Lanciata negli USA nel 2022, la piattaforma cinese di e-commerce, si è rapidamente espansa a livello globale, scalando tutte le classifiche di download della sua app nei diversi mercati. Come riportato da SimilarWeb, a oggi si tratta, infatti, dell’app di shopping online più scaricata con quasi 152 milioni di utenti solo negli Stati Uniti. Nel 2024 il suo valore è di poco inferiore ai 150 miliardi di dollari e compete per il primo posto con Alibaba tra le aziende cinesi di maggior valore quotate in borsa negli Stati Uniti.

Nonostante pesanti controversie con i politici del Regno Unito e degli USA, nate da un’inchiesta condotta dal governo americano sulle possibili violazioni dei diritti umani nella produzione dei suoi articoli, Temu continua la sua crescita, con numeri che raramente sono stati toccati dai competitor.

E in Italia? Anche in questo caso, Temu ha conquistato il primo posto come app più scaricata nel 2023. Ma cosa si nasconde esattamente dietro questo successo clamoroso?

Quali sono i segreti di questo rapido successo?

La strategia di Temu consiste nell’offrire qualunque prodotto – dalla tecnologia, ai prodotti di bellezza, abbigliamento e qualsiasi altro accessorio a costi bassissimi con campagne di marketing decisamente aggressive. La riduzione dei costi di produzione è stata ottenuta eliminando l’intermediazione di magazzini per lo stoccaggio. Tutti gli articoli presenti sull’e-commerce sono prodotti dalle fabbriche cinesi e spediti direttamente senza doversi appoggiare ai magazzini dei Paesi di destinazione. L’impatto di questa strategia è stato enorme: secondo un rapporto del Congresso degli Stati Uniti, un terzo delle spedizioni entrate negli USA lo scorso anno proveniva da Temu e dal concorrente Shein.

Poco dopo il suo lancio è stata lanciata un’offensiva pubblicitaria gigantesca, il cui elevato investimento ha ridotto i margini di profitto, ma ha puntato sull’efficacia di una presenza pubblicitaria costante e capillare su più canali, anche tradizionali. 

Come vedremo, la conseguenza di questo investimento ha inciso molto sull’interesse dei consumatori nei confronti dell’app e non tarderà a manifestarsi contribuendo a una crescita senza precedenti.

Il potere della gamification

Oggi milioni di utenti in tutto il mondo, attratti dalla curiosità e dalle vantaggiose opportunità di acquisto, vengono coinvolti in una strategia che trasforma lo shopping in un’esperienza gamificata. 

La dinamica è tanto semplice quanto efficace: le rapide e coinvolgenti esperienze di gioco offrono la possibilità di vincere premi, rendendo gli acquisti quasi un’attività sociale da condividere. Questo approccio non solo promuove l’atto dell’acquisto, ma anche l’uso dell’app: più un prodotto viene acquistato, più il suo prezzo tende a scendere, più utenti vengono convinti a iscriversi, con un effetto “virale” che sui social risulta per molti utenti estremamente coinvolgente.

6 spot di 30 secondi al Super Bowl: quali risultati?

In una recente analisi di SimilarWeb riportata da Ugo Leo su La Stampa (articolo: Così Temu punta ad annientare tutti gli avversari dello shopping online: la strategia del colosso cinese spiegata in breve, 19 marzo 2024) i 6 spot pubblicitari di 30 secondi di Temu trasmessi durante il Super Bowl hanno prodotto i seguenti risultati: ben 8,2 milioni di persone hanno navigato sul sito e sull’app e nello stesso periodo i visitatori di Amazon ed Ebay sono diminuiti rispettivamente del 5% e del 2%. 

Numeri importanti,  frutto di un investimento pubblicitario di Temu da capogiro. Basti pensare che per realizzare un tipico spot di 30 secondi ci vogliono almeno 7 milioni di dollari. Ma questo non è tutto.

Non solo grandi spot pubblicitari, ma anche influencer marketing

Secondo il noto analista americano Neil Saunders, molto sarebbe stato speso anche in micro-marketing, attraverso il coinvolgimento strategico di influencer che hanno promosso prodotti e suggerito acquisti attraverso canali social come TikTok e YouTube. Una strategia particolarmente efficace, dato che i micro-influencer (max 10.000 follower) vantano comunità estremamente coese e fedeli, per cui il loro endorsement rappresenta un segnale di fiducia notevole verso i prodotti promossi, nonostante la qualità dei prodotti stessi.

