Un settore in continua espansione. Come aumentare il tuo business con una piattaforma e-commerce

Nella maggior parte dei casi per crescere e competere in modo efficace in un settore estremamente concorrenziale come quello dell’e-commerce è indispensabile trovare la giusta piattaforma alla quale affidarsi. Lo scopo principale di una piattaforma di e-commerce è quello di semplificare la gestione di un negozio online, nonché le promozioni e le operazioni commerciali quotidiane. In questo articolo esamineremo le piattaforme e-commerce più utilizzate, cercando di capire che cosa le rende così performanti e competitive. Scegliere bene a quale piattaforma affidarsi può fare la differenza per il tuo business. 

Shopify, la piattaforma e-commerce più “user-friendly” del web

Fondata nel 2006, Shopify è una delle piattaforme di e-commerce più popolari e apprezzate. Le motivazioni sono molteplici e riguardano diversi aspetti, quali:

siano sicuri gestendo l’hosting e tutte le misure necessarie per tutelare la gestione, consentendo a tutti i proprietari di concentrarsi esclusivamente sulle vendite.

BigCommerce, la piattaforma più amata dai grandi rivenditori del web

BigCommerce è un’altra piattaforma e-commerce all-inclusive progettata per offrire tutto ciò che ti serve per gestire un webshop di successo. BigCommerce è molto utile per i grossisti B2B e i grandi rivenditori del web. Fattori come il suo uptime e la sua sicurezza non hanno rivali. Per quanto riguarda le sue caratteristiche distintive possiamo certamente affermare che si tratta di una soluzione dotata:

WooCommerce, la scelta “naturale” per chi usa WordPress

Oggi, data la grandissima diffusione di WordPress, il suo plug-in gratuito e open-source WooCommerce rappresenta una scelta quasi “naturale” per tutte quelle aziende che operano già sulla piattaforma. La semplicità d’installazione e configurazione, la funzionalità e le centinaia di estensioni, sono solamente alcune delle ragioni che rendono questa soluzione la scelta ideale per la creazione di negozi online. I vantaggi derivanti dall’utilizzo di questo plug-in sono tantissimi. Per esempio, si tratta di una soluzione che offre:

PrestaShop, la piattaforma che punta molto sull’accessibilità

L’ultima piattaforma e-commerce che esamineremo oggi è tra le migliori piattaforme open-source freemium in circolazione. Il suo obiettivo principale è quello di mettere in contatto i rivenditori con gli specialisti dell’e-commerce di tutto il mondo. Nonostante sia gratuito, PrestaShop propone anche componenti aggiuntivi e plugin premium (richiede, per esempio, un pacchetto web-hosting per gestire il negozio). Ecco alcune delle sue principali caratteristiche e funzionalità.

Quale piattaforma scegliere? Alcune considerazioni 

Le piattaforme di cui ci siamo occupati in questo post, ovviamente, rappresentano solamente una piccola parte delle soluzioni che sono presenti sul mercato. Come abbiamo visto in precedenza si tratta di una scelta che incide tantissimo sul business dell’azienda (per esempio, ciò che funziona per un venditore potrebbe non essere adatto a un altro). 


Synesthesia attraverso una consulenza completa in ambito e-commerce può aiutarti nella decisione di quale piattaforma scegliere per soddisfare ogni tua specifica esigenze e supportare la tua crescita. Si prende cura delle tue idee e della tua attività online: dalla pianificazione costi e ricavi fino alla fase di creazione e gestione di contenuti per le vetrine online. Offre piani dettagliati di lancio sul marketplace che consentono la creazione di una vetrina negozio visibile da milioni di potenziali clienti in tutto il mondo.

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Cross selling: inserisci raccomandazioni per prodotti correlati

Iniziamo mettendo in evidenza una tecnica di cross selling estremamente efficace: fornire ai tuoi clienti suggerimenti su prodotti correlati mentre aggiungono articoli al carrello. 

Questa azione applicata al tuo sito di e-commerce permette di aumentare la visibilità di prodotti di nicchia: se, per esempio, un cliente aggiunge una macchina del caffè al suo carrello, puoi aumentare ulteriormente i tuoi profitti mettendo in risalto tra i suggerimenti gli accessori per la pulizia, le cialde da inserire e molto altro.

Questo è soltanto uno dei tanti esempi di cross selling e upselling su questa particolare strategia. Anche se in modo molto semplificato, questo esempio mette perfettamente in evidenza come puoi utilizzare questa tecnica per il tuo brand di e-commerce.

Upselling: metti in mostra prodotti simili in una fascia di prezzo più elevata

Quando parliamo di cross selling e upselling occorre fare chiarezza, in quanto le due definizioni possono generare confusione specialmente a chi ancora non conosce bene il mondo dell’e-commerce. Va perciò chiarito che le strategie di up selling sono utilizzate per trasferire l’attenzione del cliente da un prodotto a un altro più costoso, mentre le strategie di cross selling spingono il cliente, già convinto del suo acquisto, a comprare anche altri prodotti contestuali alla sua scelta.

Non si tratta di una raccomandazione per un prodotto supplementare, una tecnica pensata per incoraggiare il cliente a comprare ulteriori articoli. Con la strategia che stiamo analizzando, stai invece essenzialmente dicendo al tuo cliente: “Perché non compri piuttosto questo prodotto alternativo, di qualità superiore e a un prezzo più alto?”. Ognuno di questi tre ingredienti è essenziale quando si utilizza questa strategia.

Dopotutto, i tuoi clienti non andranno a spendere più denaro per un prodotto che non offre un valore superiore. Dovranno quindi essere sicuri al 100% che l’alternativa suggerita valga un investimento maggiore.

Evidenzia la disponibilità limitata delle offerte speciali e le “ultime occasioni”

Nel settore delle vendite, il principio della scarsità e dell’esclusività spinge spesso un potenziale cliente ad aggiungere un prodotto al carrello e acquistarlo per non perdersi l’offerta. Introdurre, quindi, elementi che fanno riferimento alla scarsa disponibilità nel tuo sito di e-commerce (per esempio “ultimi pezzi disponibili”, “pochi posti rimasti”) mettendoli bene in evidenza può essere una valida strategia per aumentare i tuoi profitti su alcune categorie di prodotti.

