Maurizio, Marcopolo è una realtà molto particolare nel panorama della comunicazione torinese e non solo. Un’attività consolidata che è attiva da molti anni e che è riuscita a rimanere sempre a un altissimo livello, crescendo e adattandosi alle esigenze che il mercato richiede. Qual è il vostro metodo? Che tipo di strategia avete attuato per ottenere questo tipo di posizionamento?

Io sono un imprenditore di prima generazione, ma di tardiva vocazione. Prima di “mettermi in proprio” ho lavorato quasi quindici anni in una multinazionale leader mondiale nella meccanica di precisione, SKF, che in quegli anni si era da poco fusa con la RIV di Villar Perosa. Essermi formato in un simile contesto, che già allora riteneva innovazione e cultura d’impresa fondamentali per la crescita, ha sicuramente influenzato anche il modo in cui ho indirizzato la crescita e lo sviluppo di Marcopolo.

Oggi i pilastri su cui si poggia la nostra Agenzia sono due, che possono apparentemente sembrare in antitesi l’uno con l’altro, ma che in realtà ci mantengono in equilibrio: la continuità e l’innovazione.

La prima è fondamentale in un mercato in continua evoluzione ma sempre alla ricerca di certezze come quello del business to business; la seconda, sia che significhi stare al passo con le innovazioni dei nostri clienti, sia che implichi l’essere noi a stimolare loro a utilizzare strategie e strumenti innovativi per promuovere se stessi e i propri prodotti, è cruciale per restare contemporanei e “sul pezzo”.

Ecco la nostra strategia: empatia, formazione continua, un team che è un mix ben bilanciato di professionisti giovani e curiosi e figure cruciali di esperienza. Inoltre, la scelta di abbracciare il metodo del Design Thinking nello sviluppo dei nostri progetti, che portiamo avanti da qualche tempo e che stiamo cercando di rendere sempre più consistente, contribuisce a posizionarci in modo ancora più netto.

Il mondo del digitale con le mille rivoluzioni che lo contraddistinguono ha cambiato il modo di lavorare delle agenzie, ma soprattutto la relazione con i partner e i clienti. Come si è mossa Marcopolo in questo senso? Come ha davvero cambiato il vostro modo di stare sul mercato e di lavorare?

In effetti in trent’anni di vita di agenzia ne abbiamo viste forse anche più di mille di rivoluzioni digitali; basti pensare che quando iniziammo, nel 1993 mandavamo una newsletter via fax che si chiamava MEMEX, dal nome del primo tentativo di realizzare una macchina per ipertesti ed utilizzavamo le BBS (Bulletin Board System) per scambiarci file con i colleghi! Una cosa però è rimasta la stessa in mezzo a tutti questi cambiamenti: la nostra curiosità. 

Il desiderio di approfondire ogni novità, provare a comprenderla e gestirla, ci ha permesso di gestire in modo consapevole il cambiamento. Prendiamo per esempio quanto sta accadendo con l’AI: noi siamo interessatissimi all’argomento, ma non ce ne lasciamo soverchiare e cerchiamo di ricordarci che, fondamentalmente, si tratta “semplicemente” di un meraviglioso nuovo strumento, utile a realizzare i progetti che definiamo insieme ai nostri clienti.

Il creare un rapporto di fiducia con loro, l’essere riconosciuti come consulenti affidabili e competenti è ciò che conta di più. Per questo abbiamo scelto di formarci in ambito Design Thinking e co-progettazione e di lavorare sempre più in sinergia con loro, tenendo in alta considerazione i loro bisogni reali. Poi, per cercare di sfruttare al massimo tutto il potenziale del digitale, ci formiamo continuamente e ci facciamo supportare da professionisti verticali, alcuni dei quali sono entrati nella nostra Factory, che ci possono aiutare a individuare e gestire al meglio i tool più adatti al raggiungimento dell’obiettivo prefissato, integrando le nostre competenze interne.

