Google nei giorni scorsi ha aggiornato i requisiti per le “target API level” per le applicazioni Android con l’obiettivo di migliorare la sicurezza generale dell’ecosistema.
Il “target API level” rappresenta la versione di Android per cui una specifica applicazione viene scritta e compilata.
In base ai requisiti aggiornati, tutte le applicazioni dovranno raggiungere “API level” aggiornato entro i due anni dall’ultima versione principale di Android, per rimanere rilevabili sullo store dai nuovi utenti con dispositivi che eseguono versioni Android più recenti.
Per esempio, da novembre 2022 tutte le applicazioni dovranno avere un livello API corrispondente ad Android 11 o successivo.
Fondamentalmente, una volta entrata in vigore la modifica, gli utenti delle ultime versioni Android non saranno in grado di installare applicazioni precedenti, che potrebbero non avere alcune delle ultime protezioni offerte dalla piattaforma mobile.
“Gli utenti con i dispositivi più recenti e coloro che rimangono al passo con aggiornamenti di Android si aspettano di realizzare il pieno potenziale di tutte le protezioni di privacy e sicurezza che Android ha da offrire” – afferma Google.
Poiché ogni anno vengono rilasciate nuove versioni di Android, il gigante di Internet regolerà di conseguenza la finestra dei requisiti.
Molte delle applicazioni attualmente disponibili su Google Play soddisfano già questi requisiti, ma ci sono ancora molte app che richiedono attenzione, per questo Google ha avvisato gli sviluppatori.
L’azienda fornisce inoltre agli sviluppatori le risorse necessarie per aiutarli a garantire che le loro applicazioni rispettino i nuovi standard, e consente agli sviluppatori di richiedere un periodo di estensione di sei mesi facoltativo se ritengono di aver bisogno di più tempo per migrare le loro applicazioni a un API level superiore.
“Gli utenti attuali di app che hanno precedentemente installato l’app da Google Play continueranno a essere in grado di scoprire, reinstallare e utilizzare l’app su qualsiasi dispositivo che esegue qualsiasi versione del sistema operativo Android supportata dall’app”, afferma Google.
A maggio 2022, una politica aggiornata che entrerà in vigore impedirà essenzialmente agli utenti di regioni specifiche di accedere alle applicazioni che mostrano contenuti ritenuti inappropriati per quella regione. Infine, un altro aggiornamento della politica che entrerà in vigore il mese prossimo vieterà “l’incitamento all’odio relativo alle caste e all’immigrazione”.
La vostra app è aggiornata? Parliamone senza impegno, e valutiamo insieme gli interventi per renderla disponibile agli utenti delle ultime versioni Android! Contattaci qui.
Autore: Francesco Ronchi – Presidente e fondatore di Synesthesia srl Società Benefit.
È un compleanno speciale per Swift Heroes che quest’anno soffia le sue prime 5 candeline. La quinta edizione della conferenza internazionale dedicata agli sviluppatori dell’ecosistema Apple torna il 7 e l’8 aprile, in modalità ibrida (in presenza e online). Dalla meravigliosa cornice del Museo dell’Automobile di Torino (MAUTO), l’evento sarà trasmesso in live streaming in tutto il mondo.
“L’evento Swift Heroes è nato per diventare un punto di riferimento per gli sviluppatori del mondo Apple, con specifico riferimento a Swift. Quest’anno la conferenza soffia le sue prime 5 candeline e a distanza di 5 anni possiamo dire che Swift Heroes è diventata in Europa uno tra i principali eventi per sviluppatori Apple. Siamo molto orgogliosi di tutto questo e non vediamo l’ora di dare vita a questa nuova nuova edizione” (Francesco Ronchi, Presidente e Fondatore di Synesthesia).
Il talk annuale sul linguaggio ideato per la creazione di prodotti, servizi e soluzioni di distribuzione dati destinati ai dispositivi mobile Apple rappresenta un appuntamento unico che vede riunita, in un unico contesto, la numerosa community attenta alle nuove tendenze di programmazione iOS. Ed è proprio questa community a rappresentare uno dei punti di forza dell’evento. Come afferma il resident expert e testimonial dell’evento Stefano Mondino (Mobile Platform Leader – iOS Tech Leader in Synesthesia):
“Swift Heroes ha successo perché riesce a portare tanti sviluppatori da ogni parte del mondo nello stesso luogo per scambiarsi idee, dubbi e soluzioni. E dopo due anni di “isolamento” sono convinto che sarà ancora più speciale per tutti. L’agenda di quest’anno sarà ricchissima. Oltre alla novità della modalità ibrida (in presenza e on line) abbiamo optato per un’unica traccia su due giornate,e con 2 workshop anche nella giornata di sabato. Stiamo ancora lavorando su alcune piccole novità da introdurre durante lo show, non ultime le nuove mascotte dell’evento”.
Per l’occasione sono previste dunque tante sorprese. Il ricco programma di Swift Heroes 2022 proporrà una serie di interventi esclusivi con le ultime novità sul linguaggio di programmazione impiegato per la creazione di app native su iPhone, iPad e Mac, workshop e molto altro ancora. Dal palco del MAUTO si alterneranno prestigiosi speaker internazionali tra i quali troviamo Krzysztof Zabłocki( Swift Engineer, The Browser Company e Shai Mishali (Senior iOS Tech Lead, monday.com) con un talk dedicato alla Swift Concurrency. Degna di nota è la presenza di Alessandro Chiarotto (Test Engineering, Sky), Aleksandar Gotev (Principal Engineer, Sky), Peter Friese (Developer Advocate,Google), Charlotte Liang (Software Engineer, Google), Davide Repetto (Senior iOS Developer, Synesthesia), Jane Bondar (iOS Tech Lead, NIX) e molti altri professionisti del mondo Apple.

I partecipanti potranno toccare con mano soluzioni adottate da grandi professionisti, approfondendo i casi di successo di grandi aziende e imparando ad applicare soluzioni Apple all’interno delle loro realtà.
