Il progetto Children Digi-CORE affronta il tema dei diritti dei bambini, quanto mai attuale e importante. Lo fa attraverso la progettazione e la creazione di un’app intuitiva e innovativa di sensibilizzazione, informazione e denuncia, che consente ai bambini di segnalare le violazioni ai difensori civici locali.
Synesthesia si occuperà della fase di co-progettazione partecipativa e sviluppo dell’app. Il progetto, finanziato dall’Unione Europea, vede il coinvolgimento di partner come l’Università degli Studi di Torino, il Consiglio Regionale del Piemonte e organizzazioni del settore sia italiane che internazionali, tra le quali anche l’associazione Agevolando e l’associazione Hope for Children.

Lo scenario
Secondo la Commissione Europea oggi un minore su tre nell’UE ha subito qualche forma di maltrattamento: dalla disparità di accesso alla tecnologia alla mancanza di protezione dagli abusi in ambiente domestico, ancora troppi bambini/e e adolescenti hanno bisogno di aiuto. Per questi motivi, lo scorso 24 marzo 2021, l’UE ha presentato una strategia generale sui diritti dei minori con l’obiettivo di offrire questo aiuto.
L’innovazione per Synesthesia passa soprattutto attraverso la formazione delle future generazioni.
Crediamo nei valori e nei principi esposti nella Carta delle Nazioni Unite tracciando concretamente da anni percorsi formativi di avvicinamento in modo consapevole al mondo digitale per bambini/e e ragazzi/e. La formazione in tutti gli ambiti attraverso la creatività e il gioco rappresenta la nostra risposta concreta alla disparità di accesso alla tecnologia e a qualunque forma di discriminazione e violazione dei minori.
Tutti gli stakeholder che collaborano a qualsiasi titolo con Synesthesia sono pienamente consapevoli dell’importanza di rischi di abuso e sfruttamento che il mondo digitale può comportare per i più giovani e di quale sia il corretto utilizzo degli strumenti tecnologici da parte loro.
La soluzione: Children Digi-CORE
Il progetto consiste nello studio e nello sviluppo di un’app per i minori di età compresa tra i 12 e i 17 anni.
Si pone i seguenti obiettivi:
- rendere maggiormente fruibili le informazioni sui diritti dei minori, indicando i casi in cui un danno configura una violazione dei loro diritti;
- contattare il Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza in maniera intuitiva, semplice e sicura.
La finalità ultima è quindi quella di proteggere da ogni forma di maltrattamento e abuso, i minori direttamente o indirettamente coinvolti dai servizi, dalle attività e dai progetti di Synesthesia.
L’applicazione mobile sviluppata per smartphone (iOS e Android) consentirà di ricevere informazioni comprensibili, ma rigorose e dettagliate, su quali situazioni configurino violazioni di diritti:
- attraverso un sistema di ricerca per parole chiave, con riconoscimento del testo (es. descrivo il problema e ricevo una lista di possibili “match”);
- consultando i contenuti direttamente da un elenco.
L’app fornirà, infine, le informazioni su quali siano le autorità giudiziarie competenti a cui rivolgersi e consentirà di inoltrare una richiesta direttamente all’attenzione dei Garanti regionali per l’infanzia e l’adolescenza. L’invio di una mail agli indirizzi delle istituzioni competenti consisterà nella compilazione di un form con i dati necessari.
La user interface sarà semplice e adatta al target di riferimento. Saranno coinvolti i ragazzi nella fase di progettazione (design con focus group mirati). La progettazione della user experience sarà realizzata attraverso attività di “design thinking” e portata avanti in un design sprint che coinvolgerà utenti finali e operatori (selezionati a cura dell’Università) insieme ai designer per la prototipazione rapida dell’app.
In conclusione
Children Digi-CORE rappresenta un’importante occasione per affrontare l’attualità in modo più concreto e vicino al benessere dei più giovani. Siamo fieri di far parte di questo progetto e non vediamo l’ora di cominciare al fianco dei nostri partner e a tutti coloro che decidono quotidianamente di sposare questa battaglia.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
Nel gennaio 2014 il social network di Mark Zuckerberg, Facebook, si ingrandiva acquisendo Whatsapp, app di messaggistica tra le più diffuse a livello mondiale. L’annuncio suscitò da subito grande preoccupazione negli utenti che facevano ampio ricorso all’app bianca e verde, ma avevano, allo stesso tempo, poca fiducia nel social network americano. Nel 2016 venne introdotta la crittografia end-to-end, un modello di protezione dei dati. Recentemente Whatsapp ha divulgato un nuovo aggiornamento alla propria informativa sulla privacy: la novità riguarda la possibilità, per le aziende, di utilizzare i servizi di Facebook al fine di conservare e gestire le proprie chat su Whatsapp. Gli utenti si sono nuovamente “sollevati” e la modifica, che sarebbe dovuta entrare in vigore l’8 febbraio 2021, è stata rimandata.
Ma ci saranno davvero dei cambiamenti? E in caso di risposta affermativa, in che misura sarà coinvolta la privacy? Telegram diventerà (come pare già essere) una buona alternativa a Whatsapp?
Andiamo dunque ad analizzare meglio queste domande, con l’obiettivo di trovare risposte concrete, corrette e chiare.
Le modifiche di Whatsapp alla luce del GDPR
Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), emanato nel 2016 dal Parlamento Europeo, ed entrato ufficialmente in vigore il 25 maggio 2018, realizza un regime di tutela dei dati personali applicabile a tutti i cittadini dell’Unione e non derogabile dalle normative nazionali. I regolamenti europei costituiscono, infatti, uno strumento legislativo direttamente applicabile e vincolante per tutti gli Stati membri dell’UE. Ciò significa che qualunque azienda, anche con sede in un Paese extra-UE, come nel caso di Whatsapp, è tenuta a rispettare le norme del GDPR (General Data Protection Regulation) ogni qualvolta tratti dati appartenenti a cittadini comunitari.
Le ricadute di una simile previsione sono evidenti e molto concrete qualunque modifica o aggiornamento Whatsapp, in futuro, decida di apportare ai propri termini e condizioni d’uso non potrà mai ledere il regime di tutela imposto dal GDPR. In caso contrario, infatti, incorrerà inevitabilmente nelle pesanti sanzioni previste dallo stesso regolamento.
