Carlotta, perché un’agenzia e-commerce dovrebbe avere al proprio interno professionisti con esperienza lato brand?
Perché un e-commerce non è mai solo un e-commerce. Le agenzie sono specializzate nella gestione di ecosistemi digitali complessi: piattaforme, processi, customer journey, integrazioni tecnologiche, performance. Tutto questo è fondamentale, ma chi ha lavorato all’interno di un brand sa che ogni attività digitale deve contribuire a un obiettivo più ampio. Quando sei in azienda, il tuo punto di vista cambia.
Non stai semplicemente gestendo un canale di vendita, stai costruendo un’esperienza coerente con l’identità del marchio, con la sua storia e con il modo in cui vuole essere percepito dai clienti. Avere questa sensibilità permette di affrontare i progetti ecommerce in maniera più completa.
In che modo cambia l’approccio alla progettazione di un’esperienza digitale?
Chi lavora in agenzia tende naturalmente a concentrarsi sugli aspetti più strettamente e-commerce. È normale: è il suo ambito di specializzazione. Chi ha un background lato brand, invece, parte da una domanda diversa: “Questa scelta rafforza davvero l’esperienza del marchio?”.
È una prospettiva che mette il brand al centro e utilizza il digitale come strumento per raccontarlo.
Oggi i clienti si aspettano esperienze fluide e coerenti su tutti i touchpoint. Per questo è importante che l’e-commerce non venga progettato come un sistema isolato, ma come parte integrante dell’intero ecosistema di relazione tra azienda e consumatore.
Un altro tema spesso delicato riguarda i processi decisionali. L’esperienza lato brand aiuta anche da questo punto di vista?
Assolutamente sì. Quando lavori in un’azienda impari molto rapidamente che le decisioni non dipendono mai da una sola persona. Ci sono stakeholder diversi, priorità differenti, budget, obiettivi strategici e processi di approvazione che devono essere rispettati.
Chi ha vissuto queste dinamiche riesce a leggere meglio il contesto in cui si muove il cliente.
Questo aiuta non solo a comprendere determinate richieste, ma anche a comunicare in modo più efficace. Diventa più semplice capire quali informazioni servono davvero per prendere una decisione e come presentarle affinché siano utili alle diverse figure coinvolte.
Le agenzie tendono spesso a proporre diverse alternative al cliente. È sempre la scelta migliore?
Non necessariamente. Presentare più opzioni è importante, ma spesso i brand cercano soprattutto una guida. Quando sei dall’altra parte del tavolo e devi prendere decisioni che impattano sul business, non hai bisogno di una lista infinita di possibilità. Hai bisogno di qualcuno che analizzi il contesto, valuti gli scenari e sia in grado di indicarti una direzione chiara.
Questo non significa imporre una scelta, ma supportarla con dati, esperienza e una visione strategica. Le aziende apprezzano molto i partner che sanno assumersi questa responsabilità.
Nel digitale si parla continuamente di velocità. È davvero il fattore più importante?
La velocità è importante, ma da sola non basta. Le agenzie sono spesso molto rapide nell’esecuzione e questa è una grande qualità. Tuttavia, chi lavora all’interno di un brand sa che alcune decisioni richiedono approfondimento.
Prima di introdurre una nuova tecnologia, modificare un’esperienza utente o cambiare una strategia commerciale, è necessario verificare che tutto sia coerente con gli obiettivi aziendali, con il posizionamento del marchio e con i processi interni.
A volte il valore non sta nel fare più velocemente, ma nel fare le cose nel modo corretto. L’esperienza lato brand aiuta proprio a trovare questo equilibrio.
C’è un ultimo aspetto che ritieni particolarmente importante nel rapporto tra agenzia e cliente?
Sì: l’affidabilità. Quando un brand sceglie un partner e-commerce, non cerca soltanto competenze tecniche. Cerca qualcuno su cui poter contare nel tempo.
Dietro ogni progetto esistono investimenti, pianificazioni, aspettative e obiettivi di crescita. Le aziende hanno bisogno di sapere che le attività concordate verranno portate avanti con attenzione, continuità e qualità. Chi ha lavorato in azienda comprende molto bene il peso di queste responsabilità e tende a sviluppare una maggiore sensibilità verso temi come governance, qualità dell’esecuzione e tutela dell’identità del brand.
In conclusione, qual è secondo te il vero valore dell’esperienza di brand all’interno di un’agenzia?
Credo che il valore più grande sia la capacità di vedere il quadro completo. Le competenze tecnologiche e strategiche restano fondamentali, ma oggi non sono più sufficienti da sole.
Per costruire esperienze e-commerce davvero efficaci bisogna comprendere il business, le persone che prendono le decisioni e le esigenze che guidano un’organizzazione.
Quando l’esperienza maturata nei brand incontra la specializzazione delle agenzie, si crea una combinazione efficace: da un lato la competenza tecnica, dall’altro la capacità di interpretare gli obiettivi aziendali. Ed è proprio lì che nascono i progetti digitali che fanno davvero la differenza.
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Alice, quando si parla di e-commerce, qual è l’errore di percezione più comune tra gli imprenditori?
Hai presente quel paio di scarpe vecchie e un po’ sformate che non butti perché, in fondo, vanno ancora bene? Per molti imprenditori l’e-commerce è la stessa cosa: un asset che sembra fare il suo dovere e che non pare richiedere investimenti urgenti. Tuttavia, da Project Manager, questa visione mi preoccupa. Il vero problema non è quanto il sito riesca a vendere oggi, ma quanto stia attivamente impedendo di vendere e, soprattutto, quanto stia costando in termini di potenziale bloccato.
Quando una piattaforma inizia a diventare tecnicamente obsoleta, quali sono le prime conseguenze che un’azienda sperimenta nella gestione quotidiana dell’e-commerce?
Gestire una piattaforma datata significa convivere con un debito tecnico che agisce come un freno a mano tirato.
Ogni volta che si desidera lanciare una promozione complessa o aggiornare i contenuti, la rigidità del sistema trasforma un’operazione che dovrebbe essere immediata in un collo di bottiglia operativo.
Quello che inizialmente sembra un risparmio si rivela quindi una perdita, poiché la manutenzione di un codice obsoleto richiede tempi e costi di sviluppo sproporzionati rispetto a una struttura moderna, migliore come grafica e scalabile.
Spesso questi limiti tecnici non sono immediatamente visibili internamente. In che modo, però, finiscono per influenzare direttamente l’esperienza d’acquisto e il comportamento degli utenti?
Questa inefficienza interna si traduce istantaneamente in una perdita di clienti sul fronte esterno. Se un utente si trova davanti a un checkout infinito o non trova sistemi di pagamento rapido come Apple Pay o PayPal, la sua pazienza sparisce presto e abbandona il carrello.
Un sito moderno non è semplicemente più bello da vedere, ma è progettato per eliminare ogni forma di attrito. È un sistema capace di riconoscere l’utente e suggerire l’indirizzo in automatico, chiudendo la vendita quasi senza che il cliente se ne accorga. Al contrario, un sistema vecchio fallisce anche sulle operazioni più semplici.
Se un potenziale acquirente cerca un piumone e il sito restituisce zero risultati solo perché nel database l’oggetto è catalogato come trapunta senza nessun controllo sulla ricerca, l’azienda ha appena perso una vendita per una semplice mancanza di gestione dei sinonimi.
Oltre all’esperienza utente, quanto possono incidere i limiti di una piattaforma sulla competitività complessiva di un brand online?
Il danno si estende alla navigazione stessa. Quando non è possibile filtrare contemporaneamente per taglia, colore e prezzo, l’utente chiude la scheda e si rivolge alla concorrenza, che offre un’esperienza più intuitiva. Oltre a questi ostacoli evidenti, esistono rischi invisibili, ma potenzialmente devastanti. Un’architettura superata viene penalizzata da Google nel posizionamento organico sparendo dai risultati di ricerca e rimane pericolosamente vulnerabile ad attacchi informatici. Una falla nella sicurezza può portare a furti di dati pesantissimi, capaci di distruggere in poche ore una reputazione aziendale costruita in decenni.
