Il 29 luglio 2021 è stato annunciato Quickload powered by OGR, un programma di accelerazione e sviluppo di startup in ambito gaming. Il programma, nato dall’unione di realtà torinesi e internazionali, ha come obiettivo quello di aiutare un gruppo di startup nella realizzazione dei loro progetti. Per supportare concretamente le idee più creative, Microsoft stanzierà con il programma ID@Xbox un finanziamento di 100.000 euro.
Cos’è Quickload?
Il 2021 è l’anno del debutto di Quickload, il primo programma Made in Italy per l’accelerazione 4.0 promosso da OGR Torino, 34BigThings e Microsoft, rivolto a startup provenienti da tutta Europa. Il programma, in partenza il 6 dicembre 2021, durerà 6 mesi e terminerà il 27 maggio 2022.
Una commissione internazionale di esperti avrà il compito di selezionare i migliori team e nel mese di novembre annunceranno i nomi dei partecipanti in un evento dedicato. Le startup vincitrici dovranno accettare il contratto e trasferirsi a Torino per poter iniziare il percorso formativo, che prevede lo svolgimento delle attività sia in presenza alle Ogr, sia online. Tra gli investor partner sono presenti anche Digital Magics, dpixel e Sellalab.
Marco Mazzaglia tra i mentori di Quickload powered by OGR
Ogni team sarà affiancato da un mentore che avrà il compito di aiutarli nella realizzazione del progetto, fornendo loro l’opportunità di stabilire un contatto diretto con investitori e partnership. Per ricoprire il ruolo di mentore, sono stati selezioni grandi nomi nazionali e internazionali: tra questi ci sarà anche il Prof. Marco Mazzaglia, esperto di gaming che aiuterà il team a inserirsi nel contesto di video game industry, secondo un programma personalizzato in base alla startup che gli verrà assegnata.
Il fiore all’occhiello dell’evento è sicuramente la partecipazione ID@xbox, la sezione di Microsoft dedicata alla pubblicazione dei titoli indipendenti, che ha garantito un investimento iniziale di €100.000. La partecipazione diretta di un manufacturer come Microsoft alza l’asticella, perché sostiene e accompagna gli studi dei team, affinché vengano prodotti titoli di qualità che qualifichino ulteriormente il successo della console.
Alla fine dei 6 mesi si terrà l’evento finale, nel quale sarà decretato il team vincitore del finanziamento messo in palio da Microsoft. Inoltre, le migliori startup potranno essere selezionate per accedere al programma globale Microsoft for Startups, oltre che avere l’opportunità di proseguire il proprio percorso per ulteriori 6 mesi presso OGR Tech, l’hub dedicato all’innovazione. L’avvio del programma Quickload powered by OGR Torino, contribuisce a posizionare Torino come una città focalizzata sull’innovazione e il digitale, a supporto dei migliori talenti internazionali in settori trasversali e ad alto grado di sviluppo.
Siamo molto orgogliosi di questa nuova impresa di Marco. Negli anni ha sempre rappresentato in modo eccellente in Italia e all’estero quello che noi chiamiamo “spirito synesthesico”. La capacità di mettere passione, competenze ed empatia in tutto quello che facciamo.
Synesthesia si occupa anche di formazione con la sua Academy
Synesthesia Academy è una “scuola” specializzata nell’erogazione di corsi in ambito digitale. L’offerta formativa mette a disposizione delle aziende, della formazione terziaria professionalizzante, delle agenzie formative e delle scuole, un ricco catalogo di corsi frutto delle competenze acquisite nel corso di anni di esperienza. I corsi prevedono l’introduzione di metodologie didattiche innovative e hanno l’obiettivo di accrescere le competenze di studenti e collaboratori. Scopri i nostri corsi.
Echo Show 15

Il nuovo hub di Amazon per la domotica e l’assistenza smart a casa è arrivato: Eco Show 15 è uno smart display full HD da 15,6” che si può appendere alla parete in orientare in orizzontale o in verticale. Il chip che comanda Eco Show 15 è di nuovissima generazione. Stiamo parlando di Amazon AZ2 Neural Edge.
Nuova è anche l’interfaccia, completamente ridisegnata e con più libertà di personalizzazione. È possibile, infatti, utilizzare l’hub come supporto visivo per le varie funzioni di Alexa e può tornare molto utile in ambienti come la cucina per le liste della spesa e promemoria, ma può anche diventare una piccola tv collegandosi a Prime Video, Netflix e altri servizi.
Eco Show 15 può diventare l’hub per comandi vocali, per la multimedialità e per controllare gli altri dispositivi a esso connessi. Dal punto di vista del design, il nuovo display full HD da 15,6” lo rende il più grande smart speaker di Amazon. La nuova schermata “home” prevede, inoltre, nuovi strumenti basati su Visual ID che consentono all’utente di personalizzare tutte le informazioni che appaiono sullo schermo.
Questa funzione è in grado di riconoscere l’utente: in base all’identità di chi interagisce con lo schermo saranno mostrati promemoria, appuntamenti del calendario, brani musicali preferiti e note di tutti i membri dell’abitazione.
Il Visual ID può essere cancellato in qualsiasi momento e le immagini abbinate al proprio profilo saranno criptate e memorizzate solo dal dispositivo. Il suo prezzo attuale è di poco superiore a 200 euro.
Eero Pro 6

Eero Pro 6 è il nuovo modello di router Wi-Fi con tecnologia TrueMesh lanciato da Amazon. È dotato di due porte gigabit ethernet con modulo Wi-Fi a tre bande e una copertura fino a 190 mq con un solo dispositivo. Il router integra le funzionalità di hub Zigbee e, insieme con lo standard Matter, può diventare il centro per gestire e coordinare tutti i dispositivi della smart home.
Amazon offre sul mercato pacchetti costituiti da 3 Eero per consentire agli utenti di estendere la copertura della connettività fino a 560 mq, supportando fino a 75 dispositivi connessi simultaneamente. La tecnologia mesh, inoltre, è compatibile con le versioni precedenti di Eero, consentendo così agli utenti di continuare a utilizzare i modelli già posseduti insieme con Eero Pro 6: in questo modo è possibile allargare la copertura Wi-Fi dei propri spazi.
Blink Video Doorbell

È il nuovo campanello smart presentato da Amazon. Il videocitofono, realizzato da Blink, colpisce per la sua semplicità di installazione e utilizzo. Il dispositivo, infatti, può essere installato anche senza cavi, è dotato di telecamera con video a 1080p e audio direzionale visualizzabile direttamente sullo smartphone.
Grazie all’app realizzata ad hoc, l’utente può visualizzare tutte le notifiche ogni volta che qualcuno suona alla porta o la videocamera registra movimenti. L’audio bidirezionale consente di interagire con i visitatori. Blink Video Doorbell, inoltre, è compatibile con i dispositivi Echo e Fire: collegando il videocitofono ad Alexa, l’utente può gestire facilmente il sistema Blink con comandi vocali grazie alla Skill Blink Smart Home.
Amazon Glow

Si tratta di un dispositivo pensato per i bambini, dotato di un piccolo smart display (un lcd da 8 pollici) e un proiettore integrato. Smart Glow è progettato come supporto per le attività didattiche e ricreative dei più piccoli, poiché in grado di creare un display virtuale sensibile al tocco fino a 19 pollici. Questo nuovo dispositivo, inoltre, vanta la collaborazione con Disney, Mattel, Nickelodeon e Sesame Street.
