Scopri l’esperienza di FuturMakers
Ciò che da sempre contraddistingue il Summer Camp di FuturMakers è la perfetta combinazione delle lezioni di tecnologia con le sani abitudini e i momenti di divertimento in tutta sicurezza.
Durante gli incontri bambini/e e ragazzi/e avranno la possibilità di esplorare il mondo della tecnologia senza perdere di vista l’importanza dello sviluppo e l’acquisizione delle competenze trasversali. Non solo tecnologia, dunque. L’offerta prevede, infatti, momenti in outdoor, di socializzazione e di gioco organizzato, durante i quali si scoprirà come la tecnologia possa essere un valido supporto per la nostra vita quotidiana.
La sicurezza prima di tutto
Le attività di gruppo si svolgeranno sotto la guida dei nostri coach. Le location individuate per lo svolgimento delle attività sono attrezzate per garantire il rispetto di tutte misure di sicurezza previste dalle normative vigenti per la pandemia COVID-19.
Attività tech: robotica educativa, programmazione Scratch, gaming
Il programma di quest’anno prevede lezioni dedicate alla programmazione e assemblaggio dei robot educativi come gli Ozobot e gli MBot attraverso un approccio attivo e creativo.
I ragazzi e le ragazze potranno, inoltre, familiarizzare con i principi di base del coding attraverso un linguaggio di programmazione semplice e versatile grazie al quale impareranno a sviluppare videogame e storie interattive.
Quando e dove?
Il Summer camp si svolgerà in 3 settimane presso la sede di Futurmakers in corso Dante 127 a Torino dalle ore 9 alle ore 17:00 (℅ Synesthesia)..
In particolare, le settimane interessate sono:
- 1° settimana: dal 27 giugno al 1 luglio
- 2 ° settimana: 4-8 luglio
- 3 ° settimana: 11-15 luglio
Qual è il programma della giornata?
- 9:00 – 10:45 > attività tech
- 10:45 – 11:00 > merenda
- 11:30 – 13:00 > attività tech in outdoor
- 13:00 – 14:45 > pranzo e giochi organizzati
- 14:45 – 17:00 > gioco organizzato e attività tech
Il programma formativo è realizzato dal Prof. Marco Mazzaglia, docente del Politecnico di Torino, e dalla dott.ssa Giada De Rosa, pedagogista specializzata in formazione dei minori.
La location individuata per lo svolgimento del Summer Camp è attrezzata per garantire il rispetto di tutte le misure di sicurezza previste dalle normative vigenti anti-contagio.
Da anni Synesthesia con FuturMakers si impegna concretamente a creare percorsi didattici innovativi per le famiglie e per le aziende con l’obiettivo di avvicinare bambini/e e ragazzi/e al mondo del digitale in modo coinvolgente e costruttivo. Per saperne di più, visita il sito www.futurmakers.it
Per conoscere le nostre soluzioni, scrivici. Saremo contenti di trovare insieme la risposta migliore alle tue esigenze.
La storia fino al 1984
La tecnologia ha semplificato la vita di tutti. Ogni giorno utilizziamo centinaia di dispositivi tecnologici in modo quasi automatico, senza forse conoscere a fondo la storia, lo studio e gli artefici che hanno contribuito a ogni singola scoperta.
Se oggi pensiamo al mondo STEM e, in particolare, al settore dell’ICT non possiamo non ricordare immediatamente nomi come Steve Jobs, Mark Zuckerberg, Bill Gates, Tim Cook.
E notiamo subito che stiamo parlando di soli uomini. Le donne sembrano molto meno presenti nella storia più recente della tecnologia. Ma è sempre stato così?
La risposta è chiaramente no e abbiamo avuto modo di scoprirlo conoscendo alcune protagoniste di questa storia: dall’inventrice del Wi-Fi Hedy Lamarr a Mary Allen Wilkes con il suo contributo essenziale nella realizzazione del primo personal computer, a moltissime altre scienziate che con i loro studi hanno permesso al mondo di progredire e arrivare al punto in cui ci troviamo oggi.
Ma allora cosa ha determinato il cambio di rotta che ha escluso o comunque reso molto più difficile per le donne avere un ruolo da protagoniste nella storia della tecnologia?
Alcuni hanno avanzato l’ipotesi che la causa sia da ricercare nel 1984. In quell’anno, infatti, il numero di donne impiegate nel settore ICT ha raggiunto il suo picco: il 37% delle lauree in “computer science” è stata conferita a donne. Per comprendere la rilevanza di questo dato basta pensare che nel 2011 questa percentuale è calata all’11%.
Il 1984 è stato anche l’anno in cui la prima generazione di giovani che poteva avere un PC a casa inizia a frequentare il college. Qui è racchiusa la spiegazione della “maschilizzazione” del settore ICT.
Ma in cosa consiste davvero questo fenomeno e da cosa è stato determinato?
Il ruolo del marketing
Le aziende che realizzavano giocattoli per bambini hanno pensato che i computer e in generale i dispositivi tecnologici interessassero di più il mondo maschile che non quello delle giovani donne.
C’è una curiosità interessante in questo senso che vede come protagonista la Nintendo, celebre azienda giapponese leader nel settore del gaming. Avete mai notato che la prima console portatile di gioco che ha intrattenuto decine di generazioni presentata nel 1988 si chiamava Game Boy? La traduzione letteralmente vuol dire proprio “gioco da bambino” con l’utilizzo della parola “boy” appunto e non “girl” o un generico “children”.
Il marketing ha così iniziato a influenzare la mentalità degli utenti di tutto il mondo: le pubblicità di dispositivi tecnologici su cui sperimentare, giocare e programmare erano una “cosa da maschi” e tagliavano fuori il mondo femminile. Ecco come la tecnologia è diventata nel tempo sempre più maschile.
Per un ritorno alle origini
La storia è sempre una “maestra” e anche questa vicenda non fa eccezione. È necessario invertire decisamente la rotta e tornare a consentire anche alle donne, fin da piccole, di poter giocare con la tecnologia. Solo così si potranno conseguire grandi progressi e grandi scoperte, proprio come il passato insegna. D’altra parte, come diceva Henry Ford: “c’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”. Ci sarebbe da aggiungere “C’è un vero progresso solo se tutte/i contribuiscono a creare le tecnologie”.
Continuiamo allora a combattere questa buona battaglia per rendere il settore dell’ICT sempre più inclusivo e accessibile a tutti. La vittoria finale non potrà che essere un traguardo condiviso e utile per tutti.
Per conoscere le nostre soluzioni, scrivici. Saremo contenti di trovare insieme la risposta migliore alle tue esigenze.
Google nei giorni scorsi ha aggiornato i requisiti per le “target API level” per le applicazioni Android con l’obiettivo di migliorare la sicurezza generale dell’ecosistema.
Il “target API level” rappresenta la versione di Android per cui una specifica applicazione viene scritta e compilata.
In base ai requisiti aggiornati, tutte le applicazioni dovranno raggiungere “API level” aggiornato entro i due anni dall’ultima versione principale di Android, per rimanere rilevabili sullo store dai nuovi utenti con dispositivi che eseguono versioni Android più recenti.
Per esempio, da novembre 2022 tutte le applicazioni dovranno avere un livello API corrispondente ad Android 11 o successivo.
Fondamentalmente, una volta entrata in vigore la modifica, gli utenti delle ultime versioni Android non saranno in grado di installare applicazioni precedenti, che potrebbero non avere alcune delle ultime protezioni offerte dalla piattaforma mobile.
