Sembrerebbe che già migliaia di persone si siano messe in lista d’attesa per diventare le cavie umane della nuova azienda di neurotecnologie, Neuralink. L’impresa ha iniziato la ricerca degli 11 pazienti previsti dalla sperimentazione a settembre 2023 tramite un post social dove si mettevano a disposizione i primi requisiti necessari per entrare a far parte del progetto. La sperimentazione intende impiantare un chip dietro l’orecchio, attraverso un’operazione chirurgica con la quale verrà rimosso e sostituito un pezzo di cranio. L’obiettivo finale dell’azienda  sembrerebbe essere quello di operare gli 11 individui entro il 2024 e circa 22mila altri pazienti entro il 2030.

Neuralink ha ricevuto il via libera alla sperimentazione a marzo 2023 da parte dell’FDA (Food and Drug Administration USA), ente regolatorio che salvaguarda la salute pubblica negli USA, nonostante gli fosse stata precedentemente negata per ben tre volte  e nonostante l’inchiesta ancora aperta sulla morte di più di 1.500 cavie animali durante gli esperimenti.

A chi si rivolge la sperimentazione?

Le persone che sono state chiamate a rispondere all’annuncio di Neuralink sono principalmente individui con età maggiore ai 22 anni, affetti da paralisi di tutti e quattro gli arti o da lesioni del midollo a causa di malattie come la SLA. 

L’obiettivo è creare una connessione tra il microchip e la mente umana, per aiutare le persone con paralisi a controllare i dispositivi utilizzando il loro pensiero, tramite segnali cerebrali captati dall’impianto di Neuralink. 

In realtà pare che il vero obiettivo dell’azienda di Elon Musk è offrire questa tecnologia anche alle persone senza alcun tipo di problematica medica, ovvero, dare la possibilità a chiunque vorrà di diventare un “cyborg” capace di competere con le intelligenze artificiali.

Quali sono i rischi? 

L’operazione ideata dall’azienda prevede una tempistica di non più di due ore e si basa sulla rimozione di una parte di cranio, dove verranno inseriti gli elettrodi. La rimozione della porzione di cranio avviene attraverso un laser a femtosecondi, capace quindi di emettere impulsi della durata di milionesimi di miliardesimi di secondo.

Neuralink non è la prima impresa che ha questo obiettivo, precedentemente altre aziende hanno tentato di inserire un microchip nel cervello umano, ma senza successo. Se infatti anche solo l’operazione di per sé, in quanto molto invasiva, risulta pericolosa, sono stati anche registrati casi in cui il chip che è stato inserito nel cervello è andato a peggiorare la situazione psicologica dei pazienti, che hanno mostrato stati dissociativi e pensieri suicidi. In altri casi invece tali interfacce neurali si sono mosse all’interno del cranio creando problematiche o si sono surriscaldate, facendo fallire gli esperimenti.

Altri studiosi sono però preoccupati per quello che potrebbe significare inserire un chip nel cervello di un essere umano: un controllo costante su quelli che sono i pensieri, che potranno anche essere registrati. Il compito del chip è infatti proprio quello di interpretare l’attività elettrica del cervello, potendo potenzialmente tracciare le emozioni di una persona sia in stato conscio sia inconscio.

Sperimentazioni come quella di Neuralink sono oggi molto discusse: sicuramente potrebbero rappresentare un grande passo per la cura di alcune malattie, ma a che prezzo? Con quali conseguenze per gli individui rispetto al possibile controllo dei comportamenti con mezzi artificiali?

Non ci resta che attendere ulteriori novità sulle sperimentazioni per capire fino a dove si spingerà l’iniziativa di Elon Musk.


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Grok: che cosa significa?   

Elon Musk ha lanciato il 4 novembre 2023 il suo primo modello di intelligenza artificiale generativa, chiamato Grok, termine preso dal libro di fantascienza “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams, che significa “comprendere in modo approfondito e intuitivo”. Il chatbot sarà disponibile, al momento, solo per gli utenti Premium+ di X. 

Gork è stato presentato da Elon Musk tramite alcuni screenshot su X ed è “progettato per avere un po’ di senso dell’umorismo nelle proprie risposte”, infatti, a differenza di altre AI generative, alcuni temi definiti “piccanti” vengono affrontati con risposte ironiche e battute, tipiche dello stile comunicativo del nuovo proprietario di X.

Il chatbot “ama il sarcasmo”, ha detto Musk, sperando che dare a Grok più personalità permetterà di distinguersi in un mercato sempre più affollato in cui ogni big tech, ma non solo, cercano di farsi spazio.

