nel fornire i dati ai nostri utenti. Per esempio l’indirizzo di un’associazione dedicata a uno sport è quasi sempre diverso da quello della palestra o del luogo dove questo viene poi effettivamente praticato per cui noi ci assicuriamo di avere i dati sulla posizione corretti, perché è questo che interessa davvero all’utente finale”.
È un progetto ancora attivo?
“Sì, è ancora attivo e online e funziona bene. Abbiamo collaborato anche con Decathlon negli ultimi cinque o sei anni e sta funzionando bene”.
Grazie per il tuo tempo, per i tuoi pensieri e le tue esperienze! Buona fortuna per tutto.
“Grazie a voi!”.
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Cosa abbiamo imparato parlando con Marco:
- Le aziende che erano passate a una comunicazione completamente online adesso spesso cercano un contatto più reale e fisico con il loro target e puntano a un bilanciamento tra la comunicazione online e offline.
- Una presenza online di valore è più di una semplice vetrina. Sono necessari tool professionali per comunicare efficacemente sia all’interno che verso l’esterno dell’azienda, specialmente in tempi come quelli della quarantena dove le persone erano raggiungibili esclusivamente per vie telematiche.
- Mettere insieme comunicazione online e offline può essere un’ottima soluzione, anche se inizialmente è stata messa in piedi in fretta e furia: un cartello scritto a mano e un account Instagram ben gestito può essere un metodo efficace per rimanere in contatto con i clienti
- Nel mondo dello sport una comunicazione “emozionale” è fondamentale per il pubblico. Questo approccio può essere utilissimo anche nella realtà delle aziende B2B, per portare i clienti finali più vicini al prodotto o al servizio.
- Se il prodotto o il servizio non hanno una bella storia da raccontare probabilmente i loro creatori invece ce l’hanno! Cosa li ha portati a creare quella soluzione o come sono arrivati in azienda?
- Mettere insieme un portfolio di foto e video personali dell’azienda e dei suoi prodotti è uno strumento potentissimo per raccontare la loro storia ai clienti.
- In mezzo a tanti strumenti e canali di comunicazione è fondamentale lavorare con un’agenzia in grado di trovare e mettere in atto le migliori strategie per raggiungere il proprio obiettivo.
- La prima cosa da fare è sempre capire il prodotto o il servizio, il suo mercato di riferimento e quali sono gli obiettivi da raggiungere.
- Quando si tratta di comunicare non esiste una soluzione che vada bene per tutti. È importante valutare le necessità del cliente e mettere in atto strategie e soluzioni che vadano incontro a questi bisogni, offline e online.
- La Unique Selling Proposition di un business di successo può anche essere rappresentata dalle competenze personali del team, non solo da quelle professionali.
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Dopo settimane di speculazioni, analisi tecniche più o meno accurate e un acceso dibattito pubblico, sono finalmente state rese pubbliche alcune informazioni ufficiali relative all’app Immuni.
Immuni è l’app ufficiale del Governo Italiano che aiuterà la popolazione a combattere la diffusione del COVID-19. Sviluppata dalla software house milanese Bending Spoons, effettuerà il monitoraggio dei contatti tra le persone (vicinanza entro pochi metri) sfruttando il Bluetooth dei loro smartphone.
Dalla documentazione (disponibile qui) si possono trarre delle conclusioni molto interessanti sia dal punto di vista tecnico che per ciò che riguarda il design.
Nel file “Product Description” sono infatti disponibili anche i mock-up grafici delle schermate dell’app, a nostro avviso molto curati per estetica e user experience.
Ecco un paio di esempi:
Immagine 1 | Immagine 2 | Immagine 3
Dal lato tecnico risultano chiari i motivi che hanno causato il ritardo nella pubblicazione su AppStore e PlayStore. Se, in un primo momento, si era ipotizzato, per l’acquisizione dei dati utenti, un approccio centralizzato (modello PEPP-PT) che aveva fatto storcere il naso a molte persone per tematiche relative alla privacy, la documentazione conferma invece la scelta di adottare i nuovi framework introdotti da Apple e Google ad approccio decentralizzato (simile al modello DP-3T).
