Come nasce il progetto

Reale Group offre soluzioni e tutela a più di 4,5 milioni di clienti in campo assicurativo, bancario, immobiliare e dei servizi, evidenziando una solidità tra le più elevate del mercato.

L’obiettivo è quello di realizzare 4 applicazioni B2C destinate ai clienti di Reale Mutua Assicurazioni e Italiana Assicurazioni (per device Android e iOS) con React Native che siano in grado di supportare i propri assicurati durante tutta la fase di gestione del portafoglio polizze. 

Il rapporto che lega Reale Mutua ai propri clienti si basa sulla rete capillare di Agenzie distribuite sul territorio. Lo sviluppo dell’applicazione richiesta punta, tra le altre cose, a rendere più rapido e agevole il lavoro delle singole Agenzie.

Siamo stati scelti per:

Soluzione

Abbiamo preso parte alla realizzazione delle applicazioni B2C per Reale Mutua Assicurazioni e Italiana Assicurazioni dopo aver svolto un’analisi approfondita (soprattutto per quanto riguarda la parte di UX). Il team si è occupato di tutto il processo: dalla progettazione e design fino ad arrivare all’implementazione di tutta la filiera dello sviluppo, compresa la quality assurance.

L’approccio utilizzato è di tipo Agile, con un team Scrum. La Digital Factory di Reale Mutua Assicurazioni ha partecipato attivamente durante tutta la fase di sviluppo dell’applicazione e, prima di includerci nel progetto, aveva già avviato ricerche avanzate in materia di flusso, design e sviluppo. 

Abbiamo fornito loro un importante supporto anche per quanto riguarda la parte di UXD.

Il progetto è stato diviso in due wave:

Tra le funzionalità dell’app troviamo:

Nella wave 2 troviamo, inoltre, una sezione integrativa con altre piattaforme di monitoraggio della salute, come HealthKit o Google Fit, con l’obiettivo di raccogliere dati sulla attività fisica dell’utente al fine di riconoscergli eventualmente ulteriori bonus sulle polizze. Questa funzionalità rappresenta la novità più significativa rispetto alla wave 1.

Risultati

L’app è stata pubblicata a dicembre 2020. La wave 2 è stata confermata da parte di Reale Group con molta soddisfazione dopo la chiusura della wave 1 (novembre 2020). Le attività di sviluppo della wave 2 sono cominciate in contemporanea alla prima ondata del Coronavirus, per questo motivo il team di sviluppo ha lavorato in modalità smart working. Nonostante la distanza, il clima che ruota attorno all’ambiente di lavoro è stato molto positivo e collaborativo. Tutto questo ha favorito il nascere di soluzioni innovative che hanno soddisfatto il nostro cliente. 

Volete saperne di più su quello che facciamo e sulla parte di sviluppo App? Visitate la nostra area dedicata alle soluzioni Web, App, e-commerce.

Il 9 dicembre 2020 è stata inaugurata a Torino Green Pea, la nuova iniziativa imprenditoriale ideata dal fondatore di EATALY, Oscar Farinetti. 

Dopo l’esperienza di successo nel mondo del cibo, con il modello EATALY, Green Pea è un format che punta agli altri mercati: i beni che costituiscono la parte più corposa delle attività a consumo dell’essere umano, come l’energia, il movimento, il fashion, la casa e il tempo libero. 

L’iniziativa imprenditoriale prende avvio da Torino perché a detta dello stesso Oscar Farinetti: “Da Torino prendono vita tutte le cose innovative che hanno poi avuto successo in Italia e nel mondo”. 

Green Pea nasce con l’obiettivo di dimostrare che è possibile, da subito, acquistare prodotti e servizi di grande qualità e bellezza, costruiti in armonia con la Natura e funzionali a una forma di utilizzo davvero responsabile e sostenibile.  Green Pea trasforma il rispetto per l’ambiente in qualcosa che è anche bello. Non è solo una questione etica, ma anche un nuovo modo di percepire la qualità del prodotto, la bellezza e un mood positivo e responsabile in linea con gli stili di vita moderni.

Un’iniziativa imprenditoriale che, come EATALY, vuole portare l’eccellenza italiana nel mondo rappresentata da aziende leader nel loro settore e votate al rispetto della Natura in un ciclo di produzione e vendita equilibrato per costruire un futuro più bello, rispettoso e con un occhio allo spirito imprenditoriale italiano.

