UNA (Aziende delle Comunicazione Unite) rappresenta un punto di riferimento cruciale per il panorama della comunicazione italiano, impegnata a promuovere le migliori pratiche, la formazione e una sana concorrenza tra le agenzie associate. L’adesione a questa associazione offre a Synesthesia l’opportunità di entrare a far parte di un network di eccellenza, di partecipare a hub di settore, di accedere a programmi di formazione avanzata e di contribuire attivamente alla crescita e all’innovazione del settore.
“Condividiamo i valori di UNA e crediamo che questa adesione rappresenti un’importante opportunità per Synesthesia di crescere, di confrontarsi con le migliori realtà del settore e di contribuire attivamente allo sviluppo della comunicazione in Italia”, commenta Francesco Ronchi, Presidente e CTO di Synesthesia.
Oggi l’iper personalizzazione non è più un’opzione, ma una necessità per le aziende che vogliono rimanere competitive. Scopriamo insieme di che cosa si tratta, in quali settori viene applicata e perché è così vantaggiosa sia per i brand che per i consumatori.
Cos’è l’iper personalizzazione?
L’iper personalizzazione è l’evoluzione della personalizzazione tradizionale. Non si basa più solo su dati storici, ma utilizza algoritmi predittivi e machine learning per analizzare dati in tempo reale e anticipare i bisogni dell’utente.
A differenza della personalizzazione classica, che suggerisce contenuti basandosi su preferenze passate, l’iper personalizzazione considera il contesto attuale: orario, posizione, tendenze e comportamento recente. Così, per esempio, un’app di streaming musicale non solo suggerisce brani simili a quelli ascoltati, ma adatta le proposte in base al momento della giornata o all’attività dell’utente.
In quali settori si applica l’iper personalizzazione?
Oggi, l’iper personalizzazione sta rivoluzionando diversi settori, ridefinendo il modo in cui le aziende si relazionano con i propri utenti. Grazie all’uso intelligente dei dati in tempo reale, le esperienze diventano più fluide, intuitive e su misura, aumentando il coinvolgimento e la soddisfazione del cliente. Ecco alcuni degli ambiti in cui trova maggiore impatto.
E-commerce & custom retail
Attraverso l’analisi avanzata del comportamento di navigazione, degli acquisti precedenti e delle preferenze in tempo reale, i brand possono proporre consigli mirati che anticipano i bisogni dei clienti, aumentando così il tasso di conversione e la fidelizzazione. Un esempio lampante è Amazon, che personalizza homepage, suggerimenti e offerte per ogni utente, rendendo lo shopping un’esperienza unica e altamente coinvolgente. Allo stesso modo, molti retailer fisici stanno integrando tecnologie digitali per offrire promozioni personalizzate in store, basate su dati raccolti dalle app o dai programmi fedeltà. Il risultato? Un’esperienza d’acquisto sempre più integrata, fluida e centrata sulle reali esigenze del consumatore.
Media & Intrattenimento
L’uso dell’iperpersonalizzazione è in continua espansione e oggi viene adottato da moltissimi servizi di streaming, dai podcast alle piattaforme di gaming. Grazie ad algoritmi avanzati di intelligenza artificiale e machine learning, piattaforme di intrattenimento come Netflix e Spotify riescono ad analizzare le abitudini di ascolto e visione di ogni utente per proporre consigli sempre più mirati. Non si tratta solo di suggerire un film o una canzone simile a quelli già apprezzati, ma di adattare i contenuti in base a tantissime variabili, persino il dispositivo utilizzato. Netflix, per esempio, utilizza questi dati per personalizzare non solo la selezione dei titoli consigliati, ma anche le immagini di copertina, mostrandone versioni diverse in base a ciò che può catturare maggiormente l’attenzione di un determinato utente.
Finanza & banking
Il settore finanziario sta sfruttando l’iper personalizzazione per offrire servizi più innovativi, sicuri ed efficienti. Grazie all’uso di algoritmi avanzati, le banche possono fornire suggerimenti mirati sugli investimenti, notifiche su spese insolite e strumenti di budgeting basati sulle abitudini degli utenti.
Sempre più piattaforme adottano queste tecnologie per analizzare le finanze in tempo reale e supportare una gestione più consapevole del denaro. Un esempio è Mobikwik, fintech indiana che, attraverso la segmentazione avanzata, ha migliorato l’esperienza utente con notifiche personalizzate e funzionalità su misura, ottenendo un incremento del 20% nella retention e un raddoppio dell’engagement.
Oltre a ottimizzare la customer experience, l’iper-personalizzazione rafforza la sicurezza, rilevando attività sospette e riducendo il rischio di frodi. Un’evoluzione cruciale per il futuro del settore bancario.
Sanità & Benessere
Nel settore medico, l’iper personalizzazione offre importanti vantaggi per l’assistenza sanitaria. Grazie all’analisi di dati biometrici e comportamentali, è possibile sviluppare piani di trattamento personalizzati, inviare promemoria per l’assunzione dei farmaci e fornire consigli di prevenzione mirati. Questo approccio non solo migliora l’aderenza alle terapie, ma contribuisce anche a una medicina più proattiva e centrata sul paziente.
Customer Service & Chatbot
L’intelligenza artificiale migliora l’assistenza clienti, fornendo risposte su misura e riducendo i tempi di attesa grazie a chatbot intelligenti capaci di adattarsi alle esigenze specifiche di ogni utente. La maggior parte delle piattaforme che si occupano di servizi utilizzano algoritmi di machine learning per comprendere il linguaggio naturale, adattarsi alle esigenze specifiche di ogni utente e persino anticipare le richieste, fornendo soluzioni immediate. Grazie a queste tecnologie, il customer service diventa più rapido, intuitivo e in grado di garantire un’interazione sempre più fluida e soddisfacente.
