Il progetto

L’e-commerce di Prezzemolo e Vitale nasce dall’intuizione di Giuseppe Prezzemolo e Giusi Vitale che, insieme ai loro figli, hanno dato vita a uno spazio virtuale dove fare la spesa quotidiana con la possibilità di scegliere tra prodotti di alta qualità, anche di piccoli produttori locali e Presidi Slow Food. 

L’e-Commerce si aggiunge ai punti vendita, 7 a Palermo e 3 a Londra, portando l’esperienza della visita in negozio, in cui trovi familiarità e tradizione, anche online e accessibile a tutti.

La soluzione


La soluzione di e-commerce elaborata da Synesthesia con il contributo di Droplet consente al cliente che accede alla piattaforma di trovare consigli personalizzati sulla spesa. Tra le migliaia di prodotti sono presenti quelli a marchio “Giù Giù” e “Le eccellenze di Prezzemolo e Vitale”, una linea di specialità siciliane di Prezzemolo & Vitale dedicata alle private label. 

Tutti i prodotti, a eccezione dei freschi sono disponibili in tutta Italia con consegna a domicilio entro 24 ore.
 La spesa può essere effettuata anche tramite app o via Whatsapp.



La strategia della nuova versione dell’e-Commerce ha dato spazio a una categorizzazione molto efficace e tool ad hoc per garantire un’esperienza utente personalizzata nel pieno rispetto delle norme che regolano l’utilizzo dei dati.



La grande attenzione riservata al design della user experience ha condotto gli esperti team di lavoro a escogitare un sistema intuitivo che consente al cliente di scegliere la quantità di prodotto desiderata semplicemente selezionando il prezzo che si desidera pagare. 

I tre sistemi di navigazione previsti per la piattaforma consentono, infine, all’utente di trovare con estrema facilità ciò che desidera. Questi sistemi consistono in:

  1. categorie e sottocategorie direttamente nella homepage che riproducono la struttura dei reparti e degli scaffali dei negozi fisici;
  2. filtri che permettono di raggiungere i prodotti, specificando le loro caratteristiche;
  3. ricerca in auto-complete che consente di visualizzare i prodotti più pertinenti e di inserirli direttamente nel carrello per una spesa più veloce.

Grazie alla funzionalità di “Quick View” l’utente può, inoltre, avere immediatamente un’anteprima dettagliata del prodotto.

I risultati conseguiti

La strategia di comunicazione mirata, la realizzazione di una User Experience intuitiva e “familiare”, lo sviluppo dell’app mobile dedicata e la realizzazione della piattaforma Magento sono stati gli ingredienti essenziali per raggiungere l’obiettivo dell’intero progetto di e-commerce: far sentire “a casa” il cliente di P&V.

 

Il sito, inoltre, è completamente responsive: la spesa può essere fatta sia da mobile sia da desktop o attraverso le app Android e iOS dedicate. Ogni opzione è messa a disposizione dell’utente per garantire un’esperienza soddisfacente, facile e immediata.

Visita Prezzemolo & Vitale


Ogni giorno, Synesthesia, grazie al lavoro di team esperti sviluppa applicazioni all’avanguardia per i propri clienti e per i propri partner. Scopri le nostre Creazioni digitali all’interno di questa pagina dedicata. Continuate a seguirci per essere aggiornati costantemente sulle novità della nostra factory. 

Un “passaporto verde” per ripartire

Il turismo è da sempre per l’Italia una delle principali fonti di guadagno e crescita. Nel 2019 rappresentava il 13% del PIL. Ed è altresì ben noto come proprio il settore turistico sia stato uno dei più colpiti dalla pandemia di Coronavirus. L’impossibilità di viaggiare e visitare Paesi esteri ha sottratto a moltissime realtà la loro principale fonte di guadagno. Basti pensare alle località sciistiche che per la stagione 2020 sono rimaste integralmente chiuse, senza alcuna possibilità di lavorare e recuperare le entrate stagionali di solito conseguite. 