“Gli utenti con i dispositivi più recenti e coloro che rimangono al passo con aggiornamenti di Android si aspettano di realizzare il pieno potenziale di tutte le protezioni di privacy e sicurezza che Android ha da offrire” – afferma Google.
Poiché ogni anno vengono rilasciate nuove versioni di Android, il gigante di Internet regolerà di conseguenza la finestra dei requisiti.
Molte delle applicazioni attualmente disponibili su Google Play soddisfano già questi requisiti, ma ci sono ancora molte app che richiedono attenzione, per questo Google ha avvisato gli sviluppatori.
L’azienda fornisce inoltre agli sviluppatori le risorse necessarie per aiutarli a garantire che le loro applicazioni rispettino i nuovi standard, e consente agli sviluppatori di richiedere un periodo di estensione di sei mesi facoltativo se ritengono di aver bisogno di più tempo per migrare le loro applicazioni a un API level superiore.
“Gli utenti attuali di app che hanno precedentemente installato l’app da Google Play continueranno a essere in grado di scoprire, reinstallare e utilizzare l’app su qualsiasi dispositivo che esegue qualsiasi versione del sistema operativo Android supportata dall’app”, afferma Google.
A maggio 2022, una politica aggiornata che entrerà in vigore impedirà essenzialmente agli utenti di regioni specifiche di accedere alle applicazioni che mostrano contenuti ritenuti inappropriati per quella regione. Infine, un altro aggiornamento della politica che entrerà in vigore il mese prossimo vieterà “l’incitamento all’odio relativo alle caste e all’immigrazione”.
La vostra app è aggiornata? Parliamone senza impegno, e valutiamo insieme gli interventi per renderla disponibile agli utenti delle ultime versioni Android! Contattaci qui.
Autore: Francesco Ronchi – Presidente e fondatore di Synesthesia srl Società Benefit.
È un compleanno speciale per Swift Heroes che quest’anno soffia le sue prime 5 candeline. La quinta edizione della conferenza internazionale dedicata agli sviluppatori dell’ecosistema Apple torna il 7 e l’8 aprile, in modalità ibrida (in presenza e online). Dalla meravigliosa cornice del Museo dell’Automobile di Torino (MAUTO), l’evento sarà trasmesso in live streaming in tutto il mondo.
“L’evento Swift Heroes è nato per diventare un punto di riferimento per gli sviluppatori del mondo Apple, con specifico riferimento a Swift. Quest’anno la conferenza soffia le sue prime 5 candeline e a distanza di 5 anni possiamo dire che Swift Heroes è diventata in Europa uno tra i principali eventi per sviluppatori Apple. Siamo molto orgogliosi di tutto questo e non vediamo l’ora di dare vita a questa nuova nuova edizione” (Francesco Ronchi, Presidente e Fondatore di Synesthesia).
Il talk annuale sul linguaggio ideato per la creazione di prodotti, servizi e soluzioni di distribuzione dati destinati ai dispositivi mobile Apple rappresenta un appuntamento unico che vede riunita, in un unico contesto, la numerosa community attenta alle nuove tendenze di programmazione iOS. Ed è proprio questa community a rappresentare uno dei punti di forza dell’evento. Come afferma il resident expert e testimonial dell’evento Stefano Mondino (Mobile Platform Leader – iOS Tech Leader in Synesthesia):
“Swift Heroes ha successo perché riesce a portare tanti sviluppatori da ogni parte del mondo nello stesso luogo per scambiarsi idee, dubbi e soluzioni. E dopo due anni di “isolamento” sono convinto che sarà ancora più speciale per tutti. L’agenda di quest’anno sarà ricchissima. Oltre alla novità della modalità ibrida (in presenza e on line) abbiamo optato per un’unica traccia su due giornate,e con 2 workshop anche nella giornata di sabato. Stiamo ancora lavorando su alcune piccole novità da introdurre durante lo show, non ultime le nuove mascotte dell’evento”.
Per l’occasione sono previste dunque tante sorprese. Il ricco programma di Swift Heroes 2022 proporrà una serie di interventi esclusivi con le ultime novità sul linguaggio di programmazione impiegato per la creazione di app native su iPhone, iPad e Mac, workshop e molto altro ancora. Dal palco del MAUTO si alterneranno prestigiosi speaker internazionali tra i quali troviamo Krzysztof Zabłocki( Swift Engineer, The Browser Company e Shai Mishali (Senior iOS Tech Lead, monday.com) con un talk dedicato alla Swift Concurrency. Degna di nota è la presenza di Alessandro Chiarotto (Test Engineering, Sky), Aleksandar Gotev (Principal Engineer, Sky), Peter Friese (Developer Advocate,Google), Charlotte Liang (Software Engineer, Google), Davide Repetto (Senior iOS Developer, Synesthesia), Jane Bondar (iOS Tech Lead, NIX) e molti altri professionisti del mondo Apple.

I partecipanti potranno toccare con mano soluzioni adottate da grandi professionisti, approfondendo i casi di successo di grandi aziende e imparando ad applicare soluzioni Apple all’interno delle loro realtà.
“Avere a disposizione 20 esperti IOS pronti a raccontare le loro esperienze sarà qualcosa di sensazionale. Ci aspettiamo molta partecipazione e tante domande su tutti i canali di trasmissione dell’evento” (Francesco Brocero, Director Events and Training of Swift Heroes).
La conferma del successo di Swift Heroes arriva anche dai partner di spicco che supportano l’evento: Main Sponsor per il secondo anno consecutivo Telepass che conferma il sostegno alla kermesse accompagnato da altri sponsor come Subito, Bitrise, Empatica e Synesthesia. Queste sono solo alcune delle realtà che rappresentano la volontà di informare e informarsi sui cambiamenti e le possibilità date dal linguaggio di programmazione di Apple, partecipando attivamente alla descrizione, al confronto e al cambiamento.
A guidare l’evento è ancora una volta Synesthesia, la digital experience company torinese ideatrice del format, che arricchisce il calendario dell’evento grazie alla realizzazione di una kermesse unica e imperdibile grazie alle soluzioni di Advento.live nate per creare eventi digitali e ibridi con un’elevata componente di interazione con il pubblico.
Swift Heroes vi aspetta il 7 e 8 aprile!
I biglietti sono in vendita. Scopri qui la soluzione giusta per te!

Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
È un compleanno speciale per Swift Heroes che quest’anno soffia le sue prime 5 candeline. Quale è il segreto per non perdere mai lo spirito di entusiasmo che da sempre accompagna la realizzazione di questo evento?
“Lo spirito di entusiasmo è lo stesso che noi sviluppatori mettiamo nel nostro lavoro quotidiano e con Swift Heroes abbiamo l’opportunità di condividerlo con l’intera community. Diciamo che viene tutto molto naturale. Noi sviluppatori coinvolti nell’organizzazione siamo molto motivati e l’intero team eventi (Advento.live) è decisamente sul pezzo!”
L’edizione di quest’anno torna in presenza con un format “ibrido”. Sei emozionato?
“Sono emozionato e curioso. Finora abbiamo realizzato due edizioni completamente in presenza e due edizioni full-digital: “sincronizzare” il tutto è una grossa sfida, ma sono sicuro che andrà alla grande! Sarà bello per gli speaker tornare a parlare di fronte a una platea. Lo abbiamo appena sperimentato con Flutter Heroes ed è stato proprio speciale”.
Per l’edizione 2022, quali sono gli speech imperdibili per la community di developer?
“Shai Mishali aprirà la conferenza con un talk su Swift Concurrency, credo sarà uno dei più attesi e apprezzati. Personalmente sono un grande fan di XcodeGen e sono curioso di sentire Firas Safa a riguardo. Menzione speciale per il talk del “nostro” Davide Repetto sui property wrappers… Oltre ovviamente a tutto il resto della lineup”.