Alla luce delle presenti considerazioni, dunque, si può affermare che i dati degli utenti europei raccolti da Whatsapp non potranno mai essere trattati in modo tale da ledere il regime di tutela attuale. L’app di messaggistica continuerà a non poter condividere le informazioni con Facebook come avviene dal 2018, anno in cui il GDPR è entrato in vigore.
Il posticipo nell’applicazione della modifica, che sarebbe dovuta avvenire l’8 febbraio, è stato determinato da una richiesta avanzata dall’Autorità garante europea per la protezione dei dati personali che ha portato il “caso” all’attenzione del corrispondente Comitato europeo, l’EDPB (organo che riunisce le Autorità garanti di tutti i Paesi membri). L’Autorità ha ritenuto infatti che l’informativa emanata da Whatsapp sia poco leggibile e non permetta agli utenti, come si legge dalla nota, di “manifestare una volontà libera e consapevole”. Whatsapp dovrà rispondere in merito a questo richiamo.
Lo “scudo” del regolamento europeo non protegge comunque tutti gli utenti extra-UE e quindi la questione a livello mondiale resterà aperta.
È importante tuttavia sottolineare, come ha specificato la stessa piattaforma sul proprio sito ufficiale, che la modifica di Whatsapp riguarderà solo ed esclusivamente la messaggistica “business” ovvero la comunicazione gestita dalle aziende tramite profili commerciali. L’app intende facilitare l’operato delle imprese mettendo a disposizione i servizi di hosting di Facebook anche su Whatsapp.
Telegram e Whatsapp a confronto
A fronte delle modifiche, per ora solo annunciate, di Whatsapp, pare che, negli ultimi tempi, molti utenti abbiano deciso di abbandonare l’app bianca e verde per migrare su altre soluzioni analoghe e (forse) più “sicure” come Telegram. Ma cerchiamo di analizzare più a fondo le reali differenze tra i due servizi.
La piattaforma di messaggistica e broadcasting di origini russe, a differenza della concorrente americana, utilizza un codice sorgente opensource e non adotta la crittografia end-to-end di default. Offre, in compenso, la possibilità di avviare chat segrete e in grado di autoeliminarsi in un intervallo di tempo deciso dall’utente (che va da 1 secondo a 1 settimana). Questa funzionalità costituisce “un’arma a doppio taglio”: se da un lato, infatti, garantisce un elevato standard di privacy e segretezza delle conversazioni, dall’altro rappresenta lo strumento ideale per coloro che perseguono scopi illeciti (dalla distribuzione di contenuti vietati alla pedofilia) e che grazie al sistema dell’autodistruzione della chat possono nascondere facilmente le tracce del proprio operato.
Telegram, poi, non mostra l’orario preciso dell’ultimo accesso degli utenti ma solo un più generico “pochi minuti fa”.
I dati degli utenti raccolti da Whatsapp sono decisamente più numerosi rispetto a quelli collezionati da Telegram. La prima, infatti, raccoglie una quantità enorme di informazioni, dalla posizione geografica precisa alla lista dei contatti, dall’indirizzo email alla cronologia degli acquisti effettuati tramite l’app. Dall’altro lato, invece, Telegram individua “solo” nome, numero di telefono, contatti, user ID e indirizzo IP dell’utente.
In conclusione
All’esito dell’analisi che abbiamo tracciato, si può affermare che tanto Whatsapp quanto Telegram (e altre app concorrenti) hanno punti di forza e punti di debolezza in tema di privacy e sicurezza nel trattamento dei dati raccolti. La scelta migliore, dunque, dipende dalle esigenze dell’utente. Quel che è certo, però, è che la tutela garantita dal Regolamento europeo rappresenta un mezzo di protezione effettivo ed efficace importante per tutti i cittadini europei. Una tutela omogenea per il territorio comunitario è la soluzione migliore, anche allo scopo di evitare differenze o carenze ingiustificate. Il GDPR rappresenta, quindi, un modello virtuoso che potrebbe essere fonte di ispirazione anche per altri sistemi legislativi nel mondo.
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Lo scenario attuale
La crescita del mercato delle app mobile negli ultimi tempi è stata costante e molto rilevante: i download di nuove applicazioni sono aumentati progressivamente, di anno in anno, del 7% per un totale di 281 miliardi di nuovi utenti. La condivisione di contenuti attraverso dispositivi mobili Android ha raggiunto la soglia di 3.5 trilioni di ore. Una cifra impressionante, quasi impossibile da pensare, che riflette senza dubbio la presenza costante e imprescindibile nella vita delle persone degli smartphone con le loro app e funzionalità: dai social network, per scopi di intrattenimento e relazionali, alla domotica per la gestione della casa, passando per tutte le applicazioni di proprietà delle singole aziende, più o meno grandi, operanti nel mercato e che hanno semplificato molto la vita degli utenti.
App Annie ha calcolato che il tempo trascorso in media giornalmente sugli smartphone supera dell’8% quello trascorso davanti alla televisione (4h contro 3.7h). Un dato che ha subito un ulteriore aumento nel secondo trimestre del 2020, in corrispondenza della diffusione a livello mondiale della pandemia da Covid-19: gli utenti nel mondo hanno trascorso sui dispositivi mobili circa 4 ore e 10 minuti al giorno.
Nel panorama che si è fin qui delineato possiamo affermare che il mercato del mobile è senz’altro un mercato dinamico e in grande crescita. E un mercato in crescita è un mercato che attrae fondi, creando un circolo virtuoso di innovazione ed espansione. I capitali investiti in società attive nel settore mobile hanno raggiunto quota 73 miliardi nel 2020, registrando un incremento del 27% rispetto all’anno precedente. Nel periodo compreso tra il 2016 e il 2020 gli investimenti nella tecnologia mobile sono più che duplicati rispetto ai cinque anni precedenti. Lo scenario si preannuncia ricco di opportunità per il futuro.
Le app mobile di social networking
Il fatto che le app mobile di social networking oggi giochino un ruolo centrale nel mettere in comunicazione le persone in tutto il mondo è fuori discussione. Dalla condivisione di foto con Instagram, alla condivisione di pareri e idee su Facebook, passando per i balletti su Tik Tok e i video su YouTube, la diffusione di contenuti di ogni tipo è una tendenza in continua crescita ed espansione. I ripetuti lockdown, le distanze sociali, il divieto assoluto di viaggiare sono tutti elementi che hanno indotto gli utenti di tutto il mondo e di ogni età ha rifugiarsi sempre di più nei social network per superare i confini fisici della realtà e vivere “senza condizionamenti”, con normalità (o quasi).
