Antonio, com’è lavorare all’interno del team Technology di Synesthesia?
Entrare nel team Technology di Synesthesia significa trovarsi in un contesto che riesce a combinare in modo raro due dimensioni solo apparentemente opposte: una struttura solida e organizzata e, allo stesso tempo, un clima umano molto coeso, quasi familiare.
Quello che mi ha colpito di più fin dall’inizio è stata proprio questa sensazione di gruppo. Nonostante la complessità dei progetti e il livello tecnico elevato, le persone sono sempre disponibili al confronto e alla collaborazione. C’è la percezione di lavorare insieme verso un obiettivo comune, più che di muoversi in silos separati.
Un altro aspetto distintivo è la reale possibilità di esprimere il proprio punto di vista. In Synesthesia il feedback non è solo “tollerato”, ma ricercato. Anche chi entra da poco può proporre miglioramenti su processi e modalità operative, e vedere che queste proposte vengono ascoltate e, quando valide, adottate. Questo contribuisce a creare un ambiente dinamico, in cui i processi non sono statici ma evolvono insieme alle persone e ai progetti.
Parliamo di metodo. Come approcci la gestione dei progetti tecnologici? In che modo waterfall e agile convivono nel tuo lavoro quotidiano e come incidono sulla riuscita dei progetti?
Per me la gestione di un progetto tecnologico non inizia con il kickoff, ma molto prima: già nella fase di offerta al cliente. Lo scenario ideale, che nella mia esperienza in Synesthesia si verifica nella maggior parte dei casi, è quello in cui il Project Manager è coinvolto in pre-sales. Questo permette di avere fin da subito una visione chiara degli obiettivi, dei vincoli, delle aspettative del cliente e della complessità reale dell’iniziativa.
Da lì, la scelta del metodo è guidata dal contesto. L’approccio waterfall è particolarmente efficace quando i requisiti sono ben definiti e stabili. In questi casi offre al cliente una cornice rassicurante: tempi, costi e perimetro sono chiari fin dall’inizio, e questo riduce l’incertezza.
L’approccio agile, invece, diventa fondamentale quando il progetto ha un alto grado di evoluzione o quando il cliente ha bisogno di confrontarsi frequentemente con il team durante lo sviluppo. È ideale quando il perimetro non è completamente definito all’inizio o quando il valore emerge in modo progressivo, grazie a rilasci incrementali e feedback continui.
Nel lavoro quotidiano, waterfall e agile convivono spesso anche all’interno dello stesso progetto: una cornice più strutturata a livello di pianificazione generale e una gestione agile delle attività operative. Questo non è solo un mio modo di lavorare, ma riflette l’approccio di Synesthesia alla gestione dei progetti tecnologici: non un’adesione rigida a un singolo framework, ma la capacità di prendere il meglio da ciascuno e integrarli in modo coerente.
L’obiettivo è costruire un modello di lavoro che si adatti al contesto reale — al cliente, alla complessità, al grado di incertezza — e non il contrario. È proprio questa flessibilità metodologica, condivisa a livello di team e di azienda, uno dei fattori che incide maggiormente sulla riuscita dei progetti, perché permette di unire solidità, controllo e capacità di evolvere lungo il percorso.
Nella gestione dei progetti, quanto conta per un Project Manager la scelta degli strumenti? Come utilizzi piattaforme come Azure DevOps per il tracking delle attività, la gestione dei backlog e il coordinamento con i team di sviluppo, e che impatto hanno su qualità, tempi e governance del progetto?
Gli strumenti sono un elemento chiave per mantenere ordine e controllo, soprattutto in progetti dove i team sono numerosi e, in alcuni casi, includono anche figure del cliente. Senza una piattaforma condivisa e ben strutturata, il rischio di perdita di informazioni o disallineamenti cresce rapidamente.
Nell’ambito del project management utilizziamo strumenti come Azure DevOps all’interno di un approccio fortemente strutturato alla gestione del lavoro. Ogni progetto viene organizzato attraverso board e backlog che rendono le attività tracciabili, visibili e chiaramente assegnate.
Il punto non è tanto la piattaforma, quanto il metodo: avere un sistema condiviso dove priorità, carichi di lavoro e stato di avanzamento sono sempre aggiornati permette al team di lavorare in modo molto più efficiente. Ad esempio, quando emerge una nuova richiesta o una variazione di priorità, possiamo valutarne subito l’impatto sul backlog, capire quali attività verranno spostate e dare al cliente una risposta rapida e basata su dati concreti.
Questo livello di organizzazione riduce i colli di bottiglia, limita le ambiguità e consente al PM di mantenere una visione costante sull’andamento reale del progetto, migliorando allo stesso tempo tempi di delivery, qualità del lavoro e capacità di governo complessiva.
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha cambiato profondamente il modo di lavorare. In che modo ha influito sul tuo ruolo di Project Manager e come la utilizzi concretamente nella gestione dei progetti? Come pensi che evolverà il suo impatto nei prossimi anni?
L’intelligenza artificiale è diventata un supporto concreto nella quotidianità del mio lavoro. Mi aiuta a velocizzare attività che prima richiedevano molto tempo, come l’analisi di documentazione, la redazione di documenti progettuali o la rielaborazione di informazioni raccolte in meeting e scambi con il cliente. È particolarmente utile anche nella gestione della conoscenza: consente di organizzare e mantenere aggiornate le informazioni di progetto, facilitando il recupero di decisioni, requisiti o discussioni avvenute in momenti diversi del ciclo di vita.
Guardando al futuro, mi aspetto un’evoluzione ancora più interessante: strumenti di AI sempre più accessibili permetteranno anche a figure meno tecniche, come un PM, di realizzare in autonomia piccole porzioni di progetto, prototipi o proof of concept, sia lato design che sviluppo. Questo non sostituirà le competenze specialistiche, ma alleggerirà il carico del team su attività a basso valore, lasciando più spazio alla parte strategica e alle sfide più complesse.
Nei progetti complessi, la tecnologia conta, ma sono soprattutto le persone a fare la differenza. In un contesto così dinamico come Synesthesia, dove lavorano insieme developer, designer, stakeholder e clienti, come si costruisce un coordinamento efficace? Quali pratiche, attenzioni quotidiane aiutano a mantenere allineamento, collaborazione e responsabilità condivisa?
Durante il ciclo di vita di un progetto la tecnologia è fondamentale, ma sono le relazioni a determinare davvero il successo. Durante il ciclo di vita di un progetto si presentano inevitabilmente momenti critici: scadenze strette, cambi di priorità, imprevisti. In questi frangenti, la qualità delle relazioni costruite fa la differenza.
Per questo ritengo essenziale creare e mantenere un clima positivo con tutte le persone coinvolte: team interni, stakeholder e cliente. Quando c’è fiducia reciproca, diventa più semplice affrontare le difficoltà e trovare compromessi, anche su temi delicati.
Dal punto di vista operativo, è fondamentale definire un flusso di lavoro chiaro e assicurarsi che venga rispettato. Le “cerimonie” Agile Scrum ad esempio (come planning, review e retrospective) sono strumenti molto efficaci per mantenere allineamento e trasparenza. Allo stesso tempo, bisogna evitare rigidità eccessive: ogni progetto e ogni persona hanno esigenze diverse e un po’ di flessibilità è necessaria per non bloccare il lavoro. Troppa flessibilità, però, genera caos: il ruolo del PM è proprio trovare questo equilibrio.
Infine, anche se spesso il PM ha l’ultima parola, le responsabilità devono essere condivise. Un momento chiave in questo senso sono le review o le demo al cliente: quando ogni membro del team presenta il risultato del proprio lavoro, aumenta il senso di ownership, la consapevolezza del valore prodotto e la responsabilità verso il progetto e verso il gruppo.
Chiudiamo con un aneddoto: c’è un progetto o una situazione particolare che ti ha fatto dire “ok, questo è il motivo per cui amo fare questo lavoro”?
Mi viene subito in mente il lavoro legato allo sviluppo e alla manutenzione dell’app per i clienti di Reale Mutua.
È stato, per me, un esempio molto concreto di come proprio la metodologia agile, quando applicata nel modo corretto e con la giusta mentalità, possa diventare molto più di un framework operativo: diventa un vero motore di dinamiche positive, sia sul piano organizzativo sia su quello umano.
All’inizio c’era una situazione tipica di molti progetti complessi: un rapporto fornitore-cliente ben definito, con ruoli distinti e quella naturale distanza che spesso porta a incomprensioni, attriti o logiche “noi e loro”. Un contesto che, se non gestito bene, rischia di rallentare il lavoro e irrigidire le relazioni.
La svolta è arrivata proprio grazie all’impostazione Agile Scrum del team. Lavorare all’interno dello stesso framework, condividendo cerimonie, obiettivi e strumenti, ha progressivamente cambiato la percezione dei ruoli. Product Owner e Analisti lato cliente, developer e designer provenienti da fornitori diversi: tutti sono diventati parte di un unico team, con lo stesso livello di responsabilità rispetto al risultato finale.
