La gamification e lo storytelling applicati all’arte e all’archeologia ampliano (e amplificano) l’offerta museale e il visitatore viene coinvolto sempre più attivamente all’interno dei percorsi di fruizione interattivi diventando esso stesso il protagonista indiscusso di un’esperienza multisensoriale, dove il gioco e l’immaginazione contano. Tecnologie tipicamente impiegate nel campo aerospaziale sono per esempio adottate per migliorare il design e la vivibilità dei centri storici in Germania. Al Centre Pompidou di Parigi, per citare un altro caso, è possibile sperimentare, attraverso un’esperienza ludica, le tecniche dei più grandi maestri dell’arte moderna e contemporanea. In Italia, invece, importanti novità arrivano dal mondo del teatro d’opera. Benvenuti nell’era del turismo digitale.

La gamification: quando il gioco diventa un’opera d’arte…

Il mondo del gaming, si sa, ha potenzialità e campi di applicazioni quasi infiniti. Ricreare contesti ludici entro i quali i partecipanti sono totalmente coinvolti comporta notevoli vantaggi per qualunque settore: la sua applicazione è in grado di favorire l’avvicinamento di pubblici lontani o addirittura totalmente estranei a determinate tematiche. Il mondo dei musei, d’altro canto, oggi, dopo l’emergenza Covid19, ha ancora più bisogno rispetto a prima di nuove idee e approcci per valorizzare i propri contenuti. Grazie al significativo apporto della gamification, dello storytelling e della realtà aumentata, i turisti di tutto il mondo sono oggi in grado rivivere le emozioni di artisti passati, ma anche contemporanei, semplicemente giocando. 

Recentemente il Centre Pompidou di Parigi ha deciso di sviluppare Prisme7, il primo videogioco che esplora il mondo dell’arte a livello multisensoriale. Il gioco è stato realizzato da Olivier Mauco di Game in society e Abdel Bounane di Bright, con il sostegno del Ministère de l’éducation nationale. Giocando a Prisme7 è possibile, infatti, scoprire l’affascinante universo dell’arte moderna e contemporanea e interagire con le varie opere d’arte, che diventano la collezione virtuale del giocatore. Il protagonista del gioco, rappresentato da un’entità molecolare luminosa, si sposta in spazi colorati sperimentando le caratteristiche plastiche e sensoriali di circa 40 opere, quelle più rappresentative della collezione del museo. 

A volte capita, invece, che siano gli stessi videogiochi a diventare delle vere e proprie opere d’arte: nel 2012 al MoMA di New York ha deciso di rendere permanente un’installazione temporanea con display e consolle di ben 14 videogame del passato per celebrare la cultura pop degli anni ‘80, come esempio di “interactive design”.

In Germania si sperimenta la “sintassi spaziale”

Intanto, nella cittadina tedesca di Herrenberg, l’HLRS (High Performance Computing Center) insieme a un team di ricercatori provenienti dal Fraunhofer Institute, dal Kommunikationsbüro Ulmer e dall’Università di Stoccarda ha sviluppato la “sintassi spaziale”. Grazie all’impiego della realtà aumentata, di tecnologie utilizzate nel settore aerospaziale, di sistemi di informazione geografica (GIS) e al contributo dei cittadini che forniscono importanti dati attraverso un’app, i turisti di tutto il mondo sono in grado di esplorare il pittoresco centro storico della cittadina tedesca prima di visitarla. Il modello digitale riproduce un quadro dettagliatissimo di ciò che sta accadendo all’interno della cittadina consentendo, dunque, di prevedere i probabili percorsi che il traffico automobilistico o pedonale potrebbe compiere per spostarsi da un punto a un altro, oppure di visualizzare le risposte emotive dei cittadini (la gioia, la paura, l’esperienza estetica provata all’interno dello spazio visitato) al fine di migliorare il design urbano della città.

E in Italia?

Secondo l’ISTAT, in Italia solo un museo su dieci (10,4%) ha effettuato la catalogazione digitale del patrimonio posseduto. Di questi, circa un terzo (37,4%) ha già completato il processo di digitalizzazione, due terzi hanno avviato le attività di digitalizzazione ma hanno coperto circa il 50% dei beni e delle collezioni disponibili. Per quanto riguarda, invece, l’utilizzo da parte dei musei italiani di tecnologie interattive e strumenti digitali solo 44,7% mette a disposizione almeno un dispositivo tra smartphone, tablet, touch screen, sale video e/o multimediali, tecnologia QR Code e percorsi di realtà aumentata.

