L’eCommerce delle nuove generazioni
É noto come gli utenti più giovani siano spesso i primi realizzatori e promotori di novità e l’ambito degli acquisti online non fa eccezione.
Al giorno d’oggi il settore delle vendite su internet ha subito un’accelerazione inaspettata e vertiginosa, causata dalla chiusura forzata di quasi tutte le attività commerciali. Secondo i dati raccolti da Shopify, gli acquisti online hanno registrato un incremento, rispetto a inizio anno, pari al 67% presso il pubblico fino ai 35 anni, percentuale destinata a diminuire con l’aumentare delle età degli utenti (57% per gli utenti di età compresa tra i 35 e i 55 anni fino a un 41% per gli over 55).
La preferenza dei consumatori italiani si sta orientando sempre di più verso il digitale. Il 61% della popolazione afferma, infatti, che la pandemia da Covid-19 ha modificato radicalmente le abitudini di acquisto e il 39% dichiara che si sente a disagio a recarsi in negozio di persona.
In questo contesto, ricostruito sulla base dei dati fin qui analizzati, si può correttamente affermare che l’eCommerce rappresenta il futuro del commercio. Ecco che diventa allora molto utile dare un’occhiata più “da vicino” alle varie sfumature che esso assume.
Nel nostro mondo, sempre più digitalizzato, le soluzioni di vendita online non si limitano più solo al “tradizionale” sito di eCommerce aziendale o al punto vendita virtuale su un qualunque marketplace; a queste vie più “note” di commercio online si affiancano oggi i social network con vere e proprie funzionalità dedicate. Si pensi alla sezione “marketplace” di Facebook, o alle inserzioni pubblicitarie su Instagram. E ancora una volta i dati ci mostrano che è il pubblico giovanile a trainare il cambiamento. Il 54% dei consumatori più giovani effettua acquisti da negozi di cui è venuto a conoscenza attraverso i social media e il 28% dichiara di acquistare direttamente sulle varie piattaforme social (contro un appena 8% di consumatori in età più avanzata). Fare ricorso ai social network oggi è, senza dubbio, una strategia vincente per intercettare il pubblico più dinamico e ben disposto nei confronti della novità.
Il commercio di prossimità: un incentivo di crescita per i negozi fisici
Secondo il report di Shopify, i commercianti più intraprendenti e pronti ad accogliere le sfide del cambiamento sono stati in grado di rimpiazzare con le vendite online il 94% di quelle perse nelle prime settimane della pandemia. Un risultato incoraggiante che dovrebbe spingere tutte le realtà aziendali a vedere nella novità un’opportunità di crescita anziché un ostacolo da superare.
I pagamenti contactless, le opzioni alternative di consegna e gli appuntamenti personalizzati per gli acquisti in negozio sono solo alcune delle scelte vincenti operate dai venditori più attenti e desiderosi di andare incontro alle esigenze del proprio pubblico.
Più della metà dei consumatori a livello globale (il 62%) predilige oggi i pagamenti digitali e, durante la crisi sanitaria, si è registrato un incremento pari al 122% dei negozi che offrono la possibilità di pagamenti contactless su Shopify rispetto allo stesso periodo del 2019.
Una delle novità più interessanti è sicuramente il diffondersi della tendenza del “commercio di prossimità”, ovvero la progressiva digitalizzazione di piccoli negozi e aziende locali che non avevano mai pensato prima di vendere i propri prodotti online.
Una simile opportunità di scelta, ha orientato le preferenze dei consumatori, da sempre alla ricerca di un “rapporto” personale e di fiducia con il venditore, verso queste nuove realtà a scapito dei marketplace globali certamente più anonimi rispetto al “negozietto di quartiere”.
La chiave per il successo del nuovo modello di business integrato con il piano digitale è stata proprio la creazione, per l’utente, di un’esperienza immersiva senza soluzione di continuità tra lo spazio virtuale e quello fisico. Su questa linea, tanti commercianti hanno offerto la possibilità alla propria clientela di ritirare i prodotti ordinati online presso il negozio fisico più comodo per l’utente o presso un punto di ritiro prescelto.
