Short Bio
Classe 1989, sono riservata, equilibrata e riflessiva, pronta a offrire a chi ne avesse necessità tutto quello che possiedo. Ho un approccio pratico ma, come ogni buon Sagittario, tendo a viaggiare con la mente quando il corpo me lo impedisce e sono sempre alla ricerca del “senso della vita” e del mio scopo nel mondo. Ambizioso, quasi da malattia psicosomatica. Infatti, per mantenere la calma e lenire la mia psoriasi, ho bisogno di scoprire sempre cose nuove, ma soprattutto circondarmi di persone positive con cui condividere discussioni “filosofiche” e stimolanti. Dopo 8 anni da pizzaiola durante gli studi universitari in (“No, non la so cucinare la pizza fatta in casa!”) ho iniziato a lavorare nell’ambito della comunicazione del marketing alternando comunicati stampa, social media management e piani editoriali, a trekking e cammini di oltre 300 km. Se vi domandate cosa hanno in comune il project management in un team marketing e l’escursionismo, forse è perché non vi siete mai infilati un paio di scarponi.
Vuoi entrare nel team di Synesthesia?
Siamo sempre alla ricerca di talenti e di nuove figure da inserire nei nostri team.
Paolo, come possiamo oggi migliorare il nostro modo di comunicare attraverso l’email marketing?
Il tema della “qualità” è molto importante in quest’ambito. Negli anni ci siamo chiesti che cosa significasse questa parola per quello che facciamo. L’email marketing è un canale dove è possibile misurare le performance. È fondamentale per noi capire bene quali sono i risultati e come una newsletter performa.
Inviare “email intelligenti” per noi significa inviarle nel momento esatto, con l’oggetto corretto, con le cose che il cliente si aspetta di ricevere, con la giusta creatività, con i dati personalizzati, con le informazioni che il cliente mi ha richiesto.
Se ci pensi bene, tutto questo altro non è che la metafora del marketing: il marketing deve un po’ prevedere il contenuto che il cliente vuole ricevere. L’email marketing è un canale che ha gli strumenti adatti per dare valore a tutto questo.
Noi cerchiamo di farlo con la tecnologia dando, per esempio, ai nostri clienti strumenti per clusterizzare, per inviare al momento giusto, per essere più creativi (con degli editor in “drag and drop”). Noi consentiamo di fare tutto questo nel totale rispetto della privacy. Il nostro modello di business si basa sulla quantità di mail che vengono spedite.
Per noi dire “solo mail intelligenti” significa: spedisci il meno possibile, ma più di qualità. Questo è quasi un “ossimoro” per noi, però è fondamentale per migliorare la qualità del servizio.
L’email marketing è un attimo che diventa volantinaggio e spam, bisogna prestare attenzione a queste cose.
Paolo, finora hai toccato una serie di temi molto interessanti. La qualità rispetto alla quantità, cercare di portare un messaggio di valore e poi anche il tema della privacy (tema caldissimo in questi giorni). Un altro tema che mi piacerebbe approfondire con te oggi è quello della misurazione: “se non puoi misurarlo, non puoi migliorarlo”, si dice. Ecco, quali sono i KPI, i temi che vai a misurare secondo le best practices in una campagna di email marketing?
Anche questo è un tema in forte evoluzione. L’email marketing è uno dei canali più vecchi, ma è anche uno dei canali che cresce di più negli anni: nel 2025 si stima una crescita del 25% degli utilizzatori, delle aziende che ne faranno uso. Oggi, inoltre, l’89% dei marketer usa l’email marketing come primo canale di comunicazione e di conversione. L’innovazione di questo strumento si basa anche sui dati. I dati di partenza, lo sappiamo, sono le aperture e i click. Nel mezzo ci sono tutti i dati che una piattaforma può acquisire autonomamente attraverso i dati che l’utente inserisce. Noi, per esempio, abbiamo creato delle liste che sono basate di più sul CRM che sul dato email. Le nostre liste potrebbero anche non avere l’indirizzo email all’interno.
Questo apparentemente può sembrare strano per una piattaforma di email marketing. Questo significa che però potranno avere numeri di telefono, partite IVA, ecc. perché il dato è quello che ti consente di costruire le KPI, le metriche, che partono dalle aperture, dai click e dall’engagement.
Tornando un po’ al discorso di prima. Come definisci una “email intelligente”? Quali sono gli elementi che non possono assolutamente mancare?
È quella che parte da un ragionamento. E qui potrei portare un tema da Osservatorio. Noi abbiamo milioni di email spedite ogni mese. Abbiamo migliaia di utenti che utilizzano la piattaforma e vediamo i comportamenti, che sono quelli del “bisogna spedire”. Si tratta di un comportamento che non tiene tanto conto del “perché” lo si deve fare, del cluster, dei tag comportamentali degli utenti, del loro comportamento sul sito, dell’incrocio con altre variabili. Il vero valore sta nella clusterizzazione.
L’email intelligente è quella che arriva a poche persone, con dei contenuti personalizzati, dove anche la creatività viene pensata per quel tipo di email.
Quindi una email che riesce ad andare direttamente a segno in questo periodo in cui l’attention economy fa sì che il tasso di attenzione degli utenti sia così basso, è meglio colpirne pochi, ma in modo estremamente preciso e mirato.
Anche questo è una derivazione del marketing. L’email marketing è un canale di direct marketing che, però, si basa sulle regole del marketing e della comunicazione. Quindi una creatività che faccia stupire le persone, che sia in equity con il brand, che abbia appeal dal punto di vista del contenuto. A tutto questo aggiungi la possibilità di profilazione, di essere diretti. Questo è qualcosa che altri canali non lo possono fare.
Certo, magari cercando di dare del valore nel contenuto, portando qualche informazione che possa essere mirata e che possa generare delle interazioni successive.
Come tutti i canali di comunicazione richiede un investimento che non è sempre economico, ma che è di tempo, di contenuto, di pensiero, di valore, dato non solo dal canale.
Il valore non è spedire, ma permettere a chi riceve di rimanere ingaggiato perché è stato colpito dalla creatività, dal contenuto, dal gadget (es. un white paper di alto livello).
L’email marketing è cambiato durante e dopo la pandemia?
Sì, certo. Intanto, però, occorre ricordare che è cambiato il 25 maggio 2018, quando è entrato il GDPR. Si tratta di un cambiamento importante per le aziende, non per noi che facciamo questo di lavoro. La piattaforma di fatto non è mai cambiata, era complaint prima ed è complaint adesso. Con la pandemia c’è stato un tasso di evoluzione e di acquisizione dell’esigenza. Le persone e le aziende si sono accorte che se non puoi essere fisicamente attivo, devi essere virtualmente attivo. L’email marketing fa parte di questo fenomeno.
Questo si aggancia al discorso sul GDPR, alla tendenza di eliminare i cookies. L’email marketing è tornato fortemente al centro perché è l’unico canale che ti consente di avere un database tuo che nessuno ti può togliere. Se vai su altre piattaforme, se vai sui social, i dati non saranno mai tuoi, sono di qualcun altro che te li da in gestione.
L’email marketing è l’unico canale, invece, che ti consente di possedere questi dati e di custodirli come se fossero un tesoro. Questo concetto è stato particolarmente potenziato durante la pandemia.
Quindi, far crescere il CRM, sostanzialmente, qualificarlo, segmentarlo, aggiungere più informazioni possibili e poi puntare su una comunicazione di valore che abbia anche creatività al suo interno.
“Tu pensa che il 75% delle aziende in Italia non ha un ufficio marketing strutturato, figurati se ha un database strutturato”.
