Il video diffuso dalla multinazionale di Cupertino lo scorso 26 aprile 2021 spiega come, grazie al nuovo sistema operativo di iOS, sarà direttamente l’utente a decidere quando consentire alle app di collezionare i dati per creare un profilo personale e un’identità digitale.
Se questo ha scatenato qualche flashback proveniente da Matrix, l’immagine mentale è voluta.“What is the Matrix? The Matrix is a computer-generated dream, built to keep us under control. In order to change the human being into this” (immaginate i vostri dati personali al posto della pila) – Morpheus che si rivolge a NEO all’inizio di Matrix.
Facebook sta cercando le misure da adottare nel momento in cui Apple consentirà ai suoi utenti di negare il consenso per la pubblicità targetizzata. Molte compagnie, come il noto social network si difendono, affermando che il targeting ADS rende migliore l’esperienza degli utenti sulle applicazioni. Apple, invece, su questo tema si schiera apertamente contro l’azienda rivale: una vera e propria “guerra fredda” tra le due multinazionali, come si può intuire anche dalle continue dichiarazioni rilasciate dai rispettivi CEO.
Come si è arrivati a questa situazione?
Prima del 2011, il rapporto tra Steve Jobs e Mark Zuckerberg era quasi “idilliaco”: incontri privati raccontati in libri e biografie e un legame simile a quello condiviso tra Obi Wan Kenobi e Anakin Skywalker.
Facebook era una piattaforma già usata da milioni di persone e Apple sviluppò il device che consentì la fruizione della piattaforma nel miglior modo possibile. Il 2011 fu l’anno di svolta: Tim Cook prese il posto di Jobs dopo che questi fu costretto a lasciare la guida di Apple per motivi di salute. Il nuovo CEO adottò immediatamente una direzione diversa per l’azienda, più incline alla protezione dei dati personali.
A livello aziendale, il rapporto tra le due Big Tech si raffreddò nel 2012 quando “Zuck” decise di creare, insieme a HTC e AT&T, il suo telefono, l’HTC First, con un sistema operativo differente e un proprio servizio di messaggistica istantanea. Il progetto naufragò nel 2013 ma la vicenda conteneva già in sé i punti di futuro contrasto tra le aziende.
Gli avvenimenti politici della seconda parte del decennio furono influenzati pesantemente dalle campagne di comunicazione organizzate da gruppi di influenza sulle piattaforme social. Il caso di Cambridge Analytica, scoppiato all’inizio del 2018, è stato emblematico: l’azienda britannica aveva raccolto i dati personali di 87 milioni di account Facebook senza il loro consenso e li aveva usati per scopi di propaganda politica.
A metà marzo 2018 il New York Times fornì le prove della raccolta non autorizzata delle informazioni, mentre il The Guardian scoprì che Facebook era a conoscenza delle attività illecite del gruppo da almeno due anni, ma non aveva fatto niente per proteggere i dati dei suoi utenti.
Non è tutto: Tim Cook fu ospite dell’emittente MSNBC nei giorni in cui Zuckerberg venne convocato dal Senato USA per rispondere alle accuse di non aver impedito la manipolazione dei dati personali sulle sue piattaforme. Alla domanda su come si sarebbe comportato lui di fronte alla Commissione, Cook dichiarò: “Io non mi sarei mai trovato in quella situazione: la privacy è un diritto costituzionale degli USA, un diritto umano”. Tim Cook decise così di fare della privacy una colonna portante del business model di Apple. In larga parte la decisione fu presa tenendo in considerazione il trend del momento.
Ogni anno, Apple organizza la Worldwide Developers Conference: un evento in cui sono presentati i prodotti in uscita per l’anno successivo. Nel 2018 Tim Cook presentò un’estensione per Safari che bloccava i cookies di tracciamento. Quale fu il portale usato come esempio per promuovere questa nuova feature? Instagram, mettendo così Facebook in disparte.
Nel 2019, in occasione della conferenza annuale organizzata dalla banca d’investimento Allen&Company a Sun Valley, in Idaho, e riservata a mogul delle aziende tech e media, si consumò la deriva finale.