Andando verso la stagione calda, con l’avvicinarsi delle ferie estive e nell’ottica di contenere i danni, l’Italia prima e l’Europa poi si sono attivate introducendo il “Green Pass”. Con questo documento, che attesta l’avvenuta vaccinazione o comunque la guarigione dalla malattia o la negatività a essa, sarà possibile viaggiare in Europa e non solo (rientrano nel programma infatti anche gli USA e Israele, dal momento che le vaccinazioni in questi Stati hanno raggiunto numeri rassicuranti) senza dover rispettare alcun periodo di quarantena. Una svolta importante, dunque, per tutti coloro che desidereranno viaggiare per piacere e svago e non perché costretti da esigenze lavorative. 

Le osservazioni del Garante

Il nuovo passaporto verde nazionale presenta, secondo il Garante per la protezione dei dati personali, alcune criticità. All’indomani, infatti, dell’emanazione del D.L. n.52, il 23 aprile 2021 il Garante ha sottoposto all’attenzione del Governo un provvedimento di avvertimento con alcune osservazioni rilevanti . 

Secondo il Garante, innanzitutto, il provvedimento normativo non definirebbe, con precisione e chiarezza, le finalità per il trattamento dei dati sulla salute, lasciando ampio spazio a possibili utilizzi futuri non autorizzati. Un simile difetto viola il principio di proporzionalità previsto dall’art. 6 del GDPR.  Secondo l’Autorità il decreto legge n.52 sarebbe in contrasto anche con l’art. 5 del Regolamento europeo e quindi con il principio di minimizzazione per cui i dati raccolti “devono essere adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario” (come si legge nello stesso provvedimento). 

È stata sollevata poi anche un questione riguardante l’esattezza e l’aggiornamento dei dati raccolti. Il testo normativo predisposto dal Governo, infatti, non stabilisce, secondo il Garante, un meccanismo chiaro e preciso per l’aggiornamento, la cancellazione o la rettifica dei dati sanitari che richiedono di essere costantemente corretti e attuali per rispettare i diritti dei cittadini (titolari dei dati) stabiliti dallo stesso GDPR.

Il Garante evidenzia, infine, una criticità legata al principio di trasparenza. Nel testo di legge non viene indicato il titolare del trattamento dei dati né i soggetti che vi hanno accesso o che sono responsabili di controllare la validità e l’autenticità delle certificazioni verdi. È evidente che una simile mancanza può comportare conseguenze molto gravi: è molto difficile, infatti, se non addirittura impossibile, per i cittadini sapere a chi rivolgersi in caso di violazioni dei propri diritti riguardanti i dati contenuti nel passaporto verde. 

In conclusione 

Il Green Pass rappresenta senz’altro un tentativo importante di tornare alla normalità pre-pandemia e di limitare il più possibile i gravi danni subiti da tutto il settore turistico italiano ed europeo. Tuttavia, come abbiamo visto, le sfide da affrontare sono ancora molte e di grande impatto e rilevanza. Nei prossimi mesi dovranno essere prese scelte importanti e ponderate da parte dei governi nazionali e delle autorità comunitarie al fine di non ledere i diritti dei cittadini europei in materia di dati personali e privacy, garantendo allo stesso tempo un ritorno efficace alla normalità.


Synesthesia collabora con Smart Flow, digital experience company italiana che offre a grandi aziende, PMI, Pubblica Amministrazione e professionisti le competenze organizzative, tecniche e legali per indirizzare e mantenere la compliance al GDPR. Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Il progetto Children Digi-CORE affronta il tema dei diritti dei bambini, quanto mai attuale e importante. Lo fa attraverso la progettazione e la creazione di un’app intuitiva e innovativa di sensibilizzazione, informazione e denuncia, che consente ai bambini di segnalare le violazioni ai difensori civici locali.