Maurizio Bazzano_Marcopolo

Ogni agenzia dice che è bravissima a fare tutto. Forse questa non è la filosofia giusta. Ma l’approccio commerciale spesso richiede anche questo tipo di “comunicazione”. Marcopolo nel tempo si è invece contraddistinta per la ricerca di ambiti di innovazione ed eccellenza. Questo approccio è premiante? Quali sono secondo te le caratteristiche che vi permettono di fare davvero la differenza?

Noi non siamo specializzati in un’attività, ma in un settore. È quello il nostro segreto.Nel 2025 andrà in pensione un dipendente di Marcopolo che ha lavorato con noi dal 1994, Alberto.

Dal 1998 il suo ruolo è quello di Project Manager. Ci tengo a sottolinearlo perché il fatto che Marcopolo si sia dotata di una figura “ponte” come quella del PM già in quegli anni, dominati dalla “sacra trimurti” account+art+copy, è indicativa dell’importanza che per noi ha sempre rivestito il costruire una relazione più approfondita per il cliente. Una relazione che ha come perno un responsabile di progetto (il PM appunto) e che si basa su una profonda comprensione del prodotto, essenziale per chi come noi lavora per il settore del business to business.

Content management rigoroso + collaborazione continua con il cliente + creatività. Ecco cosa ci permette di fare davvero la differenza.

Maurizio sappiamo che per te la componente umana e di relazione è fondamentale. Anche l’idea di creare il Circolo del Design da zero va in questa direzione. Nella tua attività professionale, negli anni, a cosa ha preferito dare priorità? 

In realtà, oltre all’entrare in relazione con l’altro, è l’atto del costruire insieme che su di me esercita un fascino irresistibile! Condividere un progetto, collaborare per realizzarlo, impegnarsi in prima persona per il raggiungimento di obiettivi collettivi. Questi elementi sono alla base del mio modo di vivere e di agire fin dall’infanzia; basti pensare che, da bambino, con mia sorella avevamo costituito un’associazione a cui avevamo associato i vari elettrodomestici della casa!

Per questa ragione è per me difficile scindere fra vita privata e attività professionale, quando si parla di questi concetti. E, allo stesso modo, è impossibile stabilire priorità. Il contributo che ho sempre cercato di dare in questo senso, nella comunità cristiana prima e nella politica poi, si è semplicemente in questa fase di vita convogliato nell’ambito del terzo settore e dei corpi intermedi imprenditoriali.

Venendo al Circolo è importante sottolineare che, di certo, non ho mai fatto nulla da solo: il Circolo ha più di cinquecento soci, un un consiglio direttivo composto da quattro persone e una Direttrice con un team di sei professionisti a disposizione!

Io ho semplicemente dato la spinta iniziale, sull’onda di un entusiasmo che è frutto più di un mio personale (e inevitabile) modus vivendi che di un razionale modus operandi imprenditoriale.

Veniamo al rapporto con Synesthesia. Come è nata questa collaborazione e cosa ti aspetti dal futuro? Ci sono ambiti in cui pensi che possa nascere qualcosa di particolarmente interessante e stimolante per entrambe le strutture?

Il rapporto con Synesthesia è nato conoscendo Francesco Ronchi a una cena. Sapete com’è fatto Francesco: il giorno dopo nella mail già avevo la proposta di partecipare a una gara per una occasione che si era verificata con un cliente in Emilia-Romagna! La gara finì in nulla dal punto di vista commerciale, ma segnò l’inizio di un rapporto che si è mantenuto negli anni. Da allora sia Synesthesia che Marcopolo sono cresciute e si sono andate definendo sempre meglio, per posizionamento e approccio. Ci siamo sempre guardati con reciproca stima e credo che sia stato proprio questo a spingerci ad avviare questa partnership.

Desideriamo contribuire apportando la nostra profonda conoscenza di un settore di mercato il cui desiderio di raccontarsi e comunicare è potenzialmente in enorme espansione. Insieme alla vostra specializzazione verticale sui tools digitali credo potremo fare grandi cose e io non vedo l’ora di iniziare.

Grazie Maurizio!


