Il nuovo regolamento sui mercati digitali: che cosa sta succedendo in Europa?

Il 5 luglio 2022 è stato approvato dal Parlamento Europeo il nuovo regolamento sui mercati digitali e il regolamento sui servizi digitali, rispettivamente il Digital Markers act e il Digital Services Package, che andranno a sostituire l’approccio ex post delle regole antitrust, con l’obiettivo quindi di frenare il potere delle Big Tech.

Il Digital Markers Act è entrato in vigore a novembre 2022, e il 6 settembre scorso la Commissione Europea ha pubblicato una lista di gatekeeper, l’elenco di imprese che dovranno attuare nelle loro piattaforma la normativa, selezionate secondo parametri specifici e misurabili.

In queste settimane Microsoft e Apple hanno però tentato di opporsi alla decisione della Commissione Europea su due delle loro piattaforme: Bing per Microsoft e iMessage per Apple. Secondo i due colossi tecnologici queste piattaforme non supererebbero la soglia prevista per essere considerate gatekeeper. 

La nuova legislazione imporrà la condivisione dei dati, il collegamento ai concorrenti e l’interoperabilità dei loro servizi con le app rivali, per questo motivo viene visto dai proprietari delle piattaforme come deleterio. Bing e iMessage, nonostante abbiano una quota di mercato sicuramente più piccola dei loro rivali, sono state considerata ugualmente dalla Commissione Europea come parte dei gatekeeper; i proprietari di queste, al contrario, sostengono che sottoporle a un maggiore “controllo legale” le metterebbe in una posizione di totale svantaggio nei confronti dei competitor.

Oggi la Commissione Europea non si è ancora espressa su queste due specifiche piattaforme e sulle lamentele mosse dai due Big Tech; la questione sembra infatti essere più complicata del previsto.

IMessage, infatti, installata di default quando si attiva un nuovo Iphone (o iPad), è potenzialmente nei dispositivi di milioni di utenti, ma non è sicuramente tra le applicazioni di maggior successo del mondo Apple. E anche Bing, nonostante abbia adottato con successo parte della tecnologia di Chat GPT, oggi, nel mercato dei motori di ricerca, rimane relegato a un modesto 3%.

Digital Market Act: come avviene la procedura per scegliere i gatekeeper e a quali normative dovranno sottostare? 

L’Unione Europea ha utilizzato tre parametri specifici e misurabili per capire quali piattaforme dovevano essere al più presto regolamentate. Per prima cosa hanno considerato nella lista tutte le imprese con introiti annuali pari o superiori a 7,5 miliardi di euro negli ultimi 3 anni o con valore totale delle azioni di mercato di almeno 7,5 miliardi nell’ultimo anno e fornitura di servizi di piattaforma ad almeno tre Stati dell’UE. 

Altri parametri presi in considerazione sono stati poi il numero delle registrazioni annue alle piattaforme, che dovevano essere minori di diecimila e il numero di utenti attivi in un mese, che invece non doveva superare i 45 milioni.

Nonostante i calcoli effettuati dalla Commissione Europea, le due società statunitensi si sono fortemente opposte, non ritenendo che le due piattaforme rientrassero nei parametri. In generale questa normativa sta cercando di regolamentare il più possibili quelle imprese che oggi detengono quasi tutto il “potere digitale”, nomi come Meta, Amazon o TikTok riassumono quasi tutte le piattaforme maggiormente utilizzate dalla maggior parte degli utenti mondiali Ogni giorno, secondo dopo secondo, i dati che raccolgono diventano sempre di più, con immense banche dati che potenzialmente possono essere lesive della privacy degli utenti.

Il Digital Market Act vuole impedire proprio questo, la profilazione troppo approfondita degli utenti: ogni impresa oggi sta tenendo segreti i propri dati, e gli algoritmi sviluppati per elaborarli. Rendere più trasparenti le tecniche utilizzate consentirebbe alle Big Tech di non competere più sulla quantità e la qualità dei dati che detengono, ma sulle effettive funzionalità delle loro piattaforme.