Elon Musk: no al “politicamente corretto” 

Proprio per questo, alcuni esperti hanno definito questo chatbot potenzialmente più pericoloso degli altri nel diffondere materiali dannosi, informazioni false e nel mostrare pregiudizi. Questo nuovo modello di AI generativa è meno “politicamente corretta”, concetto al quale Musk si è sempre dichiarato contrario; lui e il suo nuovo team hanno dichiarato: “non programmeremo la moralità della nostra AI, ma la renderemo estremamente curiosa”. L’intelligenza artificiale di xAI sarà, infatti, in grado di generare “risposte controverse, anche se sono oggettivamente vere”.

Che cosa rende Grok migliore rispetto alle altre piattaforme di AI generativa?

La vera forza di Grok è l’integrazione con X, altra piattaforma di proprietà di Elon Musk da cui l’AI recupera direttamente i dati. Questo approccio rappresenta un vantaggio enorme rispetto a quelli utilizzati dalle altre piattaforme, che si basano su archivi di dati meno aggiornati e più statici: il bot di Grok è sempre in linea con gli ultimi avvenimenti e le ultime notizie.

Secondo quanto promesso la piattaforma, grazie alla possibilità di accedere alle informazioni in tempo reale di X e ai dati presi dal web, riuscirà a effettuare un controllo incrociato delle informazioni, così da limitare la diffusione di notizie false, garantendo un livello di precisione e correttezza maggiore rispetto a quello proposto dai chatbot di OpenAI e di Google.

La piattaforma è attualmente in fase di test con un gruppo ristretto di utenti e addetti ai lavori. Gli utenti di X possono candidarsi per provare Grok, che sarà disponibile agli abbonati del servizio “Premium+” dell’app, a un costo di circa 16 dollari al mese, una volta completato il periodo di testing che stanno effettuando. Le aspettative verso questa nuova AI sono sicuramente alte, soprattutto dopo il successo mondiale di ChatGpt, ma sarà davvero Grok in grado di superarle? 

Non ci resta che attendere l’uscita di questa nuova piattaforma per scoprire tutte le novità che ci aspettano.


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Cos’è e come funziona Threads

L’applicazione, lanciata nel 2019 e rilanciata il 6 luglio 2023, è accessibile, per ora, solo al di fuori dell’Unione Europea e nel Regno Unito.

Threads sarà “stand-alone” (in grado di funzionare in modo indipendente), ma strettamente collegata a Instagram, sempre di proprietà di Meta. Gli utenti, infatti, iscriversi con il proprio profilo e trasmettere dati quali utenti seguiti e followers. Nella piattaforma sarà possibile aprire discussioni tramite dei “fili” che divideranno i post in sezioni da massimo 500 caratteri. Threads renderà possibile l’interazione tra gli utenti attraverso commenti e reposting, oltre che permettere la condivisione di link, foto e video dalla durata massima di 5 minuti. Una particolarità dell’app è la funzione “Fai una pausa”, utile a gestire in modo equilibrato l’uso del nuovo social network.

Perché (al momento) non è disponibile in Unione Europea

Threads è disponibile esclusivamente al di fuori dei confini dell’Unione Europea (a eccezione del Regno Unito fresco di Brexit) perché il garante europeo non ha ricevuto le corrette rassicurazioni da parte di Meta riguardo le modalità d’uso e di condivisione dei dati. Threads, basato su Instagram, può infatti creare problemi di data-crossing nel mercato europeo.

Questa situazione è, ovviamente, temporanea e Zuckerberg è già a lavoro per uniformare la propria piattaforma alla regolamentazione in materia di privacy presente nel Vecchio Continente, e proprio in questo periodo ha ricevuto un grosso aiuto da parte della “Decisione di adeguatezza” tra UE e Stati Uniti, che gli permetterà di entrare sul mercato più rapidamente.

Differenze con X

L’obiettivo principale di Meta sembra chiaro: battere la concorrenza di X (la nuova versione di Twitter), che non naviga in acque tranquille dopo il rebranding attuato da Elon Musk nel mese di luglio 2023, per assicurarsi una fetta di mercato che ha sempre visto un unico protagonista. A oggi la differenza è ancora evidente (13 milioni di utenti attivi contro i quasi 200 di X), ma la piattaforma è ancora troppo nuova e incompleta per poterle mettere a paragone. Nei primi due giorni dal lancio di Threads, il traffico sulla piattaforma dei cinguettii è diminuito del 5%, per poi stabilizzarsi in linea con il solito, preoccupante, -11% che caratterizza X da mesi.

L’applicazione conta al 26 luglio circa 120 milioni di utenti iscritti, dato destinato a crescere in seguito agli sviluppi sulla regolamentazione dei dati personali, e ha tutte le carte in regola per dare il via all’ennesimo scontro tra due delle personalità più influenti del nostro periodo storico.