Questo ha avuto un impatto enorme. Le sfide, che in un progetto di questo tipo non mancano mai, hanno iniziato a essere affrontate in modo completamente diverso: non più come problemi “di qualcuno”, ma come questioni del team. Le discussioni si sono spostate dal “chi deve farlo” al “come lo risolviamo insieme”. Ruoli, etichette e provenienza aziendale sono passati in secondo piano rispetto all’obiettivo comune.
In altri contesti, una frammentazione di questo tipo (più aziende, più figure, interessi diversi) avrebbe probabilmente generato rallentamenti o tensioni. In questo caso, invece, la collaborazione è diventata un acceleratore. Ed è proprio questo che mi ha fatto dire: ecco perché faccio questo lavoro. Vedere persone con background diversi allinearsi, fidarsi e costruire insieme valore concreto per l’utente finale è una delle soddisfazioni più grandi che un PM possa avere.
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Michela, il tuo ruolo come E-Commerce Strategist di Synesthesia richiede una forte capacità di coordinamento. Quali competenze ritieni oggi indispensabili per guidare con successo progetti digitali complessi?
Credo che il cuore della strategia e del project management sia il controllo: garantire che un’idea di business diventi realtà rispettando tempi, costi e qualità. Nell’e-commerce questo richiede molta organizzazione perché il contesto è volatile e la complessità tecnica evolve continuamente.
Per guidare progetti complessi come quelli che seguiamo in Synesthesia serve innanzitutto una visione sistemica (capacità di collegare i puntini). Come Strategist e PM e-commerce dobbiamo comprendere profondamente il modello di business del cliente e mercato in cui opera. Se non sappiamo come ad esempio un flusso ordine impatti su altri ambiti logistici o sul retail fisico, non stiamo gestendo un progetto, stiamo solo consegnando una macchina. Il nostro ruolo in questo caso è leggere questi collegamenti, anticipare i colli di bottiglia e mettere ordine nel caos, traducendo esigenze di business e vincoli tecnici in soluzioni chiare e scalabili. Così l’architettura finale diventa solida, sostenibile e orientata ai risultati.
Infine, è essenziale bilanciare organizzazione e reattività strategica. L’e-commerce non dorme mai ed scandito da picchi stagionali ad altissima pressione, come il periodo che va dal Black Friday al Natale. Il coordinamento non riguarda solo i task, ma richiede lucidità decisionale e adattamento continuo.
Con l’avvento dell’AI, come è cambiato il tuo ruolo e quali strumenti o approcci digitali ritieni più efficaci per sfruttare al meglio le nuove tecnologie?
Per noi Strategist e PM l’AI è diventata un copilota che permette di gestire la complessità con una velocità prima impensabile, intervenendo su tre livelli principali:
- efficientamento del workflow di puro project management, compiti come la stesura di documentazione tecnica, user stories o verbali richiedono ore. Oggi, l’AI generativa ci permette di creare bozze di alta qualità in pochissimi minuti. Questo significa che possiamo avere più tempo per concentrarci su ciò che conta davvero: il raggiungimento degli obiettivi e il rapporto con i clienti.
- Analisi dei dati e supporto decisionale. I tool di sintesi dati e analisi predittiva oggi ci aiutano a sintetizzare enormi moli di informazioni (dalle performance di vendita ai comportamenti degli utenti) estraendo pattern che ci aiutano nelle nostre scelte strategiche. Non guardiamo più solo a cosa è successo ma, grazie a modelli predittivi, riusciamo a ipotizzare cosa accadrà, permettendoci di consigliare al cliente in tempi più rapidi azioni proattive invece che reattive.
- Automazione delle operazioni e-commerce: l’integrazione dell’AI nei processi quotidiani permette di velocizzare molte attività complesse, come l’automazione della classificazione dei cataloghi o all’ottimizzazione delle descrizioni prodotto in ottica di indicizzazione (SEO o per gli stessi agenti AI).
Resta, però, centrale il pensiero strategico: l’AI funziona solo se guidata da input corretti e da una lettura critica del contesto; nel dipartimento Commerce di Synesthesia abilita le persone a essere più creative, strategiche e focalizzate sugli obiettivi.
Nei progetti e-commerce complessi, la collaborazione tra team multidisciplinari è spesso determinante per il successo. Quanto è importante per te lavorare in un ambiente come quello di Synesthesia, ricco di professionalità diverse, per garantire la qualità dei progetti?
In un ambito come l’e-commerce, in cui il confine tra strategia di vendita, stack tecnologico e marketing è quasi invisibile, lavorare in un ambiente multidisciplinare come quello di Synesthesia è puro valore aggiunto e in alcuni casi fattore abilitante.
Per me in particolar modo, come e-commerce Strategist e PM lead, l’importanza di questo contesto si traduce prima di tutto nell’abbattimento dei silos informativi: nei progetti complessi il rischio più grande è che la tecnologia ignori la strategia o che il design non tenga conto delle dinamiche di vendita. Coesistere nello stesso spazio fisico e progettuale ci permette invece di disegnare soluzioni ragionate e che convergono verso l’obiettivo di business del cliente.
Anche nella gestione quotidiana di progetti, la velocità di confronto tra professionalità diverse riduce drasticamente i tempi di reazione e assicura quella continuità operativa che per un e-commerce è vitale.
Vedo Synesthesia come laboratorio “contaminato”: il confronto quotidiano tra professionalità e punti di vista diversi ci spinge a non accontentarci mai di soluzioni standard, garantendo ai clienti soluzioni solide da più punti di vista, coerenti e capaci di scalare nel tempo.
I saldi rappresentano un banco di prova cruciale per i team Commerce. Dal tuo punto di vista, quali strategie di pianificazione e gestione dei flussi permettono di massimizzarne l’efficacia senza compromettere l’esperienza dell’utente?
Affrontare un picco stagionale e-commerce, come i saldi, significa gestire una complessa sincronizzazione tra pianificazione anticipata e reattività.
Il lavoro inizia mesi prima con l’analisi dei dati storici e la definizione di forecast realistici: non si tratta solo di decidere uno sconto, ma di costruire una roadmap di azioni che bilanci le aspettative dei clienti con gli obiettivi di margine e la disponibilità di magazzino. La priorità è garantire che l’infrastruttura regga l’urto, coordinando stress test preventivi e assicurandosi che le integrazioni tra piattaforma, sistemi di pagamento e logistica siano perfettamente allineate. La qualità dell’esperienza utente dipende infatti dalla fiducia nella promessa che facciamo sul canale e-commerce: ritardi o disallineamento dello stock tra e-commerce e magazzino può generare vendite di prodotti non disponibili e danni d’immagine.
Durante i picchi di vendita, la teoria lascia il posto a una regia reattiva e strategica: è fondamentale monitorare costantemente le performance per ricalibrare il merchandising o le promozioni in base all’andamento degli acquisti.
Questo dinamismo richiede un coordinamento estremo di tutti i team coinvolti che devono agire come un unico organismo sulla base di una visione lucida delle priorità. Il vero punto critico è quindi il presidio dei dati e la visione strategica. Massimizzare l’efficacia significa quindi garantire stabilità dei processi e reattività, trasformando un periodo di alta pressione in opportunità di conversione e fidelizzazione.
L’ottimizzazione del magazzino è una sfida che coinvolge tecnologia, business e operations. Come supporti concretamente le aziende nello svuotare lo stock mantenendo coerenza con gli obiettivi aziendali?
Supportare un’azienda nell’ottimizzazione dello stock significa prima di tutto intendere il magazzino come risorsa dinamica, invece che come gigante statico. Il mio approccio non è mai solo scontare tutto, ma parte da un’analisi approfondita dei dati di performance, dalle aspettative dei clienti e della velocità di rotazione dei prodotti.
Attraverso il monitoraggio dei dati, identifichiamo lo stock dormiente o le eccedenze e costruiamo una roadmap di azioni mirate che rispettino il posizionamento del brand e i margini aziendali.
Concretamente, questo supporto si traduce su tre direttrici principali.
1) Lavoriamo sulla strategia commerciale: se un prodotto non performa sull’e-commerce principale, valutiamo la creazione di operazioni speciali o l’attivazione di particolari asset ecommerce, stimandone gli impatti e poi misurandoli. Un esempio è la creazione di bundle di prodotti: è particolarmente efficace perché permette di aumentare il valore medio dell’ordine svuotando contemporaneamente referenze a bassa rotazione insieme a prodotti top seller.
2) Interveniamo sulla tecnologia e sull’automazione, è fondamentale che il dato di magazzino sia integrato perfettamente con le piattaforme di vendita. Supportiamo le aziende nell’implementare logiche di merchandising intelligente: grazie all’adozione di strumenti basati su algoritmi o sull’AI, se il sistema rileva un eccesso di stock per una specifica referenza, l’e-commerce può metterla automaticamente in evidenza o suggerirla come prodotto correlato nel carrello, ottimizzando l’esposizione senza interventi manuali continui.
3) Consideriamo la componente di efficienza operativa, svuotare il magazzino non deve mandare in crisi l’equilibrio dei flussi interni. Il nostro ruolo sta anche nell’assicurarci che le campagne di smaltimento stock siano sostenibili per le capacità e risorse del cliente. Non stiamo solo cercando di ‘vendere di più’, ma di generare un flusso di cassa sano che permetta al cliente di reinvestire in nuovi assortimenti, mantenendo l’ecosistema e-commerce in perfetto equilibrio tra offerta commerciale e capacità di esecuzione.