In molti non hanno un CRM, hanno un approccio digitale ancora molto limitato. Sappiamo bene che gran parte delle PMI, che costituiscono il tessuto imprenditoriale italiano, sono ancora molto indietro da questo punto di vista. Questo, però, è anche una grande opportunità perché significa che hanno molta possibilità di crescere.
Tornando sul tema della privacy, che cosa ne pensi delle ultime notizie che arrivano dal Garante per la Privacy che ha stabilito che Google Analytics non è legale?
Il tema è spinoso più per gli utilizzatori. Il tema della privacy è sempre visto come qualcosa di simile al “sì, ma poi lo faccio”. È vista un po’ come una seccatura. Noi in azienda abbiamo un DPO interno e investiamo tanto non solo sulla sicurezza dei dati, ma abbiamo anche la competenza per gestire la responsabilità e i processi.
Bene, Paolo. Un ultima domanda. Diamo uno sguardo al futuro. Quali sfide ci aspettano in questo settore? Verso che direzione stiamo andando? Paolo, puoi anticiparci qualcosa?
Recentemente ad un evento mi è capitato di fare un intervento dove ho affrontato proprio questo tema. È in previsione un incremento notevole sull’user adoption dell’email marketing, dell’utilizzo dello strumento, del fatto che l’email marketing è in crescita. Questo si vede anche da altri punti di vista, basti pensare a Substack, che è uno dei servizi di newsletter a pagamento negli Stati Uniti. Oggi ci sono persone che sono disposte a pagare per ricevere delle newsletter. Questa è davvero qualità, cioè scrivere bene, dare contenuti di valore, provare a dare valore aggiunto ad un servizio. I nostri migliori clienti oggi sono quelli che utilizzano l’email marketing nel modo giusto. In futuro, credo che si andrà in quella direzione.
Il web gratis non esisterà più. Si punterà sempre più sulla qualità e meno sulla quantità e questo ovviamente vale anche per l’email marketing.
Interessante. Io ci vedo una una convergenza: da una parte l’email marketing che aumenta la quantità di valore che porta e quindi il contenuto e dall’altro queste newsletter che nascono come contenuto addirittura a pagamento che poi possono convergere anche verso contenuti sponsorizzati.
Certo. Non è un caso che il New York Times abbia paragonato la newsletter ai nuovi social.
Grazie Paolo per essere stato con noi.
Grazie a voi che ci avete seguito fin qui. Alla prossima!
Vuoi intraprendere una strategia di email marketing, ma non sai da dove iniziare? Synesthesia elabora soluzioni di email marketing efficaci supportando i propri clienti nel raggiungimento di concreti risultati di crescita sul mercato globale. Chiedi ai nostri esperti.
Che cos’è l’email marketing?
L’email marketing è lo strumento di comunicazione diretta con i propri contatti che sfrutta la posta elettronica. Per aumentare le vendite del proprio e-commerce ci sono diverse strategie da poter attuare con questo canale.
La parte fondamentale e preliminare è la definizione degli obiettivi, che vanno a determinare quale strategia occorre intraprendere. Una volta definiti gli obiettivi, infatti, sarà più semplice stabilire la metodologia da utilizzare per raggiungerli.
Ma quali sono le diverse strategie da utilizzare per aumentare le vendite con l’email marketing?
Offri uno sconto per l’iscrizione alla newsletter
La prima via che può essere percorsa è quella di offrire uno sconto di benvenuto al momento dell’iscrizione alla newsletter. Questo espediente non solo invoglia i visitatori a iscriversi per ricevere comunicazioni, facendo così aumentare al brand il proprio database di contatti, ma fornisce anche un incentivo a effettuare un primo acquisto.
Grazie alla piattaforma di email marketing 4Dem puoi creare un form di compilazione da inserire all’interno del tuo sito web a cui poter collegare una lista. Quest’ultima, inserita all’interno di un flusso di automazione creato ad hoc, invia una email di benvenuto a tutti coloro che si iscrivono alla newsletter, inviando il codice sconto.
Questa strategia genera nuovi iscritti interessati ai prodotti dell’e-commerce, ai quali poter inviare successivamente comunicazioni via newsletter.
Profila il database
Ogni iscritto alla lista ha le sue necessità e preferenze. Proprio per questo è bene inviare comunicazioni mirate sulla base dei bisogni e gusti. Per fare questo la profilazione del database effettuata sulla base del comportamento degli utenti è fondamentale per conoscere le loro preferenze e inviare comunicazioni mirate.
Tutto questo è possibile grazie ai tag comportamentali: particolari tag da inserire nei link all’interno della comunicazione da inviare. Così facendo saremo in grado di inviare comunicazioni più intelligenti a diversi gruppi di utenti con caratteristiche differenti.
Per fare un esempio, potremmo inviare comunicazioni su prodotti per gatti solo a chi ha già mostrato interesse verso questi prodotti, evitando di inviare a loro le promozioni relative ai prodotti per conigli.
In questo modo è possibile non inviare newsletter generiche che rischiano di abbassare l’interesse dell’utente nei confronti delle comunicazioni del brand.
Email di buon compleanno
Un metodo sottovalutato ma molto efficace è quello di inviare una email di buon compleanno con all’interno un codice sconto dedicato. Questo tipo di comunicazione fa sentire l’utente apprezzato, oltre che a indurlo a effettuare un acquisto in breve tempo.

Ricorda sempre che soprattutto le email di compleanno devono avere un campo personalizzato come per esempio il nome del destinatario. Il codice sconto, inoltre, deve avere una scadenza a breve termine, tale da instaurare un senso di urgenza nel fruitore.
Recupera i carrelli abbandonati
Un problema di molti e-commerce sono i carrelli abbandonati, dovuti agli utenti che, navigando sul sito, hanno aggiunto alcuni prodotti al carrello senza procedere all’acquisto vero e proprio.
Comunicazioni a questi utenti per ricordare loro il carrello abbandonato è, inoltre, un’ottima strategia per finalizzare gli acquisti e aumentare le vendite. Inviando queste email automatiche e personalizzate, è possibile comunicare la disponibilità dei prodotti e far leva sul senso di scarsità.
Grazie al software di email marketing automation 4Dem è possibile integrare il proprio e-commerce con la piattaforma, realizzando in modo facile e veloce un flusso automatico per recuperare un carrello abbandonato. Basterà inserire il trigger sulla tipologia dell’evento scatenante e definire l’arco di tempo da aspettare prima di far partire l’automazione.
Synesthesia da anni è partner di 4Dem, la piattaforma all-in-one che ti aiuta a gestire l’intero funnel di digital marketing. Vuoi intraprendere una strategia di email marketing, ma non sai da dove iniziare? Synesthesia elabora soluzioni di email marketing efficaci supportando i propri clienti nel raggiungimento di concreti risultati di crescita sul mercato globale. Chiedi ai nostri esperti.
Il metaverso sarà davvero la “prossima versione” di Internet?
Prima di Facebook e della sua operazione di rebranding nell’ottobre 2021, il termine “metaverso” non era molto presente in rete. Secondo le statistiche di Google Trends degli anni precedenti, le poche persone che ne parlavano attivamente avevano tutti a che fare con il mondo delle criptovalute, dei token e con quello della blockchain.
A causa della pandemia da Covid-19 negli ultimi anni molte cose sono cambiate: il tempo trascorso online è aumentato in modo esponenziale e buona parte della nostra quotidianità improvvisamente è stata proiettata (molto più di prima) dentro uno schermo di uno smartphone o di un computer.
Questo fenomeno ha stimolato fortemente il mercato tecnologico dando il via a un’imponente ondata di investimenti che sono andati verso la nascita di una nuova versione del web, più immersiva e in realtà aumentata. I segni di questo cambiamento, tuttavia, erano intuibili già da molto tempo, probabilmente da quando nel 2014 Zuckerberg acquistò Oculus, la più importante società produttrice di visori per realtà virtuale. Questo episodio probabilmente è stata una tappa importantissima che ha influenzato gli altri operatori indicando quale strada percorrere per il futuro.
