Ogni giorno, oltre limiti geografici e temporali, ci muoviamo, pensiamo e agiamo attraverso idee, pareri e conoscenze condivise.
Abitiamo nei social network, nei blog e nelle community. Tutto è ormai facilmente alla portata di un touch (clic). Grazie alle sue dinamiche collaborative il digitale sta cambiando il mondo, modificando radicalmente i bisogni e i diritti dell’uomo. Oggi, avere diritto alla conoscenza implica l’esistenza di un sapere sociale percepito non come una proprietà esclusiva e difficile da raggiungere, ma come un bene comune di facile accessibilità.
Questa “società della conoscenza condivisa” si fonda sulla trasmissione di informazioni e visioni tra utenti aventi pari dignità e “autorità conoscitiva”. È in gioco un tipo di conoscenza maggiormente egualitaria, esperenziale (non indiscutibile e sempre nel vivo di ciò che accade) e solidale (ognuno di noi si riconosce nei pareri, nelle emozioni e nelle sensazioni trasmesse da altri).
Il web è nato per cambiare il mondo e per renderlo un posto migliore connettendo tra loro persone con idee liberamente e universalmente disponibili. Questo era l’obiettivo del suo “inventore” Tim Barners Lee. Molte, purtroppo, sono le popolazioni del pianeta che non sono ancora in grado di accedere ai suoi benefici a causa di costi inaccettabili o politiche governative troppo restrittive.
Il web ha le sue regole. Ogni condivisione di conoscenza è anche una condivisione di responsabilità: ognuno di noi ha il compito di salvaguardare il suo accesso facile, libero e sicuro (per esempio è necessario se non vitale interrogarsi sulla tutela dei dati personali degli utenti). Oltre 80 organizzazioni, in rappresentanza di alcuni governi, sono state coinvolte e si sono impegnate a sostenere lo sviluppo di nuove politiche digitali.
“Contract for the Web” è un vero e proprio contratto per la salvaguardia web che assicura a ogni individuo, ovunque esso sia, il diritto di potersi connettere a Internet liberamente e in modo sicuro. Per rendere tutto ciò realizzabile sono stati fissati obiettivi da raggiungere.
Secondo lo scenario digitale futuro ipotizzato, entro il 2025 1GB di dati mobili non costerà più del 2% del reddito medio mensile; entro il 2030 l’accesso a Internet (a banda larga) sarà disponibile al 90% dei cittadini; almeno il 70% dei ragazzi di età superiore ai 10 anni e gli adulti svilupperà competenze in materia tecnologica, di informazione e di comunicazione (TIC).
All’interno di questo scenario tutti gli stakeholder nazionali e internazionali hanno il compito di sviluppare una regolamentazione chiara ed efficiente sui meccanismi di risoluzione delle controversie, di moderazione e sull’eliminazione dei contenuti al fine di limitare gli impatti della disinformazione. Lo scopo è quello di assicurare percorsi efficaci verso un accesso facile e sicuro a Internet. Ogni tipo di rimozione di contenuti illegali sarà fatta in modo coerente con la legge sui diritti umani: saranno infatti proposte leggi e regolamenti nazionali per garantire l’effettiva applicazione dei diritti stabiliti dai trattati internazionali sui diritti umani, come per esempio la libertà di espressione, associazione e riunione pacifica.
Per quanto riguarda il rispetto e la protezione dei diritti fondamentali sulla privacy e sui dati online delle persone molto è stato già fatto. Oggi, chiunque utilizzi i dati personali di un soggetto è tenuto a rilasciare una chiara informativa per illustrare le finalità e le modalità di trattamento dei dati, mentre il soggetto che fornisce i dati può verificare la correttezza del trattamento e, in alcuni casi, revocare il proprio consenso. La materia, tuttavia, resta molto dibattuta: l’applicazione di queste regole al mondo del web implica numerose difficoltà proprio sul tema del controllo, spesso considerato come il principale ostacolo alla libera circolazione delle informazioni. Al fine di rendere il flusso di informazioni trasparente a garanzia e tutela degli interessati, nel 2008, in occasione della Conferenza internazionale delle Autorità di Protezione dei dati, 70 authority si sono riunite per valutare i rischi dovuti all’innovazione delle tecnologie. In particolare, il tema dei social network ha sollevato la necessità di colmare alcuni importanti vuoti legislativi relativi alla trasparenza delle informazioni e al controllo da parte degli utenti sui dati che li riguardano e le impostazioni di default orientate alla privacy. Tutte le nazioni si impegnano, all’interno delle loro giurisdizioni, a ridurre al minimo la propria raccolta di dati a ciò che è adeguato, pertinente e necessario per raggiungere un interesse pubblico chiaramente specificato.