Da tempo Swift Heroes, attira l’attenzione di numerosi sponsor del settore tecnologico. Puoi svelare quali saranno quelli di quest’anno? C’è qualche riconferma?
“La conferma del successo di Swift Heroes arriva anche dai partner di spicco che supportano l’evento. Main Sponsor per il secondo anno consecutivo Telepass che conferma il sostegno alla kermesse accompagnato da altri sponsor come Subito, Bitrise, Empatica e Synesthesia”.
Quali vantaggi sono previsti per chi decide di sostenere Swift Heroes?
“Presentare la propria azienda o il proprio prodotto, distribuire gadget (vanno sempre a ruba!) e in generale farsi conoscere dal pubblico degli sviluppatori. Oltre al classico recruiting, molte aziende avranno l’opportunità di fare employer branding e quindi aumentare la propria reputazione di azienda digital nel mondo del lavoro. Si tratta di una scelta che ha sicuramente importanti ripercussioni in termini di attrazione per i giovani developer”.
Perchè un developer dovrebbe partecipare a Swift Heroes?
“Perché non sono molte le occasioni in cui un’intera community si raduna nello stesso posto per parlare di Swift. Vorrei ricordare che Swift Heroes è l’unica conferenza iOS e MacOS in Italia. È estremamente importante (e molto divertente) confrontarsi con altri sviluppatori e creare una rete di contatti. È sempre utile conoscere qualcuno a cui chiedere consigli in caso di difficoltà. I talk, inoltre, toccano argomenti non scontati e c’è davvero tanto da imparare”.
Grazie Stefano. In bocca al lupo!
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NFT: un valore identitario tutt’altro che fungibile
Unici nel loro genere. Irripetibili e dal valore inestimabile. Non stiamo parlando del celebre Pink Star (diamante rosa da 59,60 carati) oppure dell’ultimo quadro di Francis Bacon battuto all’asta da Sotheby’s, ma di “NFT” (non-fungible token).
Attualmente al centro di un mercato in grande espansione, gli NFT sembrano indicare una strada che può essere percorsa per una vastissima serie di attività umane digitali. Basti pensare che nel mondo esistono molti beni non fungibili, che magari possono sembrare uguali e ripetibili, ma che in realtà non lo sono. Prendiamo proprio l’esempio di un’opera d’arte digitale. In questi casi, per quanto accurata possa essere la copia, l’originale porterà con sé un’identità che nessun’altra opera potrà mai ripetere. Questo attestato di autenticità è fornito direttamente dagli NFT, cioè quelle “informazioni digitali” che fanno sì che il file a cui sono associate abbia una sua peculiarità.
Sì, ma che cosa sono esattamente gli NFT? Sono “risorse del mondo digitale” che possono essere acquistate e vendute come qualsiasi altro oggetto di proprietà, ma che non hanno una forma tangibile. Si tratta, in sostanza, di uno speciale token crittografico che attesta l’atto di proprietà scritto su blockchain di un bene unico (digitale o fisico) e ne certifica l’autenticità, consentendo di stabilire i diritti sull’opera, la quale, nelle sue forme più usuali, assume le sembianze di GIF, tweet, figurine virtuali, immagini di oggetti o anche skin per videogiochi.
Le piattaforme dove comprare NFT
Oggi un’economia basata sugli NFT esiste già. Tra i più celebri marketplace presenti in rete dove è possibile vendere o comprare NFT ricordiamo, per citarne alcuni:
- Nifty Gateway, la piattaforma più amata dalle celebrità, dove sono stati venduti gli NFT – qui chiamati Nifties – più costosi.
- OpenSea, la piattaforma, nota in rete come la “eBay degli oggetti digitali”, offre diverse funzioni non solamente legate alla vendita e all’acquisto di NFT, ma anche all’approfondimento di nuovi progetti.
- Decentraland, una piattaforma basata su browser del mondo virtuale 3D dove gli utenti vivono e compiono azioni sotto forma di avatar e possono comprare e vendere terreni digitali e oggetti, rappresentati attraverso NFT.
- Super Rare è una vera e propria galleria d’arte digitale, un intero marketplace tutto incentrato sull’arte, che accetta solamente una percentuale selezionatissima di opere provenienti dai creator che vogliono esporre le loro opere sulla piattaforma (circa l’1%).
“Everydays: the first 5000 days”: come sta cambiando il mercato dell’arte e dei beni di lusso con gli NFT
Dal primo maggio al 2007 al 7 gennaio 2021 l’americano Mike Winkelmann, in arte Beeple, ha postato online la sua illustrazione artistica. Sette anni e mezzo di lavoro per un totale di 5.000 pezzi realizzati per dar vita a un gigantesco collage di jpg (21.069 pixel x 21.069 pixel) intitolato “Everydays: the first 5000 days”. Si tratta per l’esattezza della prima opera d’arte “NFT” mai battuta dalla casa d’aste Christie’s per un valore di oltre 69 milioni di dollari. Quest’esempio rappresenta certamente un episodio che, probabilmente, segnerà l’inizio di un nuovo capitolo della storia dell’arte e non solo.
Altri creatori di contenuti digitali e brand hanno già realizzato GIF, stickers e clip art da vendere all’asta con valori incredibili. Gucci, per esempio, ha creato una GIF animata ritraente un fantasma brandizzato su sfondo giallo, che ha venduto alla cifra di 16.300 dollari.
Non solo arte digitale
Gli NFT non sono legati esclusivamente all’arte digitale o al mercato del lusso. È proprio questo il caso molto recente di NBA Top Shot. Sul sito più di centomila utenti hanno “spostato” oltre 250 milioni di dollari comprando e vendendo video rarissimi di partite di basket (in edizione limitata, con una tiratura che ne stabilisce il prezzo).
La NFT mania sembra non risparmiare neppure il mondo del gaming come dimostra la recente notizia riguardante la nota catena di prodotti e servizi videoludici GameStop.
L’azienda statunitense avrebbe stretto una partnership con Immutable X per costruire un mercato per NFT entro fine anno sfruttando un investimento da 100 milioni di dollari. I consumatori potranno, così, acquistare e vendere NFT collegati a risorse digitali da utilizzare in vari videogiochi. Gli oggetti includeranno elementi come immobili virtuali, skin dei personaggi e armi.
Gli NFT possono essere canzoni, video, GIF, tweet. Le sue infinite applicazioni sperimentate finora non hanno limiti. L’importante è che ci sia qualcuno interessato a investire nella proprietà digitale nell’unicità di qualcosa attraverso gli NFT. Un mercato, dunque, tutt’altro che “non fungibile”, si prospetta per molti investitori, artisti, musicisti e influencer. In molti sono oggi ingolositi dall’idea di far propria una risorsa digitale e rivendicarne la proprietà.
E il copyright?
È importante precisare che acquistare un NFT nella maggior parte dei casi non comprende anche il copyright dell’oggetto digitale. L’acquirente non potrà quindi reclamare i diritti d’autore o decidere il suo utilizzo e condivisione. Tutte le stampe e le condivisioni di quel determinato oggetto digitale non saranno altro che copie.
Solo alcuni NFT danno la possibilità di ricevere automaticamente una quota fissa ogni qual volta un’opera d’arte viene rivenduta. Questo vale soprattutto per gli autori dell’opera, per i digital artist. Grazie agli smart contracts, infatti, è possibile incidere nel codice il diritto al 5% di ogni successiva transizione, rendendo così la vendita delle opere un’operazione da cui poter continuare a guadagnare nel corso del tempo.