Molto, dunque, c’è ancora da fare. Nonostante la situazione non sia proprio così ottimale, in Italia non mancano alcuni Musei dove il digitale svolge un ruolo determinante per la valorizzazione del patrimonio culturale. Tra questi ricordiamo il Madre di Napoli.  Questo museo è senza dubbio tra i musei più innovativi e interessanti d’Italia, per via di una serie di programmi pensati ad hoc per il pubblico, come per esempio la piattaforma YouMadre, dove artisti e pubblico si incontrano per condividere e disegnare idee sul futuro del museo. Lo scopo di queste iniziative – così come recita la sezione intitolata Re_pubblica madre – è quello di “rendere il museo una sorta di zona operativa, in cui la realtà e la possibilità del museo si incontrano”. 

Sempre in Italia, un altro importante esempio di innovazione tecnologica pensata per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico nazionale è certamente il Museo Egizio di Torino, che propone percorsi interattivi con filmati in 3D e dettagliate ricostruzioni delle varie fasi della storia egiziana. In alcuni casi riesce a far rivivere ai propri visitatori le suggestive atmosfere del passato attraverso esperienze sensoriali olfattive: durante il percorso espositivo sono, infatti, disposti appositi dispenser contenenti le fragranze (loto, menta, mirra, incenso) utilizzate dagli antichi Egizi per la cura quotidiana del loro corpo o per riti di purificazione. 

Per quanto riguarda, invece, il mondo del teatro, degna di nota è certamente l’iniziativa, tutta italiana, intrapresa recentemente dal Teatro Regio di Parma, pronto a sviluppare A life in Music, il primo mobile game al mondo realizzato da un teatro d’opera. La decisione definitiva è stata presa soprattutto a seguito dello straordinario successo del progetto pilota lanciato gratuitamente su App store e Google Play Store con ben 200.000 download in 9 mesi. Il progetto è stato commissionato a TuoMuseo, piattaforma gratuita di Smart Tourism & Museum. Lo scopo del gioco è quello di rendere più attiva la partecipazione del pubblico per rafforzare il legame tra scelte del player e lo sviluppo del game. Le illustrazioni animate (oltre 100 scene e più di 300 animazioni) del gioco saranno in 2D e riprenderanno quelle già create per il progetto pilota. La storia del gioco ripercorre le vicende di Antonio e Silvia, due ragazzi con personalità diverse, ma accomunati da una profonda passione per la musica. Il gioco racconta in nove atti e nove intermezzi verdiani un’amicizia nata nell’estate del 2008 nei luoghi legati a Giuseppe Verdi.

Le iniziative che vi abbiamo raccontato rappresentano solo un numero ristretto rispetto ai tanti progetti che stanno nascendo nel mondo. Valorizzare i contenuti del patrimonio culturale attraverso le infinite risorse del digitale è possibile e rappresenta un compito che appartiene a tutti noi, sognatori del passato e innovatori del futuro.


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Una crescita del fatturato del 45% e un incremento dell’organico del 262% in soli 3 anni. Sono questi i numeri che hanno portato Synesthesia a figurare su “Leader della crescita 2019”, la classifica delle delle 350 aziende italiane che hanno ottenuto la maggiore crescita di fatturato tra il 2014 e il 2017, realizzata da Sole 24 Ore e Statista.

Un riconoscimento prestigioso che si aggiunge al grande traguardo raggiunto ad aprile 2018 quando Synesthesia è stata inserita dal Financial Times nella FT1000, la classifica delle aziende europee con il più alto tasso di crescita dal 2013 al 2016.

Entrambe le testate annoverano Synesthesia come prima azienda a Torino nel settore della tecnologia, un riconoscimento che rappresenta la punta dell’iceberg di un modo di ideare, gestire e offrire al mercato prodotti e servizi d’eccellenza.

“E’ un grande traguardo” – afferma Francesco Ronchi, CEO dell’azienda – “una conferma del fatto che abbiamo gestito bene l’azienda dal punto di vista finanziario e, cosa di cui vado più fiero, che Synesthesia è stata in grado di evolversi e adattarsi al mercato.”

Un mercato, quello dell’ICT, che nel 2018 ha raggiunto solo in Italia i 30 miliardi di euro, crescendo del +0,7% rispetto al 2017, con una prospettiva di incremento del +1,6% nel 2019 (Fonte: Assintel).