La scelta in realtà è stata praticamente obbligata, poiché i dispositivi iOS e Android presentano delle forti limitazioni nello sviluppo qualora si voglia rendere il proprio telefono “identificabile” tramite Bluetooth se l’app non è in esecuzione (per esempio, se il telefono è in stand-by in tasca o in borsa).
In una inedita joint-venture, Apple e Google hanno sviluppato un’integrazione ad-hoc per permettere alle app governative di tutto il mondo (e solo a loro) di abilitare le funzionalità di contact tracing. Tali funzionalità saranno disponibili solo dai prossimi aggiornamenti di sistema operativo iOS (versione 13.5, attualmente in beta) e dei Google Play Services su Android. Come conseguenza, purtroppo, sarà probabile vedere una curva di adozione dell’app piuttosto lenta.
Un altro tema interessante affrontato in documentazione è quello relativo alla coerenza tra codice sorgente e versione dell’app effettivamente negli store.
Se, da un lato, il codice sorgente dell’app (e dei servizi di back-end) sarà visionabile da chiunque, non c’è di fatto alcuna garanzia che la versione pubblicata e scaricata dagli utenti provenga effettivamente dalla sua compilazione.
Per ovviare a questo delicato problema, si è adottata una soluzione basata su Continuous Integration e Continuous Delivery molto simile a quella che in Synesthesia utilizziamo già da diversi anni per automatizzare il processo di build delle nostre app.
Tramite strumenti come Github e Fastlane, l’intero processo di compilazione e distribuzione sugli store sarà eseguito su sistemi in cloud e visibile al pubblico, in modo da scongiurare eventuali manomissioni da parte dello sviluppatore e, si spera, limitando le ipotesi di complotto che hanno tenuto tanto impegnata l’opinione pubblica in questi difficili mesi di quarantena.
La documentazione pubblicata fa chiarezza dunque su molti dei punti rimasti aperti. Non ci resta che aspettare fiduciosi di veder comparire anche i sorgenti dell’applicazione vera e propria su Github, come promesso, e di provare l’applicazione sui nostri smartphone.
(Articolo a cura di Stefano Mondino – Mobile Tech leader presso Synesthesia)
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Nicola, ci racconti la tua storia in Synesthesia?
“La mia storia professionale comincia prima che Synesthesia nascesse. Ho iniziato a collaborare con Francesco (CEO di Synesthesia) nel 2010 su alcuni progetti di sviluppo Android. Per circa due anni ho lavorato con lui che all’epoca era un freelance e siamo rimasti costantemente in contatto. Dopo la nascita di Synesthesia ho seguito con interesse la sua crescita fino al 2012, quando la mia voglia di cambiare si è incrociata con la necessità di avere il primo project manager dedicato in Syn e nell’ottobre 2012 sono salito a bordo. Synesthesia era piccola, contava meno di 10 persone, quasi tutti sviluppatori mobile”.
In che cosa consiste il ruolo che svolgi? Di cosa ti occupi esattamente?
“Nell’arco di questi 8 anni, Synesthesia è cresciuta in modo vertiginoso. I ruoli si sono arricchiti e strutturati. Per parlare del lavoro che svolgo io partirei un po’ dalla sua evoluzione: a partire dall’essere un project manager fino ad aver responsabilità su altre aree con team di 60-70 persone. Ciò che faccio è coordinare tutta l’area produttiva della Factory, capisco quali sono le sue necessità e mando avanti il flusso. Mi occupo della fase di pre-sales, quindi delle stime economiche dei progetti, di effort e durata (cioè quanto ci vuole per produrre quel determinato pezzo di software) Mi occupo delle trattative, partecipo alle gare, curo la parte di delivery e operations, quindi coordino il gruppo di PM sui vari progetti, verifico il budget e l’allocazione delle persone”.
