Il coinvolgimento che conta

Uno dei vantaggi degli eventi digitali è la facilità con cui il pubblico può registrarsi e partecipare (nessun fastidioso aereo o treno da prendere!). Dall’altro lato però è altrettanto facile disconnettersi o lasciare l’evento. Nel nostro articolo Strategie di marketing per i tuoi eventi digitali (parte 1) abbiamo trattato il tema di come coinvolgere il pubblico e di come mantenerlo coinvolto in modo attivo per ottenere il massimo della partecipazione a un nuovo evento digitale. È arrivato il momento di scoprire alcuni preziosi ingredienti per realizzare e attuare la strategia di marketing più coinvolgente possibile per il tuo pubblico. 

Un branding eccezionale

Tutte le tue scelte di branding danno al pubblico un’indicazione su cosa aspettarsi dal tuo evento digitale. Prenditi il giusto tempo per analizzare bene le tue scelte di branding  per assicurarti che comunichino efficacemente la “storia” del tuo nuovo evento digitale. 

Sii un innovatore

C’è molto materiale sugli eventi digitali che risulta ancora inesplorato. Divertiti nel pianificare e mettere in pratica nuove soluzioni, e sii coraggioso con la tua strategia di marketing. Testa, prova, monitora e raffina continuamente il tuo approccio per arrivare alla tua migliore versione finale. 

Per concludere…

Con questo articolo si concludono i consigli della nostra Lucy James (Events Organiser di Synesthesia) e di Advento.live.

Se hai bisogno di informazioni aggiuntive, contattaci, siamo a tua disposizione per aiutarti a impostare e realizzare il tuo evento digitale o ibrido. 

Quando il mondo degli eventi diventa virtuale o ibrido è importante che l’evento da organizzare sia mirato, coinvolgente e istruttivo per tutti coloro che sono coinvolti. Nel corso degli anni Synesthesia ha trasformato in modo significativo alcuni dei suoi eventi più rappresentativi in eventi digitali (vedi le serie di webinar di droidcon Italy ) effettuando al contempo un aggiornamento costante della propria strategia di marketing. 

All’interno di questo articolo riportiamo i risultati frutto della ricerca, dell’esperienza e del confronto con i nostri partner, con particolare riguardo alle tecniche di marketing più efficaci da adottare durante la creazione e la gestione degli eventi digitali.

1) Perfezionare il metodo e la strategia di marketing: come distinguersi con efficacia

Le linee guida per organizzare eventi virtuali sono pressoché identiche a quelle utilizzate per realizzare eventi live. Questo tema è già stato trattato nel nostro precedente articolo . Se parliamo di strategia di marketing finalizzata alla creazione e gestione di eventi digitali le cose non cambiano molto. Oggi sempre più aziende decidono di virtualizzare i propri eventi e nessuno è ancora in grado di dirci con certezza quando la situazione tornerà alla normalità. Pertanto diventa sempre più importante sapersi distinguere in modo efficace.

Target Audience

Al fine di non diffondere il proprio messaggio indistintamente, occorre capire bene:

Quali vantaggi?

Al fine di rendere maggiormente efficace il proprio piano di marketing per l’evento digitale da organizzare è utile avere ben chiaro quali vantaggi trarre dalla sua realizzazione poiché la percezione dell’evento stesso (il modo di fruire, di erogazione e di interazione) potrebbe essere mutata a seguito del nuovo contesto sociale che si è venuto a creare. 

Il ciclo di vita del marketing

È importante pianificare con attenzione l’attività di marketing per tutta la durata dell’evento tenendo conto che i touch point dell’evento digitale saranno differenti rispetto a quelli di un evento live. Al fine di suscitare maggiore interesse tra il pubblico sarà necessario dichiarare chiaramente quali saranno i contenuti resi disponibili per l’occasione.

Attenzione ai dettagli

Considerato che l’evento adesso è “virtuale” tutta l’attività digitale, incluso anche il marketing, costituisce un indicatore di cosa il pubblico può aspettarsi dall’evento. Questo è il motivo per cui i dettagli contano molto. Risulta pertanto necessario prestare attenzione ai seguenti dettagli come: la coerenza del messaggio sui diversi canali di comunicazione, la qualità della grafica e del lavoro di branding svolto e la velocità di risposta a domande e segnalazioni. Tutti questi elementi aiutano a dare un’idea maggiormente dettagliata di che cosa il pubblico può aspettarsi dall’evento digitale.

2) Come scegliere i migliori strumenti e canali di comunicazione?

I modi per raggiungere il proprio pubblico non mancano. È opportuno prendere in considerazione ogni singolo canale, strumento o piattaforma in base al valore che è in grado di portare all’intera campagna di marketing.

Promemoria sul calendario

Al fine di rendere maggiormente accessibile per il pubblico la partecipazione all’evento è consigliato inviare un link per salvare la data e l’ora dell’appuntamento nel calendario. È possibile servirsi anche dei messaggi di marketing offerti dagli alert di calendario.

Gruppi social

Potrebbe essere utile per il proprio pubblico sfruttare la creazione di gruppi sui canali social per potenziare la comunicazione. Slack, Telegram, Facebook e Linkedin forniscono un ulteriore possibilità per rendere più agile e rapida l’interazione con i futuri partecipanti.

Potenziare la tua SEO

Tutte le attività aggregative finora elencate previste all’interno di una determinata area geografica (es. Nazione, Città) e tematica (es. Settore produttivo di competenza) sono utili per raggiungere un ampio bacino di pubblico per l’evento e rappresentano un ottimo potenziamento per la SEO. 

I vantaggi del comunicato stampa

I comunicati stampa sono ancora molto importanti per gli eventi digitali. Pertanto è necessario assicurarsi di evidenziare, tramite questo strumento, le differenze rispetto all’evento live in termini di benefici e di aspettative. Ricorda quindi che gli eventi virtuali rappresentano ancora una novità per molte persone.

“Sfruttare” i propri partner

Fornisci a tutti i partecipanti  – relatori, sponsor, partner e anche a tutti coloro che si sono registrati – un kit di marketing personalizzato, in modo che possano promuovere l’evento presso le loro reti. Rendere il tutto il più agevole possibile favorirà un incremento considerevole di like, condivisioni e commenti. 

Per concludere…

Il marketing rappresenta dunque un valido alleato per la buona riuscita degli eventi digitali agevolando maggiormente tutta la loro fase organizzativa ed esecutiva. Ora non ti resta che provare a mettere in pratica i nostri consigli.

E se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Speriamo che questi nostri consigli siano stati utili.

Continuate a seguirci per saperne di più.

1) Crea interazione attraverso premi

Durante un evento virtuale, proprio come dal vivo, c’è una differenza tra un partecipante che “effettua il check-in” in uno stand espositivo e un partecipante che si ferma, chiede informazioni e interagisce. Per un evento virtuale è fondamentale avere una piattaforma digitale per creare uno spazio di incontro dove le due parti possano incontrarsi e dialogare. Collegare alla partecipazione un riconoscimento o una ricompensa in termini di punteggio incoraggia maggiormente i partecipanti a prendere parte all’evento. 