Synesthesia si occuperà della fase di co-progettazione partecipativa e sviluppo dell’app. Il progetto, finanziato dall’Unione Europea, vede il coinvolgimento di partner come l’Università degli Studi di Torino, il Consiglio Regionale del Piemonte e organizzazioni del settore sia italiane che internazionali, tra le quali anche l’associazione Agevolando e l’associazione Hope for Children.

Lo scenario

Secondo la Commissione Europea oggi un minore su tre nell’UE ha subito qualche forma di maltrattamento: dalla disparità di accesso alla tecnologia alla mancanza di protezione dagli abusi in ambiente domestico, ancora troppi bambini/e e adolescenti hanno bisogno di aiuto. Per questi motivi, lo scorso 24 marzo 2021, l’UE ha presentato una strategia generale sui diritti dei minori con l’obiettivo di offrire questo aiuto.

L’innovazione per Synesthesia passa soprattutto attraverso la formazione delle future generazioni. 

Crediamo nei valori e nei principi esposti nella Carta delle Nazioni Unite tracciando concretamente da anni percorsi formativi di avvicinamento in modo consapevole al mondo digitale per bambini/e e ragazzi/e. La formazione in tutti gli ambiti attraverso la creatività e il gioco rappresenta la nostra risposta concreta alla disparità di accesso alla tecnologia e a qualunque forma di discriminazione e violazione dei minori.

Tutti gli stakeholder che collaborano a qualsiasi titolo con Synesthesia sono pienamente consapevoli dell’importanza di rischi di abuso e sfruttamento che il mondo digitale può comportare per i più giovani e di quale sia il corretto utilizzo degli strumenti tecnologici da parte loro.

La soluzione: Children Digi-CORE

Il progetto consiste nello studio e nello sviluppo di un’app per i minori di età compresa tra i 12 e i 17 anni.

Si pone i seguenti obiettivi:

La finalità ultima è quindi quella di proteggere da ogni forma di maltrattamento e abuso, i minori direttamente o indirettamente coinvolti dai servizi, dalle attività e dai progetti di Synesthesia. 

L’applicazione mobile sviluppata per smartphone (iOS e Android) consentirà di ricevere informazioni comprensibili, ma rigorose e dettagliate, su quali situazioni configurino violazioni di diritti:

L’app fornirà, infine, le informazioni su quali siano le autorità giudiziarie competenti a cui rivolgersi e consentirà di inoltrare una richiesta direttamente all’attenzione dei Garanti regionali per l’infanzia e l’adolescenza. L’invio di una mail agli indirizzi delle istituzioni competenti consisterà nella compilazione di un form con i dati necessari. 

La user interface sarà semplice e adatta al target di riferimento. Saranno coinvolti i ragazzi nella fase di progettazione (design con focus group mirati). La progettazione della user experience sarà realizzata attraverso attività di “design thinking” e portata avanti in un design sprint che coinvolgerà utenti finali e operatori (selezionati a cura dell’Università) insieme ai designer per la prototipazione rapida dell’app.

In conclusione

Children Digi-CORE rappresenta un’importante occasione per affrontare l’attualità in modo più concreto e vicino al benessere dei più giovani. Siamo fieri di far parte di questo progetto e non vediamo l’ora di cominciare al fianco dei nostri partner e a tutti coloro che decidono quotidianamente di sposare questa battaglia.


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Il rapporto che abbiamo quotidianamente con gli oggetti d’uso comune è di natura prevalentemente sensoriale. Tuttavia, per comprendere la natura degli “oggetti digitali”, la mera sensazione non basta. Che cosa differenzia l’usabilità di un oggetto di design da un oggetto digitale?

