L’evoluzione dei social
La nascita dei social media ha segnato un cambiamento nelle dinamiche sociali e relazioni della popolazione mondiale. Oggi possiamo affermare che è praticamente impossibile essere “fuori” dall’ecosistema che queste piattaforme hanno creato. Non si tratta più, infatti, solo di canali di comunicazione tra singoli utenti privati come poteva essere Facebook ai suoi albori. La presenza delle aziende e delle istituzioni sui social è oggi evidente e in alcuni casi predominante (e invadente). Pensiamo, per esempio, a Twitter dove la componente istituzionale è molto forte: quotidianamente le più importanti organizzazioni a livello mondiale rilasciano dichiarazioni proprio utilizzando i ben noti Tweet, molto più diretti e veloci dei vecchi comunicati e lanci d’agenzia.
Per quanto riguarda le aziende, la loro presenza sui social è evidenziata dal fatto che quasi tutte le piattaforme stanno implementando sempre più le funzionalità legate al settore dello shopping online. TikTok marketing è un esempio molto emblematico della diffusione crescente del Social Commerce, ovvero della scelta dei consumatori di fare acquisti direttamente sui social.
Dall’informazione allo shopping, dunque, passando per la condivisione di contenuti e la creazione di relazioni (che sono le basi su cui si fonda la nascita stessa dei social media), le piattaforme social sono oggi i principali attori e artefici dei cambiamenti e delle evoluzioni che si muovono in seno alla società. Ma quali sono i rischi connessi a un panorama così “fluido”, libero e in continua evoluzione?
La disinformazione nel mondo digitale
Come abbiamo già avuto modo di accennare, i social media sono oggi uno dei principali canali di comunicazione e informazione a livello globale. La libertà di pensiero è senz’altro uno dei pilastri su cui, almeno in teoria, si fondano queste piattaforme. Gli utenti possono, infatti, condividere in ogni momento messaggi di testo, immagini o video con la propria rete e non solo. Ma la libera manifestazione del pensiero, se portata all’eccesso ed esercitata senza limiti, può avere ricadute negative anche molto gravi sulla società a livello globale. In un mondo interconnesso come il nostro, infatti, è praticamente impossibile fermare o arginare un’informazione nel caso in cui sia scorretta o addirittura dannosa.
Per questi motivi la lotta alla disinformazione oggi è un tema sempre più urgente che coinvolge tutti. Un interessante saggio di Jonathan Haidt, psicologo americano, intitolato “Why the past 10 years of american life have been uniquely stupid” analizza gli ultimi 10 anni della storia statunitense proprio alla luce della possibile dannosità dei social media. L’autore utilizza un paragone con la vicenda biblica della Torre di Babele: un esempio emblematico di frammentazione della comunicazione con la conseguente impossibilità di far circolare le informazioni.
Haidt afferma che, a partire dal 2010, i social media hanno “armato di frecce” le istituzioni degli USA che a loro volta hanno iniziato ad attaccarsi a vicenda a “colpi di tweet”. Spesso i contenuti di questi messaggi diffusi online si basano su un’informazione modificata e piegata agli interessi ora dell’una ora dell’altra parte. Si è creata così sempre più disinformazione sotto gli occhi dei cittadini americani, come un circolo vizioso. Le conseguenze principali sono state la perdita di credibilità e l’indebolimento della stabilità della stessa democrazia.
Estendendo la riflessione al contesto globale, possiamo affermare che oggi ci sentiamo quasi spaesati, in un mare di informazioni in continua evoluzione, senza riuscire ad approdare nel “porto sicuro” di un’informazione corretta e veritiera. Pensiamo, per esempio, alla disinformazione che ha avvolto quasi totalmente questi ultimi anni di pandemia e che ha creato grandi difficoltà nella gestione della situazione di crisi. Una disinformazione che si è autoalimentata a partire soprattutto dai profili di istituzioni e enti non ufficiali.
Per concludere prendiamo in prestito una frase di Chris Wetherell, l’inventore del bottone del Retweet, che con riferimento proprio alla funzionalità da lui sviluppata disse:
“We might have just handed a 4-year-old a loaded weapon” (potremmo aver appena dato in mano a un bambino di 4 anni una pistola carica).
I social sono uno strumento di manifestazione della libertà di pensiero, ma sono necessarie delle guide e dei limiti stabiliti nell’interesse della collettività. È importante evitare che un’arma carica e pronta a sparare finisca nelle mani di persone sprovvedute e inconsapevoli dei danni che potrebbero causare.
Una possibile strada da percorrere
I social media, però, sono anche un insieme di strumenti che racchiudono grandi opportunità per utenti, aziende e organizzazioni: dalla possibilità di mettersi in contatto con persone in tutto il mondo e di condividere esperienze con un’app sul proprio smartphone, all’occasione per le aziende di raggiungere un pubblico sempre più ampio grazie al social commerce fino alla possibilità di far circolare l’informazione con un semplice clic. La soluzione non è abolire i social media, ma comprendere l’importanza di farne un uso consapevole e rispettoso del bene comune.
Gli effetti positivi di questi strumenti, infatti, sono altrettanto evidenti e numerosi. Pensiamo per esempio alle competenze digitali che i bambini, “nativi digitali”, sviluppano sin da piccoli. E poi è proprio grazie ai social se i ragazzi di oggi hanno a disposizione una grande quantità di fonti di informazione, anche molto diverse tra loro, aspetto che favorisce maggiormente lo sviluppo di un pensiero critico proprio.