L’uso dell’AI per produrre immagini di prodotti che ancora non esistono

Temu utilizza un sistema molto interessante basato sulla raccolta di dati su larga scala circa le tendenze dei consumatori sui prodotti più ricercati sul web. 

Stando a quanto riportato da Ugo Leo la piattaforma utilizzerebbe anche immagini generate dall’intelligenza artificiale per tenersi aggiornata sulle ultime tendenze, con un prodotto in vendita che potrebbe ancora non esistere fisicamente. Che sia questa l’ultima frontiera dell’e-commerce e dei marketplace? Nessuno al momento può dirlo con certezza, ma l’impiego dell’intelligenza artificiale abbinata al sapiente uso di enormi quantità di dati rappresenta una risorsa molto preziosa per tutti e un case study di assoluto interesse.. 

Per rispondere, infine alla domanda presente nel titolo di questo articolo, come riportato da Ugo Leo, gli analisti prevedono un’ulteriore espansione di Temu: per il prossimo biennio la strategia del colosso cinese potrebbe focalizzarsi esclusivamente sulla notorietà del brand e sulla conquista di nuove quote di mercato, lasciando in secondo piano la questione dei profitti.

La cosa curiosa che desta un po’ di preoccupazione nei competitor è, inoltre, che la qualità dei prodotti, a detta di molti analisti, ma anche degli acquirenti, non è poi così bassa. E questa appare una mossa strategica non banale, considerato che i marketplace di questo tipo non si sono di certo distinti in passato per aver puntato su design, qualità e performance dei prodotti, soprattutto di quelli tecnologici.


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A partire dal 1° luglio 2023 è entrata in vigore la Direttiva  Omnibus (recepita in Italia dal decreto legislativo 7 marzo 2023, n. 26). La Direttiva nasce nell’ambito dell’iniziativa UE “New Deal for Consumers”, con l’obiettivo di adeguare il relativo impianto normativo all’evoluzione digitale dei mercati online garantendo così una maggiore tutela al consumatore.

L’esposizione del prezzo

A tutela del consumatore finale sono state fornite le indicazioni riguardanti l’esposizione del prezzo in caso di scontistica e promozione. In sostanza, si prevede che, in caso di diminuzione dei prezzi applicata alla generalità dei consumatori, sia mostrato sempre il “prezzo precedente” considerato come quello più basso nei 30 giorni precedenti in un particolare canale di vendita. 

Per esempio, se si decide di scontare del 50% un prodotto il cui prezzo più basso nei 30 giorni precedenti era di 100 € bisognerà mostrare sulla pagina di categoria e di prodotto il prezzo originale di 100 € barrato e il nuovo prezzo scontato di 50 €. L’indicazione non si applica, però, nel caso di riduzioni progressive di prezzo, intese come quelle che prevedono un aumento progressivo della percentuale di sconto senza interruzioni temporali (es. Pre-Saldi >Saldi > Svuota tutto). In questo caso specifico, il “prezzo precedente” da indicare come barrato è quello di partenza della campagna a meno che non sia stato modificato nei 30 giorni precedenti all’inizio della stessa. 

Se, quindi, il prezzo più basso del prodotto nei 30 giorni precedenti l’inizio della campagna di vendita promozionale era di 100 €, bisognerà mostrare in pagina di categoria e di prodotto il prezzo originale di 100 € barrato e il nuovo prezzo scontato; nel caso di aumento dell’aliquota di sconto senza interruzioni temporali (es. aliquota saldi progressiva dal 10% al 20%), il “prezzo precedente” da mostrare resta sempre quello iniziale di 100 €.

L’automatizzazione del prezzo: quando e come spiegarlo?

Sempre sul tema prezzi, la Normativa Omnibus segnala che dovrà essere spiegato quando e se il prezzo è stato personalizzato sulla base di un processo decisionale automatizzato. In parole semplici, in base alla direttiva bisognerà informare il consumatore se i prezzi che vede esposti sul sito di commercio elettronico sono una conseguenza di una “profilazione” effettuata sul suo comportamento online. Questa informazione può essere contenuta semplicemente nelle condizioni generali di vendita pubblicate online dal sito di commercio elettronico.