Le aziende all’avvio saranno per la quasi totalità italiane, con l’impegno e auspicio di coinvolgere anche compagnie straniere a patto che siano originali e in linea con i principi del manifesto di Green Pea. Il concetto di filiera raccontato da Green Pea costituisce una parte importante di tutto il progetto.

In questa iniziativa, sin da subito, è stata coinvolta Synesthesia. L’obiettivo: creare un’app mobile innovativa in grado di accompagnare in modo digitale il consumatore dentro la nuova esperienza di Green Pea, con elementi di semplicità e usabilità unici. Un touchpoint considerato da subito come uno dei punti di maggior rilievo del progetto di comunicazione della nuova iniziativa e del suo digital environment.

Synesthesia entra a far parte del progetto anche per il suo comportamento green. Adottiamo da sempre politiche aziendali di rispetto per l’ambiente, utilizziamo energia da fonti 100% rinnovabili, favoriamo l’economia circolare e l’inclusione sotto diversi punti di vista, non ultima la lotta al gender gap.

La app che è stata pubblicata già all’avvio del progetto per gli store mobile di Apple e Google è in ottica omnicanale un elemento del progetto stesso, una guida, un assistente, un “diario di viaggio” che tiene traccia della vita del consumatore nei vari “mondi” rappresentati da Green Pea, con un particolare riferimento all’ultimo livello denominato Otium dedicato al relax e al tempo libero. La app mobile è un punto di connessione tra la fisicità del punto vendita e la community che sarà creata intorno al nuovo brand del “pisello verde”. Una community che sarà protagonista di questa rivoluzione e che potrà partecipare alla vita del brand e alle tante iniziative che saranno messe a disposizione per gli iscritti in collaborazione con altri partner autorevoli, come A-World e Short Édition.

L’utente può creare il suo Profilo Green e migliorare i suoi comportamenti sostenibili giorno per giorno, diventando parte della community. Attraverso giochi di vario tipo potrà quindi guadagnare Green Pea Points. Grazie alla selezione quotidiana di news e mini storie l’utente potrà, inoltre, informarsi e rimanere in contatto con il brand e con il resto della community.

Synesthesia ha messo a disposizione del progetto un team mobile di eccellenza e dedicato, con oltre una decina di anni di esperienza nel campo dello sviluppo di applicazioni mobile innovative.

L’app Green Pea è realizzata integrando la tecnologia di A-World. La startup innovativa Italiana scelta dalle Nazioni Unite per la promozione dei Sustainable Development Goals tramite la campagna ACTNOW e ha sviluppato l’omonima app che premia le persone per i loro comportamenti sostenibili.

In questo modo, i clienti possono usufruire di contenuti sulla sostenibilità, imparare a misurare il miglioramento del proprio stile di vita, ottenere  riconoscimenti grazie alle proprie azioni Green e ai propri acquisti. Ogni azione è premiata con punti, badge e livelli, che si traducono in sconti e accessi a servizi dedicati.

L’app è poi Integrata con Short Édition: distributori automatici di mini storie, in italiano e in inglese. Un meccanismo tecnologico e poetico con cui scoprire narrazioni sui pensieri dei grandi filosofi greci, testi originali sul tema Green curati dalla Scuola Holden, pensieri dei GP Members e dei GP Partners. Attraverso l’app Green Pea tutti i GP Members potranno inviare i propri scritti, che diventeranno parte di questo progetto narrativo condiviso e saranno distribuiti ai visitatori. 

Nella app dal lancio trovano spazio: il manifesto di Green Pea, la presentazione dei partner, l’interazione con A-World e molte altre funzionalità che via via cresceranno per arrivare nel giro di poco tempo a definire il touch point mobile completo del mondo Green Pea.

Dalle parole del fondatore e Presidente di Synesthesia Francesco Ronchi: “Siamo onorati di far parte di questa esperienza, innovativa e autorevole sia per la nostra città sia per il mondo imprenditoriale internazionale. Noi veniamo dal mondo della tecnologie e dell’innovazione e abbiam sempre fondato la nostra azione sul rispetto, sulla sostenibilità e sulla qualità della vita, partendo dai nostri team di lavoro fino ad arrivare al rapporto con il territorio e con i nostri clienti e partner. Comunichiamo i nostri valori anche con iniziative che vanno oltre il nostro core business. Adottiamo energie green, favoriamo lo smart working e l’utilizzo di sistemi green anche per la realizzazione dei nostri eventi di divulgazione”.