Durante i picchi di vendita aumentano inevitabilmente anche i resi. Quali accorgimenti organizzativi e digitali possono aiutare a gestirli in modo più efficiente e sostenibile?
La gestione dei resi va vista come un asset strategico, non come un problema logistico. Per me la strategia più efficace è agire su due fronti: la prevenzione a monte e l’ottimizzazione dei flussi a valle. Dal punto di vista della prevenzione, la tecnologia, ancor più l’AI, ci offre strumenti potentissimi. Spesso il reso nasce da un’aspettativa disattesa, per questo lavorare sulla qualità dei dati di prodotto è fondamentale. Implementare ad esempio tabelle taglie dinamiche, strumenti di virtual try on o semplicemente arricchire le schede prodotto con recensioni verificate e contenuti video permette all’utente di fare acquisti con più consapevolezza, riducendo quindi il tasso di errore.
Sul fronte dell’ottimizzazione, il segreto è l’automazione dei resi. L’implementazione di portali self-service consente agli utenti di gestire da soli il reso, riducendo il carico sul customer care e raccogliendo dati utili per intervenire tempestivamente su eventuali criticità, come difetti di prodotto o descrizioni poco chiare. La sostenibilità passa anche da una logistica più intelligente: reso in negozio o ottimizzazione dei ritiri riducono costi e impatto ambientale, trasformando il reso da inefficienza operativa a leva di valore per il brand: un utente che restituisce un prodotto senza frizioni è un utente che tornerà ad acquistare con fiducia.
Infine, i carrelli abbandonati restano una delle principali sfide per l’e-commerce. In che modo una gestione attenta dei dati e dei processi può trasformare questo problema in un’opportunità di conversione?
Non guardiamo il carrello come un numero freddo. Ogni abbandono è una conversazione interrotta che possiamo trasformare in vendita, se sappiamo ascoltare i segnali giusti.
La chiave è capire il motivo dell’abbandono – costi di spedizione, tempi di consegna o un checkout complesso – e intervenire con analisi della customer journey, strategie mirate e automazione personalizzata. Non tutti i carrelli abbandonati hanno infatti lo stesso valore: possiamo integrare flussi di marketing automation che segmentino gli utenti in base al valore del carrello o al loro storico di acquisto. Un utente ricorrente che abbandona un carrello importante merita un messaggio e un incentivo personalizzato, mentre un nuovo utente potrebbe aver bisogno solo di essere rassicurato. La vera opportunità di recupero e conversione sta proprio nel dimostrare all’utente che conosciamo le sue esigenze. Gestire bene i carrelli abbandonati significa recuperare fatturato, ma anche ridurre il costo di acquisizione e massimizzare il ROI dell’intero ecosistema ecommerce.
Synesthesia offre una consulenza completa in ambito e-commerce per aiutare la tua azienda a raggiungere i propri obiettivi di business e incrementare le tue vendite. Ti accompagniamo passo dopo passo, curando ogni aspetto della tua presenza online, e forniamo supporto specifico per far crescere la tua attività, massimizzando l’efficienza e l’ottimizzazione di tutti i processi operativi. Contattaci per scoprire come possiamo valorizzare il tuo e-commerce.
Dalla formazione digitale alle scuole, i progetti formativi di Girls Tech promossi da Fondazione SYX ETS (la fondazione no profit di Synesthesia) con RS Italia favoriscono l’inclusione femminile e avvicinano le nuove generazioni alla tecnologia, creando percorsi concreti per sviluppare competenze digitali e scientifiche e aprendo nuove opportunità per i talenti del futuro. Scopriamo più nel dettaglio come queste iniziative stanno trasformando l’educazione e l’accesso alle STEM.
Girls Tech e RS Italia: l’educazione STEM dall’impresa alle scuole
Da due anni Fondazione SYX collabora con RS Italia, per portare Girls Tech nelle scuole di Sesto San Giovanni e organizzare gli STEM Day, giornate dedicate a bambini e bambine tra i 7 e i 12 anni.
Nel settembre 2024 il primo STEM Day ha riunito oltre 250 partecipanti negli uffici di RS Italia: sei ore di laboratori dedicati a coding, robotica ed elettronica, con attività che andavano dalla creazione di videogiochi con Scratch al micro:bit programmato per trasformarsi in un piccolo strumento interattivo. Poi, a marzo 2025, il progetto è entrato nelle classi della scuola Martiri della Libertà di Sesto San Giovanni con un corso di robotica educativa basato sugli Ozobot, coinvolgendo 120 alunni tra programmazione unplugged e storytelling.
A maggio è arrivato il turno del secondo STEM Day, che ha visto oltre 140 giovani”: il focus di questa edizione è stato l’introduzione alla programmazione e all’elettronica di base attraverso l’uso dello strumento micro:bit.
Come afferma Martina Romualdi, Communication Specialist di RS Italia:
“La collaborazione con Girls Tech rappresenta per RS Italia un esempio concreto di come l’innovazione e l’inclusione possano procedere insieme. Per questo, da due anni portiamo avanti con entusiasmo un percorso che ci permette di entrare nelle scuole, far scoprire la bellezza della tecnologia a bambine e bambini e contribuire ad abbattere gli stereotipi di genere che ancora limitano il talento. Crediamo che la curiosità e le competenze STEM siano strumenti potenti per generare pari opportunità e costruire un futuro più equo. È un impegno che sentiamo profondamente legato al nostro purpose, raggiungere risultati straordinari per un mondo migliore, e che continueremo a rafforzare investendo in progetti per restituire valore alle comunità in cui operiamo e per ispirare le nuove generazioni a credere nel loro potenziale”.
Aggiunge Giada De Rosa, Coordinatrice didattica di Girls Tech:
“Portare il progetto Girls Tech nelle scuole di Sesto San Giovanni insieme a RS Italia è stata un’esperienza molto gratificante. L’entusiasmo con cui studenti/esse e insegnanti hanno accolto le attività STEM dimostra quanto ci sia bisogno di queste iniziative. Mi auguro che questo percorso prosegua anche nel 2026, arrivando oltre Milano e coinvolgendo nuove realtà. Con il supporto di un partner attento come RS Italia, possiamo offrire alle giovani generazioni le competenze pratiche necessarie per affrontare le sfide del settore tecnologico”.
La missione continua…
Come abbiamo visto, grazie a collaborazioni con realtà come RS Italia, Fondazione SYX con Girls Tech sta costruendo un percorso educativo e sociale di lungo termine. L’obiettivo è chiaro: abbattere gli stereotipi di genere, rendere la tecnologia accessibile e stimolante, e fornire competenze fondamentali per il futuro. Le attività del 2025 confermano che l’unione tra formazione, innovazione e responsabilità sociale può generare risultati concreti, misurabili e soprattutto inclusivi, dando alle giovani generazioni la possibilità di crescere con competenze, curiosità e passione per il mondo digitale e scientifico.
Il social media marketing non è solo una gara a chi prende più like. È molto di più: significa usare i social in modo strategico per costruire relazioni vere, generare fiducia nel tempo e trasformare l’attenzione in azioni concrete (sì, anche vendite). Vuol dire conoscere il proprio pubblico, parlare la sua lingua, esserci quando serve e soprattutto portare risultati misurabili. In poche parole? Non si tratta di essere presenti sui social, ma di saperci stare davvero.
E no, non è un lavoro che si può improvvisare: richiede competenze vere, studio, aggiornamento continuo e capacità di leggere i dati. Per questo abbiamo intervistato chi, in Synesthesia, guida da anni i clienti nel meraviglioso quanto complesso mondo dei social, creando percorsi su misura per consolidare e accrescere la loro presenza sulle diverse piattaforme: Marilena Viceconti, Digital Marketing and Social Paid Campaign Manager.
Come possono i social trasformarsi da passatempo a strumento di business?
I social smettono di essere un passatempo quando iniziamo a usarli con intenzione strategica. Quando diventano parte di un piano di comunicazione cambiano completamente natura: diventano un canale per costruire relazioni, rafforzare la reputazione e generare valore concreto per il business.
Non si tratta più di “esserci”, ma di esserci con un obiettivo. Ogni contenuto deve rispondere a una logica precisa — far conoscere, far fidare o far scegliere. E quando cominci a leggere i dati, a testare, a creare costanza e coerenza, capisci che i social non sono solo vetrine, ma veri e propri acceleratori di crescita.
Il punto di svolta è l’intenzione: pubblicare non per riempire un feed, ma per comunicare un messaggio, per costruire una relazione, per guidare un’azione.
Potremmo dire che così, i social non vendono solo prodotti o servizi — vendono fiducia, credibilità e visione. E quando un’azienda o un professionista capisce questo, i social smettono definitivamente di essere un passatempo e diventano uno degli strumenti più potenti per crescere.
Se dovessi riassumere la tua visione del social media marketing per aziende, come la definiresti?
Per me il social media marketing oggi è molto più di una vetrina: è una conversazione continua tra brand e persone. È il luogo dove un’azienda può mostrarsi per quello che è davvero — con la sua voce, i suoi valori e la sua visione — e costruire nel tempo relazioni autentiche che generano fiducia e, di conseguenza, risultati.