Tali soluzioni hanno portato a notevoli incrementi nelle operazioni di vendita: in media da maggio ad agosto 2020 gli acquirenti online hanno speso un 23% in più nel momento in cui sapevano di poter optare per il ritiro o la consegna locale e hanno riempito il carrello il 25% in più.
Il commercio di prossimità: il commercio conversazionale
Un altro aspetto legato al “commercio di prossimità”, e strettamente correlato a quanto detto in precedenza, è costituito dalla volontà forte e diffusa dei consumatori di sostenere piccole realtà locali che si facciano contemporaneamente portatrici di grandi valori condivisi. Il desiderio di sostenere l’imprenditoria locale (durante i mesi precedenti al Black Friday gli ordini di commercio locale sono aumentati del 168% rispetto all’anno precedente), la ricerca di prodotti particolari e specifici, la qualità del servizio clienti sono alcuni esempi che alimentano questo orientamento di scelta.
Con particolare riguardo al tema del rapporto cliente-venditore, nel periodo dal 16 marzo al 1° luglio di quest’anno, le interazioni tra customer e merchant su Shopify Ping sono aumentate dell’85% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un simile trend costituisce un segno evidente dell’importanza per le aziende e, più in generale, per tutti i venditori di curare il rapporto personale con i propri clienti.
Si è parlato in proposito di “commercio conversazionale” per indicare specificamente la cura della fase d’interazione e contatto online da parte dei venditori con i propri clienti. Tanto più si riesce a curare scrupolosamente questo passaggio, tanto più sarà il “guadagno” in termini di fidelizzazione e di sostegno da parte dei consumatori. Un cliente che si sente soddisfatto con attenzione e scrupolo nelle proprie esigenze sarà certamente più invogliato a continuare a sostenere attivamente il brand che gli ha rivolto queste attenzioni.
Sostenere le realtà locali, una scelta di valore
Un trend tipicamente “europeo”, particolarmente diffuso nel nostro Paese, è rappresentato dalla volontà dei consumatori di sostenere tutte quelle realtà locali che compiano scelte di valore condivise e concrete.
Il 67% dei consumatori in Italia, per esempio, sceglie di acquistare prodotti ecologici o sostenibili, tendenza molto diffusa anche in Paesi del nostro continente come Spagna, Francia e Regno Unito con percentuali rispettivamente del 60%, 55% e 51%.
Su questa linea si registra anche la risposta positiva dei consumatori (il 49% degli intervistati a livello globale sposa questa scelta) ai negozi che realizzano una donazione a scopo benefico per ogni acquisto effettuato.
Prendere, dunque, attivamente posizione su questioni sociali attuali e offrire il proprio contributo concreto alle soluzioni di problemi collettivi (come l’inquinamento globale, il sottosviluppo di alcune aree del globo, la disparità di genere) rappresenta, oggi, una scelta indispensabile per le aziende che vogliano “conquistare” il proprio pubblico target. Con la sempre più elevata concorrenza della globalizzazione attuale, soprattutto nel digitale, non è più concesso essere anonimi attori nel mercato. Occorre distinguersi e farlo con decisione, tanto nel digitale quanto nel reale. Anche perché, come abbiamo visto, le due realtà sono destinate a diventare un tutt’uno indistinguibile, un’esperienza unica e completa.
I pagamenti online: modalità e preferenze
Per concludere il nostro excursus sui trend attesi dell’e-Commerce un cenno meritano sicuramente i pagamenti online: la fine del “viaggio” del cliente nel negozio digitale.
