Ad agosto 2019 Techreviewer.co ha pubblicato un elenco che riconosce le migliori aziende di sviluppo software per startup dell’anno.

Per effettuare la valutazione Techreviewer.co ha raccolto informazioni sui nostri servizi e sulle recensioni dei nostri clienti.

La classifica delle software companies era basata su dati di prestazioni e risultati ottenuti, e si poneva l’obiettivo di evidenziare le società che hanno dimostrato più di altre il loro valore sul mercato offrendo aspetti chiave nei servizi digitali per i propri clienti, con particolare riferimento al contesto delle startup.

Su un bacino di oltre 500 aziende internazionali analizzate Synesthesia si è classificata nella TOP10, e precisamente al settimo posto assoluto.

Francesco Ronchi, founder e Presidente di Synesthesia: “I costanti e sempre maggiori riconoscimenti che stiamo ricevendo  sono la prova che il mercato trova in noi un interlocutore valido, che con competenze specifiche ed il giusto approccio è in grado di generare grande valore aggiunto anche in contesti di altissima innovazione come quello delle startup tecnologiche.  Ma non solo, perchè i riconoscimenti come questo sono per noi prima di tutto motivo di grande entusiasmo: alimentano la nostra passione e ci spingono ad essere sempre più creativi e innovativi.“

In Synesthesia, integriamo la creatività con alte capacità di sviluppo stabilendo alleanze a lungo termine e consultando i nostri clienti. Senza il loro aiuto non avremmo ricevuto un punteggio così alto da TechReviewer. Vogliamo quindi ringraziarli per il tempo che hanno dedicato nel recensire Synesthesia. Il nostro team è sempre più desideroso di sviluppare app di alta qualità per startup e clienti in tutto il mondo.

La ricerca del miglioramento continuo è l’elemento base che anima e guida il lavoro di Synesthesia.

Informazioni su TechReviewer.co

TechReviewer è un hub analitico di fiducia che svolge studi e compila gli elenchi delle principali aziende di sviluppo, progettazione e marketing. Specializzata in aziende tecnologiche B2B, la missione di Techreviewer è aiutare le aziende a prendere decisioni consapevoli e a trovare distributori ottimali che soddisfino gli elevati requisiti per fornire servizi di qualità.

#weAreSynsthesia #weLoveInnovation

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Come cambia lo sviluppo delle applicazioni mobile

La sempre maggiore complessità delle varie piattaforme, e la loro incompatibilità, ha reso tuttavia sempre più complicato per un singolo programmatore (o team di sviluppo) rimanere aggiornato su tutte le innovazioni e sulle novità a livello di implementazione. Da tempo esistono tentativi di standardizzare sotto un denominatore comune gli sviluppi per le varie piattaforme mobile, con Framework che però si allontanano dallo strato “nativo” dei singoli sistemi e, introducendo astrazioni che limitano la libertà degli sviluppatori, non permettono di sfruttare a fondo le potenzialità dei dispositivi e forniscono in ultima analisi una esperienza utente nettamente inferiore. O almeno così era fino a poco tempo fa.

Soluzioni per lo sviluppo

Per padroneggiare al meglio la complessità di produzione codice, sono nati diversi metodi di gestione dello sviluppo di app multi-piattaforma attraverso l’utilizzo di Framework. Le tecnologie per la creazione di applicazioni mobile multipiattaforma sono divise in due grandi categorie: le applicazioni web-based e le applicazioni multi-piattaforma scritte in un linguaggio comune, appoggiandosi a un framework specifico.

1. Soluzioni Web-Based

Le tecnologie web-based (ovvero “basate sul web”) spesso usano un software “contenitore” nativo simile a un normale web-browser, che fa da ponte tra l’applicazione ibrida scritta in HTML/Javascript (le stesse tecnologie su cui si basa il web) e il sistema operativo. Questo è il caso per esempio di Cordova/Phonegap, che permette alle app ibride di accedere alle specifiche del singolo dispositivo mobile (es. la dimensioni dello schermo) e rendendo disponibili alcune caratteristiche altrimenti non accessibili normalmente da web (funzioni specifiche del sistema operativo o dell’hardware). Più recentemente hanno iniziato a diffondersi anche le Progressive Web Apps (o PWA), principalmente spinte da Google, ma che funzionano anche su Apple con alcuni limiti. Le PWA superano la necessità di un “contenitore” e vengono sviluppate interamente in tecnologia web, grazie alle nuove specifiche di HTML5, proprio come un sito web. Le PWA, inoltre, a differenza delle altre tecnologie nominate, non hanno componenti native e non vengono quindi distribuite sugli app store tradizionali, ma direttamente con un link come un normale sito web. Si tratta di una tecnologia interessante ma ancora non completamente matura, che con ogni probabilità tratteremo in futuro.

2. Framework multi-piattaforma

Attraverso un framework di sviluppo multi-piattaforma è possibile scrivere codice che verrà compilato per essere eseguito direttamente sulle varie piattaforme, in modo simile ad una app nativa. Esistono vari framework per lo sviluppo multi-piattaforma, con caratteristiche diverse in termini di qualità del risultato e ambito di applicazione, per questo è necessario scegliere i giusti strumenti a seconda degli obiettivi desiderati.