Synesthesia, svolge un ruolo da protagonista all’interno di questo scenario. Ogni giorno immagina e realizza progetti per il web nel rispetto dei diritti fondamentali sulla privacy e nel rispetto della libertà d’informazione. Un mondo digitale migliore è possibile, basta pensarlo, volerlo, progettarlo e renderlo più “trasparente” e accessibile per tutti.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
Startup ed innovazione: i nostri partners si raccontano
Lorenzo Sistino dopo aver lavorato per oltre 25 anni in Fiat e Fca è diventato fondatore e amministratore di Miacar, la startup piemontese che ha applicato il format dell’e-commerce all’acquisto delle automobili.
Il 18 Settembre 2019 alla galleria d’arte Gagliardi e Domke si è tenuta una conferenza stampa con lo scopo di presentare i risultati della ricerca condotta online negli ultimi mesi: chi è l’utente medio di Miacar? Perchè l’acquisto online di macchine sta aumentando notevolmente?

Sistino spiega che, a differenza di quanto si possa immaginare, coloro che acquistano su internet un’automobile sono in media la stessa tipologia di consumatori presenti sul mercato tradizionale.
Non si tratta quindi solo di millenials abituati alle tecnologie, ma anche di over 60 con meno dimestichezza con il mondo digitale e con gli acquisti in rete: Il 52% ha almeno 50 anni e quasi il 20% supera i 60 anni.
Quello che rende l’idea di Miacar vincente e che favorisce un continuo aumento delle vendite attraverso il suo e-commerce, è prima di tutto la convenienza per il consumatore: su Miacar macchine nuove o a km 0 possono raggiungere fino al 40% di sconto.
Questo è possibile grazie ad un ecosistema finemente organizzato che permette a 105 concessionari ufficiali in Italia di mettere a disposizione i propri prodotti con un progressivo incremento di sconto all’aumentare della distanza tra quest’ultimo e il potenziale acquirente.
Una volta pagata una percentuale equivalente circa al 2% del costo complessivo della macchina, Miacar offre infatti prodotti in tutta Italia con la possibilità di scegliere se andare a ritirare l’auto di persona oppure utilizzare il servizio di consegna a domicilio.

Questo sistema risulta così semplice, immediato e pratico per il consumatore che, racconta Sistino tra le curiosità della startup, Miacar ha venduto un’automobile ad un cliente residente addirittura a Chicago, che dopo averla comprata ha chiesto che fosse consegnata alla sorella, residente ad Agrigento, per il giorno del suo compleanno.
Synesthesia, che si è occupata in prima istanza della creazione dell’e-commerce iniziale di Miacar e che continua a seguire la startup con attività di digital marketing, ha chiesto a Lorenzo Sistino di raccontare la sua esperienza dallo stato embrionale della startup fino ai primi successi.

Com’è nata l’idea di Miacar?
“L’idea di Miacar è nata da un bisogno del consumatore, che ho avuto modo di riscontrare duranti gli anni dedicati a lavorare in questo ambito. Ovvero il bisogno di evitare il disagio e la perdita di tempo della negoziazione che avviene quando ci si reca in uno o più concessionari per comprare un’automobile. L’idea di Miacar quindi è quella di semplificare il processo di acquisto dell’auto rendendolo più facile, più conveniente e più trasparente.”
Qual è il maggior punto di forza di Miacar?
“La possibilità del cliente di capire esattamente quanto spende, avere a disposizione immediata tutte le informazioni necessarie senza muoversi da casa, con la certezza di star acquistando da un concessionario ufficiale.”
Quali sono state le più grandi difficoltà incontrate da Miacar fino ad ora?
“Miacar è stato il primo sito a permettere un vero e proprio acquisto online, con tanto di transazione. Come ogni innovazione l’ostacolo iniziale è quello della visibilità: farsi conoscere dai clienti e rendere per loro questa operazione, complessa e impegnativa, il più semplice possibile. Direi che ci siamo riusciti, grazie anche ai nostri partner tra cui il primo e il più importante, ovvero Synesthesia.”
Qual è il successo più gratificante per Miacar?
“Sicuramente leggere le recensioni dei nostri clienti: ci avvaliamo di Feedaty, un ente terzo che certifica le valutazioni. Vedere risultati così alti (4,9 su 5) espressi da clienti soddisfatti è sicuramente un feedback importante e positivo che ci dà il carburante per continuare con entusiasmo e impegno.”
In che modo Synesthesia ha portato valore a Miacar?