Tutte le aziende che decidono di avviare un proprio punto vendita online devono altresì fornire al pubblico la possibilità di pagare comodamente in rete con carte di credito o attraverso app e circuiti dedicati. Si pensi alla soluzione di PayPal, disponibile per tutte le transazioni su Amazon, che permette di trasferire le somme richieste per l’acquisto direttamente al venditore, sottraendo così l’utente a tutti i controlli di sicurezza spesso incomprensibili, irrisolvibili ed eccessivamente lunghi previsti dagli istituti finanziari per le tradizionali carte di credito (il 60% dei merchant ha dichiarati a Shopify di usare servizi di app di pagamento online per provvedere alle spese della propria attività).
Per fare un altro esempio molto virtuoso nel campo dei pagamenti contactless, disponibile ora anche per pagamenti online, possiamo citare la sempre più diffusa app tutta italiana per micro pagamenti: Satispay, un trovata geniale di tre giovani nostri connazionali, annoverata oggi tra le 250 fintech private a più rapida crescita nel mondo.
Risulta evidente, dunque, che una diretta conseguenza della digitalizzazione del commercio è la digitalizzazione di tutte le transazioni da esso dipendenti. Sempre più veloci, sempre più facili da eseguire ma soprattutto sempre più sicure e agevoli da rintracciare. Se pago online voglio farlo velocemente sì, ma in totale e assoluta sicurezza.
In conclusione…
Il futuro dell’eCommerce che ci attende pretenderà soluzioni sempre più creative, innovative e complete. Dal commercio conversazionale, a esperienze d’acquisto integrate e multicanale, passando per i negozi locali digitali e per i canali social aziendali con una comunicazione diretta e personale con la clientela, le opportunità non mancano, basta saperle cogliere con coraggio e con il desiderio essenziale d’innovarsi e migliorarsi costantemente.
Per ulteriori approfondimenti sul panorama dell’eCommerce ai giorni nostri scopri anche il nostro approfondimento dedicato.
Il mondo sta cambiando così come abitudini e lo stile di vita di molti Italiani. A raccontare questa accelerazione della “rivoluzione digitale” tutt’ora in corso sono gli ultimi numeri riportati da Hootsuite e dall’Osservatorio e-Commerce B2C. Già a gennaio 2020 Hootsuite aveva evidenziato alcuni dati relativi alle attività online degli utenti con significativi incrementi rispetto all’anno precedente.
Considerato tradizionalmente, soprattutto in Italia, come una forma di acquisto subordinato a quello tradizionale, oggi l’e-commerce ha acquisito un ruolo determinante spingendo verso un ripensamento delle strategie di vendita e di interazione con i consumatori, basti pensare che nel 2020 l’incidenza dell’e-commerce B2C sul totale vendite retail è passato dal 6% del 2019 all’8%.
L’e-commerce in Italia prima di gennaio 2020
La fotografia che Hootsuite aveva scattato a gennaio 2020 dell’Italia mostrava uno scenario nel quale l’impiego dell’e-commerce era già in forte crescita: l’87% degli utenti online cercava già prodotti o servizi da acquistare online. Percentuali alte, numeri e prospettive di crescita importanti per diversi settori dell’innovation retail rispetto all’anno precedente: +16% fashion & beauty; + 15% electronics & physical media; + 20% food & personal care; +20% furniture & appliances; +5,3% toys; DIY & hobbies; +2% travel; +1,1% digital music; +5,5% video games.
L’e-commerce durante l’emergenza COVID-19
A livello globale l’impatto della pandemia di Covid-19 è stato considerevole sull’e-commerce, soprattutto per quanto riguarda alcune categorie merceologiche come per esempio i generi alimentari con un +251% e la tecnologia con un +78%.

A livello globale, le indagini svolte ci mostravano, inoltre, anche un altro dato interessante, cioè che il 52% degli utenti che acquistavano online facevano uso di mobile device. Si tratta, tuttavia, di un valore che durante il lockdown, nonostante la maggior parte degli utenti fosse bloccata nelle proprie case, ha registrato un calo pari solamente all’1%. Questo ci induce a constatare quanto in realtà l’utilizzo dello smartphone per fare acquisti sia diventata un’abitudine diffusa e radicata all’interno delle nostre vite.