Per lo sviluppo per esempio di app mobile cross-platform, i framework più utilizzati oggi sono:

a) React Native b) Flutter (di recente reso disponibile per la prima volta da Google)
c) Xamarin.

Per lo sviluppo di applicazioni ludiche e multimediali (videogames, AR/VR), esistono poi framework specifici come Unity e Unreal Engine (che spesso usiamo in Synesthesia, ma che tratteremo in un futuro articolo).

Sia le tecnologie web-based che i framework multi-piattaforma presentano il vantaggio di dover utilizzare un solo linguaggio per lo sviluppo dell’applicazione, tuttavia entrambe presentano limiti nella possibilità di integrazione con le singole specificità dei sistemi operativi dei device, nella manutenzione del codice e nei risultati in termini di esperienza utente. In questo articolo abbiamo deciso di concentrarci sui Framework multipiattaforma, che secondo la nostra esperienza garantiscono una maggiore qualità del risultato finale, risparmiando sui tempi e costi di sviluppo senza scendere troppo a compromessi con lo sfruttamento delle potenzialità dei dispositivi mobili.

Nei prossimi paragrafi andremo dunque ad approfondire quali sono i principali framework utilizzati nell’ambito dello sviluppo di mobile app.

a) React Native: i vantaggi e gli svantaggi del Framework di Facebook

Una delle novità su cui già da tempo la factory di Synesthesia sta lavorando con ottimi risultati di performance e di soddisfazione del cliente è lo sviluppo in React Native. React-Native è un framework che permette di creare app mobile multi-piattaforma rilasciato e promosso da Facebook Inc. Le applicazioni vengono sviluppate utilizzando il linguaggio JavaScript in combinazione con la libreria nativa React. Questo permette la creazione di applicazioni che utilizzano componenti di interfaccia grafica simili a quelli utilizzati dai processi di sviluppo nativi. Il punto di forza di React Native è la possibilità di scrivere il codice in JavaScript e di compilarlo in un progetto nativo, raggiungendo performance molto vicine a quelle raggiunte dalle applicazioni scritte direttamente in linguaggio nativo. Oltre ai componenti JavaScript che il framework offre, è possibile creare nuovi componenti e funzionalità utilizzando il codice nativo della piattaforma sulla quale si sta sviluppando e integrare quest’ultimo nella parte JavaScript del Framework. Questo approccio apre molte possibilità agli sviluppatori, anche se in alcuni casi presenta criticità date dalla natura mono-thread di JavaScript. Se in applicazioni tradizionali questa limitazione può risultare trascurabile, in contesti in cui è indispensabile avere alte prestazioni in tempo reale, React Native rischia di non essere la scelta migliore. Oltre alle buone performance (soprattutto per applicazioni che non richiedono funzionalità real time, come i giochi), i vantaggi dello sviluppo in React Native sono dati proprio dall’uso di Javascript come unico linguaggio alla base dello sviluppo sia su Android che iOS, che permette una ampia condivisione del codice. La rapidissima diffusione di React Native ha permesso inoltre il proliferare di letteratura e documentazione che semplifica e arricchisce il lavoro degli sviluppatori. Il Framework è stato creato da Facebook inc che ne gestisce processi di sviluppo e di implementazione secondo le sue policy, ma è rilasciato gratuitamente come open source. In Italia la popolarità di React Native è ancora limitata e non si trovano ancora molti sviluppatori, ma è sicuramente in crescita e destinata ad aumentare.

b) Flutter, il framework di Google: vantaggi e benefici

Flutter è un ambiente di sviluppo basato su Dart, un nuovo linguaggio di programmazione sviluppato da Google. Il linguaggio sfruttato da Flutter, Dart, può essere compilato in maniera nativa sulle piattaforme Android e iOS. Questa caratteristica permette agli sviluppatori che scelgono Flutter di creare applicazioni dalle performance molto simili a quelle scritte direttamente in nativo. Flutter mette a disposizione una serie di widget predefiniti che possono essere utilizzati per creare interfacce che mantengono il look nativo. Il fatto che Flutter sia promosso da Google consiste in un vantaggio grazie all’enorme supporto che Google dà agli sviluppatori che scelgono Flutter (anche per evidenti ragioni di marketing); inoltre la community di developer orbitante attorno a Flutter risulta essere già ricca e colma di letteratura di supporto. Una criticità è data proprio dal linguaggio di programmazione di riferimento, Dart, oggi ancora poco diffuso e poco conosciuto dagli sviluppatori. Flutter è, inoltre, un progetto ancora relativamente recente nel panorama dello sviluppo cross platform, questo lo rende non sempre adatto come scelta per applicazioni che richiedano molte integrazioni con sistemi di terze parti, componenti native o funzionalità complesse. In Synesthesia abbiamo iniziato a usare Flutter per alcuni progetti con una buona soddisfazione, specialmente per applicazioni non troppo complesse e per la creazione rapida di prototipi.

c) Xamarin, il framework di Microsoft

Si tratta di un IDE (Integrated Development Environment) e un framework promosso (e di proprietà) di Microsoft. Xamarin è utilizzato per lo sviluppo di applicazioni multi-piattaforma, utilizzando il linguaggio c# e poi compilate in codice nativo. Il processo di compilazione e traduzione fa si che il prodotto finale risulti a tutti gli effetti una applicazione nativa.