Esistono due modi principali per implementare queste strategie di cross selling e upselling al tuo e-commerce. Il primo metodo: puoi mettere in vetrina un’offerta a tempo limitato, sotto forma di uno sconto, che vale per un periodo di tempo predefinito. Questo può essere di 24 o 48 ore, o qualunque intervallo di tempo tu ritenga appropriato per l’oggetto in questione. Il secondo metodo: puoi evidenziare che lo stock disponibile di uno specifico prodotto a quel prezzo è limitato. Questo comunica al cliente che, se non agisce in fretta, l’oggetto che sta pensando di comprare non sarà più disponibile a quel prezzo. 


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Che cos’è l’email marketing?

L’email marketing è lo strumento di comunicazione diretta con i propri contatti che sfrutta la posta elettronica. Per aumentare le vendite del proprio e-commerce ci sono diverse strategie da poter attuare con questo canale.

La parte fondamentale e preliminare è la definizione degli obiettivi, che vanno a determinare quale strategia occorre intraprendere. Una volta definiti gli obiettivi, infatti, sarà più semplice stabilire la metodologia da utilizzare per raggiungerli.

Ma quali sono le diverse strategie da utilizzare per aumentare le vendite con l’email marketing?

Offri uno sconto per l’iscrizione alla newsletter

La prima via che può essere percorsa è quella di offrire uno sconto di benvenuto al momento dell’iscrizione alla newsletter. Questo espediente non solo invoglia i visitatori a iscriversi per ricevere comunicazioni, facendo così aumentare al brand il proprio database di contatti, ma fornisce anche un incentivo a effettuare un primo acquisto.

Grazie alla piattaforma di email marketing 4Dem puoi creare un form di compilazione da inserire all’interno del tuo sito web a cui poter collegare una lista. Quest’ultima, inserita all’interno di un flusso di automazione creato ad hoc, invia una email di benvenuto a tutti coloro che si iscrivono alla newsletter, inviando il codice sconto. 

Questa strategia genera nuovi iscritti interessati ai prodotti dell’e-commerce, ai quali poter inviare successivamente comunicazioni via newsletter.

Profila il database

Ogni iscritto alla lista ha le sue necessità e preferenze. Proprio per questo è bene inviare comunicazioni mirate sulla base dei bisogni e gusti. Per fare questo la profilazione del database effettuata sulla base del comportamento degli utenti è fondamentale per conoscere le loro preferenze e inviare comunicazioni mirate.

Tutto questo è possibile grazie ai tag comportamentali: particolari tag da inserire nei link all’interno della comunicazione da inviare. Così facendo saremo in grado di inviare comunicazioni più intelligenti a diversi gruppi di utenti con caratteristiche differenti. 

Per fare un esempio, potremmo inviare comunicazioni su prodotti per gatti solo a chi ha già mostrato interesse verso questi prodotti, evitando di inviare a loro le promozioni relative ai prodotti per conigli.

In questo modo è possibile non inviare newsletter generiche che rischiano di abbassare l’interesse dell’utente nei confronti delle comunicazioni del brand.

Email di buon compleanno

Un metodo sottovalutato ma molto efficace è quello di inviare una email di buon compleanno con all’interno un codice sconto dedicato. Questo tipo di comunicazione fa sentire l’utente apprezzato, oltre che a indurlo a effettuare un acquisto in breve tempo.

aumenta le vendite con l'email marketing

Ricorda sempre che soprattutto le email di compleanno devono avere un campo personalizzato come per esempio il nome del destinatario. Il codice sconto, inoltre, deve avere una scadenza a breve termine, tale da instaurare un senso di urgenza nel fruitore.

Recupera i carrelli abbandonati

Un problema di molti e-commerce sono i carrelli abbandonati, dovuti agli utenti che, navigando sul sito, hanno aggiunto alcuni prodotti al carrello senza procedere all’acquisto vero e proprio.

Comunicazioni a questi utenti per ricordare loro il carrello abbandonato è, inoltre, un’ottima strategia per finalizzare gli acquisti e aumentare le vendite. Inviando queste email automatiche e personalizzate, è possibile comunicare la disponibilità dei prodotti e far leva sul senso di scarsità.

Grazie al software di email marketing automation 4Dem è possibile integrare il proprio e-commerce con la piattaforma, realizzando in modo facile e veloce un flusso automatico per recuperare un carrello abbandonato. Basterà inserire il trigger sulla tipologia dell’evento scatenante e definire l’arco di tempo da aspettare prima di far partire l’automazione.


Synesthesia da anni è partner di 4Dem, la piattaforma all-in-one che ti aiuta a gestire l’intero funnel di digital marketing. Vuoi intraprendere una strategia di email marketing, ma non sai da dove iniziare? Synesthesia elabora soluzioni di email marketing efficaci supportando i propri clienti nel raggiungimento di concreti risultati di crescita sul mercato globale. Chiedi ai nostri esperti.

L’evoluzione dei social

La nascita dei social media ha segnato un cambiamento nelle dinamiche sociali e relazioni della popolazione mondiale. Oggi possiamo affermare che è praticamente impossibile essere “fuori” dall’ecosistema che queste piattaforme hanno creato. Non si tratta più, infatti, solo di canali di comunicazione tra singoli utenti privati come poteva essere Facebook ai suoi albori. La presenza delle aziende e delle istituzioni sui social è oggi evidente e in alcuni casi predominante (e invadente). Pensiamo, per esempio, a Twitter dove la componente istituzionale è molto forte: quotidianamente le più importanti organizzazioni a livello mondiale rilasciano dichiarazioni proprio utilizzando i ben noti Tweet, molto più diretti e veloci dei vecchi comunicati e lanci d’agenzia. 

Per quanto riguarda le aziende, la loro presenza sui social è evidenziata dal fatto che quasi tutte le piattaforme stanno implementando sempre più le funzionalità legate al settore dello shopping online. TikTok marketing è un esempio molto emblematico della diffusione crescente del Social Commerce, ovvero della scelta dei consumatori di fare acquisti direttamente sui social. 

