Prima di investire budget in campagne pubblicitarie online, esiste una fase spesso sottovalutata, ma fondamentale: il digital marketing assessment. Molte aziende iniziano attività di advertising, SEO o social media marketing senza aver prima analizzato in modo approfondito la propria presenza digitale e le performance dei canali online. Il risultato? Investimenti poco efficienti, campagne che non portano risultati e difficoltà nel comprendere davvero cosa funziona e cosa no. Un digital marketing assessment è invece il punto di partenza per costruire strategie efficaci, basate su dati reali e su una solida analisi marketing digitale.
Cos’è un assessment di digital marketing e perché è il primo passo di una strategia vincente
Un digital marketing assessment è un processo strutturato di analisi marketing digitale che permette di valutare lo stato attuale della comunicazione e delle attività online di un’azienda. Attraverso un’analisi approfondita di sito web, social media, SEO, campagne advertising, dati di traffico e comportamento degli utenti, è possibile comprendere:
- come viene percepita l’azienda online
- quanto è efficace la sua presenza digitale
- quali canali generano risultati concreti
- dove esistono margini di miglioramento
Questo processo include spesso un digital marketing audit, ovvero una revisione completa delle attività digitali esistenti, per individuare criticità, opportunità e potenziale di crescita.
In altre parole, il digital marketing assessment consente di trasformare dati e informazioni in una base strategica per le future attività di marketing.
Perché partire senza un assessment è rischioso
Avviare campagne senza un’adeguata analisi marketing digitale significa, di fatto, muoversi senza una mappa. In assenza di una valutazione strutturata diventa difficile comprendere se la presenza digitale dell’azienda sia davvero coerente, se il sito web sia progettato per trasformare i visitatori in contatti o clienti e se il pubblico target venga effettivamente raggiunto.
Allo stesso modo, senza un’analisimarketing digitale approfondita è complesso capire se i contenuti e i messaggi utilizzati siano realmente efficaci nel coinvolgere gli utenti e guidarli nel percorso di acquisto. In queste condizioni anche investimenti consistenti in advertising possono rivelarsi poco produttivi e non generare i risultati attesi.
Un digital marketing assessment, al contrario, consente di costruire una strategia solida, fondata su un’analisi marketing digitale accurata e su una valutazione concreta della presenza digitale dell’azienda.
Digital marketing audit: valutare la presenza digitale dell’azienda
Il cuore del digital marketing assessment è il digital marketing audit, un processo di revisione completa della presenza digitale dell’azienda. Il digital marketing audit analizza in modo sistematico tutti i punti di contatto digitali con il pubblico, permettendo di comprendere se la presenza digitale è efficace e allineata agli obiettivi di business.
Durante un digital marketing audit vengono analizzati diversi aspetti:
- struttura e performance del sito web
- posizionamento sui motori di ricerca
- attività social
- campagne advertising attive
- qualità dei contenuti
- esperienza utente
Questo tipo di analisi marketing digitale consente di individuare eventuali criticità e opportunità di crescita.
Valutazione sito, SEO e social
All’interno del digital marketing audit, una parte fondamentale riguarda la valutazione tecnica e strategica degli strumenti digitali principali.
Il sito web viene analizzato per capire se supporta davvero la strategia di marketing: velocità, user experience, architettura delle informazioni e capacità di conversione sono elementi centrali nell’analisi marketing digitale.
Anche la SEO rientra pienamente nel digital marketing audit, attraverso l’analisi delle parole chiave, del traffico organico e del posizionamento sui motori di ricerca. Infine, vengono esaminati i canali social, verificando se la presenza digitale è coerente con il brand, se i contenuti generano engagement e se i social contribuiscono davvero agli obiettivi di marketing. Questa valutazione complessiva consente di individuare punti di forza e aree di miglioramento, offrendo una base solida su cui costruire le successive azioni di marketing digitale.
Analisi dei dati e delle performance dei canali digitali
Un digital marketing assessment efficace si basa su una analisi avanzata dei dati per strategie di marketing digitale, capace di trasformare numeri e metriche in indicazioni strategiche concrete. Attraverso strumenti di analytics è possibile analizzare il comportamento degli utenti, i percorsi di navigazione, le conversioni e le performance dei diversi canali.
Questa fase di analisi marketing digitale permette di comprendere quali canali generano traffico qualificato, quali contenuti funzionano meglio, in quali punti del percorso si perdono potenziali clienti e quali attività portano realmente a una conversione. Analizzando i dati nel loro insieme, è possibile identificare trend, pattern e opportunità che altrimenti rimarrebbero invisibili, fornendo una visione chiara dei punti di forza e delle aree da migliorare.
L’analisi avanzata dei dati per strategie di marketing digitale consente quindi di trasformare i dati in insight strategici utili per ottimizzare la presenza digitale dell’azienda, perfezionare le campagne future e prendere decisioni basate su evidenze concrete, riducendo rischi e sprechi di investimento.
Analisi del pubblico e del customer journey digitale
Un passaggio fondamentale del digital marketing assessment riguarda la comprensione del pubblico e del suo comportamento online. Attraverso un’analisi marketing digitale approfondita è possibile capire chi sono gli utenti, come arrivano ai canali digitali, quali contenuti li coinvolgono maggiormente e in quale fase del percorso decisionale si trovano.
L’obiettivo principale è mappare il customer journey digitale, cioè il percorso che porta un utente a diventare cliente, individuando momenti chiave di interazione e potenziali punti di attrito. Questa analisi consente di valutare se la presenza digitale dell’azienda risponde realmente ai bisogni del pubblico e se ogni fase del percorso guida l’utente in maniera coerente verso la conversione.
Inoltre, comprendere a fondo il comportamento del pubblico consente di personalizzare strategie e messaggi, ottimizzare i canali più performanti e creare esperienze digitali più coinvolgenti, aumentando l’efficacia complessiva della strategia di marketing digitale.
Analisi dei competitor nel marketing digitale
Un digital marketing assessment completo non può prescindere da un’attenta analisi marketing digitale dei competitor. Studiare la presenza digitale dei concorrenti permette di comprendere quali strategie stanno adottando, su quali canali investono maggiormente, quali contenuti generano più visibilità e quali opportunità di posizionamento rimangono ancora poco sfruttate.
Attraverso un digital marketing audit dei competitor è possibile individuare benchmark di settore, valutare le migliori pratiche e identificare spazi strategici in cui differenziarsi. Questa fase dell’analisi marketing digitale fornisce informazioni preziose per costruire una strategia più competitiva e distintiva, consentendo di anticipare trend, ottimizzare gli investimenti e creare campagne che siano realmente efficaci rispetto al mercato di riferimento.
Definire obiettivi e KPI della strategia di digital marketing
Dopo aver completato il digital marketing assessment e il digital marketing audit, il passo successivo consiste nel definire obiettivi chiari e misurabili, fondamentali per guidare tutte le azioni successive. Grazie a un’analisi marketing digitale approfondita e alla comprensione della presenza digitale dell’azienda, è possibile stabilire KPI coerenti con gli obiettivi di business, così da misurare in modo concreto i risultati delle attività online.
Tra i principali indicatori che possono essere monitorati troviamo:
- l’aumento del traffico qualificato;
- la crescita delle conversioni;
- il miglioramento della visibilità organica;
- l’incremento dell’engagement sui social.
Questi KPI non solo consentono di valutare l’efficacia delle campagne e delle attività digitali, ma forniscono anche informazioni preziose per ottimizzare costantemente la strategia e adattarla ai cambiamenti del mercato e del comportamento del pubblico.
Trasformare l’analisi in una roadmap di digital marketing
Il valore reale di un digital marketing assessment emerge quando i risultati dell’analisi marketing digitale vengono tradotti in una roadmap operativa, che definisce le azioni necessarie per ottimizzare il sito e la SEO, sviluppare contenuti strategici, pianificare campagne advertising e rafforzare la presenza digitale dell’azienda.
Grazie al digital marketing audit e all’analisi avanzata dei dati per strategie di marketing digitale, la roadmap diventa uno strumento chiaro e misurabile, in grado di guidare le decisioni, ottimizzare gli investimenti e generare un impatto concreto sulle performance digitali.
In pratica, una roadmap di digital marketing è un documento strutturato che indica cosa fare, in quale ordine e con quali priorità. Specifica le azioni da intraprendere, i canali e gli strumenti da utilizzare, i tempi di esecuzione e i responsabili di ogni attività, includendo i KPI da monitorare per valutare costantemente l’efficacia delle iniziative e adattare la strategia in tempo reale. In questo modo, l’intero team avrà una guida condivisa verso gli obiettivi di marketing digitale dell’azienda.