Viaggi & turismo
Dalle offerte dedicate sui voli ai consigli personalizzati su hotel e attività, le piattaforme di viaggio sfruttano l’analisi dei dati in tempo reale per semplificare le prenotazioni e ridurre lo stress. Expedia, Booking, Google Travel e Airbnb (per citarne alcune) utilizzano avanzati algoritmi di machine learning per analizzare preferenze, soggiorni precedenti, cronologia di ricerca e posizione geografica, offrendo notifiche su offerte esclusive e suggerimenti mirati su soggiorni ed esperienze locali.
Perché l’iper personalizzazione è così vantaggiosa per aziende e consumatori? Cosa dicono i dati?
Come abbiamo visto da questi esempi l’iper-personalizzazione non rappresenta solo una strategia di marketing efficace, ma un autentico valore aggiunto per aziende e clienti. A tutti piace sentirsi compresi e al centro dell’esperienza d’acquisto, ricevendo consigli mirati, offerte pertinenti e contenuti in linea con i propri interessi. Quando un brand riesce a offrire questo livello di attenzione, non solo migliora l’esperienza utente, ma crea un legame più forte con il consumatore, trasformando un semplice acquisto in un’interazione memorabile.
L’importanza della personalizzazione è confermata anche dai dati. Secondo uno studio di Twilio, l’86% dei leader aziendali ritiene che il futuro della customer experience passi da un approccio reattivo a uno predittivo, basato su AI e machine learning. Inoltre, il 62% dei consumatori si aspetta un’esperienza personalizzata dai brand con cui interagisce, e il 49% afferma di essere più propenso a diventare cliente abituale se un’azienda offre un alto livello di personalizzazione.
Iper personalizzazione: come conciliare innovazione, etica e privacy
Nonostante gli evidenti vantaggi per tutti, questa strategia ha sollevato importanti questioni legate alla privacy e alla gestione dei dati sensibili. Il rischio principale è che l’utilizzo di queste tecnologie possa violare il diritto alla riservatezza, trattando informazioni personali in modo inappropriato o senza il necessario consenso.
Per questo motivo, è essenziale che le aziende sviluppino strategie di iper-personalizzazione nel pieno rispetto delle normative vigenti, come il GDPR, e adottino un approccio etico nella gestione dei dati. Sempre secondo uno studio di Twilio, il 54% delle aziende sta già implementando piattaforme con solidi controlli sulla privacy, mentre l’89% dei leader aziendali ritiene che adottare strategie di AI etica rappresenti un vantaggio competitivo. La trasparenza e il rispetto dei diritti degli utenti non sono solo obblighi normativi, ma elementi chiave per costruire fiducia e consolidare il rapporto tra brand e consumatori.
Come abbiamo visto, l’iper personalizzazione non conosce limiti. Se desideri scoprire come integrarla nelle tue aree di business, attraverso strategie di digital marketing, ecommerce o sviluppo web, non esitare a contattarci!
2025: uno scenario in continua evoluzione per le Risorse umane
Il 2025 è appena iniziato, portando nuove sfide e opportunità per il mondo delle risorse umane. In un mercato in continua evoluzione, le strategie HR devono adattarsi rapidamente per valorizzare il talento e rispondere alle esigenze emergenti delle organizzazioni. La pandemia ha accelerato molto il cambiamento nella gestione delle risorse umane, favorendo il lavoro remoto, la digitalizzazione delle HR e l’adozione di programmi di benessere integrale, trasformando quello che inizialmente era un intervento d’emergenza in un nuovo modello organizzativo che ha superato le strutture tradizionali.
Ma che cosa dobbiamo aspettarci esattamente per questo 2025?
Le dieci tendenze HR per il 2025
1. Trasformazione digitale
Secondo un rapporto di Gartner, il 55% dei leader HR ritiene che gli strumenti attualmente disponibili per la gestione delle risorse umane siano inadeguati per affrontare le sfide presenti e future. Questo dato evidenzia un’esigenza crescente di soluzioni più avanzate e mirate. Per il 2025, si prevede, infatti, un’adozione ancora più estesa della tecnologia in ambito HR, che consentirà di integrare strumenti digitali in ogni fase del ciclo di vita del talento e nei processi operativi delle organizzazioni. Di conseguenza, i datori di lavoro e i leader saranno sempre più orientati verso investimenti strategici in tecnologie innovative, capaci di rispondere efficacemente alle reali necessità dei team.
2. Maggiore focus sull’esperienza del dipendente
L’esperienza dei dipendenti è diventata sempre più cruciale per attrarre e sostenere talenti, con un impatto diretto sul successo aziendale. Le aziende all’avanguardia promuovono percorsi di carriera personalizzati, mentoring e coaching su misura, oltre a budget di formazione gestiti dai dipendenti stessi. La flessibilità oraria e programmi dedicati al benessere, come supporto per la salute mentale, sono sempre più diffusi per garantire un equilibrio tra lavoro e vita privata. Parallelamente piattaforme digitali self-service e app mobili semplificano l’accesso a benefit, documenti e comunicazioni con le risorse umane. Questo approccio olistico aumenta la soddisfazione dei dipendenti e rafforza la cultura aziendale.
3. Lavoro remoto e ibrido: la nuova normalità per aziende e dipendenti
Il lavoro da remoto e ibrido si sono affermati come una nuova norma, soddisfacendo sia l’esigenza di flessibilità dei dipendenti sia la spinta delle aziende verso la digitalizzazione. Nati come soluzione emergenziale, hanno dimostrato di migliorare la produttività e l’equilibrio tra vita privata e lavoro, spingendo molte organizzazioni a investire in tecnologie avanzate per facilitare la collaborazione, come piattaforme HR integrate e strumenti di gestione del tempo e dei progetti. Attualmente, in Italia le aziende di successo che hanno adottato il modello ibrido rappresentano il 56%.