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L’evoluzione dei social

La nascita dei social media ha segnato un cambiamento nelle dinamiche sociali e relazioni della popolazione mondiale. Oggi possiamo affermare che è praticamente impossibile essere “fuori” dall’ecosistema che queste piattaforme hanno creato. Non si tratta più, infatti, solo di canali di comunicazione tra singoli utenti privati come poteva essere Facebook ai suoi albori. La presenza delle aziende e delle istituzioni sui social è oggi evidente e in alcuni casi predominante (e invadente). Pensiamo, per esempio, a Twitter dove la componente istituzionale è molto forte: quotidianamente le più importanti organizzazioni a livello mondiale rilasciano dichiarazioni proprio utilizzando i ben noti Tweet, molto più diretti e veloci dei vecchi comunicati e lanci d’agenzia. 

Per quanto riguarda le aziende, la loro presenza sui social è evidenziata dal fatto che quasi tutte le piattaforme stanno implementando sempre più le funzionalità legate al settore dello shopping online. TikTok marketing è un esempio molto emblematico della diffusione crescente del Social Commerce, ovvero della scelta dei consumatori di fare acquisti direttamente sui social. 

Dall’informazione allo shopping, dunque, passando per la condivisione di contenuti e la creazione di relazioni (che sono le basi su cui si fonda la nascita stessa dei social media), le piattaforme social sono oggi i principali attori e artefici dei cambiamenti e delle evoluzioni che si muovono in seno alla società. Ma quali sono i rischi connessi a un panorama così “fluido”, libero e in continua evoluzione? 

La disinformazione nel mondo digitale

Come abbiamo già avuto modo di accennare, i social media sono oggi uno dei principali canali di comunicazione e informazione a livello globale. La libertà di pensiero è senz’altro uno dei pilastri su cui, almeno in teoria, si fondano queste piattaforme. Gli utenti possono, infatti, condividere in ogni momento messaggi di testo, immagini o video con la propria rete e non solo. Ma la libera manifestazione del pensiero, se portata all’eccesso ed esercitata senza limiti, può avere ricadute negative anche molto gravi sulla società a livello globale. In un mondo interconnesso come il nostro, infatti, è praticamente impossibile fermare o arginare un’informazione nel caso in cui sia scorretta o addirittura dannosa. 

Per questi motivi la lotta alla disinformazione oggi è un tema sempre più urgente che coinvolge tutti. Un interessante saggio di Jonathan Haidt, psicologo americano,  intitolato “Why the past 10 years of american life have been uniquely stupid” analizza gli ultimi 10 anni della storia statunitense proprio alla luce della possibile dannosità dei social media. L’autore utilizza un paragone con la vicenda biblica della Torre di Babele: un esempio emblematico di frammentazione della comunicazione con la conseguente impossibilità di far circolare le informazioni. 

Haidt afferma che, a partire dal 2010, i social media hanno “armato di frecce” le istituzioni degli USA che a loro volta hanno iniziato ad attaccarsi a vicenda a “colpi di tweet”. Spesso i contenuti di questi messaggi diffusi online si basano su un’informazione modificata e piegata agli interessi ora dell’una ora dell’altra parte. Si è creata così sempre più disinformazione sotto gli occhi dei cittadini americani, come un circolo vizioso. Le conseguenze principali sono state la perdita di credibilità e l’indebolimento della stabilità della stessa democrazia. 

Estendendo la riflessione al contesto globale, possiamo affermare che oggi ci sentiamo quasi spaesati, in un mare di informazioni in continua evoluzione, senza riuscire ad approdare nel “porto sicuro” di un’informazione corretta e veritiera. Pensiamo, per esempio, alla disinformazione che ha avvolto quasi totalmente questi ultimi anni di pandemia e che ha creato grandi difficoltà nella gestione della situazione di crisi. Una disinformazione che si è autoalimentata a partire soprattutto dai profili di istituzioni e enti non ufficiali.