“Avere a disposizione 20 esperti IOS pronti a raccontare le loro esperienze sarà qualcosa di sensazionale. Ci aspettiamo molta partecipazione e tante domande su tutti i canali di trasmissione dell’evento” (Francesco Brocero, Director Events and Training of Swift Heroes).
La conferma del successo di Swift Heroes arriva anche dai partner di spicco che supportano l’evento: Main Sponsor per il secondo anno consecutivo Telepass che conferma il sostegno alla kermesse accompagnato da altri sponsor come Subito, Bitrise, Empatica e Synesthesia. Queste sono solo alcune delle realtà che rappresentano la volontà di informare e informarsi sui cambiamenti e le possibilità date dal linguaggio di programmazione di Apple, partecipando attivamente alla descrizione, al confronto e al cambiamento.
A guidare l’evento è ancora una volta Synesthesia, la digital experience company torinese ideatrice del format, che arricchisce il calendario dell’evento grazie alla realizzazione di una kermesse unica e imperdibile grazie alle soluzioni di Advento.live nate per creare eventi digitali e ibridi con un’elevata componente di interazione con il pubblico.
Swift Heroes vi aspetta il 7 e 8 aprile!
I biglietti sono in vendita. Scopri qui la soluzione giusta per te!

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È un compleanno speciale per Swift Heroes che quest’anno soffia le sue prime 5 candeline. Quale è il segreto per non perdere mai lo spirito di entusiasmo che da sempre accompagna la realizzazione di questo evento?
“Lo spirito di entusiasmo è lo stesso che noi sviluppatori mettiamo nel nostro lavoro quotidiano e con Swift Heroes abbiamo l’opportunità di condividerlo con l’intera community. Diciamo che viene tutto molto naturale. Noi sviluppatori coinvolti nell’organizzazione siamo molto motivati e l’intero team eventi (Advento.live) è decisamente sul pezzo!”
L’edizione di quest’anno torna in presenza con un format “ibrido”. Sei emozionato?
“Sono emozionato e curioso. Finora abbiamo realizzato due edizioni completamente in presenza e due edizioni full-digital: “sincronizzare” il tutto è una grossa sfida, ma sono sicuro che andrà alla grande! Sarà bello per gli speaker tornare a parlare di fronte a una platea. Lo abbiamo appena sperimentato con Flutter Heroes ed è stato proprio speciale”.
Per l’edizione 2022, quali sono gli speech imperdibili per la community di developer?
“Shai Mishali aprirà la conferenza con un talk su Swift Concurrency, credo sarà uno dei più attesi e apprezzati. Personalmente sono un grande fan di XcodeGen e sono curioso di sentire Firas Safa a riguardo. Menzione speciale per il talk del “nostro” Davide Repetto sui property wrappers… Oltre ovviamente a tutto il resto della lineup”.
Da tempo Swift Heroes, attira l’attenzione di numerosi sponsor del settore tecnologico. Puoi svelare quali saranno quelli di quest’anno? C’è qualche riconferma?
“La conferma del successo di Swift Heroes arriva anche dai partner di spicco che supportano l’evento. Main Sponsor per il secondo anno consecutivo Telepass che conferma il sostegno alla kermesse accompagnato da altri sponsor come Subito, Bitrise, Empatica e Synesthesia”.
Quali vantaggi sono previsti per chi decide di sostenere Swift Heroes?
“Presentare la propria azienda o il proprio prodotto, distribuire gadget (vanno sempre a ruba!) e in generale farsi conoscere dal pubblico degli sviluppatori. Oltre al classico recruiting, molte aziende avranno l’opportunità di fare employer branding e quindi aumentare la propria reputazione di azienda digital nel mondo del lavoro. Si tratta di una scelta che ha sicuramente importanti ripercussioni in termini di attrazione per i giovani developer”.
Perchè un developer dovrebbe partecipare a Swift Heroes?
“Perché non sono molte le occasioni in cui un’intera community si raduna nello stesso posto per parlare di Swift. Vorrei ricordare che Swift Heroes è l’unica conferenza iOS e MacOS in Italia. È estremamente importante (e molto divertente) confrontarsi con altri sviluppatori e creare una rete di contatti. È sempre utile conoscere qualcuno a cui chiedere consigli in caso di difficoltà. I talk, inoltre, toccano argomenti non scontati e c’è davvero tanto da imparare”.
Grazie Stefano. In bocca al lupo!
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Nel gennaio 2014 il social network di Mark Zuckerberg, Facebook, si ingrandiva acquisendo Whatsapp, app di messaggistica tra le più diffuse a livello mondiale. L’annuncio suscitò da subito grande preoccupazione negli utenti che facevano ampio ricorso all’app bianca e verde, ma avevano, allo stesso tempo, poca fiducia nel social network americano. Nel 2016 venne introdotta la crittografia end-to-end, un modello di protezione dei dati. Recentemente Whatsapp ha divulgato un nuovo aggiornamento alla propria informativa sulla privacy: la novità riguarda la possibilità, per le aziende, di utilizzare i servizi di Facebook al fine di conservare e gestire le proprie chat su Whatsapp. Gli utenti si sono nuovamente “sollevati” e la modifica, che sarebbe dovuta entrare in vigore l’8 febbraio 2021, è stata rimandata.
Ma ci saranno davvero dei cambiamenti? E in caso di risposta affermativa, in che misura sarà coinvolta la privacy? Telegram diventerà (come pare già essere) una buona alternativa a Whatsapp?
Andiamo dunque ad analizzare meglio queste domande, con l’obiettivo di trovare risposte concrete, corrette e chiare.
Le modifiche di Whatsapp alla luce del GDPR
Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), emanato nel 2016 dal Parlamento Europeo, ed entrato ufficialmente in vigore il 25 maggio 2018, realizza un regime di tutela dei dati personali applicabile a tutti i cittadini dell’Unione e non derogabile dalle normative nazionali. I regolamenti europei costituiscono, infatti, uno strumento legislativo direttamente applicabile e vincolante per tutti gli Stati membri dell’UE. Ciò significa che qualunque azienda, anche con sede in un Paese extra-UE, come nel caso di Whatsapp, è tenuta a rispettare le norme del GDPR (General Data Protection Regulation) ogni qualvolta tratti dati appartenenti a cittadini comunitari.