Quale sarà il futuro delle Big Tech e della nostra privacy? 

Il commissario al mercato interno Thierry Breton ha espresso la propria opinione sull’argomento, affermando: 

“Il nuovo quadro regolamentare aprirà le porte di Internet. Con la designazione di oggi stiamo finalmente rimettendo in discussione il potere economico delle più grandi aziende del settore, offrendo più scelta ai consumatori e creando nuove opportunità per le piccole società innovative (…) Era ora che l’Europa stabilisse in anticipo le regole del gioco, per garantire che i mercati digitali siano equi e aperti”.

Le criticità di questa azione europea sono tante: in primo luogo l’UE, che non ha mai considerato di mettere in campo incentivi per l’innovazione interna (non ci sono infatti oggi competitor europei) sembra utilizzare sul mercato solo una strategia basata sui divieti e le sanzioni.

 Il tentativo in atto è utilizzare la forza del proprio mercato interno per imporre alle piattaforme non UE sempre più regole, minacciando la perdita dei milioni di utenti europei nel caso queste non siano accettate e rispettate. In questo modo però, non soltanto non si utilizzano fondi per iniziative interne, ma contemporaneamente si aiutano i Big Tech a mantenere il loro potere. 

Ciò avviene perché con norme così stringenti, solo le imprese già grandi e ricche, possono tentare strategie di sopravvivenza sul mercato e adeguarsi alle indicazioni normative. Ma questo limita fortemente la possibilità di far crescere piattaforme nuove. 

Non è, inoltre, da escludere la possibilità che le maggiori piattaforme diventino a pagamento per far fronte alle spese causate dalla reale applicazione delle norme e dalla limitazioni del business abituale (la raccolta dei dati a scopo pubblicitario).

Quali saranno le conseguenze per gli utenti finali? Ancora non possiamo saperlo. Certo che l’attenzione che gli organismi preposti dell’Unione Europea è sicuramente una buona notizia per tutti i consumatori. La “privacy al centro” di tutti i processi commerciali, siano essi online o offline, è un passo fondamentale per progettare un mercato più moderno e rispettoso, e sicuramente più “etico”.

Oggi, Synesthesia, così come molte aziende digitali, si impegna per attuare ogni tipo di normativa europea per garantire in ogni modo agli utenti la protezione della propria privacy, ma ciò presuppone che grandi imprese come le Big Tech siano le prime a farlo, considerata la loro importanza e il loro ruolo dominante, per creare nel web uno spazio sicuro e un mercato più rispettoso delle esigenze degli utenti.


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Conversa, risponde alle domande, scrive poesie, sa trovare gli errori di programmazione e inventa nuovi videogiochi: la piattaforma che sta suscitando enorme scalpore tra gli utenti del web, ChatGPT, è da un po’ di settimane disponibile a chiunque voglia anche solo provare per gioco le sue incredibili e molteplici funzionalità. 

Sul suo impiego, sui risvolti pratici ed etici si stanno, ogni giorno, interrogando esperti di intelligenza artificiale, i media e gli utenti di tutto il mondo: basti pensare che l’hashtag #ChatGPT ha ormai ampiamente superato le 2 milioni di conversazioni su Twitter e che dopo solo 5 giorni dal suo lancio, oltre 1 milione di persone si sono registrate per testare il software. 

Il fenomeno ChatGPT non ha coinvolto solo i singoli utenti, ma anche molte aziende e organizzazioni che, a livello worldwide, si stanno cimentando con questo software per capire come e se usarlo all’interno dei loro processi editoriali e produttivi. 

Ma che cos’è, dunque, ChatGPT? Quali sono i suoi limiti? E quali, invece, le opportunità che oggi l’Intelligenza Artificiale generativa può portare sul mercato? Scopriamolo insieme.

Cos’è ChatGPT?