Mark vs Elon: una guerra a colpi di social

Questa “battaglia” tra i due social è un altro capitolo della faida in atto tra i due imprenditori protagonisti della nostra storia recente. Grazie al successo di Facebook e alle acquisizioni di Instagram e Whatsapp, il monopolio dei social network spettava esclusivamente a Zuckerberg. Nella primavera del 2023 le cose sono cambiate, Musk acquista Twitter e, tra mille controversie (come i licenziamenti di massa), conquista la scena dei social network.Recentemente sono volati anche insulti (scherzosi?) dopo il lancio della nuova applicazione, verso il suo ideatore, accusato di aver copiato alcune funzionalità di X. Questo lascia intendere che nessuno dei due sia disposto a lasciare il trono all’altro, a qualsiasi costo. Quale sarà il vincitore di questa “guerra”? Nessuno può saperlo con certezza, non ci resta che attendere gli esiti dell’impatto di Threads.


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L’Intelligenza artificiale riuscirà a spiegare l’universo e le sue leggi?

È la sfida che Elon Musk vuole vincere grazie alla sua ultima idea, una startup di nome “xAI” che si fonda esclusivamente sull’intelligenza artificiale. Per battere la concorrenza di OpenAI, Microsoft e Google (che ha appena debuttato con il proprio chatbot “Bard”), il 12 luglio 2023 è stato annunciato un team di 11 esperti provenienti anche dalle aziende sopracitate, con il compito ben preciso di riuscire a spiegare le leggi che governano l’universo.

Questo team lavorerà a stretto contatto con quello di SpaceX e di Twitter, ma non è ancora chiaro se potrà avere accesso alle API di quest’ultimo per elaborare grandi quantità di dati prodotti ogni giorno dagli utenti della piattaforma.

Verità oggettive

L’ambizione della neo-impresa potrebbe però trovare non pochi ostacoli, a partire dalle leggi della fisica. Elon Musk e la sua squadra vogliono creare un AI in grado di comprendere le verità fondamentali dell’universo, una macchina in grado di conoscere le cose senza, però, fare osservazioni morali su esse.

Non è la prima volta che il leader di Tesla esprime la sua contrarietà al “politically correct”, lui e il suo nuovo team hanno, infatti, dichiarato: “Non programmeremo la moralità della nostra AI, ma la renderemo estremamente curiosa”. L’intelligenza artificiale di xAI sarà infatti in grado di generare “risposte controverse, anche se sono oggettivamente vere”.

Alla scoperta dell’universo

Il progetto è sicuramente pretenzioso, ma trova poca corrispondenza su ciò che l’imprenditore sudafricano ha sempre detto nei confronti dell’AI. Nel 2018, infatti, Musk lascia definitivamente il CDA di OpenAI dopo aver dichiarato a più riprese che l’intero settore ha bisogno di una pausa, fino a quando non ci sarà una regolamentazione valida.

A distanza di pochi anni l’imprenditore sudafricano sembra intenzionato a investire in questo campo per riuscire nell’impresa a cui tutti i fisici della storia hanno dedicato la loro vita: spiegare come funziona l’universo in cui viviamo.

L’app per tutto prende forma: cosa si potrà fare con “X”?

Oltre alle ambizioni per xAI, prende forma il progetto “X” con cui l’imprenditore mira a costruire un’applicazione in grado di svolgere ogni attività che oggi viene svolta su diverse piattaforme, come messaggistica istantanea, videochiamate e acquisti online, in modo molto simile a come viene usato WeChat in Cina.

Negli ultimi giorni il proprietario di Twitter, con dei cinguettii tramite il suo profilo personale, ha avvisato gli utenti del cambio quasi imminente del nome e del logo del social network, attraverso un vero e proprio rebranding.

“E presto diremo addio al marchio Twitter e, gradualmente, tutti gli uccelli”

è il tweet che non lascia spazio a interpretazioni: Elon Musk, dopo aver riacquistato il dominio x.com nel 2017 (precedentemente posseduto da PayPal), ha finalmente trovato il modo per utilizzarlo e noi non aspettiamo altro di capire cosa si potrà fare (e non) con l’app che farà tutto.


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Un acquisto sorprendente?

Elon Musk compra un cospicuo pacchetto azionario di Twitter e il titolo del social vola subito in borsa. In molti hanno giudicato questa operazione come sorprendente e inattesa. Proprio il mese scorso – tramite un sondaggio lanciato sul proprio profilo Twitter – il fondatore di Tesla manifestava il suo disaccordo con la policy adottata dallo stesso social dichiarando apertamente di aver preso in considerazione la creazione di un nuovo social network, completamente indipendente.