Uno dei dati più interessanti dell’ultimo periodo, a supporto di queste tesi, riguarda la crescita impressionante di Tik Tok: 325% all’anno. L’app cinese, nata nel 2015, con l’intento di permettere agli utenti la condivisione di brevi video musicali (il nome originario della piattaforma era Musical.ly) prevede di raggiungere quota 1.2 miliardi di utenti nel 2021. Nell’anno appena concluso il social medium cinese è stato quello su cui gli utenti, di età compresa principalmente tra i 16 e i 24 anni (che rappresentano il 41% del pubblico totale dell’app) hanno trascorso più tempo, con una media di 21.5 ore al mese (contro le 17.7 della seconda app più utilizzata: Facebook).
Mobile Commerce: tra social commerce e live shopping
La possibilità di fare la spesa, comprare un nuovo paio di scarpe o ordinare una pizza dal proprio smartphone, semplicemente aprendo un’app, ha rivoluzionato il mondo del commercio di ogni settore, offline e online.
Adobe Digital Insights ha rilevato che nel periodo tra il 1 novembre e il 9 dicembre 2020 gli utenti negli USA hanno fatto acquisti da mobile per un totale 53.3 miliardi di dollari.
La possibilità di fare acquisti anche attraverso le app di social network come Instagram (che ha una nuova sezione shopping dedicata), dando, inoltre, la possibilità agli utenti di confrontarsi reciprocamente e con gli stessi produttori (il cosiddetto “Social Commerce”), ha condotto a un incremento notevole: nel 2019 i download dell’app avevano raggiunto quota 414 milioni; con l’introduzione della sezione shopping, nel 2020 gli stessi sono arrivati a 495 milioni. Secondo una ricerca condotta da Technavio, il mercato globale di social commerce è destinato a registrare una crescita complessiva di 2.05 triliardi di dollari nel quadriennio 2020-2024: un’opportunità, quindi, da non perdere assolutamente.
Il live shopping è un’altra declinazione in rapida ascesa del mobile commerce. Con l’impossibilità totale o parziale di recarsi fisicamente nei negozi, sempre più aziende e rivenditori si sono attivati per garantire alla propria clientela un’esperienza online completa. L’obiettivo del live shopping, come sottolinea il termine stesso, è quello di ricreare sugli smartphone degli utenti l’esperienza live vissuta in negozio. Esistono alcune app ad hoc per realizzare queste esperienze: NTWRK, per esempio, diffusa negli USA, che nel 2020 ha vissuto una crescita di utenza dell’85% rispetto all’anno precedente.
Sempre di più il commercio mobile andrà in questa direzione: esperienze immersive e senza soluzione di continuità tra il mondo fisico e quello virtuale. Le aziende che meglio riusciranno a realizzare questo obiettivo otterranno maggiore successo e apprezzamento presso il pubblico.
In conclusione…
Per qualsiasi realtà imprenditoriale che intenda oggi fare il suo ingresso nel mercato, considerare la rilevanza delle app mobile e, più in generale, degli smartphone è una necessità imprescindibile. La vita delle persone è sempre più legata e dipendente da questo canale di comunicazione e non solo. Il mobile è il presente e il futuro. Del commercio e di tutti.
Dal 2011 Synesthesia sviluppa applicazioni e servizi mobile di grande qualità. Per raggiungere i risultati migliori in questo campo facciamo ricorso ai nostri team di sviluppatori dedicati al mondo iOS e al mondo Android. Oggi il mercato mobile richiede impegno e cura nella realizzazione di ogni singolo prodotto. Non è ammessa l’improvvisazione.
Grazie, poi, alla collaborazione con Mela siamo in grado di fornire ai nostri clienti una gamma completa di soluzioni per competere con successo nel mercato globale: da strategie mirate in ambito marketplace a piani strategici di lancio efficaci, il tutto alla luce di un’esperienza pluriennale nel mondo delle app.
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Come nasce il progetto
Reale Group offre soluzioni e tutela a più di 4,5 milioni di clienti in campo assicurativo, bancario, immobiliare e dei servizi, evidenziando una solidità tra le più elevate del mercato.
L’obiettivo è quello di realizzare 4 applicazioni B2C destinate ai clienti di Reale Mutua Assicurazioni e Italiana Assicurazioni (per device Android e iOS) con React Native che siano in grado di supportare i propri assicurati durante tutta la fase di gestione del portafoglio polizze.
Il rapporto che lega Reale Mutua ai propri clienti si basa sulla rete capillare di Agenzie distribuite sul territorio. Lo sviluppo dell’applicazione richiesta punta, tra le altre cose, a rendere più rapido e agevole il lavoro delle singole Agenzie.
Siamo stati scelti per:
- la nostra competenza su React Native;
- la modalità di approccio innovativo allo sviluppo;
- la consulenza non circoscritta solo agli aspetti tecnici, ma anche orientata alla soluzione, con particolare riguardo al design e all’interazione mobile;
- la profonda conoscenza del mondo delle mobile app.
Soluzione
Abbiamo preso parte alla realizzazione delle applicazioni B2C per Reale Mutua Assicurazioni e Italiana Assicurazioni dopo aver svolto un’analisi approfondita (soprattutto per quanto riguarda la parte di UX). Il team si è occupato di tutto il processo: dalla progettazione e design fino ad arrivare all’implementazione di tutta la filiera dello sviluppo, compresa la quality assurance.
L’approccio utilizzato è di tipo Agile, con un team Scrum. La Digital Factory di Reale Mutua Assicurazioni ha partecipato attivamente durante tutta la fase di sviluppo dell’applicazione e, prima di includerci nel progetto, aveva già avviato ricerche avanzate in materia di flusso, design e sviluppo.
Abbiamo fornito loro un importante supporto anche per quanto riguarda la parte di UXD.
Il progetto è stato diviso in due wave:
- Wave 1 che è la sostituzione della precedente applicazione;
- Wave 2 che introduce importanti novità a partire da novembre 2020.
Tra le funzionalità dell’app troviamo:
- sistemi di assistenza remota (possibilità di prenotare appuntamenti telefonici, video consulti con operatori tramite anche delle videochiamate gestite all’interno dell’app con la propria agenzia di riferimento);
- un design accattivante;
- la gestione della loyalty tramite appositi programmi di fidelizzazione (presenti già nel wave 1);
- nuova modalità di apertura sinistri direttamente da mobile.