In Italia, in particolare, – stando a quanto sostenuto dall’Osservatorio eCommerce B2c (promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano) e riportato da diyandgarden.com – il lockdown avrebbe favorito la crescita del food&grocery (che vale oggi 2,5 miliardi di euro, +56%), arredamento e home living (2,3 miliardi, +30%) e una serie di altre nicchie di mercato come il pharma, il beauty e lo sport&fitness.
Come dichiara diyandgarden.com, abbiamo assistito all’incremento in valore assoluto più alto di sempre: 4,7 miliardi in più in un solo anno rispetto al 2019. Tale centralità del canale online si traduce in una crescita del valore degli acquisti online di prodotto che nel 2020 dovrebbero sfiorare i 22,7 miliardi di euro (+26% rispetto al 2019).
Quali prospettive?
In Italia, così come nel resto del mondo, l’e-commerce ha svolto un ruolo fondamentale per la ripresa delle attività commerciali degli ultimi mesi. Durante questo periodo sono cambiate molte abitudini e stili di vita ed è cresciuta conseguentemente una maggiore fiducia nel digitale. Sempre più italiani hanno deciso di acquistare online (+2 milioni nel 2020). Tale aumento è il frutto non solo dell’eccezionalità del periodo storico, ma anche di un’azione di marketing operata da molte aziende sempre più attenta e mirata.
Oggi, infatti, il mondo del marketing è sempre più vicino alle esigenze dei clienti e sempre più aziende hanno potenziato i loro canali digitali per facilitare le modalità di vendita basate sull’integrazione tra esperienze online e offline. É in corso un cambio epocale di paradigma dei consumi e dei costumi che richiede profondi ripensamenti in termini di produzione, organizzazione, investimenti, e capacità di comprensione dei bisogni del proprio target.
Sempre più nuovi modelli integrati di e-commerce stanno nascendo. Grazie al digitale anche le aziende più piccole e delocalizzate oggi hanno la possibilità di ridefinire l’esperienza d’acquisto degli utenti come mai è stato fatto prima: sono in grado di fare rete tra loro e organizzarsi come un marketplace vero e proprio, proponendo all’interno di un’unica piattaforma online un’offerta sempre più ricca. Tale sistema omnicanale di interconnessione e integrazione tra più punti vendita pone l’esperienza d’acquisto del consumatore al centro dei propri obiettivi e rappresenta l’alternativa innovativa ad Amazon più utilizzata dai retailer internazionali.
I vantaggi di un e-commerce omnichannel e integrato
Tante sono le tipologie di approccio che ultimamente stanno interessando la trasformazione digitale in corso. Tra queste vi è certamente il click & collect, cioè la possibilità di ordinare online un prodotto e di ritirarlo in negozio. Si tratta di un modello che piace molto ai consumatori per una serie di motivi: i prezzi online sono allineati al canale fisico; il ritiro è gratuito (non vi sono costi di consegna se il totale supera una certa cifra); i tempi di evasione dell’ordine sono molto rapidi e il pagamento avviene comodamente online. Tale approccio risulta efficace e ricco di opportunità per le aziende coinvolte, ma non è l’unico.
L’altra tendenza del mondo e-commerce che esprime la vicinanza del marketing all’esperienza di acquisto personalizzata del singolo utente è quella dei data driven, dove le tecnologie più all’avanguardia di raccolta e analisi dei dati sugli utenti sono messe a disposizione per creare strategie commerciali in base alle esigenze di specifici target. I vantaggi di un e-commerce Data Driven sono enormi: importanti decisioni mirate vengono prese in tempi molto brevi grazie a una gestione efficace dei dati e da più fonti.