Quali prospettive?
Aver esteso i concetti di unicità e autenticità anche al mondo digitale, riproducibile per sua stessa definizione, rappresenta un’intuizione che funziona. All’interno di questo fenomeno socio-economico in costante evoluzione, dove mondo reale e mondo digitale si integrano vicendevolmente, il Metaverso gioca un ruolo fondamentale e sembra aprire all’orizzonte scenari che fino a poco tempo fa erano stati solamente immaginati.
In futuro queste risorse potrebbero addirittura essere impiegate per comprare e certificare la proprietà di luoghi, automobili, vestiti da usare in nuovi mondi digitali. Man mano che l’universo virtuale prenderà forma, gli NFT diventeranno sempre più indispensabili e la loro crescente richiesta non farà altro che aumentarne il valore.
Tuttavia, I temi aperti sono ancora tanti, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza (la blockchain è solida, ma tutto l’ecosistema digitale che ruota attorno a essa non lo è nella stessa misura) e l’impatto ambientale (secondo Memo Akten, artista computazionale, ingegnere e ricercatore, sistema Crypto comporta uno sfruttamento massiccio delle risorse minerarie il consumo energetico medio per transazione sulla piattaforma SuperRare è di 82 kWh, pari a 48 kg di Co2).
Nonostante i limiti e il pericolo di bolle speculative sia molto alto, oggi la convinzione che gli NFT rappresentino un modo intelligente per investire le proprie criptovalute sta crescendo vertiginosamente. Gli NFT potrebbero davvero rappresentare una parte molto interessante dell’economia del futuro, un’economia ancor di più decentralizzata, dove l’interesse del singolo – si spera – possa trovare presto il suo equilibrio con il resto del mercato.
Vuoi saperne di più su come poter avviare la trasformazione digitale della tua azienda? Synesthesia elabora soluzioni con l’impiego anche delle tecnologia di AR e VR sulla base delle necessità del cliente e con l’obiettivo di supportare la sua attività nel raggiungimento di concreti risultati di crescita sul mercato globale. Chiedi ai nostri esperti.
Autore: Luca Greco (Copywriter di Synesthesia).
Reale o non reale? Sarà questo il problema del futuro?
Reale o non reale? Sarà forse questo uno dei futuri problemi esistenziali che gli appassionati della tecnologia, i filosofi, gli scienziati e i politici del futuro si porranno nei prossimi 10 anni? Che cos’è effettivamente il Metaverso? Siamo davvero sicuri che si tratti di un’idea del tutto nuova?
Quello a cui stiamo assistendo oggi non è altro che la naturale conseguenza di una rivoluzione tecnologica e sociale iniziata tempo fa. Immaginato e raccontato da anni nella letteratura (la parola “metaverso” appare per la prima volta nel 1992 nel romanzo postcyberpunk “Snow Crash” di Neal Stephenson), nella scienza, nel cinema, nel mondo della tecnologia e nella filosofia, la realizzazione di un Metaverso si sta concretizzando davanti ai nostri occhi in un progetto con infinite potenzialità e implicazioni per quanto riguarda il nostro futuro.
Dietro questa svolta epocale in campo tecnologico – per molti aspetti del tutto simile a quella avvenuta con il lancio del primo smartphone – vi sono importanti ragioni strategiche legate al brand. Per ovvie ragioni, il nome “Facebook” era diventato troppo limitante per l’azienda, dal momento che finiva per ancorarla solamente a uno dei suoi prodotti di punta, l’omonimo social network. Occorreva, dunque, un forte cambiamento.
Lo stato della tecnologia: a che punto siamo con la creazione del Metaverso?
Oggi si sente spesso parlare di Metaverso e della creazione di un nuovo mondo phygital, una dimensione che si colloca oltre i confini della realtà attualmente conosciuta e che integra in sé il mondo fisico e quello digitale (da cui appunto il neologismo phygital che deriva dalla crasi dei termini inglesi “physical” e “digital”).
Con il suo annuncio in occasione della conferenza “Connect” tenutasi in diretta streaming lo scorso 28 ottobre, Zuckerberg ha voluto inaugurare una nuova era per i social media e non solo, facendo dello sviluppo del Metaverso un principio cardine della crescita futura della propria azienda.
Un unico e grande obiettivo sembra guidare questa evoluzione: aiutare le persone che non sono presenti all’interno dello stesso spazio fisico a essere sempre più connesse attraverso un tipo di interazione sociale totalmente immersiva e coinvolgente.
Quotidianamente sperimentiamo l’utilizzo della tecnologia di realtà aumentata (AR). Basti pensare a quando scansioniamo un QR code con la telecamera dello smartphone e attiviamo azioni o file digitali. È evidente però che l’esperienza della realtà passa così attraverso la mediazione necessaria del nostro dispositivo diventando di fatto bidimensionale. Questo aspetto è proprio ciò che Meta, con la creazione del Metaverso, vuole superare, garantendo agli utenti un’esperienza virtuale non differente da quella vissuta nella realtà fisica.
Meta è intenzionata a incorporare internet nel mondo reale e rendere più accessibile al maggior numero di persone possibile la Realtà Virtuale. Per queste ragioni l’azienda sta lavorando per rendere sempre più piccoli processori molto potenti che potranno essere inseriti all’interno di normalissimi occhiali da vista o da sole, o addirittura, chissà, in lenti a contatto e microchip sottocutanei.
Attualmente esistono numerosi dispositivi indossabili che adottano la realtà virtuale (VR). Nel mondo dei videogame, per esempio, ci sono i visori Oculus VR. Questi dispositivi, peraltro, possono essere utilizzati anche in un contesto lavorativo. A questo scopo la stessa Meta ha introdotto le Horizon Workrooms: il visore VR consente di interagire con i propri colleghi attraverso avatar, di usare l’audio spaziale per rendere l’esperienza ancora più realista e di avere a disposizione vere e proprie sale riunioni digitali.
Un nuovo mondo: le nuove opportunità del Metaverso
Tutti conosciamo Blockbuster e la “triste” fine che il colosso americano ha fatto a fronte delle neonate piattaforme streaming come Netflix. Tuttavia Blockbuster non è scomparso del tutto. A Bend, in Oregon, esiste un unico punto vendita superstite, meta degli appassionati. Ma nel Metaverso Blockbuster potrebbe “rivivere” fino al punto di ottenere la propria rivincita sulla principale rivale: Netflix appunto.
Una comunità di investitori, note come Dao (decentralized autonomous organisation), gestite mediante una blockchain, punta a raccogliere cinque milioni di dollari per acquistare il brand storico e rilanciarlo come servizio streaming proprio nel Metaverso.
Tutto questo sarebbe possibile grazie all’emissione di NFT (non-fungible tokens), oggetti digitali, come creazioni artistiche, video e musica, unici e insostituibili, che sono alla base dell’economia del Metaverso. In questo modo sarebbe possibile acquistare e vendere titoli sul mercato con l’obiettivo di arrivare alla creazione di una piattaforma streaming decentralizzata e allo sviluppo di contenuti originali. Si arriverebbe alla realizzazione di una “Netflix” di nuova generazione, del tutto decentralizzata e già pronta per il Metaverso.
Il Metaverso sarà il migliore dei mondi possibili?
La rivoluzione digitale, tutt’ora in corso, ha permesso negli ultimi anni di migliorare notevolmente le nostre vite. Ma siamo sicuri che tutto questo sia realizzabile? Siamo sicuri che gli utenti vogliano davvero essere proiettati in un Metaverso?