Smart Thermostat

Si tratta di un termostato intelligente, realizzato in collaborazione con la società Honeywell. Smart Thermostat è un dispositivo di facile utilizzo: sarà controllabile da app o da Alexa tramite dei comandi touch presenti sul dispositivo e utilizzerà la tecnologia Home.
Amazon Astro

L’ultima grande novità presentata da Amazon si chiama “Astro”, un robot di 10 kg e 160 cm di altezza. Presenta un display lcd al posto del “volto”, dove si possono vedere le sue espressioni e reazioni. Si muove in modo autonomo o su richiesta (dal vivo o a distanza), grazie a un braccio periscopo che gli consente di interagire con manopole e pulsanti.
Come spiega Amazon: “Astro può essere utilizzato per controllare le persone o gli animali tra le pareti domestiche, o per pattugliare la casa inviando ai proprietari degli avvisi, se scopre qualcosa di inusuale, ma anche per portarci una birra o comunicare con altre persone in video mentre ci segue”.
Grazie alle sue telecamere integrate, riesce a riconoscere i volti umani ed è in grado di mostrare in tempo reale ciò che sta accadendo in quel momento. Arriverà sul mercato americano a fine 2021.
Oggi, dunque, grazie anche a questi nuove prodotti, i dispositivi smart home svolgono un ruolo fondamentale per rendere ancora più intelligenti, sicure e connesse le nostre abitazioni e i luoghi di studio e di lavoro.
Synesthesia sviluppa software intelligente e semplice da usare per TV, termostati, contatori, frigoriferi, sistemi di videosorveglianza, automobili connesse e molto altro, ed è al fianco delle aziende nel mondo dell’Industria 4.0, con servizi e piattaforme che aiutano a migliorare processi e produttività. Scopri le nostre creazioni digitali all’interno di questa pagina dedicata.
Immagini fonte: Amazon
[Guarda la versione completa dell’intervista – 26 min]
Paola Allamano, ingegnere per l’ambiente e per il territorio. Una passione che diventa professione. Cosa c’è all’origine di queste scelte?
“La passione per l’ambiente nasce dalla mia infanzia, riempivo lo zaino di mio papà di pietre da esaminare una volta a casa. Ce l’avevo nel sangue e diventare ingegnere per l’ambiente e il territorio è stata una scelta naturale. Trasformare poi tutto questo in una start up non è stato un passaggio del tutto consapevole, anzi, è stato abbastanza frutto del caso: lavoravo al Politecnico di Torino a un progetto nel contesto dell’ingegneria idraulica, che si occupava di studiare l’acqua sotto vari punti di vista, sia come elemento di pericolosità, sia come risorsa. Questa scienza si occupa di studiare i fenomeni alla base del ciclo dell’acqua per riuscire a gestirli con gli strumenti a disposizione.
Nell’era della digitalizzazione conoscere un fenomeno con una precisione ridotta è un “collo di bottiglia” importante. Ho provato quindi a immaginarmela in maniera diversa. Di notte mi chiedevo se potesse essere una buona idea cercare di rappresentare i fenomeni atmosferici (che sono l’input di quello che avviene sulla Terra) in un modo del tutto diverso.
Mi è venuta così l’idea di misurarli e conoscerli attraverso un’immagine, al posto di utilizzare la strumentazione tradizionale.
Ho pensato “chissà se con una fotografia, un video, un’immagine si può effettivamente misurare e captare quello che sta accadendo”, così da avere molti più occhi sul fenomeno e saperlo riconoscere in tempo reale? Questo abbiamo fatto in Waterview. Abbiamo creato una soluzione software che usa strumenti di visione (come le telecamere di sorveglianza) per rappresentare i fenomeni atmosferici. Così la stessa telecamera che controlla il traffico è in grado di capire se piove, nevica o se i fenomeni che si stanno verificando stanno impattando sul contesto videosorvegliato.
Avere un punto di vista estremamente capillare su un fenomeno che può essere disruptive per l’infrastruttura, consente di prendere decisioni tempestive o di anticiparle”.
Quindi l’innovazione, ovviamente, oltre a utilizzare le immagini, utilizza anche degli strumenti impiegati per altro. Una sorta di economia circolare del dato, un vero progetto sostenibile. Tra l’altro leggevo che nelle immagini vengono rilevate le scie create dalle gocce di pioggia o dai fiocchi di neve che scendono.
“Sì, tutti sappiamo che la pioggia e la neve lasciano nell’immagine una striscia luminosa molto evidente (succede anche nelle foto che facciamo con il telefono). Queste scie sono quantificabili e le loro caratteristiche dipendono da come la telecamera sta acquisendo la fotografia in quel momento e dal fenomeno che sta osservando. I nostri algoritmi trasformano queste tracce in misure di intensità e severità dei fenomeni stessi attraverso un mix di computer vision e artificial intelligence. Successivamente si compone il quadro della situazione grazie alle varie telecamere. La singola telecamera è “un punto” che collabora in rete con tutte le altre. In questa connessione sta l’importanza di costruire un quadro complessivo sfruttando tutti i dispositivi”. Sulla base del quadro complessivo si può innescare la catena decisionale”.
Ormai questi fenomeni sono sempre più particolari, nel senso che all’interno di una città nello stesso momento si verificano fenomeni diversi a breve distanza.
“Sicuramente. II fenomeno intenso è di per sé locale, perché la cella convettiva temporalesca è sempre molto concentrata nello spazio e nel tempo. Adesso, però, le intensità possono essere estremamente severe anche come conseguenza del cambiamento climatico. Le videocamere, quindi, diventano uno strumento importante perché sono molto diffuse e consentono di essere tempestivi nella reazione”.
Nella reazione così come nella prevenzione e nell’analisi successiva, giusto?
“Non tanto nella prevenzione perché noi operiamo in “tempo reale. “Addestriamo” le telecamere che sono su grandi infrastrutture come le strade. Abbiamo realizzato un sistema di monitoraggio meteorologico per le strade pubbliche italiane e facciamo una sorta di previsione nello spazio: l’utente, avvicinandosi alla tratta interessata, sa in anticipo che tipo di fenomeno potrà verificarsi, oltre a fornire una storicizzazione del dato, per esempio, per sapere se l’asfalto sarà rovinato e quindi pianificare cicli di manutenzione”.
Paola, tu arrivi dal mondo della ricerca accademica, fare un prodotto “disruptive” per la ricerca è un fattore essenziale. Che differenza c’è tra la ricerca accademica e quella che viene fatta nella tua start up, per poter raggiungere gli obiettivi che non sono solo “accademici” ma anche di business?
“Io vengo dalla ricerca accademica, prima dottoranda, poi ricercatrice del Politecnico così come i miei soci fondatori. La ricerca accademica sicuramente è un elemento fondante di una start up che deve avere una tecnologia robusta, dei fondamenti importanti. Però, certamente la differenza tra la ricerca accademica e quella aziendale è abissale. Perché la ricerca accademica si può permettere anche “la ricerca del bello” e della soluzione che potrà essere portata a terra tra 20 anni. Quando poi si passa al mercato e a cercare di avere un fatturato bisogna fare ricerca con delle condizioni estremamente più stringenti perché dev’essere realizzabile.
Noi oggi investiamo tantissimo nella ricerca e nello sviluppo, ma lo facciamo secondo l’esigenza del cliente, con le infrastrutture e i dispositivi che sono disponibili oggi. Lo facciamo anche in maniera market-driven, quindi lo si fa opportunisticamente andando nella direzione che il mercato richiede. La ricerca del bello, purtroppo, la si abbandona un po’ e si portano a terra le cose in un’altra maniera, che è molto divertente in realtà”.