2) Premi per incentivare la puntualità

Cominciare la sessione dell’evento con una stanza piena è fondamentale per il tuo evento virtuale. Pertanto, incoraggia la puntualità attraverso dei premi. Per esempio potrebbe essere una buona idea premiare coloro che partecipano all’evento con almeno un minuto di anticipo dando loro la possibilità di visualizzare un codice, una parola chiave, un indizio per una “caccia al tesoro”.

3) Premi social

La condivisione sui social network offre i importanti vantaggi. Incoraggia i partecipanti a condividere gli aggiornamenti dall’evento virtuale in modo originale e coinvolgente collegando dei premi alle performace realizzate (per esempio in base alla ricondivisione di un post oppure all’utilizzo di un hashtag).

4) I feedback contano

È sempre importante raccogliere il feedback degli utenti sui relatori e sui contenuti. Durante gli eventi virtuali è più semplice ottenerli attraverso un semplice sondaggio o un modulo da completare alla fine di ogni sessione. Pertanto, introduci premi o delle ricompense per ottenere più feedback possibili condividendo un codice, una parola chiave, un indizio per una “caccia al tesoro” con tutti i partecipanti che completano il sondaggio .

5) La forza del gruppo

Incoraggia i partecipanti a lavorare in gruppo attraverso un quiz o una “caccia al tesoro” di qualsiasi tipo. Il vantaggio di creare un gioco per gruppi di persone è che l’intera squadra viene coinvolta a partecipare nello stesso momento.

6) Badge personalizzati

Come abbiamo già anticipato nel nostro precedente articolo la comprensione delle abitudini comportamentali del nostro pubblico è estremamente importante. A ogni partecipante solitamente piace collezionare badge personalizzati. Durante un evento è possibile collegare set di badge a diversi incentivi, tra i quali: per esempio, un badge diverso per ogni sessione frequentata; in base alle caratteristiche dell’evento; in base al partecipante stesso (per esempio viene assegnato un badge da scambiare con altri partecipanti per ottenere un set completo).

7) Interagisci con entusiasmo

Durante ogni fine sessione è importante evitare il silenzio. Invita con alcuni incentivi i partecipanti a partecipare con domande e osservazioni. Le opzioni potrebbero includere: 

8) Effettua il check-in presso gli stand degli espositori

Alcuni sponsor partecipano agli eventi virtuali con un unico obiettivo: generare lead. L’elemento ludico in questo caso – sempre incentrato sul raggiungimento di punti, premi o riconoscimenti – incoraggerà i partecipanti a fare click, connettersi e condividere i propri dati di contatto con l’espositore.

9) Stimoli visivi

Una classifica è il modo più semplice e convincente per coinvolgere i partecipanti a prendere parte al gioco. Potresti anche provare a pensare a stimoli visivi più creativi, come un’immagine che viene gradualmente rivelata (per esempio un pixel per ogni tweet) o un grafico, come un albero, che cresce gradualmente (per esempio un ramo per ogni domanda posta in una sessione).

10) Crowdsource dei tuoi contenuti

Utilizza sondaggi, notifiche, moduli per ottenere feedback dai partecipanti, su argomenti futuri, su idee da sviluppare o sui relatori. Nella maggior parte delle volte i partecipanti non hanno bisogno di ulteriori incentivi per contribuire a migliorare qualcosa a cui tengono. Non darlo, però, per scontato. Fornisci sempre un bonus per ricevere i feedback.

11) Gli sponsor possono incrementare il sistema di gioco

Gli sponsor dovrebbero essere incoraggiati a creare giochi e competizioni coinvolgenti nel loro spazio espositivo virtuale dove gli utenti possono testare i loro prodotti o soluzioni, dove possono porre domande a tutti i visitatori, ma dentro il  “stand” virtuale.

12) Dai voce ai partecipanti

Molti  partecipanti vogliono essere i protagonisti dell’evento. Dai voce a tutti coloro che completano una fase di gioco. Il riconoscimento è un fattore chiave per la maggior parte delle persone e promuoverà la partecipazione e l’impegno.

13) Giochi fotografici

Esistono due diverse tipologie di concorso fotografico: il primo è un quiz che richiede ai partecipanti di capire quale sia l’immagine menzionata; il secondo richiede ai partecipanti di scattare e condividere alcune foto. Nel caso del quiz, la scelta delle foto potrebbe essere casuale o legata all’argomento della manifestazione. Nel caso della competizione delle foto scattate essa può anche essere legata alle attività che fanno parte della manifestazione (per esempio scattare una foto potrebbe essere uno dei compiti da svolgere durante un seminario legato ai social media).

14) Caccia al tesoro digitale e cacce al tesoro

Durante una caccia al tesoro i partecipanti solitamente vengono condotti da un posto all’altro dopo aver scovato indizi o dopo aver risolto enigmi nel minor tempo possibile. Questo format funziona anche per gli eventi virtuali. In questo caso, però, gli indizi, i luoghi e gli oggetti sono “digitali”. Si tratta di un gioco che risulta essere molto efficace soprattutto se organizzato per un team.

15) Classici “rompighiaccio” 

Così come durante gli eventi reali, i classici “rompighiaccio” possono essere molto utili per il tuo evento virtuale. Chiedere ai partecipanti di condividere la loro posizione, il loro progetto attuale, i loro hobby, il loro libro e il cibo preferito all’interno della barra di chat sulla piattaforma spesso rappresenta una buona soluzione per creare interazione. Anche in questo caso l’azione richiesta deve essere legata a un premio. Assicurati che l’azione stia guidando verso gli obiettivi dell’evento. Per esempio, se il tuo evento virtuale è stato concepito per offrire ai partecipanti l’opportunità di connettersi e costruire la propria rete, allora il rompighiaccio risulterà fondamentale. Lo stesso vale se gli obiettivi dell’evento sono orientati all’apprendimento.

Per concludere…

La gamification rappresenta un’ottima soluzione per creare o aumentare il coinvolgimento. Il gioco aiuta il tuo evento a raggiungere gli obiettivi finali apportando qualità (e anche divertimento) all’esperienza dei partecipanti. Ora non ti resta che provare a mettere in pratica i nostri consigli.

E se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Relatori e contenuti eccezionali

Quando si pianifica l’agenda dell’evento virtuale, la qualità del contenuto e dei relatori può diventare molto più importante rispetto a un evento dal vivo. Durante una manifestazione  digitale se il contenuto non soddisfa le attese, i partecipanti possono decidere di “andarsene” semplicemente con un “touch”. Questo ci fa capire quanto sia importante che il contributo portato dai relatori in termini di contenuti sia pertinente e, se possibile, esclusivo. Vi sono diversi fattori da tenere in considerazione durante l’organizzazione: 

Qualunque siano i criteri su cui far leva per il successo dell’evento, occorre tener ben presente che essi diventano ancora più rilevanti se il contesto è digitale.