Molte aziende, per evitare una revisione completa della piattaforma, cercano di aggiungere funzionalità tramite plugin o applicazioni esterne. È davvero una soluzione efficace?
Spesso, nel tentativo di arginare questi problemi, si cerca di correre ai ripari accumulando plugin e applicazioni esterne per aggiungere superpoteri al vecchio sito. Questa strategia è però una trappola pericolosa: stratificare troppi add-on su un tema datato appesantisce il codice, rallenta drammaticamente il caricamento delle pagine e crea conflitti tecnici che emergono prepotentemente a ogni aggiornamento del tema.
Guardando al futuro, quale dovrebbe essere oggi l’approccio corretto per costruire un e-commerce davvero sostenibile, performante e pronto a crescere insieme al business?
La vera evoluzione non consiste nell’aggiungere pezzi precari a una base che non regge più il peso del mercato attuale, ma nell’investire in un’architettura moderna che riduca drasticamente il costo-opportunità. Continuare a investire risorse nell’obsoleto è solo un costo che non genera ritorno.
Passare a un sistema flessibile e performante, al contrario, è l’unico modo per smettere di rincorrere il mercato e tornare a guidarlo. Il tuo e-commerce non dovrebbe essere un limite alla tua crescita, ma il motore che la rende possibile.
Se riconosci anche solo parte di queste dinamiche nel tuo e-commerce, è probabile che la tua piattaforma stia già esprimendo meno del suo reale potenziale. Molti siti “che funzionano” ogni giorno continuano a generare vendite, ma allo stesso tempo accumulano inefficienze invisibili che, nel tempo, si traducono in perdita di performance, margini e opportunità di crescita. Ripensare un e-commerce analizzare in profondità processi, architettura e esperienza utente per costruire una piattaforma realmente scalabile, veloce e orientata alla conversione.
Se vuoi capire se il tuo e-commerce sta limitando la crescita del tuo business o se esistono margini concreti di miglioramento, il nostro team è a disposizione per un confronto. Contattaci per una valutazione del tuo e-commerce: insieme possiamo capire come trasformare ciò che oggi “funziona” in un vero motore di crescita.
Michela, qual è il livello di maturità del mercato e-commerce italiano nell’adozione di AI generativa e ricerca avanzata, rispetto ad altri Paesi?
L’Italia vive un paradosso. Siamo sicuramente indietro rispetto al mercato nordamericano e nordeuropeo sull’adozione di infrastrutture avanzate e sulla mentalità data-driven. Molte delle aziende italiane sono ancora legate a processi legacy e a una gestione intuitiva del magazzino e del marketing. Altre aziende poi, anche di grandi dimensioni, operano ancora con silos informativi: l’ERP non parla con il CRM, che a sua volta è scollegato dal magazzino e dalle piattaforme e-commerce.
Senza un’infrastruttura dati fluida e pulita, l’AI Search o i sistemi predittivi rimangono gusci vuoti. In questo senso forse il nostro ritardo non è nella mancanza di interesse verso l’AI, ma nella mancanza delle fondamenta necessarie per farla funzionare: l’accessibilità e la qualità del dato.
La dimensione media delle imprese italiane poi è un freno naturale agli investimenti massivi in R&D. Questo ritardo ci offre però l’opportunità del leapfrogging: saltare intere generazioni tecnologiche. Molte aziende stanno passando direttamente da processi manuali o legacy a soluzioni AI-native, evitando di dover ammortizzare tecnologie intermedie ormai superate. In questo, il punto critico da considerare c’è: saltare le generazioni tecnologiche è possibile dal punto di vista del software, ma non per le persone; un team che non ha mai masticato la cultura del dato (anche banalmente su Excel o su un semplice CRM) farà fatica a comprendere un’AI predittiva. Il salto tecnologico dovrà quindi necessariamente essere supportato da un upskilling.
Quali rischi comporta l’adozione dell’AI generativa per le vendite online? Come si possono gestire?
Il primo rischio, forse quello più immediato, è quello legato alle cosiddette “allucinazioni”.
Dobbiamo ricordare che l’AI non sa le cose, le calcola: se il modello non è correttamente vincolato ai dati reali del catalogo e soprattutto se i dati di partenza non sono ben strutturati, rischia di generare promesse che l’azienda non può mantenere, come inventare caratteristiche tecniche o funzionalità inesistenti. Questo non si traduce solo in un aumento dei resi e in potenziali problemi legali, ma mina la base stessa del commercio: la fiducia tra cliente e brand. Se tradiamo questa fiducia con un’informazione errata composta da un algoritmo, recuperare l’utente diventa difficilissimo.
C’è poi un tema più sottile ma altrettanto pericoloso: l’erosione dell’identità del brand.
Se deleghiamo interamente la generazione dei contenuti e l’interazione con l’utente all’AI, corriamo il rischio di una standardizzazione linguistica e creativa. In particolari mercati in cui il tone of voice è uno dei pochi veri elementi differenzianti, il pericolo è quello di finire per suonare tutti allo stesso modo. Ad esempio un e-commerce di lusso e un fast-fashion non possono avere la stessa voce, e mantenere questo controllo sul contenuto e l’interazione con le persone è una sfida che richiede una supervisione umana costante.
Per alcuni casi specifici non dobbiamo poi sottovalutare la dipendenza tecnologica: affidare i pilastri del proprio business a modelli di terze parti significa di fatto cedere una fetta della propria sovranità aziendale e avere un impatto diretto e immediato sui margini e sull’operatività. Il nostro compito è quindi quello di accompagnare i nostri clienti nell’integrare l’AI in modo intelligente, mantenendo sempre il controllo sulla strategia.
L’introduzione dell’AI generativa richiede una ristrutturazione dei team e-commerce, oppure un’evoluzione di ruoli, competenze e responsabilità?
Più che di una ristrutturazione, io vedo la necessità di un’evoluzione della responsabilità. Dal punto di vista operativo, chi si occupa di caricare schede prodotto o gestire flussi di reso deve trasformarsi in un curatore del dato, dandosi anche il compito di istruire l’AI e validarne gli output. Se l’algoritmo suggerisce un prodotto o genera una risposta, il team deve avere la competenza strategica per capire se quell’output è coerente con gli obiettivi aziendali e l’identità del brand.
Il ruolo dell’ E-Commerce Strategist diventa ancora più centrale come connettore. Dobbiamo essere in grado di tradurre le opportunità dell’AI (tecniche) in vantaggi di business (strategici). Questo richiede team più agili, in cui la barriera tra chi “capisce il codice” e chi “capisce il cliente” cade definitivamente.
A livello decisionale poi, con l’AI che accelera i processi, il collo di bottiglia rischia di diventare la burocrazia decisionale umana. I team devono quindi strutturarsi per essere reattivi in poco tempo: se i dati della AI Search ci dicono che c’è un trend emergente non possiamo aspettare lunghi processi decisionali per ricalibrare il merchandising.
In sostanza, dal punto di vista della gestione dei team, la vera sfida non è tecnologica ma culturale e organizzativa: in un sistema in cui la tecnologia sta diventando una commodity accessibile a tutti, l’unico vero vantaggio competitivo non sarà possedere l’AI, ma avere un team capace di integrarla nei processi con intelligenza senso critico.
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Michela, in che modo la ricerca basata su AI generativa sta cambiando la discoverability e la visibilità degli e-commerce, rispetto alla ricerca tradizionale per keyword?
La ricerca basata sull’AI sta cambiando il paradigma della discoverability su un doppio binario: l’esperienza interna al sito e la visibilità esterna. Il salto è lo stesso: da keyword-based (parola cercata = parola trovata) diventa semantica e basata sull’intento.