Quali figure professionali si occupano dell’assessment
Un digital marketing assessment richiede competenze multidisciplinari e una visione integrata della presenza digitale di un’azienda.
Nel team di Synesthesia, l’assessment viene affrontato grazie a professionisti specializzati che collaborano per trasformare dati e insight in decisioni strategiche. I digital strategist guidano il processo con un approccio data-driven e orientato agli obiettivi di business, mentre gli specialisti SEO valutano visibilità organica e posizionamento nei motori di ricerca. I data analyst interpretano i dati raccolti dagli strumenti di analytics per comprendere traffico, performance dei canali e comportamenti degli utenti, fornendo insight utili alla definizione dei KPI e delle priorità di intervento.
Al contempo, i performance marketing specialist si concentrano sull’efficacia delle campagne adv e sulla gestione dei canali a pagamento, mentre gli UX specialist esaminano l’esperienza utente per ottimizzare i punti di contatto digitali e favorire le conversioni. Insieme, queste figure professionali supportano le aziende nel migliorare la propria presenza digitale, creando strategie di marketing digitale solide, misurabili e in linea con gli obiettivi di crescita. Se vuoi scoprire come il nostro team può supportare anche la tua azienda con un assessment completo e su misura, contattaci per maggiori informazioni e per pianificare una consulenza personalizzata.
Ogni brand lascia una traccia. A volte è una sensazione, altre una promessa non detta, altre ancora un modo preciso di parlare al mondo. È ciò che resta nella mente delle persone quando il brand non è più sotto i loro occhi: quell’impressione riconoscibile che fa dire, quasi senza pensarci, “questo lo conosco”.
La brand identity è l’insieme di scelte, visibili e invisibili, che definiscono chi è davvero un brand e come decide di presentarsi. Non tutto si riduce all’immagine, ma è anche una questione di visione, di tono di voce, di valori condivisi e di coerenza nel tempo. In un mercato digitale affollato e rumoroso, costruire un’identità chiara e strategica è ciò che permette a un’azienda di emergere, distinguersi e restare nella mente delle persone.
In sostanza, la brand identity è il progetto che tiene insieme linguaggio, visualità e posizionamento. È il modo in cui un brand pensa, comunica e si relaziona con il suo pubblico, giorno dopo giorno.
In questo articolo scopriremo scopriremo nel dettaglio che cos’è la brand identity, perché è fondamentale per il successo di un’azienda e come costruirla in modo strategico. Analizzeremo i suoi elementi chiave e faremo chiarezza sulle differenze con brand image e brand reputation.
Da cosa è costituita la brand identity
La progettazione della brand identity nasce dall’allineamento tra strategia, comunicazione e design. Solo quando questi tre pilastri lavorano insieme l’identità di un brand prende forma in modo coerente e riconoscibile. In questo senso, la creazione brand identity è sempre il risultato di un processo strutturato, capace di tradurre valori, visione e posizionamento in ogni gesto, parola e immagine che l’azienda porta al mondo.
Mission e vision: il cuore dell’identità del brand
All’interno di questo sistema che abbiamo descritto la mission e la vision recitano un ruolo di primaria importanza, sono le fondamenta dell’identità del brand.
- La mission definisce lo scopo del brand: cosa fa, per chi lo fa e perché.
- La vision rappresenta l’orizzonte futuro, l’ambizione e l’impatto che il brand vuole avere nel tempo.
Una brand identity efficace nasce sempre da una mission e vision chiare, condivise internamente e riconoscibili all’esterno. Senza questo nucleo strategico, ogni attività di comunicazione rischia di essere frammentata o incoerente.
Valori, personalità e posizionamento
I valori guidano il comportamento del brand, la sua personalità ne definisce il carattere e il posizionamento stabilisce lo spazio che occupa nella mente delle persone. In questa fase della progettazione brand identity si lavora per rispondere a domande chiave:
- In cosa crede il brand?
- Come si distingue dai competitor?
- Qual è il suo ruolo nel mercato?
È qui che la brand identity diventa uno strumento strategico di differenziazione e non solo di comunicazione.
Tone of voice e payoff: il linguaggio del brand
All’interno di questo sistema integrato, il tone of voice e il payoff giocano un ruolo fondamentale nel definire come un brand comunica e si fa riconoscere.
Il tone of voice è il modo in cui il brand parla al proprio pubblico: può essere formale o informale, istituzionale o ironico, diretto o narrativo. È ciò che trasforma un messaggio in qualcosa di immediatamente riconoscibile, anche senza che compaia il logo. In altre parole, è la personalità del brand che si percepisce in ogni parola.
Accanto al tone of voice c’è il payoff, una frase breve, incisiva e memorabile che racchiude l’essenza del brand: una promessa sintetica che rafforza il posizionamento e comunica in modo chiaro cosa il brand rappresenta.
Per funzionare davvero, tone of voice e payoff devono essere coerenti tra loro e chiaramente definiti nelle brand identity guidelines. Solo così l’azienda può garantire uniformità e riconoscibilità su tutti i canali, costruendo un linguaggio distintivo e costante nel tempo.
Visual identity: logo, colori e tipografia
Arriviamo, quindi, alla visual identity, cioè la traduzione visiva della brand identity. Capire visual identity cos’è significa comprendere come il design possa supportare la strategia del brand. Ogni scelta visiva, infatti, non è mai neutra: ha il compito di rafforzare il posizionamento e di rendere immediatamente percepibili valori, personalità e visione. La brand identity grafica prende forma attraverso diversi elementi che dialogano tra loro con coerenza, adattandosi ai contesti e mantenendo continuità nel tempo. È così che il design diventa un linguaggio riconoscibile, capace di accompagnare il brand in ogni punto di contatto e di tradurre la strategia in esperienza visiva.
Vediamo insieme quali sono questi elementi chiave, che insieme definiscono il modo in cui il brand viene visto e ricordato:
- il logo, segno distintivo principale del brand, deve essere riconoscibile, versatile e rappresentativo dell’identità aziendale.
- La palette colori influenza molto la percezione e le emozioni, rafforza la riconoscibilità e supporta il posizionamento del brand.
- Tipografia, i font scelti contribuiscono al tono visivo del brand e alla leggibilità dei contenuti, online e offline.
- Le Immagini, le icone e i layout definiscono l’esperienza visiva complessiva e rendono coerente la comunicazione su sito, social e materiali di marketing.
Brand identity, brand image e brand reputation: differenze
Nel linguaggio comune, termini come brand identity, brand image e brand reputation vengono spesso usati come sinonimi. In realtà, indicano dimensioni diverse del brand, profondamente collegate tra loro, ma non sovrapponibili. Comprendere queste differenze è fondamentale per costruire un brand solido, coerente e credibile nel tempo, perché ciascuna di esse agisce su un livello distinto della relazione tra l’azienda e il suo pubblico.
Differenza tra brand identity e brand image
Come abbiamo visto, la brand identity riguarda ciò che il brand decide di essere e di comunicare. È l’identità progettata: valori, visione, personalità, linguaggio e scelte visive che l’azienda definisce in modo strategico per raccontarsi al mercato. In altre parole, è il punto di partenza, la “voce interna” del brand che orienta ogni azione di comunicazione.
La brand image, invece, è il risultato di questo racconto quando arriva all’esterno. Rappresenta l’immagine che il pubblico si costruisce del brand sulla base delle esperienze, dei messaggi ricevuti e delle interazioni avute nel tempo. Non è quindi completamente controllabile: può essere influenzata, ma non imposta. Quando brand identity e brand image sono allineate, il brand comunica in modo chiaro e coerente; quando si crea una distanza tra le due, emergono confusione e perdita di credibilità.
Differenza tra brand image e brand reputation
Se la brand image è la percezione immediata che le persone hanno di un brand, la brand reputation è una valutazione più profonda e duratura. La reputazione si costruisce nel tempo e si basa sulla coerenza tra ciò che il brand comunica e ciò che realmente fa. Entrano in gioco elementi come l’affidabilità, la qualità dell’esperienza, il comportamento dell’azienda e la capacità di mantenere le promesse.
In questo senso, la brand reputation non nasce solo dalla comunicazione, ma dall’insieme delle azioni concrete del brand. È il risultato di una storia fatta di relazioni, feedback, recensioni e passaparola. Una brand image positiva può attirare attenzione, ma è la brand reputation a determinare la fiducia e la credibilità nel lungo periodo.