Oggi le “Big Tech” (e non solo), con Meta in testa, sono impazienti di capire se gli ingenti investimenti economici fatti finora per la realizzazione di nuovi mondi virtuali (o metaversi) e innovativi modelli di business stiano andando nella giusta direzione. I dubbi da sciogliere e le perplessità che ruotano a questo tema sono ancora tanti.
Quale metaverso?
Recentemente l’articolo di Wired “Il metverso non esiste” (10 giugno 2022, a firma di Andrea Signorelli) ha creato non poco scalpore sollevando forti perplessità sulla reale esistenza del metaverso inducendo i suoi lettori a riflettere e a soffermarsi sul profondo significato e sull’utilità del metaverso.
Secondo l’autore, quotidianamente assistiamo al proliferare di comunicati stampa che annunciano l’ingresso di nuove aziende nel metaverso.
“C’è un solo problema: il metaverso non esiste. E allora come fanno le aziende a entrarci? E come fanno – stando a una miriade di articoli pubblicati in ogni angolo del globo – le persone a sposarsi nel metaverso? A speculare nel metaverso? A partecipare a eventi nel metaverso? A lavorare nel metaverso e addirittura a subire molestie nel metaverso?” (Andrea Signorelli, “Il Metaverso non esiste”, Wired).
Sempre secondo l’autore attualmente esistono, tante, troppe piattaforme che non sono collegate l’una all’altra. Le aziende che decidono, inoltre, di “entrare” nel metaverso si limiterebbero ad adottare una piattaforma già esistente per organizzare eventi brandizzati o fare riunioni, team building o formazione in realtà virtuale.
Il metaverso: un addio alla realtà?
Le questioni che ci pongono “in dubbio” nei confronti di questo “paradigma digitale” fanno riferimento non tanto al suo essere troppo parcellizzato, quanto al modo di organizzare la vita collettiva delle persone.
Stando alle previsioni di Gartner entro il 2026 il 25% delle persone passerà almeno un’ora al giorno nel Metaverso. Siamo davvero sicuri in futuro di voler trascorrere tutto questo tempo chiusi in casa indossando dei visori che ci isolano completamente dal resto del mondo per compiere azioni quotidiane all’interno di un mondo virtuale popolato da avatar? Siamo davvero sicuri di voler vivere dentro una realtà dove le emozioni sono espresse in modo stereotipato e dove niente diventa davvero emozionale e imprevedibile?
Per funzionare davvero il metaverso forse richiederebbe tutta una serie di presupposti “sociali” e antropologici legati per molti aspetti a situazioni e a contesti emergenziali (come per esempio una pandemia). Con questo non vogliamo dire che il metaverso rappresenti una scommessa che siamo disposti a perdere (in partenza). Come abbiamo visto nel precedente articolo, tante sono le opportunità e i benefici che ne potrebbero derivare (in ogni ambito). Il metaverso così come ci è stato raccontato finora si farà, ma presumibilmente ci vorrà tempo. Forse non siamo ancora pronti per dare definitivamente addio alla realtà (o anche solo a parte di essa). Probabilmente in futuro non molto distante riusciremo a fare esperienza di nuovo world wide web più immersivo, in 3D e in realtà virtuale. Forse un domani riusciremo a spostarci da una piattaforma all’altra con la stessa facilità con cui oggi ci muoviamo nel web con il nostro browser. Ma c’è ancora tanto da fare, proprio a partire da ciò che ci è più vicino, l’individuo e i suoi bisogni concreti e reali.
Vuoi saperne di più su come poter avviare la trasformazione digitale della tua azienda? Vuoi saperne di più su come la tua organizzazione può cogliere le opportunità del futuro Metaverso? Synesthesia elabora soluzioni con l’impiego anche delle tecnologia di AR/VR e Blockchain/NFT sulla base delle necessità del cliente e con l’obiettivo di supportare la sua attività nel raggiungimento di concreti risultati di crescita sul mercato globale. Chiedi ai nostri esperti.
Autore: Luca Greco (Copywriter di Synesthesia).
L’utilizzo di TikTok per le aziende: i dati
Da tempo, per incrementare il proprio business attraverso il web, le aziende pianificano strategie di marketing su piattaforme come LinkedIn e Facebook. Queste piattaforme, infatti, permettono alle imprese di trovare nuovi potenziali clienti, ma sono utili anche per affermare la propria identità e per pubblicare annunci di lavoro.
Ora a competere con questi due social c’è TikTok e i suoi numeri parlano chiaro. Secondo il rapporto Digital 2020, condotto da Hootsuite e We Are Social, l’app cinese, in soli 12 mesi, ha raggiunto oltre 800 milioni di utenti. Ecco il motivo per cui il TikTok Marketing è diventata la materia del momento e sempre più aziende (soprattutto rivolte a un pubblico giovanile) stanno approdando su questa piattaforma.
Come funziona l’app?
Anche su TikTok, come nella maggior parte dei social media, gli utenti possono mettere like, commentare e cercare contenuti per argomento. Per la creazione dei video, il social mette a disposizione molti strumenti come i filtri AR, gli effetti visivi, la musica e suoni per il doppiaggio o per il karaoke. L’app si fonda principalmente sul cosiddetto User Generated Content (UGC), ovvero i contenuti sono generati dagli stessi utenti della piattaforma. Un’altra caratteristica fondamentale di TikTok è il Lip-Sync che, in fase di registrazione, permette all’utente di sincronizzare il movimento delle sue labbra con la colonna sonora di un video musicale, canzone o qualsiasi altra traccia audio.
Quasi tutti i contenuti di TikTok sono stati pensati per intrattenere, ma di recente sono stati inseriti anche dei canali informativi, come la sezione dedicata al Covid-19 o quella di “TikTok for Good”, creata appositamente per spronare i giovani a sostenere una buona causa. L’ecosistema dell’app, dunque, sta aprendo le porte ai brand, introducendo alcune importanti novità. Ora, infatti, è possibile effettuare campagne pubblicitarie e includere i link nelle biografie, due azioni che fino a poco tempo fa non erano disponibili, ma che sono fondamentali per trasformare un potenziale cliente in un cliente reale. Un’altra importante novità, ancora in fase di sperimentazione, è il pulsante “shop now”, una piattaforma di e-commerce del social stesso.
Occorre, però, fare attenzione a non esagerare con la pubblicità: gli utenti di Tik Tok si aspettano contenuti unici e originali. Se un video è percepito come pubblicità sarà ignorato, motivo per il quale alcune aziende sono scettiche nei confronti di questa novità. Ma a tal proposito, TikTok offre la possibilità di pubblicizzare il proprio brand con iniziative alternative, in modo da creare interazione con gli utenti. Una è la Branded Hashtag Challenge, che “sfida” gli utenti a creare i loro video utilizzando un hashtag (riconducibile al brand); mentre i Branded Stricker permettono agli utenti di utilizzare, appunto, sticker “brandizzati” nei contenuti da loro creati.
I Case Study più originali di marketing su TikTok
La sezione dell’app che mostra le idee e le soluzioni di marketing più creative dei brand è TikTok for Business. Si tratta di una piattaforma dedicata specificamente alle aziende dove si possono trovare soluzioni specifiche e creative per il marketing. Dal suo lancio (giugno 2020) questa funzionalità è oggi disponibile in oltre 150 paesi e in 75 lingue diverse. La campagna “You’re On” lanciata da Ray Ban è solo uno dei numerosi esempi di aziende che hanno utilizzato con successo questo strumento. Il celebre brand di occhiali ha fatto ricorso a una soluzione di Gamified Branded Effect con l’utilizzo della realtà virtuale. Gli utenti potevano, quindi, realizzare contenuti divertenti e di intrattenimento “indossando” gli occhiali da sole Ray Ban.