“A partire dalla fase di ideazione e progettazione Synesthesia è stata un supporto fondamentale nella realizzazione della nostra piattaforma eCommerce e nelle sue successive evoluzioni. Synesthesia è stato il seme di Miacar e rimane, oltre che un nostro socio, uno dei nostri advisor e partner tecnici privilegiati”.
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I numeri di internet
Secondo una ricerca condotta da Mary Meeker, ad oggi più del cinquanta per cento della popolazione mondiale ha accesso ad internet: 3,8 miliardi di utenti navigano la rete in modo sempre più attento e consapevole. Un’utenza di questa portata non può che impattare in modo incisivo sulle strutture sociali e istituzionali: lavoro, sanità, istruzione e così via. Alcuni dati possono fornirci una valida chiave di lettura per questo complesso fenomeno.
Prima di entrare nello specifico della questione, è bene tener presente che: il 53% degli utenti viene dall’Asia. La Cina guida il mercato raccogliendo il 21% degli utenti totali; l’India raccoglie il 12%. Seguono gli Stati Uniti, con l’8% dell’utenza mondiale e il dominio assoluto del mercato digitale: otto delle prime dieci più grandi aziende operanti nel settore informatico provengono dagli USA (Amazon, Apple, Facebook, Paypal ecc.), la cui concorrenza più accanita è rappresentata dalla Cina. Nonostante questi dati evidenzino una larga diffusione, la crescita dell’utenza sta rallentando: dal 7% del 2017 si è passati al 6% nel 2018.
Il tempo trascorso sul web è in aumento. Negli Stati Uniti l’utente medio trascorre 6,3 ore della propria giornata online, di cui più della metà su mobile. La preferenza degli utenti è infatti quella di usare i dispositivi mobili, che oggi superano per tempo di fruizione e interesse la televisione. L’uso dei wearable devices è raddoppiato negli ultimi cinque anni.
Mary Meekers, nella sua ricerca, schematizza così le conseguenze che derivano dalla connessione costante degli individui alla rete:
Effetti positivi: Self-Expression, Real-World Relationships, Access To Health Info, Awareness of Others, Emotional Support, Community Building.
Effetti negativi: Self-Identity Loneliness, Depression, Bullying Body Image, Anxiety, Fear of Missing Out, Sleep Quality / Amount.
Ora che abbiamo delineato le abitudini e la distribuzione degli utenti di internet, possiamo soffermarci sui contenuti.

Comunicare con le immagini
La tendenza a utilizzare l’immagine come unità comunicativa riporta a un passato decisamente remoto. La condivisione di pensieri, è ancora oggi legata in larga parte a immagini e video. Questa tendenza appare in crescita: le piattaforme più image-centered stanno inglobando la concorrenza. Luoghi come Instagram e Pinterest stanno rapidamente prendendo il posto dei “tradizionali” eCommerce, espandendo la loro area di competenza.
Con l’importanza delle immagini crescono anche gli strumenti messi a disposizione per coloro che vogliono esprimersi. Le persone infatti vogliono raccontare storie attraverso le immagini editate e i video. Una dimostrazione è Snap Lens Studio (tool dove è possibile creare, pubblicare e condividere esperienze in augmented reality) che sta crescendo in fretta, così come la community Lens Views.

Accrescono anche i tool di design che permettono di adattarsi e avere più fluidità. Canva permette di scegliere il template, modificarlo, collaborare in team e esportare l’asset ovunque.
Il design è diventato una parte critica della maggior parte delle professioni per comunicare idee. Piuttosto che rimanere bloccati con complicati strumenti basati sul desktop, Canva si propone di rendere accessibile a tutti la creazione di grafiche del tutto professionali.


L’immagine è una delle componenti che costituiscono il messaggio della comunicazione. Parlando della comunicazione e delle sue forme, la ricerca di Meekers apre altri interessanti spunti.
Informazione, disinformazione, fake news
I mezzi digitali hanno permesso nuove ed efficaci vie di trasmissione del sapere. Le notizie viaggiano veloci come non mai, coprendo distanze prima assolutamente impensabili. La quantità d’informazione che il web veicola è enorme, incontrollata e facilmente accessibile; per questo quando parliamo di internet parliamo anche di notizie false, cospirazioni, rumors.
Le possibilità aperte dallo spazio digitale in ambito comunicativo presentano quindi due lati, uno lo specchio dell’altro. Condivisione di cultura e diffusione di teorie cospirazioniste sono realtà coesistenti.
Fruizione dei contenuti: il modello FREEMIUM
Offrire all’utente un servizio prima di chiedere un compenso risulta oggi, secondo i dati proposti da Meekers, la strategia vincente.