Nella wave 2 troviamo, inoltre, una sezione integrativa con altre piattaforme di monitoraggio della salute, come HealthKit o Google Fit, con l’obiettivo di raccogliere dati sulla attività fisica dell’utente al fine di riconoscergli eventualmente ulteriori bonus sulle polizze. Questa funzionalità rappresenta la novità più significativa rispetto alla wave 1.
Risultati
L’app è stata pubblicata a dicembre 2020. La wave 2 è stata confermata da parte di Reale Group con molta soddisfazione dopo la chiusura della wave 1 (novembre 2020). Le attività di sviluppo della wave 2 sono cominciate in contemporanea alla prima ondata del Coronavirus, per questo motivo il team di sviluppo ha lavorato in modalità smart working. Nonostante la distanza, il clima che ruota attorno all’ambiente di lavoro è stato molto positivo e collaborativo. Tutto questo ha favorito il nascere di soluzioni innovative che hanno soddisfatto il nostro cliente.
Volete saperne di più su quello che facciamo e sulla parte di sviluppo App? Visitate la nostra area dedicata alle soluzioni Web, App, e-commerce.
Il 9 dicembre 2020 è stata inaugurata a Torino Green Pea, la nuova iniziativa imprenditoriale ideata dal fondatore di EATALY, Oscar Farinetti.
Dopo l’esperienza di successo nel mondo del cibo, con il modello EATALY, Green Pea è un format che punta agli altri mercati: i beni che costituiscono la parte più corposa delle attività a consumo dell’essere umano, come l’energia, il movimento, il fashion, la casa e il tempo libero.
L’iniziativa imprenditoriale prende avvio da Torino perché a detta dello stesso Oscar Farinetti: “Da Torino prendono vita tutte le cose innovative che hanno poi avuto successo in Italia e nel mondo”.
Green Pea nasce con l’obiettivo di dimostrare che è possibile, da subito, acquistare prodotti e servizi di grande qualità e bellezza, costruiti in armonia con la Natura e funzionali a una forma di utilizzo davvero responsabile e sostenibile. Green Pea trasforma il rispetto per l’ambiente in qualcosa che è anche bello. Non è solo una questione etica, ma anche un nuovo modo di percepire la qualità del prodotto, la bellezza e un mood positivo e responsabile in linea con gli stili di vita moderni.
Un’iniziativa imprenditoriale che, come EATALY, vuole portare l’eccellenza italiana nel mondo rappresentata da aziende leader nel loro settore e votate al rispetto della Natura in un ciclo di produzione e vendita equilibrato per costruire un futuro più bello, rispettoso e con un occhio allo spirito imprenditoriale italiano.
Le aziende all’avvio saranno per la quasi totalità italiane, con l’impegno e auspicio di coinvolgere anche compagnie straniere a patto che siano originali e in linea con i principi del manifesto di Green Pea. Il concetto di filiera raccontato da Green Pea costituisce una parte importante di tutto il progetto.
In questa iniziativa, sin da subito, è stata coinvolta Synesthesia. L’obiettivo: creare un’app mobile innovativa in grado di accompagnare in modo digitale il consumatore dentro la nuova esperienza di Green Pea, con elementi di semplicità e usabilità unici. Un touchpoint considerato da subito come uno dei punti di maggior rilievo del progetto di comunicazione della nuova iniziativa e del suo digital environment.
Synesthesia entra a far parte del progetto anche per il suo comportamento green. Adottiamo da sempre politiche aziendali di rispetto per l’ambiente, utilizziamo energia da fonti 100% rinnovabili, favoriamo l’economia circolare e l’inclusione sotto diversi punti di vista, non ultima la lotta al gender gap.
La app che è stata pubblicata già all’avvio del progetto per gli store mobile di Apple e Google è in ottica omnicanale un elemento del progetto stesso, una guida, un assistente, un “diario di viaggio” che tiene traccia della vita del consumatore nei vari “mondi” rappresentati da Green Pea, con un particolare riferimento all’ultimo livello denominato Otium dedicato al relax e al tempo libero. La app mobile è un punto di connessione tra la fisicità del punto vendita e la community che sarà creata intorno al nuovo brand del “pisello verde”. Una community che sarà protagonista di questa rivoluzione e che potrà partecipare alla vita del brand e alle tante iniziative che saranno messe a disposizione per gli iscritti in collaborazione con altri partner autorevoli, come A-World e Short Édition.
L’utente può creare il suo Profilo Green e migliorare i suoi comportamenti sostenibili giorno per giorno, diventando parte della community. Attraverso giochi di vario tipo potrà quindi guadagnare Green Pea Points. Grazie alla selezione quotidiana di news e mini storie l’utente potrà, inoltre, informarsi e rimanere in contatto con il brand e con il resto della community.
Synesthesia ha messo a disposizione del progetto un team mobile di eccellenza e dedicato, con oltre una decina di anni di esperienza nel campo dello sviluppo di applicazioni mobile innovative.
L’app Green Pea è realizzata integrando la tecnologia di A-World. La startup innovativa Italiana scelta dalle Nazioni Unite per la promozione dei Sustainable Development Goals tramite la campagna ACTNOW e ha sviluppato l’omonima app che premia le persone per i loro comportamenti sostenibili.
In questo modo, i clienti possono usufruire di contenuti sulla sostenibilità, imparare a misurare il miglioramento del proprio stile di vita, ottenere riconoscimenti grazie alle proprie azioni Green e ai propri acquisti. Ogni azione è premiata con punti, badge e livelli, che si traducono in sconti e accessi a servizi dedicati.
L’app è poi Integrata con Short Édition: distributori automatici di mini storie, in italiano e in inglese. Un meccanismo tecnologico e poetico con cui scoprire narrazioni sui pensieri dei grandi filosofi greci, testi originali sul tema Green curati dalla Scuola Holden, pensieri dei GP Members e dei GP Partners. Attraverso l’app Green Pea tutti i GP Members potranno inviare i propri scritti, che diventeranno parte di questo progetto narrativo condiviso e saranno distribuiti ai visitatori.
Nella app dal lancio trovano spazio: il manifesto di Green Pea, la presentazione dei partner, l’interazione con A-World e molte altre funzionalità che via via cresceranno per arrivare nel giro di poco tempo a definire il touch point mobile completo del mondo Green Pea.