Timing e format 

Siamo tutti consapevoli del fatto che il grado di attenzione dei partecipanti si abbassa notevolmente se l’evento è online. Saper scegliere quale format sia più indicato per l’occasione è decisivo. Ti consigliamo quindi di pianificare colloqui o sessioni in modo che i tempi siano piuttosto brevi e assicurati, inoltre, che i contenuti corrispondano al tema preannunciato nel titolo. In alcuni casi, potrebbe essere opportuno intervallare le sessioni con dei sondaggi o con delle domande per mantenere alta l’attenzione dei partecipanti sull’argomento. Cercare di mantenere una presentazione vivace e visivamente accattivante non è un compito facile. Vi sono diversi format di presentazione che possono andar bene, non solo Powerpoint. Per esempio includere all’interno delle presentazioni video e infografiche, live coding o altri elementi live rilevanti per il pubblico di settore può aiutare notevolmente a mantenere alta l’attenzione dei partecipanti.

Tecniche di gamification per il tuo evento digitale

Attraverso la gamification è possibile aggiungere elementi ludici all’interno di un contesto o durante un’esperienza che non sia di gioco al fine di aumentare il coinvolgimento dei partecipanti. Questo meccanismo è in grado di apportare notevoli vantaggi in termini di attenzione attraverso la creazione di gare, sfide a punti, risoluzione di problemi o quiz. L’obiettivo è quello di far sentire coinvolti i partecipanti attraverso un’alta partecipazione al gioco. Quello che viene a instaurarsi sarà un vero e proprio “circuito di coinvolgimento”.

Elementi essenziali della gamification 

Ci sono un paio di principi fondamentali che fanno la differenza per un gioco coinvolgente e di successo. Per gli organizzatori di eventi questi principi non sono nuovi, ma sono gli stessi principi applicati a tutte le decisioni più importanti legate alla scelta del relatore principale e al contenuto della email da inviare al termine dell’evento. Il primo è collegato alla conoscenza approfondita del pubblico e il secondo è collegato agli obiettivi che con la manifestazione vuoi raggiungere.

Definire il pubblico target

Per coinvolgere il pubblico al tuo evento virtuale è essenziale sapere esattamente con chi stai parlando. Vi sono informazioni demografiche di base che possono includere area geografica di provenienza, età, azienda per la quale lavorano, ruolo lavorativo, ecc., ma le informazioni più interessanti riguardano il “comportamento”. Come organizzatore di eventi, che cosa sai esattamente dei tuoi partecipanti? Prenotano in anticipo o in ritardo? Pagano direttamente loro o fatturano all’azienda? Partecipano a molti eventi? Quali sono le loro abitudini? Hanno familiarità con gli strumenti digitali? Sono molto attivi sui social media? Se sì, su quali canali sono attivi? Con quale frequenza? Le risposte a tutte queste domande saranno approssimazioni, ma le intuizioni comportamentali che puoi creare ti aiuteranno a definire un’esperienza di gioco che sarà in sintonia con il tuo pubblico.  

“Esistono tanti e diversi tipi di giochi e tecniche di gioco che è davvero importante scegliere l’approccio giusto per il tuo pubblico specifico”. (Marco Mazzaglia, Video Games Evangelist in Synesthesia).

Comprendere gli obiettivi degli eventi digitali

L’obiettivo della gamification e dei giochi come parte del tuo evento virtuale è quello di aggiungere l’effetto “wow”, per far aumentare la partecipazione alle attività previste. Pertanto, ti consigliamo di programmare bene gli obiettivi e di sviluppare contemporaneamente una buona strategia di gamification per essere sicuro che i risultati del gioco siano legati ai risultati complessivi dell’evento digitale. Se vuoi creare un ambiente di apprendimento ottimale, il gioco sarà quel mezzo che guiderà i partecipanti al raggiungimento di questo obiettivo. Se, invece, l’obiettivo dell’evento è legato a ottenere un numero elevato di check-in, il gioco avrà la funzione di premiare il comportamento dei partecipanti. 

Resta, dunque, concentrato sugli obiettivi dell’evento; il gioco deve essere sempre orientato ad essi. E non averne di diversi e distonici. Non è intrattenimento.

Tre suggerimenti chiave per implementare con successo la gamification

Con una chiara strategia legata alle caratteristiche comportamentali del tuo pubblico e con gli obiettivi dell’evento ben delineati, ora sei pronto dare il “via” alle attività di gamification previste. Ecco 3 suggerimenti da tenere bene a mente durante questa fase:

  1. Il gioco rappresenta una caratteristica importante del tuo evento digitale, quindi assicurati di comunicare bene questo messaggio in tutte le tue informazioni prima dell’avvio. È possibile addirittura che tu possa lanciare il tuo pre-evento attraverso un gioco per creare clamore, consapevolezza e coinvolgimento anticipato. 
  2. Riporta chiaramente e in modo semplice le regole del gioco e i premi previsti. Assicurati che il pubblico conosca le informazioni di base e che sappia dove e come partecipare e come richiedere i premi.
  3. Usa gli strumenti e la tecnologia che soddisfano le tue esigenze. Sono molti gli strumenti e le soluzioni che offrono interessanti idee di gioco. Naturalmente il tuo gioco avrà bisogno di un elemento tecnologico. Assicurati, però, che la tecnologia non rappresenti un elemento di distrazione: essa ha il compito di alimentare il gioco per raggiungere il massimo coinvolgimento dei partecipanti e non è fine a sé stessa.

Speriamo che questi nostri consigli siano stati utili. Continuate a seguirci. 

Nel prossimo articolo parleremo delle 15 idee di gioco e di gamification per aumentare il coinvolgimento dei partecipanti per il tuo evento virtuale.

Nel corso di questa iniziativa abbiamo scoperto che fornire un’esperienza unica per tutti i partecipanti è rilevante sia per gli eventi digitali sia per eventi dal vivo.

1) È utile sperimentare diverse piattaforme e strumenti per vedere che cosa funziona meglio per l’utente

Quando organizziamo eventi dal vivo, facciamo ricerche, visitiamo e valutiamo un numero di luoghi diversi. Allo stesso modo, per i nostri webinar abbiamo testato diverse piattaforme per capire che cosa funzionasse meglio per noi. Abbiamo organizzato webinar utilizzando sia Google Meet sia Cisco WebEx ed eseguito test interni utilizzando Crowd Cast.

È importante determinare quali sono i tuoi criteri per  valutare correttamente una piattaforma piuttosto che un’altra. Essi potrebbero includere: 

Dopo un paio di webinar abbiamo scelto di utilizzare Sli.do anche per le domande e le risposte del webinar. Sli.do mantiene le risposte in un “pacchetto” insieme alla domanda, mentre, per esempio, utilizzando solo la barra della chat può essere difficile seguire il thread delle risposte.

2) Le prove sono fondamentali per il successo dell’evento del giorno

Ogni singola prova che abbiamo fatto ha evidenziato un diverso “problema” che altrimenti non avremmo scoperto fino a quando non saremmo stati in diretta. Le prove sono importanti per far emergere eventuali idiosincrasie. Ecco alcuni dei diversi problemi che abbiamo affrontato durante le prove:

Per fornire un’esperienza professionale al relatore e ai partecipanti è ovviamente fondamentale risolvere questo tipo di problemi prima del webinar.