Perché la brand identity è fondamentale per un business (anche e soprattutto online)
Nel mercato digitale, la brand identity è uno strumento competitivo essenziale. Aiuta il brand a posizionarsi in modo chiaro, a distinguersi e a costruire relazioni di fiducia.
Una brand identity coerente:
- migliora il posizionamento nel mercato digitale;
- garantisce continuità tra sito web, social media e advertising;
- aumenta riconoscibilità e memorabilità;
- rafforza la fiducia degli utenti;
- favorisce conversioni e fidelizzazione.
Senza una brand identity strutturata, anche le migliori campagne rischiano di essere inefficaci o incoerenti.
Chi si occupa della brand identity di un’azienda
Dietro ogni marchio riconoscibile e coerente c’è un lavoro strategico che coinvolge competenze diverse. Definire i valori, il tone of voice, la visual identity e il posizionamento richiede un approccio integrato che combina strategia, comunicazione e design. Spesso a occuparsene sono team interni di marketing, designer e specialisti di comunicazione, o agenzie esterne in grado di accompagnare l’azienda nella costruzione di un’identità chiara e distintiva.
In questo contesto, il team marketing di Synesthesia lavora a fianco delle aziende per trasformare la strategia in un linguaggio di brand coerente e riconoscibile, dalla definizione dei valori fino alla creazione di tutti gli strumenti visivi e comunicativi necessari. Grazie a un approccio personalizzato, il nostro team guida le aziende nella progettazione di una brand identity che rispecchi la loro essenza e si distingua sul mercato. Contattaci per costruire l’identità del tuo brand, il nostro team è pronto a supportarti in ogni fase del percorso.
Performance marketing: cos’è e quali canali interessa
Il performance marketing è un approccio orientato ai risultati concreti, che consente alle aziende di ottimizzare ogni investimento pubblicitario in funzione delle azioni effettivamente compiute dagli utenti. Che si tratti di un clic, una registrazione, un acquisto o un download, ogni attività viene monitorata, tracciata e misurata, rendendo possibile una gestione trasparente e flessibile del budget.
A differenza delle campagne tradizionali, spesso basate su metriche di visibilità o impression generiche, il performance marketing punta tutto sull’efficacia: si investe solo quando c’è una risposta tangibile da parte del target. Questo lo rende ideale per brand che vogliono massimizzare il ROI, scalare in modo sostenibile e adattarsi velocemente ai comportamenti del pubblico.
Fondamentale in questo tipo di strategia è l’integrazione tra canali – dai motori di ricerca ai social ads, dall’affiliate marketing all’email automation – e l’utilizzo di strumenti analitici evoluti per prendere decisioni data-driven. Il risultato? Una comunicazione più intelligente, personalizzata e, soprattutto, orientata alla conversione.
Per entrare nel vivo del performance marketing, per capirne di più e svelarne i vantaggi, abbiamo intervistato Caterina De Bon, Performance Marketing Specialist di Synesthesia Marketing.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Quali sono, secondo te, i principali vantaggi del performance marketing per un’azienda rispetto ad approcci più tradizionali?
Il principale vantaggio del performance marketing è senza dubbio la misurabilità, ovvero la capacità di tracciare un collegamento reale e oggettivo tra strategia e risultato.
Grazie all’osservazione continua dei dati con un approccio integrato che analizza tutti i punti di contatto con l’utente (non solo i dati di piattaforma, ma anche quelli di Google Analytics, di CRM come Hubspot o Salesforce ecc.), siamo in grado di testare soluzioni diverse a livello di target, investimento, strategia creativa e ottimizzazione, per capire fino in fondo cosa funziona e cosa richiede spazio di intervento.
Questo è importante non solo per garantire l’allineamento al risultato desiderato dal cliente, ma anche e soprattutto per generare insight preziosi che possono poi informare le strategie future non solo a livello di digital marketing, ma anche su più ampia scala.
A questo vantaggio si aggiunge anche quello del dinamismo e della flessibilità. Rispetto ad altre soluzioni di marketing, in questo caso si può andare a modulare in maniera dinamica ogni aspetto della strategia in tempo reale, permettendoci di passare da micro-attivazioni spot a strategie continuative senza requisiti fissi di tempistiche e budget.
Quali canali e strategie ritieni più efficaci in una logica performance per generare lead qualificati nel B2B?
La scelta dei canali e delle strategie più efficaci per generare lead qualificati in ambito B2B dipende molto dal settore, dal mercato di riferimento e soprattutto dal target che si desidera raggiungere. Tuttavia, in linea generale, un approccio integrato tra LinkedIn e Google Ads rappresenta spesso la combinazione più solida in ottica performance.
LinkedIn si distingue per la sua capacità di offrire una targettizzazione estremamente granulare: è possibile selezionare il pubblico per ruolo professionale, settore, dimensione aziendale, anzianità lavorativa e persino per singola azienda. Questo consente di rivolgersi direttamente a decision maker e influencer interni al processo di acquisto, garantendo sin da subito un’elevata qualità dei lead e riducendo il carico di lavoro nella fase di qualificazione.
Va però considerato che, soprattutto nei contesti B2B con cicli di vendita lunghi o prodotti complessi, solo una piccola parte degli utenti converte immediatamente dopo aver visto un annuncio. Spesso, il contatto si attiva in un secondo momento, magari cercando volontariamente il brand, il prodotto o il servizio su Google. È proprio per questo che affiancare a LinkedIn una strategia ben strutturata su Google Ads è essenziale: permette di intercettare non solo la domanda consapevole, ma anche tutta quella fascia di utenti che hanno già avuto un primo touchpoint con il brand e stanno ora valutando l’acquisto.
Come misuri il successo nel performance marketing B2B e quali KPI consideri davvero rilevanti per valutare l’impatto concreto del brand?
Nel performance marketing B2B, il successo non può essere misurato con un unico set di KPI, perché ci troviamo a operare in contesti complessi, con prodotti o servizi articolati e cicli di vendita spesso lunghi, che coinvolgono più stakeholder nel processo decisionale. Per questo è fondamentale adottare una misurazione su due livelli: breve e lungo termine, combinando metriche quantitative e qualitative.
Nel breve termine, monitoriamo attentamente KPI di performance come il CPL (Costo per Lead) e il tasso di conversione per singolo canale o campagna, ma ci focalizziamo anche su metriche più qualitative come il Lead Quality Score o la percentuale di MQL (Marketing Qualified Leads). Questi indicatori ci aiutano a valutare non solo la quantità, ma soprattutto la qualità dei lead generati, ovvero quanto sono effettivamente in linea con il target ideale del cliente.
Nel medio-lungo termine, invece, misuriamo l’efficacia della strategia in termini di impatto sul brand e influenza sulla pipeline. In questa fase l’obiettivo è intercettare e posizionarci nella mente del prospect prima ancora che si manifesti un bisogno esplicito, costruendo fiducia e autorevolezza nel tempo.
Quanto è importante l’allineamento tra team marketing e sales in una strategia di performance marketing?
L’allineamento tra marketing e sales è fondamentale in qualsiasi strategia di performance marketing B2B.
Spesso si tende a pensare che il lavoro del marketing termini con la generazione del lead, ma in realtà il valore reale si misura quando quel lead si trasforma in opportunità concreta e, infine, in cliente. Per questo è essenziale che i due team lavorino in sinergia su tre livelli principali: definizione del target e dei KPI, flusso e qualità dei dati, allineamento sugli obiettivi finali.
In sintesi, un performance marketing che non dialoga con il team sales rischia di fermarsi a un esercizio di “vanity metrics”. Lavorare in modo integrato, invece, trasforma le campagne in leva concreta di crescita commerciale.
In un ecosistema digitale in continua evoluzione, l’analisi è ciò che trasforma il contenuto da semplice comunicazione a strumento strategico. Contattaci per saperne di più sul performance marketing, sui principali KPI da monitorare e sulle strategie migliori per la tua azienda.
Content strategy: il punto di partenza per contenuti digitali orientati al business
Una volta c’erano i giornalisti, i pubblicitari, gli artisti. Oggi ci sono i content creator. Figure ibride che mescolano scrittura, design, storytelling e strategia digitale per dare forma a contenuti capaci di parlare a community eterogenee. L’arte dell’espressione si è intrecciata con la logica dell’algoritmo, e chi crea contenuti vive costantemente in bilico tra creatività e performance.
Creare contenuti oggi non significa solo “fare bei post”. Significa conoscere le piattaforme, interpretare le tendenze, capire il linguaggio delle persone. Significa — soprattutto — avere qualcosa da dire, e saperlo dire nel modo giusto.