Nel tipico progetto Xamarin vi sono 3 principali parti dell’applicazione che vengono sviluppate:

  1. la business logic, sviluppata in stile .NET e riutilizzata al 100%
  2. l’interfaccia iOS, sviluppata con l’SDK specifico per Apple
  3. l’interfaccia Android, sviluppata con l’SDK specifico per Google.

La necessità di sviluppare separatamente le interfacce grafiche nasce dall’approccio indicato dallo stesso Xamarin per affrontare la programmazione multipiattaforma: le librerie grafiche sono montate direttamente al di sopra delle loro controparti native, funzionando a tutti gli effetti come semplici connettori. Questa decisione progettuale costringe gli sviluppatori a scrivere parti di codice ad-hoc per le singole piattaforme. Al fine di ovviare a questo limite, da qualche anno Xamarin ha messo a disposizione degli sviluppatori una libreria per la creazione di interfacce multi-piattaforma, Xamarin.Forms. La maggiore rapidità di sviluppo permessa da questo approccio si paga però con un contrappasso: una minore flessibilità dei componenti, aggravata dalla scarsità della documentazione di supporto.

3. La scelta della tecnologia e del team di sviluppo

In conclusione, la scelta della tecnologia spesso dipende da fattori molto specifici del prodotto che si intende realizzare. In Synesthesia abbiamo maturato una lunga esperienza in questi anni, e sappiamo guidare il cliente verso la scelta migliore, motivandola e condividendone i vantaggi che ne derivano.

Indipendentemente da quale sarà la scelta tecnologica, è altrettanto importante la composizione del team per lo sviluppo delle app mobile. Alcune organizzazioni optano per la costruzione di team a loro volta “multipiattaforma”, cioè task force di sviluppo che includano developer esperti di Framework che lavorano in sinergia con esperti dei singoli sistemi operativi.

La digital factory di Synesthesia, per esempio, gestisce sia progetti nativi sia di app multi-piattaforma, in quest’ultimo caso con un team che lavora in stretta sinergia con l’area nativa (iOS e Android), creando una squadra di esperti dedicata a rendere il prodotto digitale performante su ogni dispositivo e/o sistema operativo.

Sapete già come sviluppare il vostro prossimo progetto mobile? Parliamone assieme.

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Amazon, Google e Apple sono solo alcuni nomi dei players presenti nel mondo della voice assistant. Una battaglia agguerritissima, appena iniziata, dove l’obiettivo è  ottenere una posizione dominante su questo nuovo importantissimo mercato.

Amazon ha recentemente annunciato un microonde da 60$ che si attiverà tramite l’uso della voce, utilizzando l’assistente vocale Alexa. Questo è solo l’ultimo esempio dell’ossessione  con cui Amazon sembra voler rendere Alexa onnipresente, dalla cucina alla macchina.

Google nel frattempo ha potenziato la sua offerta di assistenti vocali inserendo Google Home Hub, un altoparlante intelligente con uno schermo.

Facebook ha appena svelato Portal, un dispositivo che permette principalmente di effettuare videochiamate con i propri amici attraverso il social network.

Apple infine oltre a Siri  – integrato in tutti i suoi dispositivi dal 2011 – ha il suo HomePod.

Gli assistenti vocali sono potenzialmente gli incubi della privacy, infatti procedono a monitorare sempre più elementi della nostra vita quotidiana. Questa paura, tuttavia, non sembra aver intaccato le vendite.

Con l’avvicinarsi della stagione dello shopping natalizio, si prevede che gli assistenti vocali registreranno grandi vendite, andando ad incrementare il già considerevole numero di coloro che possiedono uno speaker intelligente e che usano un assistente vocale almeno una volta mese (i quali attualmente rappresentano circa il 25-30% della popolazione statunitense.

Le interfacce vocali sono state adottate più rapidamente di quasi qualsiasi altra tecnologia nella storia. E con le grandi vendite arrivano, puntuali, delle previsioni che si riveleranno forse ben presto esagerate::

Tutto il clamore generato attorno a questa tecnologia rischia di offuscare il punto in cui è realmente.

Secondo il rapporto di NPR e Edison Research dell’inizio di quest’anno, circa un terzo dei proprietari degli smart speaker finisce per usarli notevolmente meno dopo il primo mese. Solo poco più della metà ha dichiarato che non potrebbe farne a meno.