Tutte le nostre prove sono state una buona occasione per conoscere i nostri oratori, colmando la mancanza di poter andare a cena con loro prima dell’evento o poter realizzare una riunione comunque in presenza.

3) L’orario programmato per il webinar incide sulla quantità e sul profilo dei partecipanti

La scelta dell’orario è importante per rendere accessibile l’evento in ogni area geografica del mondo. Abbiamo scelto di alternare i nostri webinar in due orari diversi, 11:00 CET (ora dell’Europa centrale) e 15:00 CET. La slot delle 11:00 si svolge nel pomeriggio / nel tardo pomeriggio in Asia, e la slot delle 15:00 è al la mattina negli Stati Uniti. 

Abbiamo anche considerato che esiste un vantaggio nell’avere due orari diversi per accogliere partecipanti con giorni lavorativi, orari e impegni diversi.

4) Le informazioni e i collegamenti sono importanti

La nostra comunicazione pre-evento continua a evolversi mentre cerchiamo di fornire informazioni più chiare possibili. Ovviamente siamo consapevoli che i nostri partecipanti partecipano attraverso una varietà di dispositivi e browser diversi, che l’inglese non è la loro lingua principale, che potrebbero non aver salvato informazioni, collegamenti o richieste di calendario precedenti, e che, in effetti, potrebbero avere completamente dimenticato che si sono registrati per il webinar.

Quindi, tenendo presente tutto questo, stiamo cercando di rendere le nostre e-mail e i post social pre-evento il più possibile immediati, utilizzando un solo click per l’ingaggio. In alcuni casi abbiamo riscontrato che alcuni partecipanti arrivano ai nostri webinar con anticipo. Per questo motivo abbiamo deciso tenere la piattaforma “attiva” anche un’ora prima dell’evento.  

5) Utilizzare gli appuntamenti in calendario

Questa funzionalità è stata introdotta nel nostro quarto webinar. All’inizio eravamo preoccupati di sovraccaricare i nostri partecipanti con collegamenti, notifiche e messaggi e abbiamo deciso quindi di inviare gli appuntamenti sul calendario. In questo modo i partecipanti sono in grado di scegliere di accettare o rifiutare in modo semplice. I risultati, per noi, sono stati davvero buoni. Ovviamente una volta che un partecipante accetta una richiesta di calendario, ha l’appuntamento segnato nel suo diario e riceve anche le notifiche del prossimo appuntamento. È difficile collegare questa azione a risultati esatti, ma possiamo affermare che dal momento in cui abbiamo adottato questa tecnica si è registrato un notevole picco nella percentuale di iscritti che hanno partecipato al webinar.

Speriamo che questi primi 5 consigli siano stati utili.

Nella seconda parte elencheremo anche gli altri cinque e trarremo qualche conclusione. A presto.

Ci troviamo in un salotto un po’ anni ‘80, come piace a lui. Seduto su una poltrona, certamente è contento di vedermi. Si alza di scatto con la sua solita verve e saluta; d’altra parte è sempre stato abituato a essere veloce e reattivo. Io sono sempre un po’ emozionato in queste occasioni e la mia pelle si schiarisce ancor di più per il riflesso del giallo sgargiante che arriva dalla sua figura.

Ci sistemiamo sprofondando ognuno comodamente sulla propria poltrona, pronti per una bella chiacchierata.

Non si può non cominciare con un vecchio amico (40 anni di conoscenza) se non con un tradizionale e semplice…

M. “Come va?”

P. Mah, guarda…direi bene! Il tempo passa e, nonostante qualche uscita un po’ acciaccata distribuita negli anni, posso dire invece adesso che le cose stanno funzionando bene.

È bastata una domanda e subito Pac-Man dimostra anche nel dialogo di non aver perso l’entusiasmo che gli ha permesso di attraversare bene la game industry fino all’ottava generazione delle console.

Rotto il ghiaccio, decido allora di partire con quelle domande che ho sempre voluto fargli e che ora, con un po’ di tempo a disposizione, posso proporgli con calma.

M. Caro Pac nasci come un gioco dedicato al pubblico femminile, ma avresti mai pensato di avere un successo del genere che porta, ancora dopo 40 anni, a parlare e ad avere a che fare con te?

P. Che io potessi piacere nella mia prima edizione, me lo sarei anche aspettato. Certamente non un successo planetario come è poi capitato. Avevo certamente tutto il pubblico con me: ragazze, ragazzi e anche adulti che alla fine si cimentavano, comandando il joystick a quattro semplici direzioni. Quello che però mi stupì è che, da lì a poco, ero diventato veramente famoso; eravamo io e i miei amici nemici fantasmi.

Avevano fatto tanto successo quelli lì, gli alieni verdi di Space Invaders…ma non avevano neanche un nome. Erano “gli alieni”, i “cattivi”. Le persone invece ci conoscevano per nome ed eravamo dappertutto: spazzolini, asciugamani, hanno fatto persino un cartone animato su di me e sulla mia famiglia!

M. “Eh sì, da piccolo lo vedevo anche io! Ma soprattutto avevo il tuo gioco elettronico a forma di mezza sfera gialla e mi sentivo un re a possedere un oggetto di lusso come quello! Dopo però la notorietà…Il momento più difficile?”

P. “Ah il momento più difficile venne subito dopo il 1982 e cioè quando Atari decise di “convertirmi” all’interno della loro console VCS 2600. Fu un momento durissimo. Spesero tanto in pubblicità ma non verificarono la qualità del gioco che era troppo bassa. E poi mi avevano infilato in uno spazio troppo ristretto! Soltanto 4 Kilobyte! Ero inguardabile! Ti rendi conto che per farmi andare su e giù mi giravano a destra e sinistra? I fantasmi erano tutti dello stesso colore e comparivano sullo schermo a ritmo alternato? Sono stato considerato, con il gioco di “E.T. l’extraterrestre”, il responsabile del crash dei videogiochi del 1983!”

M. “Beh dai…Dopo questo momento brutto comunque è andata bene lo stesso. intanto uscì il gioco su Ms. Pac-Man, tua compagna di una vita. Da lì poi tanti altri bei titoli. Dopo quel momento quali di questi giochi ricordi con più affetto e, soprattutto, quali sono i mondi in cui ti sei divertito di più?”

P. “Due titoli mi stanno sicuramente più a cuore: Pac Land e Pac Mania. In Pac Land finalmente il grande pubblico entrava nella mia vita di tutti i giorni e poteva vedere la mia città e i boschi in cui facevo lunghissime passeggiate con la mia famiglia. Sai poi quanti pericoli e cose da fare? Cammina, salta, salta sulle pedane, vola…E poi per la prima volta in ogni livello arrivavi alla fine e quindi dovevi tornare indietro. In Pac Mania invece finalmente passavo “quasi” alle tre dimensioni e finalmente potevo saltare all’interno dei labirinti, vedendo paesaggi di mondi bellissimi come il mondo Lego.”