4. Formazione continua e upskilling
Un altro aspetto centrale sul quale far leva per raggiungere i propri obiettivi strategici è rappresentato certamente dalla formazione continua. La mancanza di investimenti in programmi formativi e l’assenza di opportunità di crescita non solo rallentano l’innovazione, ma contribuiscono all’aumento del turnover. Secondo l’Unione Europea le competenze da potenziare per rispondere alle sfide future rientrano in otto aree, pilastri fondamentali sui quali costruire una forza lavoro preparata e in grado di affrontare le trasformazioni in corso, quali: l’alfabetizzazione, il multilinguismo, le competenze matematiche e scientifiche, la digitalizzazione, le abilità interpersonali e trasversali, lo spirito imprenditoriale, la cittadinanza attiva e una maggiore consapevolezza culturale.
5. La Strategia della DEI (Diversitá, equità e inclusione)
Oggi, creare ambienti di lavoro più inclusivi e diversificati è diventata una priorità strategica per molte aziende. Adottare politiche di Diversity, Equity & Inclusion (DEI) non solo risponde agli obiettivi globali di sostenibilità, ma contribuisce anche a migliorare la competitività e conseguentemente l’efficienza organizzativa. Nonostante i passi avanti compiuti, c’è ancora molto da fare per rendere tali politiche veramente efficaci (molte iniziative di questo tipo mancano di una visione strategica e integrata e spesso non riescono a creare un ambiente in cui tutti i dipendenti si sentano davvero inclusi e valorizzati).
6. L’Intelligenza artificiale nella gestione delle risorse umane
L’AI sta rivoluzionando il reclutamento e la pianificazione delle carriere, permettendo di identificare punti di forza e aree di sviluppo per creare percorsi professionali personalizzati. Tuttavia, la sua implementazione comporta sfide significative, tra cui garantire l’equità e la trasparenza degli algoritmi e formare i dipendenti. Per un’adozione efficace sarà, dunque, essenziale condurre una valutazione preliminare, scegliere attentamente gli strumenti più adatti e gestire il cambiamento con un’adeguata formazione e comunicazione.
7. Benessere emotivo e salute mentale: per il successo aziendale
Il benessere emotivo e la salute mentale dei dipendenti sono pilastri fondamentali per il successo aziendale, in quanto influiscono su produttività, creatività e coinvolgimento. Le aziende all’avanguardia vedono il benessere come un vantaggio competitivo, poiché un ambiente sano favorisce performance, innovazione e riduce il turnover. Inoltre, la leadership sta evolvendo verso modelli inclusivi, basati su empatia e ascolto, creando ambienti equi che generano valore strategico per l’organizzazione.
8. Employer Branding: sapersi adattare alle diverse generazioni per attrarre talenti
Più un’azienda investe nell’employer branding, maggiore sarà la sua capacità di attrarre e trattenere i talenti, soprattutto in un mercato del lavoro competitivo come quello italiano. Con il 47% dei professionisti italiani che preferiscono il lavoro ibrido, le aziende devono adattarsi per rimanere competitive. Inoltre, la presenza di quattro generazioni nel mercato del lavoro richiede strategie personalizzate: mentre i millennial apprezzano la flessibilità, la generazione Z privilegia l’apprendimento continuo e l’impatto sociale. Saper adattare l’offerta alle esigenze specifiche di ciascuna generazione è fondamentale per una strategia di employer branding di successo.
9. L’analisi dei dati è la chiave per il successo
L’analisi dei dati è ormai cruciale per ottimizzare la gestione delle risorse umane. Le aziende stanno adottando tecnologie avanzate per raccogliere e interpretare i dati, migliorando le decisioni strategiche per il futuro. Per esempio, attraverso modelli predittivi, è possibile anticipare il turnover dei dipendenti, analizzare la produttività, valutare l’impatto dei programmi di formazione e monitorare le prestazioni e l’impegno. Secondo le previsioni nel 2025, l’analisi dei dati diventerà un elemento sempre più decisivo per le aziende che vogliono rimanere competitive nel panorama HR.
10. L’automazione dei processi ripetitivi
L’automazione dei processi ripetitivi sta trasformando il mondo delle risorse umane, migliorando l’efficienza e riducendo gli errori. Strumenti avanzati ora gestiscono attività come la compilazione di documenti, la rilevazione delle presenze e il calcolo delle buste paga, liberando il team HR da compiti amministrativi e permettendo di concentrarsi su attività più strategiche. Questa evoluzione è ormai essenziale per ogni dipartimento HR che voglia rimanere competitivo e ottimizzare le proprie risorse.
Quali vantaggi per le aziende nell’adottare questi trend?
Le organizzazioni che ottimizzano la gestione del talento e promuovono un ambiente di lavoro centrato su benessere, flessibilità e inclusione ottengono dipendenti più soddisfatti, una maggiore produttività e capacità innovativa. Adottare strategie in linea con i trend delle risorse umane non è una moda passeggera, ma un elemento cruciale per garantire crescita sostenibile e posizionamento competitivo. Questo percorso continuo richiede ascolto, adattabilità e una visione strategica orientata al futuro, ma come vedremo comporta vantaggi che risultano indispensabili. Scopriamoli insieme!
Competitività strategica
Adottare precocemente le nuove tendenze HR permette alle aziende di acquisire un significativo vantaggio competitivo. Le organizzazioni che anticipano i cambiamenti del settore possono posizionarsi come leader innovativi, migliorando le performance e distinguendosi dalla concorrenza.
Adattabilità organizzativa
Implementare questi trend rende le aziende più agili e resilienti. Essere in grado di rispondere rapidamente ai cambiamenti, sia interni che esterni, garantisce una maggiore capacità di successo a lungo termine.
Attrazione e retention del talento
Le organizzazioni che dimostrano un impegno verso l’innovazione e il miglioramento continuo sono maggiormente attrattive per i migliori talenti. Investire nelle persone e nelle loro esigenze non solo favorisce il reclutamento, ma contribuisce anche a fidelizzare i dipendenti, riducendo il turnover e migliorando l’ambiente lavorativo.