Per concludere prendiamo in prestito una frase di Chris Wetherell, l’inventore del bottone del Retweet, che con riferimento proprio alla funzionalità da lui sviluppata disse:

“We might have just handed a 4-year-old a loaded weapon” (potremmo aver appena dato in mano a un bambino di 4 anni una pistola carica). 

I social sono uno strumento di manifestazione della libertà di pensiero, ma sono necessarie delle guide e dei limiti stabiliti nell’interesse della collettività. È importante evitare che un’arma carica e pronta a sparare finisca nelle mani di persone sprovvedute e inconsapevoli dei danni che potrebbero causare. 

Una possibile strada da percorrere

I social media, però, sono anche un insieme di strumenti che racchiudono grandi opportunità per utenti, aziende e organizzazioni: dalla possibilità di mettersi in contatto con persone in tutto il mondo e di condividere esperienze con un’app sul proprio smartphone, all’occasione per le aziende di raggiungere un pubblico sempre più ampio grazie al social commerce fino alla possibilità di far circolare l’informazione con un semplice clic. La soluzione non è abolire i social media, ma comprendere l’importanza di farne un uso consapevole e rispettoso del bene comune.

Gli effetti positivi di questi strumenti, infatti, sono altrettanto evidenti e numerosi. Pensiamo per esempio alle competenze digitali che i bambini, “nativi digitali”, sviluppano sin da piccoli. E poi è proprio grazie ai social se i ragazzi di oggi hanno a disposizione una grande quantità di fonti di informazione, anche molto diverse tra loro, aspetto che favorisce maggiormente lo sviluppo di un pensiero critico proprio. 

I social media, infine, possono costituire uno strumento a disposizione di tutti per sensibilizzare su una causa particolare (si pensi per esempio a tutte le iniziative che nascono “dal basso” in tema di sostenibilità ambientale), riunire persone che condividono gli stessi valori e avere così un impatto nel mondo reale. Per tutti questi motivi è importante combattere la disinformazione a vantaggio di un’informazione libera, veritiera e utile per tutti. È una battaglia condivisa che siamo chiamati a combattere, ciascuno con i mezzi che ha a disposizione.


Vuoi saperne di più su come poter utilizzare i social media in modo efficace per la tua attività? Synesthesia elabora soluzioni di marketing e Social Commerce customizzate sulla base delle necessità del cliente con l’obiettivo di supportare l’attività nel raggiungimento di concreti risultati di crescita e KPI sul mercato globale. Scopri le nostre strategie nella pagina dedicata o chiedi ai nostri esperti.

PeraBite è una agenzia di Torino, che affianca aziende b2b, micro e piccole imprese con entrate inferiori ai 4 milioni di euro in tutto ciò che è comunicazione Digital & Mobile.

I co-fondatori Marco Portinaro e Manuel Falasco si sono conosciuti nel 2010 lavorando a un evento organizzato per promuovere lo sport a Torino: da quel momento hanno deciso di mettere insieme le loro conoscenze, esperienze e contatti per lanciare PeraBite. Dopo aver lavorato a progetti di marketing digitale ed eventi per grandi nomi dello sport, il team ha deciso di ampliare il proprio bacino di clienti includendo il mondo Corporate anche grazie ai contatti acquisiti negli anni attraverso gli sponsor degli eventi sportivi. L’agenzia offre servizi di Marketing digitale, sviluppo Web e E-commerce e crea contenuti a supporto della comunicazione aziendale, foto, video e testuali.

L’intervista 

Parlando Covid-19: come ha impattato secondo te sulla trasformazione digitale?

“Per metà delle PMI Italiane l’online è stato la salvezza. La pandemia di Covid-19 e il relativo lockdown hanno cambiato le nostre vite e rivoluzionato alcune delle nostre abitudini. Metà degli italiani, per esempio, ha aumentato gli acquisti online privilegiando non soltanto i big come Amazon e E-Bay ma anche piccoli negozi e fornitori. Non stupisce così che un terzo delle PMI italiane operative su Facebook abbia realizzato oltre il 25% delle proprie vendite su canali online nell’ultimo mese. Una tendenza che indica una delle strade da imboccare per ripartire”.