Non credo nei social “urlati” o improvvisati, ma in una presenza coerente, pensata, capace di creare connessioni reali. Credo in un approccio che unisce visione e metodo: la visione serve per raccontare chi sei e perché conti, il metodo per farlo con coerenza, analisi e costanza.
Le aziende che funzionano sui social sono quelle che sanno ascoltare, non solo parlare. Sanno che ogni contenuto è un tassello di una storia più grande, e che la community è un asset, non un pubblico da “gestire”.
Parliamo di social media marketing. Con così tante piattaforme – da LinkedIn a TikTok – come si sceglie dove essere presenti e come adattare i messaggi senza perdere coerenza?
La chiave è capire che non serve essere ovunque, serve essere nel posto giusto. Ogni piattaforma ha un linguaggio, un pubblico e una dinamica diversa, e la presenza di un brand deve partire da una domanda molto semplice: dove ha senso per noi esserci davvero?
La scelta dipende dagli obiettivi e dal tipo di relazione che vuoi costruire. LinkedIn, ad esempio, è perfetto per posizionamento e autorevolezza, Instagram per costruire immaginario e connessione emotiva, TikTok per creatività e brand awareness, mentre piattaforme come X o Threads possono servire per alimentare conversazioni e opinioni. Ma non tutte sono necessarie.Il segreto è mantenere una coerenza di fondo nel messaggio, anche se cambia la forma. Ogni piattaforma richiede un tono, un ritmo e un linguaggio diversi, ma il cuore narrativo deve restare lo stesso. È come parlare la lingua del posto in cui ti trovi, senza cambiare identità.
Quali sono i KPI del social media marketing davvero significativi per valutarne l’impatto, al di là delle vanity metrics come i like?
I KPI davvero significativi nel social media marketing sono quelli che misurano l’effetto reale sul business, non solo la popolarità del contenuto. I like e le visualizzazioni sono utili come indicatore di attenzione, ma da soli non raccontano nulla sul valore generato.
Parlo di engagement di qualità, come commenti e condivisioni che indicano un reale interesse e partecipazione della community, e di traffico verso i canali aziendali, dai click al sito alle landing page, che traducono l’attenzione in azione. Fondamentali sono anche i lead generati e le conversioni, perché mostrano se le interazioni sui social si trasformano in risultati tangibili.Ma non basta: è importante monitorare la crescita del pubblico giusto, cioè persone realmente interessate al brand, e la fidelizzazione, chi torna, interagisce di nuovo e diventa parte della community. Infine, il sentiment — l’analisi qualitativa delle conversazioni attorno al brand — ci dice quanto stiamo costruendo reputazione e fiducia.
Quale consiglio daresti alle aziende che vogliono restare rilevanti nel digitale di domani?
Il mio consiglio è semplice: non inseguite le mode, costruite una presenza autentica e coerente nel tempo. Il digitale cambia continuamente — nuove piattaforme, algoritmi, formati emergono ogni giorno — ma i principi che fanno davvero la differenza restano gli stessi: conoscere il proprio pubblico, comunicare con chiarezza e creare valore reale.
Le aziende che sopravvivono e crescono sono quelle che trasformano i social e le tecnologie digitali in strumenti per costruire relazioni, non solo per vendere. Significa ascoltare, capire bisogni e desideri, sperimentare con metodo e misurare ciò che conta davvero.
Il futuro digitale premierà chi saprà unire innovazione e autenticità: chi saprà adottare le nuove opportunità senza perdere la propria identità, chi saprà raccontare storie che emozionano e creano fiducia, chi metterà al centro le persone e non solo i numeri.
Per restare rilevanti domani, bisogna smettere di rincorrere il “trend del momento” e iniziare a costruire legami duraturi, giorno dopo giorno.
Il team di esperti di Synesthesia affianca aziende e brand nella gestione completa delle attività di social media marketing: dall’analisi iniziale alla creazione di contenuti su misura, dalla pianificazione editoriale fino al monitoraggio dei risultati. Che tu voglia far crescere la tua community, aumentare la visibilità o generare conversioni, ci pensiamo noi. Tu metti gli obiettivi, noi costruiamo il percorso giusto per raggiungerli.
Valentina, sei in Synesthesia da quasi sette anni. Come sei arrivata in azienda e com’è cambiato il tuo ruolo nel tempo?
Sono cambiate tante cose dal 2018, quasi faccio fatica a pensare che siano passati solo 7 anni. Quando sono entrata qui ero una persona molto insicura, che stava ancora cercando la sua strada. Forse la parola giusta è sfiduciata, perchè davvero non riuscivo a capire in cosa fossi realmente brava.
Ho colto con entusiasmo una possibilità che sapevo non mi sarebbe capitata altre volte e da lì ho trasformato la mia vita.
Ho lasciato definitivamente giurisprudenza, che avevo capito non essere la mia strada, e mi sono concentrata solo su cogliere tutto il meglio che le persone intorno a me riuscivano a darmi quotidianamente. Ho iniziato portando caffè e rispondendo al telefono, facevo tutto ciò di cui ci fosse bisogno in quel momento, ma nel frattempo imparavo e osservavo. Piano piano ho capito di avere la piena fiducia delle persone con cui mi interfacciavo e allora lì ho veramente tirato fuori la “cazzimma”, come diremmo a Napoli.
Synesthesia mi ha supportato nei miei studi, la laurea in economia, il master in valutazione dell’impatto e infine il master in Business Administration di cui darò il mio ultimo esame tra pochi giorni.
Sono cresciuta tantissimo, per me Synesthesia è stata uno sprono a tirare fuori il mio meglio, un supporto costante, non posso che essere grata di tutto ciò, mi sento una persona molto fortunata. Oggi il mio ruolo è molto diverso da quello di 7 anni fa, sono Responsabile amministrativa e Responsabile di Impatto, ma questi non sono punti di arrivo, sono solo parte di un percorso che sto continuando a percorrere: ma non voglio spoilerarvi troppo del mio futuro qui!
Oggi ti occupi sia di amministrazione che di responsabilità sociale d’impresa. Come convivono questi due ambiti, apparentemente così diversi?
So che è difficile immaginarlo, ma in realtà hanno molte più cose in comune di quello che si possa immaginare. La contabilità richiede grande rigore e precisione, ma anche una spiccata dose di “fantasia”!
Ovviamente non invento nulla, tranquillizzo tutti, ma spesso bisogna uscire dagli schemi, ragionare, trovare soluzioni alternative, non è solo matematica, non è solo ragioneria, c’è davvero un mondo dietro i numeri che si leggono sui bilanci. Capire quello che si sta leggendo e poi riportarlo, spiegarlo o trasformarlo in una strategia di business, non è nient’altro che trasformare un dato quantitativo in un dato qualitativo e narrarlo in modo più chiaro e comprensibile a tutti. Questo è quello che cerco di fare anche quando mi occupo di CSR, semplicemente al contrario!
Trasformo le strategie legate alla sostenibilità in numeri, in KPI monitorabili, in un dato che ci possa dire dove stiamo lavorando bene e dove possiamo migliorare. Riuscire ad applicare questo approccio rende possibile i cambiamenti: sono convinta che nulla di duraturo nasca mai dal caso, solo la reale volontà di creare un impatto positivo può garantire dei risultati.
Quando si parla di sostenibilità, spesso si pensa all’ambiente. Ma la CSR è molto di più. Qual è la tua visione e come si traduce nel tuo lavoro quotidiano?
Sono d’accordo, ma questo accade principalmente perchè la questione ambientale è una delle dimensioni più visibili, tangibili e urgenti del concetto di sostenibilità. È un qualcosa di cui tutti sono a conoscenza, un mare inquinato, la deforestazione, il riscaldamento globale sono comunemente percepiti rispetto ad un modello economico insostenibile o alle disuguaglianze di genere negli ambienti di lavoro. Personalmente credo che tutti gli aspetti della sostenibilità siano urgenti, ma bisogna essere realisti e non possiamo avere la “presunzione” di poter risolvere tutto.
Ogni realtà deve comprendere in cosa il suo agire può fare la differenza ed investire concretamente sulla base delle proprie possibilità. In Synesthesia è questo che cerchiamo di fare quotidianamente, sosteniamo le cause in cui siamo consapevoli di poter creare impatti positivi.
In un’azienda tech come Synesthesia, che cosa significa concretamente “fare responsabilità sociale”?
Per rispondere a questa domanda, mi piace sempre fare un passo indietro e ricordare le parole del nostro Presidente, Francesco Ronchi:
“Le persone per Synesthesia sono state, sono tuttora e saranno sempre il motore dell’azienda. L’azienda è nata attorno alle persone e si basa su di loro.”
È proprio da qui che parte la nostra visione di responsabilità sociale. Per Synesthesia, essere un’azienda tecnologica non significa soltanto sviluppare prodotti digitali di qualità o inseguire l’innovazione fine a sé stessa. In un mondo sempre più interconnesso e complesso, crediamo che il valore di un’impresa si misuri anche, e soprattutto, attraverso il suo impatto positivo sulla società, sulle persone e sull’ambiente.