È evidente l’effetto di “promozione” dei prodotti stessi dell’azienda e l’incremento di popolarità soprattutto tra i più giovani che costituiscono la parte principale degli utenti del social network (il 41% degli utenti ha meno di 24 anni).
Perché scegliere il TikTok marketing
Sono, dunque, moltissimi i vantaggi e le soluzioni pensate per le aziende da TikTok, “luogo” ancora poco esplorato “sul fronte business” e per questo vantaggioso. Uno degli aspetti principali che le aziende dovrebbero tenere in considerazione consiste proprio nella tipologia di pubblico che possono intercettare con il marketing su TikTok: i giovani compresi tra i 16 e i 24 anni, la cosiddetta Generazione Z, sono gli utenti principali del social network e rappresentano la generazione che avrà il maggiore potere di acquisto nei prossimi dieci anni.
Un’altra caratteristica vantaggiosa di creare campagne pubblicitarie su TikTok consiste nel fatto che si tratta di una “terra ancora in parte inesplorata”. È, infatti, possibile creare campagne di marketing senza dover (per ora) fare i conti con una concorrenza “spietata”. Lo spazio pubblicitario disponibile sul social network è ancora abbastanza “libero” e rappresenta una possibilità di crescita interessante per le aziende più intraprendenti e pronte a esplorare nuovi “terreni” di sviluppo.
Vuoi saperne di più su come poter utilizzare i social media per far crescere in modo efficace la tua attività? Synesthesia elabora soluzioni di marketing e social media customizzate sulla base delle necessità del cliente con l’obiettivo di supportare la sua attività nel raggiungimento di concreti risultati di crescita sul mercato globale. Scopri le nostre strategie all’interno della pagina dedicata o chiedi ai nostri esperti.
Turismo digitale e la figura dell’influencer-turista
Per comprendere il rapporto che c’è tra il mondo del turismo e quello degli influencer occorre, innanzitutto, fare un passo indietro e analizzare il fenomeno legato alla digitalizzazione di questo settore. Quando si parla di turismo digitale solitamente si fa riferimento all’utilizzo di nuovi strumenti tecnologici per pianificare, gestire il proprio viaggio “in modo intelligente”. Oggi la digitalizzazione del settore turistico sembra essere diventata l’unica via per la ripresa dopo la pandemia. Inizialmente, però, molte furono le perplessità legate a questo fenomeno. Ci si interrogava sul ruolo che avrebbe potuto acquisire all’interno dello scenario economico italiano e, solo con il tempo, si è capito che turismo digitale e trasformazione digitale andavano di pari passo.
In un’epoca in cui internet e i social media rappresentano la fonte principale d’informazione, non deve stupire, dunque, la stretta relazione che si sta delineando sempre di più tra il turismo digitale e la professione dell’influencer. Oggi, infatti, per reperire informazioni di qualsiasi genere su viaggi, città artistiche e mete paradisiache, il “turista digitale” si basa molto spesso sulle opinioni di amici, familiari, ma anche sconosciuti. È qui che entra in gioco la figura dell’influencer-turista. Grazie alla visibilità e notorietà di cui gode, è in grado di raggiungere un grande numero di persone, diventando veicolo di informazioni e consigli utili per chi viaggia.
L’opinione pubblica si divide: pro o contro l’influencer-turista?
Il piano che prevedeva di utilizzare gli influencer per rilanciare il turismo ha già visto numerosi protagonisti. Dalle visite alla Cappella Sistina e alla Galleria degli Uffizi di Chiara Ferragni, alla promozione di una mostra a Bologna dello youtuber Luis Sal. Dal video promozionale sull’Emilia Romagna affidato alla voce narrante di Stefano Accorsi, alla campagna promozionale del Museo Archeologico di Napoli con la partecipazione del gruppo satirico The Jackal. Tanti sono gli esempi di questo nuovo fenomeno già messi in campo, quanto numerose le opinioni discordanti.
All’interno di questo dibattito, c’è chi sostiene che questa strategia di marketing rappresenti il modo più semplice e immediato per far conoscere l’arte e le bellezze del nostro paese ai più giovani e chi, invece, considera queste “figure” poco idonee.
L’estate scorsa, per esempio, ha fatto molto discutere il caso di Chiara Ferragni. Tante sono state le critiche che sono arrivate da diversi studiosi e appassionati in materia, che hanno definito l’accostamento della Venere del Botticelli alla Ferragni come una scelta impropria, paragonando il canale social degli Uffizi a quello di una marca di costumi. La questione resta tuttora molto aperta e dibattuta.
Il caso “Ferragni-Uffizi”: un indiscutibile successo di comunicazione e marketing
Che si facciano gli shooting di moda all’interno dei musei non rappresenta certo una novità. Occorre, tuttavia, precisare che Chiara Ferragni non è stata appositamente chiamata dalle Gallerie degli Uffizi per risollevare la popolarità del museo, ma si trovava lì per lavoro. Come ha dichiarato il direttore Eike Schmidt, si è trattata di un’operazione molto vantaggiosa per il museo, che non ha comportato alcuna spesa.
Nei giorni successivi ai post della Ferragni, gli ingressi alle Gallerie degli Uffizi hanno fatto segnare un +27% di visitatori (con un +3600 ingressi under 25 nel weekend successivo ai post). L’eco mediatico generato ha ottenuto milioni di apprezzamenti in tutto il mondo, posizionando per molti giorni gli Uffizi tra i trend topic su Twitter, Instagram e nelle ricerche Google.
Turismo digitale senza confini. Cosa ci attende nel futuro?
Il fatto che il turismo sia stato uno dei settori più colpiti a livello mondiale dall’attuale pandemia è indiscutibile. Nel 2019, l’Italia aveva raggiunto il quinto posto nella classifica dei Paesi più visitati al mondo, con 94 milioni di turisti stranieri: cifra che nel 2020 ha registrato un -55% di presenze. Tuttavia, la recente riapertura delle frontiere e i primi flussi di turisti, fanno ben sperare: secondo l’Enit (Agenzia Italiana per il Turismo), nel 2022 non solo si tornerà ai livelli pre-Covid, ma si registrerà un’ulteriore crescita di due punti percentuale.
Per questo motivo il digitale, che ha già cominciato a rivoluzionare il settore turistico, diventerà essenziale per concretizzare queste stime. L’utilizzo delle tecnologie è sempre più diffuso e i dati parlano chiaro: il 22% dei turisti italiani usa strumenti digitali, come i tour virtuali, per scegliere l’alloggio o la località di destinazione prima della prenotazione. Inoltre, la percentuale dei turisti che, rientrati dal viaggio, comprano on-line un prodotto legato alla località visitata è passata dal 4% nel 2015 al 12% nel 2019. Infine, il 30% dei turisti, una volta terminata la loro esperienza, decidono di raccontarla online, lasciando delle recensioni sui luoghi da loro visitati.
Se già all’inizio del 2020 l’innovazione tecnologica nel turismo si riteneva fondamentale per la sua crescita, oggi, con l’esigenza di rilanciare un settore pesantemente danneggiato, lo è ancora di più. Come abbiamo visto, si tratta di una tendenza in costante aumento che porta con sé infinite opportunità di crescita. In tal senso il turismo digitale e la figura dell’influencer-turista possono fare la differenza.