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I benefici dell’App Economy nell’Unione Europea sono davvero molteplici. I Mobile App Store, in particolare, hanno avuto un impatto piuttosto positivo sull’economia dell’UE portando nel 2019, in termini di valore aggiunto, un + 0,4% del PIL europeo; generando più di 1 milione di posti di lavoro; connettendo gli utenti agli sviluppatori senza alcun tipo di intermediazione con una conseguente riduzione dei costi di transizione; aumentando la fiducia e la sicurezza dei consumatori attraverso piattaforme affidabili.

Le piattaforme come gli App Store tuttavia pongono anche dei limiti, legati alla poca trasparenza dei processi e alla chiusura verso l’esterno, che possono limitare la concorrenza e danneggiare le piccole e medie aziende. Anche per questo l’UE ha introdotto nuove direttive con maggiori tutele.

L’app economy ha modificato in maniera radicale il modo di pensare di molte imprese nel corso degli ultimi anni. Sicuramente sono cambiati i modelli di business delle aziende che hanno fatto degli Store il loro principale strumento di distribuzione e vendita, legandosi fortemente a queste piattaforme per la distribuzione dei contenuti e la fruizione dei propri servizi. Possiamo affermare con certezza che i Mobile App Store hanno avuto un impatto piuttosto positivo sull’economia dell’UE nel 2019, incidendo su alcuni aspetti dell’economia europea, incidendo sulla crescita del PIL europeo con un + 0,4% e con nuovi posti di lavoro per più di 1 milione di persone che lavorano nell’industria del digital e delle app.

La maggior parte delle app nascono per semplificare i servizi offerti ai consumatori. Ikea Place App per esempio utilizza la realtà aumentata per consentire all’utente di visualizzare i mobili nella sua casa prima dell’acquisto. In futuro le app e le soluzioni digitali saranno sempre più integrate e relazionate con i servizi e i prodotti  fisici. L’emergenza Covid-19 ha sicuramente accelerato questo processo, basti pensare alla vertiginosa crescita dell’e-commerce e della fruizione degli eventi digitali. Nell’ultimo periodo in Europa abbiamo assistito a una rapida crescita della spesa dei consumatori in app (+ 19% nel 2019 rispetto all’anno precedente) dipendente proprio dalla crescita di questi fenomeni (commercio elettronico e altri servizi).

Nelle interviste condotte durante lo studio realizzato da Deloitte in questo ambito gli sviluppatori di app hanno affermato che le future innovazioni delle app non verranno dallo sviluppo dell’hardware ma dal lato del software: a oggi le piattaforme mobile hanno raggiunto un elevatissimo livello di raffinatezza e non ci aspettiamo cambiamenti che possano rivoluzionare la fruizione nel breve. Il software e i servizi sono sicuramente la chiave su cui si giocheranno le prossime innovazioni, insieme alla sempre maggiore integrazione con con altri ambiti come gli smart devices e l’Internet of Things. Grazie a queste innovazioni possiamo aspettarci che il valore creato dalle app mobile nell’Unione Europea continuerà a crescere negli anni a venire.

Per saperne di più, è possibile consultare questo report realizzato da Deloitte all’interno del quale vengono analizzati i risultati dell’App Economy nell’Unione Europea con interessanti spunti di riflessione.


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Dopo settimane di speculazioni, analisi tecniche più o meno accurate e un acceso dibattito pubblico, sono finalmente state rese pubbliche alcune informazioni ufficiali relative all’app Immuni.

Immuni è l’app ufficiale del Governo Italiano che aiuterà la popolazione a combattere la diffusione del COVID-19. Sviluppata dalla software house milanese Bending Spoons, effettuerà il monitoraggio dei contatti tra le persone (vicinanza entro pochi metri) sfruttando il Bluetooth dei loro smartphone. 

Dalla documentazione (disponibile qui) si possono trarre delle conclusioni molto interessanti sia dal punto di vista tecnico che per ciò che riguarda il design.

Nel file “Product Description” sono infatti disponibili anche i mock-up grafici delle schermate dell’app, a nostro avviso molto curati per estetica e user experience.