“Dato che Twitter è di fatto una piazza pubblica, non rispettare i principi della libertà di parola fondamentalmente mina la democrazia. Cosa bisognerebbe fare? È necessaria una nuova piattaforma?”

Che cosa cambia?

Elon Musk non ha mai fatto mistero di preferire Twitter ad altri social network. La sua influenza con celebri tweet passati alla storia ha inciso in passato non poco sugli indici di borsa e sull’andamento delle cryptovalute e questo non lo ha messo al riparo da critiche anche piuttosto marcate. Il suo ruolo nel mercato è davvero troppo rilevante per poter usare i social in modo “disinvolto”. 

L’acquisto di Twitter rappresenta certamente un’operazione finanziaria destinata a lasciare il segno. Elon Musk ha acquistato il 3 aprile scorso circa 73,5 milioni di azioni. Il titolo è balzato di oltre il 23,05 %, toccando i 49,1 dollari per azione. Con le quotazioni di Aprile 2022 Twitter vale in borsa circa 31 miliardi di dollari. Con l’acquisto del 9,2% delle quote di Twitter il fondatore di Tesla supera così il fondo Vanguard (detentore dell’8,7%) e lo stesso fondatore di Twitter Jack Dorsey, diventando a tutti gli effetti il primo azionista della piattaforma.

E ora, che cosa dobbiamo aspettarci? L’ingresso di Musk comporterà cambiamenti significativi? Ci saranno conseguenze anche per gli altri social?

Il fondatore di Tesla ha immediatamente chiesto agli utenti di esprimersi sull’inserimento della funzione di correzione dei tweet, con un sondaggio a cui hanno già risposto poco meno di 4,5  milioni di utenti. “Volete un pulsante di modifica?”, ha chiesto Musk nel suo tweet, offrendo agli utenti la risposta “yse” (cioè “yes”, sì, ma scritto male) o “on”, mettendo martedì 5 aprile come tempo massimo per rispondere.

Elon Musk Twitter

La possibilità di poter modificare un post su Twitter rappresenta una svolta epocale per il noto social network e per tutto il mondo dei social in generale (anche se nella versione a pagamento attiva solo in US, Canada, Australia e Nuova Zelanda) questa cosa è “parzialmente” possibile. Una possibilità di cambiamento che può avere importanti ripercussioni sociali. 

Questa nuova operazione finanziaria apre scenari interessanti anche dal punto di vista politico. Non sono, infatti, mancate, le richieste dei sostenitori di Donald Trump intenzionati a far tornare l’ex presidente su Twitter, sospeso dal 9 gennaio 2021 a seguito degli avvenimenti di Capitol Hill. 

Che sia davvero questo il prossimo passo di Twitter? Non ci resta che aspettare le prossime mosse a sorpresa di Musk.

La prima iniziativa è stata quella del CEO Parag Agrawal di Twitter che ha prontamente invitato Elon Musk nel board di Twitter.

Elon Musk Twitter

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Autore: Luca Greco (Redazione di synblog).

[Guarda la versione completa dell’intervista – 31 min]

Nella tua vita hai seguito tantissime strade. Sei imprenditore, hai co-fondato “Digital Magics”, ma hai anche lavorato in TV, hai avuto una band, una carriera davvero “disruptive”, ma sicuramente con un filo conduttore ben preciso. Qual è questo filo e come ti puoi definire oggi? Chi è oggi Bibop? 

“Al di là delle identità che secondo me non contano molto, nessuna etichetta e nessuna identità può definirci. Io credo che il filo conduttore, che ha “suonato” come un leitmotiv in background in tutta la mia vita, è stata la visione dell’uomo rinascimentale. Mi ha sempre colpito il fatto che Leonardo fosse uno scienziato, ma anche un artista. 

Non c’era una distinzione tra la figura di un artista e quella di uno scienziato. Lo scienziato inventava le soluzioni più innovative ma allo stesso tempo dipingeva, suonava… Era un tutt’uno. È così che abbiamo reso grande l’Italia nel mondo, grazie a questo concetto rinascimentale.

Poi sono arrivati elementi di influenza esterna per cui i due ambiti, scienza e arte, hanno preso direzioni diverse. Io ho iniziato come programmatore. Avevo 9 anni. Poi con i soldi che mettevo da parte compravo strumenti musicali, computer e così mi sono appassionato al mondo digitale, che per me comunque era costituito sempre da note musicali. Questo quindi mi ha accompagnato per tutta la vita. Ho fatto il mio primo disco. Sono arrivato in Europa con il mio gruppo, con la musica dance degli anni ‘90 ed è stato molto divertente.