I social media, infine, possono costituire uno strumento a disposizione di tutti per sensibilizzare su una causa particolare (si pensi per esempio a tutte le iniziative che nascono “dal basso” in tema di sostenibilità ambientale), riunire persone che condividono gli stessi valori e avere così un impatto nel mondo reale. Per tutti questi motivi è importante combattere la disinformazione a vantaggio di un’informazione libera, veritiera e utile per tutti. È una battaglia condivisa che siamo chiamati a combattere, ciascuno con i mezzi che ha a disposizione.
Vuoi saperne di più su come poter utilizzare i social media in modo efficace per la tua attività? Synesthesia elabora soluzioni di marketing e Social Commerce customizzate sulla base delle necessità del cliente con l’obiettivo di supportare l’attività nel raggiungimento di concreti risultati di crescita e KPI sul mercato globale. Scopri le nostre strategie nella pagina dedicata o chiedi ai nostri esperti.
Ogni giorno, oltre limiti geografici e temporali, ci muoviamo, pensiamo e agiamo attraverso idee, pareri e conoscenze condivise.
Abitiamo nei social network, nei blog e nelle community. Tutto è ormai facilmente alla portata di un touch (clic). Grazie alle sue dinamiche collaborative il digitale sta cambiando il mondo, modificando radicalmente i bisogni e i diritti dell’uomo. Oggi, avere diritto alla conoscenza implica l’esistenza di un sapere sociale percepito non come una proprietà esclusiva e difficile da raggiungere, ma come un bene comune di facile accessibilità.
Questa “società della conoscenza condivisa” si fonda sulla trasmissione di informazioni e visioni tra utenti aventi pari dignità e “autorità conoscitiva”. È in gioco un tipo di conoscenza maggiormente egualitaria, esperenziale (non indiscutibile e sempre nel vivo di ciò che accade) e solidale (ognuno di noi si riconosce nei pareri, nelle emozioni e nelle sensazioni trasmesse da altri).
Il web è nato per cambiare il mondo e per renderlo un posto migliore connettendo tra loro persone con idee liberamente e universalmente disponibili. Questo era l’obiettivo del suo “inventore” Tim Barners Lee. Molte, purtroppo, sono le popolazioni del pianeta che non sono ancora in grado di accedere ai suoi benefici a causa di costi inaccettabili o politiche governative troppo restrittive.
Il web ha le sue regole. Ogni condivisione di conoscenza è anche una condivisione di responsabilità: ognuno di noi ha il compito di salvaguardare il suo accesso facile, libero e sicuro (per esempio è necessario se non vitale interrogarsi sulla tutela dei dati personali degli utenti). Oltre 80 organizzazioni, in rappresentanza di alcuni governi, sono state coinvolte e si sono impegnate a sostenere lo sviluppo di nuove politiche digitali.
“Contract for the Web” è un vero e proprio contratto per la salvaguardia web che assicura a ogni individuo, ovunque esso sia, il diritto di potersi connettere a Internet liberamente e in modo sicuro. Per rendere tutto ciò realizzabile sono stati fissati obiettivi da raggiungere.
Secondo lo scenario digitale futuro ipotizzato, entro il 2025 1GB di dati mobili non costerà più del 2% del reddito medio mensile; entro il 2030 l’accesso a Internet (a banda larga) sarà disponibile al 90% dei cittadini; almeno il 70% dei ragazzi di età superiore ai 10 anni e gli adulti svilupperà competenze in materia tecnologica, di informazione e di comunicazione (TIC).
All’interno di questo scenario tutti gli stakeholder nazionali e internazionali hanno il compito di sviluppare una regolamentazione chiara ed efficiente sui meccanismi di risoluzione delle controversie, di moderazione e sull’eliminazione dei contenuti al fine di limitare gli impatti della disinformazione. Lo scopo è quello di assicurare percorsi efficaci verso un accesso facile e sicuro a Internet. Ogni tipo di rimozione di contenuti illegali sarà fatta in modo coerente con la legge sui diritti umani: saranno infatti proposte leggi e regolamenti nazionali per garantire l’effettiva applicazione dei diritti stabiliti dai trattati internazionali sui diritti umani, come per esempio la libertà di espressione, associazione e riunione pacifica.
Per quanto riguarda il rispetto e la protezione dei diritti fondamentali sulla privacy e sui dati online delle persone molto è stato già fatto. Oggi, chiunque utilizzi i dati personali di un soggetto è tenuto a rilasciare una chiara informativa per illustrare le finalità e le modalità di trattamento dei dati, mentre il soggetto che fornisce i dati può verificare la correttezza del trattamento e, in alcuni casi, revocare il proprio consenso. La materia, tuttavia, resta molto dibattuta: l’applicazione di queste regole al mondo del web implica numerose difficoltà proprio sul tema del controllo, spesso considerato come il principale ostacolo alla libera circolazione delle informazioni. Al fine di rendere il flusso di informazioni trasparente a garanzia e tutela degli interessati, nel 2008, in occasione della Conferenza internazionale delle Autorità di Protezione dei dati, 70 authority si sono riunite per valutare i rischi dovuti all’innovazione delle tecnologie. In particolare, il tema dei social network ha sollevato la necessità di colmare alcuni importanti vuoti legislativi relativi alla trasparenza delle informazioni e al controllo da parte degli utenti sui dati che li riguardano e le impostazioni di default orientate alla privacy. Tutte le nazioni si impegnano, all’interno delle loro giurisdizioni, a ridurre al minimo la propria raccolta di dati a ciò che è adeguato, pertinente e necessario per raggiungere un interesse pubblico chiaramente specificato.
Synesthesia, svolge un ruolo da protagonista all’interno di questo scenario. Ogni giorno immagina e realizza progetti per il web nel rispetto dei diritti fondamentali sulla privacy e nel rispetto della libertà d’informazione. Un mondo digitale migliore è possibile, basta pensarlo, volerlo, progettarlo e renderlo più “trasparente” e accessibile per tutti.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.