Il cosiddetto modello Freemium è composto da una user experience gratuita che rende possibile un maggior coinvolgimento e social sharing; mentre la parte premium porta alla monetizzazione e alle innovazioni di prodotto.
Uno dei tool freemium per le aziende è G-Suite, che offre prodotti digitali amati da miliardi di utenti grazie alla semplicità del design e alla fluidità dell’esperienza.
Guardando al consumatore, il servizio di musica streaming Spotify attualmente ha raggiunto quasi il 50% degli utenti paganti. Spotify ha saputo riconoscere che gli utenti vogliono ascoltare musica gratuitamente e immediatamente. La versione gratuita funge da anteprima per le potenzialità del prodotto completo, lasciando intravedere le possibilità dell’esperienza a pagamento.
Il mercato dei dati raccolti
Fruire di un servizio digitale significa fornire delle informazioni sui nostri gusti, sulle nostre preferenze e necessità. I dati e gli algoritmi che li utilizzano costituiscono un’altra componente essenziale del panorama web.
Da un’indagine sui clienti retail emergono i seguenti risultati: il 91% preferisce le marche che forniscono offerte / raccomandazioni ad hoc; l’83% è disposto a condividere passivamente i dati in cambio di esperienze personalizzate; il 74% è disposto a condividere attivamente i dati in cambio di esperienze personalizzate.
Ciò che viene percepito come casualità è invece generato da schemi progettati da sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale. Oggi le aziende stanno sfruttando sempre di più i dati per migliorare le esperienze dei clienti, aprire nuovi mercati, e creare nuove fonti di vantaggio competitivo.
Quelli che abbiamo raccolto in questo articolo sono solo alcuni dei tanti argomenti affrontati dalla ricerca “Mary Meeker’s 2019 internet trends” consultabile qui.
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In ambito informatico e anche legale, di pari passo con il crescente interesse per la tecnologia blockchain, si sta affacciando il concetto di “contratto intelligente” o smart contract.
Ma che cosa sono gli smart contract? Avevamo già trattato il tema della blockchain (in particolare quella di Ethereum) in questo articolo nel quale avevamo anche accennato molto brevemente proprio al concetto di smart contract.
Vediamo di approfondire il tema e di fare chiarezza su cosa sono gli smart contract.
Con il termine smart contract si intende un protocollo informatico col fine di facilitare, verificare o imporre l’esecuzione di un contratto*
Possiamo quindi considerare gli smart contract come contratti tra automi.
Differenze tra smart contract e contratti tradizionali
Quest’ultima è una delle differenze principali tra “contratti intelligenti” e i contratti normali che avvengono invece tra persone.
Altra differenza è che gli smart contract non si basano su sistemi di pagamento tradizionali, bensì su pagamento tramite digital wallet (software/hardware installato su PC o dispositivi mobile che permettono di effettuare transazioni tramite criptovalute utilizzando la tecnologia blockchain).
L’innovazione principale degli smart contract è però quella di non necessitare di controllo umano. Questo perché la tecnologia blockchain sottostante verifica in automatico che sussistano e/o si verifichino le condizioni necessarie alla stipula e all’adempimento del contratto,garantendo la trasparenza, la tracciabilità e la condivisione dei dati da parte di tutti gli attori partecipanti alla blockchain.
Questa caratteristica promette di innovare praticamente qualsiasi settore in cui sia necessario gestire asset digitali o trasferimento di valute o beni consentendo una larga diffusione degli smart contract nei prossimi anni.
Per questi motivi abbiamo deciso di investire in competenze interne, e abbiamo iniziato il 2018 investendo in eventi e formazione, sia interna che esterna.
In questa logica abbiamo proposto il primo workshop operativo aperto anche a sviluppatori esterni, in cui abbiamo affrontato gli aspetti teorici della blockchain e degli smart contracts per poi arrivare a insegnare come scrivere a livello di codice il proprio “smart contract”. Interesse e partecipazione sono stati molto elevati, pertanto proseguiremo con ogni probabilità nell’offrire opportunità formative di questo tipo, a vari livelli.
Di alcune delle possibili applicazioni pratiche dei “contratti intelligenti” hanno inoltre parlato il nostro collega Marco Roberti e Fabio Fiori, CTO di Food Chain durante il loro intervento al Computational Law & Blockchain Fest Torino (2018) tenutosi presso Il Talent Garden Fondazione Agnelli.
Riportiamo qui il video del loro intervento. https://www.youtube.com/embed/S_aqVOqt34s?rel=0&controls=0&showinfo=0
Per approfondire l’argomento e capire ancora più nel dettaglio cosa sono gli smart contract e come scriverli (in particolare quelli basati sulla blockchain di Ethereum) vi invitiamo ad iscrivervi al gruppo Ethereum Blockchain Torino.