Mentre alcune persone sono sicuramente entusiaste della nuova tecnologia, questa non ha  ancora esattamente cambiato la vita di ogni giorno. Ad oggi, gli assistenti vocali e gli altoparlanti intelligenti hanno dimostrato essere soltanto un modo diffuso per accendere la radio, abbassare le luci o ottenere informazioni meteorologiche. Ma per essere rivoluzionari, avranno bisogno di trovare un ruolo più centrale, una nuova applicazione di rottura.

Per cosa vengono utilizzati i Voice Assistant?

Le interazioni vocali uomo macchina sono inevitabili. Con il crescente proliferare di dispositivi di consumo a prezzi accessibili e reti wireless si sta modificando anche il modo in cui interagiamo con le macchine.

Per cosa vengono usati: (proprietari statunitensi)

La riproduzione di musica e di altri contenuti audio è di gran lunga il caso di utilizzo corrente di maggiore successo per gli assistenti vocali.

Dal 70% al 90% degli utenti degli smart speaker affermano di aver trasmesso musica in streaming su un device intelligente. Circa la metà di tale quota lo fa ogni giorno. Queste statistiche hanno un significato, mostrano importanti cambiamenti nel modo in cui consumiamo i media.

Infatti, le persone che ascoltano Spotify sugli smart speakers hanno più probabilità di ascoltare musica ogni giorno rispetto agli utenti di Spotify in generale. Sono anche più propensi ad ascoltare la musica nei fine settimana e a richiedere canzoni nostalgiche.

Anche la vecchia radio viene ascoltata sugli smart speakers. L’anno scorso, il 4% delle ore di ascolto della National Public Radio è arrivato da smart speakers. Oggi la quota ammonta al 19 percento, secondo Tamar Charney, amministratore delegato della personalizzazione e la cura presso NPR.

Ancora più avvincente per il mondo pubblicitario è il fatto che gli ascoltatori di smart devices sono meno propensi a saltare la pubblicità di quelli che utilizzano computer o telefoni.

“Le persone hanno meno probabilità di saltare le pubblicità su Alexa. È più scomodo dire alla tua Alexa di andare avanti di 30 secondi piuttosto che lasciare che gli annunci vengano riprodotti”, dice Meverden. “Gli ascoltatori di smart speaker sono molto più passivi”, ha aggiunto. “Le persone con le interfacce vocali tendono ad accettare ciò che viene loro dato”.

Assistenti vocali e shopping: forse è troppo presto

Le aziende sperano che le persone inizino ad usare i loro assistenti vocali per acquistare senza sforzo ogni genere di prodotto. La maggior parte dei sondaggi mostra che solo il 20% circa dei proprietari americani di smart device hanno utilizzato il proprio dispositivo smart per effettuare un acquisto. Il numero che acquista mensilmente è la metà.

Un rapporto più allarmante da parte di The Information ha dichiarato che solo il 2% degli utenti di Alexa ha effettuato un acquisto con il dispositivo quest’anno, fino ai primi di agosto. Qualunque sia il numero, non è ancora quello che i rivenditori sognano.

Per questo tipo di shopping forse è troppo presto, poiché lo shopping è prevalentemente un’esperienza visiva e tattile.

Quando si cerca un prodotto con la voce, si ottengono solo una o due opzioni, non pagine e pagine di un catalogo di prodotti, come siamo abituati a fare online.

Tuttavia, ciò lo rende più ideale per i beni di consumo domestici, perché sono economici, devono essere riordinati frequentemente e non richiedono le stesse considerazioni degli acquisti discrezionali con prezzi più alti.

Questo può tradursi in un potenziale momento di successo per i brand. Diventare il primo suggerimento per la categoria carta igienica di un assistente vocale può significare essere l’acquisto che effettivamente il cliente farà.

Secondo uno studio dell’agenzia di marketing Digitas, circa l’85% dei consumatori che hanno effettuato un acquisto tramite i voice assistants afferma di aver acquistato la prima opzione presentata. È in quest’ottica che i grandi brand si stanno muovendo, cercando di ottenere il vantaggio del first mover; non stanno aspettando che le vendite scendano prima di iniziare a strutturare le loro strategie vocali.

A dispetto di queste considerazioni, i marchi non possono ancora pagare per la visibilità. Per ora, Amazon e Google stanno cercando di guadagnarsi la fiducia dei nuovi acquirenti, rendendo i risultati di ricerca più pertinenti possibile. Tuttavia, non ci vuole molta immaginazione per vedere un futuro in cui i commercianti di Amazon o Google potrebbero pagare per avere i loro prodotti suggeriti dai loro assistenti intelligenti, così come accade tuttora per gli annunci sponsorizzati che affollano i siti Web.

Chi vincerà la guerra tra interfacce vocali?

È troppo presto nella rivoluzione vocale definire il nome di un vincitore, ma le aziende stanno sicuramente scommettendo.

Siri ha avuto qualche anno di vantaggio tra gli assistenti vocali ed è ora utilizzato attivamente da mezzo miliardo di dispositivi, tra cui iPhone, MacBook Pro e Apple Watch.

L’Assistente Google, grazie ad Android, afferma la sua presenza su mezzo miliardo di dispositivi.