Qual è l’approccio che il tuo team ha nella fase di sviluppo dei progetti?
“Siamo versatili e ci adattiamo alle esigenze e alla struttura del cliente. Ci sono progetti che partono con una fase di analisi e design, altri che partono direttamente nella fase di sviluppo. In generale prediligiamo l’approccio AGILE, in particolare SCRUM. Questo, però, chiaramente non è sempre possibile perché dipende dal progetto e dal tipo di budget che il cliente ha a disposizione. Passiamo da progetti che sono waterfall fino ad arrivare a progetti più complessi e strutturati, quelli richiesti dai clienti più grandi che hanno la forza di poterli portare avanti e mantenerli. In questo caso, si tratta di progetti che sono puramente AGILE. Team autogestiti partecipano attivamente alla riuscita di queste commesse condividendo con gli altri le migliori soluzioni. Questa è una delle caratteristiche dell’approccio AGILE, cioè il fatto di essere maggiormente interattivo e migliorativo. Così facendo, ogni progetto, ogni sprint di progetto ci viene un po’ meglio di quello precedente”.
Le nuove applicazioni utilizzano tecnologie sempre più innovative e di frontiera, basate su importanti scoperte scientifiche e sul significativo impiego dell’intelligenza artificiale. Fino a dove queste tecnologie potranno spingersi?
“Sicuramente ben oltre quello che noi immaginiamo in questo momento. Grazie alla tecnologia a disposizione: possiamo continuare a vivere le nostre vite, ordinare il cibo a casa, vedere film senza andare al cinema per proteggerci dal contagio del coronavirus. Oggi ci sono tecnologie che sono talmente avanti da sembrare quasi magiche, come la traduzione del linguaggio in tempo reale in un’altra lingua; l’identificazione dei pattern nelle foto o nei video; i Sentiment analysis, che consentono di capire il mood di una frase. C’è poi un’altra interessante evoluzione che tende a “portare fuori” la tecnologia dai classici dispositivi (pc, telefoni, televisori) per trasferirli in oggetti che fino a qualche tempo fa erano considerati “non intelligenti”, come per esempio gli orologi o i sensori di vario genere, ora in grado di adattarsi in base all’ambiente”.
Oggi Google Home e Alexa hanno ormai portato il sistema di riconoscimento vocale nelle case di tutti, un po’ come avvenne tempo fa con le televisioni. Come te le immagini le applicazioni del futuro?
“Le applicazioni del futuro probabilmente non saranno applicazioni. Se portiamo questo paradigma all’estremo non avremo più applicazioni come le intendiamo oggi. Forse non avremo più bisogno di avere un’interfaccia, ci basterà parlare o fare dei gesti. Per esempio, il frigo potrà ordinare dei prodotti non perché l’intelligenza artificiale gli avrà fatto capire che lo yogurt è finito, ma avrà capito che io ne voglio comprare ancora semplicemente perché lo desidero e perché ho un determinato budget da spendere. Molti sistemi simili a quelli che ho descritto esistono già, ma si tratta di sistemi che ignorano alcuni fattori, come per esempio quello del prezzo. Siamo solamente agli inizi di tutto questo. Le applicazioni del futuro saranno certamente molto più integrate con tutto quello che ci circonda. Stiamo andando incontro a una sempre più estesa “virtualizzazione dei processi umani”, che ci permette di compiere qualunque azione attraverso un’applicazione, tramite un servizio, senza dover andare fisicamente in un luogo. Questo rappresenta un vantaggio indiscutibile ”.
Lavorare per Synesthesia significa?
“Crescere. Crescere con delle persone a cui voglio bene. Significa fare un lavoro che amo profondamente. Lo amo perché lo faccio con le persone giuste che mi danno la fiducia di farlo. É un’avventura incredibile. Quando ho iniziato a lavorare ricordavo a me stesso che ogni due anni volevo cambiare azienda. Per i primi anni è stato così, fino a quando ho iniziato a lavorare qui. Mi auguro di continuare così”.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
Che cos’è TheLab?