Come abbiamo visto il Metaverso non sarà una nuova realtà che si sovrapporrà alle nostre vite, ma un mondo virtuale che diventerà una parte integrata del mondo fisico. Una realtà phygital così concepita rappresenta un’opportunità molto appetibile e interessante per moltissimi brand che stanno già sperimentando nel metaverso nuove forme di interazione con il proprio pubblico. Siamo solo all’inizio. Molto c’è ancora da fare e tante sono ancora le questioni aperte, come per esempio la regolamentazione e la tutela della privacy degli utenti, le disuguaglianze sociali ed economiche (già fortemente presenti nella nostra società e in molti paesi del mondo), l’accesso universale alla tecnologia e alle sue infinite potenzialità, solo per citarne alcune.
Quello che ci auspichiamo è una “colonizzazione consapevole” e regolamentata da leggi che tutelino la libertà e i diritti di tutti i loro utenti. Che sia dunque, un Metaverso più inclusivo e che arricchisca le nostre vite di nuovi stimoli e interessi.
Vero è che nessun “architetto del Metaverso” potrà pensare di se stesso di essere “Dio”. In fondo, è proprio questo stato di imperfezione e finitezza che ci spinge a cooperare e connetterci gli uni con gli altri per realizzare un nuovo mondo, con nuove opportunità per tutti: nuove esperienze per un numero di utenti illimitati, nuove occasioni di business per le aziende, il tutto senza limiti alla creatività.
Sarà quindi questo il migliore dei mondi possibili di cui tanto parlava Leibniz? Tutto dipenderà dalla tua volontà:
“Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio”. (Morpheus, tratto dal primo capitolo di Matrix, 1999)
Vuoi saperne di più su come poter avviare la trasformazione digitale della tua azienda? Synesthesia elabora soluzioni con l’impiego anche delle tecnologia di AR e VR sulla base delle necessità del cliente e con l’obiettivo di supportare la sua attività nel raggiungimento di concreti risultati di crescita sul mercato globale.
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Autore: Luca Greco (Copywriter di Synesthesia).
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Cosa può rendere un brand “amato”
Con la crisi dettata dalla pandemia di Covid-19 tutti ci siamo trovati improvvisamente di fronte a situazioni nuove, sconosciute e del tutto imprevedibili. La popolazione mondiale ha espresso, fin dagli inizi della pandemia, una generale esigenza di trovare conforto e distrazione per poter affrontare le difficoltà.
Per questi motivi, le aziende che per prime sono state in grado di rispondere a queste forti richieste sono state anche quelle di cui gli utenti si sono “innamorati” di più, fino al punto di considerare i prodotti e servizi, da esse offerti, insostituibili. Ma è evidente che un tale rapporto va al di là della semplice offerta commerciale ed è questa una delle caratteristiche principali che contraddistingue i Love Brand.
Per creare una “relazione” di fedeltà con il pubblico entrano in gioco elementi complessi che fanno leva sulla sfera emozionale e valoriale. Nel report realizzato da TalkWalker sui Love brand del 2021 sono stati evidenziati alcuni “ingredienti” essenziali per costruire una relazione di fedeltà in questo New Normal.
Responsabilità sociale d’impresa
Nella “nuova normalità” i consumatori hanno una sensibilità e un’attenzione molto marcata nei confronti di determinate tematiche: dalla sostenibilità ambientale, alla salute collettiva e all’importanza crescente di adottare azione concrete per ridurre gli sprechi e l’impatto ambientale delle attività umane.
Le aziende possono, dunque, scegliere di essere “protagoniste” attive di questi cambiamenti, assumendo ruoli concreti di responsabilità. In questo modo sarà più facile andare incontro alle aspirazioni e ai valori del pubblico. Un consumatore, infatti, sarà più propenso a “innamorarsi” di un’organizzazione con cui condivide non solo un rapporto commerciale di domanda-offerta ma anche scelte valoriali di fondo.
Sponsorizzazione dei contenuti
Un altro ambito che intercetta le sfere emotive del pubblico è quello degli hobby: sport, musica, cinema, cucina, turismo, videogame, auto, solo per citarne alcuni.
Creare una campagna di advertising digitale tramite sponsorizzazioni può consentire a un brand di intercettare gli utenti proprio quando costoro coltivano le proprie passioni. In questo modo sarà possibile intercettare il pubblico nei momenti di svago e arrivare a “toccare” così direttamente la loro sfera emozionale.
Influencer marketing
I social media hanno occupato le giornate di tutti durante i prolungati periodi di lockdown. In un anno (da agosto 2020 ad agosto 2021) i dati registrati da Hootsuite e da We are social hanno evidenziato una crescita del 13,2% del pubblico sui social pari a 490 milioni di nuovi utenti. Questo trend è direttamente collegato alla crescita costante di popolarità e diffusione della figura degli influencer, protagonisti del cosiddetto infotainment. Si sono create community consistenti e molto ampie attorno a queste figure, che condividono valori, idee, stili di vita e molto altro.
Di conseguenza, per entrare in contatto con un pubblico target, gli influencer rappresentano una via “privilegiata”. I brand possono scegliere di intercettare una determinata community proprio attraverso questi personaggi, sfruttando la notorietà, lo stile di vita e il pensiero che di cui essi si fanno portatori.
I Love Brand nel New Normal
In questa “epoca” di New Normal alcuni brand hanno adottato strategie che hanno condotto a grandi risultati in termini di fidelizzazione e “amore” del pubblico. Prendiamo in considerazione alcuni esempi utili per le aziende che vogliano consolidare il rapporto con il pubblico come brand più “amati”.
Moulinex
La nota azienda di elettrodomestici per cucina ha registrato, durante la pandemia, una crescita rilevante in termini di notorietà del brand e fidelizzazione della clientela. Nel periodo del lockdown legato al Covid-19 le persone, costrette a rimanere a casa, hanno trascorso più tempo in cucina e si sono dedicate a conversazioni online alla ricerca di nuove ricette. Moulinex ha sfruttato questa situazione condividendo idee creative di cucina sui propri canali social. Con questa strategia, l’azienda ha aumentato notevolmente la notorietà del brand entrando così in contatto diretto con la clientela.
M.A.C. Cosmetics
M.A.C., celebre brand di cosmetici, si è rivolto all’influencer marketing e al coinvolgimento diretto di fandom per rafforzare la propria brand awareness e consolidarsi come Love Brand. L’azienda canadese ha scelto di coinvolgere le Blackpink, gruppo musicale sudcoreano, scegliendo la rapper della band, Lisa Manobal, come ambasciatrice globale. La strategia ha condotto a un aumento del 9.2% delle menzioni sui social e del 9.15% degli engagement provenienti dall’associazione di Lisa.
L’esperienza insegna
Il New Normal porta con sé nuove opportunità e occasioni per intercettare gli interessi e i valori del pubblico. Un tratto comune che caratterizza le strategie “vincenti” dei brand è sicuramente l’innovazione unita all’utilizzo dei giusti strumenti digitali che sono ormai protagonisti della nostra vita quotidiana.
È essenziale, dunque, per le aziende e le organizzazioni andare alla ricerca delle modalità più innovative e adeguate per incontrare la propria clientela e instaurare un rapporto di fedeltà forte e duraturo nel tempo.
Vuoi saperne di più su come poter elaborare una strategia di digital marketing efficace e customizzata per raggiungere i tuoi obiettivi? Synesthesia elabora soluzioni di marketing sulla base delle necessità del cliente con l’obiettivo di supportare la sua attività nel raggiungimento di concreti risultati di crescita sul mercato globale. Scopri le nostre strategie all’interno della pagina dedicata o chiedi ai nostri esperti.