Cosa aggiunge: l’AI arricchisce la discoverability perché permette ai prodotti di intercettare domande complesse, l’intento e le sfumature, facendoli emergere oltre le logiche di posizionamento tradizionali. Se un utente cerca “scarpe per un matrimonio in spiaggia”, il sistema comprende il contesto, l’uso e le caratteristiche desiderate (stagionalità, suola, materiali). L’obiettivo è farsi trovare non solo dall’utente, ma anche dagli agenti AI.
Cosa toglie: allo stesso tempo riduce la dipendenza da tassonomie troppo rigide e la frustrazione delle pagine “zero results”, migliorando l’esperienza di ricerca. Se ragioniamo di GEO, forse toglie anche un po’ il sonno agli e-commerce manager in quanto dovranno riadattare alcune logiche all’interno delle loro schede prodotto.
Quali requisiti tecnici servono a un e-commerce per implementare una ricerca AI efficace? Come cambiano la gestione del catalogo e dell’inventario con la ricerca semantica basata su AI?
Per beneficiare davvero della ricerca AI non basta un aggiornamento tecnologico, serve un cambiamento che tocchi le fondamenta stesse dell’ecosistema digitale.
A livello tecnico il cambiamento riguarda la trasformazione dei dati di prodotto e di brand in vettori semantici, capaci di mappare l’intento dell’utente e restituirgli quello che cerca realmente. Questo richiede un’architettura dati interoperabile e sempre raggiungibile, spesso abilitata da logiche RAG (Retrieval-Augmented Generation), attraverso cui il motore di ricerca possa accedere al catalogo e anche a informazioni di contesto (recensioni, guide e posizionamento) per generare risposte.
La sfida tecnica è l’integrazione: permettere all’AI di “comprendere” e mappare l’offerta e-commerce come risposta a bisogni e non come semplice elenco di attributi. Operativamente questo comporta un cambiamento ancora più profondo che riguarda il ruolo dello store manager e-commerce, che passa dal data entry tecnico alla cura della qualità e della ricchezza informativa, includendo benefici, contesti d’uso e relazioni tra prodotti. Dovrà integrare processi che istruiscono e validano costantemente gli output dell’AI; al contempo, sempre grazie all’AI, non dovrà più mappare manualmente migliaia di prodotti correlati, lasciando fare agli algoritmi che li adattano al comportamento dell’utente e alle affinità semantiche.
I cataloghi diventano liquidi, adattando le informazioni in base all’intento di ricerca (per esempio, se un utente è attento alla sostenibilità, l’AI metterà in risalto la descrizione dei materiali eco-friendly del prodotto).
Parallelamente, lato interno, l’AI supporta la gestione dell’inventario agendo come un vero sensore di mercato: segnala gap di offerta e trend emergenti basandosi su ciò che gli utenti cercano ma non trovano, riducendo i rischi di stock-out sui prodotti più richiesti.
Come reagiscono i clienti a questi cambiamenti? Ci sono differenze tra chi è più cauto e chi è entusiasta dell’AI?
Nel confronto quotidiano con aziende e stakeholder, emerge chiaramente un atteggiamento ancora polarizzato nei confronti dell’AI. Al momento vedo i clienti divisi in due gruppi:
i prudenti (o “gli apocalittici” per dirla alla Umberto Eco), che vedono l’AI come un peso e/o un rischio. Con loro, il mio ruolo è dimostrare con i dati che l’AI può essere alleato fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi di business.
gli entusiasti (gli integrati) che vorrebbero implementare tutto subito. Con loro, agisco come “freno razionale”, spiegando che l’AI senza una strategia di dati solida è solo un giocattolo costoso. La risposta generale è di grande interesse, ma c’è bisogno di una guida che trasformi l’innovazione in processo aziendale sostenibile.
Quali strategie consigli ai player e-commerce per sfruttare la GEO (Generative Engine Optimization) e migliorare visibilità, rilevanza e conversioni?
Puntare sulla strutturazione dei dati e sulla creazione di contenuti completi e soprattutto autorevoli. L’AI cerca fonti affidabili per rispondere agli utenti; per un player e-commerce, questo significa avere schede prodotto ricchissime, contenuti che risolvono problemi reali e una reputazione online solida.
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Michela, il tuo ruolo come E-Commerce Strategist di Synesthesia richiede una forte capacità di coordinamento. Quali competenze ritieni oggi indispensabili per guidare con successo progetti digitali complessi?
Credo che il cuore della strategia e del project management sia il controllo: garantire che un’idea di business diventi realtà rispettando tempi, costi e qualità. Nell’e-commerce questo richiede molta organizzazione perché il contesto è volatile e la complessità tecnica evolve continuamente.
Per guidare progetti complessi come quelli che seguiamo in Synesthesia serve innanzitutto una visione sistemica (capacità di collegare i puntini). Come Strategist e PM e-commerce dobbiamo comprendere profondamente il modello di business del cliente e mercato in cui opera. Se non sappiamo come ad esempio un flusso ordine impatti su altri ambiti logistici o sul retail fisico, non stiamo gestendo un progetto, stiamo solo consegnando una macchina. Il nostro ruolo in questo caso è leggere questi collegamenti, anticipare i colli di bottiglia e mettere ordine nel caos, traducendo esigenze di business e vincoli tecnici in soluzioni chiare e scalabili. Così l’architettura finale diventa solida, sostenibile e orientata ai risultati.
Infine, è essenziale bilanciare organizzazione e reattività strategica. L’e-commerce non dorme mai ed scandito da picchi stagionali ad altissima pressione, come il periodo che va dal Black Friday al Natale. Il coordinamento non riguarda solo i task, ma richiede lucidità decisionale e adattamento continuo.
Con l’avvento dell’AI, come è cambiato il tuo ruolo e quali strumenti o approcci digitali ritieni più efficaci per sfruttare al meglio le nuove tecnologie?
Per noi Strategist e PM l’AI è diventata un copilota che permette di gestire la complessità con una velocità prima impensabile, intervenendo su tre livelli principali:
- efficientamento del workflow di puro project management, compiti come la stesura di documentazione tecnica, user stories o verbali richiedono ore. Oggi, l’AI generativa ci permette di creare bozze di alta qualità in pochissimi minuti. Questo significa che possiamo avere più tempo per concentrarci su ciò che conta davvero: il raggiungimento degli obiettivi e il rapporto con i clienti.
- Analisi dei dati e supporto decisionale. I tool di sintesi dati e analisi predittiva oggi ci aiutano a sintetizzare enormi moli di informazioni (dalle performance di vendita ai comportamenti degli utenti) estraendo pattern che ci aiutano nelle nostre scelte strategiche. Non guardiamo più solo a cosa è successo ma, grazie a modelli predittivi, riusciamo a ipotizzare cosa accadrà, permettendoci di consigliare al cliente in tempi più rapidi azioni proattive invece che reattive.
- Automazione delle operazioni e-commerce: l’integrazione dell’AI nei processi quotidiani permette di velocizzare molte attività complesse, come l’automazione della classificazione dei cataloghi o all’ottimizzazione delle descrizioni prodotto in ottica di indicizzazione (SEO o per gli stessi agenti AI).
Resta, però, centrale il pensiero strategico: l’AI funziona solo se guidata da input corretti e da una lettura critica del contesto; nel dipartimento Commerce di Synesthesia abilita le persone a essere più creative, strategiche e focalizzate sugli obiettivi.
Nei progetti e-commerce complessi, la collaborazione tra team multidisciplinari è spesso determinante per il successo. Quanto è importante per te lavorare in un ambiente come quello di Synesthesia, ricco di professionalità diverse, per garantire la qualità dei progetti?
In un ambito come l’e-commerce, in cui il confine tra strategia di vendita, stack tecnologico e marketing è quasi invisibile, lavorare in un ambiente multidisciplinare come quello di Synesthesia è puro valore aggiunto e in alcuni casi fattore abilitante.