“Fare responsabilità sociale”, per noi, significa mettere la tecnologia al servizio del bene comune. Significa progettare soluzioni che siano non solo funzionali ed efficaci, ma anche inclusive, accessibili, etiche e sostenibili. Significa creare un ambiente di lavoro in cui le persone possano crescere, esprimersi, sentirsi accolte e valorizzate. Significa contribuire attivamente al territorio, alla cultura, all’educazione e alla transizione ecologica.
In pratica, portiamo la responsabilità sociale in ogni aspetto della nostra attività: nelle scelte progettuali, per garantire l’accessibilità e il rispetto della privacy, nella cura dei nostri team, promuovendo il benessere, la diversità e la formazione continua, nella relazione con il territorio, sostenendo iniziative culturali e sociali locali, nell’impegno per la sostenibilità ambientale, riducendo il nostro impatto e sensibilizzando sulle buone pratiche. Essere responsabili, per noi, non è una strategia: è una responsabilità concreta e quotidiana, che ci guida in ogni decisione.
Il coinvolgimento dei colleghi è fondamentale per il successo di iniziative CSR. Come riesci a stimolare la partecipazione interna?
Il coinvolgimento è assolutamente la chiave per il successo, anche perchè se non si conoscono le reali esigenze dei propri stakeholder è impossibile attuare delle strategie efficaci, in tutti gli ambiti della CSR.
Nello specifico, sulla partecipazione interna stiamo cercando di coinvolgere sempre di più colleghi e colleghe attraverso la diffusione di survey in modo tale da monitorare sempre il gradimento su ogni iniziativa e cercando di raccogliere quante più proposte possibili. Per noi questo è sicuramente lo strumento più facile da utilizzare perchè spesso non è facile ricevere il feedback diretto, soprattutto con la diffusione dello smart working.
Inoltre dal 2025 abbiamo creato un gruppo di Ambassador, su candidatura volontaria, attualmente formato da 8 persone che ci aiutano ad organizzare e diffondere tutte le iniziative legate alla sostenibilità ambientale, alla parità di genere e al welfare. Io e le colleghe del reparto HR organizziamo degli incontri periodici con loro, in modo tale da aumentare il coinvolgimento e diffondere sempre di più il messaggio che la sostenibilità è veramente una responsabilità comune, non solo dei vertici aziendali.
C’è un progetto o un’iniziativa che ti ha resa particolarmente orgogliosa di lavorare qui?
In realtà ci sono due iniziative di cui sono particolarmente orgogliosa. La prima è sicuramente legata al percorso di prevenzione al tumore al seno che abbiamo fatto durante il 2024, grazie al quale tutte le donne di Synesthesia hanno avuto la possibilità di fare un’ecografia mammaria gratuita. Secondo me è stato veramente un progetto che rispecchia a tutti gli effetti il concetto di diffusione di benessere e salute, cioè la promozione di un’azione concreta che non sia solo per la persona all’interno dell’ambiente di lavoro, ma un investimento per la persona in quanto tale. La seconda invece riguarda gli uomini e nello specifico all’estensione del congedo per i papà dai classici 10 giorni previsti dalla normativa nazionale a 15 giorni. Credo che ad oggi la paternità sia messa troppo da parte, quindi sono molto felice di lavorare in un’azienda che dà valore al ruolo del padre rafforzando il concetto culturale che la cura dei propri figli non ha un genere.
Qual è la lezione più importante che hai imparato in questi anni?
Ce ne sono tante, ma forse la più importante è avere il coraggio di cambiare, non aver paura di rimettersi in gioco a prescindere dal proprio background o dalla propria età: non è mai troppo per inseguire le proprie passioni o raggiungere un obiettivo. Spesso siamo proprio noi stessi il nostro maggiore ostacolo. Io ne sono la prova, e non smetterò mai di ringraziare Synesthesia per avermi spronato con entusiasmo dal giorno zero.
Synesthesia si appresta a pubblicare il suo primo Bilancio di Sostenibilità, puoi darci qualche anticipazione?
Così mi chiedi troppo, posso solo dirti che sarà un gran bel viaggio!
L’iniziativa, che vede la partecipazione di 84 aziende associate all’Unione Industriali Torino, è la declinazione nazionale delle Diversity Charters della Commissione Europea. Ha l’obiettivo di diffondere il valore della parità di genere e dell’inclusione nella cultura aziendale e nelle politiche di gestione delle risorse umane.
Come sottolineato dal presidente dell‘Unione Industriali Torino, Marco Gay, la sottoscrizione di questo accordo è
“la concreta manifestazione di una visione etica del ruolo dell’impresa che riflette i valori fondanti della nostra associazione e il senso di responsabilità che avvertiamo nei confronti della comunità”.
La Carta, ispirata ai principi del progetto europeo che riconoscono nella diversità una risorsa, intende stimolare le organizzazioni a rimuovere ogni forma di discriminazione nel lavoro, a valorizzare le differenze e a garantire pari condizioni di trattamento a chiunque, indipendentemente da genere, età, orientamento sessuale, disabilità, origine etnica, religione, opinioni o posizioni ideologiche.
Sottoscrivendo la Carta, Synesthesia si impegna concretamente a:
- Definire e attuare politiche aziendali che coinvolgano tutti i livelli dell’organizzazione nel rispetto della pari dignità e trattamento sul lavoro.
- Superare gli stereotipi di genere attraverso politiche aziendali, formazione e sensibilizzazione.
- Integrare il principio di parità di trattamento in tutte le fasi della vita professionale, basando le decisioni su competenze, esperienza e potenziale professionale.
- Sensibilizzare e formare tutti i livelli dell’organizzazione sul valore della diversità.
- Monitorare periodicamente l’andamento delle pari opportunità e valutarne l’impatto.
- Fornire strumenti per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, anche assicurando formazione adeguata al rientro dai congedi parentali.
- Comunicare l’impegno assunto a favore di una cultura aziendale delle pari opportunità.
- Promuovere la visibilità esterna dell’impegno aziendale.
Per Synesthesia, l’adesione a questa Carta rappresenta un ulteriore passo nel proprio percorso verso un ambiente professionale rispettoso delle diversità, libero da discriminazioni e pregiudizi. L’azienda si impegna a promuovere la parità e valorizzare le differenze, un approccio che genera innovazione, migliora il clima interno, rafforza la reputazione e aumenta l’attrattiva verso talenti e stakeholder.
Questo impegno si integra perfettamente con la Certificazione per la Parità di Genere UNI/PdR 125:2022 che Synesthesia ha già ottenuto.
Performance marketing: cos’è e quali canali interessa
Il performance marketing è un approccio orientato ai risultati concreti, che consente alle aziende di ottimizzare ogni investimento pubblicitario in funzione delle azioni effettivamente compiute dagli utenti. Che si tratti di un clic, una registrazione, un acquisto o un download, ogni attività viene monitorata, tracciata e misurata, rendendo possibile una gestione trasparente e flessibile del budget.
A differenza delle campagne tradizionali, spesso basate su metriche di visibilità o impression generiche, il performance marketing punta tutto sull’efficacia: si investe solo quando c’è una risposta tangibile da parte del target. Questo lo rende ideale per brand che vogliono massimizzare il ROI, scalare in modo sostenibile e adattarsi velocemente ai comportamenti del pubblico.
Fondamentale in questo tipo di strategia è l’integrazione tra canali – dai motori di ricerca ai social ads, dall’affiliate marketing all’email automation – e l’utilizzo di strumenti analitici evoluti per prendere decisioni data-driven. Il risultato? Una comunicazione più intelligente, personalizzata e, soprattutto, orientata alla conversione.
Per entrare nel vivo del performance marketing, per capirne di più e svelarne i vantaggi, abbiamo intervistato Caterina De Bon, Performance Marketing Specialist di Synesthesia Marketing.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Quali sono, secondo te, i principali vantaggi del performance marketing per un’azienda rispetto ad approcci più tradizionali?
Il principale vantaggio del performance marketing è senza dubbio la misurabilità, ovvero la capacità di tracciare un collegamento reale e oggettivo tra strategia e risultato.
Grazie all’osservazione continua dei dati con un approccio integrato che analizza tutti i punti di contatto con l’utente (non solo i dati di piattaforma, ma anche quelli di Google Analytics, di CRM come Hubspot o Salesforce ecc.), siamo in grado di testare soluzioni diverse a livello di target, investimento, strategia creativa e ottimizzazione, per capire fino in fondo cosa funziona e cosa richiede spazio di intervento.
Questo è importante non solo per garantire l’allineamento al risultato desiderato dal cliente, ma anche e soprattutto per generare insight preziosi che possono poi informare le strategie future non solo a livello di digital marketing, ma anche su più ampia scala.
A questo vantaggio si aggiunge anche quello del dinamismo e della flessibilità. Rispetto ad altre soluzioni di marketing, in questo caso si può andare a modulare in maniera dinamica ogni aspetto della strategia in tempo reale, permettendoci di passare da micro-attivazioni spot a strategie continuative senza requisiti fissi di tempistiche e budget.
Quali canali e strategie ritieni più efficaci in una logica performance per generare lead qualificati nel B2B?