Ecco un paio di esempi:

Immagine 1 | Immagine 2 | Immagine 3

Dal lato tecnico risultano chiari i motivi che hanno causato il ritardo nella pubblicazione su AppStore e PlayStore. Se, in un primo momento, si era ipotizzato, per l’acquisizione dei dati utenti, un approccio centralizzato (modello PEPP-PT) che aveva fatto storcere il naso a molte persone per tematiche relative alla privacy, la documentazione conferma invece la scelta di adottare i nuovi framework introdotti da Apple e Google ad approccio decentralizzato (simile al modello DP-3T).

La scelta in realtà è stata praticamente obbligata, poiché i dispositivi iOS e Android presentano delle forti limitazioni nello sviluppo qualora si voglia rendere il proprio telefono “identificabile” tramite Bluetooth se l’app non è in esecuzione (per esempio, se il telefono è in stand-by in tasca o in borsa). 

In una inedita joint-venture, Apple e Google hanno sviluppato un’integrazione ad-hoc per permettere alle app governative di tutto il mondo (e solo a loro) di abilitare le funzionalità di contact tracing. Tali funzionalità saranno disponibili solo dai prossimi aggiornamenti di sistema operativo iOS (versione 13.5, attualmente in beta) e dei Google Play Services su Android. Come conseguenza, purtroppo, sarà probabile vedere una curva di adozione dell’app piuttosto lenta.

Un altro tema interessante affrontato in documentazione è quello relativo alla coerenza tra codice sorgente e versione dell’app effettivamente negli store. 

Se, da un lato, il codice sorgente dell’app (e dei servizi di back-end) sarà visionabile da chiunque, non c’è di fatto alcuna garanzia che la versione pubblicata e scaricata dagli utenti provenga effettivamente dalla sua compilazione. 

Per ovviare a questo delicato problema, si è adottata una soluzione basata su Continuous Integration e Continuous Delivery molto simile a quella che in Synesthesia utilizziamo già da diversi anni per automatizzare il processo di build delle nostre app.

Tramite strumenti come Github e Fastlane, l’intero processo di compilazione e distribuzione sugli store sarà eseguito su sistemi in cloud e visibile al pubblico, in modo da scongiurare eventuali manomissioni da parte dello sviluppatore e, si spera, limitando le ipotesi di complotto che hanno tenuto tanto impegnata l’opinione pubblica in questi difficili mesi di quarantena.

La documentazione pubblicata fa chiarezza dunque su molti dei punti rimasti aperti. Non ci resta che aspettare fiduciosi di veder comparire anche i sorgenti dell’applicazione vera e propria su Github, come promesso, e di provare l’applicazione sui nostri smartphone.

(Articolo a cura di Stefano Mondino – Mobile Tech leader presso Synesthesia)


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Nicola, ci racconti la tua storia in Synesthesia?

“La mia storia professionale comincia prima che Synesthesia nascesse. Ho iniziato a collaborare con Francesco (CEO di Synesthesia) nel 2010 su alcuni progetti di sviluppo Android. Per circa due anni ho lavorato con lui che all’epoca era un freelance e siamo rimasti costantemente in contatto. Dopo la nascita di Synesthesia ho seguito con interesse la sua crescita fino al 2012, quando la mia voglia di cambiare si è incrociata con la necessità di avere il primo project manager dedicato in Syn e nell’ottobre 2012 sono salito a bordo.  Synesthesia era piccola, contava meno di 10 persone, quasi tutti sviluppatori mobile”.

In che cosa consiste il ruolo che svolgi? Di cosa ti occupi esattamente?

“Nell’arco di questi 8 anni, Synesthesia è cresciuta in modo vertiginoso. I ruoli si sono arricchiti e strutturati. Per parlare del lavoro che svolgo io partirei un po’ dalla sua evoluzione: a partire dall’essere un project manager fino ad aver responsabilità su altre aree con team di 60-70 persone. Ciò che faccio è coordinare tutta l’area produttiva della Factory, capisco quali sono le sue necessità e mando avanti il flusso. Mi occupo della fase di pre-sales, quindi delle stime economiche dei progetti, di effort e durata (cioè quanto ci vuole per produrre quel determinato pezzo di software) Mi occupo delle trattative, partecipo alle gare, curo la parte di delivery e operations, quindi coordino il gruppo di PM sui vari progetti, verifico il budget e l’allocazione delle persone”.