Dalle parole del fondatore e Presidente di Synesthesia Francesco Ronchi: “Siamo onorati di far parte di questa esperienza, innovativa e autorevole sia per la nostra città sia per il mondo imprenditoriale internazionale. Noi veniamo dal mondo della tecnologie e dell’innovazione e abbiam sempre fondato la nostra azione sul rispetto, sulla sostenibilità e sulla qualità della vita, partendo dai nostri team di lavoro fino ad arrivare al rapporto con il territorio e con i nostri clienti e partner. Comunichiamo i nostri valori anche con iniziative che vanno oltre il nostro core business. Adottiamo energie green, favoriamo lo smart working e l’utilizzo di sistemi green anche per la realizzazione dei nostri eventi di divulgazione”.
Vuoi saperne di più su quello che facciamo? Visita la nostra area dedicata alle soluzioni Web, App, e-commerce.
A cura di i Daniele Biolatti (team marketing Synesthesia)
Si trovano online molte risorse sul tema “marketing nel 2020”. Sono quasi tutti articoli previsionali, scritti a fine 2019 tenendo presente i trend in atto in quel periodo. Ma in questo primo semestre 2020 lo scenario è cambiato in modo profondo e irreversibile. La pandemia di COVID-19 ha stravolto obiettivi, priorità e piani di persone e aziende in tutto il mondo.
Proviamo quindi ad aggiornare le previsioni precedenti.
Ecco 4 tematiche chiave del marketing nel 2020 “post COVID-19”:
- local strategy redesign
- shut-in economy
- omnichannel customer experience
- human relations
Proviamo ad approfondire, vedendone alcune declinazioni pratiche. Iniziamo dai primi due ambiti. Nella seconda parte di questo articolo disponibile tra qualche giorno approfondiremo gli altri due punti.
1. Marketing nel 2020: “Local strategy redesign”
Il lockdown e il distanziamento sociale hanno portato alla “riscoperta” del valore della prossimità. Nei quartieri, ma ancor più nel paesi di provincia, le piccole attività commerciali si sono attrezzate in una relazione di supporto sinergico con la popolazione, offrendo modalità alternative di prenotazione e consegna a domicilio della merce. Chi aveva a disposizione un e-commerce – soprattutto se di cibo e beni di prima necessità – è possibile che abbia visto incrementi importanti di fatturato. Ma soprattutto si è evidenziata la nascita di servizi più o meno spontanei di prenotazione e consegna della merce attraverso telefono, whatsapp, email e così via. Questo aspetto “in nuce” deve ora maturare verso una digitalizzazione progressiva dei servizi, che sarà il fulcro indispensabile per la sopravvivenza di molte attività commerciali in questa fase. Questo porta con sé alcuni aspetti operativi sul digital marketing.
Proviamo a vederne alcuni:
- Local SEO Per agevolare il reperimento dei propri contatti e la findability dei propri servizi e prodotti diventa fondamentale avere una corretta gestione della propria scheda Google My Business, e più in generale dei propri dati online. Non è “solo” questione di inserire i dati correttamente, ma proprio di gestire in modo efficace ed efficiente la local SEO, che ha le sue logiche specifiche, e va inserita correttamente nella digital presence globale di un’azienda.
- Business Social Identity Il 20 maggio 2020 Facebook ha presentato “Facebook Shops”, la sua idea di “identità centralizzata” per le piccole e medie attività commerciali. In estrema sintesi, attraverso un solo pannello sarà possibile gestire la propria “scheda negozio”, e da lì gestire la propria presenza su Facebook, Instagram, Messenger e WhatsApp. Il servizio non è ancora disponibile, ma lo sarà presto ed è importante farsi trovare pronti per la corretta gestione.
- Local Storytelling Curare la propria immagine e i propri contenuti trasmettendo genuinità e valore diventa un aspetto imprescindibile per la comunicazione. Una possibilità è per esempio quella di utilizzare blog e social network come strumento narrativo della propria identità, della propria storia, del proprio legame con la comunità e il territorio. D’altro canto uno dei settori più provati in assoluto dal COVID-19 è stato ovviamente quello del turismo. É necessaria una ripartenza dell’intero comparto, ma a oggi non sono chiari tempi e modalità. Quello che è chiaro è che si sta ripartendo dalla conoscenza del proprio territorio, e pubblica amministrazione, enti e aziende di settore stanno puntando molto su questo aspetto. Piattaforme e aggregatori per lo sviluppo e la promozione del turismo locale e dei tour sostenibili – magari da fruire a piedi o in bicicletta – stanno ricevendo interesse a vari livelli e si rileva un costante incremento di domanda sia in termini di sviluppo software che di content strategy.
- Affiliation, Aggregation, Cooperation Sopravvivere da soli è molto complesso. L’aggregazione attraverso associazionismo, affiliazione, marketplace per prossimità territoriale o per complementarietà di prodotto permettono di “unire le forze”, ottimizzando i costi e migliorando l’efficienza delle iniziative. Questo può essere fatto a vari livelli, agevolando la conoscenze tra le realtà, l’interscambio dei dati, la creazione e l’utilizzo di piattaforme di marketplace b2b e b2c. L’orientamento in generale sembra essere quello di creare “ecosistemi” e (digital)community tematiche.
2. Marketing 2020: “Shut-in economy”
Letteralmente “economia chiusa”, è un termine che ha iniziato a diffondersi in questi ultimi mesi. In sostanza identifica l’esplosione dei servizi “on demand”, dove il prodotto (o il servizio) giunge direttamente al destinatario finale (tipicamente a casa, ma potrebbe anche essere in ufficio o in altro luogo dove nasce la richiesta). Questo ha portato e sta portando cambiamenti probabilmente irreversibili a livello sociale, con impatti fortissimi sull’offerta di marketing e servizi.
Tra questi:
- Big Data, machine learning, artificial intelligence La distribuzione dei beni sul territorio implica veicoli, mobilità, logistica, necessità costante di efficientamento. Questo è solo uno degli ambiti in cui il “trittico” formato dalla gestione di grandi quantità di dati, dalla possibilità per gli algoritmi di autoapprendimento di processi migliorativi e dall’esistenza di sistemi in grado di effettuare scelte autonome in contesti complessi può fare la differenza. Sono necessari investimenti importanti, e in questo senso sono soprattutto le grandi aziende a muovere i primi passi: questo è un processo che ha subito un’accelerazione importante in queste ultime settimane. Sentiremo sempre più parlare di Data Studio, Tableau, Big Query, TensorFlow, Caffe2, Theano, Keras e non solo.