Dover portare avanti un’azienda è però mitigato dal fatto che l’argomento che trattate riguarda effettivamente la sostenibilità.
“Assolutamente sì, WaterView parla di sostenibilità, di ambiente. È una tecnologia che si colloca nell’ambito dell’adattamento al cambiamento climatico. Il termine “sviluppo sostenibile” può avere varie declinazioni: c’è chi mitiga, chi ottimizza l’uso delle risorse. Una variazione, un peggioramento delle condizioni ci sarà e noi siamo tra quelli che cercano di “parare i colpi”. Quindi , siamo tra quelle tecnologie che difendono e consentono una gestione controllata di questo cambiamento. In questo senso ci poniamo nell’ambito della sostenibilità.
Lo sviluppo sostenibile consiste nel garantire una vita equa e un utilizzo giusto delle risorse alla nostra generazione e alle prossime. La nostra tecnologia vuole contribuire al rispetto del cosidetto patto generazionale, cercando di ottimizzare l’uso delle infrastrutture e delle risorse. Inoltre le tecnologie creano posti di lavoro, creano aziende e anche questo va nella direzione di consentire una vita equa, giusta e sostenibile agli esseri umani, la sostenibilità è anche questo”.
Tecnologia e innovazione sono proprio necessari per raggiungere questo tipo di approccio totale, quindi attenzione verso l’ambiente e la sostenibilità.
“La disruptive technology, o la tecnologia che cambia il paradigma, cerca di risolvere in modo totalmente nuovo un problema vecchio e da qui non si scampa, dobbiamo trovarla questa soluzione, per far sì che nei prossimi 50 o 100 anni non rovineremo il mondo in cui vivremo. L’Europa carbon neutral nel 2050 è un bell’obiettivo. Il mondo carbon neutral entro il 2050, anche con i Paesi in forte sviluppo, è un obiettivo enorme,che per essere raggiunto deve per forza passare da tecnologia e innovazione. È un must e dobbiamo in qualche modo realizzarlo, attraverso la tecnologia”.
Paola rappresenti una donna in un ambiente, quello STEM, che è per la maggioranza rappresentato da uomini, anche nelle posizioni diciamo di “potere”. Tu sei una donna, CEO di una start up che sta funzionando e che ha ricevuto numerosi riconoscimenti, gli investitori hanno creduto in voi. Come vedi il ruolo delle donne nel contesto STEM?
“Sicuramente è un contesto molto maschile, ma credo che le donne abbiano molto da dare nelle imprese e nel mondo aziendale.
Racconto sempre l’aneddoto della nostra presentazione al primo network di investitori che abbiamo avuto in Waterview. È successo che alle mie spalle è stata proiettata la presentazione sbagliata, così ho cominciato a frugare nella mia borsa (al tempo la mia bambina aveva 2 anni e all’interno della mia borsa c’era di tutto) e ho cominciato a tirare fuori qualunque cosa per trovare la chiavetta. La gestione di questo momento credo che sia servito per rompere il ghiaccio e sia stato alla fine uno degli elementi fondamentali del successo di quella serata.
Quello che ho dovuto superare da donna, e credo che sia una delle nostre più grosse maledizioni, è voler essere sempre “perfetta”. La ricerca della perfezione, l’incapacità di lasciare qualcosa imperfetto, è uno dei limiti delle donne. Un uomo si fa molti meno problemi. Invece noi no, dobbiamo sempre essere perfette. E nel mondo dell’impresa si dice “meglio fatto che perfetto”: rilascia quella cosa, falla funzionare all’80% e poi la migliorerai. Se le donne sapessero venire a patti con questa cosa secondo me sarebbero veramente le CEO ideali del prossimo futuro”.
Un altro aspetto di cui si parla in questo periodo in maniera importante riguarda proprio la diversità e l’accettazione della diversità non solo di genere ma, in generale, culturale, religiosa. Pensi che anche all’interno delle aziende questa diversità possa essere fondamentale, anche nella creazione di un prodotto che diventa poi disruptive?
“Assolutamente. L’approccio culturale diverso non può che arricchire l’oggetto finale che si crea. Waterview ovviamente è un’azienda ancora piccola e integra componenti diverse, anche se statisticamente la diversità all’interno non è così elevata perché si parla di un nucleo molto piccolo. Però ci definiamo una start up italo-turca perché su 8 persone 2 sono Turchi ed effettivamente anche il loro differente punto di vista, il modo di porsi di fronte a un cliente o di vedere lo sviluppo e le tempistiche scandite in maniera differente è sicuramente un valore per noi. Chiaramente poi crescendo si potranno integrare tante altre componenti, però avere due anime porta anche a essere autocritici in maniera più consapevole e sicuramente arricchente, è un valore da preservare”.
Uno dei vostri obiettivi è anche l’internazionalizzazione, che ovviamente pone una serie di sfide culturali.
“Noi ci stiamo muovendo a livello europeo e stiamo cercando di gettare qualche amo verso la lontana Cina e lì davvero si parla di mediazione culturale. Ai tavoli non si parla solo di prodotti e tecnologia, ma di dinamiche comportamentali completamente diverse. Infatti ci facciamo aiutare da un mediatore culturale, perché non è solo questione di lingua ma è una cosa che richiede integrazione culturale. L’internalizzazione passa attraverso dei connettori che devono colmare questo gap, perché è complesso interloquire con il mondo partendo da qui”.
Adesso ti faccio una domanda difficile: non abbiamo una sfera di cristallo ma vogliamo immaginarci come sarà il nostro futuro. Tu cosa vedi tra 10 anni nel mondo delle tecnologie emergenti, disruptive? Che cosa ci sarà secondo te?
“Che bella domanda. Non ambisco a rispondere su tutta la tecnologia, ma le tecnologie nel contesto ambientale e della sostenibilità deve necessariamente e con urgenza rivolgersi agli obiettivi che ci siamo dati in termini di contrasto al cambiamento climatico e all’efficientamento energetico. Il tutto mirato a contenere il trend che stiamo vivendo e che porterebbe a uno scenario inaccettabile e invivibile, infrangendo il patto con i nostri figli di consegnargli un mondo accettabile. Quindi credo che la nostra parte la si debba fare in quel settore.
Vedo tre grandi filoni per quanto riguarda questo settore: il filone dell’efficientamento energetico, che deve condurre a un utilizzo delle risorse del pianeta più ottimizzato; il filone delle tecnologie per la riduzione delle emissioni, che puntano alla carbon neutrality, cioè al pareggio delle emissioni. E, infine, il filone delle tecnologie come la nostra, che consentiranno ai nostri figli di convivere con un mondo leggermente cambiato.
La tecnologia nel settore ambientale deve necessariamente trovare delle risposte rapide a queste sfide, consapevoli del fatto che tra 10, 20 o 30 anni sarà troppo tardi. Ci sarà un momento in cui questa cosa sarà irreversibile e il trend non sarà più controllabile.
Per cui credo che sia questa l’urgenza e che la tecnologia debba impegnarsi per contrastare questa grande ondata. L’abbiamo visto succedere con il Covid: la scienza si è messa all’opera e ha trovato delle risposte, bisogna fare altrettanto nel settore dell’ambiente e del clima”.
Quindi passerà sicuramente attraverso questi canali il futuro?
“La mia visione è questa. Per avere un futuro anche nel resto si deve passare attraverso questa strettoia e si devono trovare le soluzioni e gli strumenti per consegnare un pianeta vivibile alle prossime generazioni”.
Grazie!