Amazon per ora è il leader degli altoparlanti intelligenti, anche se è ostacolato dal fatto di non avere un proprio telefono. La società sta recuperando raddoppiando il carico su altri dispositivi con Alexa nella speranza di accaparrarsi i mercati delle smart home e delle auto. È importante sottolineare che recentemente ha presentato un chip a basso costo basato su Alexa che può rendere intelligenti i dispositivi stupidi.

Quote di mercato delle vendite degli smart speaker globali

Nel secondo trimestre di quest’anno, Amazon ha registrato il 41% delle spedizioni globali di smart speaker, seguita da Google al 28%, secondo i dati di Strategy Analytics. Negli Stati Uniti, stando ad un sondaggio di Voicebot, Amazon rappresenta circa il 65% degli altoparlanti installati a settembre.

La quota di mercato tuttavia non è tutto.

Il futuro prevede probabilmente la presenza di una serie di assistenti intelligenti, a seconda della posizione dell’utente e di cosa vuole fare. Si stima che l’utente medio dello smartphone interagirà con tre piattaforme di assistenti vocali diversi entro il 2022.

“Nessuna singola piattaforma di assistente smart può fornire il portafoglio completo di servizi e dispositivi che i consumatori stanno cercando”, secondo Adam Wright, analista senior di IDC.

Cosa ci riserva il futuro degli Assistenti Vocali?

Fortunatamente per i fan dell’assistente vocale siamo ancora all’inizio.

L’obiettivo attuale degli smart speaker è fare in modo che le persone siano più abituate a parlare con i loro dispositivi. Tuttavia, il futuro della voce probabilmente non sarà l’altoparlante. Infatti i principali produttori di altoparlanti hanno aggiunto i display ai loro assistenti.

Samsung sta inserendo il suo assistente vocale Bixby nei suoi televisori, creando così il potenziale per diventare l’hub di assistente intelligente.

L’elemento chiave rimane sicuramente la tecnologia vocale, indipendentemente dal dispositivo in cui risiede. Gli assistenti intelligenti si insinueranno in ogni aspetto della nostra vita e saranno disponibili a casa e fuori.

Alcuni vedono un futuro in cui negozi e altri luoghi pubblici saranno dotati di assistenti vocali in grado di riconoscere le persone e adattare le loro risposte alle esigenze individuali. Per ora gli assistenti vocali stanno ancora lavorando in primo luogo per capire cosa gli viene detto.

Resta da vedere ciò che alla fine facciamo con tutta questa “opulenza” di tecnologia vocale.

Basta pensare al mouse negli anni ’80. Il nuovo modo di interagire con i computer è stato accolto con sdegno, ma questo riguardava le possibilità e l’esecuzione piuttosto che il concetto. All’inizio la precisione del mouse era scarsa e il software non aveva ancora capito come utilizzare in modo intelligente la nuova tecnologia. Quarant’anni dopo è difficile immaginare un mondo fatto di software di progettazione e videogiochi senza mouse o touch pad.

C’è sempre stata una tendenza a forzare il ‘vecchio’ sul ‘nuovo’ quando si tratta di piattaforme tecnologiche emergenti.

Le prime pubblicità in televisione, ad esempio, erano essenzialmente annunci radiofonici, letti ad alta voce. Infine le pubblicità televisive si sono evolute in storie multisensoriali e questa sarà la sorte che toccherà anche all’esperienza vocale.

Fino a quando non troveremo l’app, il modo d’uso o l’invenzione che potrebbe essere possibile solo utilizzando la voce, stiamo ancora solo riproponendo contenuti online per le tue orecchie.

[libera traduzione dall’articolo Voice tech like Alexa and Siri hasn’t found its true calling yet: Inside the voice assistant ‘revolution’ di Recode]

In ambito informatico e anche legale, di pari passo con il crescente interesse per la tecnologia blockchain, si sta affacciando il concetto di “contratto intelligente” o smart contract.

Ma che cosa sono gli smart contract?  Avevamo già trattato il tema della blockchain (in particolare quella di Ethereum) in questo articolo nel quale avevamo anche accennato molto brevemente proprio al concetto di smart contract.

Vediamo di approfondire il tema e di fare chiarezza su cosa sono gli smart contract.
Con il termine smart contract si intende un protocollo informatico col fine di facilitare, verificare o imporre l’esecuzione di un contratto*
Possiamo quindi considerare gli smart contract come contratti tra automi.

Differenze tra smart contract e contratti tradizionali

Quest’ultima è una delle differenze principali tra “contratti intelligenti” e i contratti normali che avvengono invece tra persone.
Altra differenza è che gli smart contract non si basano su sistemi di pagamento tradizionali, bensì su pagamento tramite digital wallet (software/hardware installato su PC o dispositivi mobile che permettono di effettuare transazioni tramite criptovalute utilizzando la tecnologia blockchain).

L’innovazione principale degli smart contract è però quella di non necessitare di controllo umano. Questo perché la tecnologia blockchain sottostante verifica in automatico che sussistano e/o si verifichino le condizioni necessarie alla stipula e all’adempimento del contratto,garantendo la trasparenza, la tracciabilità e la condivisione dei dati da parte di tutti gli attori partecipanti alla blockchain.