In conclusione…
Il campo dell’e-commerce strategy è in continua evoluzione. I retailer di tutto il mondo cercano ogni giorno di quantificare il mercato e-commerce B2C dei prodotti per trovare la migliore soluzione possibile. L’integrazione tra esperienza online e offline sembra oggi essere la strada più percorribile, che meglio si adatta alle esigenze dell’utente. I vantaggi come abbiamo visto sono tanti e le prospettive di crescita molto elevate. Synesthesia aiuta le aziende più ambiziose a essere competitive sul mercato globale attraverso una consulenza completa in ambito e-commerce. Si prende cura delle loro idee e delle loro attività online: dalla pianificazione costi e ricavi fino alla fase di creazione e gestione di contenuti per le vetrine online. Offre piani dettagliati di lancio sul marketplace che consentono la creazione di una vetrina negozio visibile da milioni di potenziali clienti in tutto il mondo.
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Il panorama digitale non ha mai smesso di ripensare e ricalibrare i suoi prodotti nell’ottica di ottimizzare i servizi mobile, l’ecommerce e in generale l’esperienza digital. I dati rilevati dall’Osservatorio Mobile B2C Strategy dicono che a oggi il 56% dei mobile surfer usa lo smartphone per gli acquisti, e Synesthesia, che si occupa di ideare, sviluppare e migliorare soluzioni digital e mobile, già 9 mesi fa pianificava di investire ulteriormente sul capitale umano per implementare e rafforzare competenza e posizionamento in questo settore.
“Durante il recente lockdown alcuni nostri clienti ecommerce hanno visto in meno di tre mesi un incremento tale del fatturato da ripagare interamente i precedenti sforzi economici, con elevatissimi tassi di ritorno di investimento sulle campagne advertising. Pur trattandosi di una situazione eccezionale, rimane comunque il segno di un’accelerazione sul digital forte e irreversibile, che intendiamo presidiare con un’offerta strutturata e competenze sempre maggiori“, afferma Riccardo Recalchi, CEO di Synesthesia.
Oggi la fusione con TheLab, agency focalizzata sulla progettazione di App in grado di raggiungere un pubblico globale, nasce quindi dal reciproco desiderio da parte degli imprenditori coinvolti nell’operazione, di creare un soggetto forte e autorevole che si inserisca di diritto tra i migliori player dell’ecosistema tecnologico italiano.
La vocazione a innovare e a fare team parte da lontano: quattro amici torinesi che si conoscono da oltre 20 anni con esperienze imprenditoriali diverse, ma sempre nel mondo del digitale e che sognano prima o poi di unire le forze. Oggi quel momento è arrivato: sono finalmente riusciti a creare una squadra di oltre 100 persone che conta traguardi significativi come gli eventi droidcon e Swift Heroes e ambiziosi progetti con clienti come Eataly, Green Pea e Reale Mutua.
Durante il lockdown e l’emergenza sanitaria, il team di Synesthesia ha continuato a lavorare alacremente in smart working. La produttività ha visto un incremento del 20% e il fatturato del 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Nell’arco di poco tempo Synesthesia si è trovata a presidiare brand e aree sempre più ampie che spaziano dal food al retail, dagli eventi digitali all’academy B2B e B2C, passando dallo sport fino al terzo settore. L’azienda torinese ha, inoltre, lavorato alla creazione di un ecosistema di PMI e start-up su soluzioni verticali, legate al mobile, ai social media, all’ecommerce e ai marketplace come Amazon e AliExpress.

L’apporto di nuovi talenti nella factory sulla progettazione dei software rende l’approccio di Synesthesia più “agile” e, allo stesso tempo, molto articolato nei confronti del mercato. Le attività gestite da TheLab variano infatti dal digital marketing strategy (quasi 2 milioni di euro gestiti in campagne di social marketing) alla user acquisition, conversion e monetization di app (più di 28 milioni di download nel mondo e oltre 750 mila MAU, utenti unici mensili) e alle collaborazioni con oltre 15 startup.
