Cosa significherà per Apple? 

Thierry Breton, il commissario europeo per il mercato interno e i servizi, ha incontrato lo scorso 26 settembre l’attuale CEO di Apple, Tim Cook, per discutere del Digital Market Act e per comunicargli gli effetti che la normativa avrà sulle big tech. Abbiamo già affrontato nell’articolo “Digital market act: la nuova frontiera della regolamentazione digitale” quello che comporta la nuova normativa europea , in ambito di dati e privacy, con notevoli ripercussioni per i grandi player della tecnologia mondiale.

Sono state, infatti, introdotte una serie di regolamentazioni e di limiti per le piattaforme che di fatto oggi controllano il mercato globale.

L’Unione Europea non si è fermata a questo, Thierry Breton ha infatti personalmente invitato Apple ad aprire ai concorrenti il suo “ecosistema” e in particolare l’App Store. Il commissario europeo ha affermato:

“Il prossimo compito di Apple e delle altre Big Tech, ai sensi del DMA, è quello di aprire le porte alle aziende concorrenti. Che si tratti di servizi come il portafoglio elettronico, i browser o gli app store. I consumatori che utilizzano un iPhone di Apple dovrebbero poter beneficiare di servizi competitivi da parte di più fornitori”.

L’azienda di Cupertino dovrà, inoltre, permettere la vendita dei propri prodotti non più solo nei propri store, ma anche in altri negozi digitali. E questo per Apple rappresenta la fine o quasi del suo business model, almeno per il mondo app. Il DMA risulta essere quindi una grande problematica per il colosso americano, che aveva già provato a opporsi all’inserimento di alcune piattaforme nella lista dei gatekeeper. 

Apple ha cercato di ribadire come questa nuova apertura sia pericolosa, in quanto renderebbe molto più difficile mantenere la sicurezza e la privacy, soprattutto perché significherebbe per l ‘utente finale essere più esposto a possibili software malevoli. Fondamentalmente Apple dall’avvio delle attività mobile non ha mai considerato il sideloading, ovvero la possibilità di installare app da fonti diverse rispetto al proprio app store, in quanto potrebbe compromettere in modo significativo la sicurezza e la privacy dell’utente

Nonostante questo, Breton ha voluto precisare la posizione dell’Unione Europea e la fermezza con cui saranno compiuti i prossimi passi precisando però che l’azione normativa è volta a

“promuovere l’innovazione, senza compromettere la sicurezza e la privacy.”

Cosa significa per le aziende?

Questa decisione rappresenta un passo significativo nel promuovere una competizione equa e sostenere l’innovazione. Nel futuro quindi, salvo colpi di scena, i competitor avranno la possibilità di accedere e integrare i loro servizi nell’ecosistema Apple, offrendo una maggiore varietà di scelte agli utenti e migliorando complessivamente l’esperienza di utilizzo.

L’Unione Europea, con questa nuova politica, mira a favorire una sana concorrenza che porterà inevitabilmente a un aumento dell’innovazione e a un miglioramento dei prodotti e dei servizi offerti. Questa decisione evidenzia l’impegno dell’UE nel creare un mercato digitale equo e competitivo.

Siamo fiduciosi che questa apertura favorirà un ambiente più vibrante e dinamico nel settore tecnologico, con un beneficio sia per le aziende sia per i consumatori. Vi terremo aggiornati su ulteriori sviluppi in questo ambito.


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Come è nata HeyGen? 

Nel novembre del 2020 a Los Angeles Joshua Xu e Wayne Liang fondano Movio, che in poco tempo diventerà HeyGen, una piattaforma di video digitali che utilizza l’intelligenza artificiale generativa per creare video professionali con avatar estremamente realistici. Con questa piattaforma si può trasformare uno script in un video parlato, utilizzando oltre 300 voci e diverse lingue, scegliendo uno dei 100 avatar AI, proposti dalla piattaforma, che si differenziano per età, etnia e pose.  

Come possiamo utilizzare HeyGen?

Utilizzare HeyGen per la generazione di video significa avere una piattaforma molto completa, con molte funzionalità. Grazie al suo utilizzo possiamo generare: 

A chi è rivolta questa piattaforma?

HeyGen potenzialmente è uno strumento molto interessante per molte aziende e organizzazioni. Per le startup, in fase di crescita, per pubblicizzare prodotti e servizi o anche solamente per comunicare l’identità del brand, la storia dietro l’azienda, con costi nettamente più bassi di una produzione tradizionale.

Per le aziende già avviate ha le potenzialità per diventare uno  strumento molto semplice e economicamente conveniente per rafforzare la propria immagine e popolarità. I content creator potranno tramite la piattaforma creare molti più contenuti, in diverse lingue, con molta più facilità e rapidità; mentre gli educatori potranno creare video solo partendo dallo script delle loro lezioni, senza dover registrare in prima persona ogni lezione.

In sostanza HeyGen risulta essere uno strumento rivoluzionario, con un’interfaccia molto semplice e intuitiva, facile da usare, anche per chi non ha competenze nel settore, sia di tipo informatico sia di montaggio audio-video.

Ma quali sono le funzioni principali?

Le principali funzionalità sono:

  1. Text to Speech
  2. AI Avatars
  3. Custom Avatars
  4. Generative Outfit
  5. Voice Cloning
  6. TalkingPhoto
  7. Templates
  8. Zapier Integration
  9. ScriptGen AI

Andiamo a scoprirle nel dettaglio.

TEXT TO SPEECH

Questa funzionalità serve per trasformare un testo scritto in parole, scegliendo la voce che si vuole (tra più di 300 varianti) e la lingua. È anche garantita la possibilità di aggiungere momenti di pausa, regolare l’accento e l’intonazione, per generare un video realistico.. 

AI AVATARS 

Per la creazione del nostro video possiamo scegliere ovviamente chi sarà a recitare il nostro copione; la piattaforma fornisce più di 100 avatar di diversa etnia ed età;si possono, inoltre, scegliere gli avatar in base alle pose che hanno, per dare maggior realismo al video. 

CUSTOM AVATARS 

Con HeyGen possiamo creare il nostro avatar: con un fondale verde e una telecamera, basterà riprendersi mentre si recita il discorso, farlo esaminare dalla piattaforma e, una volta che questa darà l’approvazione, il nostro avatar appena creato potrà essere usato per la generazione di qualunque video, con qualunque testo o in qualunque lingua. 

GENERATIVE OUTFIT 

Ogni avatar dovrà ovviamente avere l’outfit adatto in base al video da generare, per questo la piattaforma ci fornisce diverse categorie di abbigliamento, da quelle formali a quelle informali, o se queste non ci convincono, ci dà la possibilità di generare un abbigliamento specifico, descrivendo quale tipologia di vestiti si desiderano. Non sempre questi sembreranno effettivamente realistici, ma in ogni caso questa feature risulta molto interessante. 