Da quanto emerso di recente Mark Zuckerberg provò a “sporgere un ramoscello d’ulivo” a Tim Cook chiedendo come lui avrebbe affrontato le conseguenze del caso Analytica.
Tim, gelido, rispose che si sarebbero dovute cancellare tutte le informazioni collezionate con le piattaforme di Facebook nel corso degli anni. In pratica, Cook, di fronte al gotha della Silicon Valley, disse a Zuckerberg che il suo business model era “tossico”. E l’offerta di pace fu rispedita al mittente.
A questo punto “Zuck” perse definitivamente la pazienza, dichiarò che Facebook avrebbe sviluppato una piattaforma per tutti, senza necessità di sborsare migliaia di dollari.
Apple, paladina della protezione dei dati personali?
Anche da parte del colosso di Menlo Park la strategia di comunicazione si divise tra critiche personali rivolte a Tim Cook e valutazioni sull’operato della multinazionale concorrente.
Facebook iniziò a diramare migliaia di annunci su come, in tutto il mondo, ci fossero imprese che avevano prosperato grazie alle attività sulle piattaforme social e in particolare attraverso la funzione di pubblicità target.
Può risultare credibile che Facebook si erga a paladino di piccole medie imprese? Il controsenso può trovare consistenza nei dati e nel giro d’affari prodotto nell’ultimo anno, in cui migliaia di imprese effettivamente si sono rese conto dell’importanza della pubblicità sui canali digitali e, convertendo la business organization, hanno potuto sopravvivere.
La migliore freccia nella faretra di Facebook però risiede tuttora nell’ipocrisia di Apple. L’azienda di Cupertino, infatti, vende in Cina ogni anno centinaia di milioni di dispositivi, realizzando utili considerevoli. Non solo, assembla nel Paese asiatico la maggior parte dei device e soprattutto condivide con il governo locale tutti i dati che transitano nei server e sui dispositivi, incluso l’App Store.
Al contrario di altre compagnie (Google Search, per esempio) che hanno rinunciato a condividere le informazioni, Apple ha deciso di affidare il trattamento dei dati personali degli utenti cinesi a Guizhou-Cloud Big Data, una compagnia di proprietà del Governo cinese.
Un altro argomento che spesso viene portato all’attenzione dai detrattori di Apple è che Siri funziona con il motore di ricerca di Google, la cui politica sui dati personali è tanto invasiva quanto quella di Facebook (se non di più) .
Sebbene i temi sollevati siano di primaria importanza, senza ombra di dubbio è l’azienda di Menlo Park che sta accusando i colpi inferti dalla concorrenza.
In fin dei conti, per l’utente delle piattaforme digitali è semplice sposare i temi sollevati da Apple (privacy è buona cosa), sebbene purtroppo sia altrettanto facile chiudere più di un occhio sul rispetto dei diritti umani in altri contesti del globo.
Gli argomenti fatti emergere da Facebook sono percepiti come frammentati e raggiungono gli utenti più tardi rispetto al messaggio lanciato dall’azienda di Cupertino.
In conclusione: il paradosso della privacy
Ma quanto interessa davvero l’argomento alle multinazionali? Forse l’unica risposta è “nella misura in cui possono trarne un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza”.
Apple sta capitalizzando sulla tensione costruita negli ultimi anni e ha “stravinto” questo round. Facebook deve trovare un altro modo per risalire la china (una china che ha prodotto 27 miliardi di dollari di ricavi nell’ultimo quadrimestre).
Perché non siamo più nel panorama del 2011? Per amore della competizione insita nella Silicon Valley dove se non stai crescendo stai recedendo. La competizione tra CEO è l’unica regola tra chi vive quella situazione: l’economia americana è fondata sull’assunto “Go big or go home”.
Seguendo questo ragionamento possiamo dedurre che l’immagine pubblica di Zuckerberg sia in declino, offuscata dalla diatriba con Tim Cook e dall’ascesa di altri personaggi nel mondo Tech che ne stanno appannando la dimensione pubblica.