Dall’informazione allo shopping, dunque, passando per la condivisione di contenuti e la creazione di relazioni (che sono le basi su cui si fonda la nascita stessa dei social media), le piattaforme social sono oggi i principali attori e artefici dei cambiamenti e delle evoluzioni che si muovono in seno alla società. Ma quali sono i rischi connessi a un panorama così “fluido”, libero e in continua evoluzione? 

La disinformazione nel mondo digitale

Come abbiamo già avuto modo di accennare, i social media sono oggi uno dei principali canali di comunicazione e informazione a livello globale. La libertà di pensiero è senz’altro uno dei pilastri su cui, almeno in teoria, si fondano queste piattaforme. Gli utenti possono, infatti, condividere in ogni momento messaggi di testo, immagini o video con la propria rete e non solo. Ma la libera manifestazione del pensiero, se portata all’eccesso ed esercitata senza limiti, può avere ricadute negative anche molto gravi sulla società a livello globale. In un mondo interconnesso come il nostro, infatti, è praticamente impossibile fermare o arginare un’informazione nel caso in cui sia scorretta o addirittura dannosa. 

Per questi motivi la lotta alla disinformazione oggi è un tema sempre più urgente che coinvolge tutti. Un interessante saggio di Jonathan Haidt, psicologo americano,  intitolato “Why the past 10 years of american life have been uniquely stupid” analizza gli ultimi 10 anni della storia statunitense proprio alla luce della possibile dannosità dei social media. L’autore utilizza un paragone con la vicenda biblica della Torre di Babele: un esempio emblematico di frammentazione della comunicazione con la conseguente impossibilità di far circolare le informazioni. 

Haidt afferma che, a partire dal 2010, i social media hanno “armato di frecce” le istituzioni degli USA che a loro volta hanno iniziato ad attaccarsi a vicenda a “colpi di tweet”. Spesso i contenuti di questi messaggi diffusi online si basano su un’informazione modificata e piegata agli interessi ora dell’una ora dell’altra parte. Si è creata così sempre più disinformazione sotto gli occhi dei cittadini americani, come un circolo vizioso. Le conseguenze principali sono state la perdita di credibilità e l’indebolimento della stabilità della stessa democrazia. 

Estendendo la riflessione al contesto globale, possiamo affermare che oggi ci sentiamo quasi spaesati, in un mare di informazioni in continua evoluzione, senza riuscire ad approdare nel “porto sicuro” di un’informazione corretta e veritiera. Pensiamo, per esempio, alla disinformazione che ha avvolto quasi totalmente questi ultimi anni di pandemia e che ha creato grandi difficoltà nella gestione della situazione di crisi. Una disinformazione che si è autoalimentata a partire soprattutto dai profili di istituzioni e enti non ufficiali.

Per concludere prendiamo in prestito una frase di Chris Wetherell, l’inventore del bottone del Retweet, che con riferimento proprio alla funzionalità da lui sviluppata disse:

“We might have just handed a 4-year-old a loaded weapon” (potremmo aver appena dato in mano a un bambino di 4 anni una pistola carica). 

I social sono uno strumento di manifestazione della libertà di pensiero, ma sono necessarie delle guide e dei limiti stabiliti nell’interesse della collettività. È importante evitare che un’arma carica e pronta a sparare finisca nelle mani di persone sprovvedute e inconsapevoli dei danni che potrebbero causare. 

Una possibile strada da percorrere

I social media, però, sono anche un insieme di strumenti che racchiudono grandi opportunità per utenti, aziende e organizzazioni: dalla possibilità di mettersi in contatto con persone in tutto il mondo e di condividere esperienze con un’app sul proprio smartphone, all’occasione per le aziende di raggiungere un pubblico sempre più ampio grazie al social commerce fino alla possibilità di far circolare l’informazione con un semplice clic. La soluzione non è abolire i social media, ma comprendere l’importanza di farne un uso consapevole e rispettoso del bene comune.

Gli effetti positivi di questi strumenti, infatti, sono altrettanto evidenti e numerosi. Pensiamo per esempio alle competenze digitali che i bambini, “nativi digitali”, sviluppano sin da piccoli. E poi è proprio grazie ai social se i ragazzi di oggi hanno a disposizione una grande quantità di fonti di informazione, anche molto diverse tra loro, aspetto che favorisce maggiormente lo sviluppo di un pensiero critico proprio. 

I social media, infine, possono costituire uno strumento a disposizione di tutti per sensibilizzare su una causa particolare (si pensi per esempio a tutte le iniziative che nascono “dal basso” in tema di sostenibilità ambientale), riunire persone che condividono gli stessi valori e avere così un impatto nel mondo reale. Per tutti questi motivi è importante combattere la disinformazione a vantaggio di un’informazione libera, veritiera e utile per tutti. È una battaglia condivisa che siamo chiamati a combattere, ciascuno con i mezzi che ha a disposizione.


Vuoi saperne di più su come poter utilizzare i social media in modo efficace per la tua attività? Synesthesia elabora soluzioni di marketing e Social Commerce customizzate sulla base delle necessità del cliente con l’obiettivo di supportare l’attività nel raggiungimento di concreti risultati di crescita e KPI sul mercato globale. Scopri le nostre strategie nella pagina dedicata o chiedi ai nostri esperti.

Perché comunicare sui social media? I numeri parlano chiaro…

I social network rappresentano certamente il luogo principale per raggiungere il nostro target di riferimento. Secondo il Digital 2022 Global Overview Report – il report annuale nato dalla collaborazione tra We Are Social e Hootsuite – quest’anno gli utilizzatori di social media sono cresciuti rispetto all’anno precedente di oltre il 10%, raggiungendo i 4,62 miliardi di persone, circa il 58,4% della popolazione mondiale, oltre il 71% di quella italiana e il 93,4% degli utenti Internet. 

Se, invece, proviamo a guardare al tempo medio speso durante una giornata, scopriremo che ai primi posti troviamo la Nigeria e le Filippine con oltre 4 ore al giorno, mentre l’Italia si attesta a 1 ora e 47 minuti. 