Questa caratteristica promette di innovare praticamente qualsiasi settore in cui sia necessario gestire asset digitali o trasferimento di valute o beni consentendo una larga diffusione degli smart contract nei prossimi anni.

Per questi motivi abbiamo deciso di investire in competenze interne, e abbiamo iniziato il 2018 investendo in eventi e formazione, sia interna che esterna.

In questa logica abbiamo proposto il primo workshop operativo aperto anche a sviluppatori esterni, in cui abbiamo affrontato gli aspetti teorici della blockchain e degli smart contracts per poi arrivare a insegnare come scrivere a livello di codice il proprio “smart contract”. Interesse e partecipazione sono stati molto elevati, pertanto proseguiremo con ogni probabilità nell’offrire opportunità formative di questo tipo, a vari livelli.

Di alcune delle possibili applicazioni pratiche dei “contratti intelligenti” hanno inoltre parlato il nostro collega Marco Roberti e Fabio Fiori, CTO di Food Chain durante il loro intervento al Computational Law & Blockchain Fest Torino (2018) tenutosi presso Il Talent Garden Fondazione Agnelli.

Riportiamo qui il video del loro intervento. https://www.youtube.com/embed/S_aqVOqt34s?rel=0&controls=0&showinfo=0

Per approfondire l’argomento e capire ancora più nel dettaglio cosa sono gli smart contract e come scriverli (in particolare quelli basati sulla blockchain di Ethereum) vi invitiamo ad iscrivervi al gruppo Ethereum Blockchain Torino.

Oltre al tema formativo/educational abbiamo integrato in azienda naturalmente quello più consulenziale e di sviluppo per le aziende.
L’interesse percepito nel mercato è elevatissimo e – come detto – le competenze in gioco sono ancora molto contenute.
Come Synesthesia ci proponiamo già oggi come partner strategico in grado di valutare la reale utilità oggettiva dell’utilizzo di piattaforme blockchain nei propri servizi/prodotti, provvedendo successivamente alla scrittura del codice necessario per implementarli allo stato dell’arte.
Se volete valutare l’opportunità di formazione o sviluppi su smart contract e blockchain prendiamoci un caffé assieme: sarà un piacere discuterne.

*Fonte: http://www.fon.hum.uva.nl/rob/Courses/InformationInSpeech/CDROM/Literature/LOTwinterschool2006/szabo.best.vwh.net/smart_contracts_2.html 


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Quello del retail online è un mercato in continua espansione che, secondo le stime del Centre for Retail Research, entro fine anno supererà i 10 miliardi di euro solo in Italia.

Ma se da un lato è vero che i numeri dell’e-commerce sono positivi, dall’altro è anche vero che l’80% dei negozi online chiude entro il primo anno di vita. Perché questo accade? Che cosa porta al successo o al fallimento di un e-commerce?

In realtà non esiste “il fattore” in grado di determinare il successo o l’insuccesso di uno shop online ma, a prescindere dalla bontà del prodotto venduto, ci sono una serie di guidelines che ogni e-commerce dovrebbe rispettare per assicurarsi una vita lunga e un buon ritorno economico. Ecco un elenco delle principali:

Velocizzare il caricamento e semplificare la navigazione

Una navigazione semplice e veloce è importante per qualsiasi sito web ma lo è ancor di più per un e-commerce.

Quando gli utenti visitano un e-commerce, infatti, è molto probabile che non vogliano solo visionare i prodotti ma che siano intenzionati ad acquistarli. Per questo motivo è fondamentale che riescano a trovare ciò che stanno cercando in modo semplice e veloce, senza troppi click e senza perdere troppo tempo.

Si stima che gli utenti attendono in media circa 2,5 secondi per il caricamento di una pagina web. Passato questo lasso di tempo buona parte degli utenti decide di abbandonare il sito.

È quindi importante dare assoluta importanza sia alla velocità di caricamento del sito sia alla struttura stessa dell’e-commerce per facilitare quanto più possibile la ricerca dei prodotti da parte dell’utente.

Scegliere un design coerente con i prodotti venduti

Per quanto un sito debba essere “appealing” e debba avere un design curato in ogni dettaglio, non bisogna dimenticare che il focus di un sito e-commerce sono i prodotti e non la vetrina. È quindi importante che il layout non sia troppo appariscente ma che sia semplice e minimale e che rispecchi il più possibile lo stile degli articoli in vendita. In questo modo l’utente ha la possibilità di entrare subito in sintonia con il “mood” del sito e di capire a colpo d’occhio se i prodotti si addicono o meno ai suoi gusti e al suo stile.

Rendere facile la ricerca del prodotto desiderato

I visitatori che arrivano su un e-commerce si dividono principalmente in due categorie: quelli che che non sanno che cosa acquistare (o hanno solo una vaga idea) e quelli che “vanno a colpo sicuro”.