Quando lasciamo alle corporazioni il compito di tutelare i nostri diritti va a finire male. Quali saranno i prossimi campi di battaglia? Possiamo ipotizzare: messaggistica istantanea, piattaforme di gaming, podcast e soprattutto realtà aumentata e virtuale.
Synesthesia collabora con Smart Flow, digital experience company italiana che offre a grandi aziende, PMI, Pubblica Amministrazione e professionisti le competenze organizzative, tecniche e legali per indirizzare e mantenere la compliance al GDPR.
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Il keynote di apertura della Apple WWDC 2021: iOS 15 e tutte le novità all’insegna della “condivisione”
Giugno per Apple è il mese degli annunci. Che cosa dobbiamo aspettarci nel futuro prossimo dal mondo Apple? A causa della pandemia anche quest’anno la settimana della Worldwide developer conference 2021 si svolgerà in streaming globale dall’Apple Park di Cupertino, California. Fino a venerdì 11 giugno si susseguiranno incontri, seminari, approfondimenti e lezioni dedicate agli sviluppatori. Il keynote di apertura del 7 giugno si è aperto con una presentazione video di Tim Cook sul palco dello Steve Jobs Theater. L’amministratore delegato di Apple è stato accolto da una platea di developer impersonificati da avatar colorati. A seguire, Craig Federighi (il Vice Presidente del reparto software di Apple) ha introdotto il tanto atteso iOS 15. Vediamo insieme quali sono state le novità introdotte.
FaceTime sarà una piattaforma ancora più evoluta
Le novità sono tantissime, a partire da quelle previste per FaceTime, l’applicazione Apple che consente di chiamare o videochiamare attraverso la videocamera frontale dello smartphone. Stando alle anticipazioni FaceTime diventerà una piattaforma di comunicazione a tutto tondo, ancora più evoluta, che punterà alla condivisione dei contenuti. Notevoli miglioramenti sono stati fatti per il video e l’audio, come l’isolamento della voce per ridurre al minimo i rumori ambientali grazie al machine learning. Sarà, inoltre, possibile condividere un link della chiamata di gruppo (come accade con Zoom e Teams) per far partecipare anche altri utenti alla video-call. Non sarà necessario utilizzare un iPhone o un iPad per partecipare, la videochiamata potrà essere effettuata anche da Android e da Windows e manterrà la crittografia end-to-end. Ma le novità per FaceTime non finiscono qui perché grazie alla funzione “ShareTime” sarà possibile addirittura condividere film o ascoltare musica, in perfetta sincronizzazione, tra due o più persone.
“Focus Mode”, “Live text” e le nuove mappe
Molta curiosità ha suscitato tra gli sviluppatori anche l’aggiornamento che consente di dividere letteralmente l’iPhone in due, tra lavoro e vita privata: grazie alla funzionalità “Focus Mode” sarà possibile infatti decidere che tipo di notifiche mantenere attive e quali disabilitare nei diversi momenti della giornata. Saranno gli utenti noi ad avere il pieno controllo del nostro iPhone scegliendo le app che potranno rimanere attive e le persone con le quali vogliamo ancora continuare a comunicare.
Altra novità degna di nota introdotta è il “Live text”: grazie all’intelligenza artificiale, sarà possibile selezionare il testo che compare dentro una foto e copiarlo, oppure fare un tap (per esempio nel caso di un numero di telefono, per far partire subito la chiamata).
Per quanto riguarda le nuove mappe, invece, la grafica tridimensionale, estremamente dettagliata e rifinita, è cambiata moltissimo: compaiono semafori, corsie ciclabili e strisce pedonali. I nuovi aggiornamenti prevedono interazioni con i servizi pubblici. Per esempio l’Apple Watch sarà in grado di dire quando è il momento di scendere da un autobus.