Spesso si guarda ai content creator con un misto di ammirazione e scetticismo. “Che lavoro fai? Il creator? Ma è un lavoro vero?”
Eppure, nel 2025, chi crea contenuti muove brand, influenza decisioni, costruisce comunità. Il content marketing è un lavoro che richiede competenze trasversali: dalla scrittura alla psicologia, dal marketing alla fotografia. E come ogni mestiere creativo, vive di passione ma anche di disciplina. Di notti insonni e di idee brillanti avute sotto la doccia. Di feed da curare e commenti a cui rispondere.
Ma cosa fa, esattamente, un content creator?
Il content creator è una figura multitasking, spesso solitaria, a volte parte di un team creativo, che ha il compito di ideare, produrre e distribuire contenuti digitali pensati per specifici canali: social media, blog, newsletter, podcast, video, eventi live. Il suo obiettivo? Generare attenzione, coinvolgere un pubblico, e — nei migliori dei casi — trasformare quell’attenzione in fiducia, valore, conversione.
Per farlo, si serve di alcuni ingredienti mutevoli e universali, di cui nessun content creator può fare a meno: tra questi la creatività, il tono, l’esortazione e il monitoraggio della performance.
Copy creativo: spazio alla fantasia
In una strategia dei contenuti efficace, il copy creativo gioca un ruolo fondamentale: è ciò che trasforma un messaggio ordinario in un’esperienza memorabile. Non si tratta solo di scrivere bene, ma di saper raccontare storie che risuonano con il pubblico. Un copy ben ideato sa catturare l’attenzione, mantenere l’interesse e guidare l’utente verso l’azione, diventando così uno strumento chiave per differenziarsi in un mercato saturo e ipercompetitivo.
Tone of voice, payoff marketing e call to action: come guidare le decisioni e rafforzare la brand identity con il content marketing
Il tone of voice definisce la personalità con cui un brand comunica e permette di instaurare un rapporto coerente, riconoscibile e umano con il pubblico. Che sia istituzionale, ironico o informale, il tono giusto rafforza l’identità del marchio e crea fiducia. Accanto a questo, le call to action (CTA) sono il motore che guida il comportamento degli utenti: frasi brevi ma strategiche che orientano l’azione e trasformano l’interesse in un’interazione concreta.
Insieme, tone of voice e CTA rendono i contenuti non solo comunicativi, ma anche efficaci e orientati agli obiettivi.
SEO content creation: rendere i contenuti digitali visibili e performanti
La SEO content creation è il processo di ideazione, scrittura e ottimizzazione di contenuti digitali pensati per essere facilmente trovati dai motori di ricerca e rilevanti per gli utenti.
Creare contenuti ottimizzati per i motori di ricerca significa progettare testi che non solo parlino agli utenti, ma che vengano anche riconosciuti e valorizzati dagli algoritmi di Google. La SEO content creation combina ricerca delle keyword, struttura strategica del testo, uso efficace di titoli, meta tag e link interni per aumentare la visibilità organica. Ma non basta “piacere ai motori”: un contenuto performante deve anche rispondere in modo chiaro e utile ai bisogni reali del pubblico, generando traffico qualificato e migliorando il tasso di conversione. In sintesi, SEO e qualità devono lavorare insieme per ottenere risultati duraturi.
Analisi e monitoraggio delle performance
Ma creare contenuti digitali di qualità è solo il primo passo: per ottenere risultati concreti e migliorare nel tempo, è fondamentale analizzare e monitorare le performance. Senza dati, ogni strategia resta incompleta. Valutare metriche come traffico organico, tempo di permanenza, tasso di conversione, bounce rate o engagement sui social permette di capire cosa funziona e cosa no. Questo approccio data-driven consente di ottimizzare i contenuti esistenti, pianificare in modo più efficace quelli futuri e rispondere in modo più preciso alle esigenze del pubblico.
In un ecosistema digitale in continua evoluzione, l’analisi è ciò che trasforma il contenuto da semplice comunicazione a strumento strategico. Contattaci per saperne di più sul performance marketing, sui principali KPI da monitorare e sulle strategie migliori per la tua azienda.
Nostalgia Marketing: che cosa rende questa strategia è così efficace?
Il nostalgia marketing sfrutta il legame emotivo con il passato per creare connessioni profonde con il pubblico, evocando ricordi positivi attraverso riferimenti culturali e un’estetica dal sapore vintage. Questa strategia non solo rafforza la fedeltà al brand, ma può anche influenzare le scelte d’acquisto, facendo leva su emozioni autentiche e condivise.
Alla base di questa strategia di marketing vi sono diversi principi psicologici, quali:
- connessione emotiva – evoca ricordi felici che rafforzano il legame con il brand;
- desiderio di sicurezza – il passato offre un senso di stabilità, soprattutto in periodi di incertezza;
- idealizzazione del passato – le persone tendono a ricordare il passato in modo più positivo di quanto lo fosse realmente;
- identità e appartenenza – simboli e riferimenti iconici rafforzano il senso di comunità e riconoscimento.
Quali sono le campagne di successo che hanno conquistato il pubblico?
Nel 2025, il nostalgia marketing è diventato un elemento chiave nelle strategie di comunicazione di molti grandi brand. Aziende di diversi settori stanno riscoprendo le grandi potenzialità del passato per catturare l’attenzione del pubblico e rafforzare il legame emotivo con i consumatori. Dalle riedizioni di prodotti iconici ai remake cinematografici, fino alle collaborazioni ispirate alle mode del passato, diamo un’occhiata a quello che sta succedendo oggi nel mondo della comunicazione.
IKEA Svezia: quando il ritardo diventa un punto di forza

Chi non ricorda l’Harlem Shake, il Bottle Flip o il Mannequin Challenge? Trend virali che hanno segnato un’epoca e che, ancora oggi, evocano un sorriso nostalgico. IKEA ha deciso di sfruttare proprio questi fenomeni del passato per lanciare il suo nuovo programma fedeltà a punti, con una campagna dal claim ironico: “Better late than never”. Con questa strategia, il brand è riuscito a trasformare il proprio “ritardo” – sia nell’aderire alle mode che nell’introdurre un programma fedeltà già diffuso tra molte aziende – in un elemento distintivo e memorabile. Facendo leva sul senso di familiarità del pubblico, IKEA dimostra come il nostalgia marketing possa rendere anche un semplice annuncio un momento di coinvolgimento e connessione emotiva.
Microsoft – “Child of the 90s”

Microsoft ha utilizzato il nostalgia marketing per promuovere la versione 10 di Internet Explorer. Lo spot si apre con una frase memorabile: “Forse non vi ricordate di noi, ma ci siamo incontrati negli anni ‘90”, catturando l’essenza di questa strategia. Nonostante i consumatori si siano legati a nuovi brand e le loro esigenze siano cambiate, Microsoft ha evoluto il suo prodotto per tornare a soddisfare quei bisogni.Lo scopo della campagna era stimolare il ritorno degli utenti verso Internet Explorer, enfatizzato dal messaggio: “Siete cresciuti. Così come noi. Riconnettetevi con il nuovo Internet Explorer”. Tra riferimenti agli anni ’90 come yo-yo, tamagotchi e floppy disk, il video rende omaggio a quel decennio in un minuto e quaranta secondi.
Tesco – Christmas ad 2013: uno spot che scalda il cuore attraverso la magia del Natale

Lo spot natalizio di Tesco, la nota catena di supermercati, punta a un effetto nostalgia mostrando momenti di convivialità e creando un senso di familiarità che si collega ai ricordi di tutti. Il video è in grado di far rivivere emozioni e ricordi legati alle festività e ai pranzi natalizi e riesce a creare un forte legame emotivo con il pubblico, riportando alla mente immagini di momenti caldi e affettuosi, comuni a tutti, stimolando un senso di appartenenza e di calore che solo le feste sanno evocare.
KFC e il ritorno dei Tamagotchi: nostalgia e innovazione con “Eduardo”

La campagna di KFC in Spagna ha usato il nostalgia marketing con il lancio di “Eduardo”, un piccolo tamagotchi a forma di pollo fritto. Questo prodotto richiama alla mente i giocattoli virtuali degli anni ‘90, evocando ricordi d’infanzia e di un’epoca pre-digitale. KFC ha trasformato il tamagotchi in una strategia per coinvolgere i consumatori, mescolando nostalgia e innovazione. Con l’idea di “prendersi cura” di un pollo, il brand ha giocato sull’affetto che molte persone ancora provano per quegli oggetti del passato, creando un legame emotivo con il pubblico e aumentando la visibilità del marchio in modo originale e divertente.