Oltre al tema formativo/educational abbiamo integrato in azienda naturalmente quello più consulenziale e di sviluppo per le aziende.
L’interesse percepito nel mercato è elevatissimo e – come detto – le competenze in gioco sono ancora molto contenute.
Come Synesthesia ci proponiamo già oggi come partner strategico in grado di valutare la reale utilità oggettiva dell’utilizzo di piattaforme blockchain nei propri servizi/prodotti, provvedendo successivamente alla scrittura del codice necessario per implementarli allo stato dell’arte.
Se volete valutare l’opportunità di formazione o sviluppi su smart contract e blockchain prendiamoci un caffé assieme: sarà un piacere discuterne.
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Che i Social Media siano uno strumento in costante evoluzione è cosa ormai nota: dalle fake news ai video lunghi, alle priorità del newsfeed, le novità introdotte negli ultimi mesi nelle varie piattaforme Social sono davvero tante e non possono essere ignorate.
Certo è che, di fronte a tutti questi cambiamenti, le domande sorgono spontanee e spesso è difficile trovare una risposta ad ognuna di esse.
Soprattutto nel corso del 2017, ad esempio, Facebook ha introdotto cambiamenti progressivi nell’algoritmo che regola il flusso di notizie assegnando un ruolo chiave ai post sponsorizzati a scapito di quelli organici. Di fronte a questo scenario la riflessione che ne consegue è quindi la seguente:
“Ha ancora senso per una piccola impresa, che non ha grossi budget da investire in adv, mantenere una presenza su Facebook con tutti gli sforzi in termini economici e di tempo che ciò comporta?”. Durante il Social Media Strategies abbiamo avuto l’opportunità di rivolgere questa e altre domande a Cosmano Lombardo, fondatore e CEO di Search On Media Group, che, accompagnato dal suo inseparabile volpino, ci ha risposto così:
“Assolutamente sì. Essere su FB anche per una piccola azienda che non ha grosse disponibilità economiche ha ancora senso. Esiste, infatti, tutta quella parte fatta di relazione, di rapporto con gli utenti e di comunicazione dei valori del brand che va oltre l’adv e la visibilità che con essa si può ottenere. Un utente o un cliente ha la necessità di contattarti, di relazionarsi e conoscere il tuo brand al di là dell’advertising. Se vediamo la comunicazione solo come un aspetto orientato a ottenere lead, effettivamente potrebbe non avere senso, ma visto che la comunicazione e i Social Network sono un aspetto importante per rapportarsi agli utenti, collaborare e cooperare con loro, confermo l’efficacia di una presenza sui Social, al di là degli algoritmi che prediligono la parte di advertising”.
In altre parole, gli obiettivi di una “presenza organica” sui Social assolvono ad una funzione di CRM e di mantenimento della relazione, corretto?
“Esatto. Anzi quest’ attività non solo è importante ma acquisterà nel tempo sempre più valore. Un’azienda che si limita a rapportarsi ai Social solo per ottenere visibilità penso che si penalizzi e si limiti rispetto a chi utilizza questi canali per rapportarsi con i propri utenti, per sentirli, per avere un feedback e per capire se il proprio prodotto abbia davvero un senso o meno.
Guardiamo ad esempio il Social Media Strategies, anche questo può essere considerato un prodotto. Se noi utilizzassimo i Social solo per far sapere agli utenti che possono acquistare i biglietti ad una certa cifra, andremmo in controtendenza rispetto a quelli che sono i nostri valori: ascoltare gli utenti e capire ciò che desiderano. Se, ad esempio, capiamo che il pubblico vuole che si parli di un certo argomento, durante i nostri eventi, noi trattiamo quell’ argomento”.
Il fatto che Facebook abbia tutto questo potere e decida che cosa mostrare e che cosa nascondere non ti fa mai paura? Secondo te come possiamo evitare il distacco dalla realtà?
“Mi spaventa tanto nella misura in cui le cose continuino ad andare avanti così come sono andate sino ad ora, ovvero senza percorsi educativi che partano già dalle scuole elementari. Così come mi spaventa il fatto che spesso gli utenti vedono questi strumenti come gli unici responsabili delle azioni che noi tutti andiamo ad attuare. I Social sono uno strumento al nostro servizio. Non dobbiamo farci sopraffare come è successo per la finanza che ha iniziato a dominare la politica”.
Non ti capita mai di avere la sensazione che stiano vincendo gli hater e che Internet fosse più funzionale quando veniva utilizzato solo da una nicchia e non dalla massa?