Quali cambiamenti ha comportato per i vostri clienti?

“I nostri clienti hanno capito che la qualità della loro presenza digitale è fondamentale. Non basta semplicemente essere online. C’è bisogno di strumenti specifici e tecnologie avanzate. Questo è stato il grande cambiamento dell’emergenza Covid-19: le aziende si sono rese conto di quanto sia importante il digitale, non solo per rivolgersi ai clienti, ma anche per lavorare con i dipendenti. Zoom o Google Meet non sono abbastanza, c’è bisogno di soluzioni intranet specifiche per operare in modo davvero intelligente e nel contempo di strategie specifiche per comunicare con i clienti in un periodo in cui questi sono raggiungibili principalmente attraverso strumenti digitali”.

Quali sono, secondo te, dei buoni esempi di come sono cambiate le imprese a causa del coronavirus? Anche testimonianze “extra lavorative” se ne hai.

“Mi vengono in mente alcuni esempi locali, aziende che volevano diventare digitali senza  aver valutato quali fossero gli strumenti necessari. Per esempio, i ristoranti che non erano presenti su un servizio di delivery, hanno messo un cartello in vetrina per segnalare che si erano attrezzati per la consegna a domicilio, oppure hanno aperto un semplice account Instagram o Facebook e hanno inviato lì i loro clienti. E ha funzionato! Queste aziende si sono rese conto che aprendo una pagina Facebook avrebbero potuto raggiungere i loro clienti agevolmente. Ovviamente non è sempre così facile, ma funziona.

Un mio amico ha un’attività che sarebbe potuta rimanere aperta durante il coronavirus: un negozio di piante. All’inizio non aveva una presenza digitale, nessun sito web o e-commerce. Ha aperto una pagina Instagram e ha iniziato a vendere prodotti in questo modo. È stata un’esperienza positiva per lui e al contempo, una storia di successo secondo me, che lo ha convinto ad aprire il suo primo negozio digitale“. 

“I nostri clienti hanno capito che la qualità della loro presenza digitale è fondamentale. Non basta semplicemente essere online..”

Sarà molto interessante vedere come evolverà la situazione attuale. Pensando al futuro, quali prospettive ci sono per la comunicazione nel mondo delle imprese e quali cambiamenti dobbiamo aspettarci? 

“Per quelle che sopravviveranno aumenterà la necessità di strategie di comunicazione e di soluzioni digitali. Alcuni servizi o tipologie di evento potrebbero rimanere in forma digitale definitivamente, ma come prima cosa abbiamo bisogno che l’economia rientri in una situazione di normalità per comprendere fino in fondo quali saranno i reali cambiamenti”. 

Perabite è storicamente legata al mondo dello sport, ma negli ultimi anni vi siete concentrati maggiormente sui clienti B2B e nello specifico sulle PMI. Quali esperienze legate al mondo dello sport ti porti dietro quando lavori con un cliente che invece si muove in una dimensione diversa? 

“Il mercato sportivo ha tre anime: lo spettacolo, il cliente e lo sponsor. Quando lavori nel mercato dello sport devi concentrarti sui bisogni reali del tuo cliente, ma anche sull’empatia e l’emozione perché se da un lato lo sponsor vuole promuovere il proprio servizio, marchio o bene, non bisogna assolutamente mettere in secondo piano il fatto che l’utente finale stia assistendo a uno spettacolo. Questo è ciò che cerchiamo di portare nel nostro modello di business: non perdere il focus del consumatore e delle sue esigenze reali ma allo stesso tempo trasmettere empatia ed emozione attraverso la comunicazione dei nostri clienti“.

Immagino che nel mondo B2B possa essere difficile comunicare con empatia per certe aziende o servizi. Puoi farmi qualche esempio di situazione in cui ci siete riusciti?

“Con una buona comunicazione e lavorando bene con immagini e video puoi portare empatia e trasmettere emozioni. Con Synesthesia, per esempio abbiamo lavorato in questo senso: creando del materiale significativo siamo riusciti a rendere coinvolgente ed emozionante un evento aziendale per sviluppatori. Puoi sempre portare emozioni nella comunicazione”. 