L’acronimo GPT sta per Generative Pre-trained Transformer. In breve, la piattaforma intelligente ideata da OpenAI risponde a delle domande ed esegue dei compiti, anche di tipo creativo: è in grado di ri-elaborare una quantità enorme di testi, come conversazioni e parole che vengono utilizzate nel linguaggio comune, per fornire all’utente una risposta in linguaggio naturale, estremamente precisa e completa.

La tecnologia NLP (Natural Language Processing) che è alla base dell’elaborazione consente, infatti, alla piattaforma di comprendere i modelli e le sfumature del linguaggio umano, consentendole di rispondere in maniera coerente e pertinente al comando fornito.

Questo chatbot è quindi capace di generare testi, poesie, codice software e, perché no, anche intere conversazioni nel giro di pochi secondi, il tutto grazie a una semplice richiesta (chiamata “prompt”) formulata dall’utente via web o mobile.

Dietro ChatGPT troviamo l’organizzazione no-profit OpenAI, che si è occupata di sviluppare questo chatbot avendo come missione principale quella di “garantire che l’intelligenza artificiale avvantaggi tutta l’umanità”.

A partire dal 30 novembre 2022, milioni di persone hanno avuto accesso libero e incondizionato alla piattaforma. Visto il tema in hype ci sono stati diversi episodi di blocco del sistema e di out of service dovuti alla grande richiesta lato utente. 

Lo stesso Elon Musk (ideatore e finanziatore di OpenAI) ha contribuito a diffondere la notizia, elogiando la “bravura” di ChatGPT in alcuni suoi tweet (qui il CEO di Tesla tira in ballo l’argomento citando direttamente la piattaforma, mentre assistiamo un paio di giorni dopo ad alcuni suoi test del software).

La generative AI: prima e dopo

ChatGPT non è la sola piattaforma di questo tipo all’interno del panorama delle intelligenze artificiali, ma è la prima disponibile agli utenti finali in maniera gratuita (previo ottenimento dei dati personali) e risulta di facile utilizzo: è sufficiente interagire con un semplice form, esattamente come quello a cui siamo abituati nelle chat o nei sistemi di instant messaging. 

La piattaforma di Open AI rientra in un ecosistema molto più grande a cui appartengono tutte quelle che sono definite Intelligenze Artificiali Generative, applicazioni specifiche dell’AI che consentono la generazione di contenuti a partire da semplici comandi. Rientrano in questa categoria anche le piattaforme che non generano solo testo, ma anche audio, immagini e molto altro. Piattaforme come MidJourney, DALL-E, Stable diffusion sono capaci di creare delle vere e proprie opere d’arte, anche da zero. Il loro sistema di corrispondenza tra testo e immagine e il grado di realismo con cui vengono generate è davvero impressionante.

Questo tipo di applicazioni ovviamente non sono una novità per gli addetti ai lavori: Gartner nel suo prospetto annuale sulle tecnologie emergenti (Gartner Hype Cycle of Emerging Technologies) riportava il settore delle Intelligenze Artificiali Generative (Generative AI) già in tendenza nel 2020.

Per chi non lo sapesse, il modello Hype Cycle di Gartner è una metodologia che serve per rappresentare graficamente la maturità, l’adozione e l’applicazione di specifiche tecnologie: la curva indica quale tipo di tecnologia vale la pena adottare e la tempistica in cui occorre considerarla riportando le informazioni su due variabili, il tempo sull’asse x e le aspettative di utilizzo sull’asse y. Osservare le curve di hype nelle prime fasi dello sviluppo di una determinata tecnologia è molto importante, perché ci permette di capire a quale punto della curva ci troviamo e come identificare le tendenze e le tecnologie emergenti nel settore. Come possiamo vedere nell’immagine, la Generative AI era riportata all’inizio della sua curva di hype, con la previsione che avrebbe raggiunto il suo “Plateau of Productivity” (Altopiano della Produttività) tra i 2 e i 5 anni. Secondo Gartner, la Generative AI è una

«tecnologia dirompente in grado di generare artefatti che in precedenza si basavano sulla creatività dell’uomo, garantendo risultati innovativi privi di quei pregiudizi tipici dell’esperienza umana e dei suoi processi di pensiero».