M. “E poi…passando per tutte le generazioni delle console come PSX che ti ha portato in un vero mondo a tre dimensioni, siamo arrivati a oggi. Come vedi i tempi moderni?”

P. “Dicono tanto che ci siano molte minestre riscaldate in giro, remake solo per monetizzare. Per me invece hanno, da un po’ di tempo a questa parte, riservato ruoli di tutto rispetto nei titoli per le piattaforme moderne. Pensiamo solo alle versioni di gioco multi-player di adesso in cui non solo io posso essere comandato, ma anche altre persone possono mettersi nei panni dei miei amici fantasmi Inky, Pinky, Blinky e Clyde. Chi l’avrebbe mai detto che potesse essere così accessibile oggi un gioco del genere? Miracoli se si pensa ai primi anni ‘80! E poi…chi avrebbe mai detto che le persone di Hipster Whale (quelli di Crossy Road – ndr) si sarebbero messe a sviluppare un gioco sul mio famoso glitch del livello 256? È geniale! Vuol dire che il mondo mi vuole davvero bene, nonostante qualche mio difetto!”

M. “Che dire caro Pac! È bello vederti dopo 40 anni, che per i videogiochi sono tante ere geologiche e saperti sempre in forma, capace di generare entusiasmo sempre dai più piccoli ai più grandi! Non ti rubo altro tempo ma…che ne dici, andiamo a fare una salto al Fairy Pub 7650 a riempirci di bretzel e birra?”

P. “Certo Marco, ma posso dirlo anche a Inky, Pinky, Blinky e Clyde? Hanno un caratteraccio quei quattro! Niente frutta e pastiglie, però, ti prego.”

E dopo l’intervista, ecco un approfondimento sul gioco più famoso di sempre.

I mitici anni ‘80 hanno rappresentato un importante momento di svolta (un significativo salto di qualità) nel panorama videoludico: milioni di giovani appassionati di videogames stavano per sperimentare l’avvento rivoluzionario del Commodore 64 che portò con sé i migliori videogiochi del momento (alcuni di sempre).

Alle origini di Pac-Man

Il 1980 fu soprattutto l’anno di Pac-Man, vera e propria icona di quel periodo: la sua diffusione fu rapidissima; dopo la sua prima apparizione nelle sale giochi giapponesi (maggio del 1980) le vendite schizzarono alle stelle superando ogni record. C’erano cabinati di Pac-Man ovunque. Il suo ideatore Tohru Iwatani racconta di aver pensato di creare Pac-Man una sera mentre guardava da solo una pizza alla quale era stata appena tagliata una fetta. La creazione del videogioco richiese circa sei mesi di lavoro da parte degli sviluppatori Namco e, ovviamente, nessuno poteva mai immaginare che avrebbe avuto così tanta fortuna.

I segreti del suo successo

Pac-Man, così come tutte le grandi invenzioni, è figlio del suo tempo. In quegli anni il mondo dei videogiochi era quasi interamente caratterizzato da battaglie spaziali, basti pensare che il primo videogame giapponese di successo fu proprio Space Invader (1978). Pac-Man nasce perché il suo creatore voleva creare qualcosa di diverso, che si differenziasse in qualche modo dagli altri videogames presenti sul mercato. Iwatani mirava a realizzare un gioco semplice, che piacesse a tutti: il protagonista veniva puntualmente inseguito dai fantasmi all’interno di intricati labirinti mentre cercava di mangiare tutti i biscotti. La scelta del tema si rivelò vincente ed ebbe decisive conseguenze anche sul suo pubblico che divenne molto più esteso, rispetto a Space Invader, soprattutto all’estero.

Un altro aspetto da non sottovalutare che contribuì alla sua consacrazione (probabilmente quello più decisivo) riguarda certamente le dinamiche di gioco. Il suo creatore era alla ricerca di un equilibrio tra il protagonista e gli antagonisti. Il vero segreto del successo di Pac-Man sta proprio qui: Iwatani non intendeva realizzare un gioco dove si era sempre inseguiti; pertanto, creò delle condizioni affinché i ruoli in alcuni momenti si potessero invertire (quando per esempio il protagonista mangiava le pillole). 

Il livello 256: il grande bug.

Quando Tohru Iwatani creò Pac-Man furono previsti solamente 20 livelli di gioco. Se avete mai superato questo livello, noterete certamente che dal 21° livello in avanti ogni quadro è una copia del livello 20. Nessuno alla Namco aveva previsto un successo così clamoroso. La fama diffusa del gioco decretò inesorabilmente l’infrangersi di record su record, finché non si arrivò al famoso livello 256. 

Per molti questo livello rappresenta l’epilogo finale del gioco. Per altri giocatori, invece, è  possibile andare oltre. Scopriamo il perché. Tutto ruota attorno a un bug presente nella funzione che disegna la frutta nella barra inferiore dello schermo.

Nella linea inferiore non dovrebbero comparire più di sette frutti (il codice disegna tanti frutti in base al livello raggiunto). Siccome il numero del livello viene registrato su un solo byte, ultimato il 255º (in esadecimale “FF”), la funzione è in grado di leggere dal numero esadecimale 100 (ovvero 256 in decimale) solo lo “00”. In questa fase il gioco è convinto di trovarsi in un livello inferiore a 8 e prova a disegnare nella parte bassa dello schermo 256 frutti. Ed è così che improvvisamente metà del riquadro viene inondato da simboli casuali che rendono quasi impossibile terminare il livello.

In questi anni, molti sono statigli aneddoti che sono circolati intorno al superamento di questo livello. Il caso più popolare fu quello di Jeffrey R. Yee. Il giovane Jeffrey, che all’epoca aveva solo 8 anni, nel 1982 dichiarò di aver raggiunto il punteggio di 6.131.940 punti, lasciando intendere di aver superato i 256 livelli. 

In realtà, nulla fu mai dimostrato e nessuno nel corso di questi anni riuscì a mai a dimostrare il suo superamento. Tuttavia, di recente, grazie ad alcuni espedienti dell’emulatore MAME, è stato possibile simulare la vittoria del livello con il bug e quindi venire a conoscenza che superato il livello 256 il gioco continua ancora per altri 255 livelli.

Buon compleanno Pac-Man. Le iniziative per festeggiare il 40° anniversario 

Tante sono oggi le novità in giro per il mondo per celebrare il 40° anniversario di Pac-Man. Di seguito un breve elenco delle iniziative che stanno nascendo in questo periodo.

Proprio qualche settimana fa Pac-Man Championship Edition 2 è stato reso disponibile gratuitamente in tutti gli store digitali. Lo ha reso noto Bandai Namco attraverso un annuncio su Twitter: i giocatori di tutto il mondo di PlayStation 4, PC e Xbox One hanno ottenuto il gioco gratuitamente fino al 10 maggio. 