Per me in particolar modo, come e-commerce Strategist e PM lead, l’importanza di questo contesto si traduce prima di tutto nell’abbattimento dei silos informativi: nei progetti complessi il rischio più grande è che la tecnologia ignori la strategia o che il design non tenga conto delle dinamiche di vendita. Coesistere nello stesso spazio fisico e progettuale ci permette invece di disegnare soluzioni ragionate e che convergono verso l’obiettivo di business del cliente.
Anche nella gestione quotidiana di progetti, la velocità di confronto tra professionalità diverse riduce drasticamente i tempi di reazione e assicura quella continuità operativa che per un e-commerce è vitale.
Vedo Synesthesia come laboratorio “contaminato”: il confronto quotidiano tra professionalità e punti di vista diversi ci spinge a non accontentarci mai di soluzioni standard, garantendo ai clienti soluzioni solide da più punti di vista, coerenti e capaci di scalare nel tempo.
I saldi rappresentano un banco di prova cruciale per i team Commerce. Dal tuo punto di vista, quali strategie di pianificazione e gestione dei flussi permettono di massimizzarne l’efficacia senza compromettere l’esperienza dell’utente?
Affrontare un picco stagionale e-commerce, come i saldi, significa gestire una complessa sincronizzazione tra pianificazione anticipata e reattività.
Il lavoro inizia mesi prima con l’analisi dei dati storici e la definizione di forecast realistici: non si tratta solo di decidere uno sconto, ma di costruire una roadmap di azioni che bilanci le aspettative dei clienti con gli obiettivi di margine e la disponibilità di magazzino. La priorità è garantire che l’infrastruttura regga l’urto, coordinando stress test preventivi e assicurandosi che le integrazioni tra piattaforma, sistemi di pagamento e logistica siano perfettamente allineate. La qualità dell’esperienza utente dipende infatti dalla fiducia nella promessa che facciamo sul canale e-commerce: ritardi o disallineamento dello stock tra e-commerce e magazzino può generare vendite di prodotti non disponibili e danni d’immagine.
Durante i picchi di vendita, la teoria lascia il posto a una regia reattiva e strategica: è fondamentale monitorare costantemente le performance per ricalibrare il merchandising o le promozioni in base all’andamento degli acquisti.
Questo dinamismo richiede un coordinamento estremo di tutti i team coinvolti che devono agire come un unico organismo sulla base di una visione lucida delle priorità. Il vero punto critico è quindi il presidio dei dati e la visione strategica. Massimizzare l’efficacia significa quindi garantire stabilità dei processi e reattività, trasformando un periodo di alta pressione in opportunità di conversione e fidelizzazione.
L’ottimizzazione del magazzino è una sfida che coinvolge tecnologia, business e operations. Come supporti concretamente le aziende nello svuotare lo stock mantenendo coerenza con gli obiettivi aziendali?
Supportare un’azienda nell’ottimizzazione dello stock significa prima di tutto intendere il magazzino come risorsa dinamica, invece che come gigante statico. Il mio approccio non è mai solo scontare tutto, ma parte da un’analisi approfondita dei dati di performance, dalle aspettative dei clienti e della velocità di rotazione dei prodotti.
Attraverso il monitoraggio dei dati, identifichiamo lo stock dormiente o le eccedenze e costruiamo una roadmap di azioni mirate che rispettino il posizionamento del brand e i margini aziendali.
Concretamente, questo supporto si traduce su tre direttrici principali.
1) Lavoriamo sulla strategia commerciale: se un prodotto non performa sull’e-commerce principale, valutiamo la creazione di operazioni speciali o l’attivazione di particolari asset ecommerce, stimandone gli impatti e poi misurandoli. Un esempio è la creazione di bundle di prodotti: è particolarmente efficace perché permette di aumentare il valore medio dell’ordine svuotando contemporaneamente referenze a bassa rotazione insieme a prodotti top seller.
2) Interveniamo sulla tecnologia e sull’automazione, è fondamentale che il dato di magazzino sia integrato perfettamente con le piattaforme di vendita. Supportiamo le aziende nell’implementare logiche di merchandising intelligente: grazie all’adozione di strumenti basati su algoritmi o sull’AI, se il sistema rileva un eccesso di stock per una specifica referenza, l’e-commerce può metterla automaticamente in evidenza o suggerirla come prodotto correlato nel carrello, ottimizzando l’esposizione senza interventi manuali continui.
3) Consideriamo la componente di efficienza operativa, svuotare il magazzino non deve mandare in crisi l’equilibrio dei flussi interni. Il nostro ruolo sta anche nell’assicurarci che le campagne di smaltimento stock siano sostenibili per le capacità e risorse del cliente. Non stiamo solo cercando di ‘vendere di più’, ma di generare un flusso di cassa sano che permetta al cliente di reinvestire in nuovi assortimenti, mantenendo l’ecosistema e-commerce in perfetto equilibrio tra offerta commerciale e capacità di esecuzione.
Durante i picchi di vendita aumentano inevitabilmente anche i resi. Quali accorgimenti organizzativi e digitali possono aiutare a gestirli in modo più efficiente e sostenibile?
La gestione dei resi va vista come un asset strategico, non come un problema logistico. Per me la strategia più efficace è agire su due fronti: la prevenzione a monte e l’ottimizzazione dei flussi a valle. Dal punto di vista della prevenzione, la tecnologia, ancor più l’AI, ci offre strumenti potentissimi. Spesso il reso nasce da un’aspettativa disattesa, per questo lavorare sulla qualità dei dati di prodotto è fondamentale. Implementare ad esempio tabelle taglie dinamiche, strumenti di virtual try on o semplicemente arricchire le schede prodotto con recensioni verificate e contenuti video permette all’utente di fare acquisti con più consapevolezza, riducendo quindi il tasso di errore.
Sul fronte dell’ottimizzazione, il segreto è l’automazione dei resi. L’implementazione di portali self-service consente agli utenti di gestire da soli il reso, riducendo il carico sul customer care e raccogliendo dati utili per intervenire tempestivamente su eventuali criticità, come difetti di prodotto o descrizioni poco chiare. La sostenibilità passa anche da una logistica più intelligente: reso in negozio o ottimizzazione dei ritiri riducono costi e impatto ambientale, trasformando il reso da inefficienza operativa a leva di valore per il brand: un utente che restituisce un prodotto senza frizioni è un utente che tornerà ad acquistare con fiducia.
Infine, i carrelli abbandonati restano una delle principali sfide per l’e-commerce. In che modo una gestione attenta dei dati e dei processi può trasformare questo problema in un’opportunità di conversione?
Non guardiamo il carrello come un numero freddo. Ogni abbandono è una conversazione interrotta che possiamo trasformare in vendita, se sappiamo ascoltare i segnali giusti.
La chiave è capire il motivo dell’abbandono – costi di spedizione, tempi di consegna o un checkout complesso – e intervenire con analisi della customer journey, strategie mirate e automazione personalizzata. Non tutti i carrelli abbandonati hanno infatti lo stesso valore: possiamo integrare flussi di marketing automation che segmentino gli utenti in base al valore del carrello o al loro storico di acquisto. Un utente ricorrente che abbandona un carrello importante merita un messaggio e un incentivo personalizzato, mentre un nuovo utente potrebbe aver bisogno solo di essere rassicurato. La vera opportunità di recupero e conversione sta proprio nel dimostrare all’utente che conosciamo le sue esigenze. Gestire bene i carrelli abbandonati significa recuperare fatturato, ma anche ridurre il costo di acquisizione e massimizzare il ROI dell’intero ecosistema ecommerce.
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Che cos’è il “live shopping”?
Il “live shopping” rappresenta oggi una delle declinazioni più promettenti e in rapida crescita del mobile commerce, una soluzione in grado di integrare la forza dei social media con l’efficacia dell’e-commerce. Negli ultimi anni molte aziende e rivenditori si sono attivati per offrire ai propri clienti un’esperienza online completa e coinvolgente. L’obiettivo del live shopping, come suggerisce il termine stesso, è quello di ricreare sugli smartphone l’esperienza dal vivo vissuta in negozio.