Per quanto riguarda le piattaforme dove si passa maggior tempo, il Digital 2022 Global Overview Report anche quest’anno conferma che YouTube resta la piattaforma dove si passa maggior tempo (circa 24 ore al mese), seguito da Facebook e TikTok (con 19,6 ore ciascuno). Se, invece, proviamo a guardare i dati relativi alla pubblicità noteremo che sui social media viene speso il 33,1% del budget dedicato all’advertising (dato del tutto simile a quello dell’anno passato).

Come migliorare la brand awareness con i social media?

Utilizzare i social media in modo strategico per ottenere maggiore visibilità nei confronti di un nuovo pubblico rappresenta un ottimo punto di partenza per incrementare la notorietà del tuo brand. Facebook, Instagram, Twitter, TikTok e gli altri canali sono popolati da milioni di utenti potenzialmente interessati ai tuoi prodotti o servizi che non hanno mai sentito parlare del tuo brand. Le opportunità sono tantissime. Un’accurata gestione di una pagina social aziendale su una piattaforma social è in grado di far conoscere agli altri che cosa fai, che cosa distingue il tuo brand dai tuoi competitor e far sì, quindi, che la tua community social si faccia portavoce dei suoi valori. 

Come gestire la reputazione del tuo brand? Il dialogo costante con gli utenti

Esistono molti modi per entrare in contatto con il tuo target. Anche in questo caso la strategia fa la differenza: è possibile costruire o mostrare (nel caso l’identità del brand sia già consolidata) la personalità della tua azienda delineando un determinato tono di voce (TOV) coerente con il target, con i valori e con gli obiettivi di mercato dell’azienda. La gestione efficace di questi elementi ti consentirà di dialogare costantemente con gli utenti della tua community captando con tempismo i loro interessi, le loro esigenze e le loro reazioni. I vantaggi sono tantissimi. Uno su tutti: la possibilità di dialogare e interagire con il brand contribuisce notevolmente al rafforzamento della fidelizzazione.

Incremento del traffico del sito web

L’aumento del traffico sul proprio sito web rappresenta certamente uno degli obiettivi più comuni e importanti da raggiungere per tutte quelle aziende che vogliono attirare più clienti. I social media rappresentano certamente una delle fonti principali in vista di tale incremento. La condivisione dei link sui social che rimandano alle pagine del sito ha delle importanti ripercussioni anche in termini di posizionamento delle pagine nei risultati di ricerca Google (SEO). L’interazione del pubblico e gli stessi link contribuiscono, infatti, a migliorare il ranking nei motori di ricerca perché segnalano la validità e la coerenza dei contenuti.

Ma in che modo i social network sono in grado di generare traffico verso un sito? 

I social media come strumento di analisi dei competitor

Le pagine social delle aziende mostrano ai più attenti molte informazioni che riguardano i nostri competitor e il target. Tali informazioni sono preziosissime per individuare e per predisporre strategie mirate per il brand, il posizionamento e le vendite.

Come generare lead attraverso i social media 

I Social Media rappresentano anche il veicolo principale per portare verso i nostri prodotti o servizi persone interessate alla nostra offerta (potenziali clienti). La migliore piattaforma social per fare lead generation è quella dove è più facile trovare il tuo pubblico. È possibile, infatti, entrare in contatto con il tuo pubblico e ottenere una vastissima quantità di informazioni grazie a un ottimo lavoro di targeting svolto a monte. Le azioni di comunicazione per fare lead generation attraverso i social media sono tante.

Uno dei modi più comunemente impiegati è sicuramente l’utilizzo di un contest che sia strettamente connesso ai servizi o ai prodotti che offre la tua azienda. Se i premi in palio saranno interessanti per i partecipanti, questa scelta consentirà alla tua azienda di generare un contatto con il tuo target. 

Un altro modo per generare lead è quello di trovare un “lead magnet” che sia in grado di attirare i tuoi lead, un valido motivo (un tutorial, una guida, un pdf, un e-book, webinar) per cui il tuo target potenziale trovi giusto rilasciare i propri dati.

Ma quale social media è più efficace per generare lead? Facebook – con quasi 2,5 miliardi di utente al mese – è considerato il miglior social network per fare lead generation. Non è solamente una questione di numeri, al suo interno vi sono alcune determinate funzionalità che rendono più semplice questa operazione. Grazie a Facebook Lead Ads è possibile raccogliere le informazioni degli utenti profilati all’interno della piattaforma social. Dovrai creare un Lead Ads Form che serve per specificare quali dati intendi raccogliere (generalità, professione, città, interessi ecc.). È possibile, inoltre, inserire anche domande a risposta multipla e aperta. Anche Instagram ha le sue Lead Ads, ma le modalità di utilizzo sono differenti: i campi di utilizzo sono standardizzati. Per personalizzarli dovrai compilare manualmente il modulo di inserzione. Per quanto riguarda il marketing B2B, Linkedin sembra essere quello più efficace: stando a quello che sostiene l’account ufficiale di LinkedIn Marketing Solutions è in grado di generare un volume doppio di lead rispetto agli altri social.

In conclusione

Finora abbiamo visto come i social, se supportati da una social media strategy adeguata, rappresentino una risorsa imprescindibile per le aziende, uno strumento eccellente per raccogliere dati, migliorare la reputazione del brand, informarsi sui servizi e prodotti offerti, ottimizzare i contenuti e farsi conoscere da potenziali clienti. Molte opportunità, tuttavia, restano ancora inesplorate. Oggi non sembrano esserci ragioni per cui un’azienda non debba investire nel social media marketing. Contribuire al successo di un brand attraverso una comunicazione social è possibile, basta farlo nel modo giusto attraverso un impiego “strategico” dei canali di comunicazione. Affidati a Synesthesia!

I nostri servizi di marketing e social media trasformano idee brillanti ma complesse in soluzioni digitali semplici, rapide e innovative, che proponiamo e progettiamo insieme al cliente per aiutare la sua azienda in modo concreto a raggiungere importanti obiettivi di brand e di mercato. Grazie al lavoro di team esperti sviluppiamo strategie di comunicazione social e piani editoriali all’avanguardia per i nostri clienti e partner.