L’idea della fusione è in cantiere da fine 2019 e l’emergenza Covid-19 ha solo rallentato l’iter burocratico, i team si sono gradualmente integrati già durante la quarantena, lavorando in remoto ma costantemente connessi con gli strumenti digitali e smart, mettendo sinergicamente a disposizione le proprie competenze al servizio della crescente richiesta affrontata dalla società.

Per il futuro Synesthesia punta alla crescita territoriale in Italia e all’internazionalizzazione, all’acquisizione di nuove competenze verticali sempre più incisive e improntate all’evoluzione dell’offerta, che passa inevitabilmente attraverso le start-up e l’open innovation.
(Nella foto in alto: Francesco Scrufari, Simone Offredo e Felice Di Luca, nuovi partner e manager di Synesthesia)
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Wolfgang, nel 2003 nasce Droplet. Ti va di raccontarci la sua storia?
“Droplet nasce a seguito di quella che era stata la grande disillusione di Internet. Tra il 1996 e il 2000 c’era stato il boom delle Internet Company e molte aziende erano entrate in borsa promettendo grandi fatturati. Tutto questo non era successo e nessuno più credeva nel web. In quel periodo avevamo trent’anni e avevamo subito capito che pubblicare un contenuto e vederlo immediatamente disponibile a decine di miglia di distanza era un fenomeno dal quale non si sarebbe più tornati indietro. L’altra cosa di cui ci siamo accorti in quel periodo è che la moda italiana non era ben rappresentata all’estero: in America, per esempio, i prodotti di moda italiana dei grandi marchi erano presenti soltanto nelle grandi città e se volevi comprare una borsa made in Italy dovevi prendere l’aereo. Ci siamo accorti ancora che c’era un bel differenziale di prezzo tra il prodotto italiano e quello americano. Abbiamo fatto due più due e abbiamo fondato Droplet, una gocciolina nel mare del web, e creato il nostro primo sito di e-commerce, Styledrops.com. Da allora ci siamo messi a vendere su internet accessori di moda italiana con più di 75.000 clienti ricorrenti e abbiamo spedito in 140 nazioni nel mondo. Una decina di anni fa è poi capitata un’altra cosa importante; a un certo punto produttori, rivenditori, terze parti, agenzie di trading si sono messi tutti a vendere prodotti online e noi abbiamo capito che avevamo l’opportunità di rivolgerci ad altre aziende fornendo servizi di e-commerce a 360°”.
Se non avessi creato Droplet?
“Questa è una domanda molto difficile perché vuol dire riflettere su una possibilità del passato. Io in realtà non ho iniziato a fare questo lavoro, non ho iniziato a fare e-commerce, non ho iniziato a occuparmi di internet, anche perché per tutte queste cose il mio mestiere non esisteva. Con il web è stato amore a prima vista. Se non avessi creato Droplet penso che avrei comunque creato Droplet o un’azienda che si sarebbe occupata di web e di e-commerce perché entrambe sono passioni forti per me”.
Quali sono i punti di forza di Droplet?
“Droplet ha una caratteristica particolare rispetto ad altre aziende che fanno lo stesso mestiere: ha fatto e-commerce in prima persona. Quindi noi portiamo sulle nostre spalle un’esperienza di ormai 17 anni di e-commerce e capiamo perfettamente quali sono le cose necessarie per vendere online. Un errore che vedo fare spesso è considerare il proprio sito come punto di arrivo. Il sito è il punto di partenza. Vi sono tutte una serie di attività come il social media management, il digital marketing, come la costante cura del catalogo per offrire al cliente un servizio migliore, di marketplace, di assistenza clienti. Noi ci siamo sempre occupati di spedizioni internazionali e conosciamo bene tutte le problematiche dei dazi. Rispetto ad altre aziende il nostro punto di forza è quello di riuscire a instaurare un dialogo con i nostri clienti supportandoli nel loro percorso di e-commerce con le attività che sono per loro importanti”.