“Che si tratti di oggetti materiali o immateriali le cose non cambiano molto e la usabilità è sempre una parte specifica del design. L’usabilità è una norma ISO, la 9241-11, e si definisce come:

“l’efficacia, l’efficienza e la soddisfazione con le quali determinati utenti raggiungono determinati obiettivi in determinati contesti”

In questa definizione ci sono sei elementi fondamentali per il concetto di usabilità e per i metodi che portano a produrla nelle fasi di design e a controlla su quanti prodotto. Le caratteristiche dell’utente, gli obiettivi perseguiti usando il frutto della progettazione e il contesto d’uso sono le condizioni al contorno, efficacia, efficienza e soddisfazione sono gli obiettivi del nostro lavoro.

Il fatto che si tratti di oggetti immateriali, se da una parte rende meno difficile e immediato valutarne l’usabilità, dall’altra ci offre grandissime possibilità perché liberi dai vincoli della materia abbiamo una scelta di possibili alternative non solo enorme, ma anche spesso molto più semplice da adottare.

Quando progetto un oggetto fisico, cambiare idea facendo test sugli oggetti finiti o realizzarne diverse versioni è molto costoso, modificare i prototipi di una pagina web o di un’app è molto più immediato e significativamente meno costoso. A chi progetta è richiesta però una profonda conoscenza delle regole che governano la comunicazione tra la pagina e la mente degli utilizzatori e la capacità di scegliere tra le numerosissime possibili soluzioni quelle che hanno senso e che porteranno a interazioni usabili e non confuse. Serve una preparazione specifica, troppo spesso questa non c’è e si lascia che siano i programmatori a fare le cose con il solo buon senso.  

In una catena la resistenza di tutto l’insieme è in carico all’anello più debole, spesso, troppo spesso, si spende molto denaro per le parti interne del sistema (nessuno farebbe mai progettare i database o la sicurezza da dilettanti), ma si lascia che siano i dilettanti a progettare l’interfaccia: un sistema meraviglioso con un’interfaccia modesta sarà percepito come modesto. Senza contare che i difetti di usabilità moltiplicheranno, per esempio, gli errori degli utenti sovraccaricando in modo assolutamente inutile il sistema. Molte delle tragedie degli ultimi tempi su sistemi che prevedevano numerosissimi accessi sono state amplificate dal fatto che non si sia presa nemmeno in considerazione una progettazione ergonomicamente corretta delle pagine!”

Quanto conta in questo caso il fatto che a rapportarsi con un essere umano ci sia un’altra intelligenza (seppur artificiale) in grado di comprendere il nostro linguaggio, di intuire le nostre emozioni e di compiere azioni in relazione al contesto entro il quale si trova ad operare?

“Questa cosa se usata bene è una grandissima opportunità! Le dimensioni delle basi dati disponibili, la potenza di calcolo dei server e la velocità della connessione permettono oggi di realizzare interazioni molto efficaci ed efficienti dove l’intelligenza” e la “cultura” (leggi potenza di calcolo e base dati) dei sistemi che ospitano rendono possibile un’efficacia senza precedenti.

Due esempi tra tutti: i motori di ricerca anche all’interno delle applicazioni mirati all’ambito specifico e l’individuazione e la gestione degli errori possono essere estremamente potenti e possono aiutare gli utenti in modo determinante”.

Nel corso degli anni l’aspetto del World Wide Web è cambiato radicalmente. In quale misura la rivoluzione mobile ha spinto i web designer a stravolgere le loro concezioni di usabilità?

“Qui probabilmente sono un po’ controcorrente. La proliferazione dei diversi “device” è stata certamente determinante nell’evoluzione e nel modificarsi delle tecnologie di interfaccia, si è fatto moltissimo per poter disegnare interfacce responsive e oggi possiamo fare cose fino a qualche anno fa semplicemente impensabili. L’evoluzione delle tecnologie su device diversi ha trasmesso per osmosi nuove possibilità da un ambiente all’altro e questo è stato un gran bene. Io credo però che sia stato spesso travisato il concetto di “mobile first”.