Le ricadute di una simile previsione sono evidenti e molto concrete qualunque modifica o aggiornamento Whatsapp, in futuro, decida di apportare ai propri termini e condizioni d’uso non potrà mai ledere il regime di tutela imposto dal GDPR. In caso contrario, infatti, incorrerà inevitabilmente nelle pesanti sanzioni previste dallo stesso regolamento.
Alla luce delle presenti considerazioni, dunque, si può affermare che i dati degli utenti europei raccolti da Whatsapp non potranno mai essere trattati in modo tale da ledere il regime di tutela attuale. L’app di messaggistica continuerà a non poter condividere le informazioni con Facebook come avviene dal 2018, anno in cui il GDPR è entrato in vigore.
Il posticipo nell’applicazione della modifica, che sarebbe dovuta avvenire l’8 febbraio, è stato determinato da una richiesta avanzata dall’Autorità garante europea per la protezione dei dati personali che ha portato il “caso” all’attenzione del corrispondente Comitato europeo, l’EDPB (organo che riunisce le Autorità garanti di tutti i Paesi membri). L’Autorità ha ritenuto infatti che l’informativa emanata da Whatsapp sia poco leggibile e non permetta agli utenti, come si legge dalla nota, di “manifestare una volontà libera e consapevole”. Whatsapp dovrà rispondere in merito a questo richiamo.
Lo “scudo” del regolamento europeo non protegge comunque tutti gli utenti extra-UE e quindi la questione a livello mondiale resterà aperta.
È importante tuttavia sottolineare, come ha specificato la stessa piattaforma sul proprio sito ufficiale, che la modifica di Whatsapp riguarderà solo ed esclusivamente la messaggistica “business” ovvero la comunicazione gestita dalle aziende tramite profili commerciali. L’app intende facilitare l’operato delle imprese mettendo a disposizione i servizi di hosting di Facebook anche su Whatsapp.
Telegram e Whatsapp a confronto
A fronte delle modifiche, per ora solo annunciate, di Whatsapp, pare che, negli ultimi tempi, molti utenti abbiano deciso di abbandonare l’app bianca e verde per migrare su altre soluzioni analoghe e (forse) più “sicure” come Telegram. Ma cerchiamo di analizzare più a fondo le reali differenze tra i due servizi.
La piattaforma di messaggistica e broadcasting di origini russe, a differenza della concorrente americana, utilizza un codice sorgente opensource e non adotta la crittografia end-to-end di default. Offre, in compenso, la possibilità di avviare chat segrete e in grado di autoeliminarsi in un intervallo di tempo deciso dall’utente (che va da 1 secondo a 1 settimana). Questa funzionalità costituisce “un’arma a doppio taglio”: se da un lato, infatti, garantisce un elevato standard di privacy e segretezza delle conversazioni, dall’altro rappresenta lo strumento ideale per coloro che perseguono scopi illeciti (dalla distribuzione di contenuti vietati alla pedofilia) e che grazie al sistema dell’autodistruzione della chat possono nascondere facilmente le tracce del proprio operato.
Telegram, poi, non mostra l’orario preciso dell’ultimo accesso degli utenti ma solo un più generico “pochi minuti fa”.
I dati degli utenti raccolti da Whatsapp sono decisamente più numerosi rispetto a quelli collezionati da Telegram. La prima, infatti, raccoglie una quantità enorme di informazioni, dalla posizione geografica precisa alla lista dei contatti, dall’indirizzo email alla cronologia degli acquisti effettuati tramite l’app. Dall’altro lato, invece, Telegram individua “solo” nome, numero di telefono, contatti, user ID e indirizzo IP dell’utente.
In conclusione
All’esito dell’analisi che abbiamo tracciato, si può affermare che tanto Whatsapp quanto Telegram (e altre app concorrenti) hanno punti di forza e punti di debolezza in tema di privacy e sicurezza nel trattamento dei dati raccolti. La scelta migliore, dunque, dipende dalle esigenze dell’utente. Quel che è certo, però, è che la tutela garantita dal Regolamento europeo rappresenta un mezzo di protezione effettivo ed efficace importante per tutti i cittadini europei. Una tutela omogenea per il territorio comunitario è la soluzione migliore, anche allo scopo di evitare differenze o carenze ingiustificate. Il GDPR rappresenta, quindi, un modello virtuoso che potrebbe essere fonte di ispirazione anche per altri sistemi legislativi nel mondo.
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Di Francesco Ronchi, President e founder di Synesthesia.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un fenomeno interessante sotto molti aspetti legato al mondo delle mobile app e del Servizio Pubblico. Sto parlando, ovviamente, delle due applicazioni più discusse del 2020: “Immuni”, per il tracciamento Covid-19, e “IO”, l’app della pubblica amministrazione salita alla ribalta per il cashback sui pagamenti elettronici.
Va premesso che il mio è il punto di vista di un “addetto ai lavori” per tutto ciò che riguarda l’aspetto digitale, mentre è quello di un “privato cittadino” come utente e fruitore di queste app e dei relativi servizi.
Grazie alla mia professione (ho fondato 10 anni fa un’azienda che ha sviluppato negli anni centinaia di app) ho avuto modo di trovare una serie d’interessanti paralleli tra questo scenario e quello a cui ci capita di assistere spesso nella nostra attività quotidiana.
Le chiavi dell’(in)successo di Immuni e Io
Immuni e IO sono stati un successo o un fallimento? E quali sono gli elementi che determinano il successo di un’app? Se ne potrebbero elencare molti, ma a un’attenta analisi si riducono a 5 punti principali:
- la progettazione e il design;
- la qualità dello sviluppo;
- la sicurezza e la stabilità;
- l’ecosistema;
- la comunicazione.
Tutti questi cinque temi contribuiscono a determinare l’esperienza utente (user experience) della app, ovvero quello che come cittadini ci troviamo ad affrontare quando facciamo uso dell’applicazione: i nostri obiettivi sono in linea con le promesse e le aspettative che sono state create?