Quello che “dicono di noi” i nostri smartwatch
I dispositivi indossabili che utilizziamo ogni giorno semplificano molti aspetti della nostra vita quotidiana, ma per farlo devono raccogliere grandi quantità di dati anche sensibili.
Prendiamo in considerazione, per esempio, i dati sanitari (che costituiscono, inoltre, una categoria di dati definiti “sensibili” e per cui è necessario un grado di protezione ancora maggiore) raccolti dagli smartwatch per contare i passi e monitorare il battito cardiaco. Il tracciato che rappresenta questo dato viene registrato, entrando così a far parte del “patrimonio” di dati a disposizione di giganti del digitale come Google o Apple, per i quali i dati degli utenti costituiscono una fonte molto preziosa di ricchezza.
In un’intervista risalente del 4 marzo 2021, Pasquale Stanzione, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, ha evidenziato un ulteriore aspetto di rischio collegato proprio ai dati sensibili: “alcuni smartwatch idonei alla rilevazione biometrica possono, poi, rivelare le reazioni emotive dell’utente alla visione di determinate immagini. Il controllo cui ci esponiamo può superare, dunque, persino la dimensione corporea e attingere al pensiero, condannandoci a vere e proprie “servitù volontarie”.
I dati raccolti possono dire di noi molto di più di quello che potremmo immaginare. Una semplice app per contare i passi potrebbe rivelare anche i nostri stati d’animo, cosa influenza le nostre emozioni nell’arco della giornata e non semplicemente quante calorie abbiamo bruciato. È evidente che questo tema è un punto di attenzione di cui tutti gli utenti dovrebbero essere adeguatamente informati al fine di poter scegliere sui dispositivi le impostazioni meno invasive per la privacy.
I Ray-Ban Stories “invadono” la privacy?
Il problema della privacy è rappresentato dall’app che collega gli occhiali a Facebook: dopo che un utente scatta foto e registra video, può caricarli in modalità wireless su Facebook View e, successivamente, può decidere se condividere i contenuti sui suoi social network o salvarli nel rullino del telefono senza passare tramite app. Dunque, tutti i dati biometrici presenti nelle immagini, sia dell’utente stesso sia di terzi ripresi senza saperlo, sono caricati sull’app di Facebook. In teoria, per tutelare la privacy, quando è in corso la registrazione si accende una spia luminosa sugli occhiali, avvisando le persone che sono state fotografate o filmate. Ma, secondo il parere di molti, l’indicatore si noterebbe solo da vicino, impedendo così ai terzi di accorgersi di esser stati ripresi.
Secondo l’informativa sulla privacy aggiuntiva per l’utilizzo di Facebook View, la società dichiara che i contenuti rimarranno archiviati negli occhiali fino a quando non saranno caricati nell’app dall’utente. Inoltre, raccoglieranno i metadati relativi ai contenuti, come data e ora di creazione, e tutte le informazioni del dispositivo raccolte tramite cookie, pixel e dati di utilizzo. Le condizioni d’uso dell’app indicano la licenza concessa a Facebook e include i contenuti condivisi, pubblicati o caricati dall’utente su Facebook View. Questo implica, ovviamente, che Facebook riceva l’autorizzazione dell’utente per poter memorizzare, copiare e condividere i contenuti sulla piattaforma.
Che cosa significa dunque innovare nel rispetto del GDPR?
Se da un lato la tecnologia ha sempre più bisogno di dati per progredire, dall’altro gli utenti hanno bisogno di una tecnologia che garantisca loro una maggiore tutela della privacy. Per difenderci dall’esponenziale dispersione dei nostri dati non ci resta che avvalerci della tecnologia stessa, perché alla base del GDPR ci sarà sempre la chiara e irremovibile volontà di proteggere i nostri dati personali.
Per rispondere ai numerosi dubbi sulla questione, il Garante per la protezione dei dati personali ha richiesto all’Autorità Garante irlandese (DPC- Data Protection Commission, competente in quanto la sede europea di Facebook si trova in Irlanda) maggiori chiarimenti riguardo alla base giuridica secondo la quale Facebook tratterà i dati personali degli utenti e le misure per tutelare le persone riprese occasionalmente. Il social network ha deciso di avviare alcune iniziative con l’obiettivo di responsabilizzare tutti i cittadini che acquisteranno gli occhiali. L’Autorità, intanto si riserva di valutare l’efficacia delle proposte operative che saranno presentate.
Non ci resta che attendere per verificare gli ulteriori sviluppi della vicenda.
Synesthesia collabora con Smart Flow, digital experience company italiana che offre a grandi aziende, PMI, Pubblica Amministrazione e professionisti le competenze organizzative, tecniche e legali per indirizzare e mantenere la compliance al GDPR.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
[Guarda la versione completa dell’intervista – 31 min]
Nella tua vita hai seguito tantissime strade. Sei imprenditore, hai co-fondato “Digital Magics”, ma hai anche lavorato in TV, hai avuto una band, una carriera davvero “disruptive”, ma sicuramente con un filo conduttore ben preciso. Qual è questo filo e come ti puoi definire oggi? Chi è oggi Bibop?
“Al di là delle identità che secondo me non contano molto, nessuna etichetta e nessuna identità può definirci. Io credo che il filo conduttore, che ha “suonato” come un leitmotiv in background in tutta la mia vita, è stata la visione dell’uomo rinascimentale. Mi ha sempre colpito il fatto che Leonardo fosse uno scienziato, ma anche un artista.
Non c’era una distinzione tra la figura di un artista e quella di uno scienziato. Lo scienziato inventava le soluzioni più innovative ma allo stesso tempo dipingeva, suonava… Era un tutt’uno. È così che abbiamo reso grande l’Italia nel mondo, grazie a questo concetto rinascimentale.
Poi sono arrivati elementi di influenza esterna per cui i due ambiti, scienza e arte, hanno preso direzioni diverse. Io ho iniziato come programmatore. Avevo 9 anni. Poi con i soldi che mettevo da parte compravo strumenti musicali, computer e così mi sono appassionato al mondo digitale, che per me comunque era costituito sempre da note musicali. Questo quindi mi ha accompagnato per tutta la vita. Ho fatto il mio primo disco. Sono arrivato in Europa con il mio gruppo, con la musica dance degli anni ‘90 ed è stato molto divertente.
Ho quindi dovuto lasciare il mio lavoro di programmatore perché abbiamo fatto 21 dischi, di cui 6 primi in classifica. Da lì è partita la mia passione per i media.
Ho fondato “Bibop” e l’ho venduta a Telecom Italia. Ho iniziato così la mia carriera con questa vendita per 11 miliardi delle vecchie Lire (4 milioni di Euro circa). Ho poi co-fondato “Digital magics” insieme a Enrico Gasperini.
Alcune delle startup che abbiamo fondato hanno avuto grande successo come, per esempio, “Talent garden”. Le prime exit in Italia le abbiamo fatte noi. Poi ho deciso che a un certo punto era il momento di andare in California perché il sogno della California è sempre stato il mio “pallino” e se non l’avessi fatto a 40 anni non lo avrei mai più fatto. È in quella situazione che è nata la scintilla con Elon Musk e il progetto Hyperloop. Siccome lui aveva detto che non lo voleva realizzare, io e il mio socio abbiamo deciso di farlo.
Il resto è storia. Abbiamo creato la più grande società di Hyperloop al mondo, abbiamo depositato il brand in 56 Paesi. Non tutti sanno che il marchio “Hyperloop” lo detengo io nella maggior parte dei Paesi.
Da lì è partito, lo scorso anno, il progetto italiano”.