“Oggi TheLab è un’azienda specializzata nello sviluppo e nella commercializzazione di app. Siamo partiti con un’idea, validata e finanziata nella Silicon Valley. Poi abbiamo creato un team molto agile con competenze specifiche. Dall’esperienza come start-up abbiamo tratto gli insegnamenti che cerchiamo di condividere con le altre aziende con cui lavoriamo. Facciamo da mentor a chi ha le idee giuste ma ancora poca esperienza”.
Qual è la sfida più grande nel produrre app ?
“Dipende a chi lo chiedi! L’elemento di sviluppo comporta necessariamente aggiornamento quotidiano e una gestione “agile” del team che ci permette di collaborare “seamlessly” con altri dev team, in particolare con i gruppi di lavoro di Synesthesia.

Ma abbiamo imparato che senza tenere conto del marketing non si va da nessuna parte. Non solo bisogna sapere commercializzare l’app in mercati e su piattaforme con un pubblico differente, ma soprattutto integrare i criteri del digital marketing già dal design del prodotto. Questo vuol dire pensare a una UX che valorizzi e aumenti le conversioni, e soprattutto conoscere nel dettaglio e sfruttare al massimo strumenti come sonde e analytics. Grazie al minuzioso lavoro di marketing, oggi abbiamo app come Facestar e Facebrity nella top 10 di molti paesi in ambito entertainment”.
Pensi che aziende più grandi e strutturate possano adottare questa attitudine?
“Dovrebbero e in parte qualcuno sta già cambiando approccio. Ma i tempi di trasformazione per una realtà molto grande sono lunghi. Il nostro vantaggio è che ci siamo “pensati” già per questo flusso di lavoro. Anche nel periodo più recente, con tutti i problemi legati all’emergenza Covid-19, riusciamo a lavorare su molti progetti con un team ridotto ma molto affiatato, che non si spaventa se il progetto cambia direzione. Il momento di pivot è la norma per le start-up, mentre in ambito corporate non è visto di buon occhio”.
Parliamo di progetti conto terzi. Cosa cercano i clienti in TheLab ?
“Competenze specifiche e tempi rapidi di sviluppo. Non posso entrare nei dettagli, ma stiamo lavorando con un provider ad un’app per la gestione della fatturazione elettronica. Poi ci sono dei progetti legati al food, in cui ci viene chiesto di gestire (sempre con un’app) prenotazioni e community. Sicuramente adattabilità e processi ben rodati. Su questo non possiamo che essere contenti di lavorare su DevOps (sulla piattaforma Microsoft Azure). Forse la cosa che manca di più (in giro) sono le figure di analisti funzionali e tester. Noi abbiamo investito molto in questo comparto”.
Ora affiancate anche giovani imprenditori e start-up come mentor. Su quali progetti state lavorando?
“Registro ci sta dando grandi soddisfazioni. L’app (la cui idea e sviluppo iniziale è merito di un ex liceale, ora ingegnere) permette di gestire il registro elettronico e la propria vita scolastica a migliaia di studenti. L’app, compatibile con la maggior parte dei registri ufficiali, è già alla 2.0 per iOS e in sviluppo per Android.
Stiamo anche per lanciare un’app social, ma non dico altro altrimenti i soci mi sgridano… Non vediamo l’ora che sia l’autunno. Ci aspettano molte novità!”
Grazie per il vostro tempo e in bocca al lupo per tutto.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
1. Maccy è un clipboard manager per MacOS, utilissimo per tenere traccia dello storico dei propri copia-incolla. CMD-SHIFT-C permette di mostrare una piccola finestra con l’elenco dei “copia” effettuati in passato, con la possibilità di effettuare ricerche e selezioni rapide. Il tool è completamente gratuito e opensource, e attivamente mantenuto dalla comunità online.
Puoi trovare questo tool qui.