Passiamo, dunque, ad analizzare i punti sopra evidenziati con riferimento a entrambe le app per arrivare a elencare le nostre conclusioni.
1) La progettazione e il design
Dal punto di vista design (inteso nel senso più ampio di “progettazione”), per entrambe le applicazioni sono stati raggiunti buoni risultati.

Per Immuni ci troviamo di fronte a un’estrema semplicità di utilizzo: a parte installare l’app, infatti, non è richiesta all’utente nessuna particolare azione per attivarne le funzionalità. L’applicazione “monitora” la presenza di altre app dello stesso genere in modalità silenziosa, senza disturbare; Immuni si attiva solo in caso di contatto con un soggetto risultato positivo (si riceve una notifica) o nell’eventualità di propria positività (in quest’ultima ipotesi è semplicemente richiesto di inserire un codice). La grafica è gradevole e ben progettata: si nota la professionalità di chi è abituato a creare software per dispositivi mobili.

IO, invece, è decisamente più ambiziosa come applicazione. Si prefigge, infatti, di essere il “collettore” di tutti (o quasi) i servizi della PA, lo strumento messo a disposizione del cittadino per realizzare la “semplificazione digitale”, radunando in un’unica app molti servizi pubblici nazionali e locali. Ebbene, anche in questo ultimo caso, traspare lo sforzo di rendere semplice e agevole l’accesso alle varie sezioni. Sicuramente la complessità dell’obiettivo rende l’applicazione più difficile da usare e, a complicare le cose, si aggiunge l’assenza di molti servizi ancora in via di completamento (ci vorranno anni per averli tutti, ma si tratta comunque di un progetto in un costante divenire). L’interfaccia è comunque ben disegnata e “pulita”, col tempo non può che migliorare.
Voto Immuni: 9
Voto IO: 8+
2) La qualità dello sviluppo
Entrambe le applicazioni sono “robuste” e ben sviluppate.
Immuni, per la sua natura, è in linguaggio “nativo”, dovendosi interfacciare in modo “intimo” con il funzionamento interno degli smartphone Apple e Android e funzionare costantemente senza un consumo eccessivo di batteria.
IO è sviluppata con un linguaggio intermedio (React) che permette di ottimizzare molto i costi e l’uniformità dell’applicazione su diversi sistemi operativi. La cosa più importante è che entrambe sono “opensource”: chiunque ha le competenze tecniche necessarie, può vedere come sono scritte, verificarne il buon funzionamento, l’assenza di codice malevolo e, volendo, anche contribuire al loro miglioramento. Quest’ultimo aspetto dovrebbe essere un requisito assoluto e irrinunciabile di tutte le applicazioni della pubblica amministrazione; se fosse stato applicato di più in passato, forse non avremmo assistito alla penosa frammentazione di decine di sistemi incompatibili tra un Comune e l’altro, tra una Regione e l’altra, con il conseguente dispendio (leggasi spreco) di denaro pubblico.
Per inciso, Immuni, aderendo a standard condivisi, è compatibile e scambia i dati con decine di altre applicazioni analoghe, sviluppate da diversi Stati in Europa e nel mondo.
Voto Immuni: 8
Voto IO: 8
3) La sicurezza e la stabilità
Su questo tema per Immuni sono stati scritti chilometri di articoli, approfondimenti, commenti critici e spesso completamente a sproposito.
Vista la delicatezza dei dati trattati dall’app, decine di esperti ne hanno esaminato il codice e la conclusione è stata la garanzia di un grado di sicurezza e privacy davvero elevatissimo. Anche se in linea di principio è stata dimostrata la possibilità di attacchi malevoli, questi ultimi sono estremamente complicati e di fatto non mettono a rischio i dati dei cittadini che restano comunque codificati, criptati e conservati al sicuro nella memoria del telefono.
Discorso un po’ differente riguarda IO. In questo caso, infatti, ci troviamo di fronte a un’applicazione che fa uso di molti “servizi software”: IO si collega a server e a software prevalentemente della PA, scambiando con essi dati e informazioni potenzialmente sensibili del cittadino. Il rischio, dunque, non è tanto nell’app in sé, ma nei server a cui le informazioni sono trasmesse e nel livello di sicurezza da essi adottato. Entrare nel merito in questa sede è impossibile, ma quello della sicurezza di questi server è sicuramente un punto debole; pensiamo, per esempio, ai recenti casi imbarazzanti in cui è incorsa l’INPS. La privacy policy dell’app, inoltre, è lacunosa e apre alla possibilità che alcuni di questi dati siano trasmessi a server situati negli USA e, quindi, non ricadano nella sfera d’applicazione né del GDPR né del decaduto Privacy Shield, risultando così non protetti in alcun modo. Come se non bastasse, IO è stata letteralmente presa d’assalto i primi giorni di attivazione del cashback di Stato ed è emersa l’inadeguatezza dell’infrastruttura server sottostante per gestire l’enorme numero di richieste contemporanee. Il sistema generava messaggi di errore incomprensibili, sollevando miriadi di polemiche, un’insoddisfazione diffusa e minando la fiducia dei cittadini. Qualche giorno dopo la situazione si è normalizzata, ma il danno ormai era fatto.
Voto Immuni: 9
Voto IO: 4
4) L’ecosistema
Con “ecosistema” intendo tutto quello che fa da contorno alla parte tecnica/digitale: l’organizzazione necessaria al funzionamento della app stessa, la “componente umana” insomma. Qui iniziano i “dolori” seri.
Fino a questo punto Immuni se l’è cavata molto bene, risultando quasi un gioiello tecnologico. Peccato che la componente umana sia stata, invece, un totale disastro. In tantissimi casi l’utente che ha scaricato l’app ed è poi risultato positivo al Covid-19 non è riuscito a ottenere dalle ASL competenti i codici da inserire per comunicare la propria positività. Al contrario è rimbalzato da un call center all’altro, con operatori disinformati, impreparati o vittime di un sistema che non li ha messi in condizione di operare adeguatamente. Queste mancanze sono state causa in larghissima parte del totale fallimento del contact tracing digitale, minando ulteriormente la fiducia nello strumento, vanificando così tutti gli sforzi dei cittadini e della parte “sana” dell’ecosistema stesso. Una vera disfatta.