Nei mercati asiatici il live shopping ha raggiunto un successo straordinario, trainato da piattaforme come WeChat, Taobao Live e Douyin, capaci di generare enormi profitti. Secondo uno studio di McKinsey, il 72% dei consumatori cinesi prevede di intensificare gli acquisti tramite questo formato. In Europa e negli Stati Uniti, tuttavia, l’interesse rimane più limitato. Nel 2023, Meta ha sospeso la funzione di live shopping su Instagram, attribuendo questa decisione alla bassa adozione negli USA, dove solo il 5% delle vendite online proviene dai social.
Come stanno cambiando le abitudini d’acquisto in Italia?
Nonostante la transizione di Meta verso un maggiore focus sui video brevi (Reels), il futuro del commercio mobile in Italia si sta sempre più orientando verso esperienze immersive e integrate di “live shopping”.
A confermare questa tendenza, uno studio (“Live Shopping: la rivoluzione dell’e-commerce”) condotto da Bazr e Nielsen su 2.060 acquirenti online ha rivelato che il 58% degli utenti tra i 18 e i 44 anni conosce già il social shopping, con il 49% che si dichiara pronto a provarlo in futuro. Questo suggerisce che, seppur il social shopping non sia ancora massivamente adottato in Occidente, c’è un interesse crescente verso questa modalità di acquisto.
Perché il live shopping sta conquistando sempre più consumatori?
Ma quali sono le ragioni che si nascondono dietro questa crescita? I principali motivi includono l’intrattenimento (33%), il senso di appartenenza a una community (35%) e l’interazione diretta con creator o celebrità (39%). Tra i giovani (18-24 anni), la spontaneità e autenticità dei conduttori è particolarmente apprezzata (42%), rendendo il formato attrattivo per il pubblico più giovane.
Sfide da affrontare nel live shopping
Gli studi di Nielsen per Bazr evidenziano che il 48% degli utenti che scoprono prodotti interessanti sui social media non finalizza l’acquisto. Tra le cause principali ci sono la dimenticanza del nome del prodotto (17%), la difficoltà nel trovarlo (13%) e un’esperienza d’acquisto frustrante (1%). Le conversioni perse sottolineano le lacune tra social media ed e-commerce: una connessione più fluida tra scoperta e acquisto potrebbe sicuramente migliorare l’esperienza utente e ridurre le conversioni perse.
Quali sono le 5 migliori piattaforme di “live shopping”?
Nel panorama delle piattaforme di live shopping alcune piattaforme si distinguono per la capacità di trasformare l’esperienza d’acquisto in qualcosa di coinvolgente e innovativo. Ecco le più interessanti:
1. NTWRK: l’app che unisce esclusività e live shopping
NTWRK è tra le piattaforme di live shopping più popolari negli Stati Uniti. Il suo focus? Lanci esclusivi di prodotti di moda e di fascia alta, creati da artisti, brand e influencer di fama internazionale. Qual è il segreto della sua efficacia? NTWRK attua una rigorosa selezione dei creator e venditori che ospita, garantendo solo contenuti e prodotti di altissima qualità. Gli episodi live offrono una panoramica rapida, ma completa sui prodotti. Un format ben strutturato che riesce a catturare l’attenzione di un pubblico giovane, alla ricerca di pezzi rari e disposto a pagare un premium price.
2. Channelize.io: la soluzione più affidabile per integrare il live shopping nel tuo e-commerce
Channelize.io è una piattaforma pensata per rivoluzionare il modo in cui gli e-commerce interagiscono con i propri clienti, integrando il live shopping direttamente su app e siti web. Grazie alla sua esperienza consolidata in vari settori, rappresenta una scelta affidabile e per le aziende che vogliono offrire un’esperienza d’acquisto innovativa e coinvolgente. Un grande punto di forza è l’interazione in tempo reale: la piattaforma offre strumenti di chat dal vivo che permettono di rispondere alle domande dei clienti e creare un rapporto più diretto durante le dirette. La sua compatibilità con piattaforme come Shopify, inoltre, la rende ideale per chi cerca una soluzione integrabile senza difficoltà. Non ci sono limiti di pubblico, puoi raggiungere tutti i tuoi potenziali clienti contemporaneamente. Due importanti aspetti da considerare: la personalizzazione dell’interfaccia utente risulta un po’ limitata per chi desidera un design su misura e l’aggiunta di componenti extra può incidere sui costi complessivi.
3. Giosg: la soluzione completa per un live shopping coinvolgente
Giosg è una piattaforma finlandese che combina il live shopping con strumenti avanzati di e-commerce. Offre funzionalità chiave come videochiamate personalizzate, flussi live per presentare prodotti a un ampio pubblico e video shoppable per trasformare i contenuti in strumenti di vendita efficaci. Un punto di forza di Giosg è la capacità di promuovere e personalizzare le esperienze: grazie a pop-up, gamification e targeting avanzato, permette di raggiungere il pubblico giusto con contenuti mirati. Il supporto per piattaforme come YouTube Live e Facebook Live lo rende estremamente flessibile.
4. Bazr: un’esperienza d’acquisto sempre più personalizzata grazie all’intelligenza artificiale
Bazr, fondata da Simone Giacomini, si propone di innovare il commercio digitale creando un’esperienza di acquisto integrata e coinvolgente. La piattaforma consente agli utenti di scoprire nuovi prodotti e brand, partecipare a sessioni di live shopping e acquistare direttamente in-app, senza la necessità di spostarsi su altre piattaforme. Bazr sfrutta l’intelligenza artificiale per personalizzare l’esperienza, connettendo utenti, brand e creator, e offrendo contenuti rilevanti basati su interessi e preferenze individuali.
5. Klarna: live shopping e pagamento rateizzato
Restando in tema di esperienza di acquisto sempre più personalizzata, parliamo ora di Klarna, una piattaforma di live shopping che punta a migliorare l’acquisto online offrendo comunicazioni one-to-one o one-to-many con commessi tramite videochiamate, chat o messaggi di testo. Una funzione interessante è “Storie di Klarna”, brevi video di recensioni che mostrano prodotti in modo dinamico. Tra i vantaggi ci sono la flessibilità di pagamento e l’integrazione con Shopify.
Il futuro dello shopping online è in diretta!
Come abbiamo visto, i social network non sono più semplici strumenti di intrattenimento, ma veri e propri motori che influenzano profondamente il comportamento dei consumatori. Lo stesso accade per l’e-commerce, che sta evolvendo grazie all’integrazione di nuove tecnologie e modalità di acquisto. In questo contesto, il live shopping emerge come una delle opportunità più promettenti per trasformare l’esperienza d’acquisto online, rendendola più autentica, interattiva e coinvolgente. Superando le limitazioni tradizionali, unisce il dinamismo delle dirette social alla praticità degli acquisti in tempo reale, creando un canale diretto tra brand, creatori e consumatori. Questa modalità risponde al crescente desiderio di esperienze più coinvolgenti e sicure, combinando l’immediatezza dell’esperienza fisica con la comodità del digitale. Le transazioni di e-commerce destinate al live shopping sono in aumento e, con il continuo sviluppo di questa tendenza, il futuro è sicuramente promettente. Sei pronto/a a farne parte?
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Lanciata negli USA nel 2022, la piattaforma cinese di e-commerce, si è rapidamente espansa a livello globale, scalando tutte le classifiche di download della sua app nei diversi mercati. Come riportato da SimilarWeb, a oggi si tratta, infatti, dell’app di shopping online più scaricata con quasi 152 milioni di utenti solo negli Stati Uniti. Nel 2024 il suo valore è di poco inferiore ai 150 miliardi di dollari e compete per il primo posto con Alibaba tra le aziende cinesi di maggior valore quotate in borsa negli Stati Uniti.