Qual è l’approccio che il tuo team ha nella fase di sviluppo dei progetti?

“Siamo versatili e ci adattiamo alle esigenze e alla struttura del cliente. Ci sono progetti che partono con una fase di analisi e design, altri che partono direttamente nella fase di sviluppo. In generale prediligiamo l’approccio AGILE, in particolare SCRUM. Questo, però, chiaramente non è sempre possibile perché dipende dal progetto e dal tipo di budget che il cliente ha a disposizione. Passiamo da progetti che sono waterfall fino ad arrivare a progetti più complessi e strutturati, quelli richiesti dai clienti più grandi che hanno la forza di poterli portare avanti e mantenerli. In questo caso, si tratta di progetti che sono puramente AGILE. Team autogestiti partecipano attivamente alla riuscita di queste commesse condividendo con gli altri le migliori soluzioni. Questa è una delle caratteristiche dell’approccio AGILE, cioè il fatto di essere maggiormente interattivo e migliorativo. Così facendo, ogni progetto, ogni sprint di progetto ci viene un po’ meglio di quello precedente”. 

Le nuove applicazioni utilizzano tecnologie sempre più innovative e di frontiera, basate su importanti scoperte scientifiche e sul significativo impiego dell’intelligenza artificiale. Fino a dove queste tecnologie potranno spingersi?

“Sicuramente ben oltre quello che noi immaginiamo in questo momento. Grazie alla tecnologia a disposizione: possiamo continuare a vivere le nostre vite, ordinare il cibo a casa, vedere film senza andare al cinema per proteggerci dal contagio del coronavirus. Oggi ci sono tecnologie che sono talmente avanti da sembrare quasi magiche, come la traduzione del linguaggio in tempo reale in un’altra lingua; l’identificazione dei pattern nelle foto o nei video; i Sentiment analysis, che consentono di capire il mood di una frase. C’è poi un’altra interessante evoluzione che tende a “portare fuori” la tecnologia dai classici dispositivi (pc, telefoni, televisori) per trasferirli in oggetti che fino a qualche tempo fa erano considerati “non intelligenti”, come per esempio gli orologi o i sensori di vario genere, ora in grado di adattarsi in base all’ambiente”. 

Oggi Google Home e Alexa hanno ormai portato il sistema di riconoscimento vocale nelle case di tutti, un po’ come avvenne tempo fa con le televisioni. Come te le immagini le applicazioni del futuro?

“Le applicazioni del futuro probabilmente non saranno applicazioni. Se portiamo questo paradigma all’estremo non avremo più applicazioni come le intendiamo oggi. Forse non avremo più bisogno di avere un’interfaccia, ci basterà parlare o fare dei gesti. Per esempio, il frigo potrà ordinare dei prodotti non perché l’intelligenza artificiale gli avrà fatto capire che lo yogurt è finito, ma avrà capito che io ne voglio comprare ancora semplicemente perché lo desidero e perché ho un determinato budget da spendere. Molti sistemi simili a quelli che ho descritto esistono già, ma si tratta di sistemi che ignorano alcuni fattori, come per esempio quello del prezzo. Siamo solamente agli inizi di tutto questo. Le applicazioni del futuro saranno certamente molto più integrate con tutto quello che ci circonda. Stiamo andando incontro a una sempre più estesa “virtualizzazione dei processi umani”, che ci permette di compiere qualunque azione attraverso un’applicazione, tramite un servizio, senza dover andare fisicamente in un luogo. Questo rappresenta un vantaggio indiscutibile ”.

Lavorare per Synesthesia significa? 

“Crescere. Crescere con delle persone a cui voglio bene. Significa fare un lavoro che amo profondamente. Lo amo perché lo faccio con le persone giuste che mi danno la fiducia di farlo. É un’avventura incredibile. Quando ho iniziato a lavorare ricordavo a me stesso che ogni due anni volevo cambiare azienda. Per i primi anni è stato così, fino a quando ho iniziato a lavorare qui. Mi auguro di continuare così”.


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Che cos’è TheLab?