Quello che fate è creare e documentare la storia dei vostri clienti e dei loro prodotti?

“Esatto. Una delle mie esperienze più difficili è stata lavorare per un cliente che vendeva batterie industriali. Quando non hai una storia dietro un prodotto, lavori sulla storia dietro alle persone e probabilmente questa è la chiave: capire qual è la loro storia, cosa aggiunge al prodotto o come lo vivono nella quotidianità”.

“Puoi sempre portare emozioni nella comunicazione”

Perché le foto originali sono così importanti per supportare la comunicazione?

“Le foto stock sono una buona opzione e possono rispondere velocemente ad esigenze diverse, soprattutto quando c’è un budget limitato. Il problema è venuto fuori quando tantissime aziende hanno pensato che per avere un buon sito web o una buona comunicazione potesse essere sufficiente usare foto o immagini stock senza rendersi conto che la stessa immagine sarebbe stata poi usata per promuovere prodotti diversi e comparire in moltissimi contesti diversi.

Questo è il motivo per cui è meglio scegliere di far scattare delle foto originali per raccontare la propria storia, per non raccontarla con qualcosa di veramente personale, non con un’immagine o un video che possono avere tutti. Ricordo che in passato utilizzavo una foto d’archivio per pubblicizzare un prodotto assicurativo di un cliente e dopo un paio d’anni ho visto la stessa immagine della stessa ragazza sulla comunicazione per un dentista. Non puoi avere la stessa ragazza che promuove assicurazioni e servizi dentali!

Oltretutto, in questa nuova era digitale, le persone vogliono vedere testimonianze reali. vogliono vedere i tuoi veri clienti e la tua storia. Con il coronavirus siamo stati bombardati da contenuti video, che funzionavano perché erano reali. Non perché la regia o la post produzione fosse professionale ma perché erano pezzi di storie ver. Questo è ciò che le persone vogliono vedere: i tuoi dipendenti, i tuoi clienti, l’anima della tua azienda. È questo che vogliono vedere sul tuo sito web. Ecco perché suggerisco ai miei clienti di costruire un portfolio personale di foto e video; per essere autentici”.

“Questo è ciò che le persone vogliono vedere: i tuoi dipendenti, i tuoi clienti, l’anima della tua azienda”

Essere autentici è fondamentale. In questa nuova era digitale, con una così ampia scelta di piattaforme e canali attraverso cui comunicare online e offline come incoraggiate i vostri clienti affinché riescano a distinguersi? 

“Può essere complicato, ma noi incoraggiamo tutti i nostri clienti a rivolgersi a professionisti perché non è affatto semplice. Hai bisogno di qualcuno che conosca il mercato, che conosca tutte le possibilità e possa suggerirti quelle giuste per te. Faccio un esempio: Internet potrebbe non essere il modo giusto per comunicare per la tua azienda, anche se sei online potrebbe non essere il punto migliore da cui partire. Per prima cosa chiediamo ai nostri clienti di parlarci della loro attività, dei loro clienti, di come comunicano, di raccontarci qual è il loro obiettivo. Avendo chiari tutti questi elementi capiamo insieme quale sia lo strumento giusto per raggiungere questi obiettivi. 

Molte agenzie propongono di aprire un sito web o di fare pubblicità su Google o sui social media pensando che sia sufficiente, ma quando si va ad analizzare i risultati ci si rende conto che queste soluzioni non funzionano sempre e per tutti. Per questo motivo è importante rivolgersi a qualcuno che capisca davvero la tua attività, che conosca gli strumenti, che conosca il mondo della comunicazione e che possa assicurarti di raggiungere con precisione il tuo cliente finale”. 

Come hai detto da subito, il “digitale” non è sempre la risposta, bisogna valutare tutte le opzioni e saper scegliere quella più corretta.