Nonostante pesanti controversie con i politici del Regno Unito e degli USA, nate da un’inchiesta condotta dal governo americano sulle possibili violazioni dei diritti umani nella produzione dei suoi articoli, Temu continua la sua crescita, con numeri che raramente sono stati toccati dai competitor.
E in Italia? Anche in questo caso, Temu ha conquistato il primo posto come app più scaricata nel 2023. Ma cosa si nasconde esattamente dietro questo successo clamoroso?
Quali sono i segreti di questo rapido successo?
La strategia di Temu consiste nell’offrire qualunque prodotto – dalla tecnologia, ai prodotti di bellezza, abbigliamento e qualsiasi altro accessorio a costi bassissimi con campagne di marketing decisamente aggressive. La riduzione dei costi di produzione è stata ottenuta eliminando l’intermediazione di magazzini per lo stoccaggio. Tutti gli articoli presenti sull’e-commerce sono prodotti dalle fabbriche cinesi e spediti direttamente senza doversi appoggiare ai magazzini dei Paesi di destinazione. L’impatto di questa strategia è stato enorme: secondo un rapporto del Congresso degli Stati Uniti, un terzo delle spedizioni entrate negli USA lo scorso anno proveniva da Temu e dal concorrente Shein.
Poco dopo il suo lancio è stata lanciata un’offensiva pubblicitaria gigantesca, il cui elevato investimento ha ridotto i margini di profitto, ma ha puntato sull’efficacia di una presenza pubblicitaria costante e capillare su più canali, anche tradizionali.
Come vedremo, la conseguenza di questo investimento ha inciso molto sull’interesse dei consumatori nei confronti dell’app e non tarderà a manifestarsi contribuendo a una crescita senza precedenti.
Il potere della gamification
Oggi milioni di utenti in tutto il mondo, attratti dalla curiosità e dalle vantaggiose opportunità di acquisto, vengono coinvolti in una strategia che trasforma lo shopping in un’esperienza gamificata.
La dinamica è tanto semplice quanto efficace: le rapide e coinvolgenti esperienze di gioco offrono la possibilità di vincere premi, rendendo gli acquisti quasi un’attività sociale da condividere. Questo approccio non solo promuove l’atto dell’acquisto, ma anche l’uso dell’app: più un prodotto viene acquistato, più il suo prezzo tende a scendere, più utenti vengono convinti a iscriversi, con un effetto “virale” che sui social risulta per molti utenti estremamente coinvolgente.
6 spot di 30 secondi al Super Bowl: quali risultati?
In una recente analisi di SimilarWeb riportata da Ugo Leo su La Stampa (articolo: Così Temu punta ad annientare tutti gli avversari dello shopping online: la strategia del colosso cinese spiegata in breve, 19 marzo 2024) i 6 spot pubblicitari di 30 secondi di Temu trasmessi durante il Super Bowl hanno prodotto i seguenti risultati: ben 8,2 milioni di persone hanno navigato sul sito e sull’app e nello stesso periodo i visitatori di Amazon ed Ebay sono diminuiti rispettivamente del 5% e del 2%.
Numeri importanti, frutto di un investimento pubblicitario di Temu da capogiro. Basti pensare che per realizzare un tipico spot di 30 secondi ci vogliono almeno 7 milioni di dollari. Ma questo non è tutto.
Non solo grandi spot pubblicitari, ma anche influencer marketing
Secondo il noto analista americano Neil Saunders, molto sarebbe stato speso anche in micro-marketing, attraverso il coinvolgimento strategico di influencer che hanno promosso prodotti e suggerito acquisti attraverso canali social come TikTok e YouTube. Una strategia particolarmente efficace, dato che i micro-influencer (max 10.000 follower) vantano comunità estremamente coese e fedeli, per cui il loro endorsement rappresenta un segnale di fiducia notevole verso i prodotti promossi, nonostante la qualità dei prodotti stessi.
L’uso dell’AI per produrre immagini di prodotti che ancora non esistono
Temu utilizza un sistema molto interessante basato sulla raccolta di dati su larga scala circa le tendenze dei consumatori sui prodotti più ricercati sul web.
Stando a quanto riportato da Ugo Leo la piattaforma utilizzerebbe anche immagini generate dall’intelligenza artificiale per tenersi aggiornata sulle ultime tendenze, con un prodotto in vendita che potrebbe ancora non esistere fisicamente. Che sia questa l’ultima frontiera dell’e-commerce e dei marketplace? Nessuno al momento può dirlo con certezza, ma l’impiego dell’intelligenza artificiale abbinata al sapiente uso di enormi quantità di dati rappresenta una risorsa molto preziosa per tutti e un case study di assoluto interesse..
Per rispondere, infine alla domanda presente nel titolo di questo articolo, come riportato da Ugo Leo, gli analisti prevedono un’ulteriore espansione di Temu: per il prossimo biennio la strategia del colosso cinese potrebbe focalizzarsi esclusivamente sulla notorietà del brand e sulla conquista di nuove quote di mercato, lasciando in secondo piano la questione dei profitti.
La cosa curiosa che desta un po’ di preoccupazione nei competitor è, inoltre, che la qualità dei prodotti, a detta di molti analisti, ma anche degli acquirenti, non è poi così bassa. E questa appare una mossa strategica non banale, considerato che i marketplace di questo tipo non si sono di certo distinti in passato per aver puntato su design, qualità e performance dei prodotti, soprattutto di quelli tecnologici.
Synesthesia attraverso una consulenza completa in ambito e-commerce e marketplace può aiutare la tua azienda a raggiungere i tuoi obiettivi di business. Si prende cura delle tue idee e delle tue esigenze, offrendo soluzioni commerciali di tendenza sul mercato delle vendite online, per supportare la tua crescita e offrirti la massima efficienza.
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[Riproponiamo il post del blog pubblicato da EcommerceGuru.it il 17 novembre 2023]
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Ileano, come opera “Synesthesia Commerce” e da dove nasce l’idea di creare una divisione dedicata ai progetti e-commerce?
“Synesthesia Commerce” è la nostra divisione specializzata in progetti e-commerce ed è stata creata con l’obiettivo di sfruttare le opportunità offerte dal mondo dell’e-commerce per espandere e migliorare la nostra presenza sul mercato. L’idea di creare questa divisione è nata dalla crescente importanza dell’e-commerce nel panorama commerciale moderno.
L’evoluzione della tecnologia e delle abitudini di acquisto dei consumatori ha reso evidente a tutti che l’e-commerce rappresenta una parte essenziale del futuro del commercio. Abbiamo, quindi, deciso di creare una divisione dedicata a questo settore per concentrare le nostre risorse e competenze su progetti e sfide legate a questo mondo.
Parliamo un po’ di quello che sta accadendo nel mondo delle vendite online. Come sta cambiando lo scenario? Quali sono, secondo te, le innovazioni più significative che occorre tenere d’occhio nei prossimi mesi?
Il mondo delle vendite online è in costante evoluzione e, negli ultimi anni, abbiamo assistito a cambiamenti significativi. Si tratta di cambiamenti che sono alimentati da una combinazione di avanzamenti tecnologici, spostamenti nei comportamenti dei consumatori e una crescente concorrenza nel mondo online.
Una delle tendenze più rilevanti che stiamo osservando, per esempio, è l’ampia adozione dell’intelligenza artificiale (IA) e dell’apprendimento automatico. Entrambe le tecnologie consentono una personalizzazione più avanzata, basata sui comportamenti passati dei clienti e migliorando l’efficienza dei processi interni, come la gestione degli stock e il servizio clienti.
Un altro fenomeno molto interessante a cui stiamo assistendo è rappresentato dalla crescita significativa del commercio conversazionale. Chatbot e assistenti virtuali stanno diventando parte integrante delle strategie di e-commerce, migliorando notevolmente l’interazione con i clienti e offrendo assistenza istantanea per rispondere alle domande e alle esigenze dei clienti in tempo reale.