Ho quindi dovuto lasciare il mio lavoro di programmatore perché abbiamo fatto 21 dischi, di cui 6 primi in classifica. Da lì è partita la mia passione per i media.

Ho fondato “Bibop” e l’ho venduta a Telecom Italia. Ho iniziato così la mia carriera con questa vendita per 11 miliardi delle vecchie Lire (4 milioni di Euro circa). Ho poi co-fondato “Digital magics” insieme a Enrico Gasperini.

Alcune delle startup che abbiamo fondato hanno avuto grande successo come, per esempio, “Talent garden”. Le prime exit in Italia le abbiamo fatte noi. Poi ho deciso che a un certo punto era il momento di andare in California perché il sogno della California è sempre stato il mio “pallino” e se non l’avessi fatto a 40 anni non lo avrei mai più fatto. È in quella situazione che è nata la scintilla con Elon Musk e il progetto Hyperloop. Siccome lui aveva detto che non lo voleva realizzare, io e il mio socio abbiamo deciso di farlo.

Il resto è storia. Abbiamo creato la più grande società di Hyperloop al mondo, abbiamo depositato il brand in 56 Paesi. Non tutti sanno che il marchio “Hyperloop” lo detengo io nella maggior parte dei Paesi.

Da lì è partito, lo scorso anno, il progetto italiano”.

Quindi il progetto italiano è più avanti rispetto a molti altri progetti nel mondo? Siamo tra i primi? Abbiamo qualche vantaggio?

“Con enorme sorpresa. L’Italia fa sempre questi slanci. Si chiamano “leapfrog”. È sempre indietro di tutti fino a quando non si trova davanti. È stato così in tanti ambiti: per quanto riguarda i cellulari, l’mp3, ecc.

Tutta una serie di settori sono stati innovati improvvisamente. Pensiamo anche ai computer con Olivetti, l’abbiamo creata noi la Silicon Valley. 

Una grande sorpresa c’è stata nel 2019 quando le delegazioni del Veneto e dell’ANAS mi vennero a trovare in California, dove ha sede la mia società, e volevano assolutamente parlare con me. Io avevo bandito qualsiasi rapporto con l’Italia, me ne ero un po’ distaccato per 14 anni.

La loro insistenza mi aveva molto colpito. Ricordo che mi illustrarono una cosa che io non sapevo: l’Italia nel dopoguerra sviluppò tutto il piano di ricostruzione con un approccio unico. Hanno previsto un corridoio “relitto” da 20 a 60 metri lungo tutte le autostrade e le ferrovie per un totale di 30.000 km e 10.000 km di parallelismo. Cioè 10.000 km di questo corridoio sono in parallelo con un’autostrada e una ferrovia contemporaneamente di fianco. Questa è una cosa pazzesca perché significa avere un corridoio naturale di 20 metri, quando a noi, per Hyperloop, al massimo ne servono 18. Sembra quasi fatto apposta. È come se al tempo si fosse intuito che sarebbe arrivato Hyperloop. 

Questo ha fatto accendere una lampadina e abbiamo dato il via ad alcuni workshop con ANAS e con Ugo Di Bernardo, direttore generale di ANAS, che con molta lungimiranza mi ha convinto a guardare all’Italia come possibile target in un momento particolarmente favorevole perché stavamo decidendo dove implementare la prima linea Hyperloop. Avevamo già costruito a Tolosa mezzo km di “certification track”, ma ci siamo resi subito conto che eravamo dentro un vecchio aeroporto militare bombardato dopo la guerra mondiale e tutto lo sminamento ci ha fatto capire che quella situazione non poteva essere ampliata. 

E quindi mentre ci stavamo guardando intorno una serie di governatori in Italia ci ha dato a disposizione del terreno per lavorare e implementare una linea Hyperloop in Italia”.

Possiamo sognare quindi di essere i primi in Italia ad avere una linea Hyperloop? 

“Per me volere è potere. Tra sognare e realizzare l’unica differenza è lo step. Cioè se riesci a immaginare ogni step necessario per arrivare a quel sogno vuol dire che è possibile e lo puoi realizzare. Noi oggi ce li siamo immaginati tutti.

Oggi stiamo lavorando a una cosa molto bella per l’Italia”.