Il futuro delle risorse umane: innovare per crescere
Come abbiamo visto, il futuro delle risorse umane offre infinite opportunità per ridefinire la gestione dei talenti, ma il vero valore sta nell’essere proattivi, non solo reattivi. L’integrazione di nuove tecnologie, il focus sul benessere dei dipendenti e l’impegno a creare ambienti di lavoro innovativi rappresentano passi fondamentali per mantenere la competitività. Ogni iniziativa in questa direzione rafforza una cultura aziendale capace di coinvolgere e valorizzare i team. Il successo richiede, però, un approccio strategico, capace di allineare queste trasformazioni agli obiettivi di business, creando un ecosistema aziendale solido e orientato al futuro.
Ti presentiamo Factorial, il sistema sistema HR all-in-one per gestire il tuo team in modo semplice e conveniente
In un contesto in cui il futuro delle risorse umane richiede innovazione, strategia e un’attenzione sempre maggiore alle persone, Factorial rappresenta la soluzione ideale per le aziende che vogliono restare competitive e orientate al cambiamento. Con il suo sistema HR all-in-one, Factorial semplifica e automatizza i processi, eliminando la complessità delle attività manuali e consentendo alle organizzazioni di concentrarsi su ciò che conta davvero: valorizzare i talenti e costruire una cultura aziendale vincente.
Grazie alla nostra partnership con Factorial, potrai accedere a un’offerta esclusiva. Scopri come trasformare la gestione delle risorse umane nella leva strategica che guiderà il successo della tua azienda. Contattaci per avere maggiori informazioni!
Virtual Land: la startup che integra narrazione, tecnologie immersive e gamification per innovare la formazione e la comunicazione
C’è un luogo dove nascono storie nuove, inusuali, rivoluzionarie. E c’è un progetto che scardina il concetto tradizionale di storytelling, proponendo un vero e proprio viaggio all’interno di queste stesse storie. È Virtual Land, la start up che mette a sistema narrazione e dinamiche di gioco e di alternate reality, conferendole dinamiche tipiche del gioco di ruolo e delle alternate reality per rendere chi vive la storia protagonista di un’esperienza immersiva e coinvolgente, dove allenare nuove abilità.
L’obiettivo è quello di supportare le persone nel loro processo di cambiamento sia nelle competenze lavorative sia nelle abilità sociali oggi necessarie. Virtual Land, infatti, offre soluzioni narrative per la formazione aziendale e la comunicazione, ponendosi come opportunità per imparare continuamente, attraverso un approccio personalizzato nella interazione, organizzato negli obiettivi formativi e scalabile nei numeri.
La start up risponde, inoltre, alle necessità che brand, editori, community e influencer hanno di relazionarsi in maniera sempre più diretta con i loro pubblici ovvero di creare un coinvolgimento attivo per facilitare la fidelizzazione e il senso di appartenenza.
Al centro del lavoro di Virtual Land si trovano due asset: l’ingegneria narrativa progettata grazie all’integrazione di strumenti di change management e la piattaforma tecnologica Interface Zero in grado di interagire one-to-one con ogni individuo attraverso diversi tipi di media: telefonate, chat, e-mail, call, sms, web sites, social, video, il tutto in una vera e propria “realtà alternativa”.
Innovazione, esperienza e strategia: la partnership tra Virtual Land e Synesthesia
Virtual Land, guidata dai fondatori Mirco Moschini (pioniere di AI e soluzioni tecnologiche) e Marco Benatti (innovatore e startupper “seriale”), beneficerà dell’esperienza pluriennale di Synesthesia nel digitale e nella comunicazione. Synesthesia offre, infatti, consulenze strategiche per ottimizzare processi, far crescere il business e migliorare la comunicazione con un approccio data-driven.
Da alcuni anni Synesthesia è impegnata in una concreta azione di supporto alle iniziative imprenditoriali innovative sul territorio italiano. Nel 2024 ha dato vita a Synesthesia Group, con cui, grazie alle competenze delle aziende partecipate, ha aumentato notevolmente l’offerta sul mercato della comunicazione e del digitale, senza tralasciare gli aspetti di innovazione e di ricerca che da sempre la contraddistinguono.
“Uno dei pilastri del fare impresa di Synesthesia è quello di incrementare l’impegno nella creazione di esperienze a impatto positivo sulla società, proponendo soluzioni innovative, sostenibili e inclusive” afferma Francesco Ronchi, Presidente e fondatore di Synesthesia. “Questo è possibile attraverso l’open innovation e la collaborazione sinergica con start-up di valore. Per questo siamo molto felici della partnership con Virtual Land, una realtà lungimirante che promette di cambiare il modo di raccontare storie e fare formazione”.
“L’incontro tra Virtual Land e Synesthesia è strategico: i vantaggi sono immediati, i benefici di lungo periodo. La partnership è “human tech”, l’innovazione tecnologica integra perfettamente la creatività e l’immaginazione umana. Insieme diamo vita a un sistema che combina un alto livello di coinvolgimento con la scalabilità oggi indispensabile per la crescita” (Marco Benatti, Presidente e CEO Virtual Land).
“Virtual Land e Synesthesia sono partner nelle idee e nello sviluppo tecnologico. La forza sta nell’incontro tra le persone delle due società, dove si manifestano interessi comuni, esperienze complementari e genuino entusiasmo. La combinazione di innovazione e intesa fa sì che le due società si arricchiscano in visione, nuove competenze e prodotti diversi per un mercato iper-veloce” (Mirco Moschini, Founder e Presidente onorario di Virtual Land).
(nota: questo post è tratto dal comunicato stampa ufficiale e dall’articolo di Engage pubblicato il 16 gennaio 2025)
Vuoi scoprire come Virtual Land è in grado di supportare lo sviluppo di nuove competenze per persone e aziende? Esplora il suo innovativo modello di apprendimento interattivo. Le soluzioni proposte vanno oltre la formazione tradizionale, offrendo esperienze coinvolgenti che aprono nuove opportunità di crescita.