VOICE CLONING 

Nel momento in cui abbiamo generato un video con il nostro avatar, il discorso potrà essere cambiato e tradotto in tutte le lingue disponibili nella piattaforma (al momento: Inglese, Tedesco, Polacco, Spagnolo, Italiano, Portoghese e Hindi). 

TALKING PHOTO 

HeyGen ci dà anche la possibilità di far “parlare” una foto, creando i movimenti della bocca e del viso in generale: è quindi capace di prendere una foto statica e renderla un video dinamico e animato. 

TEMPLATES

Sono disponibili più di 300 template, alcuni anche animati e c’è sempre la possibilità di creare il proprio, personalizzato in base allo scopo per il quale è stato pensato. 

ZAPIER INTEGRATION 

HeyGen, grazie all’integrazione con Zapier (piattaforma che permette di automatizzare il lavoro grazie all’integrazione di altre app), dà la possibilità all’utente di collegare alla piattaforma oltre 5000 app, come, per esempio, software per la gestione di progetti, o social media, per creare continuità nel lavoro. 

CRIPTGEN AI 

Con HeyGen possiamo anche chiedere direttamente alla piattaforma di creare uno script per i nostri video, in base all’argomento, la funzione del video, la lingua e altre informazioni.

Ci sono alternative a HeyGen? 

Oggi i contenuti video sono fondamentali per le aziende: oltre l’80% del traffico online risulta essere traffico video, oggi la tipologia di contenuto preferito dalla maggior parte degli utenti. L’AI in questo settore è fondamentale per le imprese, ma la produzione tradizionale di video risulta essere ancora molto costosa. Al contrario la creazione di video con i generatori AI è sempre più accessibile e conveniente.

 Sono state create tante piattaforme, negli ultimi anni, che offrono questa tipologia di servizi, tra le quali, per esempio, Pictory che consente di creare video di alta qualità, in base allo script scelto, di modificare quelli già creati, se necessario, e di creare video condivisibili (molto utile quindi per aziende con più persone che lavorano a uno stesso progetto).

Un’altra piattaforma molto interessante è Synthesys basata sulla tecnologia Synthesys Text-to-Video, per trasformare gli script in presentazioni multimediali dinamiche. Con essa possiamo, inoltre, generare video da uno script scegliendo il nostro avatar e la nostra lingua. Esistono altre piattaforme che possono essere utilizzate per scopi simili, con diversi livelli di velocità, semplicità ed efficacia. Tra queste: Deepbrain Ai, InVideo, VEED, Colossyan e Elai.io.

Scenari futuri: come cambia il nostro modo di comunicare con l’avvento di HeyGen 

HeyGen ha registrato una rapida ascesa in soli nove mesi sul mercato (dopo il suo lancio), con un tasso di crescita mensile del 50%. Ci troviamo davanti a una grande innovazione per il mondo tecnologico che potrebbe impattare in diversi ambiti: 

In sostanza sicuramente è una tecnologia che porterà a dei cambiamenti con sé, sia positivi che negativi, sarà il quanto e il come verrà effettivamente usata (come sempre) a fare la differenza. 


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Tutte le novità di IOS 17 per iPhone

Dopo l’ultima uscita dell’iPhone 15, Apple ha lanciato l’aggiornamento del sistema operativo iOS 17, disponibile in tutto il mondo e su tutti gli iPhone compatibili, ovvero:

iPhone 15, iPhone 15 Pro, iPhone 15 Pro Max, iPhone 15 Plus iPhone 14, iPhone 14 Plus, iPhone 14 Pro, iPhone 14 Pro Max, iPhone 13, iPhone 13 Mini, iPhone 13 Pro, iPhone 13 Pro Max; iPhone 12, iPhone 12 Mini, iPhone 12 Pro e iPhone 12 Pro Max; iPhone 11, iPhone 11 Pro e 11 Pro Max; iPhone Xs, Xs Max, iPhone Xr e iPhone SE modello 2020.

Vi anticipiamo già che non c’è nessuna rivoluzione nel nuovo OS, ma importanti perfezionamenti in grado di rendere l’utilizzo dell’iPhone molto più semplice e coinvolgente per l’utente. 

E per IPadOS 17? 

Le più importanti novità, invece, per quanto riguarda l’iPad hanno a che fare con la schermata di blocco, che avrà nuove opzioni disponibili per essere personalizzata, per fornire all’utente la possibilità di sfruttare in modo completo il display e inserire i propri widget, che diventano anch’essi interattivi. 

Il nuovo sistema operativo utilizza il machine learning per identificare i campi di testo dei  PDF per modificarli direttamente. Anche le funzionalità dell’app “Note” sono state ampliate: grazie ai nuovi aggiornamenti, infatti, sarà possibile lavorare anche su PDF in condivisione con altri utenti. Alcune funzioni disponibili per l’iPad coincidono con quelle già affrontate per quanto riguarda l’iPhone, come per esempio le mappe offline. 

Gli iPad compatibili al nuovo sistema operativo sono:

iPad Pro 12,9″ (2ª generazione e successive), iPad Pro 10,5″ e 11″ (1ª generazione e successive), iPad Air (3ª generazione e successive), iPad (6ª generazione e successive), iPad mini (5ª generazione e successive)

WatchOS 10: widget orizzontali e non solo 

Anche il sistema operativo dell’Apple Watch viene aggiornato con WatchOS 10: maggiori informazioni visualizzate contemporaneamente e un’interazione più immediata. La novità più importante in arrivo, infatti, riguarda il sistema di widget orizzontali che compaiono nella parte bassa dello schermo facendo ruotare la corona presente sul lato di Apple Watch. Così facendo è possibile avere le informazioni importanti disponibili in ogni momento scorrendo da una scheda e l’altra. La scelta dei widget avviene in automatico da un sistema di intelligenza artificiale, ma è possibile modificare manualmente la disposizione di un widget preferito: i widget che compariranno all’utente nei diversi momenti della giornata saranno dinamici e rilevanti in base al contesto e al momento della giornata, grazie alla rotazione del Digital Crown. 

Tutte le funzioni delle app native sono state potenziate: l’app “Salute”, per esempio, diventa più efficiente per il monitoraggio quotidiano, sia della salute fisica sia mentale: offre sessioni di respirazione guidata più personalizzate, aiutando gli utenti a rilassarsi e a ridurre lo stress.

Gli Apple Watch compatibili sono:

Apple Watch Series 4, Apple Watch Series 5, Apple Watch SE, Apple Watch Series 6, Apple Watch Series 7, Apple Watch Series 8, Apple Watch Ultra.

In conclusione

La linea tracciata da Apple con gli aggiornamenti è piuttosto chiara ed è coerente con quanto fatto finora. Anche quest’anno, le nostre aspettative non sono state deluse. Nessuna rivoluzione eclatante, ma importanti miglioramenti e tante funzionalità introdotte in grado di rendere ogni giorno quello che facciamo più semplice.


Ogni giorno, Synesthesia, grazie al lavoro di team esperti, sviluppa applicazioni mobile all’avanguardia per i propri clienti e per i propri partner. Scopri le nostre come all’interno di questa pagina dedicata.