I nostri servizi di marketing e social media trasformano idee brillanti ma complesse in soluzioni digitali semplici, rapide e innovative, che proponiamo e progettiamo insieme al cliente per aiutare la sua azienda in modo concreto a raggiungere importanti obiettivi di brand e di mercato. Grazie al lavoro di team esperti sviluppiamo strategie di comunicazione social e piani editoriali all’avanguardia per i nostri clienti e partner.
Scopri le nostre strategie all’interno di questa pagina dedicata.
Instagram nel corso degli anni: cambiamenti e novità
Quando è stato lanciato per la prima volta nel 2010, Instagram era un semplice raccoglitore di foto in ordine cronologico. Con il tempo e l’aumento della popolarità del social, molte più persone hanno cominciato a iscriversi e pubblicare contenuti, rendendo sempre più complicata la gestione della piattaforma. Era diventato ormai difficile per gli utenti vedere i post dei loro amici e parenti, finendo così per tralasciare molti contenuti potenzialmente interessanti. Nel 2016 le persone si perdevano circa il 70% dei post della home, inclusa quasi la metà dei post delle persone a loro più vicine. La soluzione è arrivata poco dopo: Instagram ha sviluppato e introdotto un aggiornamento che ordinava i post in base ai loro contenuti preferiti.
È doveroso chiarire che esiste un algoritmo e quali sono i suoi compiti. A differenza delle false credenze degli utenti, l’algoritmo non “spia” cosa fanno o vedono le persone sull’app, ma fornisce dei dati in base all’utilizzo di ciascun utente. Ogni parte dell’app – Home, Esplora, Reel e Stories – ha cominciato a utilizzare un proprio algoritmo realizzato in base alle preferenze dell’utente, classificando i contenuti da mostrargli e personalizzando le varie sezioni. Senza un algoritmo che riordini questi contenuti, il sistema di fatto non potrebbe funzionare. Utilizzando Instagram ogni utente manda quelli che la piattaforma definisce “segnali”, ovvero tutte le informazioni circa la sua attività sull’app.
In base a cosa Instagram decide quali contenuti mostrare?
La home e le stories sono i due “luoghi” in cui gli utenti vogliono vedere i contenuti dei loro amici, familiari e tutte le persone a loro più vicine. In queste due sezioni Instagram presenta determinati post in base all’interesse che l’utente dimostra nei confronti del contenuto stesso. Da queste due sezioni, le informazioni più rilevanti che la piattaforma riceve sono quelle sull’attività dell’utente che ha interagito con il post, la popolarità che riesce a raggiungere e le informazioni della persona che ha postato. Successivamente elabora alcune ipotesi sulle probabili interazioni che un utente potrebbe eseguire di fronte a un post.
Le 5 interazioni a cui Instagram dà più importanza sono: il tempo che un utente spende su un post, se un utente lascia un commento o un like, se un post è salvato e se l’utente è così interessato alla persona che ha pubblicato quel contenuto da visualizzare il suo profilo Instagram. Più un utente compie quelle azioni, più vedrà quel post in alto: ecco su cosa si basa l’algoritmo di Instagram.
L’originalità dei contenuti e la costante ricerca del “nuovo” sono concetti che Instagram considera fondamentali, motivo per il quale ultimamente ha cominciato a svantaggiare le Stories ri-postate dalla home. Come descritto, inoltre, nelle linee guida della Community, Instagram combatte la disinformazione e la divulgazione di contenuti che compromettano la sicurezza delle persone. Per questo motivo, tutti gli utenti che non rispettano le regole saranno penalizzati e noteranno una diminuzione della visibilità del loro profilo. Instagram potrebbe, infatti, arrivare a oscurare i loro post o, addirittura, sospendere l’account.
Le sezioni esplora e reel, a differenza della home e delle stories, sono i due luoghi in cui Instagram mostra i nuovi contenuti, derivanti dagli account che l’utente non segue. Per scegliere foto e video da mostrare, Instagram si basa sui like che l’utente lascia, sui salvataggi e sulle foto che commenta, alla ricerca di contenuti di suo interesse. I reel, pensati per intrattenere le persone, permettono anche ai piccoli creatori di raggiungere una grande visibilità.
Unico consiglio: creare contenuti di alta qualità deve essere sempre una priorità, per questo i reel con poca risoluzione, così come quelli che trattano temi politici, sono penalizzati e oscurati da Instagram.
Un altro punto che Instagram riconosce di non aver mai definito con chiarezza è relativo allo Shadow banning. Letteralmente significa “ban ombra” ed è utilizzato per riferirsi a un’azione di moderazione che consente di nascondere un utente da una comunità online. Molto spesso, questo termine è impiegato in modo inappropriato dalle persone per descrivere alcune situazioni spiacevoli che hanno vissuto su Instagram, come per esempio il fatto di ricevere meno like o commenti. Come ha spiegato il team di Instagram, la diminuzione della visibilità di un post non dipende dalla piattaforma, ma dai follower di quell’utente e dalla loro attività, poiché solitamente i contenuti che sono visualizzati sulla home sono meno della metà.
Le promesse di Instagram
Nell’ultimo anno gli utenti delle piattaforme social sono aumentati del 13%, con quasi mezzo miliardo di nuove persone, per un totale di 4,2 miliardi. Mentre il tempo speso sulle piattaforme continua a crescere, attestandosi a 2 ore e 25 minuti al giorno. Motivo per il quale Instagram promette a tutti i suoi affezionati, e ai nuovi arrivati, di essere continuamente al lavoro per aggiornare e risolvere i problemi esistenti sull’app.
I nostri servizi di marketing e social media trasformano idee brillanti ma complesse in soluzioni digitali semplici, rapide e innovative, che proponiamo e progettiamo insieme al cliente per aiutare la sua azienda in modo concreto a raggiungere importanti obiettivi di brand e di mercato.
Grazie al lavoro di team esperti sviluppiamo strategie di comunicazione social e piani editoriali all’avanguardia per i nostri clienti e partner.
Scopri le nostre strategie all’interno di questa pagina dedicata.
PeraBite è una agenzia di Torino, che affianca aziende b2b, micro e piccole imprese con entrate inferiori ai 4 milioni di euro in tutto ciò che è comunicazione Digital & Mobile.
I co-fondatori Marco Portinaro e Manuel Falasco si sono conosciuti nel 2010 lavorando a un evento organizzato per promuovere lo sport a Torino: da quel momento hanno deciso di mettere insieme le loro conoscenze, esperienze e contatti per lanciare PeraBite. Dopo aver lavorato a progetti di marketing digitale ed eventi per grandi nomi dello sport, il team ha deciso di ampliare il proprio bacino di clienti includendo il mondo Corporate anche grazie ai contatti acquisiti negli anni attraverso gli sponsor degli eventi sportivi. L’agenzia offre servizi di Marketing digitale, sviluppo Web e E-commerce e crea contenuti a supporto della comunicazione aziendale, foto, video e testuali.
L’intervista
Parlando Covid-19: come ha impattato secondo te sulla trasformazione digitale?
“Per metà delle PMI Italiane l’online è stato la salvezza. La pandemia di Covid-19 e il relativo lockdown hanno cambiato le nostre vite e rivoluzionato alcune delle nostre abitudini. Metà degli italiani, per esempio, ha aumentato gli acquisti online privilegiando non soltanto i big come Amazon e E-Bay ma anche piccoli negozi e fornitori. Non stupisce così che un terzo delle PMI italiane operative su Facebook abbia realizzato oltre il 25% delle proprie vendite su canali online nell’ultimo mese. Una tendenza che indica una delle strade da imboccare per ripartire”.
Quali cambiamenti ha comportato per i vostri clienti?