Il libro di Synesthesia
In Synesthesia siamo convinti che il futuro passi attraverso la condivisione di storie e di idee di donne e uomini che nel corso della storia hanno creduto con coraggio e determinazione – spesso anche passando attraverso fallimenti – nel progresso scientifico, tecnologico e sociale. Innovare significa dare vita a un cambiamento rispetto a uno stato di cose esistente per favorire la nascita di una condizione migliore, riconosciuta socialmente da tutti.
In occasione dei nostri primi 10 anni di vita abbiamo intrapreso un viaggio alla scoperta del futuro e abbiamo deciso di raccontarlo in un libro in compagnia di Max Casacci, Guido Saracco, Arturo Brachetti, Mauro Berruto, Alessandro Barbero, Alyssa Carson, Horacio Pagani, Walter Rolfo, Paola Allamano, Pietro Leo, Sara De Simoni, Chet Haase, Bibop G. Gresta, Liz Corbin, Natasha Skult, Emilio Casalini, Riccardo Recalchi e Francesco Ronchi. Amici e personalità che ci hanno accompagnato lungo un percorso durato 10 mesi.
Da questo confronto “illuminante” hanno preso forma le interviste pubblicate a partire dal 21 marzo del 2021, la data del nostro compleanno, sul web, sui podcast, sui social media e, infine, nel libro “10 anni di futuro. Interviste dalla Luna”.
Partendo dalla video interviste, abbiamo infatti creato una raccolta di testimonianze e visioni sui 10 temi cari al mondo dell’innovazione e non solo.

Conoscenza fa rima con solidarietà
Da sempre siamo impegnati in prima linea nella realizzazione di progetti, iniziative e soluzioni digitali utili a tutti. Ci sentiamo coinvolti quando pensiamo a chi fa tanto per gli altri, è nel nostro DNA: far bene il nostro mestiere e provare a cambiare in meglio le cose che ci circondano.
Da oggi il libro è ufficialmente in vendita su Amazon. Potrete acquistarlo e supportare così due importanti progetti umanitari. L’intero ricavato delle vendite di questo libro sarà, infatti, devoluto alla Fondazione Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino (F.O.R.M.A. Onlus Torino) e al progetto umanitario a supporto delle giovani atlete afghane profughe in Italia (iniziativa promossa da Mauro Berruto).
In conclusione
Che cosa ci aspetta quindi nei prossimi dieci anni? Non ti resta che scoprirlo ripercorrendo tutte le tappe di questo straordinario viaggio “alle origini del futuro”, un percorso ricco di storie e testimonianze da raccontare, di emozioni da vivere e di geniali intuizioni alle quali ispirarsi.
Puoi acquistare “10 anni di futuro. Interviste dalla Luna” qui.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
Dal 27 al 30 dicembre torna in presenza il Winter Camp tecnologico di FuturMakers per bambini/e e ragazzi/e dai 7 ai 14 anni.
Tutte le attività che si svolgeranno in compagnia dei nostri coach saranno incentrate non solo sullo sviluppo di competenze esclusivamente tecnologiche (robotica educativa, programmazione Scratch e Interactive fiction), ma anche sul potenziamento di competenze trasversali. Alle attività tech, infatti, si alterneranno momenti in outdoor, di socializzazione e di gioco organizzato, durante i quali si scopriranno i vantaggi dello stare insieme agli altri e come la tecnologia può essere messa al servizio della vita di tutti i giorni.
Attività tech: robotica educativa, programmazione Scratch, Interactive fiction – Twine/Ren’Py
Durante i giorni del Winter Camp i/le più piccoli/e (7-9 anni) potranno esplorare le funzionalità dei robot e di come si programmano attraverso un approccio attivo e creativo. I ragazzi (10-11 anni) potranno, invece, familiarizzare con i principi di base del coding attraverso un linguaggio di programmazione semplice e versatile come Scratch. Infine, ai più grandi (12-14 anni) FuturMakers offre la possibilità di mettere alla prova le proprie competenze narrative creando racconti interattivi e trame “a bivio”.
Il bello dello stare insieme
La tecnologia, dunque, non è solo uno strumento per creare o inventare cose fantastiche, ma è anche una grande opportunità per riscoprire la bellezza dello stare insieme (in presenza). Sono previsti sconti per il secondo fratello/sorella, contattaci per scoprire le offerte riservate. Per saperne di più scrivici su Whatsapp al +39 011 0438419.
Da anni Synesthesia con FuturMakers si impegna concretamente a creare percorsi didattici innovativi per le famiglie e per le aziende con l’obiettivo di avvicinare bambini e ragazzi al mondo del digitale in modo coinvolgente e costruttivo. Per saperne di più, visita il sito www.futurmakers.it
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
L’evento Wibo per l’“Italian Tech Week 2021”: le novità
Per l’edizione di quest’anno i suoi organizzatori hanno scelto Wibo come partner tecnologico che, per dare la possibilità al grande pubblico di partecipare all’evento, ha messo in palio 20 biglietti: 10 per il 23 settembre e 10 per il 24 settembre, quando sarà presente come ospite speciale Elon Musk. Le richieste di partecipazione sono state molto numerose. La conferenza, accessibile esclusivamente su invito è stata riservata principalmente a un’audience di professionisti del settore, per un totale di 500 posti.
Per l’assegnazione dei biglietti, dunque, la modalità scelta è stata quella del quiz: 16 domande in totale, divise in due momenti di gioco, 4 opzioni di risposta, il tutto a tema “Elon Musk”. Una modalità meritocratica di assegnazione dei biglietti, che ha premiato coloro che nei giorni precedenti al 9 settembre hanno seguito con attenzione i contenuti pubblicati sulla pagina IG e sito di Italian Tech e su La Repubblica. Le risposte alle domande erano, infatti, nascoste tra le pillole della serie online “Essere Elon Musk”, scritta da Pier Luigi Pisa.
A presentare l’evento di assegnazione dei biglietti c’era Riccardo Luna, noto volto di La Repubblica e tra i più influenti giornalisti tech italiani, che per una sera si è trasformato in conduttore del quiz, commentando le domande e premiando i vincitori.