- Digital Training Design Buona parte della formazione passa ora da canali digitali, ma aspetti di comunicazione, relazione e trasmissione del “saper essere” e del “saper fare” variano, impattate da limiti e peculiarità del media. Competenze di marketing di prodotto e di service design permettono di realizzare opportunità di apprendimento collaborativo efficaci ed efficienti, che sfruttano appieno le potenzialità offerte dall’e-learning.
- Infotainment La necessità di ricevere rapidamente notizie aggiornamenti ha subito un’ulteriore accelerazione. Al contempo, la presentazione dei contenuti necessita ora più che mai di essere ingaggiante e coinvolgente. L’unione quindi di “informazione” e “intrattenimento” si sostanzia in maggior interesse per temi come gamification, serious game, applied game ma anche più in generale la creazione di infografiche, visual e data storytelling e video interattivi, oltre a sostenere la crescita di YouTuber, creator, influencer e micro influencer.
- Mobile Game Parallelamente ai mercati della formazione e dell’informazione cresce la domanda dell’intrattenimento digitale basato su game e videogame. AppAnnie a marzo 2020 riporta un incremento del 35% dei download dei mobile game rispetto a due mesi prima. Il trend era già in atto, ma l’accelerazione è fortissima. Si stanno diffondendo nuove piattaforme di gioco in streaming e/o basate su subscription che permettono agli utenti di provare sempre più rapidamente nuovi giochi (Apple Arcade, Google Stadia, Xbox Game Pass, ecc.). Al contempo le piattaforme per condividere sessioni di gioco o seguire i propri eGamer preferiti riscuotono un successo crescente. Amazon Twitch, Microsoft Mixer, YouTube Gaming Live e Facebook Gaming sono la dimostrazione che i “big” hanno già iniziato una battaglia che vale milioni di dollari. Anche l’hardware è in “fibrillazione”: da un lato piattaforme per la realtà virtuale (Oculus Quest di Facebook è andato Out of Stock a più riprese, negli ultimi mesi), dall’altra console sempre più potenti (è stata da poco presentata la Sony PlayStation 5, prevista per la fine di questo 2020). Il videogame diventa sempre di più veicolo di budget pubblicitari stellari, e al tempo stesso “ambiente ideale” per product placement e brand awareness.
Vi aspettiamo per la conclusione di questa analisi sulle tendenze del marketing 2020 post COVID-19, con la seconda parte che pubblicheremo a breve.
Parleremo di omnichannel customer experience e human relations.
Nicola, ci racconti la tua storia in Synesthesia?
“La mia storia professionale comincia prima che Synesthesia nascesse. Ho iniziato a collaborare con Francesco (CEO di Synesthesia) nel 2010 su alcuni progetti di sviluppo Android. Per circa due anni ho lavorato con lui che all’epoca era un freelance e siamo rimasti costantemente in contatto. Dopo la nascita di Synesthesia ho seguito con interesse la sua crescita fino al 2012, quando la mia voglia di cambiare si è incrociata con la necessità di avere il primo project manager dedicato in Syn e nell’ottobre 2012 sono salito a bordo. Synesthesia era piccola, contava meno di 10 persone, quasi tutti sviluppatori mobile”.
In che cosa consiste il ruolo che svolgi? Di cosa ti occupi esattamente?
“Nell’arco di questi 8 anni, Synesthesia è cresciuta in modo vertiginoso. I ruoli si sono arricchiti e strutturati. Per parlare del lavoro che svolgo io partirei un po’ dalla sua evoluzione: a partire dall’essere un project manager fino ad aver responsabilità su altre aree con team di 60-70 persone. Ciò che faccio è coordinare tutta l’area produttiva della Factory, capisco quali sono le sue necessità e mando avanti il flusso. Mi occupo della fase di pre-sales, quindi delle stime economiche dei progetti, di effort e durata (cioè quanto ci vuole per produrre quel determinato pezzo di software) Mi occupo delle trattative, partecipo alle gare, curo la parte di delivery e operations, quindi coordino il gruppo di PM sui vari progetti, verifico il budget e l’allocazione delle persone”.
Qual è l’approccio che il tuo team ha nella fase di sviluppo dei progetti?
“Siamo versatili e ci adattiamo alle esigenze e alla struttura del cliente. Ci sono progetti che partono con una fase di analisi e design, altri che partono direttamente nella fase di sviluppo. In generale prediligiamo l’approccio AGILE, in particolare SCRUM. Questo, però, chiaramente non è sempre possibile perché dipende dal progetto e dal tipo di budget che il cliente ha a disposizione. Passiamo da progetti che sono waterfall fino ad arrivare a progetti più complessi e strutturati, quelli richiesti dai clienti più grandi che hanno la forza di poterli portare avanti e mantenerli. In questo caso, si tratta di progetti che sono puramente AGILE. Team autogestiti partecipano attivamente alla riuscita di queste commesse condividendo con gli altri le migliori soluzioni. Questa è una delle caratteristiche dell’approccio AGILE, cioè il fatto di essere maggiormente interattivo e migliorativo. Così facendo, ogni progetto, ogni sprint di progetto ci viene un po’ meglio di quello precedente”.
Le nuove applicazioni utilizzano tecnologie sempre più innovative e di frontiera, basate su importanti scoperte scientifiche e sul significativo impiego dell’intelligenza artificiale. Fino a dove queste tecnologie potranno spingersi?
“Sicuramente ben oltre quello che noi immaginiamo in questo momento. Grazie alla tecnologia a disposizione: possiamo continuare a vivere le nostre vite, ordinare il cibo a casa, vedere film senza andare al cinema per proteggerci dal contagio del coronavirus. Oggi ci sono tecnologie che sono talmente avanti da sembrare quasi magiche, come la traduzione del linguaggio in tempo reale in un’altra lingua; l’identificazione dei pattern nelle foto o nei video; i Sentiment analysis, che consentono di capire il mood di una frase. C’è poi un’altra interessante evoluzione che tende a “portare fuori” la tecnologia dai classici dispositivi (pc, telefoni, televisori) per trasferirli in oggetti che fino a qualche tempo fa erano considerati “non intelligenti”, come per esempio gli orologi o i sensori di vario genere, ora in grado di adattarsi in base all’ambiente”.