Nvidia ha deciso di creare una nuova versione del videogame. Grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale non necessiterà di un motore grafico di base, ma il sistema utilizzato da Nvidia per aggiornare il gioco si baserà su un modello di rete neurale denominato GameGan. Grazie a questo sistema sarà possibile ottenere automatizzazione nella creazione dei livelli successivi del gioco. La versione definitiva uscirà entro la fine dell’anno sulla piattaforma AI Playground.

Cosa resterà di quegli anni ‘80?

“Cosa resterà di quegli anni ‘80” recitava una celebre canzone italiana. Resteranno certamente le prime famose serie TV la musica pop e tanto altro ancora. Resterà anche Pac-Man, che con oltre quaranta versioni differenti prodotte nel corso dei suoi 40 anni, è divenuto una vera e propria icona Pop, segnando inesorabilmente l’infanzia di molti di noi, giovani e meno giovani, ma comunque appassionati di quel mondo fatto di pixel e fantasia. 

Buon compleanno Pac-Man!


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Il mondo della comunicazione digitale è in continua espansione. I principali artefici di questo fenomeno sono gli utenti, divenuti al contempo essi stessi produttori e consumatori della maggior parte dei contenuti presenti in rete. Questo fenomeno mediatico ha avuto negli ultimi anni importanti ripercussioni sull’economia globale ridefinendone per certi aspetti alcuni meccanismi, basti pensare alla crescente partecipazione delle aziende con i propri clienti all’interno delle community.

Siamo sempre più connessi e mai come oggi, dunque, diventa necessario migliorare l’interazione tra i brand e l’utente creando un Social Engagement responsabile ed efficace. Per la prima volta nella storia dell’uomo le opinioni del singolo utente hanno la possibilità di influire in modo diretto e immediato sulla produzione e promozione di un’azienda: condivisioni, reazioni e commenti sono l’espressione più immediata ed efficace della fidelizzazione del cliente al brand. 

Per capire meglio le proporzioni di ciò che sta accadendo abbiamo dato un’occhiata ai dati pubblicati recentemente da We Are Social: nel 2019 ben 4,4 miliardi di persone sono stati connessi a internet (il 57% della popolazione mondiale), con 3,4 miliardi di utenti attivi sui social media.

Se poi restringiamo il campo d’indagine al contesto italiano scopriamo che 35 milioni di utenti sono stati attivi sui social per quasi due ore al giorno (Matteo Starri, 31 gennaio 2019, “Digital 2019: tre italiani su cinque attivi sui social per quasi due ore al giorno”). Questi dati sono impressionanti e la percentuale è destinata certamente ad aumentare per il 2020.

Davanti a questi numeri, come devono comportarsi i brand? Quali responsabilità e quali vantaggi sono in gioco?

Gli attuali trend del marketing continuano a vedere nel Social Engagement la migliore risposta alle esigenze dei clienti. Quest’azione di digital marketing altro non è che un coinvolgimento misurabile, un messaggio condiviso con il pubblico che ha lo scopo di creare o rafforzare legami tra il brand e i suoi fan. I vantaggi di un engagement così concepito sono molteplici: le aziende sono in grado di intuire facilmente e spesso anticipare i loro desideri costruendo una relazione basata sul dialogo costante e paritario; in caso di assistenza è possibile risolvere i problemi in modo tempestivo; è possibile ottenere nuovi lead; infine, gli esperti di marketing possono misurare e gestire la reputazione del marchio. 

Come ben sappiamo, l’efficacia di una comunicazione social non dipende dal numero dei fan, ma dal livello di coinvolgimento generato attraverso i contenuti strategici. Questa fase è molto utile per raccogliere preziosi feedback: è possibile, infatti, capire quali sono i contenuti e i temi che colpiscono maggiormente l’interesse del proprio pubblico. Il modo migliore per aumentare il grado di coinvolgimento è fare una pianificazione editoriale derivata da una corretta analisi. Al fine di conseguire gli obiettivi social di comunicazione desiderati, sarà opportuno, dopo aver selezionato i temi (o le rubriche) interessanti per il target, dare una ciclicità e costanza al piano editoriale ideato. L’insieme di tutti questi fattori definisce, infine, la grammatica di comunicazione social di un’azienda, attraverso la quale gli utenti riconoscono il proprio brand (i suoi valori, il suo stile, il suo tono di voce, ecc.). L’utente diviene, così, il protagonista indiscusso di un percorso narrativo coerente con i valori e le promesse dell’azienda all’interno del quale il suo immaginario e la sua curiosità sono stimolati in continuazione e con naturalezza. 

Identità (valori e storia), contenuti (ciò che vogliamo comunicare) e relazione con il target di riferimento rappresentano i tre presupposti fondamentali sui quali fondare una comunicazione social efficace. Dietro alla pubblicazione di uno stato con relativa foto o video di un community manager vi è un grande lavoro di ascolto, analisi e strategia. Riuscire a tradurre i valori identitari di un’azienda in valori di comunicazione non è semplice e né tantomeno frutto di improvvisazione. 

Dati i numeri, il Social Engagement resta una soluzione molto appetibile per le aziende. Tuttavia, occorre precisare che alla base di questa scelta vi è un discorso valoriale che non va trascurato: all’interno di questo scenario di comunicazione “allargata” il rischio di perdita dei valori per un brand è diventato sempre più concreto e il compito di salvaguardare la propria identità a scapito di reazioni e commenti privi di contenuti costruttivi diventa una priorità. 

Synesthesia è attenta ai cambiamenti digitali in corso e aiuta ogni giorno le aziende ad affrontare nuove sfide scegliendo, con responsabilità, la migliore strategia possibile. 


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(cover image credits: Sfondo vettore creata da photoroyalty – it.freepik.com)

CREDITS: Mario Sofia

L’era della “Digital Transformation” sta cambiando in modo dirompente il mondo in cui viviamo. Il modo di imparare, lavorare, emozionarsi, vivere è caratterizzato ogni giorno da cambiamenti sempre più dirompenti.
Il Centro Universitario Sportivo torinese e Synesthesia Srl sono orgogliosi di ufficializzare oggi, 19 giugno 2019, una partnership che pone al centro della rivoluzione tecnologica i ragazzi e, più in generale, l’entusiasmo e l’esperienza umana.

Synesthesia si occupa di sviluppo tecnologico a 360 gradi: pensa, idea, progetta, disegna, sviluppa e promuove soluzioni ad alto valore aggiunto a supporto di imprese di tutte le tipologie.

In tutto questo sono centrali le competenze professionali che Synesthesia ha mostrato, gestendo con successo progetti per clienti locali, nazionali ed internazionali.

Ma sono più che mai differenzianti le competenze umane: la relazione, la fiducia, la “vision” di un mondo che crede nell’innovazione consapevole, che tiene fermo il timone e punta al miglioramento sociale.

“Per noi è davvero un momento importante” – riporta a proposito il Founder e Presidente di Synesthesia Francesco Ronchi. “Stiamo crescendo in termini di persone e fatturato, ma vogliamo farlo avendo sempre a cuore i valori in cui crediamo, che sono tratti fondamentali della nostra cultura aziendale”.