Prosegue Ronchi: “Abbiamo iniziato nel 2011, volevamo una società che ci somigliasse, avevamo voglia di creare qualcosa che si distinguesse, in continua crescita e sviluppo e a questo punto, mi sento di affermare che siamo sulla giusta strada. Siamo partiti in 2 e oggi, a distanza di 7 anni, sfioriamo la soglia dei 50 dipendenti (una crescita del 58% rispetto allo scorso anno), e non abbiamo intenzione di fermarci”.

“Oggi Synesthesia festeggia non solo i traguardi, ma soprattutto i nuovi punti di partenza.” – aggiunge Daniele Biolatti, Marketing & Communication Director – “Stiamo correndo tantissimo, aprendo nuovi scenari. Il recentissimo successo della conferenza internazionale di SwiftHeroes che abbiamo organizzato il 9 novembre a Torino e che ha portato oltre 350 partecipanti italiani ed esteri ad ascoltare i talk tecnici di aziende come New York Times, BBC e WeTransfer ne è la prova tangibile. Assieme alla nostra nuova sede, che diventa giorno dopo giorno più accogliente e di cui siamo molto orgogliosi, abbiamo iniziato un processo di ridefinizione della nostra comunicazione che passa dal sito web e raggiungerà  progressivamente tutti i nostri canali con un processo di trasformazione e miglioramento costante. Non è solo un riposizionamento ma è anzitutto il desiderio di raccontare meglio chi siamo e chi vogliamo diventare. Siamo convinti infatti che ci siano nuovi territori commerciali da presidiare e – soprattutto – bellissimi progetti innovativi ancora tutti da pensare e realizzare”.

In ambito informatico e anche legale, di pari passo con il crescente interesse per la tecnologia blockchain, si sta affacciando il concetto di “contratto intelligente” o smart contract.

Ma che cosa sono gli smart contract?  Avevamo già trattato il tema della blockchain (in particolare quella di Ethereum) in questo articolo nel quale avevamo anche accennato molto brevemente proprio al concetto di smart contract.

Vediamo di approfondire il tema e di fare chiarezza su cosa sono gli smart contract.
Con il termine smart contract si intende un protocollo informatico col fine di facilitare, verificare o imporre l’esecuzione di un contratto*
Possiamo quindi considerare gli smart contract come contratti tra automi.

Differenze tra smart contract e contratti tradizionali

Quest’ultima è una delle differenze principali tra “contratti intelligenti” e i contratti normali che avvengono invece tra persone.
Altra differenza è che gli smart contract non si basano su sistemi di pagamento tradizionali, bensì su pagamento tramite digital wallet (software/hardware installato su PC o dispositivi mobile che permettono di effettuare transazioni tramite criptovalute utilizzando la tecnologia blockchain).

L’innovazione principale degli smart contract è però quella di non necessitare di controllo umano. Questo perché la tecnologia blockchain sottostante verifica in automatico che sussistano e/o si verifichino le condizioni necessarie alla stipula e all’adempimento del contratto,garantendo la trasparenza, la tracciabilità e la condivisione dei dati da parte di tutti gli attori partecipanti alla blockchain.

Questa caratteristica promette di innovare praticamente qualsiasi settore in cui sia necessario gestire asset digitali o trasferimento di valute o beni consentendo una larga diffusione degli smart contract nei prossimi anni.

Per questi motivi abbiamo deciso di investire in competenze interne, e abbiamo iniziato il 2018 investendo in eventi e formazione, sia interna che esterna.

In questa logica abbiamo proposto il primo workshop operativo aperto anche a sviluppatori esterni, in cui abbiamo affrontato gli aspetti teorici della blockchain e degli smart contracts per poi arrivare a insegnare come scrivere a livello di codice il proprio “smart contract”. Interesse e partecipazione sono stati molto elevati, pertanto proseguiremo con ogni probabilità nell’offrire opportunità formative di questo tipo, a vari livelli.

Di alcune delle possibili applicazioni pratiche dei “contratti intelligenti” hanno inoltre parlato il nostro collega Marco Roberti e Fabio Fiori, CTO di Food Chain durante il loro intervento al Computational Law & Blockchain Fest Torino (2018) tenutosi presso Il Talent Garden Fondazione Agnelli.