Quale tipo di metodologia utilizzate nello svolgimento dei progetti?
“Nello svolgimento dei progetti cerchiamo di utilizzare perlopiù metodologie AGILE, cioè con sviluppi di prodotto costante e incrementale: ogni 15 giorni cerchiamo di far vedere al cliente un pezzo nuovo di progetto. Oppure cerchiamo di utilizzare metodologie DevOps, quindi con la possibilità di avere costantemente nuove funzionalità in produzione. Questo perché riteniamo sia meglio avere un feedback immediato del cliente. Ancora meglio riteniamo se si può avere il feedback degli utenti invece che avere cicli di lavorazione molto lunghi di 5-6 mesi o peggio un anno per cui non si sa mai se il prodotto realizzato avrà successo oppure no”.
Negli ultimi due anni avete lavorato insieme a Synesthesia su diversi progetti in ambito e-commerce. Quanto è stato importante lavorare con Synesthesia? Qual è stato il suo apporto?
“Synesthesia è un’azienda che ci piace moltissimo per una serie di motivi. Cercherò di elencarne alcuni, ma non penso siano esaustivi. Il primo è che pensa costantemente all’innovazione e al futuro ed è in grado di cogliere per i propri clienti e partner quelli che sono gli spunti tecnologici più importanti, cioè quelli che sono in grado di creare business. Il secondo motivo è rappresentato dalla sua capacità di fare network con altre aziende. Il campo digital è vastissimo e con molte specializzazioni. Per le piccole e medie aziende non è facile avere tutte le competenze digitali al suo interno. Synesthesia è riuscita a fare network con altre aziende e partner, per cui c’è sempre uno scambio prolifico e utile di competenze e di aggiornamenti di tecnologie. Per noi è importante fare squadra con Synesthesia su progetti che per noi sarebbero troppo impegnativi. Un po’ come una sorella maggiore riesce a coinvolgerci su progetti che hanno importanza anche internazionale. Con Synesthesia abbiamo creato team di sviluppatori Magento con 5-6 programmatori che hanno lavorato in ambito AGILE su progetti a livello corporate, cosa che difficilmente Droplet avrebbe potuto fare da sola”.
Quali sono gli scenari futuri che attendono Droplet?
“Gli sviluppi futuri che attendono Droplet sono connessi con l’evoluzione dell’e-commerce. Ormai da 5 anni si parla di due tendenze: il multi-channel e l’omnichannel. Il multi-channel è la possibilità di sviluppare canali di vendita diversi. Le aziende popolano i canali di Facebook, e-commerce e il negozio fisico in modo indipendente. Invece, l’omnichannel rappresenta una tendenza molto più pervasiva perché le aziende provano a costruire quello che viene definito una customer journey unica, per cui io posso vedere un prodotto su Facebook, andarlo a provare in negozio e acquistarlo sul sito dell’azienda. Questo approccio fino a qualche tempo fa veniva stigmatizzato. Negli ultimi anni in Cina sono stati creati dei negozi in cui vai provi il prodotto e lo ordini sullo smartphone. Altri esperimenti nel mondo dell’e-commerce vanno in questa direzione. Vi sarà sempre più integrazione tra il mondo fisico e quello online. I filosofi parlano di mondo “on life”. L’altra grande tendenza è l’e-commerce guidato dai dati, il cosiddetto “data-driven”: avere a disposizione i dati serve a migliorare il digital marketing da un lato e dall’altro a strutturare dei percorsi all’interno del mio e-commerce per determinate tipologie di utenti. Posso quindi creare dei cluster di utenti ordinati per tipologia. Si tratta di settori molto impegnativi che coinvolgono l’intelligenza artificiale e settori avanzati a livello tecnologico.
L’ottica è sempre quella di dare ai clienti di Droplet un’esperienza full-service il più possibile completa. Per questo è importante per noi appoggiarci ad aziende come Synesthesia che possono fare da guida verso nuovi scenari e nuove tecnologie”.
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