Chat GPT, il nuovo Google? 

Il lancio di questo servizio alla portata di tutti produce senz’altro nuovo valore: ChatGPT si nutre dei dati personali e dei meccanismi di feedback degli utenti che si iscrivono al servizio e delle loro risposte, il che rafforza ulteriormente l’algoritmo, avendo modo di capire dai suoi errori e migliorare.

Questo snowball effect è lo stesso meccanismo con cui l’algoritmo di Google migliora le sue ricerche: all’aumentare dei dati in input, aumenta la qualità delle risposte. Ma perché accontentarsi di una semplice serie di risultati, quando la macchina può automaticamente elaborarli e anche in modo complesso? L’affermazione di un chatbot che fornisce una risposta non solo completa, ma anche già pronta per essere impiegata potrebbe, nel breve, mettere in difficoltà il noto motore di ricerca: a parità di servizio, quello che offre ChatGPT necessita di uno sforzo cognitivo di gran lunga minore.

C’è ancora molto da fare ma i grandi player si stanno già muovendo. Microsoft, per esempio, ha in mente di implementare il servizio all’interno dei suoi software, con la possibilità di inserire direttamente il testo prodotto artificialmente nei propri documenti e presentazioni.

Si tratta di una tecnologia ancora in gran parte da esplorare e da comprendere fino in fondo, ma il successo ottenuto con le sue prime sperimentazioni concrete ci porta ad avere fiducia sui suoi sviluppi: la sfida è comprendere come la macchina possa lavorare al nostro servizio  e non al nostro posto. 

Ed è soprattutto fondamentale capire quali sono i limiti del sistema. Diventerà sempre più intelligente? Sarà in grado di essere propositivo? Ci saranno limiti dovuti alla presenza di troppi contributi artificiali e un impoverimento di quelli generati da fonte umana? Che tipo di addestramento viene praticato e da chi? È possibile che qualcuno educhi queste piattaforme in modo distorto, producendo un rischio per l’opinione pubblica e per l’utente finale? Tante domande stimolanti, ma poche risposte disponibili e concordi al momento.

È importante, dunque, essere consapevoli di quello che ChatGPT ci fornisce e sfruttare le sue risposte in modo responsabile ed etico: i testi che la macchina produce non sono ancora del tutto accurati e i dati che gli vengono forniti possono contenere distorsioni che si riflettono nei risultati. Il controllo e il feedback, inoltre, non sono supervisionati, ma sono lasciati completamente al vaglio degli utenti finali del servizio.

Il rischio e le truffe sono sempre dietro l’angolo: la società di cyber security WithSecure ha scoperto che tramite l’intelligenza artificiale di ChatGPT si possono generare testi convincenti per email di phishing, falsi articoli di news, e altri contenuti potenzialmente utilizzabili per scopi malevoli. 

Sebbene l’Intelligenza Artificiale Generativa sembri oggi compiere tanti passi in avanti a livello di innovazione e velocità dei processi, occorre, tuttavia, considerare anche quali diritti mettiamo a rischio per permettere alla macchina di migliorarsi e di progredire.

Opere, video, audio e testi possono, infatti, essere plagiati: la macchina non genera contenuti completamente da zero, ma riformula e riutilizza materiali già presenti sul web. Ecco che ciò che viene generato da una macchina può violare il diritto di copyright di migliaia di autori, che vedranno le loro opere utilizzate senza consenso.  Ci sono già diversi artisti come Sarah Andersen e Karla Ortiz, ma anche agenzie come Getty Images, che in questi giorni hanno sporto denuncia nei confronti di piattaforme come Midjourney per violazione dei diritti di copyright.

La giurisprudenza, a volte, fatica a stare al passo con i tempi della tecnologia. Come si evince da queste riflessioni, il rischio di violazioni in materia di diritto d’autore e proprietà intellettuale permane. Non ci resta, quindi, che attendere nuovi sviluppi giudiziari sulle vicende che abbiamo visto.