“Esatto, a volte può essere solo una comunicazione digitale, altre una tradizionale, oppure ancora il cliente può avere bisogno di una soluzione digitale a livello di comunicazione aziendale ma anche di uno strumento più fisico per raggiungere il suo target in una campagna specifica. Dipende sempre dall’attività e scegliere lo strumento giusto è fondamentale. Lo stesso strumento è perfetto per qualcuno e sbagliato per un altro“.

Il messaggio è che gli strumenti non devono necessariamente essere gli stessi per tutti. Vedo la tua chitarra acustica appoggiata al muro… quali sono i tuoi interessi e le tue passioni? Quali porti nel tuo lavoro in PeraBite?

“Ciò che conta per me, nella mia attività imprenditoriale e con i miei partner commerciali, è portare nel nostro lavoro strumenti “umani”. Quando abbiamo avviato insieme l’agenzia, la parte professionale era quasi data per scontata. Abbiamo costruito una buona azienda perché ci siamo concentrati sul lato umano. Questo fa la differenza per i tuoi colleghi e per i tuoi clienti. Se non valorizzi il lato umano non puoi raggiungere i clienti neanche in modo professionale“.

“raggiungere con precisione il tuo cliente finale”

E per essere una buona agenzia di comunicazione bisogna anche saper comunicare bene se stessi, giusto?

“Sì. Devi essere in grado di valorizzare te stesso per portare la tua professionalità ai clienti”. 

C’è qualcosa della tua esperienza personale che ti aiuta in queste circostanze? Viaggi, musica, studi particolari o la tua famiglia?

“Sì, la musica è stata una vera e propria palestra. Per imparare a suonare uno strumento hai bisogno di dedizione e costanza ed è qualcosa che metto anche nel mio lavoro: dedizione e costanza con i clienti e in generale come approccio in tutte le situazioni”.

E questo i tuoi clienti lo apprezzeranno parecchio! Riguardando indietro, dai clienti nel mondo dello sport a quelli delle aziende B2B, qual è il lavoro di cui vai più fiero?

“C’è un lavoro di cui noi tre siamo particolarmente orgogliosi. L’abbiamo costruito noi, come agenzia, non per un cliente. Si tratta di una piattaforma digitale chiamata SporTorino, dove si possono trovare luoghi e associazioni per praticare sport a Torino. Puoi cercare per area, per singolo sport o attività specifica. Ne siamo molto orgogliosi perché è una piattaforma che aiuta in modo davvero concreto e semplice le persone a fare sport”.

“Quando non hai una storia dietro un prodotto, lavori sulla storia dietro alle persone e probabilmente questa è la chiave del successo”

Cosa vi ha spinto a dare vita a questo progetto? 

“Siamo tutti e tre persone sportive. Io giocavo a squash, uno sport che non è molto popolare in Italia, per questo facevo fatica a trovare una palestra dove fare delle partite o allenarmi perché sembrava che nessuno lo conoscesse. Tutto è iniziato così, per coinvolgere le persone e far conoscere loro anche gli sport di nicchia“. 

Dove avete reperito i dati per popolare la vostra piattaforma?

“Prima di tutto abbiamo raccolto tutte le informazioni disponibili online, poi abbiamo stretto delle partnership per ottenere dati sullo sport in regione e abbiamo poi integrato il tutto. La particolarità che ci distingue da un motore di ricerca qualsiasi è l’attenzione che mettiamo nel fornire i dati ai nostri utenti. Per esempio l’indirizzo di un’associazione dedicata a uno sport è quasi sempre diverso da quello della palestra o del luogo dove questo viene poi effettivamente praticato per cui noi ci assicuriamo di avere i dati sulla posizione corretti, perché è questo che interessa davvero all’utente finale”.

È un progetto ancora attivo?

“Sì, è ancora attivo e online e funziona bene. Abbiamo collaborato anche con Decathlon negli ultimi cinque o sei anni e sta funzionando bene”.

Grazie per il tuo tempo, per i tuoi pensieri e le tue esperienze! Buona fortuna per tutto.

“Grazie a voi!”.

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Cosa abbiamo imparato parlando con Marco:

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