Per coloro che non hanno ancora le idee chiare, può essere di grande aiuto avere a disposizione una lista delle categorie di prodotto e una serie di filtri pertinenti a ciascuna di esse. Per chi invece sa con precisione cosa intende acquistare, è fondamentale riuscire a raggiungere il prodotto nel minor numero possibile di click. In questo senso, la barra di ricerca può essere molto utile per facilitare la navigazione dell’utente, a patto però che sia ben visibile e che il nome e la descrizione del prodotto contengano keywords pertinenti alla ricerca.

Utilizzare solo immagini di alta qualità

Non poter vedere dal vivo e toccare il prodotto è spesso uno dei fattori che scoraggia gli utenti a fare acquisti online. 

Tuttavia, con strumenti avanzati di foto editing come il ritocco magico e la rimozione dello sfondo offerti per esempio da tool on line come Canva (per citare il più famoso e conosciuto), è possibile ottimizzare ulteriormente le immagini dei prodotti. In questo modo, ogni prodotto può essere presentato in modo accattivante e professionale, accompagnato da una scheda dettagliata e fotografie in alta definizione.

È inoltre importante che le immagini possano essere ingrandite così che l’utente possa farsi un’idea più precisa del prodotto e possa vedere tutti i dettagli e i materiali che lo compongono.

Fornire un metodo di pagamento sicuro e un checkout semplice

Uno dei maggiori problemi degli e-commerce è il “carrello abbandonato”. Ma cosa spinge gli utenti a rinunciare all’acquisto? Le motivazioni principali sono 2:

Per risolvere il primo problema è necessario dare all’utente una garanzia del fatto che la sua carta di credito sia al sicuro e che non sia esposta a rischi di frode. Utilizzare metodi di pagamento certificati e conosciuti riduce notevolmente il tasso di abbandono in fase di checkout.

Riguardo al secondo punto è invece importante:

Progettare il sito in ottica SEO

Avere un buon prodotto e un buon sito e-commerce è importante ma perché questo generi traffico e quindi vendite è fondamentale che compaia nelle prime posizioni della SERP.

Battere la concorrenza e scalare la classifica dei risultati di ricerca non è semplice ma con una buona strategia SEO è possibile.

Non dimenticate quindi di scegliere le giuste keywords, scrivere testi descrittivi per i prodotti e curare gli aspetti SEO sia on-page sia off-page.

Solo così potrete garantire al vostro e-commerce una posizione nella SERP di Google e un successo nel mondo del retail online.

Ogni e-commerce ha caratteristiche specifiche per settore, contesto e tipo di clientela. Possiamo accompagnarti in tutte le fasi dalla progettazione alla realizzazione del tuo e-commerce.

Hai bisogno di realizzare un sito e-commerce, chiedici come fare.

Fonti:

http://www.vandelaydesign.com/well-designed-ecommerce-websites/ 

http://www.stunningmesh.com/2017/01/factors-make-good-ecommerce-web-design/ 

https://www.internetretailer.com/commentary/2016/10/27/6-steps-better-e-commerce-website-design

https://www.shopify.com/partners/blog/103348294-8-best-practices-for-designing-an-ecommerce-site-that-converts

Promossa da T-Union, la Global Game Jam è la Jam più importante nel mondo del gaming che ogni anno propone di mettersi in gioco per innovare, collaborare e sperimentare.

Sono attesi tra i 200 e i 250 jammer all’evento che avrà luogo in Toolbox Coworking, il grande hub di innovazione e creatività di Torino che, con le sue sale eventi e gli spazi di socializzazione condivisi, costituisce la location ideale per questa iniziativa.

Nel weekend dedicato all’evento, i professionisti di varie discipline e gli appassionati di videogames hanno la possibilità di incontrarsi con gli sviluppatori di giochi contemporaneamente in più di 80 paesi al mondo e 600 sedi locali per dare vita a nuovi videogames e creare nuove community.

Anche quest’anno T-Union ha organizzato una serie di incontri e talk tenuti da esperti dell’industria videoludica italiana e internazionale, che precederanno l’inizio della Jam venerdì pomeriggio. Dalle ore 11.00 in poi sarà possibile ascoltare e dialogare con: Marco Mazzaglia, Marco Lago, Paolo Chiaramello, Luca Musso, Emanuela Zilio, Devis Rossini.

Sponsor ufficiale della GGJ torinese è anche quest’anno Event Horizon. Per partecipare alla Jam non è richiesta alcune esperienza o formazione particolare e l’evento è completamente gratuito. È necessario portare con sé i propri strumenti tecnologici per poter dare vita ai nuovi videogiochi e quanto necessario per “sopravvivere” alle 48 ore in full immersion. Una Jam è un’esperienza divertente, emozionante e impegnativa che va affrontata con lo spirito e con il corpo preparati. Per saperne di più, è possibile visionare le slides ironiche e dissacranti pubblicate da Marco Giammetti di Hypothermic Games, docente ospite alla Digital Bros Game Academy.