L’iPhone 15, ma non solo

Ieri sera (ore 19:00 in Italia) in diretta streaming dallo Steve Jobs Theater a Cupertino si è tenuto l’attesissimo appuntamento annuale con il mondo Apple, durante il quale è stata lanciata la nuova linea di iPhone 15 – presentato in quattro diverse colorazioni (nera, grigio talpa, mulberry, blu pacifico ed evergreen) – e le nuove generazioni di Apple Watch 9 e Ultra 2.

Non solo una nuova gamma di colori disponibili a colpire il pubblico interessato, ma anche il display OLED super Retina XDR con Ceramic Shield per supportare la Dolby Vision. Non poteva, poi, passare inosservata anche la nuova e super performante fotocamera, con un sensore principale da 48 megapixel e una lunghezza focale da 26 mm, per garantire la massima qualità per fotografie e per video professionali.

 Le novità non finiscono qui: con l’iPhone 15 diventa finalmente realtà il tanto atteso cambio di porta usb type-c, che porterà a importanti cambiamenti legati al mondo Earpods, questo consentirà di utilizzare lo stesso cavo di ricarica per più dispositivi, e quindi, di ridurre l’impatto dei rifiuti elettronici. 

Le novità “green”: il piano Apple 2030

Il keynote andato in scena ieri sera potremmo considerarlo per certi aspetti  “inconsueto” rispetto alle precedenti edizioni poiché pone al centro dell’attenzione un tema che ci riguarda tutti da vicino: quello della sostenibilità. Ad oggi non c’è, infatti, alcuna multinazionale di simili dimensioni che abbia affrontato questo argomento in modo così deciso.

Il piano Apple per il futuro è chiaro: diventare carbon neutral per tutta la sua filiera produttiva e ciclo di vita dei suoi prodotti entro il 2030.

L’ iPhone 15 Pro: come è fatto lo smartphone più leggero e resistente di sempre?

La scelta dei materiali è ciò che dona maggiore senso di unicità alla versione Pro del nuovo prodotto Apple: la sua scocca in titanio rende questo modello di iPhone il più leggero e resistente di sempre. Gli interni, invece sono stati realizzati in alluminio per dissipare meglio il calore generato dalla batteria.

 Non è passata inosservata la scelta del nuovo chip A17 Bionic, grazie al quale l’iPhone 15, acquista una maggiore velocità rispetto ai suoi modelli precedenti. Per quanto riguarda le dimensioni del display, sono state mantenute quelle classiche: 6.1 pollici per il Pro e 6.7 pollici per la versione Pro Max. Da non sottovalutare, poi, il cambiamento della funzione (ormai storica) del tasto switch laterale, presente sin dal primo lancio del 2007 dei prodotti Apple, che diventa, da oggi, personalizzabile nella scelta delle possibili opzioni attivabili. 

I prezzi dei nuovi Iphone 15, 15 Pro e Pro Max, sono aumentati rispetto a quelli del 2022, soprattutto in Italia, sia per motivi economici, che per motivi legati ad alcune delle nuove caratteristiche integrate, come, per esempio, la nuova porta d’ingresso usb type-c. 

Apple Watch 9 e Ultra 2 

Durante l’evento non poteva mancare la presentazione del tanto atteso Apple Watch 9, progettato con un design molto simile a quello già proposto nel 2022, ma con una differenza importante: il chip S9, grazie al quale è garantita la massima tenuta della batteria e prestazioni migliori durante l’utilizzo del dispositivo.

Non è passata inosservata, poi, l’integrazione della nuova funzionalità “doppio tap” che renderà ancora più semplice e intuitivo l’utilizzo dello smartwatch. Con questa innovativa modalità di controllo sarà possibile gestire l’Apple Watch senza dover toccare il display, infatti, basterà far sfiorare indice e pollice (della mano che indossa il wearable) insieme, per due volte consecutive, in modo tale da poter eseguire rapidamente una serie di funzionalità con il dispositivo.

Arriviamo, infine, alla versione più performante della serie di orologi Apple Watch. Descritto come lo smartwatch perfetto per ogni avventura, l’Ultra 2, grazie alle sue particolari caratteristiche (la cassa è realizzata in titanio aerospaziale che lo rende robusto e leggero, la batteria è pronta a resistere a qualsiasi condizione estrema raggiungendo 36 ore di autonomia) garantisce l’immersione in acqua fino a 40 metri di profondità.

Al contrario, rispetto ai nuovi iPhone, con grande sorpresa da parte degli appassionati, i prezzi di partenza delle due versioni di Apple Watch calano rispetto al 2022.

Tutti i nuovi prodotti Apple saranno prenotabili a partire da venerdì 15 settembre, e ufficialmente acquistabili in Italia a partire da venerdì 22 settembre: non ci resta che attendere il lancio sul mercato e testare tutte le future novità del mondo Apple.


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Com’è nata questa idea? Da quali presupposti e considerazioni parte questa ricerca?

“L’idea nasce da una semplicissima considerazione: quando leggiamo un testo, spesso ci sono parole che ci risultano essere o troppo specifiche e quindi magari incomprensibili, o troppo generiche, e quindi poco informative e in un certo senso inutili o comunque inappropriate. Immaginate una ricetta di cucina in cui le istruzioni ci dicono di aggiungere “della polvere bianca” all’impasto. Ecco, una descrizione così generica non aiuta certo a creare un buon prodotto finale. Se poi la ricetta prevedesse l’uso di farina di grano duro e non quella di grano tenero, questo andrà specificato, perché indicando solo il termine “farina” non si è sufficientemente precisi e si rischiano errori.

La ricerca scientifica focalizzata sulla comprensione del linguaggio negli ultimi decenni si è concentrata sulla distinzione tra comprensione di parole astratte (tipo “libertà”) e parole concrete (tipo “tavolo”). A oggi, sappiamo che le parole concrete sono più facili e veloci da comprendere, si ricordano meglio e vengono imparate prima dai bambini rispetto alle parole astratte. La variabile della specificità però (quindi per esempio “polvere bianca” vs. “farina” vs. “farina di grano duro”), non viene mai tenuta in considerazione. Noi pensiamo però che influisca molto nel ragionamento sulle presunte differenze di processing tra parole astratte e parole concrete. Le parole molto specifiche hanno significati più precisi e quindi più “pesanti” da processare, mentre le parole generiche sono più “leggere” perché sono poco precise. Queste differenze, applicabili a concetti sia concreti sia astratti, possono influire sul modo in cui comprendiamo tali parole e sulla percepita chiarezza ed informatività di un qualsiasi testo scritto.

Lo scopo del nostro progetto è dunque quello di capire come interagiscono concretezza e specificità delle parole nella nostra mente e nel linguaggio scritto, per la generazione testi che riteniamo massimamente chiari ed informativi. Per raggiungere questi obiettivi abbiamo però bisogno di quantificare numericamente la specificità delle parole (per la concretezza queste misure già esistono), per  poter poi usarle in modelli computazionali e analisi statistiche. E da qui è nata l’idea di Word Ladders, un gioco linguistico attraverso il quale invitiamo i partecipanti a costruire scale di parole partendo da una parola iniziale.