2. Fastlane è un set di tool opensource a riga di comando per la gestione automatica delle build di app per ecosistema Apple e Android. Tra le varie funzionalità a disposizione: la gestione centralizzata (su repository privato) dei certificati e profili per build Apple, la creazione e distribuzione delle build sui relativi store (o portali di distribuzione di Beta come Firebase App Distribution) e la generazione automatica degli screenshots delle app.
Puoi trovarla qui.
3. Flamelink è un CMS serverless interamente basato su Firebase. Permette la gestione immediata di utenti e database all’interno della suite Firebase permettendo di risparmiare ingenti quantità di tempo di sviluppo per le soluzioni di back-end. Il piano free prevede un singolo utente amministratore, mentre i piani a pagamento permettono di creare gerarchie di utenti con permessi variabili e ambienti di sviluppo multipli.
Puoi trovare il CMS qui.
4. JSONCafe è un editor online che permette di convertire JSON in classi applicative (PO*O, Plain Old <your language> Object) basandosi su un template di conversione. I template predefiniti includono modelli per Swift (in vari formati), Java, PHP e C#, e possono essere modificati direttamente online. Il risultato della conversione può essere immediatamente scaricato e integrato nei proprio progetti, risparmiando tempo prezioso durante le operazioni di sviluppo.
Puoi trovare l’editor qui.
- Provenance è un front-end iOS e tvOS che include diversi emulatori di giochi retro. Il progetto open-source va compilato tramite Xcode (non può essere distribuito su AppStore perché contrario alle policy Apple) e permette di giocare sui propri iPhone, iPad e Apple TV a storiche console tra cui SNES, Sega Mega Drive e GameBoy.
Puoi trovare questa applicazione qui.
Ogni giorno, Synesthesia, grazie al lavoro di team esperti sviluppa applicazioni all’avanguardia per i propri clienti e per i propri partner. Scopri le nostre Creazioni digitali all’interno di questa pagina dedicata. Continuate a seguirci per essere aggiornati costantemente sulle novità della nostra factory.
All’interno di uno scenario economico globale sempre più imprevedibile e frammentato gli esperti di marketing tendono a concentrare le loro attenzioni sulle tecnologie innovative che cambieranno il mondo in un posto migliore e più “digitale”. Ogni anno gli analisti lavorano per indicare al mercato le tendenze in merito alla tecnologia e alla sua applicazione nei più svariati ambiti. Gartner, per citare uno dei più famosi centri di analisi e ricerca al mondo, presenta ormai da anni ogni gennaio i suoi “hype cycle” con cui indica, dopo il lavoro degli analisti, le tecnologie e le innovazioni che avranno un impatto maggiore sulle attività di marketing e nella società per i successivi 5/10 anni.
Siamo andati a monitorare alcune tecnologie emergenti o mature che si trovano nei recenti hype cycle di Gartner scoprendo alcune interessanti novità che riguardano il mondo digitale per come lo stiamo vivendo oggi con una proiezione sui prossimi mesi.
L’analisi inizia da Web e E-commerce
Internet è in costante mutamento e le tecnologie evolvono molto rapidamente. All’interno di questo scenario, dove l’e-commerce è utilizzato come mezzo chiave per favorire la crescita del canale di vendita digitale di un brand, il trend del momento è l’intelligenza del sistema e l’estrema personalizzazione. Saper come raccogliere e sfruttare tutte le informazioni per attività di marketing è una vera e propria priorità per le aziende: Gartner prospetta che entro il 2023 la maggior parte delle organizzazioni che usano l’IA per il commercio digitale otterrà un miglioramento di almeno il 25% nella soddisfazione dei clienti, entrate o riduzione dei costi. (Susan Moore, Innovations in customer experience, business models and technology will transform digital commerce in the next few years, Gartner.com, 3 ottobre 2019).
A che punto siamo con il mobile?