“iPad OS 15: come cambiano gli iPad
L’evoluzione intrapresa da Apple coinvolge (finalmente) anche gli iPad. Il nuovo sistema operativo per i tablet di iOS si chiamerà iPad OS 15 e cambierà non poco il nostro modo di interagire con i tablet di casa Apple Tale cambiamento avvicinerà sempre di più il dispositivo a un ambiente desktop, mantenendo ovviamente le specifiche distintive date dall’’interfaccia touch. Questa segna un cambio di passo molto importante pensato per sfruttare al meglio la potenza offerta dai nuovi device con chip M1. Per migliorare la user experience dell’utente sono state potenziate, infatti, le capacità di multitasking attraverso una significativa semplificazione della gestione di più applicazioni allo stesso tempo (per esempio è possibile passare da un’app all’altra col gesture intelligenti e intuitive). Notevoli miglioramenti sono stati fatti anche per quanto riguarda l’app Note: sarà possibile iniziare a prendere appunti su iPad iniziando a “scrivere” direttamente con l’Apple Pencil sullo schermo, senza lanciare l’applicazione.
Novità anche per iCloud: la “Digital Legacy”
Per quanto riguarda il servizio di archiviazione online di Apple, iCloud, sarà possibile recuperare in caso di emergenza i propri dati anche grazie a un elenco di contatti fidati scelti precedentemente dall’utente. La funzionalità “Digital Legacy” consentirà di accedere a un account iCloud anche dopo che l’utente è venuto a mancare, così da non perdere i dati, foto e altro.
WatchOS 8. Monitoraggio salute e domotica: le novità
Il nuovo sistema operativo WatchOs 8 consentirà agli utenti di prestare maggiore attenzione al proprio stato di salute attraverso un monitoraggio attento e costante: le nuove funzionalità integrate nell’app “Sonno”, per esempio, consentiranno di tenere sotto controllo anche la respirazione.
Infine, grazie all’arrivo di “Home”, sarà più semplice gestire in modo sempre più “smart” la propria abitazione. Per esempio sarà possibile rispondere al campanello smart direttamente da Apple Watch e si potranno visualizzare i video di sorveglianza su Apple Tv. Tali miglioramenti fanno parte di un’integrazione ancora più stretta tra l’hub centrale e gli apparati domotici e la possibilità per Siri di arrivare anche su dispositivi di terze parti. E questa è una novità estremamente significativa.
macOS Monterey: il nuovo sistema operativo per Mac
Il nuovo sistema operativo per Mac si chiamerà macOS Monterey. È stato progettato ad hoc per gli ultimi mac con processore M1, ma funziona perfettamente anche sugli altri. Le sue caratteristiche principali sono quelle legate all’interazione con altri device Apple. Grazie alla Universal Control, infatti, il cursore del mouse è in grado di passare in automatico da iPad a Mac quando si sta lavorando su entrambi i dispositivi e l’utilizzo della tastiera passa da un dispositivo all’altro a seconda della posizione del cursore del mouse.
E la privacy?
L’interazione di più sistemi e la maggiore condivisione di spazi e contenuti tra gli utenti pone molte riflessioni sulla privacy. A tal proposito Apple ha precisato che nessun dato sarà memorizzato dall’azienda. Già con iOS 14.5 gli utenti erano in grado di controllare la gestione dei loro dati grazie all’App Tracking Transparency. Le novità introdotte con iOS 15 apporteranno notevoli miglioramenti: sarà possibile, infatti, nascondere l’indirizzo IP e accedere a un nuovo report settimanale che fornirà a tutti gli utenti un resoconto in sull’esposizione dei loro dati verso app e sviluppatori. Sono state, inoltre, aggiornate anche molte policy legate alla pubblicazione delle app: ci sarà l’obbligo per tutte le applicazioni che permettono di effettuare una registrazione di un account di prevederne sempre la cancellazione. Anche senon è stato reso noto con esattezza quando entrerà in vigore questo aggiornamento, occorre sapere che tale modifica varrà anche per le app già pubblicate.