Immagino che ci siamo state molte sfide difficili da risolvere proprio dal punto di vista tecnologico. “Hyperloop” è qualcosa di “disruptive” appunto, che non esisteva prima. Lo stesso Musk forse aveva sottovalutato alcune difficoltà tecniche…

“In realtà il discorso di Hyperloop non lo aveva fatto proprio Elon. È un concetto che arriva dal 1800. Il primo sistema Hyperloop è stato concepito sotto la metropolitana di New York nel 1889 da un imprenditore, Ely Beach, che concepì un treno a ridotta pressione sotto quella che sarà poi chiamata la metropolitana di New York tra Warren e Broadway. Non tutti sanno che 1 km della prima metropolitana di NYC era Hyperloop. Lui ha creato per 7 anni, illegalmente, sotto Broadway, questo tunnel dove ha posizionato una carrozza funzionante. Lo comprò poi JP Morgan e costruì la metropolitana di NYC. 

Il concetto di Hyperloop fu tentato più volte. Anche il padre della Rocket Science Robert Goddard, nel 1904 pubblicò un brevetto su “Popular mechanics”, la “bibbia” delle invenzioni mondiali. Lui dimostrò come si poteva collegare New York a Los Angeles in meno di due ore con questo vactrain sotterraneo.

La comunità scientifica si schierò contro, affermando che l’uomo non poteva viaggiare sopra i 100 km/h. Il progetto venne quindi abbandonato. E così oggi abbiamo i missili che vanno su Marte ma non abbiamo ancora Hyperloop.

Più di una volta, quindi, questo concetto fu studiato. Il gravity vacuum e il vactrain erano molto simili a Hyperloop. Quando Elon pubblica il “White paper” realizzato da due suoi stagisti (uno dei due lo abbiamo poi assunto noi), non ha inventato niente di nuovo, ha solo dato l’input per guardare oltre a un modello efficiente, sostenibile ed economicamente realizzabile. Ci ha dato così l’opportunità di puntare un gigantesco riflettore su questa tecnologia e permetterci di lanciare Hyperloop nel mondo. Da lì, poi, più di 800 scienziati si sono uniti alla nostra società da 52 Paesi, creando uno dei più grandi progetti di crowdsourcing al mondo”. 

La dimostrazione che volere è potere. Risolvere cose credute infattibili semplicemente perché nessuno è riuscito prima, le rende fattibili. Qual è la cosa più difficile che avete dovuto risolvere? Qual è stato l’ostacolo più grande? 

“Dal punto di vista tecnico devo dire che tantissime delle tecnologie che abbiamo utilizzato (la maggior parte) erano già state inventate. In realtà la cosa straordinaria che abbiamo fatto è stato proprio questo nuovo modo di costruire l’azienda. È facile parlare otto anni dopo, quando sono stati fatti due case study a Harvard e si insegna proprio lì il nostro modello. Alcuni grandi temi di oggi come housing, food, energy sono approcciati proprio attraverso questo nostro nuovo modello di azienda.

Ma immaginiamo di essere nel 2013 quando ancora non si parlava di crowdfunding, dove l’intuizione è stata quella di dare a chiunque volesse contribuire stock dell’azienda in cambio di ore di lavoro. Questa cosa ci ha permesso da subito di avere grandi aziende come Leybold, inventore delle pompe a vacuo, che è subito intervenuta proponendo le sue soluzioni già in uso (come l’hadron collider del CERN), alcune utilizzate in ambiti dove si raggiunge la pressione di dieci alla meno dieci, mentre noi ci fermavamo a dieci alla meno tre (1 pascal). Loro potevano garantire sistemi in grado di funzionare a questo tipo di pressioni e anche di più.

Un’altra tecnologia di cui si parlava era quella della levitazione magnetica, consistente nello spingere l’aria sotto la capsula. Ma in un tubo a ridotta pressione questa soluzione provocava degli “air flow”, creando così instabilità sia sul tubo sia sulla stessa capsula e non era quindi fattibile. Il professor Richard Post, scienziato che ha lavorato nel laboratorio Lawrence Livermore National Lab di Einstein, ora in pensione, ci ha scritto dicendo: “negli anni ‘90 ho sviluppato un sistema di levitazione passiva che poi è stato secretato e attualmente è utilizzato dal governo americano per stabilizzare i proiettili dentro i cannoni. A voi serve la stessa cosa: un sistema che all’aumentare della velocità, generi levitazione in maniera passiva”.

Ci ha mostrato questo sistema. Aveva 2 km già sviluppati a San Diego, alla General Atomics, dove c’era un track in disuso che aveva già dimostrato di funzionare con un peso di 80 tonnellate e noi non abbiamo fatto altro che ammirare questo prototipo che si muoveva avanti e indietro perfettamente.

Tutti i brevetti che abbiamo acquisito sono stati presi grazie alla segnalazione e al lavoro di questi scienziati in giro per il mondo.

Abbiamo avuto scienziati come l’inventore della missione Apollo della NASA, provenienti dal MIT, da Stanford, ecc..”.