Per conoscere le nostre soluzioni, scrivici. Saremo contenti di trovare insieme la risposta migliore alle tue esigenze.

Autore: Luca Greco (Copywriter di Synesthesia). 

Un acquisto sorprendente?

Elon Musk compra un cospicuo pacchetto azionario di Twitter e il titolo del social vola subito in borsa. In molti hanno giudicato questa operazione come sorprendente e inattesa. Proprio il mese scorso – tramite un sondaggio lanciato sul proprio profilo Twitter – il fondatore di Tesla manifestava il suo disaccordo con la policy adottata dallo stesso social dichiarando apertamente di aver preso in considerazione la creazione di un nuovo social network, completamente indipendente.

“Dato che Twitter è di fatto una piazza pubblica, non rispettare i principi della libertà di parola fondamentalmente mina la democrazia. Cosa bisognerebbe fare? È necessaria una nuova piattaforma?”

Che cosa cambia?

Elon Musk non ha mai fatto mistero di preferire Twitter ad altri social network. La sua influenza con celebri tweet passati alla storia ha inciso in passato non poco sugli indici di borsa e sull’andamento delle cryptovalute e questo non lo ha messo al riparo da critiche anche piuttosto marcate. Il suo ruolo nel mercato è davvero troppo rilevante per poter usare i social in modo “disinvolto”. 

L’acquisto di Twitter rappresenta certamente un’operazione finanziaria destinata a lasciare il segno. Elon Musk ha acquistato il 3 aprile scorso circa 73,5 milioni di azioni. Il titolo è balzato di oltre il 23,05 %, toccando i 49,1 dollari per azione. Con le quotazioni di Aprile 2022 Twitter vale in borsa circa 31 miliardi di dollari. Con l’acquisto del 9,2% delle quote di Twitter il fondatore di Tesla supera così il fondo Vanguard (detentore dell’8,7%) e lo stesso fondatore di Twitter Jack Dorsey, diventando a tutti gli effetti il primo azionista della piattaforma.

E ora, che cosa dobbiamo aspettarci? L’ingresso di Musk comporterà cambiamenti significativi? Ci saranno conseguenze anche per gli altri social?

Il fondatore di Tesla ha immediatamente chiesto agli utenti di esprimersi sull’inserimento della funzione di correzione dei tweet, con un sondaggio a cui hanno già risposto poco meno di 4,5  milioni di utenti. “Volete un pulsante di modifica?”, ha chiesto Musk nel suo tweet, offrendo agli utenti la risposta “yse” (cioè “yes”, sì, ma scritto male) o “on”, mettendo martedì 5 aprile come tempo massimo per rispondere.

Elon Musk Twitter

La possibilità di poter modificare un post su Twitter rappresenta una svolta epocale per il noto social network e per tutto il mondo dei social in generale (anche se nella versione a pagamento attiva solo in US, Canada, Australia e Nuova Zelanda) questa cosa è “parzialmente” possibile. Una possibilità di cambiamento che può avere importanti ripercussioni sociali. 

Questa nuova operazione finanziaria apre scenari interessanti anche dal punto di vista politico. Non sono, infatti, mancate, le richieste dei sostenitori di Donald Trump intenzionati a far tornare l’ex presidente su Twitter, sospeso dal 9 gennaio 2021 a seguito degli avvenimenti di Capitol Hill. 

Che sia davvero questo il prossimo passo di Twitter? Non ci resta che aspettare le prossime mosse a sorpresa di Musk.

La prima iniziativa è stata quella del CEO Parag Agrawal di Twitter che ha prontamente invitato Elon Musk nel board di Twitter.

Elon Musk Twitter

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Autore: Luca Greco (Redazione di synblog).

In occasione del suo undicesimo compleanno Synesthesia si rifà il look e decide di lanciare il nuovo sito web dedicato alla comunicazione corporate e alla condivisione di notizie dal mondo del marketing, della tecnologia e delle discipline STEM.

Frutto del lavoro di squadra del team interno di Marketing & Comunicazione, il nuovo sito di Synesthesia rappresenta un punto fondamentale della strategia di comunicazione cross-mediale portata avanti dall’azienda negli ultimi anni.

Cura dei dettagli, una UX e un concept grafico del tutto rinnovati, animazioni interattive e un blog ricchissimo di contenuti caratterizzano questa nuovo contenitore web pensato per raccontare le esperienze di Synesthesia, ma anche per diffondere conoscenza e creare connessioni.

Synesthesia racconta se stessa: soluzioni digitali, case studies e tanto altro ancora

Synesthesia ogni giorno crea insieme ai propri partner e ai clienti progetti di marketing, servizi e applicazioni digitali, eventi e momenti di formazione, partendo da un’esperienza più che decennale. Ampio spazio, pertanto, è stato dedicato alle soluzioni digitali offerte, al racconto dei progetti realizzati per i propri clienti (case study), agli imperdibili eventi in arrivo (fiore all’occhiello dell’azienda) e a un’area recruitment aggiornata.

Si tratta di una piattaforma agile che consentirà agli utenti di navigare dal sito web corporate al magazine/blog (SynBlog) in modo semplice, veloce e intuitivo. 

SynBlog

L’intensa attività editoriale (di blogging e content creation) svolta da Synesthesia nel corso di questi anni ha portato a risultati molto positivi in termini di traffico, lead generation e consolidamento e sviluppo dell’identità del brand. L’ideazione del nuovo blog di Synesthesia è caratterizzato da uno stile grafico indipendente rispetto al sito web principale.
L’obiettivo del magazine/blog è chiaro: rafforzare l’identità di uno strumento che ha già molti lettori e attrarre nuovo pubblico, intorno a tematiche molto attuali e di interesse per gli addetti ai lavori.

Un nuovo sito più accessibile, affidabile e sicuro

Il web è nato per migliorare la vita delle persone. Per usare le parole del suo inventore Sir Tim Berners-Lee: “è stato progettato perché aiutasse le persone a collaborare tra loro”. 