Questa indicazione nasce dall’idea che progettando il sistema per un piccolo display, dove tutto è generalmente più difficile, permetta poi con facilità il trasporto del design  sul display medio e/o grande, dove, in termini di dimensioni, è in generale più semplice concepire spazi, funzioni e ingombri. Purtroppo, in moltissime circostanze, per esempio: importanti banche e importanti società di servizi, si nota chiaramente una grande attenzione sul mobile e una scarsa attenzione sugli stessi sistemi applicati ad altri device, come per esempio il PC desktop. Si è spesso passati dal “mobile first” a una sorta di “mobile only” piuttosto fastidioso.

Dal punto di vista dell’usabilità, e non solo, è vitale dare la stessa importanza ai diversi device sui quali i nostri clienti lavorano differenziando le cose che devono essere diverse e unificando al massimo possibile le “liturgie” delle interfacce. Le stesse cose devono chiamarsi allo stesso identico modo nelle varie versioni dei sistemi, le stesse azioni devono avere lo stesso comportamento ovunque.

Sembra una cosa banalissima, ma spesso, ahimè, non è seguita, a grande discapito della usabilità (purtroppo)”. 

Suo Padre, Luigi Dadda, fu tra i primi a occuparsi di calcolatori elettronici in Italia. Lei ha scritto di essersi “occupato di software prima e di siti internet poi”. In quale misura le idee di suo padre hanno inciso sul suo percorso di ricerca e professionale?

“Mio padre lo portò dagli USA, dove aveva contribuito a progettarlo e costruirlo. Fu il primo calcolatore elettronico acceso nell’Europa continentale (il secondo a distanza di pochi mesi rispetto al Ferranti, avviato nel Regno Unito). L’interfaccia era una semplice telescrivente e, già allora, ricordo che mio padre mi raccontò che si era cercato di rendere l’immissione dei dati il più semplice possibile e la rappresentazione dei risultati comprensibile. Un grande insegnamento che ho avuto da mio padre, un professore vero che ha insegnato per 65 anni, è che per capire i bisogni degli utenti vanno ascoltati gli utenti stessi, troppi si dimenticano di non essere utenti e cercano di indovinare qualcosa che appartiene a un dominio di conoscenza del quale non capiscono nulla. Ricordo mio padre discutere con passione delle modalità di rappresentazione dei dati con i progettisti della diga Edison di Santa Cristina, tra i primi al mondo a utilizzare un calcolatore elettronico per i calcoli strutturali.

Un insegnamento che non ho mai dimenticato e che mi è stato di grande aiuto per tutta la mia vita di progettista”.

Quali sono i fattori determinanti che decretano il successo di un sito web (o di un’app) rispetto a un altro in termini di usabilità? Quali sono le caratteristiche principali che un sito web deve assolutamente avere?

“Un ottimo modo per identificare le caratteristiche di un sistema usabile è una check list di euristiche, ne esistono moltissime, personalmente mi piace questa proposta da Wikipedia che ci dice cosa l’usabilità può fare per il nostro sistema.

È importante adattare la lista scegliendo gli elementi corretti per il sistema che si sta disegnando e applicare controlli periodici relativi a ognuno degli elementi considerati. Non è importante quali parametri di controllo si usino, è importante averne, e considerare le verifiche come un passo molto importante. Ovviamente parlo di usabilità, una condizione necessaria, ma non sufficiente. È vitale che il sito per avere successo offra qualcosa che la gente cerca e della quale ha bisogno in modo efficace ed efficiente”.

Le andrebbe di farci qualche esempio di usabilità ben riuscita? Che cosa ha funzionato e cosa no?

“Il primo sito che mi viene in mente è Google: semplice ed efficace; ha tutto quello che serve, solo quello di cui l’utente ha bisogno e nulla di più. Risolve un solo problema e lo fa benissimo”.

E qualche esempio di pessima usabilità?