Riportiamo qui il video del loro intervento. https://www.youtube.com/embed/S_aqVOqt34s?rel=0&controls=0&showinfo=0

Per approfondire l’argomento e capire ancora più nel dettaglio cosa sono gli smart contract e come scriverli (in particolare quelli basati sulla blockchain di Ethereum) vi invitiamo ad iscrivervi al gruppo Ethereum Blockchain Torino.

Oltre al tema formativo/educational abbiamo integrato in azienda naturalmente quello più consulenziale e di sviluppo per le aziende.
L’interesse percepito nel mercato è elevatissimo e – come detto – le competenze in gioco sono ancora molto contenute.
Come Synesthesia ci proponiamo già oggi come partner strategico in grado di valutare la reale utilità oggettiva dell’utilizzo di piattaforme blockchain nei propri servizi/prodotti, provvedendo successivamente alla scrittura del codice necessario per implementarli allo stato dell’arte.
Se volete valutare l’opportunità di formazione o sviluppi su smart contract e blockchain prendiamoci un caffé assieme: sarà un piacere discuterne.

*Fonte: http://www.fon.hum.uva.nl/rob/Courses/InformationInSpeech/CDROM/Literature/LOTwinterschool2006/szabo.best.vwh.net/smart_contracts_2.html 


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Synesthesia supporta la ricerca 2018 dell’Osservatorio MobileB2c Strategy

In Italia sono oltre 30 milioni le persone che mensilmente accedono alla Rete da un device mobile. Di questi, ben 11 milioni lo fanno unicamente da dispositivi di questo tipo.  Il Mobile, in altri termini, per questo target è l’unica modalità di accesso diretto e consapevole ad internet.
Ogni mese ogni italiano passa quasi due giorni consecutivi sul proprio smartphone, con cui svolge oramai qualsiasi genere di attività. Oltre il 60% delle connessioni avviene da Mobile.
È con la consapevolezza di questi numeri e del loro impatto economico e sociale, che da febbraio  2018 Synesthesia ha deciso di supportare la Ricerca dell’Osservatorio Mobile B2c Strategy della School of Management del Politecnico di Milano.

Mercoledì 14 si svolgerà il convegno “Customer journey sempre più Mobile: ready for the next level?”, in cui verranno presentati i risultati della Ricerca svolta dall’Osservatorio nel 2017.
Con oltre 600 persone attese, è il più importante evento di settore italiano e Synesthesia sarà tra gli Sponsor.

A partire da marzo, poi, Synesthesia supporterà la Ricerca 2018 dell’Osservatorio Mobile, in qualità di Partner, e collaborando attivamente alla stessa.

Francesco Ronchi

Francesco Ronchi, CEO di Synesthesia: “L’Osservatorio Mobile del Politecnico di Milano è da sempre l’ente di maggior credito sul territorio italiano per la ricerca e diffusione di dati e informazioni sulla mobile industry; collaborare con loro è per noi un grande orgoglio e un grande stimolo, perché vuol dire supportare la diffusione di conoscenze e competenze su un settore che è tuttora all’inizio della sua portata rivoluzionaria. L’integrazione tra le potenzialità dei device mobili, le reti sociali e l’ambiente circostante – penso ad esempio a Internet of Things, automotive, smart home, oggetti indossabili e così via – ha potenzialità incredibili sin da oggi, e con l’Osservatorio vogliamo iniziare un percorso che valorizzi al meglio queste grandi opportunità per le aziende e le persone.”

Per Marta Valsecchi, Direttore dell’Osservatorio Mobile B2c Strategy: “Non c’è customer journey che non veda la presenza dello Smartphone in una o più fasi. Il Mobile sta diventando infatti sempre più un canale di vendita diretto, tanto che nel 2017 ben un quarto degli acquisti eCommerce complessivi proviene da questo dispositivo. Ma – fatto almeno altrettanto rilevante – è un canale sempre più fondamentale anche nelle decisioni di acquisto che poi si concretizzano da Pc o nel mondo  fisico. Le aziende di qualunque settore o dimensione sono chiamate quindi a definire una strategia su questo canale: per farlo occorre comprenderne molto bene le specificità e le costanti evoluzioni tecnologiche. In questa sfida diventa centrale creare un set di competenze, interne e di network, attraverso partner specializzati che hanno nel DNA competenze tecniche e di business sul Mobile. Anche il nostro Osservatorio, attraverso una ricca Ricerca empirica e momenti costanti di confronto e discussione tra aziende della domanda e dell’offerta, si pone proprio l’obiettivo di aiutare le imprese a spingere sull’acceleratore”.


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