La trasparenza delle recensioni

Un altro punto di attenzione che emerge dalla Direttiva Omnibus riguarda la trasparenza delle recensioni. Oltre a raccogliere e pubblicare recensioni false o ingannevoli, la normativa considera una pratica commerciale scorretta mostrare recensioni di un prodotto inviate da consumatori senza adottare misure ragionevoli per la verifica delle stesse.  Occorre, pertanto, dimostrare che le recensioni siano attribuite effettivamente a chi ha acquistato il prodotto. Nel caso non si adotti una tecnologia di recensioni verificate, quali per esempio Trustpilot, Feedaty, Ekomi, sarà necessario esplicitare se il Venditore stia mostrando recensioni da lui previamente verificate o meno.

La trasparenza dei risultati di ricerca nei Marketplace

La Normativa regola, infine, anche la trasparenza nei risultati di ricerca nei Marketplace, dove il venditore è obbligato a fornire informazioni chiare e accessibili ai consumatori su come vengono classificati i prodotti presentati nei risultati di ricerca e sui fattori che determinano tale classificazione.

Fonti e link di approfondimento: QUI e QUI. 


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Wolfgang, nel 2003 nasce Droplet. Ti va di raccontarci la sua storia?

“Droplet nasce a seguito di quella che era stata la grande disillusione di Internet. Tra il 1996 e il 2000 c’era stato il boom delle Internet Company e molte aziende erano entrate in borsa promettendo grandi fatturati. Tutto questo non era successo e nessuno più credeva nel web. In quel periodo avevamo trent’anni e avevamo subito capito che pubblicare un contenuto e vederlo immediatamente disponibile a decine di miglia di distanza era un fenomeno dal quale non si sarebbe più tornati indietro. L’altra cosa di cui ci siamo accorti in quel periodo è che la moda italiana non era ben rappresentata all’estero: in America, per esempio, i prodotti di moda italiana dei grandi marchi erano presenti soltanto nelle grandi città e se volevi comprare una borsa made in Italy dovevi prendere l’aereo. Ci siamo accorti ancora che c’era un bel differenziale di prezzo tra il prodotto italiano e quello americano. Abbiamo fatto due più due e abbiamo fondato Droplet, una gocciolina nel mare del web, e creato il nostro primo sito di e-commerce, Styledrops.com. Da allora ci siamo messi a vendere su internet accessori di moda italiana con più di 75.000 clienti ricorrenti e abbiamo spedito in 140 nazioni nel mondo. Una decina di anni fa è poi capitata un’altra cosa importante; a un certo punto produttori, rivenditori, terze parti, agenzie di trading si sono messi tutti a vendere prodotti online e noi abbiamo capito che avevamo l’opportunità di rivolgerci ad altre aziende fornendo servizi di e-commerce a 360°”.

Se non avessi creato Droplet?

“Questa è una domanda molto difficile perché vuol dire riflettere su una possibilità del passato. Io in realtà non ho iniziato a fare questo lavoro, non ho iniziato a fare e-commerce, non ho iniziato a occuparmi di internet, anche perché per tutte queste cose il mio mestiere non esisteva. Con il web è stato amore a prima vista. Se non avessi creato Droplet penso che avrei comunque creato Droplet o un’azienda che si sarebbe occupata di web e di e-commerce perché entrambe sono passioni forti per me”.

Quali sono i punti di forza di Droplet?

“Droplet ha una caratteristica particolare rispetto ad altre aziende che fanno lo stesso mestiere: ha fatto e-commerce in prima persona. Quindi noi portiamo sulle nostre spalle un’esperienza di ormai 17 anni di e-commerce e capiamo perfettamente quali sono le cose necessarie per vendere online. Un errore che vedo fare spesso è considerare il proprio sito come punto di arrivo. Il sito è il punto di partenza. Vi sono tutte una serie di attività come il social media management, il digital marketing, come la costante cura del catalogo per offrire al cliente un servizio migliore, di marketplace, di assistenza clienti. Noi ci siamo sempre occupati di spedizioni internazionali e conosciamo bene tutte le problematiche dei dazi. Rispetto ad altre aziende il nostro punto di forza è quello di riuscire a instaurare un dialogo con i nostri clienti supportandoli nel loro percorso di e-commerce con le attività che sono per loro importanti”.

Quale tipo di metodologia utilizzate nello svolgimento dei progetti?