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L’evento: tante conferme e un’interessante sorpresa: molte cose previste e qualche sorpresa interessante
Se ne parlava ormai da settimane: per l’evento del 14 settembre erano attesi quattro nuovi iPhone 13 e la settima generazione di Apple Watch, ma Apple ha spiazzato tutti i pronostici della vigilia presentando anche l’iPad di ultima generazione e iPad Mini 6. Più prodotti di quanti ne fossero attesi, dunque. Un vero effetto a sorpresa per tutti gli appassionati del mondo Apple che hanno seguito con attenzione l’evento in streaming.
Semplicità del design, forme più arrotondate e sottili, processori più performanti, fotocamere con standard elevatissimi, attenzione ai dettagli. Scopriamo insieme la nuova linea dei prodotti Apple per il mondo mobile.
Le quattro versioni dell’iPhone 13

Il dispositivo più atteso dell’evento è stato certamente l’iPhone 13. La presentazione del nuovo smartphone ha confermato tutte le indiscrezioni che nei giorni precedenti erano circolate. Come è accaduto per versioni precedenti, anche la nuova generazione di iPhone prevede 4 configurazioni: oltre a quella tradizionale (con schermo da 6,1″), troviamo una versione Mini (da 5,7″), un iPhone 13 Pro (con batteria maggiorata del 20% e una Gpu 5-core aggiuntiva) e un Pro Max che, oltre a essere più potente, unisce lo schermo da 6,7″. Il nuovo dispositivo porta con sé ulteriori miglioramenti anche per quanto riguarda le fotocamere, con standard innalzato fino a 12 megapixel e sensori da f/1,6 (grandangolare e f/2,4) che consentono di catturare più luce. Per quanto riguarda il design, il nuovo iPhone 13 è molto simile a quello del 2020, con il notch (una parte dello schermo che ospita la fotocamera frontale e Face ID) più piccolo del 20%.
“L’iPhone più “pro” di sempre

“Questo è l’iPhone più ‘pro’ di sempre”, con queste parole Tim Cook ha presentato le due versioni di punta di iPhone, il 13 e il 13 Pro Max.
Le evoluzioni introdotte sono tante. I nuovi modelli hanno un sistema di camere molto più evoluto e presentano una batteria che ha una durata maggiore. Le tre fotocamere posteriori (un teleobiettivo, una ultra-grandangolare e una grandangolare) sono state ottimizzate per il funzionamento con iOS 15 e sono basate sul nuovo processore ISP del chip A15 Bionic. Anche per quanto riguarda questo modello è presente una tecnologia di stabilizzazione evoluta delle immagini, mentre per quanto riguarda lo scatto notturno la funzionalità è stata estesa su tutte le lenti. Tra le tante novità presenti nel nuovo modello, degna di nota sono i miglioramenti per quanto riguarda la fotografia macro: il nuovo sensore ultra-angolare può scattare foto con distanza focale ravvicinata.
In arrivo ci sono anche gli stili fotografici, che consentono agli utenti di portare su ogni immagine le proprie preferenze, applicando così alle diverse parti della foto le stesse regolazioni. L’altra importante novità si chiama ProRes, cioè un codec video professionale che offre una maggiore fedeltà cromatica con una compressione minore.
Novità anche per quanto riguarda il display che è un Super Retina XDR con tecnologia ProMotion: per la prima volta su iPhone questa tecnologia permette un aggiornamento dello schermo dai 10Hz fino ai 120Hz per immagini e scroll sempre più fluidi nel rispetto della batteria.
Tutti i prodotti saranno disponibili dal 24. I colori sono quattro: grafite, oro, argento e Azzurro Sierra. In Italia l’iPhone 13 Pro ha un prezzo di partenza di 1.189 euro mentre il prezzo dell’iPhone 13 Pro Max parte da 1.289 euro.
Non solo iPhone 13
Oltre ai quattro modelli di iPhone hanno fatto la loro apparizione a sorpresa anche il nuovo iPad e l’iPad Mini 6 che non erano pronosticati nelle anticipazioni della vigilia.
Il nuovo iPad

Il nuovo iPad di nona generazione è quello più economico. Ha un chip A13 Bionic con Neural Engine e stando alle previsioni sarebbe più veloce del 20% rispetto alla sua versione precedente. Miglioramenti in vista sono previsti anche per quanto riguarda l’apparato fotografico (sia posteriore che anteriore) grazie a una fotografia ultra-grandangolare da 12 megapixel. Grazie a questi miglioramenti sarà possibile usufruire della funzionalità Center Stage (già presente su iPad Pro). Questa funzione durante le videochiamate consente di mantenere sempre chi sta parlando (che sia una persona o un gruppo) al centro dell’inquadratura. Il nuovo iPad ha un display True Tone da 10,2” di tipo Retina e arriverà con il nuovo sistema operativo iPad OS 15. Sarà disponibile dal 24 settembre nelle versioni grigio siderale e argento. Gli iPad supporteranno anche la Apple pencil.
Prezzo di partenza 389 euro (nella versione wi-fi), mentre il modello da 64 giga con connettività cellulare ha un costo di 529 euro.
L’iPad Mini 6

Non solo l’iPad tradizionale, ma anche la nuova generazione di pratici iPad Mini, forse la vera notivtà di questo evento La nuova versione sarà ben dieci volte più veloce del suo predecessore e avrà una batteria molto più performante. Il suo display Liquid Retina da 8,3” è in grado di garantire una luminosità da 500 nits e il design sarà molto simile a quello dell’iPhone (con bordi molto sottili e angoli smussati).
Gli iPad Mini manterranno l’amato TouchID incastonato nel tasto sul lato superiore per il riconoscimento biometrico sul tasto di accensione (come per l’iPad Air). La sua fotocamera posteriore è da 12 megapixel con apertura f/1,8, tecnologia Focus Pixels, smart hdr, video 4k e true tone flash. Sono disponibili ben 4 colori (rosa, galassia, viola, grigio siderale). IPad Mini è un device tutto nuovo che si va a inserire in modo più deciso tra iPad e iPhone come device di riferimento soprattutto per i professionisti, che vedono comparire finalmente anche l’abilitazione per la Apple pencil di II generazione.
Il prezzo di partenza in Italia è di 559 euro (per quanto riguarda il modello Wi-fi) e 729 euro (per quello con connettività cellulare). Entrambi i modelli saranno disponibili dal 24 settembre.
Apple Watch 7

Come già avevano annunciato i rumors, il design dei nuovi Apple Watch Series 7 non è stato rivoluzionato. Tutte le novità più significative riguardano il display (di tipo retina), in grado di contenere il 50% di testo in più rispetto alla passata generazione. La cornice più sottile arriva fino a 1,7 mm per massimizzare l’area dedicata allo schermo. I pulsanti virtuali sono più grandi e il display offre il 70% in più di luminosità in always-on.
La batteria dura 18 ore e carica il 30% più velocemente tramite usb type-c. Durante la cerimonia di presentazione sono state citate le versioni Hermes e Nike. Al momento non vi sono informazioni sulla disponibilità e sui prezzi in Italia. Quello che sappiamo, però, è che negli Stati Uniti i prezzi partono da 399 dollari.
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Immagini fonte: Apple.
La tecnologia del QR Code nel Green Pass
Oggi, grazie all’impiego dei QR Code (Quick Response Code), abbiamo assistito a una notevole riduzione delle occasioni di contatto. Questi codici a barre a risposta rapida fanno ricorso alla tecnologia di AR per dare accesso a una quantità maggiore di informazioni attivate digitalmente a seguito della scansione con un apposito software (oggi integrato nella fotocamera di quasi tutti i dispositivi mobile).