La scelta dei canali e delle strategie più efficaci per generare lead qualificati in ambito B2B dipende molto dal settore, dal mercato di riferimento e soprattutto dal target che si desidera raggiungere. Tuttavia, in linea generale, un approccio integrato tra LinkedIn e Google Ads rappresenta spesso la combinazione più solida in ottica performance.
LinkedIn si distingue per la sua capacità di offrire una targettizzazione estremamente granulare: è possibile selezionare il pubblico per ruolo professionale, settore, dimensione aziendale, anzianità lavorativa e persino per singola azienda. Questo consente di rivolgersi direttamente a decision maker e influencer interni al processo di acquisto, garantendo sin da subito un’elevata qualità dei lead e riducendo il carico di lavoro nella fase di qualificazione.
Va però considerato che, soprattutto nei contesti B2B con cicli di vendita lunghi o prodotti complessi, solo una piccola parte degli utenti converte immediatamente dopo aver visto un annuncio. Spesso, il contatto si attiva in un secondo momento, magari cercando volontariamente il brand, il prodotto o il servizio su Google. È proprio per questo che affiancare a LinkedIn una strategia ben strutturata su Google Ads è essenziale: permette di intercettare non solo la domanda consapevole, ma anche tutta quella fascia di utenti che hanno già avuto un primo touchpoint con il brand e stanno ora valutando l’acquisto.
Come misuri il successo nel performance marketing B2B e quali KPI consideri davvero rilevanti per valutare l’impatto concreto del brand?
Nel performance marketing B2B, il successo non può essere misurato con un unico set di KPI, perché ci troviamo a operare in contesti complessi, con prodotti o servizi articolati e cicli di vendita spesso lunghi, che coinvolgono più stakeholder nel processo decisionale. Per questo è fondamentale adottare una misurazione su due livelli: breve e lungo termine, combinando metriche quantitative e qualitative.
Nel breve termine, monitoriamo attentamente KPI di performance come il CPL (Costo per Lead) e il tasso di conversione per singolo canale o campagna, ma ci focalizziamo anche su metriche più qualitative come il Lead Quality Score o la percentuale di MQL (Marketing Qualified Leads). Questi indicatori ci aiutano a valutare non solo la quantità, ma soprattutto la qualità dei lead generati, ovvero quanto sono effettivamente in linea con il target ideale del cliente.
Nel medio-lungo termine, invece, misuriamo l’efficacia della strategia in termini di impatto sul brand e influenza sulla pipeline. In questa fase l’obiettivo è intercettare e posizionarci nella mente del prospect prima ancora che si manifesti un bisogno esplicito, costruendo fiducia e autorevolezza nel tempo.
Quanto è importante l’allineamento tra team marketing e sales in una strategia di performance marketing?
L’allineamento tra marketing e sales è fondamentale in qualsiasi strategia di performance marketing B2B.
Spesso si tende a pensare che il lavoro del marketing termini con la generazione del lead, ma in realtà il valore reale si misura quando quel lead si trasforma in opportunità concreta e, infine, in cliente. Per questo è essenziale che i due team lavorino in sinergia su tre livelli principali: definizione del target e dei KPI, flusso e qualità dei dati, allineamento sugli obiettivi finali.
In sintesi, un performance marketing che non dialoga con il team sales rischia di fermarsi a un esercizio di “vanity metrics”. Lavorare in modo integrato, invece, trasforma le campagne in leva concreta di crescita commerciale.
In un ecosistema digitale in continua evoluzione, l’analisi è ciò che trasforma il contenuto da semplice comunicazione a strumento strategico. Contattaci per saperne di più sul performance marketing, sui principali KPI da monitorare e sulle strategie migliori per la tua azienda.
Michel, come si diventa un senior mobile developer?
Michel:
“A long time ago in a galaxy far, far away…” [sorride].
Ho iniziato il mio viaggio nel mondo dell’informatica ormai nel secolo scorso, affrontando tutti gli stravolgimenti tecnologici portati dalla diffusione di Internet e dei dispositivi Mobile. Surfare sulle onde della rivoluzione è stato (ed è ancora oggi!) entusiasmante: una carriera di lunga data significa conoscere sempre più da vicino il termine “diverso”, inteso come “tanto”: tante tecnologie, esperienze, tanti contesti, colleghi, clienti, ambiti…
L’approdo nel team Technologies di Synesthesia ha rappresentato per me la ciliegina sulla torta: qui si respira innovazione e tecnologia e si condivide una passione.
Quindi, per tornare alla domanda, credo si diventi Senior Developer con l’esperienza, certo, ma anche con lo studio, la passione, la condivisione delle conoscenze con i colleghi, l’altruismo e la curiosità.
Giorgia, cosa significa per te oggi essere una senior web developer in Synesthesia?
Giorgia:
Significa molto e molto più di un semplice job title: rappresenta l’intero percorso di crescita che ho fatto all’interno dell’azienda. Ho iniziato a lavorare in Synesthesia come stagista, ho attraversato tutte le fasi di quella che possiamo chiamare “gavetta”.
Essere arrivata alla seniority mi fa capire che tutto l’impegno e il cuore che ho messo in questi anni sono stati riconosciuti e ricompensati e che questo è solo un’altra linea di partenza per continuare a crescere.
Quali sono gli aspetti che accomunano il vostro lavoro e quali invece lo differenziano?
Giorgia:
I nostri lavori si possono considerare come due facce della stessa medaglia. Per quanto magari a livello tecnico possano esserci delle differenze, il prodotto finale è il risultato dell’unione di entrambi gli sforzi.
Per esempio, per ogni funzionalità da sviluppare io e Michel lavoriamo in modo parallelo, aggiornandoci costantemente sullo stato dello sviluppo e sull’interazione dei nostri componenti affinché funzionino come un organo unico.
Michel:
Esattamente! Credo che siano molte più le cose in comune di quelle che non lo sono. Con Giorgia si lavora side by side quotidianamente, affrontiamo le stesse problematiche solo da punti di vista diversi. Lavoriamo insieme su alcuni progetti e su questi siamo praticamente un tandem: a fronte di un componente software da implementare dobbiamo analizzare e trovare la soluzione ideale su cui ci confrontiamo tecnicamente e funzionalmente per trovare l’output migliore; quando poi passiamo al “coding” ci occupiamo semplicemente di due aspetti diversi (front-end Giorgia, back-end io) ma talmente correlati da non poter essere considerati troppo distanti
Cosa non deve mancare nella mente di un mobile/web developer?
Michel:
La voglia di divertirsi facendo informatica: davanti a sfide e problematiche sempre diverse che in questo lavoro si presentano quotidianamente, la mente di un developer “che si diverte” sviluppa un’attitudine attiva al problem solving:
non ci si limita a eseguire istruzioni, ma si partecipa ai progetti comprendendo le necessità e il contesto di business, suggerendo miglioramenti, anticipando eventuali situazioni e problemi.
Giorgia:
La convinzione che per ogni problema esiste sempre una soluzione fuori dagli schemi. Bisogna tenere la mente sempre aperta ad ogni idea o suggerimento perché a volte – per risolvere i problemi – è solo questione di prospettiva.
Nella vostra mansione, quanto è importante il lavoro di team e quanto invece il vostro lavoro è frutto di uno sforzo individuale?
Giorgia:
Direi che si equiparano, sono entrambi importanti. Pensiamo ad un formicaio: ogni formica ha il proprio ruolo, ma l’obiettivo finale è lo stesso. Il nostro compito è quello di consegnare un progetto completo e funzionante e per raggiungere questo obiettivo interagiamo tra di noi, ci scambiamo dati e idee affinché le features sviluppate singolarmente da ognuno possano incastrarsi correttamente e funzionare in armonia con le altre.
Michel:
Sono molto d’accordo con Giorgia.
Un team è fatto di individui ed a ciascun membro del team è delegato un ruolo importante. Una squadra formata da professionisti competenti, collaborativi e motivati è un team vincente, dunque lo sforzo individuale verte sugli aspetti che poi fanno di un team un buon team: la consistenza, la correttezza, la qualità del singolo componente sono vitali per il funzionamento dell’insieme.
Quella del web e mobile developer è una figura richiestissima. Perché è così importante per enti o aziende affidarsi a professionisti come voi?
Giorgia:
Direi che i motivi sono diversi.
Il primo è giustamente l’esperienza: abbiamo fatto un percorso di studi e di sviluppo di soft skill proprio per poter lavorare meglio in questo ambito e poter fornire il supporto adatto per ogni tipologia di progetto.
Il secondo è il flusso di pensieri e di analisi che applichiamo. Il problem solving è fondamentale, saper solo scrivere codice molto spesso non basta e se non si hanno le giuste capacità si rischia di produrre qualcosa di impreciso, mancante.
Infine direi il fattore umano: parliamo tanto di AI e anche io credo nelle sue potenzialità, certo, ma credo anche che sia uno strumento da consegnare nelle mani di professionisti in grado di usarla e ottimizzarla per generare un prodotto ancora migliore.
Michel:
Aggiungo che il nostro approccio, vivendo il nostro lavoro con divertimento e passione, non è quello del semplice esecutore delle richieste a volte un po’ “caotiche” dei clienti.