“I nostri clienti hanno capito che la qualità della loro presenza digitale è fondamentale. Non basta semplicemente essere online. C’è bisogno di strumenti specifici e tecnologie avanzate. Questo è stato il grande cambiamento dell’emergenza Covid-19: le aziende si sono rese conto di quanto sia importante il digitale, non solo per rivolgersi ai clienti, ma anche per lavorare con i dipendenti. Zoom o Google Meet non sono abbastanza, c’è bisogno di soluzioni intranet specifiche per operare in modo davvero intelligente e nel contempo di strategie specifiche per comunicare con i clienti in un periodo in cui questi sono raggiungibili principalmente attraverso strumenti digitali”.
“Mi vengono in mente alcuni esempi locali, aziende che volevano diventare digitali senza aver valutato quali fossero gli strumenti necessari. Per esempio, i ristoranti che non erano presenti su un servizio di delivery, hanno messo un cartello in vetrina per segnalare che si erano attrezzati per la consegna a domicilio, oppure hanno aperto un semplice account Instagram o Facebook e hanno inviato lì i loro clienti. E ha funzionato! Queste aziende si sono rese conto che aprendo una pagina Facebook avrebbero potuto raggiungere i loro clienti agevolmente. Ovviamente non è sempre così facile, ma funziona.
Un mio amico ha un’attività che sarebbe potuta rimanere aperta durante il coronavirus: un negozio di piante. All’inizio non aveva una presenza digitale, nessun sito web o e-commerce. Ha aperto una pagina Instagram e ha iniziato a vendere prodotti in questo modo. È stata un’esperienza positiva per lui e al contempo, una storia di successo secondo me, che lo ha convinto ad aprire il suo primo negozio digitale“.
“I nostri clienti hanno capito che la qualità della loro presenza digitale è fondamentale. Non basta semplicemente essere online..”
Sarà molto interessante vedere come evolverà la situazione attuale. Pensando al futuro, quali prospettive ci sono per la comunicazione nel mondo delle imprese e quali cambiamenti dobbiamo aspettarci?
“Per quelle che sopravviveranno aumenterà la necessità di strategie di comunicazione e di soluzioni digitali. Alcuni servizi o tipologie di evento potrebbero rimanere in forma digitale definitivamente, ma come prima cosa abbiamo bisogno che l’economia rientri in una situazione di normalità per comprendere fino in fondo quali saranno i reali cambiamenti”.
Perabite è storicamente legata al mondo dello sport, ma negli ultimi anni vi siete concentrati maggiormente sui clienti B2B e nello specifico sulle PMI. Quali esperienze legate al mondo dello sport ti porti dietro quando lavori con un cliente che invece si muove in una dimensione diversa?
“Il mercato sportivo ha tre anime: lo spettacolo, il cliente e lo sponsor. Quando lavori nel mercato dello sport devi concentrarti sui bisogni reali del tuo cliente, ma anche sull’empatia e l’emozione perché se da un lato lo sponsor vuole promuovere il proprio servizio, marchio o bene, non bisogna assolutamente mettere in secondo piano il fatto che l’utente finale stia assistendo a uno spettacolo. Questo è ciò che cerchiamo di portare nel nostro modello di business: non perdere il focus del consumatore e delle sue esigenze reali ma allo stesso tempo trasmettere empatia ed emozione attraverso la comunicazione dei nostri clienti“.
Immagino che nel mondo B2B possa essere difficile comunicare con empatia per certe aziende o servizi. Puoi farmi qualche esempio di situazione in cui ci siete riusciti?
“Con una buona comunicazione e lavorando bene con immagini e video puoi portare empatia e trasmettere emozioni. Con Synesthesia, per esempio abbiamo lavorato in questo senso: creando del materiale significativo siamo riusciti a rendere coinvolgente ed emozionante un evento aziendale per sviluppatori. Puoi sempre portare emozioni nella comunicazione”.
Quello che fate è creare e documentare la storia dei vostri clienti e dei loro prodotti?
“Esatto. Una delle mie esperienze più difficili è stata lavorare per un cliente che vendeva batterie industriali. Quando non hai una storia dietro un prodotto, lavori sulla storia dietro alle persone e probabilmente questa è la chiave: capire qual è la loro storia, cosa aggiunge al prodotto o come lo vivono nella quotidianità”.
“Puoi sempre portare emozioni nella comunicazione”
Perché le foto originali sono così importanti per supportare la comunicazione?
“Le foto stock sono una buona opzione e possono rispondere velocemente ad esigenze diverse, soprattutto quando c’è un budget limitato. Il problema è venuto fuori quando tantissime aziende hanno pensato che per avere un buon sito web o una buona comunicazione potesse essere sufficiente usare foto o immagini stock senza rendersi conto che la stessa immagine sarebbe stata poi usata per promuovere prodotti diversi e comparire in moltissimi contesti diversi.
Questo è il motivo per cui è meglio scegliere di far scattare delle foto originali per raccontare la propria storia, per non raccontarla con qualcosa di veramente personale, non con un’immagine o un video che possono avere tutti. Ricordo che in passato utilizzavo una foto d’archivio per pubblicizzare un prodotto assicurativo di un cliente e dopo un paio d’anni ho visto la stessa immagine della stessa ragazza sulla comunicazione per un dentista. Non puoi avere la stessa ragazza che promuove assicurazioni e servizi dentali!
Oltretutto, in questa nuova era digitale, le persone vogliono vedere testimonianze reali. vogliono vedere i tuoi veri clienti e la tua storia. Con il coronavirus siamo stati bombardati da contenuti video, che funzionavano perché erano reali. Non perché la regia o la post produzione fosse professionale ma perché erano pezzi di storie ver. Questo è ciò che le persone vogliono vedere: i tuoi dipendenti, i tuoi clienti, l’anima della tua azienda. È questo che vogliono vedere sul tuo sito web. Ecco perché suggerisco ai miei clienti di costruire un portfolio personale di foto e video; per essere autentici”.
“Questo è ciò che le persone vogliono vedere: i tuoi dipendenti, i tuoi clienti, l’anima della tua azienda”
Essere autentici è fondamentale. In questa nuova era digitale, con una così ampia scelta di piattaforme e canali attraverso cui comunicare online e offline come incoraggiate i vostri clienti affinché riescano a distinguersi?
“Può essere complicato, ma noi incoraggiamo tutti i nostri clienti a rivolgersi a professionisti perché non è affatto semplice. Hai bisogno di qualcuno che conosca il mercato, che conosca tutte le possibilità e possa suggerirti quelle giuste per te. Faccio un esempio: Internet potrebbe non essere il modo giusto per comunicare per la tua azienda, anche se sei online potrebbe non essere il punto migliore da cui partire. Per prima cosa chiediamo ai nostri clienti di parlarci della loro attività, dei loro clienti, di come comunicano, di raccontarci qual è il loro obiettivo. Avendo chiari tutti questi elementi capiamo insieme quale sia lo strumento giusto per raggiungere questi obiettivi.
Molte agenzie propongono di aprire un sito web o di fare pubblicità su Google o sui social media pensando che sia sufficiente, ma quando si va ad analizzare i risultati ci si rende conto che queste soluzioni non funzionano sempre e per tutti. Per questo motivo è importante rivolgersi a qualcuno che capisca davvero la tua attività, che conosca gli strumenti, che conosca il mondo della comunicazione e che possa assicurarti di raggiungere con precisione il tuo cliente finale”.
Come hai detto da subito, il “digitale” non è sempre la risposta, bisogna valutare tutte le opzioni e saper scegliere quella più corretta.
“Esatto, a volte può essere solo una comunicazione digitale, altre una tradizionale, oppure ancora il cliente può avere bisogno di una soluzione digitale a livello di comunicazione aziendale ma anche di uno strumento più fisico per raggiungere il suo target in una campagna specifica. Dipende sempre dall’attività e scegliere lo strumento giusto è fondamentale. Lo stesso strumento è perfetto per qualcuno e sbagliato per un altro“.