Quindi il progetto italiano è più avanti rispetto a molti altri progetti nel mondo? Siamo tra i primi? Abbiamo qualche vantaggio?
“Con enorme sorpresa. L’Italia fa sempre questi slanci. Si chiamano “leapfrog”. È sempre indietro di tutti fino a quando non si trova davanti. È stato così in tanti ambiti: per quanto riguarda i cellulari, l’mp3, ecc.
Tutta una serie di settori sono stati innovati improvvisamente. Pensiamo anche ai computer con Olivetti, l’abbiamo creata noi la Silicon Valley.
Una grande sorpresa c’è stata nel 2019 quando le delegazioni del Veneto e dell’ANAS mi vennero a trovare in California, dove ha sede la mia società, e volevano assolutamente parlare con me. Io avevo bandito qualsiasi rapporto con l’Italia, me ne ero un po’ distaccato per 14 anni.
La loro insistenza mi aveva molto colpito. Ricordo che mi illustrarono una cosa che io non sapevo: l’Italia nel dopoguerra sviluppò tutto il piano di ricostruzione con un approccio unico. Hanno previsto un corridoio “relitto” da 20 a 60 metri lungo tutte le autostrade e le ferrovie per un totale di 30.000 km e 10.000 km di parallelismo. Cioè 10.000 km di questo corridoio sono in parallelo con un’autostrada e una ferrovia contemporaneamente di fianco. Questa è una cosa pazzesca perché significa avere un corridoio naturale di 20 metri, quando a noi, per Hyperloop, al massimo ne servono 18. Sembra quasi fatto apposta. È come se al tempo si fosse intuito che sarebbe arrivato Hyperloop.
Questo ha fatto accendere una lampadina e abbiamo dato il via ad alcuni workshop con ANAS e con Ugo Di Bernardo, direttore generale di ANAS, che con molta lungimiranza mi ha convinto a guardare all’Italia come possibile target in un momento particolarmente favorevole perché stavamo decidendo dove implementare la prima linea Hyperloop. Avevamo già costruito a Tolosa mezzo km di “certification track”, ma ci siamo resi subito conto che eravamo dentro un vecchio aeroporto militare bombardato dopo la guerra mondiale e tutto lo sminamento ci ha fatto capire che quella situazione non poteva essere ampliata.
E quindi mentre ci stavamo guardando intorno una serie di governatori in Italia ci ha dato a disposizione del terreno per lavorare e implementare una linea Hyperloop in Italia”.
Possiamo sognare quindi di essere i primi in Italia ad avere una linea Hyperloop?
“Per me volere è potere. Tra sognare e realizzare l’unica differenza è lo step. Cioè se riesci a immaginare ogni step necessario per arrivare a quel sogno vuol dire che è possibile e lo puoi realizzare. Noi oggi ce li siamo immaginati tutti.
Oggi stiamo lavorando a una cosa molto bella per l’Italia”.
Immagino che ci siamo state molte sfide difficili da risolvere proprio dal punto di vista tecnologico. “Hyperloop” è qualcosa di “disruptive” appunto, che non esisteva prima. Lo stesso Musk forse aveva sottovalutato alcune difficoltà tecniche…
“In realtà il discorso di Hyperloop non lo aveva fatto proprio Elon. È un concetto che arriva dal 1800. Il primo sistema Hyperloop è stato concepito sotto la metropolitana di New York nel 1889 da un imprenditore, Ely Beach, che concepì un treno a ridotta pressione sotto quella che sarà poi chiamata la metropolitana di New York tra Warren e Broadway. Non tutti sanno che 1 km della prima metropolitana di NYC era Hyperloop. Lui ha creato per 7 anni, illegalmente, sotto Broadway, questo tunnel dove ha posizionato una carrozza funzionante. Lo comprò poi JP Morgan e costruì la metropolitana di NYC.
Il concetto di Hyperloop fu tentato più volte. Anche il padre della Rocket Science Robert Goddard, nel 1904 pubblicò un brevetto su “Popular mechanics”, la “bibbia” delle invenzioni mondiali. Lui dimostrò come si poteva collegare New York a Los Angeles in meno di due ore con questo vactrain sotterraneo.
La comunità scientifica si schierò contro, affermando che l’uomo non poteva viaggiare sopra i 100 km/h. Il progetto venne quindi abbandonato. E così oggi abbiamo i missili che vanno su Marte ma non abbiamo ancora Hyperloop.
Più di una volta, quindi, questo concetto fu studiato. Il gravity vacuum e il vactrain erano molto simili a Hyperloop. Quando Elon pubblica il “White paper” realizzato da due suoi stagisti (uno dei due lo abbiamo poi assunto noi), non ha inventato niente di nuovo, ha solo dato l’input per guardare oltre a un modello efficiente, sostenibile ed economicamente realizzabile. Ci ha dato così l’opportunità di puntare un gigantesco riflettore su questa tecnologia e permetterci di lanciare Hyperloop nel mondo. Da lì, poi, più di 800 scienziati si sono uniti alla nostra società da 52 Paesi, creando uno dei più grandi progetti di crowdsourcing al mondo”.
La dimostrazione che volere è potere. Risolvere cose credute infattibili semplicemente perché nessuno è riuscito prima, le rende fattibili. Qual è la cosa più difficile che avete dovuto risolvere? Qual è stato l’ostacolo più grande?
“Dal punto di vista tecnico devo dire che tantissime delle tecnologie che abbiamo utilizzato (la maggior parte) erano già state inventate. In realtà la cosa straordinaria che abbiamo fatto è stato proprio questo nuovo modo di costruire l’azienda. È facile parlare otto anni dopo, quando sono stati fatti due case study a Harvard e si insegna proprio lì il nostro modello. Alcuni grandi temi di oggi come housing, food, energy sono approcciati proprio attraverso questo nostro nuovo modello di azienda.
Ma immaginiamo di essere nel 2013 quando ancora non si parlava di crowdfunding, dove l’intuizione è stata quella di dare a chiunque volesse contribuire stock dell’azienda in cambio di ore di lavoro. Questa cosa ci ha permesso da subito di avere grandi aziende come Leybold, inventore delle pompe a vacuo, che è subito intervenuta proponendo le sue soluzioni già in uso (come l’hadron collider del CERN), alcune utilizzate in ambiti dove si raggiunge la pressione di dieci alla meno dieci, mentre noi ci fermavamo a dieci alla meno tre (1 pascal). Loro potevano garantire sistemi in grado di funzionare a questo tipo di pressioni e anche di più.
Un’altra tecnologia di cui si parlava era quella della levitazione magnetica, consistente nello spingere l’aria sotto la capsula. Ma in un tubo a ridotta pressione questa soluzione provocava degli “air flow”, creando così instabilità sia sul tubo sia sulla stessa capsula e non era quindi fattibile. Il professor Richard Post, scienziato che ha lavorato nel laboratorio Lawrence Livermore National Lab di Einstein, ora in pensione, ci ha scritto dicendo: “negli anni ‘90 ho sviluppato un sistema di levitazione passiva che poi è stato secretato e attualmente è utilizzato dal governo americano per stabilizzare i proiettili dentro i cannoni. A voi serve la stessa cosa: un sistema che all’aumentare della velocità, generi levitazione in maniera passiva”.
Ci ha mostrato questo sistema. Aveva 2 km già sviluppati a San Diego, alla General Atomics, dove c’era un track in disuso che aveva già dimostrato di funzionare con un peso di 80 tonnellate e noi non abbiamo fatto altro che ammirare questo prototipo che si muoveva avanti e indietro perfettamente.