I risultati
L’evento è stato un successo ee aspettative sono state ampiamente raggiunte. Il format è riuscito a creare un elevato livello di engagement per tutta la durata del quiz. Come racconta Tommaso Seita (co-founder & CEO di Wibo):
“Siamo felici che Wibo sia stato scelto dagli organizzatori dell’Italian Tech Week per dar la possibilità alla loro community di vincere i biglietti dell’evento. Un grazie particolare va a tutto il team di Wibo che ha lavorato durante l’evento per garantire il successo dello spettacolo e a Riccardo Luna per aver presentato il quiz”
Synesthesia e Wibo collaborano per trasformare eventi corporate in esperienze interattive uniche. Per saperne di più contattaci.
Da dove proviene lo schwa e come si pronuncia?
Lo schwa, corrispondente al simbolo Ə, fino a oggi non era un carattere molto utilizzato nelle lingue europee. I linguisti di tutto il mondo, però, ne hanno sempre fatto ampio ricorso per descrivere alcuni suoni specifici presenti nelle singole parole delle lingue nazionali. È indicata dai linguisti con il simbolo /ə/. L’attuale diffusione di questo carattere è dovuta alla necessità di rendere i termini che usiamo per comunicare più rispettosi dei valori dell’inclusività e della parità di genere. Per questa ragione si è sentita la necessità di abolire la predominanza dell’utilizzo del genere maschile con riferimento ai plurali di sostantivi e aggettivi riferiti a gruppi di soggetti misti. Nell’alfabeto fonetico internazionale lo schwa è utilizzato per identificare correttamente la pronuncia di alcune parole anche molto diffuse. Per fare un esempio, lo Ə corrisponde al suono della “u” nella parola inglese survive o ancora alla “a” di “about”. Nella lingua inglese, infatti, quasi tutte le vocali hanno un suono che corrisponde a quello dello schwa. Ma ci sono anche altri esempi di utilizzo dello schwa che riguardano alcuni dialetti locali: quelli parlati in centro Italia, per esempio, per cui “bello” diventa “bellƏ” con l’ultima vocale che è quasi aspirata, non pronunciata. Le origini dello schwa risalgono alla lingua ebraica diffusa nel Medioevo. Sulla storia del significato ci sono versioni differenti: alcuni ritengono che l’etimologia risalga alla parola ebraica “shav” che significa niente, altri che sia legata al concetto di “uguale”, “pari”. Oggi lo schwa nella lingua ebraica è utilizzato per identificare i due puntini posti sotto una consonante che indicano una vocale brevissima che quasi non è pronunciata.
Le ragioni della scelta linguistica “inclusiva”
I linguisti hanno individuato diverse opzioni per ovviare alla questione dei plurali maschili riferiti a gruppi misti di persone. Le proposte principali riguardano l’impiego dell’asterisco, che però presenta evidenti difficoltà di lettura (è infatti impossibile attribuire un suono a questo carattere grafico), l’utilizzo della vocale “u” o della lettera “x” al fondo delle parole per cui l’aggettivo “belli” riferito a un gruppo misto diventerebbe rispettivamente “bellu” o “bellx”.
Ma quali sono le ragioni a favore dello schwa per rendere più inclusiva (e meno legata all’utilizzo predominante del genere maschile) anche la lingua italiana scritta e parlata? Uno dei temi a favore dell’impiego della Ə è stato la sua somiglianza grafica a una forma intermedia tra la “a” e la “o”, vocali che tradizionalmente identificano il genere femminile e maschile. La celebre linguista Vera Gheno ha affermato che lo schwa ha un suono intermedio, a differenza della “u”, per esempio, che in alcuni dialetti locali identifica il genere maschile. “Le sperimentazioni non mi spaventano”, afferma la Gheno in un’intervista per la rivista online MicroMega, “ho iniziato a studiare le soluzioni che erano già in uso come l’asterisco, la chiocciola, la x ecc… che hanno tutte un forte limite: si possono scrivere, ma non si possono pronunciare. Da qui l’idea di iniziare a sperimentare lo schwa”. Michela Murgia, nota scrittrice italiana, è stata pioniera in questo ambito, distinguendosi come una delle prime autrici a scrivere un articolo con ampio uso di questo carattere.
Ma perché proprio lo schwa?
Per risalire alle origini della proposta dell’uso dello Ə, occorre tornare indietro di alcuni anni, ad aprile del 2015, quando Luca Boschetto, attivista e appassionato di temi riguardanti l’inclusività di genere e linguistica, ha dato vita al progetto “Italiano Inclusivo”. Il sito contiene preziosi spunti di riflessione riguardanti proprio i motivi a sostegno dell’uso dello schwa nella lingua.
Luca Boschetto aveva già evidenziato alcuni elementi, ripresi poi successivamente anche dalla stessa Gheno, tra cui la somiglianza dello Ə tanto alla “a” quanto alla “o” e la sua pronunciabilità (a differenza dell’asterisco, per esempio, che è scrivibile ma non pronunciabile). Su “Italiano Inclusivo”, inoltre, si legge anche la proposta di utilizzare un altro segno, la schwa lunga, /з/, per i plurali, circoscrivendo così l’utilizzo di quella breve ai soli sostantivi singolari che indicano soggetti che non si riconoscono in uno dei due sessi storicamente esistenti, maschile e femminile.
Le risposte del mondo digitale
Con il diffondersi progressivo dell’utilizzo dello Ə è emersa immediatamente la necessità di consentire agli utenti di utilizzare questo carattere sui dispositivi usati quotidianamente per scrivere. Nonostante a prima vista sembri difficile da trovare, esistono diversi modi per inserire lo Ə a seconda del sistema operativo che si utilizza. Microsoft è stata tra i primi ad attivarsi, rendendo immediatamente disponibile lo schwa sulla propria tastiera Swiftkey. Su Word è possibile inserire lo schwa dal menù simboli. Per quanto riguarda il mondo Apple, l’azienda di Cupertino ha annunciato, in occasione dell’ultimo WWDC, che l’aggiornamento iOS 15, in uscita a ottobre, potrebbe contenere questo carattere nelle tastiere dei dispositivi mobile. Al momento, quindi, il modo più semplice per inserire lo schwa su un dispositivo Apple è il metodo del “copia-incolla” o nel caso del Mac scaricare la tastiera alternativa che contiene anche la schwa. .