Dalla prima edizione della Global Game Jam al 2016 sono stati sviluppati globalmente oltre 24.000 giochi, dei quali 6866 solo durante l’ultima edizione, con un aumento annuo tra il 20 e il 50%. Ogni anno, alcuni dei prototipi sviluppati durante la Jam torinese hanno trovato un publisher che ne ha consentito la realizzazione definitiva e il lancio sul mercato. La partecipazione di nuovi creativi e professionisti all’edizione 2017 permetterà all’edizione GGJ torinese di migliorare ancora, accrescendo le capacità, le possibilità e le abilità messe a disposizione da T-Union per gli appassionati del settore in questo grande evento globale e per tutto l’anno a seguire con nuove proposte e attività.

Iscrizioni alla Global Game Jam

Sono ammessi alla Global Game Jame torinese un numero massimo di 250 persone. Le iscrizioni sono aperte sulla pagina EventBrite dedicata alla GGJ.

Programma dei talk

11.00 – 13.00: check-in

13.00 – 14:00: momento d’incontro e pausa pranzo, check-in

14.00: Marco Mazzaglia (T-Union / Mixed Bag / Synesthesia) – presentazione

14.15: Marco Lago (T-Union): “Fatevi i pixel vostri!”

14.45: Paolo Chiaramello e Luca Musso (Brain In The Box): “Voodoo e il Multiplayer”

15.15: Christian Steve Scampini (34BigThings): “Concept Art per i videogiochi”

15.45: Coffee break

16.00: Emanuela Zilio (T-Union / Digital Distillery / Università di Milano): “Il bando Creative Europe come possibile post Jam”

16.15: Devis Rossini: “Dalla GGJ a Steam: l’avventura di CapRiders verso la Serie A”

16.45: Video keynote da GGJ

17.00: lancio del tema

17.15: formazione dei gruppi e inizio lavori

Informazioni aggiuntive

Costo partecipazione: gratuito

Orario: aperto da venerdì 20.01.2017 – ore 11.00 a domenica 22.01.2017 – ore 19.00

Chi può partecipare: chiunque, nessuna particolare esperienza o formazione è richiesta

Limiti d’età: maggiori di 18 anni e minorenni con dichiarazione di responsabilità del genitore scritta

Sito web: http://globalgamejam.org/2017/jam-sites/turin

Sito web GGJ mondiale: http://globalgamejam.org

Location

Toolbox Coworking Via Agostino da Montefeltro, 2 – 10134 Torino – Italy

Come arrivare:

Bus: 4 / 42

Metro: Stazione Dante

Bike Sharing: Stazione 104, Mauriziano 1

Car Sharing: Corso Dante angolo Corso Turati

Iscrizione all’associazione T-Union

Per diventare un membro di T-Union sarà possibile associarsi direttamente durante la Jam.

Le GGJ!

GGJ 2016 – http://globalgamejam.org/2016/jam-sites/turin-italy

GGJ 2015 – http://globalgamejam.org/2015/jam-sites/turin-italy

GGJ 2014 – http://globalgamejam.org/2014/jam-sites/turin


Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Ad inizio di settembre 2014 Apple ha pubblicato un una nuova pagina dedicata ai motivi principali per cui le App per iOS vengono rifiutate  per la pubblicazione sull’App Store.

Prima di sviluppare la vostra applicazione, è importante acquisire familiarità con i criteri tecnici, di contenuti e di design che usiamo per rivedere tutte le applicazioni. Abbiamo evidenziato alcuni dei problemi più comuni di respinta per aiutarvi a preparare meglio le applicazioni prima di inviarle per la revisione.

La fase di pubblicazione di una App su iOS è sempre stata fonte di “ansia” per molti sviluppatori e publisher, dato che si tratta di una “black box” a cui affidarsi senza avere molte possibilità di intervento. Se è pur vero che è possibile un certo livello di dialogo con i (re)censori Apple, non sempre le valutazioni sono apparse coerenti e costanti.

Con la pubblicazione di questi dati, Apple fa un passo verso una maggiore trasparenza, fornendo contemporaneamente delle indicazioni preziose, specialmente per chi muove i primi passi in questo mondo.

La nostra esperienza in Synesthesia ci insegna che le applicazioni per avere successo devono sicuramente essere tecnicamente impeccabili, ma anche fornire un servizio, dei contenuti informativi o intrattenere.

I criteri tecnici sono effetti importanti per Apple nelle valutazioni: molte applicazioni vengono rifiutate perchè contengono bugs, dimenticanze, link rotti o semplicemente una interfaccia utente fuori standard o non funzionale.

In alcuni casi vengono invece rifiutate app che non forniscono un contenuto sufficientemente interessante, di interesse generale, o con un valore aggiunto tale da giustificare la creazione di una app (che per sua natura ha caratteristiche di interattività).

Una fetta molto importante (14%, di fatto la più ampia) dei rifiuti deriva dalla mancanza di informazioni: per questo motivo è importante documentare l’applicazione in modo esaustivo prima di sottometterla per l’approvazione, evitando in questo modo lunghe reiterazioni di richieste di approvazione.

Per maggiori informazioni ed approfondimenti, vi invitiamo a visitare la pagina ufficiale sul sito Apple.


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