IO ha vissuto invece due momenti distinti: prima e dopo il “cashback”. Al suo lancio, l’app è stata ignorata da gran parte della popolazione. L’applicazione era oggettivamente poco matura: stava iniziando a funzionare grazie ad alcuni servizi resi fruibili attraverso essa (come il Bonus Vacanze e il pagamento di bollettini), ma viaggiava “sotto i radar”, dal momento che ancora moltissime amministrazioni locali tardavano ad approdarvi, rendendola così poco più che una curiosità. Il cashback ha generato in pochissimi giorni 8 milioni di download, mettendo IO sotto i riflettori. Non solo: improvvisamente milioni di Italiani hanno installato un’app che portava con se grandi promesse: semplificare l’accesso alla PA, eliminare le code, ridurre i tempi d’attesa e snellire tutti i passaggi burocratici. Un sogno insomma, destinato a restare in buona parte tale, ma che rappresenta, comunque, un importante passo avanti verso la digitalizzazione.
Voto Immuni: 3
Voto IO: 6+
5) La comunicazione

Comunicazione e marketing sono sempre fondamentali anche per app gratuite e di Stato. Le polemiche attorno a Immuni hanno reso sicuramente più difficile una comunicazione efficace e adeguata, che poteva comunque essere gestita sicuramente meglio e con più attenzione. In tutti gli interventi pubblici del Presidente del Consiglio, Immuni non è mai stata menzionata ed è stata avviata una campagna di comunicazione poco efficace ed esaustiva. Il risultato è stato un numero di download molto più basso se paragonato a quello di app analoghe presenti in altri Stati vicini come la Germania. La voce dei detrattori è stata più forte e, a un certo punto, è parso quasi che il Governo italiano si arrendesse e abbandonasse l’app al proprio destino.

IO non ha avuto quasi nessuna campagna di comunicazione a eccezione della diffusione della notizia dei 150 euro di cashback. Una motivazione sicuramente forte per molti cittadini che, in quell’occasione, hanno scoperto l’esistenza della app e della promozione collegata. Qui l’errore è stato di abilitare la registrazione dei propri sistemi di pagamento (operazione indispensabile per attivare il rimborso) a ridosso del lancio del cashback, generando disservizi e polemiche. Il risultato è stato, in qualche modo, ugualmente “portato a casa”, ma gli spazi di miglioramento sono davvero molto ampi.
Voto Immuni: 4-
Voto IO: 5
Le mie conclusioni su Immuni e IO
Tirando le somme, queste app sono state un successo?
La situazione attuale di Immuni è purtroppo desolante. IO se l’è cavata meglio, considerato che si tratta del primo passo di un’app che, grazie all’iniziativa del cashback di Stato, è oggi installata sui dispositivi di milioni di Italiani.
Le cause dei fallimenti risiedono nella tecnologia? La risposta giusta è: solo in parte.
Le origini dei problemi non vanno ricercate nelle app, ma principalmente nel contesto circostante: l’ecosistema con il fattore umano, le scelte politiche e la cattiva comunicazione. Anche le problematiche correlate all’eccessivo carico dei server potevano probabilmente essere arginate con una migliore gestione dei tempi e della comunicazione ai cittadini.
Non me la sento, in ogni caso, di condannare completamente l’operato dell’amministrazione pubblica. Nel nostro lavoro, per lo più con soggetti privati, ci è capitato tante volte di trovarci di fronte a problemi analoghi, a volte anche più gravi, e non sempre è stato facile spiegare ai nostri clienti dove erano realmente i problemi che, apparentemente, apparivano imputabili alle app che stavamo sviluppando per loro.
L’insegnamento che possiamo trarre noi come sviluppatori di app in Synesthesia, ma valido in realtà per chiunque pensi di approcciarsi a questo mondo, è racchiuso proprio nel confronto tra i punti di forza e debolezza di IO e di Immuni con quelli che affrontiamo giornalmente nel nostro lavoro. Sto parlando dell’importanza del design e di una buona progettazione, la necessità di porre attenzione a tutti gli elementi dell’ecosistema (anche umano, sociale, culturale) in cui l’app dovrà funzionare e con cui dovrà interfacciarsi, e l’importanza d’investire correttamente nella comunicazione e nel marketing.
Immuni e IO rappresentano, comunque, i primi (tardivi) passi della PA verso la digitalizzazione. Nel complesso stanno andando nella direzione giusta, considerando la complessità della macchina pubblica e lo stato di arretratezza culturale e digitale del Paese. Voglio esprimere quindi un cauto ottimismo che rappresenta forse più un auspicio soggettivo che un dato realmente oggettivo.
Il periodo della pandemia sarà sicuramente ricordato come uno spartiacque per l’accelerazione della digitalizzazione anche della PA, un processo che dovrà necessariamente avvenire e che porterà inevitabilmente a un miglioramento della vita di tutti e della qualità del rapporto tra l’amministrazione pubblica e i cittadini.
I benefici dell’App Economy nell’Unione Europea sono davvero molteplici. I Mobile App Store, in particolare, hanno avuto un impatto piuttosto positivo sull’economia dell’UE portando nel 2019, in termini di valore aggiunto, un + 0,4% del PIL europeo; generando più di 1 milione di posti di lavoro; connettendo gli utenti agli sviluppatori senza alcun tipo di intermediazione con una conseguente riduzione dei costi di transizione; aumentando la fiducia e la sicurezza dei consumatori attraverso piattaforme affidabili.
Le piattaforme come gli App Store tuttavia pongono anche dei limiti, legati alla poca trasparenza dei processi e alla chiusura verso l’esterno, che possono limitare la concorrenza e danneggiare le piccole e medie aziende. Anche per questo l’UE ha introdotto nuove direttive con maggiori tutele.