Se ad esempio la partita propone la parola “casa” il giocatore deve creare una scala di parole più lunga possibile, aggiungendo sopra a “casa” parole sempre più generiche “es. costruzione, oggetto…) e sotto parole sempre più specifiche (es. villetta, villetta a schiera…). Il nostro gruppo di ricerca analizzerà queste scale per estrarne valori medi di specificità delle parole, mettendole in relazione al tipo di giocatore,  per poter confrontare per esempio la specificità di “casa” nel lessico di bambini e adulti, esperti di un determinato settore e non-esperti, ecc. Questi risultati ci serviranno non solo per capire come sono organizzate le parole nella mente dei parlanti, ma anche per capire l’impatto comunicativo di parole concrete, astratte, generiche e specifiche in vari generi testuali, e possibilmente creare la ricetta giusta per la parola giusta nel contesto giusto. Sì, siamo abbastanza ambiziosi!”

È possibile comprendere meglio la struttura del lessico mentale dell’essere umano attraverso il gioco?

Assolutamente sì. La gamification, cioè l’uso di elementi ludici per motivare e coinvolgere le persone in contesti non ludici, come quello accademico/scientifico, offre vantaggi significativi anche per quanto riguarda lo studio del linguaggio.

Integrando elementi ludici nell’apprendimento linguistico o nella raccolta di dati linguistici come le associazioni di parole, si rende il processo più coinvolgente e motivante, incoraggiando partecipanti diversi a partecipare attivamente attraverso sfide, giochi e competizioni.

In uno studio preliminare che abbiamo condotto su un campione di circa 200 persone, abbiamo fatto svolgere lo stesso compito (cioè la creazione di scale di parole) a due gruppi di partecipanti: un gruppo utilizzava Word Ladders, mentre l’altro gruppo svolgeva lo stesso compito su una piattaforma classica di sondaggi per la raccolta dei dati in ambito accademico (Qualtrics). Abbiamo notato che in media il primo gruppo generava scale di parole mediamente più lunghe rispetto al secondo gruppo, mentre il livello di accuratezza delle parole inserite era stabile tra i due gruppi. Inoltre, dal feedback raccolto, è emerso che il primo gruppo era molto più soddisfatto e propenso a partecipare di nuovo nella sessione sperimentale, rispetto al secondo gruppo. Questi sono vantaggi non da poco.

Come possiamo definire questa esperienza ludica per l’utente?

Per l’utente questa esperienza non è solo un modo per partecipare alla ricerca linguistica, contribuendo attivamente allo studio del lessico mentale. Word Ladders è stata pensata per portare benefici ai giocatori, tanto quanto alla nostra ricerca. Nella app l’utente può monitorare il proprio progresso personale, i propri miglioramenti nel corso del tempo, la propria posizione all’interno di una classifica che può essere filtrata in base a vari parametri sociodemografici, di modo da consentire il confronto di se stessi con giocatori e giocatrici del proprio livello professionale, o della propria età.

 Word Ladders, inoltre, stimola i giocatori a reperire dalla propria memoria quelle parole che non utilizziamo tutti i giorni. Di base, negli scambi comunicativi della vita quotidiana tendiamo ad usare poche parole (sempre le stesse!) che hanno livelli di precisione e specificità medi. Non sono né troppo generiche né troppo specifiche. Word Ladders aiuta i giocatori a fare stretching linguistico, per allungare il nostro vocabolario attivo in più direzioni, e mantenere allenato il nostro lessico. Una mente linguisticamente allenata è molto utile in varie fasi della vita: da bambini, da anziani, e anche in contesti di apprendimento di lingue straniere.

In che modo, quindi, il digitale e il gaming possono aiutare la vostra ricerca per raggiungere gli obiettivi che vi siete posti? 

Con Word Ladders raccoglieremo i dati linguistici sui quali condurremo le nostre analisi. La app mobile nel nostro caso si configura come lo strumento ottimale, perché riesce a raggiungere potenzialmente tutti coloro che posseggono un cellulare o, nel caso dei minori, che hanno l’opportunità di utilizzare un cellulare magari dei propri genitori. Per esempio, mio figlio Sean, di 9 anni, mi chiede spesso di giocare a Word Ladders sul mio cellulare. Addirittura quest’estate ha passato ore al telefono con un suo amico, sfidandosi su Word Ladders e poi discutendo insieme i risultati delle sfide e le posizioni in classifica.

Ci tengo, inoltre, a dire che Word Ladders entrerà quest’inverno nelle scuole pubbliche del territorio. Per il momento, la app è stata inclusa nel Piano Offerta Formativa (POF) biennale dell’Istituto Comprensivo IC7 di Imola. Speriamo che altre scuole seguano questo istituto, che ha dimostrato grande interesse e apertura verso questa collaborazione Università/scuole.

A Imola, infatti, grazie a interventi nelle classi combinati con attività di lettura e comprensione in collaborazione con il corpo docente, misureremo il progresso nell’acquisizione lessicale degli alunni durante l’anno scolastico, utilizzando Word Ladders. A questo proposito, se tra i lettori e le lettrici ci fossero persone interessate a organizzare un intervento nostro nelle vostre classi e scuole, vi invito a contattarci per parlarne insieme.

Perché avete scelto Synesthesia?

Perché ci ha trasmesso da subito un senso di affidabilità e curiosità scientifica verso il nostro progetto. Questo ci ha fatto capire che le nostre esigenze sarebbero state comprese e affrontate nel miglior modo. Siamo molto soddisfatti della nostra scelta.

Marianna, tu coordini il progetto Abstraction del quale fa parte “Word Ladders”. Che cosa significa per te e per il tuo team questa sfida? Che cosa ti aspetti?

Il progetto ABSTRACTION: Unlocking meaning from experience through language, è finanziato da fondi europei per 5 anni, all’interno del quadro Horizon Europe e dello schema European Research Council (grant agreement: ERC-2021-STG-101039777). Questo schema di finanziamenti, che è molto competitivo a livello europeo, favorisce il finanziamento di proposte di progetto considerate “high risk, high gain”, cioè progetti innovativi, che hanno un potenziale di cambiare radicalmente lo stato delle cose in un determinato ambito scientifico/accademico.

Mi aspetto che il nostro progetto Abstraction, che stiamo portando avanti all’Università di Bologna, lavori in questa direzione, e che la nostra app mobile Word Ladders sia lo strumento che effettivamente ci permetterà di raccogliere dati linguistici (scale di parole) che a oggi mancano, coinvolgendo migliaia di partecipanti a giocare, scalare il proprio vocabolario e migliorare il proprio lessico attivo, sia in inglese che in italiano, passando da semplici “scalatori di letti a castello” (come nei primi livelli della app) a “scalatori di montagne” (livelli intermedi), fino a diventare “scalatori lunari” (livelli avanzati). Siamo fiduciosi!