Nel team Technologies quando affrontiamo un progetto lo facciamo nostro e la distinzione tra “cliente” e “fornitore” si trasforma in un rapporto di collaborazione e condivisione. Non ci risparmiamo neanche quando c’è da fare quel qualcosa in più che trasforma un artefatto software da mediocre a eccezionale.
Michel, cosa invidi del lavoro di Giorgia? E tu, Giorgia, cosa vorresti “rubare” del lavoro di Michel?
Michel:
I complimenti dei clienti 🙂
Il front-end di cui si occupa lei è sicuramente la parte più evidente del nostro prodotto, la punta dell’iceberg: i committenti e in generale il pubblico del software interagiscono direttamente con i moduli scritti da Giorgia, pertanto le lodi sono tutte per lei!
Giorgia:
Proprio perché i clienti quando interagiscono con il prodotto vedono principalmente la parte sviluppata da me, un qualsiasi problema, può sembrare solo un mio errore. Un po’ invidio il fatto che il lavoro di Michel sia spesso dietro le quinte!
Come diceva Giorgia…a volte è davvero solo questione di prospettiva!
Grazie all’esperienza e al know-how dell’area Technologies, Synesthesia trasforma idee in soluzioni digitali innovative, realizzate su misura per ogni esigenza. Sei pronto a sviluppare il tuo prossimo progetto? Contattaci: insieme possiamo costruire il futuro delle tue idee!
2025: uno scenario in continua evoluzione per le Risorse umane
Il 2025 è appena iniziato, portando nuove sfide e opportunità per il mondo delle risorse umane. In un mercato in continua evoluzione, le strategie HR devono adattarsi rapidamente per valorizzare il talento e rispondere alle esigenze emergenti delle organizzazioni. La pandemia ha accelerato molto il cambiamento nella gestione delle risorse umane, favorendo il lavoro remoto, la digitalizzazione delle HR e l’adozione di programmi di benessere integrale, trasformando quello che inizialmente era un intervento d’emergenza in un nuovo modello organizzativo che ha superato le strutture tradizionali.
Ma che cosa dobbiamo aspettarci esattamente per questo 2025?
Le dieci tendenze HR per il 2025
1. Trasformazione digitale
Secondo un rapporto di Gartner, il 55% dei leader HR ritiene che gli strumenti attualmente disponibili per la gestione delle risorse umane siano inadeguati per affrontare le sfide presenti e future. Questo dato evidenzia un’esigenza crescente di soluzioni più avanzate e mirate. Per il 2025, si prevede, infatti, un’adozione ancora più estesa della tecnologia in ambito HR, che consentirà di integrare strumenti digitali in ogni fase del ciclo di vita del talento e nei processi operativi delle organizzazioni. Di conseguenza, i datori di lavoro e i leader saranno sempre più orientati verso investimenti strategici in tecnologie innovative, capaci di rispondere efficacemente alle reali necessità dei team.
2. Maggiore focus sull’esperienza del dipendente
L’esperienza dei dipendenti è diventata sempre più cruciale per attrarre e sostenere talenti, con un impatto diretto sul successo aziendale. Le aziende all’avanguardia promuovono percorsi di carriera personalizzati, mentoring e coaching su misura, oltre a budget di formazione gestiti dai dipendenti stessi. La flessibilità oraria e programmi dedicati al benessere, come supporto per la salute mentale, sono sempre più diffusi per garantire un equilibrio tra lavoro e vita privata. Parallelamente piattaforme digitali self-service e app mobili semplificano l’accesso a benefit, documenti e comunicazioni con le risorse umane. Questo approccio olistico aumenta la soddisfazione dei dipendenti e rafforza la cultura aziendale.
3. Lavoro remoto e ibrido: la nuova normalità per aziende e dipendenti
Il lavoro da remoto e ibrido si sono affermati come una nuova norma, soddisfacendo sia l’esigenza di flessibilità dei dipendenti sia la spinta delle aziende verso la digitalizzazione. Nati come soluzione emergenziale, hanno dimostrato di migliorare la produttività e l’equilibrio tra vita privata e lavoro, spingendo molte organizzazioni a investire in tecnologie avanzate per facilitare la collaborazione, come piattaforme HR integrate e strumenti di gestione del tempo e dei progetti. Attualmente, in Italia le aziende di successo che hanno adottato il modello ibrido rappresentano il 56%.
4. Formazione continua e upskilling
Un altro aspetto centrale sul quale far leva per raggiungere i propri obiettivi strategici è rappresentato certamente dalla formazione continua. La mancanza di investimenti in programmi formativi e l’assenza di opportunità di crescita non solo rallentano l’innovazione, ma contribuiscono all’aumento del turnover. Secondo l’Unione Europea le competenze da potenziare per rispondere alle sfide future rientrano in otto aree, pilastri fondamentali sui quali costruire una forza lavoro preparata e in grado di affrontare le trasformazioni in corso, quali: l’alfabetizzazione, il multilinguismo, le competenze matematiche e scientifiche, la digitalizzazione, le abilità interpersonali e trasversali, lo spirito imprenditoriale, la cittadinanza attiva e una maggiore consapevolezza culturale.
5. La Strategia della DEI (Diversitá, equità e inclusione)
Oggi, creare ambienti di lavoro più inclusivi e diversificati è diventata una priorità strategica per molte aziende. Adottare politiche di Diversity, Equity & Inclusion (DEI) non solo risponde agli obiettivi globali di sostenibilità, ma contribuisce anche a migliorare la competitività e conseguentemente l’efficienza organizzativa. Nonostante i passi avanti compiuti, c’è ancora molto da fare per rendere tali politiche veramente efficaci (molte iniziative di questo tipo mancano di una visione strategica e integrata e spesso non riescono a creare un ambiente in cui tutti i dipendenti si sentano davvero inclusi e valorizzati).
6. L’Intelligenza artificiale nella gestione delle risorse umane
L’AI sta rivoluzionando il reclutamento e la pianificazione delle carriere, permettendo di identificare punti di forza e aree di sviluppo per creare percorsi professionali personalizzati. Tuttavia, la sua implementazione comporta sfide significative, tra cui garantire l’equità e la trasparenza degli algoritmi e formare i dipendenti. Per un’adozione efficace sarà, dunque, essenziale condurre una valutazione preliminare, scegliere attentamente gli strumenti più adatti e gestire il cambiamento con un’adeguata formazione e comunicazione.
7. Benessere emotivo e salute mentale: per il successo aziendale
Il benessere emotivo e la salute mentale dei dipendenti sono pilastri fondamentali per il successo aziendale, in quanto influiscono su produttività, creatività e coinvolgimento. Le aziende all’avanguardia vedono il benessere come un vantaggio competitivo, poiché un ambiente sano favorisce performance, innovazione e riduce il turnover. Inoltre, la leadership sta evolvendo verso modelli inclusivi, basati su empatia e ascolto, creando ambienti equi che generano valore strategico per l’organizzazione.
8. Employer Branding: sapersi adattare alle diverse generazioni per attrarre talenti
Più un’azienda investe nell’employer branding, maggiore sarà la sua capacità di attrarre e trattenere i talenti, soprattutto in un mercato del lavoro competitivo come quello italiano. Con il 47% dei professionisti italiani che preferiscono il lavoro ibrido, le aziende devono adattarsi per rimanere competitive. Inoltre, la presenza di quattro generazioni nel mercato del lavoro richiede strategie personalizzate: mentre i millennial apprezzano la flessibilità, la generazione Z privilegia l’apprendimento continuo e l’impatto sociale. Saper adattare l’offerta alle esigenze specifiche di ciascuna generazione è fondamentale per una strategia di employer branding di successo.
9. L’analisi dei dati è la chiave per il successo
L’analisi dei dati è ormai cruciale per ottimizzare la gestione delle risorse umane. Le aziende stanno adottando tecnologie avanzate per raccogliere e interpretare i dati, migliorando le decisioni strategiche per il futuro. Per esempio, attraverso modelli predittivi, è possibile anticipare il turnover dei dipendenti, analizzare la produttività, valutare l’impatto dei programmi di formazione e monitorare le prestazioni e l’impegno. Secondo le previsioni nel 2025, l’analisi dei dati diventerà un elemento sempre più decisivo per le aziende che vogliono rimanere competitive nel panorama HR.
10. L’automazione dei processi ripetitivi
L’automazione dei processi ripetitivi sta trasformando il mondo delle risorse umane, migliorando l’efficienza e riducendo gli errori. Strumenti avanzati ora gestiscono attività come la compilazione di documenti, la rilevazione delle presenze e il calcolo delle buste paga, liberando il team HR da compiti amministrativi e permettendo di concentrarsi su attività più strategiche. Questa evoluzione è ormai essenziale per ogni dipartimento HR che voglia rimanere competitivo e ottimizzare le proprie risorse.
Quali vantaggi per le aziende nell’adottare questi trend?