L’app economy ha modificato in maniera radicale il modo di pensare di molte imprese nel corso degli ultimi anni. Sicuramente sono cambiati i modelli di business delle aziende che hanno fatto degli Store il loro principale strumento di distribuzione e vendita, legandosi fortemente a queste piattaforme per la distribuzione dei contenuti e la fruizione dei propri servizi. Possiamo affermare con certezza che i Mobile App Store hanno avuto un impatto piuttosto positivo sull’economia dell’UE nel 2019, incidendo su alcuni aspetti dell’economia europea, incidendo sulla crescita del PIL europeo con un + 0,4% e con nuovi posti di lavoro per più di 1 milione di persone che lavorano nell’industria del digital e delle app.
La maggior parte delle app nascono per semplificare i servizi offerti ai consumatori. Ikea Place App per esempio utilizza la realtà aumentata per consentire all’utente di visualizzare i mobili nella sua casa prima dell’acquisto. In futuro le app e le soluzioni digitali saranno sempre più integrate e relazionate con i servizi e i prodotti fisici. L’emergenza Covid-19 ha sicuramente accelerato questo processo, basti pensare alla vertiginosa crescita dell’e-commerce e della fruizione degli eventi digitali. Nell’ultimo periodo in Europa abbiamo assistito a una rapida crescita della spesa dei consumatori in app (+ 19% nel 2019 rispetto all’anno precedente) dipendente proprio dalla crescita di questi fenomeni (commercio elettronico e altri servizi).
Nelle interviste condotte durante lo studio realizzato da Deloitte in questo ambito gli sviluppatori di app hanno affermato che le future innovazioni delle app non verranno dallo sviluppo dell’hardware ma dal lato del software: a oggi le piattaforme mobile hanno raggiunto un elevatissimo livello di raffinatezza e non ci aspettiamo cambiamenti che possano rivoluzionare la fruizione nel breve. Il software e i servizi sono sicuramente la chiave su cui si giocheranno le prossime innovazioni, insieme alla sempre maggiore integrazione con con altri ambiti come gli smart devices e l’Internet of Things. Grazie a queste innovazioni possiamo aspettarci che il valore creato dalle app mobile nell’Unione Europea continuerà a crescere negli anni a venire.
Per saperne di più, è possibile consultare questo report realizzato da Deloitte all’interno del quale vengono analizzati i risultati dell’App Economy nell’Unione Europea con interessanti spunti di riflessione.
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Come sarà il turismo del futuro? Certamente più digitale, sostenibile e di prossimità. Durante il lockdown sono stati tanti gli spunti di riflessione sullo scenario futuro del turismo e sulle iniziative da realizzare. Panorami Elettronici (con la collaborazione di Synesthesia) ha raccolto la sfida e ha sviluppato un vero e proprio “navigatore ufficiale del tuo tempo libero” all’interno dell’app CityAROUND. Si tratta una guida digitale che permette ai turisti di tutto il mondo di visitare il territorio piemontese in modo sostenibile e intelligente scegliendo tour tematici, (circuiti ad anello da compiere a piedi o in bici) caricati all’interno di uno speciale sistema di navigazione.
CityAROUND vuole farsi portavoce del turismo sostenibile e responsabile: “Desideriamo porre al centro della nostra attività – dichiara Alberto Volpe, Amministratore Delegato di Panorami Elettronici – la comunità locale e il suo diritto a essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del territorio. Il nostro obiettivo è favorire l’interazione positiva tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori”.
L’offerta tematica dei circuiti disponibili all’interno dell’app è ricchissima di proposte. Tra le opzioni da scegliere troviamo:
- “Circuiti Turistici”, scegliendo questi percorsi sarà possibile visitare le bellezze del Centro città, compiere il tour del Quadrilatero Romano, la Passeggiata Fotografica Lungo Po, il Parco del Valentino, la Vista più bella della Città e i Musei Cittadini.
- “Circuiti Tematici”, dedicati alla scoperta della storia, della cultura e della vita urbana della città: Torino Barocca, Torino Liberty, Torino Letteraria, Risorgimento e Unità d’Italia, Città del Cinema, il Lato Oscuro di Torino, Caffè Storici, Murales del Quartiere Aurora, Sacra Sindone, Residenze Sabaude.
- “Outdoor”, i percorsi dedicati ai principali circuiti outdoor per MBT, escursionismo e le altre attività sportive praticabili in città e province dal wakeboard all’arrampicata sportiva.
- “Caccia al Tesoro”, all’interno di questi itinerari, i visitatori più piccoli potranno conoscere meglio il territorio attraverso coinvolgenti attività ludiche da condividere insieme alle proprie famiglie.
- Langhe e Monferrato, con i suggestivi percorsi paesaggistici del Piemonte alla scoperta di Barolo, Alba, La Morra e dintorni, tra le panchine giganti di Chris Bangle e le tradizionali Cantine Sociali.
- “Sagre in Provincia”, con tutti i principali eventi all’insegna del gusto e della tradizione piemontese da scoprire.
- “Eventi”, con tutti i principali eventi cittadini.
All’interno di quest’ultima opzione è possibile usufruire del servizio di agenda digitale gratuito per tutti gli eventi previsti dal programma “Torino a cielo aperto”, il ricco programma di eventi culturali e ricreativi diffusi su tutto il territorio che si pone l’obiettivo di invitare i cittadini a riappropriarsi degli spazi pubblici e dei parchi cittadini dopo il lockdown. Utilizzando l’app è possibile, infatti, far confluire tutti i partecipanti nelle location desiderate, ma in tempi differenti al fine di evitare ogni problema di assembramento. Un turismo più sostenibile e responsabile post Covid-19 è oggi possibile. E questo grazie anche al servizio offerto gratuitamente a tutti i viaggiatori da CityAround.
Synesthesia, grazie al lavoro di team esperti sviluppa applicazioni all’avanguardia per i propri clienti e per i propri partner. Scopri la nostra Digital Factory.
Che cos’è TheLab?