Aggiunge Riccardo Recalchi, CEO dell’azienda: “Crediamo fortemente in questa partnership, che è valoriale e strategica. Per noi è occasione per entrare in contatto con tanti ragazzi di differente età, da quelli più giovani e magari interessati alla nostra scuola di tecnologia FuturMakers fino agli studenti universitari, che rappresentano per noi i veri talenti su cui fare scouting costante per elevare il nostro know how. In questo senso sostenere una squadra, ma anche una borsa di studio, è prima di tutto un giveback, un riconoscimento verso un ecosistema culturale che ci ha dato e ci sta dando moltissimo. Non ultimo, il CUS è un contesto integrato di aziende e relazioni con il territorio di elevatissima qualità, con cui vogliamo rafforzare sinergie ed accordi.

Per il CUS Torino l’accordo con Synesthesia rappresenta: “Un passo avanti verso l’innovazione – dichiara il Presidente Riccardo D’Elicio – sarà sicuramente un binomio vincente che vede come principali attori lo sport, la formazione e la tecnologia in linea con i valori del mondo universitario sportivo torinese”.

DEVOLVI AL CUS TORINO IL 5 PER MILLE dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, senza alcun aggravio! Firma nell’apposito spazio del mod. CUD o del mod. UNICO, indicando il seguente CODICE FISCALE: 80089820015. Il CUS Torino impegnerà la somma così ricavata per l’acquisto di materiali e l’implementazione di strutture per l’attività sportiva dei diversamente abili. Contribuisci anche tu a rendere lo sport universitario un’occasione per tutti! “INSIEME SI CRESCE…“.


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Proviamo ad approfondire cosa si intende quando ci si riferisce alle Buyer Personas.
Fondare le basi per una campagna marketing efficace si rivela spesso infatti un ottimo esercizio intellettuale.
Vendere il proprio prodotto o servizio, acquisire un nuovo utente e abbattere i costi di raggiungimento dei clienti, migliorando la relazione tra brand e utilizzatori, è spesso il punto di arrivo di un processo che ha viaggiato in sicurezza sui binari giusti.
Creare le proprie buyer personas è un presupposto fondamentale per identificare i target di una campagna e procedere verso una sempre maggior ottimizzazione del CAC (Cost of Acquisition Customer).
In questo articolo vedremo passo per passo come creare una buyer personas, come scegliere le caratteristiche per costruire gli archetipi di utenti di riferimento, come selezionare i comportamenti che accomunano uno o più utenti al fine di costruire dei cluster su cui lavorare per desumere la nostra Buyer Personas.

Buyer Personas: definizione e significato

Si dice Buyer Personas un’entità basata sulla user research, raccontata attraverso la descrizione di un utente fittizio che tuttavia rappresenta un modello di utilizzo significativo.
Buyer Personas è un’espressione che prende un po’ dall’inglese, un po’ dal latino e fa riferimento a due sfere dell’individuo: la personalità dell’individuo e le sue abitudini (e desideri), canali, luoghi e tempi di acquisto.
La definizione di Buyer Personas è contigua all’astrazione di un “archetipo” di utilizzo, o di acquisto, tenendo conto dei dati demografici, delle caratteristiche socio-demografiche e di contesto psicografico e comportamentale.

Origine del termine Buyer Personas

Buyer è un sostantivo inglese derivante dal verbo to buy (comprare) e significa “compratore”; mentre personas è un termine filosofico derivante dal latino persona-ae, che sta a indicare l’individualità dell’essere umano e la sua natura in quanto individuo.
L’espressione “Buyer Personas” è stata utilizzata per la prima volta da Alan Cooper, con il libro pubblicato nel 1999, The Inmates Are Running the Asylum: Why High Tech Products Drive Us Crazy and How to Restore the Sanity.
In un suo articolo, Cooper spiega come è arrivato a concepire una metodologia che comprendesse l’individuazioni di caratteristiche archetipale su cui proiettare le idee di design o di marketing.
A partire dall’inizio degli anni ‘00, l’individuazione delle Buyer Personas è diventa una normale prassi preparatoria e propedeutica all’ideazione o al lancio di un prodotto.

Cosa sono i dati demografici nelle personas

I dati demografici sono fattori di identificazione oggettivi che aiutano a comprendere chi sono i potenziali clienti e quali caratteristiche hanno.
I dati demografici possono essere di vario tipo. Partiamo da quelli “geografici”, come per esempio il luogo di nascita, quello di residenza, di domicilio, la posizione attuale o gli ultimi luoghi visitati.
Vi sono poi i dati demografici relativi all’età e al genere. Rientrano nei dati demografici le caratteristiche relative al livello di istruzione, impiego e stato civile, dimensionamento del nucleo familiare.
Questi dati forniscono le basi necessarie alla costruzione di ciascuna persona ma nulla vieta di approfondire con una ricerca qualitativa l’analisi dei dati demografici per costruire profili ancora più dettagliati.

Cosa sono i dati psicografici nelle personas

I dati psicografici misurano le abitudini, le attitudini e gli interessi dei consumatori aiutandoci a capire quali sono i motivi che li spingono ad acquistare prodotti/servizi.
I dati psicografici solitamente sono volti a costruire un orizzonte valoriale all’interno del quale vengono costruite le linee guida del design e i messaggi promozionali.
Quali sono per esempio gli obiettivi della nostra buyer persona? Come possono i prodotti/servizi che intendiamo proporre, aiutare i nostri archetipi a raggiungere i propri obiettivi o desiderata? Quali sono le preoccupazioni o le sensazioni di disagio che possono direttamente o indirettamente inficiare il design o il lancio del nostro prodotto?
Poiché i dati psicografici sono il prodotto di una ricerca qualitativa, possono venire visti come poco oggettivi, all’apparenza meno utili dei dati demografici. Tuttavia gli aspetti psicologici degli acquirenti rappresentano ciò che realmente è importante per i principali customer. Grazie all’analisi dei dati psicografici sarà possibile creare una value proposition in grado di raggiungere in maniera efficace il cuore della customer base.
Qui sotto trovate un esempio di come può essere strutturato un sondaggio rivolto all’utenza, per capirne le preferenze riguardo ai prodotti/servizi offerti dalla vostra azienda. (Questo caso è rivolto specificatamente ai business basati su subscription ma può essere rimodellato anche per altre tipologie).


Una volta che gli utenti hanno risposto al sondaggio potete facilmente calcolare quale feature sia quella maggiormente desiderata e quale quella meno desiderata.