Tutti i brevetti che abbiamo acquisito sono stati presi grazie alla segnalazione e al lavoro di questi scienziati in giro per il mondo.
Abbiamo avuto scienziati come l’inventore della missione Apollo della NASA, provenienti dal MIT, da Stanford, ecc..”.
È veramente una cosa bellissima il fatto che siate riusciti a coinvolgere le migliori menti dell’Umanità in una modalità completamente interdisciplinare, mettendo insieme competenze di mondi completamente differenti. Questo dimostra come l’umanità possa fare cose meravigliose semplicemente decidendo di lavorare a un progetto comune. L’interdisciplinarietà mi riporta a quello che dicevi tu all’inizio: la tecnologia e tutte le scienze sono spesso accompagnate dalla creatività. Non c’è solo la competenza dell’ingegnere che fa il suo lavoro, ma spesso c’è anche una grande creatività. Sarebbe bello riunire proprio questi aspetti. Noi in Synesthesia abbiamo un’iniziativa, “FuturMakers”, costituita da corsi di tecnologia STEM a cui abbiamo aggiunto anche la “A” di arte, facendoli diventare così STE(A)M. Puntiamo tanto a stimolare la creatività artistica dei ragazzi che seguono i nostri corsi perché l’interdisciplinarietà e la diversity sono gli ingredienti che fanno emergere poi le potenzialità umane migliori.
“È fondamentale quello che stai dicendo. Noi dobbiamo partire dalle scuole, dalle università. Quando parlo di “nuovo Rinascimento” o di quarta rivoluzione industriale non è un claim, ma bisogna pensare proprio a un nuovo uomo. Sono temi sviluppati a livello mondiale e trattati in maniera molto seria anche da grandi aziende come Unilever, P&G.
Stiamo passando da homo sapiens a homo “evolutus”, dove la differenza sta proprio nella capacità di “aumentarci” tramite il knowledge, ma anche tramite i device. Pensiamo anche a quello che sta facendo Elon, l’idea di “iniettare” chip nel cervello (Neuralink), che spaventa molto il pubblico. Io credo che la tecnologia ci aumenterà, ma lo deve fare in maniera funzionale all’uomo. Quando noi parliamo di riformare la scuola, dobbiamo partire proprio da questo.
Mi piace il tuo concetto di STE(A)M che ti ruberò subito perché è proprio quello che sto cercando di realizzare con “L’oasi della quarta rivoluzione industriale”: un progetto che stiamo per presentare proprio per ripartire dalle scuole.
Oggi se devo cercare un “ingegnere Hyperloop” non esiste, lo devo formare io e lo devo fare in un modo completamente nuovo. Sono molto contento, quindi, che un’azienda come la vostra stia guardando e capendo questi concetti. Bravissimi”.
Una curiosità: Elon Musk più volte è entrato nel nostro discorso, ma che tipo è? È davvero questo “genio folle” che viene descritto?
“Io ho una stima enorme per lui e non saremmo partiti con questo progetto se non fosse stato per lui e per il suo input iniziale.
Ci sono milioni di “Elon Musk” in giro per il mondo che stanno solo aspettando di avere la loro occasione. Io credo che in Italia dobbiamo cercare di avere questi modelli e abbiamo un bisogno fondamentale di questi modelli. Quindi ben venga Elon, ma anche il suo estro e la sua “discontinuità”.
Oggi le nuove generazioni iniziano ad avere dei modelli che sono i nuovi imprenditori. Bisogna, quindi, avere tanto rispetto di Elon e apprezzare quello che sta facendo: ci sta portando su Marte e lo sta facendo in una maniera spettacolare. Io, nel mio piccolo, per ora sono rimasto “a Terra”. Partiamo dalla Terra. Io sono un “presentista” non sono un “futurista””.
Bisogna seminare oggi per il futuro. Io sono molto d’accordo con te sul fatto che le nuove generazioni sono anche migliori di quelle presenti e passate. Hanno una marcia in più. Vedo proprio una coscienza rispetto al mondo e all’ambiente che noi non abbiamo più. Questo mi rende molto ottimista rispetto al futuro. Purtroppo quello che stiamo lasciando è un mondo che ha un sacco di problemi, ma loro per fortuna hanno la volontà e forse anche i mezzi per cambiare.
“Noi abbiamo il dovere di essere ottimisti. Basta con queste “etiche della crisi”, che poi loro non sanno neanche cosa voglia dire crisi. Vuol dire rinascita. Io sono un fanatico delle persone “che fanno” invece di lamentarsi e basta. I giovani non possono non essere ottimisti.
Hanno un libro bianco da scrivere, hanno possibilità che noi non avevamo. Noi cercavamo le informazioni, loro le devono solo filtrare, selezionare.
Hanno lo scibile umano a disposizione e non hanno più scuse. Non c’è una possibilità di non avere successo perché con l’accesso all’informazione non ci sono limiti. Magari sbagli, una, due, tre volte, ma non importa, si va avanti.
Io sono un entusiasta del momento e secondo me la pandemia ci ha anche riportato un po’ “con i piedi per terra”. È stata una grande batosta però è stata anche una grande “doccia di realismo” per rimetterci davanti a noi stessi e spero che le persone si stiano chiedendo: ma sto facendo ciò che mi piace? Sto facendo il lavoro giusto? Sto pensando a me?
Secondo me questo periodo ci deve servire proprio a ri-bilanciarci e far ri-iniziare la voglia di fare”.
Sono pienamente d’accordo con te. Bibop, lasciamoci con un’ultima domanda. Tu prima hai detto che sei un “presentista” ma se dovessi pensare al mondo tra 10 anni, cosa vedi? Come te lo immagini?
Non potrà che essere migliore di oggi. Abbiamo tecnologie che stanno “spaccando” tutto, stanno arrivando a toccare i centri nevralgici dell’essere umano. Tutti gli “-ismi” che abbiamo costruito (capitalismo, socialismo, comunismo,…) scompariranno sotto i colpi inesorabili del progresso. Il progresso dice, per esempio, che dovremmo lavorare di meno e tornare a quello che ci riesce meglio. Magari lavoreremo solo una, due, tre ore ma faremo tanto altro.
Torneremo a vivere, torneremo ad amare in maniera libera, con le nostre famiglie. Io credo che l’umanità sia di fronte a uno dei suoi momenti più belli perché la tecnologia ci permetterà di non lavorare più, perchè non ci sarà un lavoro. I computer ci prenderanno tutti i lavori principali.
Ci servirà cambiare proprio anche tutte le regole.
“Il concetto di economia, concepito sulla scarsità, implica che a un certo punto sarà tutto in mano allo 0,5% della popolazione e tutto il resto è tralasciato. Quindi qualcuno si deve porre il problema che forse c’è qualcosa che non funziona in questo modello.
Troveremo, spero, un “-ismo” nuovo, a misura d’uomo, dove ci sarà finalmente un equilibrio tra l’empatia e l’amore che dovremmo avere e su cui dovremmo impostare tutta la nostra società, se no ci autodistruggiamo. Quello che Elon, infatti, sta cercando di fare è conquistare Marte perché così se sulla Terra non ce la facciamo, su Marte magari resistiamo come “specie multi planetaria”.
Ma al di là di questo, io credo che queste nuove generazioni ci consentiranno di non autodistruggerci e di trovare nuove soluzioni sempre migliori“.
È stato veramente un piacere e ti ringrazio tantissimo per le parole e le idee condivise.
“Grazie a voi”.
Non hai tempo di vedere o di leggere? Nessun problema, c’è la versione podcast dell’intervista a Bibop Gresta!
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