“Oggi TheLab è un’azienda specializzata nello sviluppo e nella commercializzazione di app. Siamo partiti con un’idea, validata e finanziata nella Silicon Valley. Poi abbiamo creato un team molto agile con competenze specifiche. Dall’esperienza come start-up abbiamo tratto gli insegnamenti che cerchiamo di condividere con le altre aziende con cui lavoriamo. Facciamo da mentor a chi ha le idee giuste ma ancora poca esperienza”.

Qual è la sfida più grande nel produrre app ?

“Dipende a chi lo chiedi! L’elemento di sviluppo comporta necessariamente aggiornamento quotidiano e una gestione “agile” del team che ci permette di collaborare “seamlessly” con altri dev team, in particolare con i gruppi di lavoro di Synesthesia.

Ma abbiamo imparato che senza tenere conto del marketing non si va da nessuna parte. Non solo bisogna sapere commercializzare l’app in mercati e su piattaforme con un pubblico differente, ma soprattutto integrare i criteri del digital marketing già dal design del prodotto. Questo vuol dire pensare a una UX che valorizzi e aumenti le conversioni, e soprattutto conoscere nel dettaglio e sfruttare al massimo strumenti come sonde e analytics. Grazie al minuzioso lavoro di marketing, oggi abbiamo app come Facestar e Facebrity nella top 10 di molti paesi in ambito entertainment”.

Pensi che aziende più grandi e strutturate possano adottare questa attitudine?

“Dovrebbero e in parte qualcuno sta già cambiando approccio. Ma i tempi di trasformazione per una realtà molto grande sono lunghi. Il nostro vantaggio è che ci siamo “pensati” già per questo flusso di lavoro. Anche nel periodo più recente, con tutti i problemi legati all’emergenza Covid-19, riusciamo a lavorare su molti progetti con un team ridotto ma molto affiatato, che non si spaventa se il progetto cambia direzione. Il momento di pivot è la norma per le start-up, mentre in ambito corporate non è visto di buon occhio”.

Parliamo di progetti conto terzi. Cosa cercano i clienti in TheLab ?

“Competenze specifiche e tempi rapidi di sviluppo. Non posso entrare nei dettagli, ma stiamo lavorando con un provider ad un’app per la gestione della fatturazione elettronica. Poi ci sono dei progetti legati al food, in cui ci viene chiesto di gestire (sempre con un’app) prenotazioni e community. Sicuramente adattabilità e processi ben rodati. Su questo non possiamo che essere contenti di lavorare su DevOps (sulla piattaforma Microsoft Azure). Forse la cosa che manca di più (in giro) sono le figure di analisti funzionali e tester. Noi abbiamo investito molto in questo comparto”.

Ora affiancate anche giovani imprenditori e start-up come mentor. Su quali progetti state lavorando?

“Registro ci sta dando grandi soddisfazioni. L’app (la cui idea e sviluppo iniziale è merito di un ex liceale, ora ingegnere) permette di gestire il registro elettronico e la propria vita scolastica a migliaia di studenti. L’app, compatibile con la maggior parte dei registri ufficiali, è già alla 2.0 per iOS e in sviluppo per Android.

Stiamo anche per lanciare un’app social, ma non dico altro altrimenti i soci mi sgridano… Non vediamo l’ora che sia l’autunno. Ci aspettano molte novità!”

Grazie per il vostro tempo e in bocca al lupo per tutto.