“Nello svolgimento dei progetti cerchiamo di utilizzare perlopiù metodologie AGILE, cioè con sviluppi di prodotto costante e incrementale: ogni 15 giorni cerchiamo di far vedere al cliente un pezzo nuovo di progetto. Oppure cerchiamo di utilizzare metodologie DevOps, quindi con la possibilità di avere costantemente nuove funzionalità in produzione. Questo perché riteniamo sia meglio avere un feedback immediato del cliente. Ancora meglio riteniamo se si può avere il feedback degli utenti invece che avere cicli di lavorazione molto lunghi di 5-6 mesi o peggio un anno per cui non si sa mai se il prodotto realizzato avrà successo oppure no”.

Negli ultimi due anni avete lavorato insieme a Synesthesia su diversi progetti in ambito e-commerce. Quanto è stato importante lavorare con Synesthesia? Qual è stato il suo apporto? 

“Synesthesia è un’azienda che ci piace moltissimo per una serie di motivi. Cercherò di elencarne alcuni, ma non penso siano esaustivi. Il primo è che pensa costantemente all’innovazione e al futuro ed è in grado di cogliere per i propri clienti e partner quelli che sono gli spunti tecnologici più importanti, cioè quelli che sono in grado di creare business. Il secondo motivo è rappresentato dalla sua capacità di fare network con altre aziende. Il campo digital è vastissimo e con molte specializzazioni. Per le piccole e medie aziende non è facile avere tutte le competenze digitali al suo interno. Synesthesia è riuscita a fare network con altre aziende e partner, per cui c’è sempre uno scambio prolifico e utile di competenze e di aggiornamenti di tecnologie. Per noi è importante fare squadra con Synesthesia su progetti che per noi sarebbero troppo impegnativi. Un po’ come una sorella maggiore riesce a coinvolgerci su progetti che hanno importanza anche internazionale. Con Synesthesia abbiamo creato team di sviluppatori Magento con 5-6 programmatori che hanno lavorato in ambito AGILE su progetti a livello corporate, cosa che difficilmente Droplet avrebbe potuto fare da sola”. 

Quali sono gli scenari futuri che attendono Droplet?

“Gli sviluppi futuri che attendono Droplet sono connessi con l’evoluzione dell’e-commerce. Ormai da 5 anni si parla di due tendenze: il multi-channel e l’omnichannel. Il multi-channel è la possibilità di sviluppare canali di vendita diversi. Le aziende popolano i canali di Facebook, e-commerce e il negozio fisico in modo indipendente. Invece, l’omnichannel rappresenta una tendenza molto più pervasiva perché le aziende provano a costruire quello che viene definito una customer journey unica, per cui io posso vedere un prodotto su Facebook, andarlo a provare in negozio e acquistarlo sul sito dell’azienda. Questo approccio fino a qualche tempo fa veniva stigmatizzato. Negli ultimi anni in Cina sono stati creati dei negozi in cui vai provi il prodotto e lo ordini sullo smartphone. Altri esperimenti nel mondo dell’e-commerce vanno in questa direzione. Vi sarà sempre più integrazione tra il mondo fisico e quello online. I filosofi parlano di mondo “on life”. L’altra grande tendenza è l’e-commerce guidato dai dati, il cosiddetto “data-driven”: avere a disposizione i dati serve a migliorare il digital marketing da un lato e dall’altro a strutturare dei percorsi all’interno del mio e-commerce per determinate tipologie di utenti. Posso quindi creare dei cluster di utenti ordinati per tipologia. Si tratta di settori molto impegnativi che coinvolgono l’intelligenza artificiale e settori avanzati a livello tecnologico.

L’ottica è sempre quella di dare ai clienti di Droplet un’esperienza full-service il più possibile completa. Per questo è importante per noi appoggiarci ad aziende come Synesthesia che possono fare da guida verso nuovi scenari e nuove tecnologie”.


Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Un po’ di storia. Paolo come nasce MELA?

“Mela nasce dalla volontà di mettere a frutto le esperienze maturate su Amazon USA. Infatti, sia io sia il mio collega Pietro Scaglia abbiamo seguito i lanci di diversi prodotti in USA lavorando come produttori in private label. Amazon USA può essere considerata la “serie A” dei marketplace mondiali, il mercato è enorme ma proprio per questo la concorrenza è spietata. Ormai qualsiasi azienda che voglia avere qualche speranza di competere su Amazon USA deve affidarsi ad agenzie specializzate altrimenti non può pensare di emergere rispetto alla concorrenza. Forti di questa esperienza abbiamo deciso di proporci come supporto alle aziende europee che vogliano intraprendere la strada dei marketplace.