Grazie Professoressa  per la disponibilità.


Per saperne di più sul case study Word Ladders, clicca qui.

Scarica la app dagli store di Apple e Android

App Store Apple

Google Play Store

Le nuove linee guida di Google 

Dopo il rilascio di PIxel Tablet e Pixel Fold, degli scorsi mesi, Google ha dichiarato un rinnovo totale delle linee guida per la qualità delle app e dei giochi per grandi schermi. Questo ha portato a riprogrammare gli algoritmi per il posizionamento di tali applicazioni su Play Store, aumentando la loro visibilità.

Gli utenti potranno così individuare in modo più efficiente i contenuti che si adattano meglio ai propri schermi, per garantire la miglior customer experience possibile. Tra le linee guida più interessanti per gli sviluppatori vi sono sicuramente quelle connesse ai nuovi dispositivi lanciati sul mercato da Google: il supporto per tastiera, le innovative funzionalità per il nuovo prodotto Pixel Fold (come per esempio, il trascinamento della selezione e il riconoscimento del display pieghevole) e un layout a due riquadri che permetterà di trovare l’elenco dei risultati della ricerca sul lato sinistro e il caricamento della pagina dei dettagli sul lato destro.

Ma non solo, sono previsti anche miglioramenti per funzionalità già implementate come gli screenshot su tablet e il posizionamento di applicazioni non ottimizzate. Google cerca anche di tutelare maggiormente la privacy dei propri utenti e di combattere la disinformazione con le nuove norme su Play Store, nel tentativo di rendere più sicuri i propri servizi. Così, come dichiara l’azienda di Mountain View, uno degli obiettivi principali è quello di creare un “ecosistema più privato” al fine di migliorare e rendere Android un “luogo” più sicuro e funzionale per i propri utenti. 

Google Play: l’inizio di una grande evoluzione

Come afferma Google stiamo assistendo all’inizio di una grande evoluzione che porterà gli utenti a vivere esperienze sempre più immersive e personalizzate, perfettamente adattate alle esigenze di ogni consumatore. Dopo i numerosi feedback negativi ricevuti dagli utenti e programmatori di applicazioni sul malfunzionamento della piattaforma, Google ha dimostrato notevoli progressi e miglioramenti dell’interfaccia.

Attualmente non è ancora stato chiarito con certezza quando queste novità saranno operative al 100%, ma con il rilascio delle linee guida risulta evidente la strada già tracciata: adattando il suo store ai “nuovi” schermi, vuole diventare al più presto un modello da seguire per tutti gli sviluppatori di applicazioni e giochi.


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Lo scenario

Oggi nel mondo sempre più digitale in cui viviamo l’accessibilità non è più un optional, ma una caratteristica che deve essere nativa. Le applicazioni mobile sono diventate parte integrante della nostra vita quotidiana e non possiamo più farne a meno. Sembrava solo ieri quando Apple nel 2009, con il suo spot pubblicitario “There’s an app for that” ne introduceva il loro uso e spiegava in pochi secondi le infinite potenzialità che può avere un’applicazione sul proprio smartphone.

Da quel momento tanto è cambiato: ora con le app possiamo accedere alla nostra banca, fare un prelievo, prenotare una visita medica, scaricare un certificato di nascita e tanto altro. Questi servizi dovrebbero essere progettati tenendo presente tutti gli utenti, quindi anche persone ipovedenti per esempio, ma più in generale tutte quelle persone per cui l’utilizzo di un’app, se non progettata bene, risulta essere un’impresa ostica o, peggio, impossibile. 

Dal nostro punto di vista di progettisti e sviluppatori, crediamo fermamente che ogni prodotto digitale, e in particolare le app mobile, debbano essere progettate pensando a tutte le persone che potrebbero utilizzarle, anche da chi può comportarsi in modo differente rispetto alla generalità degli utenti approcciandosi al servizio in modo non convenzionale, per esempio con l’utilizzo di plugin o screen reader.

Com’è fatta un’app accessibile?

Prima di capire meglio quali possono essere i vantaggi derivanti da un’app mobile accessibile, cerchiamo di definire cosa intendiamo per “accessibilità”. 

Come riporta, infatti, l’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID):

“per accessibilità si intende la capacità dei sistemi informatici di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari”. 

Se, per esempio, nelle fasi di progettazione viene implementata la possibilità di ridimensionare il testo a proprio piacimento, consentiamo in questo modo a tutte le tipologie di utenti di fruire del contenuto all’interno della nostra applicazione, rendendola quindi utilizzabile da un gruppo sempre più ampio di persone. Il concetto di “normalità” non esiste. Il fil rouge che dovrebbe essere alla base della buona progettazione è: ideare qualcosa di utilizzabile da tutti. Non solo per chi non ha problemi o deficit di qualche tipo, allargando in questo modo la platea il più possibile. Sono molte le caratteristiche di accessibilità di una app: tra le principali, troviamo quella di fornire delle descrizioni testuali alternative alle immagini (i così definiti “alt text”), la compatibilità con gli screen reader e la possibilità di ruotare lo schermo da orizzontale a verticale.

Si definisce quindi una app “accessibile” se pensata per tutte le tipologie di utenti che potranno beneficiare di quel prodotto o servizio, indipendentemente dalla loro situazione e predisposizione fisica e/o mentale e dal possesso o meno di disabilità. L’accessibilità ha un posto di primaria importanza per tutti i principali produttori di sistemi operativi, come Apple, Google e Microsoft.

Proprio per questo motivo è fondamentale progettare l’accessibilità all’interno delle applicazioni mobile fin dall’inizio, in quanto  rappresenta un valore etico, un vantaggio economico e una necessità normativa per tutte quelle imprese che decidono di svilupparla con questi requisiti.

Etica dell’inclusività

Viviamo in un mondo diversificato, in cui le persone hanno esigenze, abilità e competenze differenti, in continuo cambiamento. Creare un’app che non tiene conto di questa diversità significa escludere una parte della popolazione, il che non solo è ingiusto, ma è anche un’opportunità persa sotto diversi punti di vista. 

Secondo il rapporto di Diamond sullo Stato dell’Accessibilità sui dispositivi mobili, il 65% delle app gratuite per iOS e il 75% delle app gratuite per Android presenti sui rispettivi Store hanno superato gli standard di accessibilità. Tuttavia, le app a pagamento hanno ottenuto risultati deludenti nel complesso: solo il 35% delle app iOS e il 29% delle app Android sono riuscite a superare i test.

Non sviluppare un’app accessibile significa escludere coloro che, per qualsiasi motivo, potrebbero avere difficoltà con un’interfaccia standard, che per un’impresa vuol dire escludere in automatico dei potenziali clienti. 