“Questo è un tema centrale soprattutto rispetto al nostro progetto formativo e ai temi che trattiamo nei vari eventi e in particolare nel Web Marketing Festival. Quando è nato Internet credevamo che sarebbe diventato il luogo per dialogare in modo corretto e allo stesso tempo criticavamo la televisione. Criticavamo il Grande Fratello e poi alla fine abbiamo fatto di noi stessi un Grande Fratello a causa del cattivo utilizzo che facciamo dei Social. Non è un problema di quantità di persone, ma dell’utilizzo responsabile di questi strumenti. Prendi ad esempio un’automobile. Se la utilizzi per raggiungere i parenti e amici ne fai un buon utilizzo, se invece la usi per fare le gare e schiantarti contro un muro allora ne stai facendo un utilizzo sbagliato. La colpa è dell’auto o tua? I Social sono uno strumento fantastico che stiamo utilizzando male. Io però sono ottimista, credo che dobbiamo abituarci ad un uso un po’ più responsabile. Credo che dovrebbe intervenire la pubblica amministrazione, le scuole. Oggi abbiamo l’educazione in famiglia, l’educazione a scuola, l’educazione per strada e abbiamo anche l’educazione online che è una parte fortissima e quella parte va integrata”.
Affrontando quindi il tema da un punto di vista ottimista, ritieni che i Social, così come il Mobile più in generale, possano essere utilizzati come strumenti per migliorare la società?
“Sì, prendi ad esempio il tema dell’accessibilità. Quanto è cambiata la vita di una persona non vedente piuttosto che non udente grazie agli strumenti online? Tantissimo! Queste persone possono trarre benefici spaventosi da questi strumenti anche se poi su quanto Internet sia veramente accessibile e quanto noi operatori del settore lo rendiamo tale è un grosso punto interrogativo, come lo è Facebook perché in realtà non è un canale così tanto accessibile. Io lavoro con i ragazzi della comunità di San Patrignano e uno di loro mi ha detto che il telefono era diventato una sorta di dipendenza, un’appendice del suo corpo. Questo perché lo utilizzava in malo modo. Anche per i non vedenti il telefono è un’appendice del corpo ma è un’appendice positiva. Ecco perché ritorno sempre sull’utilizzo che noi facciamo dei nostri device”.
Se possiamo azzardare un paragone è un po’ come leggere un quotidiano con spirito critico o prendendo tutte le notizie come oro colato. Bisogna cercare di mantenere lo spirito critico e aiutare le nuove generazioni ad averne uno.
“Esatto. Viviamo il momento storico con la maggior disponibilità di risorse tecnologiche, quello che io definisco l’arsenale tecnologico. E’ qualcosa che l’uomo non ha mai avuto e come lo sta impiegando? Male. Ma il problema non è lo strumento, siamo noi.
Secondo te la pubblica amministrazione ha davvero in mente di attuare questo programma formativo oppure questa è un’idea ancora molto molto lontana?
Secondo me ci dovrebbe essere l’interazione tra pubblica amministrazione e privati. Se questo strumento viene gestito solo ed esclusivamente dalla PA con le modalità tradizionali diventa rischioso. E’ necessario coinvolgere privati, pubblica amministrazione, cittadini e scuola. Serve un’azione coordinata perché questo strumento è per definizione uno strumento integrato ed eventi come WMF si pongono questo obiettivo.
Si conclude così la nostra intervista a Cosmano realizzata durante il Social Media Strategies.
Un evento entusiasmante, che ci ha convinti a partecipare al suo ideale complemento, l’evento Search Marketing Connect, più orientato e focalizzato su SEM e digital performance advertising.
Anche questo evento si è aperto con l’immancabile introduzione di Cosmano Lombardo (accompagnato da Giorgio Taverniti) che, visibilmente commosso, ha voluto celebrare i 12 anni del Search Marketing Connect (inizialmente denominato Convegno GT) ricordando Cesarino Morellato, collega e amico scomparso nel febbraio di quest’anno.
A lui è stato intitolato il premio “Cesarino Morellato – Miglior SEO under 30”, nella speranza che i giovani possano raccogliere la sua eredità.
A seguito del toccante intervento di apertura è stato il turno di Paolo Zanzottera di Shiny che ha ribadito la centralità dello smartphone, e di conseguenza dell’esperienza mobile, nella fruizione dei servizi digitali.
Centralità che non a caso è uno dei pilastri su cui si basa il business di Synesthesia (in termini di sviluppo tecnologico) e GrowitApp (in termini di servizi di mobile marketing) .
Zanzottera ha inoltre sottolineato le ancora poco sfruttate potenzialità come “trait d’union” tra mondo analogico e digitale grazie ad es. al proximity marketing.