“Integrazione”, “condivisione” e tutela della privacy: la nuova linea della Apple
La linea intrapresa da Apple sembra essere, dunque, quella dell’“integrazione” e della “condivisione” che punta ad andar oltre le differenze delle singole piattaforme, applicazioni, device e sistemi. Si tratta di una vera e propria “apertura” per molti aspetti rivoluzionaria di iOS. Che questa linea votata all’integrazione e alla condivisione sia il frutto di quello che abbiamo vissuto non è dato saperlo. Ciò che possiamo però affermare con certezza è che condividere è meglio, farlo in modo evoluto e sicuro lo è ancora più. Apple con iOS15 sembra essere nella giusta direzione. Le premesse sono piuttosto interessanti e per gli amanti del brand, finalmente appaiono come un sostanzioso passo in avanti.
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1. Maccy è un clipboard manager per MacOS, utilissimo per tenere traccia dello storico dei propri copia-incolla. CMD-SHIFT-C permette di mostrare una piccola finestra con l’elenco dei “copia” effettuati in passato, con la possibilità di effettuare ricerche e selezioni rapide. Il tool è completamente gratuito e opensource, e attivamente mantenuto dalla comunità online.
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2. Fastlane è un set di tool opensource a riga di comando per la gestione automatica delle build di app per ecosistema Apple e Android. Tra le varie funzionalità a disposizione: la gestione centralizzata (su repository privato) dei certificati e profili per build Apple, la creazione e distribuzione delle build sui relativi store (o portali di distribuzione di Beta come Firebase App Distribution) e la generazione automatica degli screenshots delle app.
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- Provenance è un front-end iOS e tvOS che include diversi emulatori di giochi retro. Il progetto open-source va compilato tramite Xcode (non può essere distribuito su AppStore perché contrario alle policy Apple) e permette di giocare sui propri iPhone, iPad e Apple TV a storiche console tra cui SNES, Sega Mega Drive e GameBoy.
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Ad inizio di settembre 2014 Apple ha pubblicato un una nuova pagina dedicata ai motivi principali per cui le App per iOS vengono rifiutate per la pubblicazione sull’App Store.
Prima di sviluppare la vostra applicazione, è importante acquisire familiarità con i criteri tecnici, di contenuti e di design che usiamo per rivedere tutte le applicazioni. Abbiamo evidenziato alcuni dei problemi più comuni di respinta per aiutarvi a preparare meglio le applicazioni prima di inviarle per la revisione.
La fase di pubblicazione di una App su iOS è sempre stata fonte di “ansia” per molti sviluppatori e publisher, dato che si tratta di una “black box” a cui affidarsi senza avere molte possibilità di intervento. Se è pur vero che è possibile un certo livello di dialogo con i (re)censori Apple, non sempre le valutazioni sono apparse coerenti e costanti.
Con la pubblicazione di questi dati, Apple fa un passo verso una maggiore trasparenza, fornendo contemporaneamente delle indicazioni preziose, specialmente per chi muove i primi passi in questo mondo.
La nostra esperienza in Synesthesia ci insegna che le applicazioni per avere successo devono sicuramente essere tecnicamente impeccabili, ma anche fornire un servizio, dei contenuti informativi o intrattenere.
I criteri tecnici sono effetti importanti per Apple nelle valutazioni: molte applicazioni vengono rifiutate perchè contengono bugs, dimenticanze, link rotti o semplicemente una interfaccia utente fuori standard o non funzionale.
In alcuni casi vengono invece rifiutate app che non forniscono un contenuto sufficientemente interessante, di interesse generale, o con un valore aggiunto tale da giustificare la creazione di una app (che per sua natura ha caratteristiche di interattività).
Una fetta molto importante (14%, di fatto la più ampia) dei rifiuti deriva dalla mancanza di informazioni: per questo motivo è importante documentare l’applicazione in modo esaustivo prima di sottometterla per l’approvazione, evitando in questo modo lunghe reiterazioni di richieste di approvazione.
Per maggiori informazioni ed approfondimenti, vi invitiamo a visitare la pagina ufficiale sul sito Apple.
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