Oggi Google Home e Alexa hanno ormai portato il sistema di riconoscimento vocale nelle case di tutti, un po’ come avvenne tempo fa con le televisioni. Come te le immagini le applicazioni del futuro?
“Le applicazioni del futuro probabilmente non saranno applicazioni. Se portiamo questo paradigma all’estremo non avremo più applicazioni come le intendiamo oggi. Forse non avremo più bisogno di avere un’interfaccia, ci basterà parlare o fare dei gesti. Per esempio, il frigo potrà ordinare dei prodotti non perché l’intelligenza artificiale gli avrà fatto capire che lo yogurt è finito, ma avrà capito che io ne voglio comprare ancora semplicemente perché lo desidero e perché ho un determinato budget da spendere. Molti sistemi simili a quelli che ho descritto esistono già, ma si tratta di sistemi che ignorano alcuni fattori, come per esempio quello del prezzo. Siamo solamente agli inizi di tutto questo. Le applicazioni del futuro saranno certamente molto più integrate con tutto quello che ci circonda. Stiamo andando incontro a una sempre più estesa “virtualizzazione dei processi umani”, che ci permette di compiere qualunque azione attraverso un’applicazione, tramite un servizio, senza dover andare fisicamente in un luogo. Questo rappresenta un vantaggio indiscutibile ”.
Lavorare per Synesthesia significa?
“Crescere. Crescere con delle persone a cui voglio bene. Significa fare un lavoro che amo profondamente. Lo amo perché lo faccio con le persone giuste che mi danno la fiducia di farlo. É un’avventura incredibile. Quando ho iniziato a lavorare ricordavo a me stesso che ogni due anni volevo cambiare azienda. Per i primi anni è stato così, fino a quando ho iniziato a lavorare qui. Mi auguro di continuare così”.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
Che cos’è TheLab?
“Oggi TheLab è un’azienda specializzata nello sviluppo e nella commercializzazione di app. Siamo partiti con un’idea, validata e finanziata nella Silicon Valley. Poi abbiamo creato un team molto agile con competenze specifiche. Dall’esperienza come start-up abbiamo tratto gli insegnamenti che cerchiamo di condividere con le altre aziende con cui lavoriamo. Facciamo da mentor a chi ha le idee giuste ma ancora poca esperienza”.
Qual è la sfida più grande nel produrre app ?
“Dipende a chi lo chiedi! L’elemento di sviluppo comporta necessariamente aggiornamento quotidiano e una gestione “agile” del team che ci permette di collaborare “seamlessly” con altri dev team, in particolare con i gruppi di lavoro di Synesthesia.

Ma abbiamo imparato che senza tenere conto del marketing non si va da nessuna parte. Non solo bisogna sapere commercializzare l’app in mercati e su piattaforme con un pubblico differente, ma soprattutto integrare i criteri del digital marketing già dal design del prodotto. Questo vuol dire pensare a una UX che valorizzi e aumenti le conversioni, e soprattutto conoscere nel dettaglio e sfruttare al massimo strumenti come sonde e analytics. Grazie al minuzioso lavoro di marketing, oggi abbiamo app come Facestar e Facebrity nella top 10 di molti paesi in ambito entertainment”.
Pensi che aziende più grandi e strutturate possano adottare questa attitudine?
“Dovrebbero e in parte qualcuno sta già cambiando approccio. Ma i tempi di trasformazione per una realtà molto grande sono lunghi. Il nostro vantaggio è che ci siamo “pensati” già per questo flusso di lavoro. Anche nel periodo più recente, con tutti i problemi legati all’emergenza Covid-19, riusciamo a lavorare su molti progetti con un team ridotto ma molto affiatato, che non si spaventa se il progetto cambia direzione. Il momento di pivot è la norma per le start-up, mentre in ambito corporate non è visto di buon occhio”.
Parliamo di progetti conto terzi. Cosa cercano i clienti in TheLab ?
“Competenze specifiche e tempi rapidi di sviluppo. Non posso entrare nei dettagli, ma stiamo lavorando con un provider ad un’app per la gestione della fatturazione elettronica. Poi ci sono dei progetti legati al food, in cui ci viene chiesto di gestire (sempre con un’app) prenotazioni e community. Sicuramente adattabilità e processi ben rodati. Su questo non possiamo che essere contenti di lavorare su DevOps (sulla piattaforma Microsoft Azure). Forse la cosa che manca di più (in giro) sono le figure di analisti funzionali e tester. Noi abbiamo investito molto in questo comparto”.
Ora affiancate anche giovani imprenditori e start-up come mentor. Su quali progetti state lavorando?
“Registro ci sta dando grandi soddisfazioni. L’app (la cui idea e sviluppo iniziale è merito di un ex liceale, ora ingegnere) permette di gestire il registro elettronico e la propria vita scolastica a migliaia di studenti. L’app, compatibile con la maggior parte dei registri ufficiali, è già alla 2.0 per iOS e in sviluppo per Android.
Stiamo anche per lanciare un’app social, ma non dico altro altrimenti i soci mi sgridano… Non vediamo l’ora che sia l’autunno. Ci aspettano molte novità!”
Grazie per il vostro tempo e in bocca al lupo per tutto.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
Up Day ha deciso di modificare la propria App, creando un’apposita funzione “Offerta Emergenza Covid19”.
L’obiettivo è quello di offrire un utile servizio agli esercenti e ai cittadini a cui viene chiesto sempre più di non allontanarsi da casa. L’App, oggi scaricata da circa 100.000 utenti, nella sua versione tradizionale, consente ai negozi con prodotti alimentari in prossimità della scadenza di informare i cittadini che si trovano nelle vicinanze dell’opportunità di acquisto di prodotti a prezzi scontati, spesso del 50% o 60%.
La nuova funzione, sviluppata in collaborazione con ARCHIbuzz e Synesthesia, consente ai negozianti di informare tramite notifica push ‘live’ ai cittadini di zona l’attività specifica del negozio, i suoi orari, i nuovi arrivi di prodotti, ma soprattutto sui servizi aggiuntivi offerti, come la possibilità di avere la spesa pronta e imbustata o consegnata a domicilio.
In questo periodo di emergenza sanitaria, l’App LastMinuteSottoCasa ha il primato di essere l’unica in Italia che, in modalità diretta push, offre la possibilità ai negozianti di informare i cittadini sui diversi servizi quotidianamente messi a disposizione.