Il cosiddetto “drive-to-store” è poco più che agli inizi, e certamente c’è moltissimo da realizzare su questo.
Nella sala PPC moderata da Gabriele Benedetti (autore tra l’altro dell’interessante intervento “Facebook Adv vs Google Adwords: le potenzialità calate nel funnel di conversione”) numerosi sono stati gli interventi che hanno in vario modo proposto una visione complessiva degli strumenti di digital advertising a performance oggi disponibili.
Durante l’evento alcune delle tematiche trattate sono state il machine learning e la marketing automation.
Del primo tema si è parlato soprattutto in ottica SEO ed è innegabile che gli algoritmi di Google siano sempre più complessi e si avvalgano di strumenti di machine learning sempre più sofisticati. Il vecchio modo di fare SEO sarà sempre più obsoleto: metatag e simili dovranno essere accompagnati sempre più da contenuti di qualità e pertinenti con la ricerca dell’utente per scalare le classifiche della SERP di Google.
Di questa crescente importanza del machine learning negli algoritmi di Google ce ne siamo accorti da tempo anche facendo App Store Optimization sul Google Play Store con GrowitApp, dove la crescente personalizzazione delle classifiche in base ai dati raccolti sull’utente genera risultati di ricerca estremamente variabili.
Portare in vetta le app e i siti sarà quindi un’esperienza ancora più avvincente e sfidante ma noi siamo confidenti che, basando il nostro lavoro sulla qualità, continueremo ad ottenere ottimi risultati.
Discorso analogo, ovviamente, per la realizzazione di SEO attraverso la creazione di contenuti pertinenti e strategie di inbound marketing ben studiate, che nel 2017 abbiamo iniziato a realizzare per alcuni nostri clienti.
La marketing automation si fonde insieme al machine learning nelle attività di SEM, fornendo incredibili opportunità di time saving e di ottimizzazione costante delle campagne. Di tutto ciò ha parlato Fabio Milione nel suo intervento su automazione e machine learning in Adwords mostrando i risultati da lui ottenuti grazie a strumenti di bid automatizzato combinati con l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale. Uno speech che certamente ci ha presentato nuove prospettive e scenari futuri davvero interessanti.
Ah, c’è stato anche un discreto “tormentone” legato all’ #overfitting…ma qui il discorso sarebbe molto lungo e ha senso soprattutto per chi era presente all’evento.
Anche Search Marketing Connect 2017 si è rivelato quindi un evento altamente formativo che ha evidenziato un contesto dinamico, in forte mutamento e il cui scenario di mercato risulta sfidante ed estremamente stimolante.
Machine learning, automation, geobased marketing…ci sono trend e opportunità che ci accompagneranno nel 2018 in modo importante. Si preannuncia un nuovo anno con sfide davvero avvincenti.
Da Synesthesia, GrowitApp e Syx tantissimi augurando di Serene Feste. Sentiamoci nel nuovo anno: c’è davvero tanto da costruire assieme.
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Quello del retail online è un mercato in continua espansione che, secondo le stime del Centre for Retail Research, entro fine anno supererà i 10 miliardi di euro solo in Italia.
Ma se da un lato è vero che i numeri dell’e-commerce sono positivi, dall’altro è anche vero che l’80% dei negozi online chiude entro il primo anno di vita. Perché questo accade? Che cosa porta al successo o al fallimento di un e-commerce?
In realtà non esiste “il fattore” in grado di determinare il successo o l’insuccesso di uno shop online ma, a prescindere dalla bontà del prodotto venduto, ci sono una serie di guidelines che ogni e-commerce dovrebbe rispettare per assicurarsi una vita lunga e un buon ritorno economico. Ecco un elenco delle principali:
- Velocizzare il caricamento e semplificare la navigazione
- Scegliere un design coerente con i prodotti venduti
- Rendere facile la ricerca del prodotto desiderato
- Utilizzare solo immagini di alta qualità
- Fornire un metodo di pagamento sicuro e un checkout semplice
- Progettare il sito in ottica SEO
Velocizzare il caricamento e semplificare la navigazione
Una navigazione semplice e veloce è importante per qualsiasi sito web ma lo è ancor di più per un e-commerce.
Quando gli utenti visitano un e-commerce, infatti, è molto probabile che non vogliano solo visionare i prodotti ma che siano intenzionati ad acquistarli. Per questo motivo è fondamentale che riescano a trovare ciò che stanno cercando in modo semplice e veloce, senza troppi click e senza perdere troppo tempo.
Si stima che gli utenti attendono in media circa 2,5 secondi per il caricamento di una pagina web. Passato questo lasso di tempo buona parte degli utenti decide di abbandonare il sito.