Successivamente abbiamo deciso di estendere l’offerta includendo AliExpress, eBay e ultimamente anche il b2b su Alibaba”.

Ci racconti di cosa vi occupate? 

“Noi possiamo aiutare qualsiasi azienda o negozio a pubblicare i propri prodotti fisici sui marketplace. Tipicamente iniziamo con un’intervista per capire le esigenze e soprattutto le potenzialità dei prodotti. Non è raro infatti scoprire che alcuni prodotti non sono adatti ai marketplace b2c oppure che è necessario riprogettare l’offerta con bundle. Altre volte orientiamo il cliente su soluzioni b2b oppure e-commerce che però non seguiamo direttamente.

La competitività è quasi sempre legata alla creazione di un brand che caratterizzi fortemente i prodotti e che possa essere riconosciuto in tutta Europa. Questo è lo scenario ideale. Poi, dopo aver analizzato i prodotti e il brand, elaboriamo una strategia di lancio e mantenimento tipicamente sui 12 mesi. È necessario far comprendere che il lancio sul marketplace è un’attività strategica di medio o lungo termine ma che permette di creare una vetrina negozio visibile da centinaia di milioni di potenziali clienti in tutto il mondo”.

Lo scenario in cui operate è molto competitivo. Qual è la vostra strategia in questo periodo? Come fate la differenza? 

“La strategia è analizzare attentamente le nicchie di mercato su cui posizionare i prodotti. Fortunatamente esistono molti strumenti che ci permettono di avere già un’idea chiara dei volumi raggiungibili, quindi è importante far capire al cliente i punti di forza e le difficoltà e una volta decisa una strategia, partire senza esitazioni. Il nostro valore aggiunto è l’esperienza fatta in USA che ci permette, grazie all’uso approfondito di analytics, di produrre vetrine estremamente ottimizzate e catturare la maggior quantità di traffico organico”.

Come sta cambiando il mondo dell’e-commerce? Quali saranno gli scenari futuri?

“Domanda da un milione di dollari. Diciamo che abbiamo deciso di specializzarci su una verticale molto specifica dell’e-commerce che è quella relativa ai marketplace. E anche solo in questo settore le regole cambiano praticamente ogni giorno: è necessario essere sempre aggiornati per evitare non solo di non performare ma anche di incorrere in sospensioni o penalizzazioni. Le tecniche di lancio e mantenimento, inoltre, sono in continua evoluzione. Tra gli scenari futuri più promettenti io personalmente vedo il social commerce, quindi creare dei feed video o live per presentare i propri prodotti ad audience non ancora coperte dai marketplace tradizionali”.

In che modo Synesthesia e Mela collaboreranno insieme?

“Subito dopo essere passato da venditore private label in USA ad agenzia in Italia ho trovato in Synesthesia il partner ideale per fornire ai clienti soluzioni globali. Spesso infatti le aziende non hanno bisogno solo di proporsi sui marketplace ma cercano un supporto completo per passare dal mercato nazionale, magari fatto da distributori e GDO, a quello internazionale senza intermediari tipico dei marketplace ma anche dell’e-commerce standard. Per fare questo è necessario pensare a una vera e propria digital transformation, passare da un’azienda di produzione e vendita tramite agenti a un’azienda fortemente automatizzata che può far fronte a nuove sfide come l’esportazione in Europa o nel mondo e alla vendita B2C. Grazie a Synesthesia finalmente possiamo offrire una consulenza completa, dalla semplice ottimizzazione di una vetrina prodotto fino alle più complete soluzioni strategiche che impattano su design del brand, comunicazione, logistica, CRM, HR per rendere le aziende competitive sul mercato globale. È una grande sfida, ma siamo convinti che, anche grazie al coinvolgimento di Synesthesia, il nostro obiettivo sia raggiungibile”.

Synesthesia aiuta le aziende più ambiziose a essere competitive sul mercato globale attraverso una consulenza completa in ambito e-commerce. Si prende cura delle loro idee e delle loro attività online: dalla pianificazione costi e ricavi fino alla fase di creazione e gestione di contenuti per le vetrine online. Offre piani dettagliati di lancio sul marketplace che consentono la creazione di una vetrina negozio visibile da milioni di potenziali clienti in tutto il mondo


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