Nostalgia Marketing: quali vantaggi per i brand?
Come abbiamo visto, il nostalgia marketing non è solo un viaggio nei ricordi, ma una strategia potente che aiuta i brand a creare connessioni autentiche con il pubblico. Sfruttando il richiamo emotivo al passato, le aziende possono rafforzare la loro identità e distinguersi in un mercato sempre più competitivo. Tra i vantaggi per i brand troviamo:
- aumento della lealtà verso il brand – la familiarità con il passato crea un legame emotivo che rafforza la fiducia e il senso di appartenenza dei consumatori;
- maggiore interazione – le campagne nostalgiche generano più click, condivisioni e commenti, aumentando l’engagement e la visibilità del marchio;
- memorabilità del brand – Le emozioni positive legate ai ricordi aiutano a mantenere il brand nella mente del consumatore, facilitando le scelte d’acquisto;
- connessione tra generazioni: Il nostalgia marketing non parla solo a chi ha vissuto direttamente un’epoca, ma crea ponti tra generazioni diverse; un trend come l’Harlem Shake può evocare ricordi per Millennials e Gen Z, mentre incuriosisce la Gen X, ampliando il pubblico di riferimento di un brand.
Come utilizzare il nostalgia marketing: le quattro regole vincenti
Il nostalgia marketing può trasformare i ricordi in una leva potente per il successo del tuo brand. Ma come applicarlo in modo efficace? Ecco quattro strategie semplici e immediate per creare campagne coinvolgenti e memorabili.
- Richiama icone e trend del passato: utilizza riferimenti culturali come giochi, programmi TV o eventi iconici per creare un legame emotivo immediato con il pubblico. Elementi nostalgici ben scelti rafforzano la connessione con i consumatori e rendono il tuo messaggio più impattante.
- Punta su un’estetica vintage: utilizza estetiche e design che richiamano le tendenze vintage, come colori, tipografie o elementi visivi caratteristici di un’epoca; questo aiuta a evocare una sensazione di familiarità e comfort.
- Associa il tuo brand a un’emozione positiva: un prodotto o servizio legato a ricordi felici, sicurezza o appartenenza genera fiducia e fidelizzazione. Raccontare storie che risvegliano sensazioni autentiche aiuta a rafforzare la relazione con il pubblico.
- Coinvolgi il pubblico con esperienze interattive: invita i tuoi follower a condividere ricordi legati ai tuoi prodotti o a temi nostalgici sui social media. La partecipazione attiva aumenta il coinvolgimento e trasforma il tuo brand in un punto di riferimento emotivo.
Se anche tu vuoi sfruttare il potere del nostalgia marketing per costruire una campagna che colpisca nel segno, contattaci. Il team marketing di Synesthesia è pronto a creare strategie personalizzate che parlano direttamente al cuore dei tuoi clienti.
Il digital marketing come fattore competitivo
Il digital marketing rappresenta oggi un fattore competitivo essenziale per le aziende, in grado di raggiungere e coinvolgere il pubblico in modo mirato ed efficace.
Ma quali sono esattamente i grandi vantaggi che il digital marketing offre alle aziende?
- Ampia copertura e Targetizzazione: possibilità di raggiungere un pubblico globale o locale specifico e profilato, in base agli obiettivi che l’azienda o l’organizzazione vuole perseguire.
- Più interazione e coinvolgimento: attraverso commenti ai post, recensioni online e chatbot, per esempio, si ottiene un dialogo bidirezionale tra pubblico e azienda.
- Misurabilità e analisi dei dati con piattaforme che permettono di monitorare e analizzare le performance del sito o delle campagne in tempo reale, di adattare rapidamente le strategie aziendali e ottimizzare i risultati.
- Costi contenuti e ROI facilmente monitorabile e quantificabile, rispetto alle campagne pubblicitarie tradizionali, con un miglior rapporto costo-beneficio.
- Competitività nel mercato digitale non solo per accrescere la visibilità online ma anche per monitorare la presenza digitale dei competitor.
Digital marketing: cos’è e quali attività comprende
Il digital marketing comprende strategie e tecniche per promuovere prodotti o servizi attraverso canali digitali, svolgendo un ruolo cruciale nel creare e mantenere la presenza online di un’azienda. Dalla gestione dei tracciamenti degli eventi sul sito, alla pubblicità online, dall’email marketing all’ottimizzazione per i motori di ricerca, ogni componente contribuisce a creare una strategia di marketing integrata ed efficace.
Esploriamo, ora, più nel dettaglio, alcune delle principali attività che compongono il digital marketing.
1. Google Tag Manager e Google Analytics
Perché è così importante tracciare ciò che accade sul sito? È fondamentale misurare il traffico, le fonti e le conversioni per capire se il budget investito sta dando risultati sperati. Tra i vari sistemi di tracciamento disponibili, oggi ci concentriamo sul sistema più noto e utilizzato, Google Marketing Platform e, in particolare, sugli strumenti come Google Tag Manager (GTM) e Google Analytics (GA4) progettati per un marketing più intelligente e per raggiungere risultati migliori. GTM consente di gestire facilmente e in modo centralizzato i tag di tracciamento sul proprio sito web, garantendo il rispetto della privacy degli utenti. Google Analytics, soprattutto nella sua ultima versione GA4, consente di raccogliere e analizzare i dati sul comportamento degli utenti, fornendo insight cruciali per migliorare notevolmente le strategie di comunicazione e vendita.
2. Google Ads: cos’è e come funziona
Il più famoso dei sistemi e delle linee guida è legato alla piattaforma di Google, rinomata per la sua capacità di fornire strumenti potenti e versatili per il marketing digitale. Google Ads è una piattaforma di pubblicità online che permette alle aziende di creare annunci pubblicitari per promuovere i propri prodotti o servizi sui risultati di ricerca di Google e su altri siti web partner. Attraverso un sistema di aste, le aziende possono fare offerte per le parole chiave più pertinenti al loro business e raggiungere un pubblico mirato. Gli annunci possono essere personalizzati per apparire a specifici segmenti di utenti, aumentando dunque la probabilità di conversione e migliorando il ritorno sull’investimento.
3. DEM (direct email marketing)
Il Direct Email Marketing (DEM) è una strategia di digital marketing che utilizza l’email per inviare messaggi promozionali direttamente ai clienti. Questa tecnica permette di raggiungere il pubblico con comunicazioni mirate, personalizzate e misurabili. Attraverso l’email marketing, le aziende possono mantenere un rapporto continuo con i clienti, promuovere nuovi prodotti o servizi, e fidelizzare la clientela esistente. L’email marketing è uno strumento potente per generare lead, aumentare le vendite e migliorare il customer engagement.
Secondo un recente studio riportato da Demand Sage nel 2024, le campagne di email marketing hanno un ROI decisamente vantaggioso, pari al 3600%. Questo implica che ogni euro investito genera un ritorno di 36 euro. Secondo sempre lo stesso studio l’80% dei marketer sceglierebbe di rinunciare ai social media invece che all’email come canale di comunicazione. È importante ricordare che oltre 4 miliardi di persone utilizzano l’email, con una previsione di crescita fino a 4,73 miliardi entro il 2026.
4. SEO: come migliorare l’indicizzazione di un sito
La Search Engine Optimization (SEO) è l’insieme di pratiche volte a migliorare la visibilità di una pagina web o un articolo nei risultati organici dei motori di ricerca. Un sito ben indicizzato ha maggiori possibilità di apparire in cima nei risultati di ricerca, aumentando di conseguenza le probabilità di essere trovato dagli utenti.
Ci sono molte tecniche SEO che possono essere utilizzate per ottimizzare un sito e attrarre un pubblico qualificato. Si tratta di buone pratiche che includono:
- una scelta accurata delle parole chiave (Keyword Research). In questa fase, utilizzare strumenti come Google Keyword Planner, Ahrefs o SEMrush può aiutare a scoprire le parole chiave più rilevanti e con un buon volume di ricerca ma bassa concorrenza.
- L’ottimizzazione dei contenuti (Content Optimization), che prevede per esempio l’integrazione strategica delle parole chiave principali nei titoli, descrizioni e tag delle pagine.
- Cura delle meta descrizioni e dei titoli. È importantissimo creare titoli e meta descrizioni accattivanti per migliorare il CTR nei risultati di ricerca.
- Organizzare il sito con URL chiare e una sitemap XML per facilitare l’indicizzazione.