Uno strumento unico, scaricabile dagli store iOs e Android o da aggiornare per chi è già utente, per entrambe le parti che naturalmente potranno beneficiarne fino a fine emergenza in modo totalmente gratuito.
“In Up Day da sempre siamo attenti alle iniziative di carattere sociale. In questo particolare momento storico, abbiamo quindi pensato a come poter dare il nostro contributo, ragionando sulla crescente importanza dei negozi di vicinato per le famiglie, così da non allontanarsi troppo da casa e, allo stesso tempo, sull’aiuto concreto che possiamo dare agli esercenti per farsi conoscere il più possibile. Per metterlo in pratica, uno dei nostri pensieri è andato alla nostra app anti-spreco LastMinuteSottoCasa che da sempre rappresenta una soluzione Win-Win per tutti gli attori coinvolti”, dichiara Marc Buisson (Presidente e Amministratore Delegato Up DAY).
All’interno di uno scenario economico globale sempre più imprevedibile e frammentato gli esperti di marketing tendono a concentrare le loro attenzioni sulle tecnologie innovative che cambieranno il mondo in un posto migliore e più “digitale”. Ogni anno gli analisti lavorano per indicare al mercato le tendenze in merito alla tecnologia e alla sua applicazione nei più svariati ambiti. Gartner, per citare uno dei più famosi centri di analisi e ricerca al mondo, presenta ormai da anni ogni gennaio i suoi “hype cycle” con cui indica, dopo il lavoro degli analisti, le tecnologie e le innovazioni che avranno un impatto maggiore sulle attività di marketing e nella società per i successivi 5/10 anni.
Siamo andati a monitorare alcune tecnologie emergenti o mature che si trovano nei recenti hype cycle di Gartner scoprendo alcune interessanti novità che riguardano il mondo digitale per come lo stiamo vivendo oggi con una proiezione sui prossimi mesi.
L’analisi inizia da Web e E-commerce
Internet è in costante mutamento e le tecnologie evolvono molto rapidamente. All’interno di questo scenario, dove l’e-commerce è utilizzato come mezzo chiave per favorire la crescita del canale di vendita digitale di un brand, il trend del momento è l’intelligenza del sistema e l’estrema personalizzazione. Saper come raccogliere e sfruttare tutte le informazioni per attività di marketing è una vera e propria priorità per le aziende: Gartner prospetta che entro il 2023 la maggior parte delle organizzazioni che usano l’IA per il commercio digitale otterrà un miglioramento di almeno il 25% nella soddisfazione dei clienti, entrate o riduzione dei costi. (Susan Moore, Innovations in customer experience, business models and technology will transform digital commerce in the next few years, Gartner.com, 3 ottobre 2019).
A che punto siamo con il mobile?
Gli smartphone e le app hanno cambiato radicalmente le abitudini di quasi la totalità degli individui sul nostro pianeta (dal 2007 a oggi) e il nostro modo di fruire le informazioni e di comunicare. Questo ovviamente vale anche per le aziende. Gartner ritiene che il 90% delle grandi imprese non riesca a ottenere un vantaggio competitivo attraverso le proprie strategie mobile a causa di investimenti limitati per quanto riguarda il coinvolgimento dei clienti: un’applicazione lenta e mal funzionante o difficile da leggere e fruire (o peggio scollegata da altri processi aziendali) è destinata a fallire. (Susan Moore, Struggling to get customers to engage with your mobile app? It’s time to rethink your mobile customer experience strategy, Gartner.com, 8 giugno 2018).
Secondo Olive Huang (vicepresidente della ricerca presso Gartner) per coinvolgere efficacemente gli utenti tramite i dispositivi mobili è necessario dunque investire in una strategia globale che sia in grado di espandere le interazioni dei clienti e migliorare la loro esperienza complessiva. All’interno di questo scenario occorre, dunque, considerare molti aspetti: dal funzionamento del sito web ottimizzato per i dispositivi mobili ai chatbot , dai sistemi di messaggistica mobile alle applicazioni corporate o B2C. Ma il focus nei prossimi mesi è sulla strategia generale. Tanti pezzi slegati di un eco-sistema digitale non producono risultati e spesso, al contrario, risultano deleteri.
Un mondo sempre più ricco di connected devices & IoT

Quotidianamente interagiamo con il mondo che ci circonda con l’aiuto di un assistente vocale. Questa tecnologia è in grado di rendere più semplice la nostra vita indirizzando in modo intelligente le nostre richieste verso la soluzione migliore possibile. Stando alle previsioni presenti all’interno hype cycle, l’impatto generato dall’applicazione di questa tecnologia per i prossimi 5 anni sarà decisamente rilevante. Fino a poco tempo fa la tutto questo sembrava essere una questione ai limiti del fantascientifico. Oggi la combinazione di sistemi in grado di reagire e modificare il proprio comportamento di fronte a input “umani” è diventata realtà. Basti pensare a ciò che accade ogni qualvolta che usiamo uno smartphone con le app intelligenti, quando guidiamo o quando varchiamo la soglia di casa scatenando la risposta di un sistema di domotica.
Stiamo andando verso un mondo sempre più connesso e dotato di intelligenza digitale. È opinione degli esperti che ciò sia un processo già in atto e che i consumatori in primis siano ormai attori consapevoli di questa rivoluzione. La trasformazione digitale è infatti opera di persone, che ogni giorno credono nel futuro, nell’innovazione e nelle tecnologie cercando una via nuova, sostenibile e adatta al mercato Synesthesia ama innovare il presente perché pensa al futuro.
La digital transformation di un’azienda è un processo di trasformazione decisivo per poter sviluppare il suo business e accreditarsi in modo maturo nel suo mercato di riferimento. Il centro di ricerca permanente di Synesthesia ogni giorno, da anni, immagina, modella e offre soluzioni digitali ai propri clienti e partner per comunicare la propria identità e gestire nel modo migliore il proprio business.
Nella nostra digital factory lavorano team di esperti e giovani entusiasti. Le competenze in campo sono quelle che servono per disegnare il futuro e offrire ai nostri clienti e partner le soluzioni migliori per comunicare, sviluppare il loro business ed essere all’avanguardia.
Come? Scopritelo in questa pagina dedicata. L’abbiamo chiamata “Creazioni digitali”.
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