La sua continua evoluzione ha favorito non solo il dialogo tra gli utenti provenienti da tutto il mondo, ma anche il “ripensamento” e quindi l’allargamento del significato di concetti come accessibilità, usabilità, privacy e sicurezza.

Il futuro è di chi sa governare questa evoluzione contribuendo a rendere le abitudini e le esperienze quotidiane di navigazione e di fruizione dei contenuti più semplici, accessibili e affidabili. 

È proprio su questi presupposti essenziali che si basa il progetto di restyling del nuovo sito web di Synesthesia.

Benvenuti nel nostro mondo.


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Non solo “presenza”, ma “connessione” in rete: è questo che gli utenti, e i membri delle community di developer in particolare, ricercano nell’immenso ecosistema digitale. Un paradigma al quale le aziende non possono più sottrarsi, ma che, invece, deve diventare la base fondante di tutte le attività.

Una consapevolezza ben acquisita da Synesthesia, digital experience company, e GrUSP associazione nata nel 2003 diventata punto di riferimento per tutte le buone pratiche nel mondo dello sviluppo web. Le due società portano sul panorama nazionale e internazionale una nuova collaborazione dedicata all’organizzazione ed erogazione di eventi e all’incentivazione del networking all’interno della community di developer. 

Una sinergia resa possibile dall’esperienza di Synesthesia in ambito di sviluppo web e mobile a supporto della trasformazione digitale delle imprese, ma soprattutto grazie al know how nell’ideazione e nella gestione di eventi fisici, digitali e ibridi. 
La divisione Eventi di Synesthesia organizza, infatti, 3 eventi internazionali dedicati allo sviluppo Android e iOS (droidcon Italy, Swift Heroes, Flutter Heroes) oltre a No-Code Heroes, dedicato alle piattaforme low-code. 

Un bagaglio tecnico e di esperienze che perfettamente combacia con la mission di GrUSP da sempre orientata all’organizzazione di eventi, conferenze e incontri informali in cui coinvolgere professionisti italiani e internazionali. GrUSP organizza eventi sui vari linguaggi di programmazione e framework in ambito di sviluppo web passando dal backend al frontend e alle tematiche DevOps. Un altro dei punti focali degli eventi GrUSP è l’attenzione all’inclusione e alla diversità che garantisce un ambiente accessibile in cui chiunque può sentirsi a proprio agio.

Dall’unione di queste skill e di obiettivi condivisi nasce un nuovo spazio per le community web e mobile pensato per favorire l’incontro tra developer e con lo scopo di incentivare la partecipazione della community agli eventi. Attraverso una modalità di cross-selling, gli utenti potranno acquistare i biglietti attraverso una formula 2×1 grazie alla quale comprando 1 biglietto a un qualunque evento si ha diritto a 1 biglietto GRATIS per partecipare ad un evento a scelta del partner. 

Vivere l’esperienza di una conferenza offre molteplici vantaggi e opportunità: dall’acquisizione di nuove competenze, al networking alla crescita personale, farlo in un ambiente con differenti background offre la possibilità di nuovi stimoli e punti di vista.


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L’Autorità austriaca, con una pronuncia risalente a dicembre 2021, ha dichiarato che Google Analytics non garantisce il livello di tutela dei dati personali degli utenti stabilito dal GDPR. Ma quali sono le origini della questione nei rapporti tra UE e USA? Quali potranno essere le conseguenze della pronuncia proveniente dall’Austria per utenti e aziende? Esistono già alternative “pronte all’uso”?

Le origini della questione: NOYB e la sentenza Schrems II

NOYB (None Of Your Business) è l’organizzazione no-profit co-fondata da Max Schrems, un nome noto nella questione riguardante il trasferimento dei dati di utenti europei verso gli USA. È stata infatti proprio la causa intentata da Maximilian Schrems contro Facebook Ireland che ha condotto, il 16 luglio 2020, alla nota sentenza “Schrems II”. In quell’occasione la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si era pronunciata invalidando una precedente decisione della Commissione Europea “sull’adeguatezza della protezione offerta dal regime dello scudo UE-USA per la privacy”. 

La Corte ha dichiarato che:

“ai sensi del regolamento generale sulla protezione dei dati il trasferimento dei suddetti dati verso un Paese terzo può avvenire, in linea di principio, solo se il Paese terzo considerato garantisce a tali dati un adeguato livello di protezione”.

La normativa statunitense non garantisce questo livello di protezione. Negli Stati Uniti, infatti, i “fornitori di servizi di comunicazione elettronica” (tra cui senz’altro sono compresi sia Facebook sia Google) sono soggetti alla sorveglianza delle agenzie di intelligence statali. Questo implica che per motivi di sorveglianza e sicurezza, i dati degli utenti possono essere consegnati indiscriminatamente alle autorità statunitensi.

Il “problema“ di Google Analytics

A questo punto si arriva alla questione riguardante nello specifico Google Analytics.  Nell’agosto 2020, NOYB ha presentato 101 reclami nei confronti di diverse organizzazioni europee che continuano a trasferire i dati degli utenti a Google e Facebook negli Stati Uniti. 

Una delle prime risposte a questi reclami è arrivata dall’Austria. Il Garante privacy austriaco (DSB – Datenschutzbehörde) ha emanato, infatti, un provvedimento nei confronti del gestore di un sito web che esportava i propri dati verso Google LLC negli Stati Uniti, usufruendo del servizio di analytics di casa Google. Il provvedimento si rivolge, al momento, solo all’esportatore dei dati,  quindi al gestore europeo del sito e non a Google (importatore dei dati) e stabilisce che i dati trasferiti a Google LLC sono, a tutti gli effetti, dati personali ai sensi dell’art. 4.1 GDPR e le “clausole contrattuali standard firmate dalle parti non offrono un livello di protezione adeguato”.

È evidente che nonostante la mancata pronuncia esplicita nei confronti dell’azienda americana le conseguenze di una simile decisione si riflettono necessariamente su quest’ultima, dal momento che, di fatto, il provvedimento preclude l’utilizzo del servizio di Analytics da parte di tutti i gestori di siti web in Austria. Google non ha accettato la decisione e ha pubblicato un articolo per difendere il proprio operato, perché sostiene di compiere legittimamente il trasferimento dei dati. Persino il DSB, nei documenti che accompagnano la sentenza, riconosce tutti gli sforzi prodotti per minimizzare il trattamento dei dati.