- Ottimizzare le immagini, comprimendole e utilizzando nomi dei file che siano descrittivi e tag ALT pertinenti.
- Utilizzare link Interni tra le pagine del sito. Questa procedura aiuta i motori di ricerca a scoprire e indicizzare le nuove pagine.
- Acquisire backlink di qualità, collaborando con blogger influenti, inviando comunicati stampa o partecipando a forum online.
- Assicurare che il sito sia responsive e si carichi correttamente sui dispositivi mobile. Questo tipo di operazione è anche detta ottimizzazione mobile (Mobile Optimization). Per fare questo utilizza per esempio Google’s Mobile-Friendly Test per verificare che i pulsanti e contenuti siano leggibili e in grado di migliorare l’esperienza utente.
- Identificare e risolvere eventuali problemi di velocità sul sito. Un sito che carica velocemente riduce il tasso di abbandono e migliora il posizionamento nei risultati di ricerca. Esistono molti tool che fanno questo tipo di verifica. Noi vi segnaliamo: Screaming Frog SEO Spider, GTmetrix, PageSpeed Insights.
- Creare contenuti originali e utili per i tuoi utenti, aggiornandolo con regolarità per mantenerlo sempre attuale e rilevante per il pubblico.
Social media marketing: strategie social per accrescere un business
Il social media marketing comprende a sua volta una serie di strategie specifiche volte a raggiungere obiettivi di business ben definiti. Ma quali sono esattamente le principali attività incluse nel social media marketing?
- strategia di contenuti organici
- gestione delle campagne sponsorizzate
- influencer marketing
Ognuna di queste componenti gioca un ruolo cruciale nell’accrescere la visibilità e l’engagement di un brand, contribuendo significativamente al suo successo nel mercato digitale.
1. PED: piano editoriale social
Il piano editoriale social (PED) è uno strumento fondamentale per la corretta gestione
strategia dei contenuti sui social media che prevede una pianificazione dettagliata dei post organici, programmando quali contenuti (testuali e visuali) verranno pubblicati e quando. Tutti i contenuti dovranno essere specificamente adattati al canale di destinazione, considerando le peculiarità di ciascuna piattaforma e il pubblico di riferimento o target. Un PED ben strutturato porta grandi vantaggi: assicura coerenza e riconoscibilità, migliora l’engagement e la fidelizzazione.
2. Sponsorizzare sui social media: target, budget e contenuto
Per raggiungere un pubblico sempre più specifico è necessario adottare soluzioni alternative a quelle organiche, come le campagne a pagamento sui social media. Una simile strategia inizia sempre con l’identificazione del target giusto, analizzando parametri socio-demografici come età, interessi, sesso, comportamento e geolocalizzazione. Il budget deve essere allocato in modo strategico su determinati contenuti presenti nel piano editoriale, orientati al raggiungimento di obiettivi specifici. Il contenuto sponsorizzato deve essere accattivante e rilevante per il target, con messaggi chiari e call-to-action forti per massimizzare l’engagement e le conversioni.
3. Influencer marketing: uno strumento molto potente
Arriviamo, quindi, a una delle strategie di maggior impatto nel panorama del digital marketing: l’influencer marketing. Collaborare con influencer, figure che hanno molto seguito sui social media nei settori strategici, permette alle aziende di raggiungere un pubblico più ampio e soprattutto mirato. In definitiva, l’influencer marketing, quando ben pianificato, si può rivelare uno strumento potentissimo: è possibile promuovere prodotti o servizi attraverso contenuti autentici e coinvolgenti, dando maggiore visibilità e credibilità al brand.
Ricordiamoci, però, che esiste una forte differenza tra testimonial e influencer. I primi, sebbene popolari sui media mainstream o nello sport, non è sempre detto che abbiano una community di riferimento che li segue in modo costante sui social media, i secondi, invece, hanno come caratteristica peculiare quella di lavorare sulla reputation del brand e valorizzarla nel confronti del loro pubblico di riferimento.

4. Ma quali sono le piattaforme social con il più grande ritorno sull’investimento (ROI)?
I social media possono diventare un potente strumento di marketing con un ROI tangibile e misurabile, contribuendo al successo a lungo termine della tua azienda.
Secondo un recente sondaggio di Statista svolto tra i marketer di tutto il mondo, le piattaforme di social media con il più grande ritorno sull’investimento (ROI) sono:
- Facebook con il 29%
- Instagram con il 29%
- YouTube con il 26%
- TikTok 24%
- Linkedin 16%
- X 16%
- Snapchat 6%
- Pinterest 6%
- Twitch 5%
- Tumblr 2%
Digital marketing per aziende: soluzioni integrate per raggiungere grandi obiettivi
Come abbiamo visto, il digital marketing è un mondo complesso e ricco di sfaccettature che va ben oltre il social media marketing. All’interno di uno scenario sempre più competitivo, tutte le sue attività possono contribuire in modo significativo al successo di un’azienda. Il nostro team è in grado di offrire un approccio integrato con strategie sempre più personalizzate per raggiungere i tuoi obiettivi di business. Comunicare chi sei è essenziale per costruire e rafforzare la tua brand reputation, migliorare la lead generation, fidelizzare clienti e differenziarti dalla concorrenza.
Con Synesthesia, potrai gestire tutte le attività di digital marketing per favorire la crescita della tua azienda. Scopri di più sulla nostra offerta e scopri come le soluzioni innovative del nostro team di esperti in digital marketing possono aiutarti a realizzare i tuoi progetti!
Già nel 1999 Zygmunt Bauman scriveva ne “La società dell’incertezza” che l’attuale ordine sociale, così come è concepito, ci induce a vivere inevitabilmente in uno stato di disordine globale, dove non c’è posto per la stabilità. Pandemie globali, instabilità geopolitica, disordini culturali: per le organizzazioni cercare di dare un senso a tutto questo probabilmente non è mai stato così difficile. Si tratta di una condizione di disorientamento generale che porta con sé un senso diffuso di difficoltà a comprendere il futuro e conseguentemente a prendere le “giuste” decisioni.
L’acronimo VUCA (Volatility, Uncertainty, Complexity, Ambiguity) – introdotto e adottato per la prima volta dal US Army War Collage di Carlisle in Pennsylvania, per descrivere il mondo complesso e incerto all’interno del quale ci trovammo a vivere dopo la Guerra Fredda – sembra descrivere correttamente la situazione di cambiamento che stiamo vivendo. Ma che cosa significa esattamente VUCA?
Il significato di VUCA
L’acronimo racchiude in sé quattro concetti emblematici:
- Volatilità (Volatility), indica la rapidità dei cambiamenti non previsti in un determinato contesto socio-economico. Si tratta del parametro più difficile da prevedere per un’azienda (per esempio, le fluttuazioni dei prezzi del gas o del petrolio dovute a crisi geopolitiche improvvise).
- Incertezza (Uncertainty), esprime lo stato di incapacità di comprendere un cambiamento in atto. Maggiore sarà l’indice di incertezza nella comprensione di quello che sta accadendo, maggiore sarà la difficoltà di previsione e quindi di decisione.
- Complessità (Complexity), fa riferimento ai contesti dove è presente una grande interconnessione di fattori, dove vi è, di conseguenza, una crescente difficoltà nel valutare tutte le relazioni reciproche, le variabili e i rischi possibili.
- Ambiguità (Ambiguity), accade quando mancano informazioni complete su un determinato fenomeno. Maggiori sono le ambiguità, maggiore sarà la difficoltà a giungere a conclusioni certe.
Crescere nell’era del VUCA
Secondo Philip Kotler e John A. Caslione la maggior parte dei leader politici ed economici hanno realizzato che l’ambiente VUCA è una condizione permanente e non un fenomeno transitorio. In queste circostanze è necessario monitorare rapidamente i cambi di rotta nelle varie aree di business e spingere l’innovazione, ad esempio attraverso azioni di marketing e di data analytics.
Per le aziende affrontare l’era del VUCA (Volatility, Uncertainty, Complexity, Ambiguity) significa far fronte a una situazione di business molto complessa che porta a una interazione sociale sempre più limitata. Sono cambiati i modelli di comportamento della società e di conseguenza anche le esigenze quotidiane e i bisogni. I consumatori di oggi, per esempio, sono fortemente dipendenti dai modelli di acquisto online.
Nei casi di grande volatilità e incertezza il modo più efficace per le organizzazioni di reagire è quello di investire sui dati. Maggiori saranno, infatti, i dati a disposizione e migliori modelli statistici si otterranno per fare previsioni sulle cause e sulla durata di un determinato evento non previsto. La corretta interpretazione delle informazioni aiuterà, inoltre, a leggere meglio la complessità dello scenario e a indirizzare la scelta dell’organizzazione verso la soluzione più efficace.