Gli smartphone e le app hanno cambiato radicalmente le abitudini di quasi la totalità degli individui sul nostro pianeta (dal 2007 a oggi) e il nostro modo di fruire le informazioni e di comunicare. Questo ovviamente vale anche per le aziende. Gartner ritiene che il 90% delle grandi imprese non riesca a ottenere un vantaggio competitivo attraverso le proprie strategie mobile a causa di investimenti limitati per quanto riguarda il coinvolgimento dei clienti: un’applicazione lenta e mal funzionante o difficile da leggere e fruire (o peggio scollegata da altri processi aziendali) è destinata a fallire. (Susan Moore, Struggling to get customers to engage with your mobile app? It’s time to rethink your mobile customer experience strategy, Gartner.com, 8 giugno 2018).
Secondo Olive Huang (vicepresidente della ricerca presso Gartner) per coinvolgere efficacemente gli utenti tramite i dispositivi mobili è necessario dunque investire in una strategia globale che sia in grado di espandere le interazioni dei clienti e migliorare la loro esperienza complessiva. All’interno di questo scenario occorre, dunque, considerare molti aspetti: dal funzionamento del sito web ottimizzato per i dispositivi mobili ai chatbot , dai sistemi di messaggistica mobile alle applicazioni corporate o B2C. Ma il focus nei prossimi mesi è sulla strategia generale. Tanti pezzi slegati di un eco-sistema digitale non producono risultati e spesso, al contrario, risultano deleteri.
Un mondo sempre più ricco di connected devices & IoT

Quotidianamente interagiamo con il mondo che ci circonda con l’aiuto di un assistente vocale. Questa tecnologia è in grado di rendere più semplice la nostra vita indirizzando in modo intelligente le nostre richieste verso la soluzione migliore possibile. Stando alle previsioni presenti all’interno hype cycle, l’impatto generato dall’applicazione di questa tecnologia per i prossimi 5 anni sarà decisamente rilevante. Fino a poco tempo fa la tutto questo sembrava essere una questione ai limiti del fantascientifico. Oggi la combinazione di sistemi in grado di reagire e modificare il proprio comportamento di fronte a input “umani” è diventata realtà. Basti pensare a ciò che accade ogni qualvolta che usiamo uno smartphone con le app intelligenti, quando guidiamo o quando varchiamo la soglia di casa scatenando la risposta di un sistema di domotica.
Stiamo andando verso un mondo sempre più connesso e dotato di intelligenza digitale. È opinione degli esperti che ciò sia un processo già in atto e che i consumatori in primis siano ormai attori consapevoli di questa rivoluzione. La trasformazione digitale è infatti opera di persone, che ogni giorno credono nel futuro, nell’innovazione e nelle tecnologie cercando una via nuova, sostenibile e adatta al mercato Synesthesia ama innovare il presente perché pensa al futuro.
La digital transformation di un’azienda è un processo di trasformazione decisivo per poter sviluppare il suo business e accreditarsi in modo maturo nel suo mercato di riferimento. Il centro di ricerca permanente di Synesthesia ogni giorno, da anni, immagina, modella e offre soluzioni digitali ai propri clienti e partner per comunicare la propria identità e gestire nel modo migliore il proprio business.
Nella nostra digital factory lavorano team di esperti e giovani entusiasti. Le competenze in campo sono quelle che servono per disegnare il futuro e offrire ai nostri clienti e partner le soluzioni migliori per comunicare, sviluppare il loro business ed essere all’avanguardia.
Come? Scopritelo in questa pagina dedicata. L’abbiamo chiamata “Creazioni digitali”.
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Synesthesia entra a far parte di ACT – The App Association, rappresentando il mercato italiano all’interno della rete di software house che interloquiscono con le istituzioni europee e i governi nazionali circa la regolamentazione del mercato digitale e delle nuove tecnologie.
La vocazione internazionale di Synesthesia è sempre andata di pari passo con la volontà di portare valore tecnologico e umano all’interno del proprio territorio, attraverso le proprie attività e iniziative.