La “colpa” in questo caso specifico non è dell’azienda di Mountain View, quanto più dell’asimmetria normativa di EU e USA: i Garanti privacy non possono far altro che registrare l’inadeguatezza della legislazione americana. L’Autorità, infatti, non può ignorare il pronunciamento della Corte di Giustizia europeo: ironicamente, anche l’EDPS,  l’European Data Protection Supervisor, ha sanzionato nei giorni scorsi il Parlamento europeo e gli organi correlati per violazione del GDPR a causa dell’uso degli strumenti di Google.

Non solo Analytics

Il problema a quanto pare è più generale e investe anche altri “strumenti” del mondo Alphabet. A inizio gennaio 2022 è stato, infatti, multato in Germania il gestore di un sito web per aver utilizzato Google Fonts: in quel modo consentiva il trasferimento non autorizzato di dati di navigazione quali IP, browser, sistema (tra gli altri). Anche in questo caso, il gestore del sito web può risolvere il problema utilizzando soluzioni che eliminino la necessità per il browser dell’utente di lanciare connessioni verso server di terze parti, e diffondendo così informazioni personali. 


Questa recente sentenza, però, rende ancora più chiari gli effetti prodotti dal pronunciamento Schrems II: se fino a poco tempo fa i cittadini europei potevano ignorare l’argomento e le aziende potevano evitarlo, ora a ogni livello è impossibile fingere che il tema non esista. Risulta sempre più evidente che la questione sia prettamente politica: l’Unione Europea e gli Stati Uniti già da tempo stanno negoziando un nuovo accordo sul trasferimento dei dati. Il trattato però deve essere pronto al più presto e, soprattutto, efficace nella sua applicazione. 

Ma quali strade potrebbero essere percorse per trovare soluzioni alla questione? Per venire incontro alle necessità europee, il legislatore statunitense potrebbe stabilire maggiori tutele per i dati personali dei cittadini europei. In attesa delle decisioni politiche che cosa possono fare gli utenti e in particolare le aziende? Un primo passo, che molti stanno valutanto, se non attuando è utilizzare  servizi equivalenti ad Analytics e allo stesso tempo rispettosi della normativa europea in tema di privacy.

Matomo è il candidato più promettente?

Matomo, precedentemente conosciuto con il nome di Piwik, è un software libero che fornisce un servizio concorrenziale rispetto allo stesso Google Analytics. Con Matomo i gestori di siti web possono ottenere report dettagliati e in tempo reale sui visitatori di un sito web con riguardo ai motori di ricerca di provenienza, alle parole chiave usate, alla lingua, alle pagine più visitate. 

Le funzionalità del software sono estendibili con l’installazione di plugin con cui è possibile aggiungere nuove funzionalità e rimuovere quelle non necessarie,  in modo da migliorare ulteriormente la compliance con le specifiche normative sulla privacy. Matomo viene installato sul server del gestore/owner del sito web, ciò significa che i dati sul traffico sono memorizzati nel proprio database. L’interfaccia utente, inoltre, è completamente personalizzabile: trascinando e rilasciando i widget che si desidera visualizzare, è possibile creare una visualizzazione “su misura”.

Possibili scenari futuri

La pronuncia del Garante Austriaco ha di fatto segnato una strada per tutte le autorità europee statali competenti. Ogni singolo Stato dell’Unione Europea, infatti, potrebbe adottare e imporre le medesime restrizioni dell’Austria sui dati appartenenti a utenti europei in caso di trasferimento di questi dati in Paesi come gli USA che non garantiscono un livello di protezione pari o maggiore rispetto a quello imposto dal GDPR. Se il nuovo accordo producesse un ulteriore fallimento i danni, in termini economici, potrebbero essere molto elevati. Per fare solo un esempio: tutti i gestori europei di siti web non potrebbero più usufruire di un servizio come Analytics e più in generale di tutti i servizi offerti da Google che interessino il trattamento di dati di utenti europei. Un cambiamento risulta, dunque, inevitabile soprattutto nell’ottica di garantire una tutela più concreta e garantita per tutti gli utenti. 


La compliance Privacy e il rispetto delle normative europee è al centro del modo di operare di Synesthesia. Per questo motivo collaboriamo con Smart Flow, società torinese che offre a grandi aziende, PMI, Pubblica Amministrazione e professionisti le competenze organizzative, tecniche e legali per indirizzare e mantenere la compliance al GDPR. 

Per conoscere le nostre soluzioni, scrivici. Saremo contenti di trovare insieme la risposta migliore alle tue esigenze.

Reale o non reale? Sarà questo il problema del futuro?

Reale o non reale? Sarà forse questo uno dei futuri problemi esistenziali che gli appassionati della tecnologia, i filosofi, gli scienziati e i politici del futuro si porranno nei prossimi 10 anni? Che cos’è effettivamente il Metaverso? Siamo davvero sicuri che si tratti di un’idea del tutto nuova?

Quello a cui stiamo assistendo oggi non è altro che la naturale conseguenza di una rivoluzione tecnologica e sociale iniziata tempo fa. Immaginato e raccontato da anni nella letteratura (la parola “metaverso” appare per la prima volta nel 1992 nel romanzo postcyberpunk “Snow Crash” di Neal Stephenson), nella scienza, nel cinema, nel mondo della tecnologia e nella filosofia, la realizzazione di un Metaverso si sta concretizzando davanti ai nostri occhi in un progetto con infinite potenzialità e implicazioni per quanto riguarda il nostro futuro.

Dietro questa svolta epocale in campo tecnologico – per molti aspetti del tutto simile a quella avvenuta con il lancio del primo smartphone – vi sono importanti ragioni strategiche legate al brand. Per ovvie ragioni, il nome “Facebook” era diventato troppo limitante per l’azienda, dal momento che finiva per ancorarla solamente a uno dei suoi prodotti di punta, l’omonimo social network. Occorreva, dunque, un forte cambiamento.