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  1. Serve un Mac – Per sviluppare un’app per iOS, serve necessariamente una macchina in grado di supportare macOS e Xcode (l’ambiente di sviluppo nativo per tutte le app Apple). Se non si hanno esigenze particolari, il MacMini (nella sua nuovissima edizione 2020) è il dispositivo con il miglior rapporto qualità/prezzo, perfetto per iniziare.
  2. Swift – Il linguaggio di programmazione da utilizzare per le app iOS è Swift, sviluppato da Apple a partire dal 2016 e in seguito reso open-source anche per piattaforma Linux (su cui si può usare per applicativi server-side, software in console e simili, ma non per app native). In alternativa a Swift, iOS continua a garantire il supporto a Objective-C, il linguaggio di programmazione “storico” usato da Apple per i propri framework di sistema e da tutti gli sviluppatori prima del 2016.
  3. Apple developer program – Per pubblicare le proprie app sull’App Store, è necessario registrarsi sul portale degli sviluppatori Apple tramite una sottoscrizione annuale di 99$. Se si intende distribuire applicazioni aziendali a stretto uso interno senza renderle pubbliche sull’app store, è possibile registrare un profilo enterprise al costo di 299$/anno, previa approvazione da parte di Apple tramite un questionario.
  4. Sign in with Apple – Da Aprile 2020, tutte le applicazioni dotate di un “social login” (autenticazione dell’utente tramite un social network come Facebook) dovranno obbligatoriamente supportare Apple Sign In, il sistema di autenticazione nativo integrato negli iPhone che garantisce maggiore privacy ai propri utenti. Le app dotate di solo accesso tramite email e password sono invece esenti da questo obbligo.
  5. App review – Prima di approdare sull’App Store, ogni applicazione deve superare la “review” da parte del team di Apple. Durante questa fase, viene controllato che il software rispetti i termini di utilizzo tramite test automatici e prove fisiche dell’app da parti di addetti al controllo qualità. In caso di problemi, il team di validazione comunica l’anomalia riscontrata e lo sviluppatore deve ri-sottomettere una nuova versione dell’app fino all’approvazione finale.
  6. Videogame e Arcade – Per sviluppare un videogioco, è possibile utilizzare i framework nativi SpriteKit e SceneKit (rispettivamente per 2D e 3D) o affidarsi a soluzioni cross-platform come Unity e Unreal Engine, perfettamente compatibili con iPhone, iPad, AppleTV e Mac. Apple, inoltre, seleziona e finanzia sviluppatori indipendenti e aziende che siano in grado di sviluppare videogiochi per la piattaforma Apple Arcade (con priorità a chi accetti di sviluppare in esclusiva per la piattaforma stessa).
  7. SwiftUI – Dal 2019 in avanti, è disponibile SwiftUI, un framework per realizzare interfacce grafiche native. SwiftUI permette l’anteprima in tempo reale dell’interfaccia in via di sviluppo (senza necessità di compilare e avviare l’app, risparmiando tempo) e permette di scrivere codice per componenti grafici indipendente dalla piattaforma finale: in altre parole, lo stesso blocco di codice, senza modifiche, può essere utilizzato dalle 4 piattaforme principali di Apple (iOS, watchOS, macOS e tvOS). Sarà il sistema operativo, una volta avviata l’app, a scegliere il componente di visualizzazione opportuno.
  8. Gestione display – La gestione della risoluzione video dell’app è completamente automatica e non deve essere tenuta in considerazione durante lo sviluppo. Apple ci ha abituati ai vari display Retina, Liquid Retina e Super Retina, ognuno abbinato a varie risoluzioni dello schermo tra i vari iPhone e iPad di varie dimensioni. Grazie al sistema di Autolayout per la creazione delle interfacce grafiche e la gestione multi-densità degli asset grafici (le immagini che si incorporano nelle app), lo sviluppatore non deve preoccuparsi delle varie differenze di schermo: ci pensa il sistema operativo.
  9. Playgrounds – Per iniziare a programmare con Swift, Xcode mette a disposizione i Playground, semplici “contenitori” costituiti da singolo file dove testare brevi istruzioni di codice visualizzandone il risultato in tempo reale. É anche possibile utilizzare l’app Swift Playgrounds direttamente su iPad per iniziare a prendere dimestichezza con Swift anche senza l’uso di un Mac.
  10. App webview-only – Le webview consistono in componenti nativi in grado di visualizzare al loro interno dei contenuti web (in HTML). Sebbene la tentazione di raggiungere l’AppStore (e relativi benefici in termini di visibilità sui motori di ricerca) sia condivisibile, è utile sapere che non è possibile pubblicare sullo store app che comprendano soltanto webview e contenuti già fruibili via browser senza evidenti distinzioni: il team di review ha precise istruzioni per rifiutarle tutte. Come regola generale, l’app deve aggiungere valore all’esperienza utente già presente online, utilizzando funzionalità del device che non sono disponibili su browser (bluetooth, localizzazione, notifiche push, ecc.) o comunque presentando un’interfaccia grafica nativa e fluida.

Synesthesia, grazie al lavoro di team esperti sviluppa applicazioni all’avanguardia per i propri clienti e per i propri partner. Scopri le nostre Creazioni digitali all’interno di questa pagina dedicata. Continuate a seguirci per essere aggiornati costantemente sulle novità della nostra factory.