Al di là dei problemi tecnici, però, la specialista di sociolinguistica Vera Gheno ha sottolineato ancora, in occasione di un’intervista per GQ, l’esistenza di altre due grandi criticità:
«La prima, che è risolvibile, è che i software per la lettura ad alta voce dei testi destinati soprattutto alle persone ipovedenti in linea di massima non leggono questo suono. Quello che non si può risolvere è che lo schwa aumenta le difficoltà di lettura di chi è dislessico: è un simbolo graficamente molto simile alla e “e” alla “o”. Sono limiti che occorre tenere in conto perché una formula davvero inclusiva deve considerare i soggetti che potrebbe involontariamente tagliare fuori».
Strettamente connesso a queste questioni c’è il tema dell’accessibilità del web, che comprende le pratiche tecnologiche per la fruizione di contenuti digitali anche da parte di soggetti con esigenze particolari, come coloro che necessitano di lettori schermo per la comprensione di testi. Nel caso dei computer Mac, il Voice Over interpreta lo schwa come un suono muto, così come il TalkBack di Android e il Read Aloud di Firefox. Lo schwa, quindi, rappresenta ancora un’opzione non accessibile per tutti e dunque non pienamente inclusiva.
Quale sarà il futuro dello schwa?
Le lingue sono costantemente in evoluzione e le questioni di genere sono dibattute in tanti paesi. Alcuni valori, come l’inclusività e la parità di genere, sono sempre più centrali nel mondo di oggi e i cambiamenti che si stanno verificando sono dettati dalle trasformazioni sociali. Con particolare riferimento allo Ə, possiamo notare come un’evoluzione strettamente legata all’ambito linguistico incida profondamente anche nel settore della comunicazione digitale e, di conseguenza, in quello della tecnologia e dei dispositivi. Quest’ultima, infatti, deve evolvere tenendo soprattutto in considerazione gli aspetti innovativi e di trasformazione della società, al fine di rispondere al meglio alle esigenze degli utenti di tutto il mondo.
Le numerose difficoltà legate al tema dell’accessibilità costituiscono ancora un ostacolo per ritenere questa soluzione pienamente inclusiva: nel momento in cui, infatti, lo schwa si riuscirà a scrivere con facilità dalle tastiere di tutti i dispositivi e sarà riconosciuto dalle tecnologie assistive, sarà davvero inclusivo.
Nuove possibilità di crescita nel mondo delle corporate: sono queste le basi della partnership tra Synesthesia e Wibo, la start-up torinese che ha lanciato sul mercato una piattaforma innovativa capace di trasformare eventi formativi in esperienze interattive di condivisione dal valore unico. Un concept che ha portato la start-up a crescere in pochi mesi di attività e che deve il suo successo a un team dinamico e al pivot realizzato in periodo di lockdown, quando le richieste delle aziende e le esigenze della formazione da remoto hanno portato alla realizzazione di uno strumento in grado di rendere divertenti i momenti di apprendimento grazie alla gamification.
Applicando le dinamiche del gioco, Wibo consente a chiunque di creare velocemente quiz educativi personalizzati da condividere e far giocare in diretta o in differita a studenti e colleghi: il coinvolgimento creato dal quiz consente di veicolare più facilmente le informazioni, che saranno quindi più facilmente assimilate. Uno strumento dalle grandi possibilità di business e un nuovo modo di concepire l’education che ha spinto Synesthesia a credere nel “progetto” Wibo” sia con un investimento in equity sia mediante un piano di accelerazione del business che vedrà coinvolti i suoi esperti a supporto della start-up in termini di strategia, ricerca, sviluppo e distribuzione del prodotto.
Quest’ultimo rappresenta infatti un significativo punto di contatto tra le due realtà, che si rivolgono a un target simile di aziende clienti: grazie a questa partnership Synesthesia includerà Wibo in progetti di open innovation all’interno delle corporate per supportare la formazione dei dipendenti e aumentare il coinvolgimento durante gli eventi interni.
“Abbiamo conosciuto Wibo quasi per caso: serendipity!, nel giro di pochissimi giorni è nata subito una grandissima complicità: l’idea alla base dell’iniziativa imprenditoriale è molto brillante, semplice ed efficace e siamo rimasti affascinati dalla capacità dei due founder, Alessandro e Tommaso, di diffondere un nuovo modo di fare formazione e intrattenimento: il loro entusiasmo ci ha contagiato. Il nostro team di comunicazione interno è diventato tester della piattaforma e abbiamo iniziato a pensare che potesse essere perfetta per i nostri scopi. L’idea di partecipare è stata immediata e ne siamo molto felici”. (Riccardo Recalchi, CEO di Synesthesia)
“L’investimento di Synesthesia in Wibo è l’inizio di un importante percorso di crescita. L’esperienza imprenditoriale e le loro competenze, trasversali tra le aree di lavoro di Wibo, saranno di grande aiuto per le sfide che dovremo affrontare nei prossimi mesi.” (Tommaso Seita, co-founder & CEO di Wibo)“Un ringraziamento a Francesco Ronchi e Riccardo Recalchi, che hanno permesso che questa partnership si concretizzasse credendo in noi e nelle opportunità del nostro mercato, rivoluzionato in tempo di lock-down, e oggi alla continua ricerca di soluzioni per mantenere elevato l’engagement dei dipendenti durante i momenti di formazione.” (Alessandro Busso, co-founder & COO di Wibo)
L’obiettivo sarà quindi rafforzare una linea di business che ha già visto Wibo collaborare negli scorsi mesi con grossi brand tra cui Deliveroo, Invesco e KFC, a dimostrazione di un’esigenza formativa e di engagement a cui le aziende dovranno continuare a far fronte e che rientrerà come standard negli strumenti interni aziendali per una comunicazione interattiva e integrata tra impresa e dipendenti.