Vantaggi economici

Dal punto di vista economico, rendere le app accessibili amplia enormemente il bacino di utenti potenziali, aumentando in questo modo le opportunità economiche di un’azienda. 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), circa un miliardo di persone, ovvero il 15% della popolazione mondiale, vive con una qualche forma di disabilità. Questa condizione, inevitabilmente, si riversa anche nelle azioni che coinvolgono l’utilizzo di app per smartphone o tablet. Se, infatti, un’applicazione non rispetta correttamente i requisiti di accessibilità, questa può impedire all’utente di proseguire nella navigazione e sottoporlo a una esperienza utente negativa, con il possibile abbandono dell’applicazione.

Quello dell’accessibilità è un tema che riguarda tutti gli utenti e le future generazioni sempre più inclini a passare il loro tempo con dispositivi digitali.  Secondo il report di PWC, ben oltre l’86% degli intervistati ha dichiarato che sarebbe disposto a pagare di più per avere una migliore esperienza utente che tenga, quindi, in considerazione anche tutti gli aspetti legati all’accessibilità. 

Ignorare queste persone significherebbe perdere un segmento di mercato enorme e altamente coinvolto. In termini puramente economici, l’accessibilità non è, quindi, solamente una questione di equità, ma anche di buon senso commerciale. 

Normative sull’accessibilità

Su questo sia l’Unione Europea che l’Italia hanno leggi specifiche che obbligano a sviluppare applicazioni e software secondo criteri di accessibilità: un aspetto da non sottovalutare in fase di progettazione e pianificazione dei lavori e che a posteriori può costare anche molto caro. Gli obblighi in materia riguarderanno non solo, com’è sempre stato, le pubbliche amministrazioni, ma anche moltissimi soggetti privati, fino a essere esteso, nel 2025, a tutti gli operatori economici.

In Europa, la Direttiva (UE) 2016/2102 del Parlamento Europeo obbliga le autorità pubbliche a rendere i loro siti web e le app mobile accessibili a tutti, secondo i principi di seguito elencati.

In Italia, la legge Stanca n°4 del 2004 stabilisce criteri specifici di accessibilità per i software e gli applicativi delle pubbliche amministrazioni e dei servizi privati di pubblico interesse, non permettendo la realizzazione di sistemi non a norma. 

Conclusioni

Sviluppare app mobile accessibili è una pratica che unisce etica, economia e rispetto della normativa. È un impegno che in Synesthesia prendiamo molto seriamente. Riteniamo che ogni persona, indipendentemente dalle sue abilità, debba avere la possibilità di interagire liberamente con il mondo digitale. Siamo orgogliosi di contribuire a rendere questo mondo più inclusivo attraverso il nostro lavoro quotidiano. Ricorda: un mondo digitale più accessibile è un mondo migliore per tutti. Grazie per aver letto e continuate a seguirci per ulteriori aggiornamenti l’importanza dell’accessibilità nel mondo delle app mobile!


Nella nostra digital factory lavorano team di esperti e giovani entusiasti. Le competenze in campo sono quelle che servono per disegnare il futuro e offrire ai nostri clienti e partner le soluzioni migliori per comunicare, sviluppare il loro business ed essere all’avanguardia. Come? Scopritelo in questa pagina dedicata!

Federica e Anas, oggi siete Software Engineer in Belka. La vostra storia è legata al mondo di React Native. Ricordate quando tutto questo ha avuto inizio?

Federica: “Ho conosciuto React Native proprio in Synesthesia! È stato il primo linguaggio che ho usato per lavoro e mi ha incuriosito molto poter sviluppare applicazioni sia per Android sia per iOS con una sola codebase. Ho visto subito l’enorme potenzialità di questo framework e le analogie con React mi hanno portata a sviluppare sia su web sia su mobile”.

Anas: “Tutto cominciò due anni fa quando durante le vacanze di Natale decisi un po’ per gioco di imparare questo framework. Pensavo che mi sarebbe bastato seguire qualche video su YouTube. Ovviamente non è così che funziona, allora decisi di iscrivermi al Frontend Master e di seguire il corso di Kadi Kraman. Dopo settimane di corsi ed esperimenti ho avuto l’opportunità di lavorare su un progetto vero e proprio in Belka e da lì mi sono innamorato di questo framework”.

Stiamo per inaugurare React Native Heroes. Che cosa vi aspettate da questa prima edizione?

Federica: “Sono molto contenta di incontrare altri developer a Torino che utilizzano React Native! Giusto il mese scorso siamo stati ad App.js a Cracovia, conferenza dedicata a React Native organizzata da Software Mansion ed Expo. Per React Native Heroes devo solo fare un viaggio di mezz’ora per incontrare la community e scambiare opinioni, idee e consigli con altri dev di tutta Italia”.

Anas: “Nonostante sia la prima edizione mi aspetto una grande partecipazione all’evento. Onestamente non vedo l’ora di avere l’opportunità di parlare, imparare e confrontarmi con la community italiana di React Native”.

Il vostro talk si intitola “DESIGN SYSTEMS IN REACT NATIVE: A STORYBOOK APPROACH”. Ci potete già svelare qualche anticipazione?

Federica: “Abbiamo diviso il talk in due parti: nella prima andiamo a definire cosa è un design system e il lavoro che abbiamo fatto come team per standardizzare il processo di sviluppo per questo tipo di progetti. Nella seconda andremo ad analizzare le potenzialità di Storybook e di come può essere utilizzato in React Native. Siamo molto entusiasti di portare fuori da Belka il lavoro che abbiamo fatto come team per creare uno standard da seguire per i progetti dedicati ai design system. È stata una sfida per noi e spero che il risultato che abbiamo ottenuto possa essere utile alla community per affrontare una situazione simile”.

Anas: “Racconteremo la nostra esperienza con i design system in Belka: in particolare parleremo di cosa sono, quando ha senso crearne uno per il tuo prodotto, di come abbiamo standardizzato alcuni processi e quali concetti possiamo riutilizzare dal mondo web. Ci focalizzeremo anche su Storybook e su come sia un tool fondamentale durante lo sviluppo di un design system”.

Qual è il vostro personale approccio all’utilizzo di React Native? 

Federica: “Utilizzo il framework per lo sviluppo di applicazioni mobile, per Android e iOS. Dedico sempre un occhio di riguardo allo sviluppo delle interfacce e dei temi delle applicazioni e trovo molto interessante risolvere le diversità di layout tra i due sistemi operativi. Da un anno a questa parte utilizzo Expo e la mia developer experience è decisamente migliorata. Non può essere utilizzato in tutti i casi, soprattutto se l’app richiede delle funzionalità native, ma semplifica di molto lo sviluppo e i rilasci delle applicazioni negli store”.

Anas: “Al momento ho avuto l’opportunità di utilizzare React Native solo per sviluppare applicazioni per Android e iOS, però nonostante qualche limite, c’è la possibilità di creare prodotti anche per web, Windows, macOS, Android TV, tvOS e molti altri ancora. Ora che Apple ha presentato Vision Pro e visionOS sono molto curioso di sapere come questo framework si adatterà a questo tipo di interfacce”.