È veramente una cosa bellissima il fatto che siate riusciti a coinvolgere le migliori menti dell’Umanità in una modalità completamente interdisciplinare, mettendo insieme competenze di mondi completamente differenti. Questo dimostra come l’umanità possa fare cose meravigliose semplicemente decidendo di lavorare a un progetto comune. L’interdisciplinarietà mi riporta a quello che dicevi tu all’inizio: la tecnologia e tutte le scienze sono spesso accompagnate dalla creatività. Non c’è solo la competenza dell’ingegnere che fa il suo lavoro, ma spesso c’è anche una grande creatività. Sarebbe bello riunire proprio questi aspetti. Noi in Synesthesia abbiamo un’iniziativa, “FuturMakers”, costituita da corsi di tecnologia STEM a cui abbiamo aggiunto anche la “A” di arte, facendoli diventare così STE(A)M. Puntiamo tanto a stimolare la creatività artistica dei ragazzi che seguono i nostri corsi perché l’interdisciplinarietà e la diversity sono gli ingredienti che fanno emergere poi le potenzialità umane migliori. 

“È fondamentale quello che stai dicendo. Noi dobbiamo partire dalle scuole, dalle università. Quando parlo di “nuovo Rinascimento” o di quarta rivoluzione industriale non è un claim, ma bisogna pensare proprio a un nuovo uomo. Sono temi sviluppati a livello mondiale e trattati in maniera molto seria anche da grandi aziende come Unilever, P&G. 

Stiamo passando da homo sapiens a homo “evolutus”, dove la differenza sta proprio nella capacità di “aumentarci” tramite il knowledge, ma anche tramite i device. Pensiamo anche a quello che sta facendo Elon, l’idea di “iniettare” chip nel cervello (Neuralink), che spaventa molto il pubblico. Io credo che la tecnologia ci aumenterà, ma lo deve fare in maniera funzionale all’uomo. Quando noi parliamo di riformare la scuola, dobbiamo partire proprio da questo. 

Mi piace il tuo concetto di STE(A)M che ti ruberò subito perché è proprio quello che sto cercando di realizzare con “L’oasi della quarta rivoluzione industriale”: un progetto che stiamo per presentare proprio per ripartire dalle scuole. 

Oggi se devo cercare un “ingegnere Hyperloop” non esiste, lo devo formare io e lo devo fare in un modo completamente nuovo. Sono molto contento, quindi, che un’azienda come la vostra stia guardando e capendo questi concetti. Bravissimi”. 

Una curiosità: Elon Musk più volte è entrato nel nostro discorso, ma che tipo è? È davvero questo “genio folle” che viene descritto? 

“Io ho una stima enorme per lui e non saremmo partiti con questo progetto se non fosse stato per lui e per il suo input iniziale.

Ci sono milioni di “Elon Musk” in giro per il mondo che stanno solo aspettando di avere la loro occasione. Io credo che in Italia dobbiamo cercare di avere questi modelli e abbiamo un bisogno fondamentale di questi modelli. Quindi ben venga Elon, ma anche il suo estro e la sua “discontinuità”. 

Oggi le nuove generazioni iniziano ad avere dei modelli che sono i nuovi imprenditori. Bisogna, quindi, avere tanto rispetto di Elon e apprezzare quello che sta facendo: ci sta portando su Marte e lo sta facendo in una maniera spettacolare. Io, nel mio piccolo, per ora sono rimasto “a Terra”. Partiamo dalla Terra. Io sono un “presentista” non sono un “futurista””. 

Bisogna seminare oggi per il futuro. Io sono molto d’accordo con te sul fatto che le nuove generazioni sono anche migliori di quelle presenti e passate. Hanno una marcia in più. Vedo proprio una coscienza rispetto al mondo e all’ambiente che noi non abbiamo più. Questo mi rende molto ottimista rispetto al futuro. Purtroppo quello che stiamo lasciando è un mondo che ha un sacco di problemi, ma loro per fortuna hanno la volontà e forse anche i mezzi per cambiare.

“Noi abbiamo il dovere di essere ottimisti. Basta con queste “etiche della crisi”, che poi loro non sanno neanche cosa voglia dire crisi. Vuol dire rinascita. Io sono un fanatico delle persone “che fanno” invece di lamentarsi e basta. I giovani non possono non essere ottimisti.

Hanno un libro bianco da scrivere, hanno possibilità che noi non avevamo. Noi cercavamo le informazioni, loro le devono solo filtrare, selezionare.

Hanno lo scibile umano a disposizione e non hanno più scuse. Non c’è una possibilità di non avere successo perché con l’accesso all’informazione non ci sono limiti. Magari sbagli, una, due, tre volte, ma non importa, si va avanti.