Tra le innovazioni più significative che stanno rivoluzionando questo settore vorrei, poi, aggiungere anche il mobile commerce. Oggi sempre più persone fanno acquisti tramite dispositivi mobile. In futuro sarà, quindi, sempre più essenziale ottimizzare l’esperienza dell’utente, garantendo che i siti web siano reattivi e facili da navigare, anche su schermi di dimensioni più ridotte. Molti grandi player si sono già mossi da tempo in questo senso.
Il miglioramento dell’esperienza d’acquisto sicuramente avrà importanti ripercussioni sia per quanto riguarda l’adozione di nuovi metodi di pagamento digitali e criptovalute (questo comporta che tutte le aziende dovranno essere pronte ad accettare una varietà di opzioni di pagamento per soddisfare le preferenze dei clienti sempre più esigenti), sia per quanto riguarda il coinvolgimento e le interazioni dell’utente durante questa fase d’acquisto.lLa realtà virtuale (e la realtà aumentata stanno diventando sempre più accessibili e richieste dal mercato).
Arriviamo, quindi, alla logistica. Negli ultimi anni i tempi di consegna si sono notevolmente ridotti. Avere, quindi, una catena di approvvigionamento efficiente e una logistica affidabile è fondamentale per garantire che i prodotti raggiungano i clienti in modo puntuale.
Tutto questo, infine, è reso possibile grazie a un’analisi e gestione efficace dei dati. Avere una comprensione sempre più approfondita dei comportamenti dei clienti è fondamentale per guidare con tempestività le nostre decisioni e adattare le nostre strategie per soddisfare le esigenze sempre più imprevedibili dei consumatori.
Come si sta muovendo Synesthesia in questi ambiti?
Stiamo adottando una serie di iniziative concrete per implementare e potenziare i punti chiave menzionati in precedenza per comprendere in modo più approfondito le esigenze specifiche di ciascun cliente e rafforzare le nostre capacità di analisi per raccogliere dati più precisi per sviluppare strategie sempre più personalizzate. Per far questo continuiamo a investire nella formazione e nello sviluppo del nostro team per rimanere aggiornati sulle ultime tendenze e tecnologie nel campo dell’e-commerce per offrire soluzioni end-to-end.
La nostra rete di partner e collaboratori è in costante crescita e questo ci consente di poter accedere a competenze sempre più specializzate. Stiamo implementando strumenti di comunicazione avanzati e procedure di feedback più strutturate per garantire una comunicazione aperta e continua con i nostri clienti rispondendo in modo efficace e tempestivo alle loro esigenze.
Abbiamo implementato una metodologia di misurazione dei risultati più avanzata, che ci consente di monitorare costantemente le prestazioni dei nostri clienti e apportare aggiustamenti immediati quando necessario. Stiamo, inoltre, promuovendo una cultura interna focalizzata sul raggiungimento dei risultati come obiettivo primario.
Insieme al tuo team aiutate le aziende, anche le più ambiziose, a raggiungere i loro obiettivi di business nel settore delle vendite online, con servizi di consulenza personalizzati in tutte le fasi del processo, quali sono le caratteristiche e le peculiarità che contraddistinguono il modo di lavorare del tuo team?
Il nostro team si distingue per una serie di caratteristiche e peculiarità e alcuni dei tratti distintivi del nostro modo di lavorare includono:
- Approccio personalizzato
Siamo consapevoli che ogni azienda è unica con esigenze specifiche. Il nostro team adotta un approccio personalizzato per ogni cliente, analizzando attentamente le loro sfide, obiettivi e risorse disponibili. Questo ci consente di sviluppare strategie e soluzioni su misura.
- Competenza tecnica
Il nostro team è composto da esperti nel campo dell’e-commerce, con una vasta conoscenza delle migliori pratiche, delle ultime tendenze tecnologiche e delle sfide specifiche del settore. Questa competenza ci consente di fornire consulenza informata e soluzioni basate su dati concreti.
- Collaborazione e comunicazione
Poniamo un’enfasi particolare sulla collaborazione aperta e la comunicazione efficace con i nostri clienti. Siamo sempre disponibili per ascoltare le loro idee, rispondere alle domande e adattare le strategie in base ai loro feedback.
- Focus sui risultati
Il nostro obiettivo principale è aiutare le aziende a ottenere risultati tangibili. Lavoriamo instancabilmente per massimizzare le vendite, ottimizzare le conversioni e migliorare l’efficienza operativa per garantire il successo dei nostri clienti nel lungo termine.
- Agilità e adattabilità
L’ambiente dell’e-commerce è in continua evoluzione, e il nostro team è agile e adattabile. Siamo pronti a modificare le strategie e le tattiche in base ai cambiamenti del mercato e delle esigenze dei clienti.
- Approccio olistico
Consideriamo tutte le fasi del processo di e-commerce, dall’acquisizione dei clienti alla gestione dell’inventario, dalla piattaforma alla logistica e alla consegna. Questo approccio olistico ci consente di identificare opportunità di miglioramento in ogni area del processo.
- Misurazione e Ottimizzazione Continua
Utilizziamo metriche e analisi avanzate per valutare costantemente le prestazioni e identificare aree di miglioramento. Questo ciclo continuo di misurazione e ottimizzazione ci permette di garantire che le strategie siano sempre allineate agli obiettivi aziendali.
Quali sono le 3 cose che una azienda deve sapere per agire in modo corretto nelle vendite on line?
Agire in modo corretto nelle vendite online richiede una comprensione approfondita di diversi aspetti. Prima di iniziare a vendere online, è fondamentale comprendere chi è il tuo pubblico di riferimento: devi conoscere i tuoi clienti ideali, le loro preferenze, i loro bisogni e le loro abitudini di acquisto. La creazione di profili dettagliati dei clienti (buyer personas) ti aiuterà sicuramente a indirizzare la tua strategia di marketing e offrire prodotti e servizi che rispondano alle loro esigenze.
In secondo luogo, direi, scegliere una piattaforma di e-commerce più adatta al proprio business è fondamentale: vengono valutate attentamente le diverse opzioni disponibili e considerati aspetti come la scalabilità, la personalizzazione, la sicurezza dei pagamenti e l’integrazione con altri strumenti aziendali. Per ottenere il massimo valore dalla tua strategia, infine, è essenziale raccogliere e analizzare dati pertinenti a livello strategico. Questo significa andare oltre le metriche di base e comprendere come i dati influenzano le decisioni a livello aziendale. L’analisi dei dati può aiutare a identificare le tendenze a lungo termine, comprendere il comportamento dei clienti e adattare la strategia in modo mirato.
È importante sottolineare che la strategia online non è un processo statico ed è, quindi, necessario adottare un approccio di miglioramento continuo basato sui dati raccolti. Monitorare costantemente le metriche chiave, identificare aree di debolezza e apportare aggiustamenti è cruciale per rimanere competitivi e adattarsi ai cambiamenti nel panorama dell’e-commerce. La tua strategia dovrebbe essere coesa e integrata con altri aspetti del business. Questo significa allineare gli obiettivi di marketing online con gli obiettivi aziendali globali e garantire che l’analisi dei dati contribuisca a una visione complessiva della performance dell’azienda.
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[Riproponiamo il post del blog pubblicato da EcommerceGuru.it il 4 ottobre 2023]
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Che cos’è il Voice Commerce?
Con il termine Voice Commerce si intende la tecnologia hardware e software che dà la possibilità di eseguire un acquisto online di un bene o un servizio, attraverso un comando vocale. Questa nuova funzionalità presenti negli e-commerce ha le potenzialità di creare una nuova user experience, più diretta e semplificata e quindi fidelizzare maggiormente i clienti, oltre che attirarne di nuovi.
Quali sono le caratteristiche del Voice Commerce?
La ricerca vocale è un software che crea una ricerca “naturale”: a partire da una domanda, anche complessa, viene data una risposta diretta, al contrario delle classiche ricerche web nelle quali utenti inseriscono parole chiave e i motori di ricerca offrono diversi risultati tra i quali l’utente sceglierà in base alle sue esigenze.