Come pensate che cambierà l’approccio a questo framework nel futuro?

Federica: “Sono convinta che in un futuro non troppo lontano React Native verrà usato anche per lo sviluppo web in maniera molto più semplice e con meno limitazioni rispetto ad ora. Da una sola codebase potremo creare applicazioni in due diversi ecosistemi: web e mobile. Sia Expo che React Native stanno facendo un enorme lavoro nell’ultimo anno per rendere le “universal app” una realtà”.

Anas: “Secondo me React Native sarà sempre più simile al cugino React. A tal punto che si utilizzerà senza alcuna limitazione un solo framework per entrambe le piattaforme: web e mobile. La community è molto attiva e grazie anche al grande lavoro che stanno portando avanti, credo che in futuro sia le performance sia l’ecosistema di questo framework miglioreranno esponenzialmente”.

Grazie a Federica e Anas per aver risposto alle nostre domande e per il vostro tempo. Non vediamo l’ora di vedervi in azione sul palco di React Native Heroes!

Grazie a voi!


Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni. Intervista a cura di Luca Greco (Copywriter di Synesthesia).

Lorenzo, la tua storia è legata a quella di React Native. Da anni sei un Senior Software Engineer in Microsoft. Ci racconti un po’ di te e del tuo percorso?

“Sono sviluppatore in Microsoft da tre anni e React Native Maintainer da cinque. Ho iniziato il mio percorso come Maintainer di React Native che ero già qui a Londra nel circuito delle startup e in quel periodo lo stavo facendo in maniera completamente volontaria fuori dall’orario di lavoro.

Successivamente, sono passato a una società di consulenza americana dove è iniziato a diventare parte integrante delle mie responsabilità, fino a quando sono entrato in Microsoft. Da questo momento in poi, ho iniziato a lavorare su React Native in modalità full time. Attualmente il mio lavoro è quello di rendere React Native il miglior tool possibile per le necessità di Microsoft e la community in generale – ed essere un Maintainer del progetto stesso mi abilita a farlo al meglio”.

Stiamo per inaugurare React Native Heroes. Che cosa ti aspetti da questa esperienza?

“Penso che sia un’ottima domanda. Io ho fatto il Politecnico a Torino e poi dopo un anno e mezzo di lavoro mi sono trasferito a Londra. Prima della pandemia, qui a Londra c’era quasi un meetup a settimana solo per JavaScript. In generale, la comunità degli sviluppatori qui era talmente attiva che una delle battute con dei miei amici era che, se uno avesse voluto sarebbe riuscito a sopravvivere di pizza ogni sera andando sempre ad un meetup diverso. A Torino invece, che io sappia, c’erano solo due piccole community. Ricordo bene che ne esisteva una che si chiamava TorinoJS.

Mi aspetto che da allora le cose siano cambiate anche un po’ qua; in questo senso questa conferenza me la immagino come l’onda di un sonar che viene inviata per capire cosa ci sia effettivamente nella comunità italiana degli sviluppatori JavaScript, React e React Native. Adesso che sono lontano è difficile capire quanto effettivamente questo software sia usato nel panorama italiano e non vedo l’ora di parlare con le altre persone alla conferenza e imparare dalle loro esperienze”.

Ci puoi anticipare qualcosa sul tuo talk “THE WORK THAT YOU DON’T SEE”?

“Il mio talk nasce dal desiderio di spiegare quanto React Native non sia solo quello che uno vede al primo colpo d’occhio.

Quando ci si approccia a React Native, se uno apre la repository su GitHub, nello specchietto laterale non c’è un linguaggio dominante, ma ce ne sono addirittura sei diversi e questa complessità può intimorire. Non solo quello: di solito, quello che succede quando si fa una nuova release è che si annunciano le feature nuove, quelle più esaltanti, quelle che spingono lo sviluppatore a fare un upgrade.

Però c’è anche tutta una serie di altri processi e lavori in corso dietro le quinte e nel mio talk voglio puntare i riflettori proprio su questi avvenimenti, che sono fondamentali per la salute del progetto. È un po’ come se stessimo rifacendo le fondamenta di una casa senza che nessuno degli abitanti se ne accorga. Di tanto in tanto, secondo me, è anche importante celebrare le cose che di solito non vengono celebrate”.

Qual è l’approccio di Microsoft? Come usate il framework?

“Non c’è una risposta semplice. Microsoft ha fin da subito guardato a React Native con molto interesse e diversi team avevano cominciato a cercare di capire come utilizzarlo fin dalle prime release. A grandi linee, il concetto chiave di React Native è “uso Javascript tramite un layer intermedio per controllare e creare applicazioni native”, e questa flessibilità ha dato modo a team come quello di Skype di utilizzarlo per le loro app mobile e ormai da anni sono completamente in React Native. 

In maniera “simile ma diversa” dentro Office si sono interrogati: “perché limitare questo approccio solo ad Android e iOS? Cosa ci impedisce di espanderci a Windows e macOS?” questo perché, ovviamente, la suite Office è soprattutto desktop. Proprio grazie al fatto che questo layer intermedio è componibile in applicazioni native già esistenti (io posso avere Word e aggiungere questo layer in maniera mirata per implementare una feature precisa) sono riusciti, nel corso del tempo, non solo a espandere React Native su Windows e Mac OS (nota: anche questi progetti sono disponibili su GitHub), ma anche ad aumentare i prodotti di punta con integrazioni tramite React Native, e adesso siamo al punto che più di 20 software Microsoft usano React Native in un modo o nell’altro.

Anche Windows 11 usa React Native nello Start Menu, nella raccomandazione del launcher e nei settings di sistema. La componibilità di React Native, aggiunta al fatto che è open source ed è quindi espandibile, è stata la ricetta perfetta per noi per assimilarlo in maniere diverse all’interno di tantissimi nostri software e prodotti”.

Qual è il tuo personale approccio all’utilizzo di React Native? Come pensi che cambierà l’approccio a questo framework nel futuro?

“È un po’ difficile per me avere un’opinione strettamente personale perché sono talmente coinvolto in React Native che diventa complicato definire i confini tra la mia visione del progetto e come vogliamo farlo evolvere. Quello che penso è, quindi, direttamente collegato con quello che vedo succedere. La cosa che più di tutte mi aveva affascinato di React Native era la semplicità, visuale e non, del codice. Ho sempre trovato React Native e JavaScript molto accessibili e sono convinto che sia ancora così. Non solo: secondo me non abbiamo ancora visto la forma finale di React Native – ci sono tecnologie che dopo 5 anni bene o male sono stabili; invece React è in giro da dieci anni, React Native da otto, e ancora adesso comunque stiamo costantemente rivisitando anche delle sue parti e idee fondamentali.