Di fatto, i QR Code condensano una quantità più o meno grande di informazioni in un simbolo, caratterizzato da tre quadrati disposti negli angoli, che funzionano da punti di riferimento per il software di decodifica (che può così raddrizzare l’immagine e leggerne bit con un sistema per cui il bianco è 0, il nero è 1). Nel caso del QR Code presente nel Green Pass è stato inserito un elemento ulteriore: una procedura specifica per evitare contraffazioni.
L’applicazione che scansiona e “legge” il codice del Green Pass è rilasciata dal Ministero della Salute e utilizza la chiave pubblica del sigillo di firma per verificare la provenienza e l’integrità del dato. Il codice sorgente delle applicazioni usate per la lettura dei dati è open source e disponibile su Github.
Il QR Code presente nel Green Pass contiene le informazioni relative ai dati identificativi del soggetto (nome, cognome, data di nascita), il numero di dosi di vaccino ricevute, la tipologia e la data della vaccinazione. Pertanto, non vi sono ulteriori informazioni relative allo stato di salute o altri dati sensibili che entrerebbero in conflitto con la tutela europea dei dati personali.
“VerificaC19”: l’app per controllare il Green Pass
Dal 6 agosto sarà obbligatorio l’uso del Green Pass dai 12 anni in su per andare al ristorante, nei bar al chiuso, nei cinema, nelle palestre, per andare allo stadio e in molti altri luoghi aperti al pubblico. Solo coloro che erogano i servizi potranno verificare la validità della certificazione grazie all’applicazione “VerificaC19”, sviluppata dal Ministero della Salute in collaborazione con il Ministero per l’Innovazione Tecnologica.
L’app, utilizzabile anche in modalità offline, è conforme alla versione europea (diminuisce il numero di dati visualizzabili dall’operatore, per minimizzare le informazioni trattate). È possibile scaricare gratuitamente VerificaC19 sia dal Playstore di Google per dispositivi Android dalla versione 8, sia dall’AppStore di Apple con iOS versione 12.1 o superiore. Per avere maggiori informazioni sull’app è possibile consultare il seguente link del Governo.
Verso una maggiore tutela dei dati personali
L’utilizzo dei QR Code in numerosi ambiti della nostra quotidianità suggerisce come la tecnologia spesso fornisca gli strumenti più idonei e utili per affrontare le sfide quotidiane, anche in situazioni imprevedibili di emergenza sanitaria come quella dettata dall’attuale pandemia. Come abbiamo visto, i dati coinvolti durante l’attività di riconoscimento del Green Pass, in pieno accordo con la tutela europea dei dati personali, non riguarderanno i dati sensibili e non ci sarà alcun rischio per la nostra privacy.
Come avere il Green Pass sul tuo smartphone: ecco alcuni consigli pratici
In futuro, dunque, sarà sempre più utile avere a portata di smartphone il QR code del Green Pass. Esistono diverse soluzioni. Noi ve ne segnaliamo due: una per i dispositivi Apple e una per quelli Android. Su iPhone è possibile salvare il Green Pass digitale nel Wallet insieme a tanti altri documenti fondamentali per le attività quotidiane come carte di credito, bancomat, biglietti dei treni e molto altro. È, inoltre, possibile mostrare il Green Pass anche dal Wallet dell’Apple Watch senza neanche la necessità di utilizzare lo smartphone.
Per il “mondo” Android, una soluzione può essere l’app Stocard (disponibile anche per Apple) alla quale è possibile aggiungere il Green Pass.
Bastano poche semplici “mosse”:
- premere il “+”, selezionare la voce “carta generica”,
- verrà poi data la possibilità di accedere a una foto o alla fotocamera,
- si seleziona l’immagine di interesse,
- si viene indirizzati verso una schermata in cui, se si scrive il nome della card (Covid…) viene recuperata la dicitura “Certificazione verde Covid-19”.
In questo modo si potrà avere sempre a disposizione la documentazione necessaria senza bisogno di documenti cartacei o di una connessione a internet stabile. Un piccolo cambiamento che entrerà a far parte della nostra quotidianità per migliorare la sicurezza di tutti.
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Un algoritmo per prevedere il decorso della malattia
Le strutture ospedaliere raccolgono quotidianamente grandissime quantità di dati, originati da esami e test sanitari effettuati sui pazienti. Le informazioni, una volta raccolte, costituiscono una fonte preziosa di “dati di addestramento” per gli algoritmi di Intelligenza Artificiale. Questo binomio di tecnologia e scienza medica ha già portato grandi vantaggi in numerosi settori della medicina.
Da qui nasce, dunque, l’idea di ingegneri, ricercatori e medici di tutto il mondo di applicare le tecnologie di AI alla lotta contro il Coronavirus. “Abbiamo un team di radiologi, medici, ingegneri e data scientist che, in collaborazione con il Certh (Centre for Research & Technology-Hellas), stanno lavorando a un algoritmo per l’identificazione rapida dei pazienti che necessitano di un trattamento immediato, in modo da accelerare il percorso diagnostico-terapeutico, soprattutto per coloro che necessitano il ricovero in terapia intensiva”, così Arturo Chiti, direttore dell’Unità Operativa di Medicina Nucleare spiega l’innovativo progetto avviato da Humanitas.
L’Intelligenza Artificiale, dopo esser stata adeguatamente “addestrata” con i dati raccolti dalle TAC e da altri esami di screening effettuati su pazienti affetti da Covid-19, è in grado di identificare già in una fase molto precoce la gravità della malattia, consentendo così ai medici di applicare immediatamente le cure più adeguate alle esigenze del singolo paziente. I vantaggi di una simile soluzione sono molto evidenti, in modo particolare per coloro che contraggono l’infezione virale nella forma più aggressiva. Poter sapere subito se un paziente si aggraverà nel decorso della malattia, fino al punto di necessitare di terapie intensive, porta ad anticipare le cure scongiurando il peggio.
AI e varianti: nella lotta al Covid-19
Gli algoritmi di Intelligenza Artificiale si sono rivelati molto utili anche nello studio delle varianti della SARS-CoV-2 e dei meccanismi che conducono alla loro generazione.
Nel momento in cui un soggetto contrae la malattia viene contagiato da una grande quantità di particelle virali che presentano sottili differenze tra loro in termini di sequenza genomica: queste sono le varianti. La loro identificazione è possibile grazie a esperimenti di sequenziamento, ma la vera sfida oggi consiste nel predire i meccanismi di diffusione di queste varianti nella popolazione. Una volta compreso questo aspetto, infatti, sarebbe possibile arrivare alla “radice” del problema, escogitando un modo per impedirne la propagazione.
Una risposta interessante è arrivata da un team di scienziati italiani. Alex Graudenzi (Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Segrate), Marco Antoniotti (Dipartimento di informatica, Sistemistica e Comunicazione dell’Università di Milano-Bicocca) e Rocco Piazza (Dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca) sono gli autori della progettazione di due algoritmi in grado di prevedere la generazione di nuove varianti e la loro evoluzione nel tempo.
“Il primo metodo, chiamato VERSO (Viral Evolution ReconStructiOn) permette di ricostruire la storia evolutiva del patogeno, di trovare collegamenti epidemiologici tra due persone infette, ossia un potenziale contatto tra due individui, e di intercettare varianti possibilmente pericolose prima che si diffondano nella popolazione”, spiega Alex Graudenzi.
Il secondo, invece, permette di quantificare i meccanismi che si trovano alla base della generazione delle varianti stesse.