Il messaggio è che gli strumenti non devono necessariamente essere gli stessi per tutti. Vedo la tua chitarra acustica appoggiata al muro… quali sono i tuoi interessi e le tue passioni? Quali porti nel tuo lavoro in PeraBite?
“Ciò che conta per me, nella mia attività imprenditoriale e con i miei partner commerciali, è portare nel nostro lavoro strumenti “umani”. Quando abbiamo avviato insieme l’agenzia, la parte professionale era quasi data per scontata. Abbiamo costruito una buona azienda perché ci siamo concentrati sul lato umano. Questo fa la differenza per i tuoi colleghi e per i tuoi clienti. Se non valorizzi il lato umano non puoi raggiungere i clienti neanche in modo professionale“.
“raggiungere con precisione il tuo cliente finale”
E per essere una buona agenzia di comunicazione bisogna anche saper comunicare bene se stessi, giusto?
“Sì. Devi essere in grado di valorizzare te stesso per portare la tua professionalità ai clienti”.
C’è qualcosa della tua esperienza personale che ti aiuta in queste circostanze? Viaggi, musica, studi particolari o la tua famiglia?
“Sì, la musica è stata una vera e propria palestra. Per imparare a suonare uno strumento hai bisogno di dedizione e costanza ed è qualcosa che metto anche nel mio lavoro: dedizione e costanza con i clienti e in generale come approccio in tutte le situazioni”.
E questo i tuoi clienti lo apprezzeranno parecchio! Riguardando indietro, dai clienti nel mondo dello sport a quelli delle aziende B2B, qual è il lavoro di cui vai più fiero?
“C’è un lavoro di cui noi tre siamo particolarmente orgogliosi. L’abbiamo costruito noi, come agenzia, non per un cliente. Si tratta di una piattaforma digitale chiamata SporTorino, dove si possono trovare luoghi e associazioni per praticare sport a Torino. Puoi cercare per area, per singolo sport o attività specifica. Ne siamo molto orgogliosi perché è una piattaforma che aiuta in modo davvero concreto e semplice le persone a fare sport”.
“Quando non hai una storia dietro un prodotto, lavori sulla storia dietro alle persone e probabilmente questa è la chiave del successo”
Cosa vi ha spinto a dare vita a questo progetto?
“Siamo tutti e tre persone sportive. Io giocavo a squash, uno sport che non è molto popolare in Italia, per questo facevo fatica a trovare una palestra dove fare delle partite o allenarmi perché sembrava che nessuno lo conoscesse. Tutto è iniziato così, per coinvolgere le persone e far conoscere loro anche gli sport di nicchia“.
Dove avete reperito i dati per popolare la vostra piattaforma?
“Prima di tutto abbiamo raccolto tutte le informazioni disponibili online, poi abbiamo stretto delle partnership per ottenere dati sullo sport in regione e abbiamo poi integrato il tutto. La particolarità che ci distingue da un motore di ricerca qualsiasi è l’attenzione che mettiamo nel fornire i dati ai nostri utenti. Per esempio l’indirizzo di un’associazione dedicata a uno sport è quasi sempre diverso da quello della palestra o del luogo dove questo viene poi effettivamente praticato per cui noi ci assicuriamo di avere i dati sulla posizione corretti, perché è questo che interessa davvero all’utente finale”.
È un progetto ancora attivo?
“Sì, è ancora attivo e online e funziona bene. Abbiamo collaborato anche con Decathlon negli ultimi cinque o sei anni e sta funzionando bene”.
Grazie per il tuo tempo, per i tuoi pensieri e le tue esperienze! Buona fortuna per tutto.
“Grazie a voi!”.
—
Cosa abbiamo imparato parlando con Marco:
- Le aziende che erano passate a una comunicazione completamente online adesso spesso cercano un contatto più reale e fisico con il loro target e puntano a un bilanciamento tra la comunicazione online e offline.
- Una presenza online di valore è più di una semplice vetrina. Sono necessari tool professionali per comunicare efficacemente sia all’interno che verso l’esterno dell’azienda, specialmente in tempi come quelli della quarantena dove le persone erano raggiungibili esclusivamente per vie telematiche.
- Mettere insieme comunicazione online e offline può essere un’ottima soluzione, anche se inizialmente è stata messa in piedi in fretta e furia: un cartello scritto a mano e un account Instagram ben gestito può essere un metodo efficace per rimanere in contatto con i clienti
- Nel mondo dello sport una comunicazione “emozionale” è fondamentale per il pubblico. Questo approccio può essere utilissimo anche nella realtà delle aziende B2B, per portare i clienti finali più vicini al prodotto o al servizio.
- Se il prodotto o il servizio non hanno una bella storia da raccontare probabilmente i loro creatori invece ce l’hanno! Cosa li ha portati a creare quella soluzione o come sono arrivati in azienda?
- Mettere insieme un portfolio di foto e video personali dell’azienda e dei suoi prodotti è uno strumento potentissimo per raccontare la loro storia ai clienti.
- In mezzo a tanti strumenti e canali di comunicazione è fondamentale lavorare con un’agenzia in grado di trovare e mettere in atto le migliori strategie per raggiungere il proprio obiettivo.
- La prima cosa da fare è sempre capire il prodotto o il servizio, il suo mercato di riferimento e quali sono gli obiettivi da raggiungere.
- Quando si tratta di comunicare non esiste una soluzione che vada bene per tutti. È importante valutare le necessità del cliente e mettere in atto strategie e soluzioni che vadano incontro a questi bisogni, offline e online.
- La Unique Selling Proposition di un business di successo può anche essere rappresentata dalle competenze personali del team, non solo da quelle professionali.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
Synesthesia, oltre a sviluppare innovative soluzioni di digital factory e marketing, si occupa anche di creare strategie e progetti nel mondo dei social network e del digital marketing. Oggi vi racconteremo un nuovo interessante progetto che ci vede impegnati da circa sette mesi nella creazione e gestione di contenuti social per un’importante multinazionale che opera da oltre 70 anni nella realizzazione di allestimenti e pavimentazioni sui quali intere generazioni di atleti hanno gareggiato e fatto la storia di diversi sport, dall’atletica al calcio, dal basket al badminton. Stiamo parlando della famosissima Mondo.
La costante ricerca dei materiali, l’ottimizzazione di ogni fase dell’intero processo produttivo e soprattutto il dialogo costante e diretto con gli atleti (al fine di comprendere appieno le loro esigenze) garantiscono all’azienda di raggiungere standard elevatissimi di qualità, offrendo la migliore soluzione per ogni singola disciplina.
Per raccontare la qualità dei prodotti di Mondo (divisione Sport & Flooring) occorre, dunque, andare là dove ogni record è stato infranto e dove ogni impresa umana si scontra ogni giorno, a ogni allenamento, a ogni Olimpiade o manifestazione anche minore contro i limiti della fisica.
Perseguire l’innovazione a ogni costo partendo dalla base, dalle testimonianze dei protagonisti dello sport, per ottenere risultati straordinari. Questa è la filosofia che contraddistingue il modo di operare di Mondo e questo è focus principale sul quale si è concentrata la strategia di comunicazione social pensata da Synesthesia e declinata sui canali Facebook, Instagram e Linkedin del cliente.
“Perseguire l’innovazione a ogni costo partendo dalla base, dalle testimonianze dei protagonisti dello sport, per ottenere risultati straordinari.”
Tutto questo è stato reso possibile grazie alla realizzazione di piani editoriali mensili e ADV pensati per informare e coinvolgere le due tipologie di target individuate: gli appassionati di sport e i professionisti dei settori di architettura, ingegneria, pubblica amministrazione, ecc.