“Credo che tutti abbiamo bene in mente i siti non usabili, quelli dove trovi qualcosa la sera e la mattina dopo non riesci più a trovarla, che fanno la stessa cosa in modi diversi in diverse situazioni, che chiamano le stesse cose in modi inspiegabilmente diversi, dove i messaggi di errore non ti fanno capire come porre rimedio a quello che non è andato bene  e così via. Solo per vicinanza all’ultimo utilizzo posso, ahimè, citare quello dei servizi al cittadino della Regione Lombardia, ma non vorrei sparare sulla Croce Rossa. Come esempio di pessima realizzazione dal punto di vista dell’usabilità posso citare quasi tutti i siti sui quali prenotare la vaccinazione anti COVID-19. Al di là del fatto che non si capisca come mai non ci sia una pagina sola per tutti gli italiani, l’usabilità, inspiegabilmente, non è stata nemmeno presa in considerazione. Si tratterebbe quasi sempre di interventi relativamente piccoli che possono portare grande beneficio, ma è una cultura che purtroppo ancora manca”.

Cosa possiamo vedere dietro l’angolo? L’usabilità sta diventando un pilastro con cui disegnare il futuro o le barriere sono ancora troppe?

“Io credo che le possibilità tecnologiche e i metodi ci siano da tempo, serve la consapevolezza della necessità della usabilità e la coscienza che si tratta sempre di più di un fattore critico per il successo praticamente in ogni iniziativa.

Guardando più lontano, io vedo l’evoluzione dei sistemi, e di conseguenza delle interfacce e della loro usabilità come una cosa parallela all’evoluzione delle grandi ondate tecnologiche che abbiamo vissuto e stiamo vivendo. All’inizio c’è stata l’evoluzione della potenza dei sistemi di calcolo, che è cresciuta seguendo puntualmente la legge di Moore. A questa è poi seguita l’ondata della disponibilità di memoria e  oggi possiamo tranquillamente dire che lavoriamo praticamente con potenza di calcolo infinita e memoria infinita. La terza ondata è stata quella della disponibilità di connessione, oggi praticamente infinita, che ha dato luogo per esempio al fenomeno del cloud.

La prossima ondata sarà quella della disponibilità di sistemi di intelligenza artificiale che, tra le altre cose, ci permetteranno di realizzare interfacce adattabili con reazioni eccezionali al comportamento dell’utente. Una cosa che oggi possiamo solo immaginare.

Il cervello dell’utente potrà utilizzare le proprie capacità per occuparsi solo delle cose veramente importanti e “umane” lasciando alla macchina, o meglio alle macchine, perché collaborano tra loro sempre di più, tutto il resto. Il bello deve ancora venire, credetemi!”

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Nel gennaio 2014 il social network di Mark Zuckerberg, Facebook, si ingrandiva acquisendo Whatsapp, app di messaggistica tra le più diffuse a livello mondiale. L’annuncio suscitò da subito grande preoccupazione negli utenti che facevano ampio ricorso all’app bianca e verde, ma avevano, allo stesso tempo, poca fiducia nel social network americano. Nel 2016 venne introdotta la crittografia end-to-end, un modello di protezione dei dati. Recentemente Whatsapp ha divulgato un nuovo aggiornamento alla propria informativa sulla privacy: la novità riguarda la possibilità, per le aziende, di utilizzare i servizi di Facebook al fine di conservare e gestire le proprie chat su Whatsapp. Gli utenti si sono nuovamente “sollevati” e la modifica, che sarebbe dovuta entrare in vigore l’8 febbraio 2021, è stata rimandata.

Ma ci saranno davvero dei cambiamenti? E in caso di risposta affermativa, in che misura sarà coinvolta la privacy? Telegram diventerà (come pare già essere) una buona alternativa a Whatsapp?

Andiamo dunque ad analizzare meglio queste domande, con l’obiettivo di trovare risposte concrete, corrette e chiare.