In conclusione
La collaborazione tra due settori diversi, quello della tecnologia e quello della medicina, può rappresentare una soluzione molto vantaggiosa nella lotta al Coronavirus. L’innovazione tecnologica e le nuove scoperte in ambito scientifico vanno sempre più “di pari passo” e, se unite, offrono opportunità sempre più grandi di miglioramento del benessere collettivo e di tutela della salute di tutti.
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Le modifiche di Tik Tok
Con i suoi 689 milioni di utenti attivi, di cui 5,4 milioni solo in Italia, Tik Tok è il settimo social network più popolare al mondo. Attualmente è più utilizzato nel sud-est asiatico, ma la sua popolarità è in aumento anche in occidente. Dopo neanche 4 anni dal lancio iniziale, ha superato la quota di due miliardi di download, registrando nel primo quadrimestre del 2020 la cifra di 350 milioni di download in tutto il mondo. Ma la piattaforma dai numeri stratosferici ha di recente attuato alcune modifiche che interesseranno i suoi utenti:
“Potremmo raccogliere identificatori biometrici e informazioni biometriche, come definito dalle leggi statunitensi, come impronte facciali e impronte vocali, dai contenuti utente. Laddove richiesto dalla legge, chiederemo all’utente tutte le autorizzazioni necessarie prima di tale raccolta”.
Con questa breve nota il celebre social network cinese ha annunciato la modifica alla propria informativa sulla privacy.
Un cambiamento non indifferente che interesserà direttamente la vita e la privacy di tutti gli utenti (per ora) di nazionalità statunitense. La raccolta di dati biometrici da parte di Tik Tok consiste nell’attività eseguita dal social di identificare oggetti e scenari, l’esistenza e la posizione all’interno di un’immagine di caratteristiche del corpo e del viso e il testo delle parole pronunciate. In realtà non è l’unico social che elabora i dati degli utenti in questo modo, ma ne esistono già altri che utilizzano la stessa strategia per ottimizzare gli annunci pubblicitari. Tik Tok, inoltre,sembrerebbe voler soltanto migliorare le proprie funzionalità, per questo la nuova privacy policy avverte che la raccolta di immagini e audio sarà utile per abilitare “effetti video speciali per la moderazione dei contenuti, per la classificazione demografica, per i contenuti e i consigli sugli annunci e per altre operazioni non di identificazione personale“.
La “questione” della privacy
L’annuncio da parte dell’app sulla raccolta dei dati biometrici, per quanto vaga, ha già suscitato numerose preoccupazioni. Tik Tok, infatti, non ha specificato lo scopo di questa raccolta, né tantomeno le modalità con cui chiederà il consenso per il trattamento dei dati. Ha soltanto svelato che inizierà con i dati degli utenti statunitensi e non è sicuramente un caso, considerando che in pochi Stati sono presenti delle leggi che tutelano la privacy biometrica. Per questo motivo, laddove non esista una legislazione specifica, molte persone potrebbero non essere avvisate sulla raccolta dei dati. Sembrerebbe però non essere questa l’intenzione di Tik Tok, che assicura di essere sempre molto attenta alla privacy del suo pubblico. La piattaforma che per tutta la durata dell’Amministrazione Trump era stata considerata come una minaccia per la sicurezza nazionale, ora sta cercando di riconquistare la fiducia degli utenti statunitensi. Per questo motivo ha più volte dichiarato di archiviare le loro informazioni in data center degli US e di Singapore, assicurando di non averli mai condivisi con il governo cinese.
Il futuro di Tik Tok
Tik Tok raccoglie già moltissime informazioni dal profilo dei suoi utenti, come i contenuti da loro creati, i cookie, le app e i file presenti sul loro smartphone, la posizione del dispositivo utilizzato e addirittura lo stato della batteria e i ritmi di battitura. Per cui, a cosa serviranno i dati biometrici?
Per il momento restano i dubbi e le polemiche di molti utenti di Tik Tok. Nei prossimi mesi scopriremo se l’app avrà fatto una scelta sbagliata, spaventando e facendo “scappare” dalla piattaforma tutti quelle persone preoccupate per la loro privacy, o se gli utenti saranno riusciti a digerire questa novità mantenendo attiva la loro presenza sull’app.
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Come scoprire chi sono i tuoi nuovi potenziali clienti
Si chiama Client Finder il servizio che consente di trovare nuovi potenziali clienti interessati a un prodotto o servizio offerto e di capire quale area del sito web è più performante rispetto alle altre. Dopo l’installazione del programma sul proprio dominio, Client Finder registra gli utenti che “atterrano” sul sito e memorizza la loro provenienza, tempo che dedicano alla navigazione e quanto rimangono su ogni singola pagina.
I dati utili che si ricavano grazie al programma sono:
- nome dell’azienda/organizzazione dell’utente che atterra su sito,
- numero di visite,
- la data, l’ora e la durata della navigazione,
- quali pagine sono visualizzate e per quanto tempo l’utente rimane su ogni pagina,
- la provenienza o le keyword che hanno portato l’utente al sito.
Lo strumento genera, inoltre, due dati significativi: lo score filmografico (punteggio assegnato all’utente in base alle sue informazioni di business) e lo score comportamentale (punteggio attribuito all’utente in base al comportamento sul sito).
Il prospect ideale è definito buyer persona: la rappresentazione del cliente che si desidera attirare al proprio brand. La buyer persona racchiude in se obiettivi, sfide, criticità e obiezioni comuni a un segmento di pubblico target, per cui possono esistere diverse buyer persona per ogni azienda.
L’obiettivo di Client Finder è quello di convertire utenti in contatti commerciali, qualificare i lead, trasformarli in clienti e fidelizzare o potenziare i rapporti con un cliente già esistente. È utile, infine, supportare Client Finder con un’adeguata strategia operativa di inbound marketing, creando connessioni e proponendo prodotti o servizi a un pubblico interessato al brand.
I grandi vantaggi di Client Finder
Client Finder ha un approccio orientato al risultato: accresce la capacità della forza vendita, genera un numero crescente di occasioni e aumenta il tasso di conversione. Questo servizio gioca un ruolo fondamentale nei team pre-sales/sales, così come nell’aumentare l’efficacia delle strategia di lead generation dell’azienda, portando la rete vendita a raggiungere il suo massimo potenziale.
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Il video diffuso dalla multinazionale di Cupertino lo scorso 26 aprile 2021 spiega come, grazie al nuovo sistema operativo di iOS, sarà direttamente l’utente a decidere quando consentire alle app di collezionare i dati per creare un profilo personale e un’identità digitale.
Se questo ha scatenato qualche flashback proveniente da Matrix, l’immagine mentale è voluta.“What is the Matrix? The Matrix is a computer-generated dream, built to keep us under control. In order to change the human being into this” (immaginate i vostri dati personali al posto della pila) – Morpheus che si rivolge a NEO all’inizio di Matrix.
Facebook sta cercando le misure da adottare nel momento in cui Apple consentirà ai suoi utenti di negare il consenso per la pubblicità targetizzata. Molte compagnie, come il noto social network si difendono, affermando che il targeting ADS rende migliore l’esperienza degli utenti sulle applicazioni. Apple, invece, su questo tema si schiera apertamente contro l’azienda rivale: una vera e propria “guerra fredda” tra le due multinazionali, come si può intuire anche dalle continue dichiarazioni rilasciate dai rispettivi CEO.
Come si è arrivati a questa situazione?