È quindi importante dare assoluta importanza sia alla velocità di caricamento del sito sia alla struttura stessa dell’e-commerce per facilitare quanto più possibile la ricerca dei prodotti da parte dell’utente.
Scegliere un design coerente con i prodotti venduti
Per quanto un sito debba essere “appealing” e debba avere un design curato in ogni dettaglio, non bisogna dimenticare che il focus di un sito e-commerce sono i prodotti e non la vetrina. È quindi importante che il layout non sia troppo appariscente ma che sia semplice e minimale e che rispecchi il più possibile lo stile degli articoli in vendita. In questo modo l’utente ha la possibilità di entrare subito in sintonia con il “mood” del sito e di capire a colpo d’occhio se i prodotti si addicono o meno ai suoi gusti e al suo stile.
Rendere facile la ricerca del prodotto desiderato
I visitatori che arrivano su un e-commerce si dividono principalmente in due categorie: quelli che che non sanno che cosa acquistare (o hanno solo una vaga idea) e quelli che “vanno a colpo sicuro”.
Per coloro che non hanno ancora le idee chiare, può essere di grande aiuto avere a disposizione una lista delle categorie di prodotto e una serie di filtri pertinenti a ciascuna di esse. Per chi invece sa con precisione cosa intende acquistare, è fondamentale riuscire a raggiungere il prodotto nel minor numero possibile di click. In questo senso, la barra di ricerca può essere molto utile per facilitare la navigazione dell’utente, a patto però che sia ben visibile e che il nome e la descrizione del prodotto contengano keywords pertinenti alla ricerca.
Utilizzare solo immagini di alta qualità
Non poter vedere dal vivo e toccare il prodotto è spesso uno dei fattori che scoraggia gli utenti a fare acquisti online.
Tuttavia, con strumenti avanzati di foto editing come il ritocco magico e la rimozione dello sfondo offerti per esempio da tool on line come Canva (per citare il più famoso e conosciuto), è possibile ottimizzare ulteriormente le immagini dei prodotti. In questo modo, ogni prodotto può essere presentato in modo accattivante e professionale, accompagnato da una scheda dettagliata e fotografie in alta definizione.
È inoltre importante che le immagini possano essere ingrandite così che l’utente possa farsi un’idea più precisa del prodotto e possa vedere tutti i dettagli e i materiali che lo compongono.
Fornire un metodo di pagamento sicuro e un checkout semplice
Uno dei maggiori problemi degli e-commerce è il “carrello abbandonato”. Ma cosa spinge gli utenti a rinunciare all’acquisto? Le motivazioni principali sono 2:
- l’assenza di un metodo di pagamento sicuro;
- un processo di checkout lungo e/o che genera confusione.
Per risolvere il primo problema è necessario dare all’utente una garanzia del fatto che la sua carta di credito sia al sicuro e che non sia esposta a rischi di frode. Utilizzare metodi di pagamento certificati e conosciuti riduce notevolmente il tasso di abbandono in fase di checkout.
Riguardo al secondo punto è invece importante:
- utilizzare un layout semplice e chiaro che non contenga alcun elemento visivo in grado di distogliere l’attenzione dell’utente;
- lasciare che i visitatori entrino nella fase di checkout “come ospiti” senza forzarli all’iscrizione;
- suddividere il checkout in più step senza però eccedere nel numero di passaggi;
- mostrare chiaramente agli utenti in che punto del checkout si trovano.
Progettare il sito in ottica SEO
Avere un buon prodotto e un buon sito e-commerce è importante ma perché questo generi traffico e quindi vendite è fondamentale che compaia nelle prime posizioni della SERP.
Battere la concorrenza e scalare la classifica dei risultati di ricerca non è semplice ma con una buona strategia SEO è possibile.
Non dimenticate quindi di scegliere le giuste keywords, scrivere testi descrittivi per i prodotti e curare gli aspetti SEO sia on-page sia off-page.
Solo così potrete garantire al vostro e-commerce una posizione nella SERP di Google e un successo nel mondo del retail online.
Ogni e-commerce ha caratteristiche specifiche per settore, contesto e tipo di clientela. Possiamo accompagnarti in tutte le fasi dalla progettazione alla realizzazione del tuo e-commerce.
Hai bisogno di realizzare un sito e-commerce, chiedici come fare.
Fonti:
http://www.vandelaydesign.com/well-designed-ecommerce-websites/
http://www.stunningmesh.com/2017/01/factors-make-good-ecommerce-web-design/
https://www.internetretailer.com/commentary/2016/10/27/6-steps-better-e-commerce-website-design