Le organizzazioni che ottimizzano la gestione del talento e promuovono un ambiente di lavoro centrato su benessere, flessibilità e inclusione ottengono dipendenti più soddisfatti, una maggiore produttività e capacità innovativa. Adottare strategie in linea con i trend delle risorse umane non è una moda passeggera, ma un elemento cruciale per garantire crescita sostenibile e posizionamento competitivo. Questo percorso continuo richiede ascolto, adattabilità e una visione strategica orientata al futuro, ma come vedremo comporta vantaggi che risultano indispensabili. Scopriamoli insieme!
Competitività strategica
Adottare precocemente le nuove tendenze HR permette alle aziende di acquisire un significativo vantaggio competitivo. Le organizzazioni che anticipano i cambiamenti del settore possono posizionarsi come leader innovativi, migliorando le performance e distinguendosi dalla concorrenza.
Adattabilità organizzativa
Implementare questi trend rende le aziende più agili e resilienti. Essere in grado di rispondere rapidamente ai cambiamenti, sia interni che esterni, garantisce una maggiore capacità di successo a lungo termine.
Attrazione e retention del talento
Le organizzazioni che dimostrano un impegno verso l’innovazione e il miglioramento continuo sono maggiormente attrattive per i migliori talenti. Investire nelle persone e nelle loro esigenze non solo favorisce il reclutamento, ma contribuisce anche a fidelizzare i dipendenti, riducendo il turnover e migliorando l’ambiente lavorativo.
Il futuro delle risorse umane: innovare per crescere
Come abbiamo visto, il futuro delle risorse umane offre infinite opportunità per ridefinire la gestione dei talenti, ma il vero valore sta nell’essere proattivi, non solo reattivi. L’integrazione di nuove tecnologie, il focus sul benessere dei dipendenti e l’impegno a creare ambienti di lavoro innovativi rappresentano passi fondamentali per mantenere la competitività. Ogni iniziativa in questa direzione rafforza una cultura aziendale capace di coinvolgere e valorizzare i team. Il successo richiede, però, un approccio strategico, capace di allineare queste trasformazioni agli obiettivi di business, creando un ecosistema aziendale solido e orientato al futuro.
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In un contesto in cui il futuro delle risorse umane richiede innovazione, strategia e un’attenzione sempre maggiore alle persone, Factorial rappresenta la soluzione ideale per le aziende che vogliono restare competitive e orientate al cambiamento. Con il suo sistema HR all-in-one, Factorial semplifica e automatizza i processi, eliminando la complessità delle attività manuali e consentendo alle organizzazioni di concentrarsi su ciò che conta davvero: valorizzare i talenti e costruire una cultura aziendale vincente.
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Federico, cosa significa essere un Project Manager in Synesthesia?
“Essere un Project Manager in Synesthesia significa avere un ruolo centrale nella realizzazione di progetti digitali che portano innovazione e valore ai nostri clienti. In pratica, mi occupo di pianificare, organizzare e monitorare ogni fase del progetto, assicurandomi che i risultati siano in linea con le aspettative del cliente e con gli standard qualitativi dell’azienda.
In Synesthesia, però, il mio ruolo non si limita alla gestione operativa: collaboro attivamente con team multidisciplinari – sviluppatori, designer, marketing specialist – per trovare soluzioni trasversali e creative. Lavorare in un contesto giovane e dinamico come quello di Synesthesia significa essere sempre pronti ad adattarsi, condividere pareri e consigli e soprattutto imparare dai tuoi colleghi più esperti”.
Come contribuisci al successo di un progetto? Quali sono le sfide principali che affrontati quotidianamente e come le superi?
“Il mio contributo al successo di un progetto parte dalla pianificazione: definisco gli obiettivi, le priorità e i flussi di lavoro in modo chiaro, coinvolgendo fin da subito tutte le parti interessate. Credo molto nella comunicazione trasparente e nel creare un ambiente di fiducia tra cliente e team, perché a parer mio un progetto di successo è sempre il risultato di un lavoro di squadra.
Tra le sfide principali che affronto quotidianamente, invece, ci sono la gestione delle aspettative dei clienti e il mantenimento dell’equilibrio tra tempi, budget e qualità. Ogni progetto ha le sue complessità: può capitare che ci siano cambiamenti improvvisi nelle richieste del cliente o che emergano difficoltà sulle implementazioni tecniche non previste nelle prime fasi di scouting e progettazione. Per superare queste sfide, mi affido a due approcci: la flessibilità e la proattività. La flessibilità mi consente di adattarmi rapidamente ai cambiamenti, ricalibrando priorità e risorse senza perdere di vista gli obiettivi. La proattività, invece, mi permette di anticipare le criticità, proporre soluzioni prima che diventino problemi e mantenere una visione d’insieme anche nei momenti più impegnativi e caotici.
Alla fine, il mio obiettivo è sempre lo stesso: garantire che il progetto non sia solo completato con successo, ma che rappresenti anche un’esperienza formativa e di valore per tutti coloro che partecipano alla progettazione”.
Ci parli del tuo team di lavoro dell’area Technologies? Com’è organizzata la giornata di lavoro?
“Il team Technologies di Synesthesia è una squadra composta da professionisti con competenze diverse, come sviluppatori frontend e backend, specialisti di QA e tecnologie innovative, oltre al team AI che pian piano va espandendosi.
La varietà di competenze verticali è la nostra forza, ma è l’approccio collaborativo che ci permette di affrontare progetti complessi con successo. Ognuno di noi ha il proprio ruolo specifico, ma lavoriamo in armonia per raggiungere un obiettivo comune, così che ciascuno venga valorizzato.
La giornata di lavoro è organizzata in modo strutturato, ma deve poter diventare flessibile per adattarsi alle necessità di ogni progetto. Di solito iniziamo con uno daily meeting per fare il punto della situazione: ognuno condivide progressi, eventuali difficoltà e si strutturano le prossime priorità. Questo momento è fondamentale per mantenere il team allineato e per individuare subito possibili criticità.
Nel corso della giornata, alterniamo momenti di lavoro individuale a sessioni collaborative, come brainstorming o pair programming, a seconda delle necessità. Lavoriamo con metodi Agile e Scrum per monitorare l’andamento delle attività e permettere un flusso di lavoro definito e reiterabile.
Quello che mi piace di più del nostro team è l’atmosfera: c’è una grande “vibe” positiva, la voglia di mettersi in gioco e la consapevolezza che possiamo sempre contare l’uno sull’altro. È un ambiente che stimola non solo la produttività, ma anche il continuo miglioramento”.
Ci racconti qualche curiosità o aneddoto simpatico con i tuoi colleghi del team Technologies?
“Una delle cose, a mio parere, più divertenti che accadono nel nostro team è sicuramente il daily. Ogni mattina, oltre a condividere aggiornamenti e priorità, c’è sempre un momento in cui qualcuno smorza il clima con un tocco di leggerezza, chi si presenta con uno sfondo o filtro particolare su Meet, o chi lancia una meme legato al progetto in corso (cosa generalmente più apprezzata). Non è raro che, nel mezzo alla discussione tecnica, si crei un piccolo momento di spensieratezza che ci fa partire con il piede giusto.
Questi momenti, seppur limitati, sono importanti perché ci permettono di mantenere un’atmosfera di lavoro positiva e rilassata, che rende più leggere anche le giornate più intense. La cosa più bella è che ogni membro del team, pur prendendo sul serio il proprio lavoro, riesce sempre a trovare il giusto equilibrio tra professionalità e rilassatezza”.
Conosciamo più nel dettaglio quest’area di Synesthesia: quali servizi macro offre ai suoi clienti? Qual è il know-how che portate in ogni progetto?
“Synesthesia offre una serie di servizi strategici e tecnologici altamente integrati, con un focus su digital transformation, sviluppo di applicazioni mobile e web, oltre a soluzioni in ambito e-commerce e intelligenza artificiale.
Il nostro team si distingue per la capacità di creare soluzioni su misura, che vanno dalla progettazione e sviluppo di piattaforme digitali all’implementazione di tecnologie avanzate come AR/VR e Machine Learning.
Il nostro valore aggiunto è il forte approccio collaborativo che definiamo per ogni progetto, unendo competenze tecniche e strategiche per trasformare le esigenze dei clienti in esperienze digitali soddisfacenti e performanti. In ogni fase del processo, dal design alla realizzazione, siamo impegnati a garantire che ogni soluzione sia non solo funzionale ma anche scalabile e sostenibile”.
Quali sono i vantaggi più evidenti per il cliente?
“I vantaggi per il cliente riguardano principalmente l’efficienza e l’innovazione digitale, qualunque essa sia nel contesto del cliente. Ogni progetto è pensato per risolvere problemi specifici, ottimizzando i processi e migliorando la competitività. Grazie alla nostra esperienza, offriamo soluzioni che sono non solo all’avanguardia, ma anche integrabili con i sistemi già esistenti. In questo modo, i clienti possono ottenere risultati concreti in tempi rapidi, con un impatto positivo sul loro business. Be’ e poi, ultimo ma non meno importante, conoscere tutta la ciurma di Synesthesia, il che non è da sottovalutare :)”.
Grazie all’esperienza e al know-how dell’area Technologies, Synesthesia trasforma idee in soluzioni digitali innovative, realizzate su misura per ogni esigenza. Sei pronto a sviluppare il tuo prossimo progetto? Contattaci: insieme possiamo costruire il futuro delle tue idee!