Avete mai provato a leggere una informativa privacy?
Quel “muro di testo” con il quale quasi nessuno ha voglia di confrontarsi, ma dentro cui si trova ogni informazione relativa all’utilizzo dei nostri dati da parte di qualsiasi piattaforma o app che utilizziamo quotidianamente. Io sì, ma d’altra parte lo faccio per lavoro. Sono Maurizio Bulgarini esperto di privacy e Data Protection Officer di Synesthesia.
Voglio cominciare facendo “coming out”: anche io mi sono iscritto a qualche servizio senza leggere con attenzione l’informativa, o i “Termini e Condizioni”. I testi sono troppo prolissi, scritti in “legalese” e solitamente presentati in maniera tale che è difficile coglierne il contenuto.
Il mio lavoro sarebbe estremamente più semplice se le persone con cui vengo a contatto fossero più consapevoli dell’utilizzo dei propri dati personali da parte di terzi. Alcune delle compagnie tech più in vista provano a realizzare infografiche o video per avvicinare il navigatore alla consultazione delle informative, ma non si può contare solo su questi supporti.
Hack the Doc: il primo “legal design hackathon” europeo
Lo scorso autunno, in una mattina come un’altra, complice uno dei canali Telegram che seguo abitualmente, scopro l’esistenza di Legal Hackers. Curiosando sul loro portale, mi imbatto nel bando di “Hack the Doc”. L’obiettivo della challenge del primo legal design europeo è “hackerare” i documenti, ossia le informative privacy presenti sui siti e sulle app che navighiamo, per renderle più fruibili da parte degli utenti.
Gli organizzatori hanno previsto tre ruoli per i partecipanti alla challenge: esperti legali, consulenti di comunicazione e designer, per ridisegnare graficamente, oltre che concettualmente, le informative prese in esame.
Il Collegio del Garante della Privacy italiano ha promosso questa manifestazione al fine di contaminare la cultura giuridica rendendola accessibile agli utenti comuni e facendo valere, allo stesso tempo, il loro diritto di essere informati sui motivi e le modalità di trattamento dei loro dati. “L’Autorità per essere tale deve risiedere in mezzo alla società” – ha dichiarato Guido Scorza, avvocato e membro del collegio – “e sgretolare formalismi burocrazia e lentezza”.
L’idea mi conquista e inizio a parlarne col mio team. Poi, al termine di una riunione con Francesco Ronchi e Riccardo Recalchi, per integrare l’offerta di Synesthesia con servizi sulla compliance al GDPR, accenno loro la questione. Francesco, in appena cinque minuti, condivide un concetto estremamente interessante: perché non usare l’intelligenza artificiale per decifrare le privacy policy e trarre le informazioni più importanti?
La realizzazione del progetto
La proposta mi affascina perché si tratta di un’idea ben diversa dal modificare il design di un’informativa. In breve tempo la macchina si mette in moto: Francesco mi presenta Matteo Grella, suo amico e grande esperto di trattamento automatico del linguaggio naturale (Natural Language Processing) e relativi modelli di apprendimento automatico (Machine Learning).
Il motore fornitoci da Matteo ci permetterebbe di masticare e restituire ogni tipo di testo. I modelli di apprendimento automatico funzionano molto bene quando, all’interno di un dominio conosciuto, esistono esempi da cui la macchina può apprendere. Proprio come nel caso delle informative privacy.
Abbiamo giusto il tempo di fare una riunione per presentarci e iscriverci: è già il 10 dicembre e la manifestazione sta partendo. La partecipazione è numerosa, inaspettata e attivissima, nonostante il conseguente disagio per la gestione su Zoom di un evento di questo genere.
I due giorni successivi sono febbrili e scanditi dal ritmo frenetico dei compiti da portare a termine.
L’informativa privacy di Instagram (4769 parole) è il nostro punto di partenza.
Dopo 48 ore dall’inizio della sfida presentiamo ai giudici il volto del nostro prodotto, Informa.me, una Social Knowledge Base con funzionalità di ricerca in linguaggio naturale e Speech to Text, interrogabile dai navigatori. In questo modo diventa possibile conoscere tipologie di dati raccolti da qualsiasi piattaforma, finalità, diritti e comunicazione. Il nostro portale spicca tra gli altri progetti per la natura originale e diversa dell’approccio all’obiettivo della challenge. Abbiamo anche ridotto la lunghezza dell’informativa del testo originale (che ora conta solo 1205 parole, circa il 75% in meno). Il risultato è ampiamente raggiunto.
I giudici decidono di promuovere il nostro team al giorno successivo, per il round finale con i big boss tra cui proprio Guido Scorza, in rappresentanza dell’Autorità Garante della Privacy. Domenica mattina sfidiamo altri 8 team che presentano altrettanti progetti interessanti e molto ben curati. Non siamo stati premiati dalla giuria in finale (qui l’elenco dei vincitori), ma abbiamo potuto confrontarci con realtà istituzionali e sociali interessate al tema della data protection al di là della mera logica commerciale.
In conclusione
Il nostro lavoro rimane attuale e coinvolgente per chiunque abbia interesse e consapevolezza dell’importanza dell’argomento. Si tratta di un punto di partenza per allargare il cono di visibilità del tema anche a coloro che navigano su siti e app senza preoccuparsi di “che fine faranno” i propri dati, perché “a me non interessa della privacy”, “io non ho niente da nascondere”.
Noi di Smart Flow ringraziamo ancora una volta Francesco e Matteo per averci voluto sostenere e aiutare in questa iniziativa: al prossimo hackathon, sperando sia “dal vivo”!
Synesthesia collabora con Smart Flow, digital experience company italiana che offre a grandi aziende, PMI, Pubblica Amministrazione e professionisti le competenze organizzative, tecniche e legali per indirizzare e mantenere la compliance al GDPR.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.