Si tratta di un progetto vivace con una community estremamente appassionata, proprio per via di quello di cui parlavo prima: l’accessibilità. Per fare un esempio pratico: con React Native non ti serve più un Mac da millemila euro per sviluppare applicazioni iOS, perché puoi usare servizi come Expo che ti permettono di fare le build delle tue app tramite il cloud, e poiché uno può modificare il codice JavaScript al runtime “over the air”, di colpo ti basta anche solo un browser (attraverso Expo Snack, per esempio) per scrivere il tuo codice e il tuo cellulare può diventare il “test device” della tua demo app. E, bene o male, quello stesso codice funzionerà allo stesso modo su Android!

Ma anche in ambienti corporate React Native è uno strumento che aumenta l’accessibilità. Ad esempio, uno dei miei colleghi qualche giorno fa raccontava in un talk che dentro Office c’è ancora del codice degli anni Ottanta, e quel codice è sicuramente inaccessibile: sarebbe difficile oggi assumere uno sviluppatore in grado di lavorarci. Però se aggiungi dei layer intermedi come React Native e permetti agli sviluppatori di usare JavaScript per contribuire a questi applicativi (con risultati che sono poi effettivamente nativi) di tenere vivo quel software.

In conclusione, React Native è un grande abilitatore. Non abbiamo ancora visto tutto e, secondo me, non ci annoieremo. Trovo incredibile il fatto che un software che è in giro da quasi dieci anni sia ancora così tanto “in movimento”. Tutto questo mi dà un senso di sicurezza, perché vuol dire che i problemi vengono discussi e in gran parte risolti per venire incontro alle esigenze attuali del mondo del software”.

Grazie Lorenzo, ci vediamo a React Native Heroes!

“Grazie a voi. A presto!”


Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni. Intervista a cura di Luca Greco (Copywriter di Synesthesia).

Dopo il recente successo della sesta edizione di Swift Heroes, il team di Synesthesia Events è alle prese con l’organizzazione di React Native Heroes, un nuovo evento dedicato a tutti gli appassionati e alla community di sviluppatori che lavorano con il famoso framework multipiattaforma, il primo evento italiano completamente dedicato a React Native. L’evento si terrà venerdì 16 giugno 2023 al Museo dell’Automobile di Torino (MAUTO) e sarà trasmesso anche in live streaming in tutti i paesi del mondo. Durante la conferenza non mancheranno occasioni di networking e formazione  grazie alla presenza di speaker internazionali e prestigiosi sponsor.  

Cos’è React Native?

React Native è un framework JavaScript multipiattaforma per la scrittura di applicazioni mobile, con rendering nativo, per iOS e Android. Si basa su React, la libreria JavaScript di Facebook (Meta) per la creazione di interfacce utente. Ogni giorno React Native viene utilizzato da migliaia di sviluppatori per i loro progetti e scaricato da milioni di utenti.
Questo framework si distingue dagli altri perché utilizza componenti nativi invece di componenti web come blocchi predefiniti: gli sviluppatori possono, così, realizzare applicazioni per smartphone e tablet per un pubblico molto più ampio, con una notevole riduzione dei tempi di sviluppo. Poiché la maggior parte del codice scritto può essere condiviso tra le varie piattaforme, React Native rende facile lo sviluppo simultaneo per Android e iOS e non solo: questo linguaggio, infatti, è molto versatile e ha il potenziale per essere ampliato anche alle future piattaforme.

Dopo il successo di Swift Heroes, Synesthesia Events dà vita a React Native Heroes

A guidare l’evento il team di Synesthesia Events, divisione eventi di Synesthesia ideatrice del format, nata per creare eventi digitali e ibridi con un’elevata componente di interazione con il pubblico. Dopo droidcon Italy, Swift Heroes e Flutter Heroes, React Native Heroes si conferma il nuovo evento che completa la line up di conferenze dedicate agli sviluppatori mobile.

Come racconta Francesco Ronchi (Presidente e Founder di Synesthesia):

“In Synesthesia utilizziamo React Native da molti anni e ritengo che sia una piattaforma molto matura e completa. Credo che sia importante condividere le best practice in modo tale da poter davvero sfruttare questa piattaforma al meglio. Siamo entusiasti del lancio di React Native Heroes perché ritengo che la piattaforma abbia un grande potenziale e questa sarà una grande occasione per discutere sulle grandi potenzialità di questo strumento. React Native Heroes completa il nostro consolidato portafoglio di eventi. Ora posso dire in tutta onestà che ci occupiamo delle piattaforme e degli strumenti più importanti per gli sviluppatori di oggi”. 

Qualche anticipazione sull’evento

La presenza agli eventi cresce sempre di più, sia a livello nazionale che internazionale: si prevedono per questa prima edizione circa 150 persone in presenza e oltre 250 collegate da diverse parti del mondo. React Native Heroes  si svolgerà a Torino presso il Museo Nazionale dell’Automobile  (MAUTO), la location che accoglie ogni anno decine di eventi anche di matrice internazionale, non solo dedicati al mondo automotive.

Attualmente ci troviamo nella fase di massima attività per l’organizzazione dell’evento: il team di Synesthesia Events sta pianificando ogni singolo dettaglio per creare un’esperienza coinvolgente, avvincente e memorabile per tutti i partecipanti, sia in presenza sia a distanza.

Come racconta Enrico Beraldo (Academy & Events Director):

“La prima edizione di un evento ha sempre qualcosa di speciale. È stato lo stesso anche per droidcon Italy, Swift Heroes e Flutter Heroes. Per organizzare eventi di successo è necessario lavorare con un team affiatato, altamente qualificato e di grande esperienza. È proprio a loro che voglio dedicare i grandi risultati raggiunti finora. React Native Heroes rappresenta per Synesthesia Events una sfida bellissima. Ci aspettiamo una grande partecipazione. La condivisione sul palco del Mauto di esperienze e case study raccontate da esperti internazionali sarà di grandissimo valore formativo per tutti. Non mancheranno, poi, i momenti di networking e di confronto agli stand e nella venue. Noi siamo pronti e non vediamo l’ora che tutto questo abbia inizio”.

Gli speaker

Tra gli speakers finora confermati,  Lorenzo Sciandra (Senior Software Engineer di Microsoft) che presenterà il talk dal titolo “The Work That You Don’t See”, che ci aiuterà a capire il funzionamento di React Native e cosa aspettarsi per il futuro. Parteciperanno anche  Tomasz Sapeta (Software Engineer per Software Mansion) e Federica Vacca (Software Engineer per Belka).

I partner

Ringraziamo, poi, gli sponsor per aver scelto di supportare la prima edizione di React Native Heroes: la loro presenza e il loro contributo saranno fondamentali per rendere questo evento un successo straordinario. Prime Sponsor dell’evento, Accenture è tra i primi ad aver supportato l’iniziativa. Partecipano attivamente a sostegno della  kermesse anche Wibo, la piattaforma nata per innovare l’esperienza della formazione in azienda;  4Dem, il servizio all-in-one che ci aiuta a gestire l’intero funnel di digital marketing,  Quaerys e molti altri.


React Native Heroes ti aspetta il 16 giugno! I biglietti sono in vendita, con una opzione straordinaria per chi legge questo post del synblog.

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