Come è utilizzato oggi ChatGPT?

Gli utilizzi di ChatGPT e, più in generale, delle AI Generative, sono davvero molteplici: è difficile trovare un ambito in cui l’Intelligenza Artificiale non possa avere un ruolo. Questo è il motivo principale per il quale questa tecnologia desta anche la preoccupazione di molti professionisti. 

Qui vediamo raccolti alcuni dei possibili utilizzi che, in questo periodo,  sono stati proposti e che sono diventati oggetto di discussione (soprattutto sui social media) a livello globale.

Ci sono alternative a ChatGPT?

Sulla scia di ChatGPT le piattaforme già presenti sul mercato stanno implementando un sistema di intelligenza artificiale per la generazione di contenuti a partire da comandi testuali, simili alla piattaforma di OpenAI per l’interfaccia adottata: tra queste troviamo LaMDA (Language Model for Dialog Applications), il sistema sviluppato da Google che riesce a fornire una risposta inerente al contesto, coerente e naturale rispetto al linguaggio scelto dall’utente, utilizzando i dati che il motore già possiede e aggiungendo un’ulteriore livello di sicurezza agli output ottenuti. Ma sembra che sia imminente anche una risposta più corposa, che al momento nei laboratori di Alphabet ha il nome in codice di “Alfa” o anche di Apprentice Bard (il “bardo apprendista”). 

Anche Microsoft si sta muovendo nel mondo AI già da diverso tempo con il suo DialoGPT, chatbot presente dal 2019 e addestrato per gestire più conversazioni a distanza di tempo. Il suo database di addestramento si basa su 147 milioni di conversazioni multi-turno prese da conversazioni avvenute su Reddit nel periodo dal 2005 al 2017.

Sul fronte evolutivo di OpenAI, nonostante non sia ancora stato annunciato il lancio ufficiale, sono molte le voci che parlano della versione potenziata, ChatGPT-4, disponibile per la fine del 2023. Questa nuova versione utilizzerebbe trilioni di parametri e terabyte di dati, aumentando di 3 ordini di grandezza la “potenza” di elaborazione e risposta della piattaforma rispetto a quella attuale di ChatGPT-3, il modello ora in uso, e fornendo prestazioni di gran lunga superiori in termini di qualità della generazione dei contenuti. Il team di OpenAI sta lavorando per migliorare ulteriormente la piattaforma, ma sono ancora poche le informazioni che abbiamo a disposizione.

Concludiamo dicendo che… 

Sappiamo che questi sistemi non si limitano (e non si limiteranno) al testo o alle immagini. Se ChatGPT è capace di elaborare il comando dell’utente e produrre testi, parallelamente altri strumenti sono capaci di produrre immagini, infografiche, codice, illustrazioni, video, audio, voci di persone in maniera incredibile, realistica e in alcuni casi già utile per la messa in produzione in vari contesti.

L’elemento comune ai generatori di testo e di immagini è però la loro facilità di utilizzo. Essi, inoltre, imparano continuamente dai feedback che ricevono dagli utenti che li utilizzano, creando così un ciclo virtuoso di informazioni e di dati in costante evoluzione e miglioramento. Dobbiamo ancora vedere molte evoluzioni di questi sistemi e considerare che i motori di ricerca testuali (o per immagini) come Google sono in uso ormai da parecchi anni e che l’utente finale li conosce bene e si fida. Sa che possono sbagliare, ma sa anche come districarsi in mezzo a mille informazioni e siti web perché con l’esperienza ha imparato a farlo.

Occorre, quindi, fare esperienza anche con software come ChatGPT: siamo a un processo embrionale di integrazione delle Intelligenze Artificiali Generative nella quotidianità e sono ancora relativamente poche le persone a utilizzare questi strumenti. I risultati che stiamo ottenendo dall’utilizzo massivo di ChatGPT porteranno sicuramente a sviluppi infinitamente maggiori e molto più veloci rispetto alla ricerca condotta finora. C’è ancora molto da fare, questo sì, ma quello che possiamo vedere già oggi è sicuramente entusiasmante e apre scenari che torneremo presto a esplorare e raccontare.