Il vantaggio della voice commerce è quello di creare un vero e proprio dialogo: l’utente ha davanti uno strumento semplice (per esempio un device Amazon Alexa), capace di comprenderlo, che diventa sempre più efficiente grazie all’uso dei dati alla profilazione e all’uso dell’intelligenza artificiale.
Questa novità renderà l’acquisto dei beni sempre più intuitivo, fino a creare una nuova frontiera degli acquisti e aprire uno spazio in un mercato in piena crescita. Gli utenti potranno comprare ciò che desiderano in qualsiasi momento, affidandosi in tutte le fasi del processo di acquisto al loro dispositivo.
Quali sono i vantaggi principali?
Il voice commerce è oggi ancora ritenuta una tecnologia nuova e innovativa e per questo motivo diventa un’ottima opportunità di crescita. Presenta molti vantaggi e benefici, che non possono essere trovati in altre tipologie di e-commerce.
Di seguito alcuni esempi.
- La totale assenza di competizione: la persona fisica si limita a chiedere al proprio dispositivo di inserire un determinato prodotto nel carrello, in questo modo non viene disturbato da messaggi commerciali, o da ogni altro tipo di distrazione.
- L’influenza sull’utente: essendo il voice commerce completamente basato sullo scambio tra due soggetti, il cliente e il dispositivo, si ha la possibilità di influenzare le scelte dell’utente, che verrà guidato dal dispositivo in tutte le fasi.
- Un processo immediato: grazie all’efficienza delle intelligenze artificiali e dei sistemi di apprendimento automatico, a una domanda dell’utente corrisponde una risposta, l’utente quindi potrà essere impegnato in altre azioni e comunque effettuare un acquisto, in pochissimo tempo.
- Facilità d’uso: è semplice per chiunque utilizzare un assistente vocale, anche per chi non ha grande dimestichezza con il mondo del digitale, si apre così la strada all’utilizzo di questa tecnologia per molti potenziali nuovi utenti.
- In continuo funzionamento: il Voice Commerce è un servizio sempre disponibile e sempre connesso. Il che lo rende perfetto in casa per gli acquisti di routine, magari connesso a una “lista della spesa” ricorsiva (anche di prodotti alimentari e di largo consumo).
- Customer journey sempre più personale: l’utente, utilizzando solo la propria voce, crea un percorso all’interno dell’e-commerce completamente personalizzato.
- Contenimento dei costi: per un’impresa il commercio vocale comporta una notevole diminuzione dei costi, rispetto ai costi di un negozio fisico.
Il voice commerce: a che punto siamo?
Durante il talk tenuto il 18 settembre, sul canale YouTube di Ecommerce Day, il nostro Direttore del reparto E-Commerce Ileano Testa ha parlato dell’argomento. Alla domanda di Samuele Camatari (CEO & Founder di Jusan Network & Ecommerceday):
“Nel 2022 quasi 33 milioni di utenti hanno fatto un acquisto con un comando vocale negli Stati Uniti, il voice commerce in italia è utilizzato? Che futuro ha in Italia?”
Ileano Testa ha risposto:
“Ci stiamo arrivando, […] negli Stati Uniti ci sono grandi progetti pilota, oggi è un trend, funziona e funzionerà con i grandi player che svilupperanno connessione con i più famosi store. Uno (di questi player) adesso sta rilasciando una beta dove puoi dialogare con un assistente vocale, dove puoi citare il negozio per poi andare avanti con l’online. Ci vuole una grandissima attenzione alla tecnologia e alla segmentazione dei dati, perché dopo l’utente si aspetta che quello che tu chiedi poi gli arrivi a casa, bisogna sapere la taglia e il fit per esempio, però ovviamente è un punto di arrivo che tra un paio d’anni vedremo anche in Italia”.
In conclusione
Il voice commerce si sta sviluppando sempre di più e oggi rappresenta una nuova frontiera degli acquisti online. Questa tecnologia ha le potenzialità di diventare una delle più importanti e innovative di questi anni.
Oggi ancora non possiamo affermare con certezza cosa succederà in futuro, ma possiamo aspettarci che questa tecnologia avrà una diffusione sempre più capillare nella quotidianità di ognuno di noi.
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[Riproponiamo il post del blog pubblicato da EcommerceGuru.it il 3 novembre 2023]
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Che cos’è il composable commerce?
Il composable commerce è un approccio tecnologico nuovo, un’architettura che va oltre i limiti delle piattaforme tradizionali introducendo un metodo del tutto innovativo. Questo approccio consente alle aziende più ambiziose di selezionare e integrare le migliori soluzioni commerciali – definite anche stack tecnologici – presenti sul mercato, per soddisfare le esigenze del proprio business e dei propri clienti. Il “composable commerce” permette alle aziende di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e di sfruttare le ultime tecnologie, per creare un ecosistema di componenti modulari che, combinati tra loro, aiutano a realizzare soluzioni personalizzabili e scalabili.
Quali sono le caratteristiche dell’architettura componibile?
Oggi sono molti gli elementi a cui è necessario far riferimento durante l’implementazione di soluzioni e-commerce innovative. Un sistema commerciale, affinché venga considerato componibile, deve possedere tre caratteristiche fondamentali:
- sfruttare la potenza del SaaS cloud-native, per ottenere una scalabilità performante a costi ridotti;
- basarsi su componenti plug and play indipendenti e intercambiabili in grado di soddisfare le esigenze dell’azienda e degli utenti per migliorare la customer experience;
- avere la libertà di utilizzare la tecnologia e il linguaggio di programmazione ritenuto più opportuno.
Quali sono i principali vantaggi?
Dall’innovativo approccio tecnologico headless e composable derivano evidenti punti di forza che rendono la soluzione sempre più efficace e utile agli e-commerce, per raggiungere gli obiettivi di business legati al mondo delle vendite online. Ecco alcuni dei principali vantaggi del composable commerce:
- scalabilità, è possibile espandere il brand in nuovi mercati o provare modelli di business con facilità, ottimizzando l’implementazione di progetti complessi;
- agilità, consente di modificare la singola componente, evitando di modificare l’intera piattaforma, questo permette di semplificare la manutenzione dei sistemi;
- riduzione dei costi, una “soluzione componibile” abbassa i costi d’investimento commerciale perché permette di selezionare le componenti più idonee alle esigenze del cliente.
Synesthesia e-commerce applica questo metodo
“Abbiamo adottato l’approccio composable come filosofia chiave di lavoro per offrire un valore eccezionale ai nostri clienti. Riteniamo che questa tipologia di approccio sia una risposta efficace alle sfide in continua evoluzione del mondo e-commerce, in cui la flessibilità, l’agilità e la personalizzazione sono essenziali. I vantaggi che ne derivano sono molteplici per tutti i nostri clienti.
L’approccio composable ci fornisce la possibilità di collaborare con i clienti in modo più stretto ed efficace: siamo in grado di personalizzare la soluzione più adatta in base alle loro esigenze specifiche e di far fronte alle richieste sempre più mutevoli dei mercati, adattando l’infrastruttura tecnologica, le applicazioni e i servizi in modo agile, senza dover scendere a compromessi dovuti a vincoli tecnologici.
Insieme ai nostri clienti, infine, creiamo solide partnership basate sulla trasparenza e sulla comprensione approfondita delle loro operazioni, consentendo loro di ottenere un valore reale dalle nostre soluzioni IT che si adattano alle loro sfide future”. (Ileano Testa, Director Commerce Division in Synesthesia)
Synesthesia è partner EcommerceDay. Scopri gli ultimi trend e-commerce con Ileano Testa il 18 Ottobre EcommerceDay 2023 e incontra migliaia di professionisti internazionali. A Lingotto Fiere – Torino, il 18 e il 19 Ottobre. Contattaci per avere maggiori informazioni.
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