Lo stato della tecnologia: a che punto siamo con la creazione del Metaverso?

Oggi si sente spesso parlare di Metaverso e della creazione di un nuovo mondo phygital, una dimensione che si colloca oltre i confini della realtà attualmente conosciuta e che integra in sé il mondo fisico e quello digitale (da cui appunto il neologismo phygital che deriva dalla crasi dei termini inglesi “physical” e “digital”).

Con il suo annuncio in occasione della conferenza “Connect” tenutasi in diretta streaming lo scorso 28 ottobre, Zuckerberg ha voluto inaugurare una nuova era per i social media e non solo, facendo dello sviluppo del Metaverso un principio cardine della crescita futura della propria azienda.

Un unico e grande obiettivo sembra guidare questa evoluzione: aiutare le persone che non sono presenti all’interno dello stesso spazio fisico a essere sempre più connesse attraverso un tipo di interazione sociale totalmente immersiva e coinvolgente.

Quotidianamente sperimentiamo l’utilizzo della tecnologia di realtà aumentata (AR). Basti pensare a quando scansioniamo un QR code con la telecamera dello smartphone e attiviamo azioni o file digitali. È evidente però che l’esperienza della realtà passa così attraverso la mediazione necessaria del nostro dispositivo diventando di fatto bidimensionale. Questo aspetto è proprio ciò che Meta, con la creazione del Metaverso, vuole superare, garantendo agli utenti un’esperienza virtuale non differente da quella vissuta nella realtà fisica. 

Meta è intenzionata a incorporare internet nel mondo reale e rendere più accessibile al maggior numero di persone possibile la Realtà Virtuale. Per queste ragioni l’azienda sta lavorando per rendere sempre più piccoli processori molto potenti che potranno essere inseriti all’interno di normalissimi occhiali da vista o da sole, o addirittura, chissà, in lenti a contatto e microchip sottocutanei.

Attualmente esistono numerosi dispositivi indossabili che adottano la realtà virtuale (VR). Nel mondo dei videogame, per esempio, ci sono i visori Oculus VR. Questi dispositivi, peraltro, possono essere utilizzati anche in un contesto lavorativo. A questo scopo la stessa Meta ha introdotto le Horizon Workrooms: il visore VR consente di interagire con i propri colleghi attraverso avatar, di usare l’audio spaziale per rendere l’esperienza ancora più realista e di avere a disposizione vere e proprie sale riunioni digitali.

Un nuovo mondo: le nuove opportunità del Metaverso

Tutti conosciamo Blockbuster e la “triste” fine che il colosso americano ha fatto a fronte delle neonate piattaforme streaming come Netflix. Tuttavia Blockbuster non è scomparso del tutto. A Bend, in Oregon, esiste un unico punto vendita superstite, meta degli appassionati. Ma nel Metaverso Blockbuster potrebbe “rivivere” fino al punto di ottenere la propria rivincita sulla principale rivale: Netflix appunto.

Una comunità di investitori, note come Dao (decentralized autonomous organisation), gestite mediante una blockchain, punta a raccogliere cinque milioni di dollari per acquistare il brand storico e rilanciarlo come servizio streaming proprio nel Metaverso. 

Tutto questo sarebbe possibile grazie all’emissione di NFT (non-fungible tokens), oggetti digitali, come creazioni artistiche, video e musica, unici e insostituibili, che sono alla base dell’economia del Metaverso. In questo modo sarebbe possibile acquistare e vendere titoli sul mercato con l’obiettivo di arrivare alla creazione di una piattaforma streaming decentralizzata e allo sviluppo di contenuti originali. Si arriverebbe alla realizzazione di una “Netflix” di nuova generazione, del tutto decentralizzata e già pronta per il Metaverso.

Il Metaverso sarà il migliore dei mondi possibili?

La rivoluzione digitale, tutt’ora in corso, ha permesso negli ultimi anni di migliorare notevolmente le nostre vite. Ma siamo sicuri che tutto questo sia realizzabile? Siamo sicuri che gli utenti vogliano davvero essere proiettati in un Metaverso?

Come abbiamo visto il Metaverso non sarà una nuova realtà che si sovrapporrà alle nostre vite, ma un mondo virtuale che diventerà una parte integrata del mondo fisico. Una realtà phygital così concepita rappresenta un’opportunità molto appetibile e interessante per moltissimi brand che stanno già sperimentando nel metaverso nuove forme di interazione con il proprio pubblico. Siamo solo all’inizio. Molto c’è ancora da fare e tante sono ancora le questioni aperte, come per esempio la regolamentazione e la tutela della privacy degli utenti, le disuguaglianze sociali ed economiche (già fortemente presenti nella nostra società e in molti paesi del mondo), l’accesso universale alla tecnologia e alle sue infinite potenzialità, solo per citarne alcune.

Quello che ci auspichiamo è una “colonizzazione consapevole” e regolamentata da leggi che tutelino la libertà e i diritti di tutti i loro utenti. Che sia dunque, un Metaverso più inclusivo e che arricchisca le nostre vite di nuovi stimoli e interessi.

Vero è che nessun “architetto del Metaverso” potrà pensare di se stesso di essere “Dio”. In fondo, è proprio questo stato di imperfezione e finitezza che ci spinge a cooperare e connetterci gli uni con gli altri per realizzare un nuovo mondo, con nuove opportunità per tutti: nuove esperienze per un numero di utenti illimitati, nuove occasioni di business per le aziende, il tutto senza limiti alla creatività. 

Sarà quindi questo il migliore dei mondi possibili di cui tanto parlava Leibniz? Tutto dipenderà dalla tua volontà: 

“Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio”. (Morpheus, tratto dal primo capitolo di Matrix, 1999)


Vuoi saperne di più su come poter avviare la trasformazione digitale della tua azienda? Synesthesia elabora soluzioni con l’impiego anche delle tecnologia di AR e VR sulla base delle necessità del cliente e con l’obiettivo di supportare la sua attività nel raggiungimento di concreti risultati di crescita sul mercato globale. 

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Autore: Luca Greco (Copywriter di Synesthesia).

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