“Oggi TheLab è un’azienda specializzata nello sviluppo e nella commercializzazione di app. Siamo partiti con un’idea, validata e finanziata nella Silicon Valley. Poi abbiamo creato un team molto agile con competenze specifiche. Dall’esperienza come start-up abbiamo tratto gli insegnamenti che cerchiamo di condividere con le altre aziende con cui lavoriamo. Facciamo da mentor a chi ha le idee giuste ma ancora poca esperienza”.
Qual è la sfida più grande nel produrre app ?
“Dipende a chi lo chiedi! L’elemento di sviluppo comporta necessariamente aggiornamento quotidiano e una gestione “agile” del team che ci permette di collaborare “seamlessly” con altri dev team, in particolare con i gruppi di lavoro di Synesthesia.

Ma abbiamo imparato che senza tenere conto del marketing non si va da nessuna parte. Non solo bisogna sapere commercializzare l’app in mercati e su piattaforme con un pubblico differente, ma soprattutto integrare i criteri del digital marketing già dal design del prodotto. Questo vuol dire pensare a una UX che valorizzi e aumenti le conversioni, e soprattutto conoscere nel dettaglio e sfruttare al massimo strumenti come sonde e analytics. Grazie al minuzioso lavoro di marketing, oggi abbiamo app come Facestar e Facebrity nella top 10 di molti paesi in ambito entertainment”.
Pensi che aziende più grandi e strutturate possano adottare questa attitudine?
“Dovrebbero e in parte qualcuno sta già cambiando approccio. Ma i tempi di trasformazione per una realtà molto grande sono lunghi. Il nostro vantaggio è che ci siamo “pensati” già per questo flusso di lavoro. Anche nel periodo più recente, con tutti i problemi legati all’emergenza Covid-19, riusciamo a lavorare su molti progetti con un team ridotto ma molto affiatato, che non si spaventa se il progetto cambia direzione. Il momento di pivot è la norma per le start-up, mentre in ambito corporate non è visto di buon occhio”.
Parliamo di progetti conto terzi. Cosa cercano i clienti in TheLab ?
“Competenze specifiche e tempi rapidi di sviluppo. Non posso entrare nei dettagli, ma stiamo lavorando con un provider ad un’app per la gestione della fatturazione elettronica. Poi ci sono dei progetti legati al food, in cui ci viene chiesto di gestire (sempre con un’app) prenotazioni e community. Sicuramente adattabilità e processi ben rodati. Su questo non possiamo che essere contenti di lavorare su DevOps (sulla piattaforma Microsoft Azure). Forse la cosa che manca di più (in giro) sono le figure di analisti funzionali e tester. Noi abbiamo investito molto in questo comparto”.
Ora affiancate anche giovani imprenditori e start-up come mentor. Su quali progetti state lavorando?
“Registro ci sta dando grandi soddisfazioni. L’app (la cui idea e sviluppo iniziale è merito di un ex liceale, ora ingegnere) permette di gestire il registro elettronico e la propria vita scolastica a migliaia di studenti. L’app, compatibile con la maggior parte dei registri ufficiali, è già alla 2.0 per iOS e in sviluppo per Android.
Stiamo anche per lanciare un’app social, ma non dico altro altrimenti i soci mi sgridano… Non vediamo l’ora che sia l’autunno. Ci aspettano molte novità!”
Grazie per il vostro tempo e in bocca al lupo per tutto.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
Ciao Massimiliano, ci racconti com’è nata l’idea di Wetaxi?
“L’idea di Wetaxi nasce circa tre anni fa da me Luca e Ignazio. All’epoca lavoravamo al Politecnico di Torino e volevamo costruire un servizio rivolto ai giovani, che fosse trasparente ed economico per potersi muovere in sicurezza”.
Cosa offre Wetaxi?
“Quando abbiamo incominciato a lavorare al progetto Wetaxi era il periodo in cui Uber stava chiudendo in Italia e volevamo offrire qualcosa di diverso ai nostri utenti. Volevamo offrire una piattaforma tecnologica che fosse davvero collaborativa. Quindi, abbiamo pensato di mettere al centro tanti nostri utenti e ai tassisti a cui offrire dei vantaggi. Riusciamo a garantire a tutti i nostri utenti dei vantaggi esclusivi e delle garanzie”.
Quali sono i punti di forza di della vostra applicazione?
“I punti di forza di Wetaxi sono: la collaborazione, la trasparenza e la condivisione. Noi piaciamo a tutti (ai nostri utenti e ai nostri tassisti). Con Wetaxi sai subito quanto spendi, inserisci l’origine e la destinazione e noi ti diciamo il prezzo. Questo prezzo è la tariffa massima che pagherai. Potresti pagare di meno se il tassametro indica di meno, ma non puoi pagare di più. Quindi se abbiamo indicato un prezzo troppo basso, sarai garantito comunque da questo prezzo. Siamo stati il primo servizio di taxi in Europa a offrire la possibilità di condividere il taxi in tempo reale. Questa cosa permette ai giovani di viaggiare in modo conveniente”.
Ti va di raccontarci gli sviluppi recenti?
“Wetaxi è sicuramente all’inizio. Siamo partiti due anni fa da Torino per poi arrivare in altre 21 città, come Milano, Roma e Napoli. Ora ci tocca continuare questa crescita, migliorare il nostro servizio e magari guardare anche all’estero”.
Quali sono le difficoltà incontrate finora?
“Le difficoltà che si incontrano sono moltissime. Si fa tanta fatica tutti i giorni, ma forse in fondo è anche questo quello che diverte. Ci muoviamo in un mercato molto competitivo: a Torino, per esempio, oltre a Wetaxi ci sono ancora Uber Taxi e Free Now (ex My Taxi è parte del gruppo Mercedes e BMW). Quindi c’è una competizione molto forte e con grandi capacità finanziarie. Il nostro modello è molto diverso. Noi non consumiamo così tante risorse finanziarie e abbiamo un modello molto più collaborativo. Si fa tanta fatica a raccontare il nostro modello e a coinvolgere altri partner. Però devo dire che più che le fatiche che abbiamo fatto mi piace ricordare le soddisfazioni che ci stiamo togliendo”.