Prima del 2011, il rapporto tra Steve Jobs e Mark Zuckerberg era quasi “idilliaco”: incontri privati raccontati in libri e biografie e un legame simile a quello condiviso tra Obi Wan Kenobi e Anakin Skywalker.
Facebook era una piattaforma già usata da milioni di persone e Apple sviluppò il device che consentì la fruizione della piattaforma nel miglior modo possibile. Il 2011 fu l’anno di svolta: Tim Cook prese il posto di Jobs dopo che questi fu costretto a lasciare la guida di Apple per motivi di salute. Il nuovo CEO adottò immediatamente una direzione diversa per l’azienda, più incline alla protezione dei dati personali.
A livello aziendale, il rapporto tra le due Big Tech si raffreddò nel 2012 quando “Zuck” decise di creare, insieme a HTC e AT&T, il suo telefono, l’HTC First, con un sistema operativo differente e un proprio servizio di messaggistica istantanea. Il progetto naufragò nel 2013 ma la vicenda conteneva già in sé i punti di futuro contrasto tra le aziende.
Gli avvenimenti politici della seconda parte del decennio furono influenzati pesantemente dalle campagne di comunicazione organizzate da gruppi di influenza sulle piattaforme social. Il caso di Cambridge Analytica, scoppiato all’inizio del 2018, è stato emblematico: l’azienda britannica aveva raccolto i dati personali di 87 milioni di account Facebook senza il loro consenso e li aveva usati per scopi di propaganda politica.
A metà marzo 2018 il New York Times fornì le prove della raccolta non autorizzata delle informazioni, mentre il The Guardian scoprì che Facebook era a conoscenza delle attività illecite del gruppo da almeno due anni, ma non aveva fatto niente per proteggere i dati dei suoi utenti.
Non è tutto: Tim Cook fu ospite dell’emittente MSNBC nei giorni in cui Zuckerberg venne convocato dal Senato USA per rispondere alle accuse di non aver impedito la manipolazione dei dati personali sulle sue piattaforme. Alla domanda su come si sarebbe comportato lui di fronte alla Commissione, Cook dichiarò: “Io non mi sarei mai trovato in quella situazione: la privacy è un diritto costituzionale degli USA, un diritto umano”. Tim Cook decise così di fare della privacy una colonna portante del business model di Apple. In larga parte la decisione fu presa tenendo in considerazione il trend del momento.
Ogni anno, Apple organizza la Worldwide Developers Conference: un evento in cui sono presentati i prodotti in uscita per l’anno successivo. Nel 2018 Tim Cook presentò un’estensione per Safari che bloccava i cookies di tracciamento. Quale fu il portale usato come esempio per promuovere questa nuova feature? Instagram, mettendo così Facebook in disparte.
Nel 2019, in occasione della conferenza annuale organizzata dalla banca d’investimento Allen&Company a Sun Valley, in Idaho, e riservata a mogul delle aziende tech e media, si consumò la deriva finale.
Da quanto emerso di recente Mark Zuckerberg provò a “sporgere un ramoscello d’ulivo” a Tim Cook chiedendo come lui avrebbe affrontato le conseguenze del caso Analytica.
Tim, gelido, rispose che si sarebbero dovute cancellare tutte le informazioni collezionate con le piattaforme di Facebook nel corso degli anni. In pratica, Cook, di fronte al gotha della Silicon Valley, disse a Zuckerberg che il suo business model era “tossico”. E l’offerta di pace fu rispedita al mittente.
A questo punto “Zuck” perse definitivamente la pazienza, dichiarò che Facebook avrebbe sviluppato una piattaforma per tutti, senza necessità di sborsare migliaia di dollari.
Apple, paladina della protezione dei dati personali?
Anche da parte del colosso di Menlo Park la strategia di comunicazione si divise tra critiche personali rivolte a Tim Cook e valutazioni sull’operato della multinazionale concorrente.
Facebook iniziò a diramare migliaia di annunci su come, in tutto il mondo, ci fossero imprese che avevano prosperato grazie alle attività sulle piattaforme social e in particolare attraverso la funzione di pubblicità target.
Può risultare credibile che Facebook si erga a paladino di piccole medie imprese? Il controsenso può trovare consistenza nei dati e nel giro d’affari prodotto nell’ultimo anno, in cui migliaia di imprese effettivamente si sono rese conto dell’importanza della pubblicità sui canali digitali e, convertendo la business organization, hanno potuto sopravvivere.
La migliore freccia nella faretra di Facebook però risiede tuttora nell’ipocrisia di Apple. L’azienda di Cupertino, infatti, vende in Cina ogni anno centinaia di milioni di dispositivi, realizzando utili considerevoli. Non solo, assembla nel Paese asiatico la maggior parte dei device e soprattutto condivide con il governo locale tutti i dati che transitano nei server e sui dispositivi, incluso l’App Store.
Al contrario di altre compagnie (Google Search, per esempio) che hanno rinunciato a condividere le informazioni, Apple ha deciso di affidare il trattamento dei dati personali degli utenti cinesi a Guizhou-Cloud Big Data, una compagnia di proprietà del Governo cinese.
Un altro argomento che spesso viene portato all’attenzione dai detrattori di Apple è che Siri funziona con il motore di ricerca di Google, la cui politica sui dati personali è tanto invasiva quanto quella di Facebook (se non di più) .
Sebbene i temi sollevati siano di primaria importanza, senza ombra di dubbio è l’azienda di Menlo Park che sta accusando i colpi inferti dalla concorrenza.
In fin dei conti, per l’utente delle piattaforme digitali è semplice sposare i temi sollevati da Apple (privacy è buona cosa), sebbene purtroppo sia altrettanto facile chiudere più di un occhio sul rispetto dei diritti umani in altri contesti del globo.
Gli argomenti fatti emergere da Facebook sono percepiti come frammentati e raggiungono gli utenti più tardi rispetto al messaggio lanciato dall’azienda di Cupertino.
In conclusione: il paradosso della privacy
Ma quanto interessa davvero l’argomento alle multinazionali? Forse l’unica risposta è “nella misura in cui possono trarne un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza”.
Apple sta capitalizzando sulla tensione costruita negli ultimi anni e ha “stravinto” questo round. Facebook deve trovare un altro modo per risalire la china (una china che ha prodotto 27 miliardi di dollari di ricavi nell’ultimo quadrimestre).
Perché non siamo più nel panorama del 2011? Per amore della competizione insita nella Silicon Valley dove se non stai crescendo stai recedendo. La competizione tra CEO è l’unica regola tra chi vive quella situazione: l’economia americana è fondata sull’assunto “Go big or go home”.
Seguendo questo ragionamento possiamo dedurre che l’immagine pubblica di Zuckerberg sia in declino, offuscata dalla diatriba con Tim Cook e dall’ascesa di altri personaggi nel mondo Tech che ne stanno appannando la dimensione pubblica.
Quando lasciamo alle corporazioni il compito di tutelare i nostri diritti va a finire male. Quali saranno i prossimi campi di battaglia? Possiamo ipotizzare: messaggistica istantanea, piattaforme di gaming, podcast e soprattutto realtà aumentata e virtuale.