Già nel 2017 la OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sosteneva che l’innovazione delle organizzazioni nella società digitale è strettamente legata a settori come cloud computing, augmented reality, big data, machine learning. Lo sviluppo di processi di decision making efficaci richiede dunque inevitabilmente il processamento dei Big Data e il fatto che si tenga in considerazione il cambiamento dei consumatori e degli stakeholders dovuto all’estensione della mole di informazioni disponibili.
Quando la risposta arriva dal digitale: una sfida (continua) per le PMI?
Il mondo del marketing e quello dell’industria digitale non sono esenti dalla condizione dettata dal contesto VUCA, il modo in cui si promuove e comunica cambia costantemente e deve continuare a evolvere. Le tecnologie e le soluzioni che possono adattarsi e funzionare in una realtà VUCA richiedono nuove competenze, innovazione e l’impiego di framework agili.
Per una PMI gestire questo tipo di complessità non è affatto semplice. Non è facile trovare la giusta soluzione per il business affrontando questo fenomeno con il giusto approccio perché nella maggior parte dei casi non si ha il tempo necessario per farlo oppure manca la giusta serenità. Secondo Marco Cavingioli, un ribaltamento di prospettiva è possibile riformulando l’acronimo VUCA con le nuove “parole antidoto”: Vision / Visione, Understanding / Comprensione, Clarity / Chiarezza, Agility / Agilità.
Cavingioli nel suo post del blog “La PMI Italiana in un mondo “never so much VUCA” e la saggezza della delega” propone di ricorrere alla cosiddetta “saggezza della delega”: delegare a terzi (anche in outsourcing) i temi non core business dell’azienda è senz’altro una soluzione efficace che semplifica tutti quei processi che rallentano la sua crescita. Tutto questo aiuta certamente ad avere una vision migliore e a trasformare una buona idea idea di business in un’idea vincente:
“In rete puoi trovare riflessioni, contributi e bibliografia per farti una cultura e cercare di utilizzarla per affrontare e risolvere questa complessità, alla ricerca della “tua semplicità”, alla ricerca della “semplicità della tua azienda”.
Oggi in molti contesti socio-economici del mondo la crescita è guidata dalle micro, piccole e medio imprese (MSME) e dalle strategie di marketing digitale applicate. In Indonesia, per esempio, funziona così dal 2017. L’estrema flessibilità delle organizzazioni e l’atteggiamento di apertura nei confronti delle nuove strategie di marketing digitale hanno reso possibile e rapidissimo il processo di crescita e adattamento ai cambiamenti sociali che si stavano verificando. La concorrenza nata da questi fenomeni ha stimolato, di conseguenza, le PMI indonesiane a investire sulla formazione, sull’acquisizione di nuove competenze in ambito tecnologico e informatico e sull’utilizzo di nuovi canali per promuovere i propri prodotti. I risultati sono stati sorprendenti: l’Ufficio Centrale di Statistica ha dimostrato che l’empowerment delle MSME ha contribuito a trainare l’economia nazionalefino a raggiungere un aumento strabiliante e inatteso del 60% del Prodotto Interno Lordo (PIL).
Questo importante impulso economico deriva certamente da una capacità di adattamento e quindi da una risposta efficace data tempestivamente al cambiamento che si stava verificando. Quello appena citato, ovviamente, è solo un esempio che però ci fa ben sperare. Le possibilità di crescita sono pressoché infinite. Grazie al digitale tutto questo è possibile.
In conclusione
Come abbiamo visto finora, ogni aspetto della nostra realtà è investito dal fenomeno VUCA. Tutte le organizzazioni ne sono profondamente influenzate (anche le più piccole). Oggi l’utente medio è sempre più connesso e più informato. Se vogliamo ancora offrire ai nostri clienti e partner prodotti/servizi innovativi e originali occorre, dunque, cambiare mentalità, strategia di leadership e promuovere una cultura Agile.
Synesthesia elabora soluzioni di marketing, data analytics, indagini di mercato personalizzate sulla base delle necessità del cliente, con l’obiettivo di supportare la sua attività nel raggiungimento di concreti risultati di crescita sul mercato globale.
Scopri le nostre strategie all’interno della pagina dedicata o chiedi ai nostri esperti.
Autore: Luca Greco (Copywriter di Synesthesia)
Ciao Fabrizio, presentati. Di cosa ti occupi in Synesthesia?
“Ciao a tutti, sono Fabrizio e sono in Synesthesia dal 2016. Mi occupo di sales e marketing”.
Quando valuti una persona che vuole entrare nel tuo team, qual è la prima cosa che prendi in considerazione?
“Valutare una persona che vuole entrare nel mio team è un’attività molto impegnativa, che richiede un grande senso di responsabilità. Io valuto tre cose: prima di tutto c’è un aspetto di profondità tecnico-professionale, perché il lavoro che svolgiamo richiede competenze che sono codificate in percorsi di studio o altre esperienze lavorative pregresse; poi faccio un’analisi della persona a livello empatico, che per me è molto importante, perchè penso che questo sia effettivamente un fattore distintivo di successo: dal momento che viviamo in un mondo che evolve alla velocità della luce (e il lavoro che svolgiamo noi, in particolare, va a una velocità ancora maggiore) è essenziale avere il giusto “imprinting” culturale.
Infine, il terzo punto è la capacità di ascolto. Noi siamo chiamati a dare risposte complesse a problemi che sono espressi in maniera semplice ma possono essere davvero molto articolati. Una delle cose principali, quindi, è la capacità di ascoltare e ovviamente di comprendere quello che i nostri clienti e le persone con cui ci relazioniamo ci dicono ogni giorno. Questo penso sia il punto differenziante. La capacità professionale è la base, ma senza la capacità di ascolto, una capacità empatica e un contesto culturale, l’efficacia è davvero molto bassa. Per me, quindi, questi aspetti sono importantissimi”.
Il mondo del lavoro è cambiato molto negli ultimi anni, sia per i contenuti, sia per come le tecnologie hanno influenzato le nostre vite. Cosa è cambiato in bene, secondo te, e cosa invece non ti piace e cambieresti?
“È davvero cambiato moltissimo. Io ho 52 anni e quindi ho vissuto altre “ere” del mondo del lavoro e la rivoluzione digitale ha creato una discontinuità schumpeteriana: una distruzione creativa e un cambiamento epocale.
Questo cambiamento ha portato moltissimi benefici in termini di efficacia ed efficienza, ha portato anche più libertà, un migliore accesso all’informazione e penso che questa sia una cosa estremamente positiva, che garantisce emancipazione e la possibilità di formarsi una propria idea.
Credo, però, che chi conosce la tecnologia e domina questi meccanismi di comunicazione che sono ubiqui (io dico sempre che oggi ci sono più persone nel mondo che hanno in mano uno smartphone rispetto a quelle che hanno accesso all’acqua potabile) ha portato a una distorsione del sistema perché chi sa utilizzare questi meccanismi a volte li usa contro l’interesse collettivo. Ci sono moltissimi esempi in merito e teorie come la “bolla di filtraggio”, la bubble theory. Questo rappresenta una grande minaccia.
Penso che ci sia una risposta, però. La cultura e quindi la capacità delle persone di conoscere il mezzo tecnologico e di utilizzarlo in modo consapevole. L’altra via potrebbe essere la regolamentazione e avere, dunque, qualcuno che ci aiuti a gestire questi mezzi anche se, su questo punto, non sono convintissimo e occorre capire chi sono i regolatori.
Un po’ di anarchia ha fatto bene allo sviluppo della tecnologia e alla diffusione dell’informazione. Ci sono tante opportunità che sono difficilmente manovrabili e penso che questa sia anche una delle missioni che abbiamo noi come azienda: utilizzare consapevolmente la tecnologia e far sì che diventi uno strumento per i nostri clienti. Progetti come FuturMakers io ritengo siano davvero formidabili, perchè quando sento parlare di utilizzo consapevole della tecnologia nei ragazzi, oltre a tutto quello che ho appena detto, vedo anche la limitazione ad alcune minacce che effettivamente il mondo digitale e il mondo di internet presentano ai più giovani”.
C’è una frase preferita o una citazione a cui sei affezionato e che ti guida nel tuo agire quotidiano?
“Ultimamente ne ho fatta mia una che è attribuita a John Lennon ma come sempre quando si parla di citazioni, non so se sia vero. Tuttavia a me piace molto, ed è:
“la vita è quello che ti succede mentre decidi cosa fare”.