Qual è stato l’apporto di Synesthesia?
“Synesthesia è stata una figura chiave nello sviluppo del nostro progetto. Ci ha accompagnato da quando eravamo quattro persone nel nostro ufficio. Noi siamo una start-up, per noi è fondamentale portare competenze e risorse a bordo della nostra azienda. Synesthesia ci ha permesso di gestire tutto quello che non riuscivamo a fare da soli. Da sempre abbiamo avuto supporto dal lato mobile e lato front-end, quindi lato web. Abbiamo sempre avuto supporto in termini di competenze (ad alto livello), esperienza, simpatia e voglia di lavorare insieme”.
Quale futuro attende Wetaxi?
“Negli ultimi sei mesi abbiamo chiuso due importanti aumenti di capitale che oggi ci fa guardare al futuro con tanta voglia di fare. Quando si pensa a una piattaforma come la nostra, solitamente si pensa che il problema che dobbiamo affrontare sia quello di creare solo un’applicazione per permettere agli utenti di chiamare un taxi. In realtà quello che facciamo è molto di più. Ogni giorno ci interroghiamo non solo su come chiamare un taxi ai nostri utenti, ma come aiutare gli utenti a risolvere i loro problemi, ovvero come muoversi in città. Il problema diventa ogni giorno più complicato perché oltre a risolvere il problema di muoverci in maniera sicura, economica e veloce dobbiamo sempre più rispondere alla sostenibilità ambientale. Quindi vedo un futuro sempre più green, vedo una voglia di andare oltre il confine e di farlo in una maniera ambientalmente sostenibile”
Grazie Max per la tua disponibilità e in bocca al lupo per tutto!
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Synesthesia entra a far parte di ACT – The App Association, rappresentando il mercato italiano all’interno della rete di software house che interloquiscono con le istituzioni europee e i governi nazionali circa la regolamentazione del mercato digitale e delle nuove tecnologie.
La vocazione internazionale di Synesthesia è sempre andata di pari passo con la volontà di portare valore tecnologico e umano all’interno del proprio territorio, attraverso le proprie attività e iniziative.
In occasione della discussione sulla nuova normativa europea su P2B – Platform to business Regulation, ci siamo resi conto che non vi erano associazioni o reti di aziende capaci di rappresentare le esigenze, i bisogni degli attori che ogni giorno lavorano per sviluppare prodotti e servizi innovativi, sporcandosi le mani con la tecnologia.
Abbiamo così aderito all’Associazione per la tecnologia competitiva, ACT – The App Association, partecipando alla raccolta feedback tecnici sulla regolamentazione delle Piattaforme in relazione agli utilizzatori business.
Attraverso gli incontri organizzati da ACT, siamo riusciti a comunicare alcune importanti informazioni agli stakeholder istituzionali di primo piano, raccontando quali potrebbero essere le criticità e i rischi causati dal regolare un mercato che già oggi impiega diverse migliaia di persone, e su cui sono state consolidate competenze di alto profilo ed efficaci metodi produttivi, senza tenere conto dell’intrinseco funzionamento delle piattaforme web e dei casi di utilizzo da parte degli business users.
Che cos’è ACT – The App Association
La sigla ACT, sta a significare Association for Competitive Technology.
L’Associazione per la Tecnologia Competitiva, nota come ACT | L’App Association è un’associazione di categoria che rappresenta oltre 5.000 sviluppatori di software e società tecnologiche di piccole e medie dimensioni negli Stati Uniti e in Europa.
ACT – The App Association fu fondata negli USA nell’anno 1998. A stimolare l’istituzione di un’associazione capace di rappresentare gli sviluppatori di software indipendenti fu il caso giudiziario United States Versus Microsoft Corporation, di cui la sentenza è stata pronunciata nel 2001. Microsoft Corporation veniva accusata di operare pratiche sleali, in grado di danneggiare fortemente la concorrenza, esercitando di fatto un ruolo di monopolio.L’organizzazione è portavoce in sedi istituzionali dei problemi e criticità di sistema che riguardano il mondo dello sviluppo software.
L’Associazione lavora per promuovere i seguenti principi:
- Sostenere un ecosistema competitivo nel mercato mobile al fine di offrire agli sviluppatori di app le migliori opportunità;
- Sostenere e promuovere i diritti di proprietà intellettuale;
- Limitare il coinvolgimento dei governi circa lo sviluppo di tecnologie;
- Vigilare sulla neutralità effettiva dell’infrastruttura internet globale, mantenendo un equilibrio tra interessi privati e governativi.
L’Associazione oggi conta migliaia di membri tra sviluppatori e software house indipendenti da tutto il mondo, mantenendo un principale focus su USA e UE.
In America, fanno parte di ACT | The App Association importanti aziende di sviluppo come BadVR, Dogtown Media, Airstrip, SpeakEasy e molte altre.
I membri europei di ACT
ACT | The App Association da qualche anno ha iniziato a muovere dei passi importanti nell’ambito della rappresentanza istituzionale in Europa.
In meno di due anni, l’Associazione ha collezionato membri in vari stati dell’Unione Europea, costruendo una solida e ricca rete di software house in grado di offrire spunti tecnici ed esperienze dirette agli stakeholder istituzionali, al fine di coinvolgere attivamente, con gli attori di un’eventuale regolamentazione del mondo del software.
Oltre Synesthesia, unico partner italiano, fra i membri europei di ACT troviamo Wyres (Grenoble, France), Brightec (Brighton, UK), Egylis (Paris, France), LW (Bruxelles, Belgio), Innovify (Londra, UK), u2u Consult (Bruxelles, Belgio), Accedia (Sofia, Bulgaria) e Andaman (Boncelles, Belgium).
In Europa l’Associazione per la Tecnologia Competitiva sta interloquendo con le istituzioni europee e con i governi nazionali circa due tematiche fondamentali per il mondo dell’innovazione: la regolamentazione delle Piattaforme Online rispetto alle modalità di utilizzo dei Business Users; la regolamentazione di Standards e Brevetti.