Presenza web delle personas

Attraverso i dati riguardanti il modo in cui la buyer persona interagisce con la tecnologia è possibile raccogliere preziose informazioni riguardo la strutturazione dei piani marketing.
Conoscere il canale più frequentato dal cluster di utenza che ci interessa permette di investire sui corretti canali di distribuzione, spesso abbattendo notevolmente il CAC (Customer Acquisition Cost).
Conoscere dunque il flusso informazionale seguito dalla nostra buyer persona ci permetterà di inserire i nostri messaggi promozionali all’interno di quello specifico flusso.
Un caso di successo, costruito attraverso un ottimo design della buyer persona e della sua presenza social, è simboleggiato da una delle prime growth strategy di AirBnB. Il team marketing della startup delle camere in affitto ha pensato di intercettare il proprio target su un canale già ampiamente battuto e popolato, interagendo direttamente con tutte le persone che avevano creato dei contenuti organici sul tema “affitti”, indirizzando massivamente l’utenza Craiglist sul proprio prodotto AirBnB.
Far sì che il messaggio promozionale raggiunga le persone giuste nel contesto più adeguato è uno dei punti fondamentali della costruzione della buyer persona.

Tool per analizzare le personas

Vi sono diversi strumenti per analizzare le buyer personas.
Gli strumenti degli Insights social sono degli ottimi ambienti per mezzo dei quali è possibile estrarre dati demografici e psicografici per comporre cluster di utenza.
Vedi per esempio la feature Audience Insights di Business Facebook (collegato anche a piattaforme parenti, come Instagram) o Facebook Analytics.


Anche la Suite Google offre degli interessanti strumenti con cui operare delle ricerche qualitative, partendo dall’analisi del traffico su sito web ai trend di ricerca o stato di posizionamento sui motori di ricerca, entro certe query di interesse strategico.
Vi sono infine strumenti più tradizionali per la raccolta dati, come i sondaggi e le interviste, che possono tuttavia essere automatizzati o scalati, sfruttando le potenzialità degli ambienti e strumenti digitali.
Infine ci sembra importante citare le banche dati promosse da istituti di ricerca o importanti enti pubblici o privati, che ci offrono spesso uno spaccato statistico di fenomeni che possono essere sinergici all’ideazione della nostra buyer personas. Istat e Nielsen sono due celebri esempi.

KPI per misurare le Buyer Personas

Come ci insegnano i guru del Growth Hacking, il marketing fatto bene serve esclusivamente a raggiungere il seguente obiettivo: vendere di più, spendendo di meno.
Per misurare se i vostri sforzi di marketing stanno effettivamente convertendo i gruppi di target scelti dalla vostra ricerca qualitativa, dovreste includere i seguenti due valori: il lifetime value (LTV) e il costo di acquisizione del cliente (CAC). Questi due valori possono essere considerati i KPI (Key Performance Indicator) di ciascuna buyer persona e sono utili per orientarci fra le varie personas astratte durante l’analisi, al fine di assicurarsi sempre di star scalando le informazioni sul miglior cluster.
Il LTV indica l’entrata (a livello di flusso di cassa) prevista che ciascun cliente dovrebbe generare durante il suo lifetime mentre il CAC misura il costo necessario ad assicurarsi un nuovo cliente.

Il rapporto tra LTV e CAC è importante perché indica quanto il business che stiamo promuovendo si sta rivelando redditizio e/o sostenibile.
Il rapporto standard nel settore dei servizi SaaS (Software as a Service) per esempio di circa 3 a 1, o più, ma questo rapporto è da considerarsi un parametro valido anche per le piattaforme e-commerce.
Se la ratio di una persona scende sotto il 3, è possibile considerare di operare azioni volte a migliorare il tasso di retention per questo tipo di cliente, oppure valutare sistemi per abbassare i costi di acquisizione.
Qui sotto le formule per calcolare il CAC e il LTV

Conclusioni: perché sono importanti le Buyer Personas

Creare delle buyer personas “quantificate”, attraverso dati e analisi dettagliate, permette di determinare quali sono i clienti più preziosi per il proprio business e in che modo è possibile fornire loro maggior valore.
Comprendere gli utenti in forma approfondita sarà utile in fase di sviluppo per quanto concerne i principi dello User Center Design e in fase di lancio per quanto riguarda le strategie di Growth Hacking.
Conoscere bene la propria utenza vuol dire aumentare le proprie possibilità di fatturazione e di ottimizzare la propria capacità di penetrazione del mercato.

Fonti

https://www.priceintelligently.com/blog/quantified-buyer-personas

Una crescita del fatturato del 45% e un incremento dell’organico del 262% in soli 3 anni. Sono questi i numeri che hanno portato Synesthesia a figurare su “Leader della crescita 2019”, la classifica delle delle 350 aziende italiane che hanno ottenuto la maggiore crescita di fatturato tra il 2014 e il 2017, realizzata da Sole 24 Ore e Statista.

Un riconoscimento prestigioso che si aggiunge al grande traguardo raggiunto ad aprile 2018 quando Synesthesia è stata inserita dal Financial Times nella FT1000, la classifica delle aziende europee con il più alto tasso di crescita dal 2013 al 2016.

Entrambe le testate annoverano Synesthesia come prima azienda a Torino nel settore della tecnologia, un riconoscimento che rappresenta la punta dell’iceberg di un modo di ideare, gestire e offrire al mercato prodotti e servizi d’eccellenza.

“E’ un grande traguardo” – afferma Francesco Ronchi, CEO dell’azienda – “una conferma del fatto che abbiamo gestito bene l’azienda dal punto di vista finanziario e, cosa di cui vado più fiero, che Synesthesia è stata in grado di evolversi e adattarsi al mercato.”

Un mercato, quello dell’ICT, che nel 2018 ha raggiunto solo in Italia i 30 miliardi di euro, crescendo del +0,7% rispetto al 2017, con una prospettiva di incremento del +1,6% nel 2019 (Fonte: Assintel).

Prosegue Ronchi: “Abbiamo iniziato nel 2011, volevamo una società che ci somigliasse, avevamo voglia di creare qualcosa che si distinguesse, in continua crescita e sviluppo e a questo punto, mi sento di affermare che siamo sulla giusta strada. Siamo partiti in 2 e oggi, a distanza di 7 anni, sfioriamo la soglia dei 50 dipendenti (una crescita del 58% rispetto allo scorso anno), e non abbiamo intenzione di fermarci”.

“Oggi Synesthesia festeggia non solo i traguardi, ma soprattutto i nuovi punti di partenza.” – aggiunge Daniele Biolatti, Marketing & Communication Director – “Stiamo correndo tantissimo, aprendo nuovi scenari. Il recentissimo successo della conferenza internazionale di SwiftHeroes che abbiamo organizzato il 9 novembre a Torino e che ha portato oltre 350 partecipanti italiani ed esteri ad ascoltare i talk tecnici di aziende come New York Times, BBC e WeTransfer ne è la prova tangibile. Assieme alla nostra nuova sede, che diventa giorno dopo giorno più accogliente e di cui siamo molto orgogliosi, abbiamo iniziato un processo di ridefinizione della nostra comunicazione che passa dal sito web e raggiungerà  progressivamente tutti i nostri canali con un processo di trasformazione e miglioramento costante. Non è solo un riposizionamento ma è anzitutto il desiderio di raccontare meglio chi siamo e chi vogliamo diventare. Siamo convinti infatti che ci siano nuovi territori commerciali da presidiare e – soprattutto – bellissimi progetti innovativi ancora tutti da pensare e realizzare”.