Credo che fotografi l’atteggiamento giusto: la costruttività, l’intraprendenza e anche il senso del dovere che ognuno di noi può avere nel fare il suo percorso umano e professionale”.
Synesthesia elabora soluzioni di brand strategy, digital marketing e social media customizzate sulla base delle necessità del cliente con l’obiettivo di supportare la sua attività nel raggiungimento di concreti risultati di crescita sul mercato globale. Scopri le nostre strategie all’interno della pagina dedicata o chiedi ai nostri esperti.
Come scoprire chi sono i tuoi nuovi potenziali clienti
Si chiama Client Finder il servizio che consente di trovare nuovi potenziali clienti interessati a un prodotto o servizio offerto e di capire quale area del sito web è più performante rispetto alle altre. Dopo l’installazione del programma sul proprio dominio, Client Finder registra gli utenti che “atterrano” sul sito e memorizza la loro provenienza, tempo che dedicano alla navigazione e quanto rimangono su ogni singola pagina.
I dati utili che si ricavano grazie al programma sono:
- nome dell’azienda/organizzazione dell’utente che atterra su sito,
- numero di visite,
- la data, l’ora e la durata della navigazione,
- quali pagine sono visualizzate e per quanto tempo l’utente rimane su ogni pagina,
- la provenienza o le keyword che hanno portato l’utente al sito.
Lo strumento genera, inoltre, due dati significativi: lo score filmografico (punteggio assegnato all’utente in base alle sue informazioni di business) e lo score comportamentale (punteggio attribuito all’utente in base al comportamento sul sito).
Il prospect ideale è definito buyer persona: la rappresentazione del cliente che si desidera attirare al proprio brand. La buyer persona racchiude in se obiettivi, sfide, criticità e obiezioni comuni a un segmento di pubblico target, per cui possono esistere diverse buyer persona per ogni azienda.
L’obiettivo di Client Finder è quello di convertire utenti in contatti commerciali, qualificare i lead, trasformarli in clienti e fidelizzare o potenziare i rapporti con un cliente già esistente. È utile, infine, supportare Client Finder con un’adeguata strategia operativa di inbound marketing, creando connessioni e proponendo prodotti o servizi a un pubblico interessato al brand.
I grandi vantaggi di Client Finder
Client Finder ha un approccio orientato al risultato: accresce la capacità della forza vendita, genera un numero crescente di occasioni e aumenta il tasso di conversione. Questo servizio gioca un ruolo fondamentale nei team pre-sales/sales, così come nell’aumentare l’efficacia delle strategia di lead generation dell’azienda, portando la rete vendita a raggiungere il suo massimo potenziale.
Synesthesia, grazie al lavoro di team esperti, sviluppa applicazioni all’avanguardia per i propri clienti e per i propri partner. Scopri le nostre Creazioni digitali all’interno di questa pagina dedicata. Continuate a seguirci per essere aggiornati costantemente sulle novità dei nostri servizi di digital marketing.
Instagram nel corso degli anni: cambiamenti e novità
Quando è stato lanciato per la prima volta nel 2010, Instagram era un semplice raccoglitore di foto in ordine cronologico. Con il tempo e l’aumento della popolarità del social, molte più persone hanno cominciato a iscriversi e pubblicare contenuti, rendendo sempre più complicata la gestione della piattaforma. Era diventato ormai difficile per gli utenti vedere i post dei loro amici e parenti, finendo così per tralasciare molti contenuti potenzialmente interessanti. Nel 2016 le persone si perdevano circa il 70% dei post della home, inclusa quasi la metà dei post delle persone a loro più vicine. La soluzione è arrivata poco dopo: Instagram ha sviluppato e introdotto un aggiornamento che ordinava i post in base ai loro contenuti preferiti.
È doveroso chiarire che esiste un algoritmo e quali sono i suoi compiti. A differenza delle false credenze degli utenti, l’algoritmo non “spia” cosa fanno o vedono le persone sull’app, ma fornisce dei dati in base all’utilizzo di ciascun utente. Ogni parte dell’app – Home, Esplora, Reel e Stories – ha cominciato a utilizzare un proprio algoritmo realizzato in base alle preferenze dell’utente, classificando i contenuti da mostrargli e personalizzando le varie sezioni. Senza un algoritmo che riordini questi contenuti, il sistema di fatto non potrebbe funzionare. Utilizzando Instagram ogni utente manda quelli che la piattaforma definisce “segnali”, ovvero tutte le informazioni circa la sua attività sull’app.
In base a cosa Instagram decide quali contenuti mostrare?
La home e le stories sono i due “luoghi” in cui gli utenti vogliono vedere i contenuti dei loro amici, familiari e tutte le persone a loro più vicine. In queste due sezioni Instagram presenta determinati post in base all’interesse che l’utente dimostra nei confronti del contenuto stesso. Da queste due sezioni, le informazioni più rilevanti che la piattaforma riceve sono quelle sull’attività dell’utente che ha interagito con il post, la popolarità che riesce a raggiungere e le informazioni della persona che ha postato. Successivamente elabora alcune ipotesi sulle probabili interazioni che un utente potrebbe eseguire di fronte a un post.
Le 5 interazioni a cui Instagram dà più importanza sono: il tempo che un utente spende su un post, se un utente lascia un commento o un like, se un post è salvato e se l’utente è così interessato alla persona che ha pubblicato quel contenuto da visualizzare il suo profilo Instagram. Più un utente compie quelle azioni, più vedrà quel post in alto: ecco su cosa si basa l’algoritmo di Instagram.
L’originalità dei contenuti e la costante ricerca del “nuovo” sono concetti che Instagram considera fondamentali, motivo per il quale ultimamente ha cominciato a svantaggiare le Stories ri-postate dalla home. Come descritto, inoltre, nelle linee guida della Community, Instagram combatte la disinformazione e la divulgazione di contenuti che compromettano la sicurezza delle persone. Per questo motivo, tutti gli utenti che non rispettano le regole saranno penalizzati e noteranno una diminuzione della visibilità del loro profilo. Instagram potrebbe, infatti, arrivare a oscurare i loro post o, addirittura, sospendere l’account.
Le sezioni esplora e reel, a differenza della home e delle stories, sono i due luoghi in cui Instagram mostra i nuovi contenuti, derivanti dagli account che l’utente non segue. Per scegliere foto e video da mostrare, Instagram si basa sui like che l’utente lascia, sui salvataggi e sulle foto che commenta, alla ricerca di contenuti di suo interesse. I reel, pensati per intrattenere le persone, permettono anche ai piccoli creatori di raggiungere una grande visibilità.
Unico consiglio: creare contenuti di alta qualità deve essere sempre una priorità, per questo i reel con poca risoluzione, così come quelli che trattano temi politici, sono penalizzati e oscurati da Instagram.
Un altro punto che Instagram riconosce di non aver mai definito con chiarezza è relativo allo Shadow banning. Letteralmente significa “ban ombra” ed è utilizzato per riferirsi a un’azione di moderazione che consente di nascondere un utente da una comunità online. Molto spesso, questo termine è impiegato in modo inappropriato dalle persone per descrivere alcune situazioni spiacevoli che hanno vissuto su Instagram, come per esempio il fatto di ricevere meno like o commenti. Come ha spiegato il team di Instagram, la diminuzione della visibilità di un post non dipende dalla piattaforma, ma dai follower di quell’utente e dalla loro attività, poiché solitamente i contenuti che sono visualizzati sulla home sono meno della metà.
Le promesse di Instagram
Nell’ultimo anno gli utenti delle piattaforme social sono aumentati del 13%, con quasi mezzo miliardo di nuove persone, per un totale di 4,2 miliardi. Mentre il tempo speso sulle piattaforme continua a crescere, attestandosi a 2 ore e 25 minuti al giorno. Motivo per il quale Instagram promette a tutti i suoi affezionati, e ai nuovi arrivati, di essere continuamente al lavoro per aggiornare e risolvere i problemi esistenti sull’app.
I nostri servizi di marketing e social media trasformano idee brillanti ma complesse in soluzioni digitali semplici, rapide e innovative, che proponiamo e progettiamo insieme al cliente per aiutare la sua azienda in modo concreto a raggiungere importanti obiettivi di brand e di mercato.
Grazie al lavoro di team esperti sviluppiamo strategie di comunicazione social e piani editoriali all’avanguardia per i nostri clienti e partner.
Scopri le nostre strategie all’interno di questa pagina dedicata.