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Il 29 luglio 2021 è stato annunciato Quickload powered by OGR, un programma di accelerazione e sviluppo di startup in ambito gaming. Il programma, nato dall’unione di realtà torinesi e internazionali, ha come obiettivo quello di aiutare un gruppo di startup nella realizzazione dei loro progetti. Per supportare concretamente le idee più creative, Microsoft stanzierà con il programma ID@Xbox un finanziamento di 100.000 euro. 

Cos’è Quickload? 

Il 2021 è l’anno del debutto di Quickload, il primo programma Made in Italy per l’accelerazione 4.0 promosso da OGR Torino, 34BigThings e Microsoft, rivolto a startup provenienti da tutta Europa. Il programma, in partenza il 6 dicembre 2021, durerà 6 mesi e terminerà il 27 maggio 2022. 

Una commissione internazionale di esperti avrà il compito di selezionare i migliori team e nel mese di novembre annunceranno i nomi dei partecipanti in un evento dedicato. Le startup vincitrici dovranno accettare il contratto e trasferirsi a Torino per poter iniziare il percorso formativo, che prevede lo svolgimento delle attività sia in presenza alle Ogr, sia online. Tra gli investor partner sono presenti anche Digital Magics, dpixel e Sellalab. 

Marco Mazzaglia tra i mentori di Quickload powered by OGR

Ogni team sarà affiancato da un mentore che avrà il compito di aiutarli nella realizzazione del progetto, fornendo loro l’opportunità di stabilire un contatto diretto con investitori e partnership. Per ricoprire il ruolo di mentore, sono stati selezioni grandi nomi nazionali e internazionali: tra questi ci sarà anche il Prof. Marco Mazzaglia, esperto di gaming che aiuterà il team a inserirsi nel contesto di video game industry, secondo un programma personalizzato in base alla startup che gli verrà assegnata. 

Il fiore all’occhiello dell’evento è sicuramente la partecipazione ID@xbox, la sezione di Microsoft dedicata alla pubblicazione dei titoli indipendenti, che ha garantito un investimento iniziale di €100.000. La partecipazione diretta di un manufacturer come Microsoft alza l’asticella, perché sostiene e accompagna gli studi dei team, affinché vengano prodotti titoli di qualità che qualifichino ulteriormente il successo della console.

Alla fine dei 6 mesi si terrà l’evento finale, nel quale sarà decretato il team vincitore del finanziamento messo in palio da Microsoft. Inoltre, le migliori startup potranno essere selezionate per accedere al programma globale Microsoft for Startups, oltre che avere l’opportunità di proseguire il proprio percorso per ulteriori 6 mesi presso OGR Tech, l’hub dedicato all’innovazione. L’avvio del programma Quickload powered by OGR Torino, contribuisce a posizionare Torino come una città focalizzata sull’innovazione e il digitale, a supporto dei migliori talenti internazionali in settori trasversali e ad alto grado di sviluppo. 

Siamo molto orgogliosi di questa nuova impresa di Marco. Negli anni ha sempre rappresentato in modo eccellente in Italia e all’estero quello che noi chiamiamo “spirito synesthesico”. La capacità di mettere passione, competenze ed empatia in tutto quello che facciamo. 

Synesthesia si occupa anche di formazione con la sua Academy

Synesthesia Academy è una “scuola” specializzata nell’erogazione di corsi in ambito digitale. L’offerta formativa mette a disposizione delle aziende, della formazione terziaria professionalizzante, delle agenzie formative e delle scuole, un ricco catalogo di corsi frutto delle competenze acquisite nel corso di anni di esperienza. I corsi prevedono l’introduzione di metodologie didattiche innovative e hanno l’obiettivo di accrescere le competenze di studenti e collaboratori. Scopri i nostri corsi.