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Il keynote di apertura della Apple WWDC 2021: iOS 15 e tutte le novità all’insegna della “condivisione”
Giugno per Apple è il mese degli annunci. Che cosa dobbiamo aspettarci nel futuro prossimo dal mondo Apple? A causa della pandemia anche quest’anno la settimana della Worldwide developer conference 2021 si svolgerà in streaming globale dall’Apple Park di Cupertino, California. Fino a venerdì 11 giugno si susseguiranno incontri, seminari, approfondimenti e lezioni dedicate agli sviluppatori. Il keynote di apertura del 7 giugno si è aperto con una presentazione video di Tim Cook sul palco dello Steve Jobs Theater. L’amministratore delegato di Apple è stato accolto da una platea di developer impersonificati da avatar colorati. A seguire, Craig Federighi (il Vice Presidente del reparto software di Apple) ha introdotto il tanto atteso iOS 15. Vediamo insieme quali sono state le novità introdotte.
FaceTime sarà una piattaforma ancora più evoluta
Le novità sono tantissime, a partire da quelle previste per FaceTime, l’applicazione Apple che consente di chiamare o videochiamare attraverso la videocamera frontale dello smartphone. Stando alle anticipazioni FaceTime diventerà una piattaforma di comunicazione a tutto tondo, ancora più evoluta, che punterà alla condivisione dei contenuti. Notevoli miglioramenti sono stati fatti per il video e l’audio, come l’isolamento della voce per ridurre al minimo i rumori ambientali grazie al machine learning. Sarà, inoltre, possibile condividere un link della chiamata di gruppo (come accade con Zoom e Teams) per far partecipare anche altri utenti alla video-call. Non sarà necessario utilizzare un iPhone o un iPad per partecipare, la videochiamata potrà essere effettuata anche da Android e da Windows e manterrà la crittografia end-to-end. Ma le novità per FaceTime non finiscono qui perché grazie alla funzione “ShareTime” sarà possibile addirittura condividere film o ascoltare musica, in perfetta sincronizzazione, tra due o più persone.
“Focus Mode”, “Live text” e le nuove mappe
Molta curiosità ha suscitato tra gli sviluppatori anche l’aggiornamento che consente di dividere letteralmente l’iPhone in due, tra lavoro e vita privata: grazie alla funzionalità “Focus Mode” sarà possibile infatti decidere che tipo di notifiche mantenere attive e quali disabilitare nei diversi momenti della giornata. Saranno gli utenti noi ad avere il pieno controllo del nostro iPhone scegliendo le app che potranno rimanere attive e le persone con le quali vogliamo ancora continuare a comunicare.
Altra novità degna di nota introdotta è il “Live text”: grazie all’intelligenza artificiale, sarà possibile selezionare il testo che compare dentro una foto e copiarlo, oppure fare un tap (per esempio nel caso di un numero di telefono, per far partire subito la chiamata).
Per quanto riguarda le nuove mappe, invece, la grafica tridimensionale, estremamente dettagliata e rifinita, è cambiata moltissimo: compaiono semafori, corsie ciclabili e strisce pedonali. I nuovi aggiornamenti prevedono interazioni con i servizi pubblici. Per esempio l’Apple Watch sarà in grado di dire quando è il momento di scendere da un autobus.
“iPad OS 15: come cambiano gli iPad
L’evoluzione intrapresa da Apple coinvolge (finalmente) anche gli iPad. Il nuovo sistema operativo per i tablet di iOS si chiamerà iPad OS 15 e cambierà non poco il nostro modo di interagire con i tablet di casa Apple Tale cambiamento avvicinerà sempre di più il dispositivo a un ambiente desktop, mantenendo ovviamente le specifiche distintive date dall’’interfaccia touch. Questa segna un cambio di passo molto importante pensato per sfruttare al meglio la potenza offerta dai nuovi device con chip M1. Per migliorare la user experience dell’utente sono state potenziate, infatti, le capacità di multitasking attraverso una significativa semplificazione della gestione di più applicazioni allo stesso tempo (per esempio è possibile passare da un’app all’altra col gesture intelligenti e intuitive). Notevoli miglioramenti sono stati fatti anche per quanto riguarda l’app Note: sarà possibile iniziare a prendere appunti su iPad iniziando a “scrivere” direttamente con l’Apple Pencil sullo schermo, senza lanciare l’applicazione.
Novità anche per iCloud: la “Digital Legacy”
Per quanto riguarda il servizio di archiviazione online di Apple, iCloud, sarà possibile recuperare in caso di emergenza i propri dati anche grazie a un elenco di contatti fidati scelti precedentemente dall’utente. La funzionalità “Digital Legacy” consentirà di accedere a un account iCloud anche dopo che l’utente è venuto a mancare, così da non perdere i dati, foto e altro.
WatchOS 8. Monitoraggio salute e domotica: le novità
Il nuovo sistema operativo WatchOs 8 consentirà agli utenti di prestare maggiore attenzione al proprio stato di salute attraverso un monitoraggio attento e costante: le nuove funzionalità integrate nell’app “Sonno”, per esempio, consentiranno di tenere sotto controllo anche la respirazione.
Infine, grazie all’arrivo di “Home”, sarà più semplice gestire in modo sempre più “smart” la propria abitazione. Per esempio sarà possibile rispondere al campanello smart direttamente da Apple Watch e si potranno visualizzare i video di sorveglianza su Apple Tv. Tali miglioramenti fanno parte di un’integrazione ancora più stretta tra l’hub centrale e gli apparati domotici e la possibilità per Siri di arrivare anche su dispositivi di terze parti. E questa è una novità estremamente significativa.
macOS Monterey: il nuovo sistema operativo per Mac
Il nuovo sistema operativo per Mac si chiamerà macOS Monterey. È stato progettato ad hoc per gli ultimi mac con processore M1, ma funziona perfettamente anche sugli altri. Le sue caratteristiche principali sono quelle legate all’interazione con altri device Apple. Grazie alla Universal Control, infatti, il cursore del mouse è in grado di passare in automatico da iPad a Mac quando si sta lavorando su entrambi i dispositivi e l’utilizzo della tastiera passa da un dispositivo all’altro a seconda della posizione del cursore del mouse.
E la privacy?
L’interazione di più sistemi e la maggiore condivisione di spazi e contenuti tra gli utenti pone molte riflessioni sulla privacy. A tal proposito Apple ha precisato che nessun dato sarà memorizzato dall’azienda. Già con iOS 14.5 gli utenti erano in grado di controllare la gestione dei loro dati grazie all’App Tracking Transparency. Le novità introdotte con iOS 15 apporteranno notevoli miglioramenti: sarà possibile, infatti, nascondere l’indirizzo IP e accedere a un nuovo report settimanale che fornirà a tutti gli utenti un resoconto in sull’esposizione dei loro dati verso app e sviluppatori. Sono state, inoltre, aggiornate anche molte policy legate alla pubblicazione delle app: ci sarà l’obbligo per tutte le applicazioni che permettono di effettuare una registrazione di un account di prevederne sempre la cancellazione. Anche senon è stato reso noto con esattezza quando entrerà in vigore questo aggiornamento, occorre sapere che tale modifica varrà anche per le app già pubblicate.
“Integrazione”, “condivisione” e tutela della privacy: la nuova linea della Apple
La linea intrapresa da Apple sembra essere, dunque, quella dell’“integrazione” e della “condivisione” che punta ad andar oltre le differenze delle singole piattaforme, applicazioni, device e sistemi. Si tratta di una vera e propria “apertura” per molti aspetti rivoluzionaria di iOS. Che questa linea votata all’integrazione e alla condivisione sia il frutto di quello che abbiamo vissuto non è dato saperlo. Ciò che possiamo però affermare con certezza è che condividere è meglio, farlo in modo evoluto e sicuro lo è ancora più. Apple con iOS15 sembra essere nella giusta direzione. Le premesse sono piuttosto interessanti e per gli amanti del brand, finalmente appaiono come un sostanzioso passo in avanti.
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