Io sono un entusiasta del momento e secondo me la pandemia ci ha anche riportato un po’ “con i piedi per terra”. È stata una grande batosta però è stata anche una grande “doccia di realismo” per rimetterci davanti a noi stessi e spero che le persone si stiano chiedendo: ma sto facendo ciò che mi piace? Sto facendo il lavoro giusto? Sto pensando a me?

Secondo me questo periodo ci deve servire proprio a ri-bilanciarci e far ri-iniziare la voglia di fare”. 

Sono pienamente d’accordo con te. Bibop, lasciamoci con un’ultima domanda. Tu prima hai detto che sei un “presentista” ma se dovessi pensare al mondo tra 10 anni, cosa vedi? Come te lo immagini? 

Non potrà che essere migliore di oggi. Abbiamo tecnologie che stanno “spaccando” tutto, stanno arrivando a toccare i centri nevralgici dell’essere umano. Tutti gli “-ismi” che abbiamo costruito (capitalismo, socialismo, comunismo,…) scompariranno sotto i colpi inesorabili del progresso. Il progresso dice, per esempio, che dovremmo lavorare di meno e tornare a quello che ci riesce meglio. Magari lavoreremo solo una, due, tre ore ma faremo tanto altro. 

Torneremo a vivere, torneremo ad amare in maniera libera, con le nostre famiglie. Io credo che l’umanità sia di fronte a uno dei suoi momenti più belli perché la tecnologia ci permetterà di non lavorare più, perchè non ci sarà un lavoro. I computer ci prenderanno tutti i lavori principali. 

Ci servirà cambiare proprio anche tutte le regole.

“Il concetto di economia, concepito sulla scarsità, implica che a un certo punto sarà tutto in mano allo 0,5% della popolazione e tutto il resto è tralasciato. Quindi qualcuno si deve porre il problema che forse c’è qualcosa che non funziona in questo modello.

Troveremo, spero, un “-ismo” nuovo, a misura d’uomo, dove ci sarà finalmente un equilibrio tra l’empatia e l’amore che dovremmo avere e su cui dovremmo impostare tutta la nostra società, se no ci autodistruggiamo. Quello che Elon, infatti, sta cercando di fare è conquistare Marte perché così se sulla Terra non ce la facciamo, su Marte magari resistiamo come “specie multi planetaria”.

Ma al di là di questo, io credo che queste nuove generazioni ci consentiranno di non autodistruggerci e di trovare nuove soluzioni sempre migliori“.

È stato veramente un piacere e ti ringrazio tantissimo per le parole e le idee condivise. 

“Grazie a voi”. 

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L’evento Wibo per l’“Italian Tech Week 2021”: le novità 

Per l’edizione di quest’anno i suoi organizzatori hanno scelto Wibo come partner tecnologico che, per dare la possibilità al grande pubblico di partecipare all’evento, ha messo in palio 20 biglietti: 10 per il 23 settembre e 10 per il 24 settembre, quando sarà presente come ospite speciale Elon Musk. Le richieste di partecipazione sono state molto numerose. La conferenza, accessibile esclusivamente su invito è stata riservata principalmente a un’audience di professionisti del settore, per un totale di 500 posti. 

Per l’assegnazione dei biglietti, dunque, la modalità scelta è stata quella del quiz: 16 domande in totale, divise in due momenti di gioco, 4 opzioni di risposta, il tutto a tema “Elon Musk”. Una modalità meritocratica di assegnazione dei biglietti, che ha premiato coloro che nei giorni precedenti al 9 settembre hanno seguito con attenzione i contenuti pubblicati sulla pagina IG e sito di Italian Tech e su La Repubblica. Le risposte alle domande erano, infatti, nascoste tra le pillole della serie online “Essere Elon Musk”, scritta da Pier Luigi Pisa.

A presentare l’evento di assegnazione dei biglietti c’era Riccardo Luna, noto volto di La Repubblica e tra i più influenti giornalisti tech italiani, che per una sera si è trasformato in conduttore del quiz, commentando le domande e premiando i vincitori.

I risultati 

L’evento è stato un successo ee aspettative sono state ampiamente raggiunte. Il format è riuscito a creare un elevato livello di engagement per tutta la durata del quiz. Come racconta Tommaso Seita (co-founder & CEO di Wibo):

“Siamo felici che Wibo sia stato scelto dagli organizzatori dell’Italian Tech Week per dar la possibilità alla loro community di vincere i biglietti dell’evento. Un grazie particolare va a tutto il team di Wibo che ha lavorato durante l’evento per garantire il successo dello spettacolo e a Riccardo Luna per aver presentato il quiz”

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