Sono proprio gli atleti con le loro testimonianze sportive e con i loro traguardi raggiunti i veri protagonisti, la voce che racconta la qualità delle pavimentazioni sportive Mondo Sport & Flooring. Una strategia vincente che nel giro di poco meno di 7 mesi ha prodotto risultati molto importanti.
Le soluzioni digitali che proponiamo e progettiamo insieme al cliente possono aiutare le aziende in modo concreto a raggiungere importanti obiettivi di brand e di mercato. Grazie al lavoro di team esperti sviluppiamo strategie di comunicazione social e piani editoriali all’avanguardia per i nostri clienti e partner.
Scopri le nostre strategie all’interno di questa pagina dedicata.
Wolfgang, nel 2003 nasce Droplet. Ti va di raccontarci la sua storia?
“Droplet nasce a seguito di quella che era stata la grande disillusione di Internet. Tra il 1996 e il 2000 c’era stato il boom delle Internet Company e molte aziende erano entrate in borsa promettendo grandi fatturati. Tutto questo non era successo e nessuno più credeva nel web. In quel periodo avevamo trent’anni e avevamo subito capito che pubblicare un contenuto e vederlo immediatamente disponibile a decine di miglia di distanza era un fenomeno dal quale non si sarebbe più tornati indietro. L’altra cosa di cui ci siamo accorti in quel periodo è che la moda italiana non era ben rappresentata all’estero: in America, per esempio, i prodotti di moda italiana dei grandi marchi erano presenti soltanto nelle grandi città e se volevi comprare una borsa made in Italy dovevi prendere l’aereo. Ci siamo accorti ancora che c’era un bel differenziale di prezzo tra il prodotto italiano e quello americano. Abbiamo fatto due più due e abbiamo fondato Droplet, una gocciolina nel mare del web, e creato il nostro primo sito di e-commerce, Styledrops.com. Da allora ci siamo messi a vendere su internet accessori di moda italiana con più di 75.000 clienti ricorrenti e abbiamo spedito in 140 nazioni nel mondo. Una decina di anni fa è poi capitata un’altra cosa importante; a un certo punto produttori, rivenditori, terze parti, agenzie di trading si sono messi tutti a vendere prodotti online e noi abbiamo capito che avevamo l’opportunità di rivolgerci ad altre aziende fornendo servizi di e-commerce a 360°”.
Se non avessi creato Droplet?
“Questa è una domanda molto difficile perché vuol dire riflettere su una possibilità del passato. Io in realtà non ho iniziato a fare questo lavoro, non ho iniziato a fare e-commerce, non ho iniziato a occuparmi di internet, anche perché per tutte queste cose il mio mestiere non esisteva. Con il web è stato amore a prima vista. Se non avessi creato Droplet penso che avrei comunque creato Droplet o un’azienda che si sarebbe occupata di web e di e-commerce perché entrambe sono passioni forti per me”.
Quali sono i punti di forza di Droplet?
“Droplet ha una caratteristica particolare rispetto ad altre aziende che fanno lo stesso mestiere: ha fatto e-commerce in prima persona. Quindi noi portiamo sulle nostre spalle un’esperienza di ormai 17 anni di e-commerce e capiamo perfettamente quali sono le cose necessarie per vendere online. Un errore che vedo fare spesso è considerare il proprio sito come punto di arrivo. Il sito è il punto di partenza. Vi sono tutte una serie di attività come il social media management, il digital marketing, come la costante cura del catalogo per offrire al cliente un servizio migliore, di marketplace, di assistenza clienti. Noi ci siamo sempre occupati di spedizioni internazionali e conosciamo bene tutte le problematiche dei dazi. Rispetto ad altre aziende il nostro punto di forza è quello di riuscire a instaurare un dialogo con i nostri clienti supportandoli nel loro percorso di e-commerce con le attività che sono per loro importanti”.
Quale tipo di metodologia utilizzate nello svolgimento dei progetti?
“Nello svolgimento dei progetti cerchiamo di utilizzare perlopiù metodologie AGILE, cioè con sviluppi di prodotto costante e incrementale: ogni 15 giorni cerchiamo di far vedere al cliente un pezzo nuovo di progetto. Oppure cerchiamo di utilizzare metodologie DevOps, quindi con la possibilità di avere costantemente nuove funzionalità in produzione. Questo perché riteniamo sia meglio avere un feedback immediato del cliente. Ancora meglio riteniamo se si può avere il feedback degli utenti invece che avere cicli di lavorazione molto lunghi di 5-6 mesi o peggio un anno per cui non si sa mai se il prodotto realizzato avrà successo oppure no”.
Negli ultimi due anni avete lavorato insieme a Synesthesia su diversi progetti in ambito e-commerce. Quanto è stato importante lavorare con Synesthesia? Qual è stato il suo apporto?
“Synesthesia è un’azienda che ci piace moltissimo per una serie di motivi. Cercherò di elencarne alcuni, ma non penso siano esaustivi. Il primo è che pensa costantemente all’innovazione e al futuro ed è in grado di cogliere per i propri clienti e partner quelli che sono gli spunti tecnologici più importanti, cioè quelli che sono in grado di creare business. Il secondo motivo è rappresentato dalla sua capacità di fare network con altre aziende. Il campo digital è vastissimo e con molte specializzazioni. Per le piccole e medie aziende non è facile avere tutte le competenze digitali al suo interno. Synesthesia è riuscita a fare network con altre aziende e partner, per cui c’è sempre uno scambio prolifico e utile di competenze e di aggiornamenti di tecnologie. Per noi è importante fare squadra con Synesthesia su progetti che per noi sarebbero troppo impegnativi. Un po’ come una sorella maggiore riesce a coinvolgerci su progetti che hanno importanza anche internazionale. Con Synesthesia abbiamo creato team di sviluppatori Magento con 5-6 programmatori che hanno lavorato in ambito AGILE su progetti a livello corporate, cosa che difficilmente Droplet avrebbe potuto fare da sola”.
Quali sono gli scenari futuri che attendono Droplet?
“Gli sviluppi futuri che attendono Droplet sono connessi con l’evoluzione dell’e-commerce. Ormai da 5 anni si parla di due tendenze: il multi-channel e l’omnichannel. Il multi-channel è la possibilità di sviluppare canali di vendita diversi. Le aziende popolano i canali di Facebook, e-commerce e il negozio fisico in modo indipendente. Invece, l’omnichannel rappresenta una tendenza molto più pervasiva perché le aziende provano a costruire quello che viene definito una customer journey unica, per cui io posso vedere un prodotto su Facebook, andarlo a provare in negozio e acquistarlo sul sito dell’azienda. Questo approccio fino a qualche tempo fa veniva stigmatizzato. Negli ultimi anni in Cina sono stati creati dei negozi in cui vai provi il prodotto e lo ordini sullo smartphone. Altri esperimenti nel mondo dell’e-commerce vanno in questa direzione. Vi sarà sempre più integrazione tra il mondo fisico e quello online. I filosofi parlano di mondo “on life”. L’altra grande tendenza è l’e-commerce guidato dai dati, il cosiddetto “data-driven”: avere a disposizione i dati serve a migliorare il digital marketing da un lato e dall’altro a strutturare dei percorsi all’interno del mio e-commerce per determinate tipologie di utenti. Posso quindi creare dei cluster di utenti ordinati per tipologia. Si tratta di settori molto impegnativi che coinvolgono l’intelligenza artificiale e settori avanzati a livello tecnologico.
L’ottica è sempre quella di dare ai clienti di Droplet un’esperienza full-service il più possibile completa. Per questo è importante per noi appoggiarci ad aziende come Synesthesia che possono fare da guida verso nuovi scenari e nuove tecnologie”.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.