In occasione della discussione sulla nuova normativa europea su P2B – Platform to business Regulation, ci siamo resi conto che non vi erano associazioni o reti di aziende capaci di rappresentare le esigenze, i bisogni degli attori che ogni giorno lavorano per sviluppare prodotti e servizi innovativi, sporcandosi le mani con la tecnologia.
Abbiamo così aderito all’Associazione per la tecnologia competitiva, ACT – The App Association, partecipando alla raccolta feedback tecnici sulla regolamentazione delle Piattaforme in relazione agli utilizzatori business.
Attraverso gli incontri organizzati da ACT, siamo riusciti a comunicare alcune importanti informazioni agli stakeholder istituzionali di primo piano, raccontando quali potrebbero essere le criticità e i rischi causati dal regolare un mercato che già oggi impiega diverse migliaia di persone, e su cui sono state consolidate competenze di alto profilo ed efficaci metodi produttivi, senza tenere conto dell’intrinseco funzionamento delle piattaforme web e dei casi di utilizzo da parte degli business users.
Che cos’è ACT – The App Association
La sigla ACT, sta a significare Association for Competitive Technology.
L’Associazione per la Tecnologia Competitiva, nota come ACT | L’App Association è un’associazione di categoria che rappresenta oltre 5.000 sviluppatori di software e società tecnologiche di piccole e medie dimensioni negli Stati Uniti e in Europa.
ACT – The App Association fu fondata negli USA nell’anno 1998. A stimolare l’istituzione di un’associazione capace di rappresentare gli sviluppatori di software indipendenti fu il caso giudiziario United States Versus Microsoft Corporation, di cui la sentenza è stata pronunciata nel 2001. Microsoft Corporation veniva accusata di operare pratiche sleali, in grado di danneggiare fortemente la concorrenza, esercitando di fatto un ruolo di monopolio.L’organizzazione è portavoce in sedi istituzionali dei problemi e criticità di sistema che riguardano il mondo dello sviluppo software.
L’Associazione lavora per promuovere i seguenti principi:
- Sostenere un ecosistema competitivo nel mercato mobile al fine di offrire agli sviluppatori di app le migliori opportunità;
- Sostenere e promuovere i diritti di proprietà intellettuale;
- Limitare il coinvolgimento dei governi circa lo sviluppo di tecnologie;
- Vigilare sulla neutralità effettiva dell’infrastruttura internet globale, mantenendo un equilibrio tra interessi privati e governativi.
L’Associazione oggi conta migliaia di membri tra sviluppatori e software house indipendenti da tutto il mondo, mantenendo un principale focus su USA e UE.
In America, fanno parte di ACT | The App Association importanti aziende di sviluppo come BadVR, Dogtown Media, Airstrip, SpeakEasy e molte altre.
I membri europei di ACT
ACT | The App Association da qualche anno ha iniziato a muovere dei passi importanti nell’ambito della rappresentanza istituzionale in Europa.
In meno di due anni, l’Associazione ha collezionato membri in vari stati dell’Unione Europea, costruendo una solida e ricca rete di software house in grado di offrire spunti tecnici ed esperienze dirette agli stakeholder istituzionali, al fine di coinvolgere attivamente, con gli attori di un’eventuale regolamentazione del mondo del software.
Oltre Synesthesia, unico partner italiano, fra i membri europei di ACT troviamo Wyres (Grenoble, France), Brightec (Brighton, UK), Egylis (Paris, France), LW (Bruxelles, Belgio), Innovify (Londra, UK), u2u Consult (Bruxelles, Belgio), Accedia (Sofia, Bulgaria) e Andaman (Boncelles, Belgium).
In Europa l’Associazione per la Tecnologia Competitiva sta interloquendo con le istituzioni europee e con i governi nazionali circa due tematiche fondamentali per il mondo dell’innovazione: la regolamentazione delle Piattaforme Online rispetto alle modalità di utilizzo dei Business Users; la regolamentazione di Standards e Brevetti.