Le modifiche di Whatsapp alla luce del GDPR

Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), emanato nel 2016 dal Parlamento Europeo, ed entrato ufficialmente in vigore il 25 maggio 2018, realizza un regime di tutela dei dati personali applicabile a tutti i cittadini dell’Unione e non derogabile dalle normative nazionali. I regolamenti europei costituiscono, infatti, uno strumento legislativo direttamente applicabile e vincolante per tutti gli Stati membri dell’UE. Ciò significa che qualunque azienda, anche con sede in un Paese extra-UE, come nel caso di Whatsapp, è tenuta a rispettare le norme del GDPR (General Data Protection Regulation) ogni qualvolta tratti dati appartenenti a cittadini comunitari. 

Le ricadute di una simile previsione sono evidenti e molto concrete qualunque modifica o aggiornamento Whatsapp, in futuro, decida di apportare ai propri termini e condizioni d’uso non potrà mai ledere il regime di tutela imposto dal GDPR. In caso contrario, infatti, incorrerà inevitabilmente nelle pesanti sanzioni previste dallo stesso regolamento. 

Alla luce delle presenti considerazioni, dunque, si può affermare che i dati degli utenti europei raccolti da Whatsapp non potranno mai essere trattati in modo tale da ledere il regime di tutela attuale. L’app di messaggistica continuerà a non poter condividere le informazioni con Facebook come avviene dal 2018, anno in cui il GDPR è entrato in vigore. 

Il posticipo nell’applicazione della modifica, che sarebbe dovuta avvenire l’8 febbraio, è stato determinato da una richiesta avanzata dall’Autorità garante europea per la protezione dei dati personali che ha portato il “caso” all’attenzione del corrispondente Comitato europeo, l’EDPB (organo che riunisce le Autorità garanti di tutti i Paesi membri). L’Autorità ha ritenuto infatti che l’informativa emanata da Whatsapp sia poco leggibile e non permetta agli utenti, come si legge dalla nota, di “manifestare una volontà libera e consapevole”. Whatsapp dovrà rispondere in merito a questo richiamo. 

Lo “scudo” del regolamento europeo non protegge comunque tutti gli utenti extra-UE e quindi la questione a livello mondiale resterà aperta. 

È importante tuttavia sottolineare, come ha specificato la stessa piattaforma sul proprio sito ufficiale, che la modifica di Whatsapp riguarderà solo ed esclusivamente la messaggistica “business” ovvero la comunicazione gestita dalle aziende tramite profili commerciali. L’app intende facilitare l’operato delle imprese mettendo a disposizione i servizi di hosting di Facebook anche su Whatsapp. 

Telegram e Whatsapp a confronto 

A fronte delle modifiche, per ora solo annunciate, di Whatsapp, pare che, negli ultimi tempi, molti utenti abbiano deciso di abbandonare l’app bianca e verde per migrare su altre soluzioni analoghe e (forse) più “sicure” come Telegram. Ma cerchiamo di analizzare più a fondo le reali differenze tra i due servizi.

La piattaforma di messaggistica e broadcasting di origini russe, a differenza della concorrente americana, utilizza un codice sorgente opensource e non adotta la crittografia end-to-end di default. Offre, in compenso, la possibilità di avviare chat segrete e in grado di autoeliminarsi in un intervallo di tempo deciso dall’utente (che va da 1 secondo a 1 settimana). Questa funzionalità costituisce “un’arma a doppio taglio”: se da un lato, infatti, garantisce un elevato standard di privacy e segretezza delle conversazioni, dall’altro rappresenta lo strumento ideale per coloro che perseguono scopi illeciti (dalla distribuzione di contenuti vietati alla pedofilia) e che grazie al sistema dell’autodistruzione della chat possono nascondere facilmente le tracce del proprio operato. 

Telegram, poi, non mostra l’orario preciso dell’ultimo accesso degli utenti ma solo un più generico “pochi minuti fa”. 

I dati degli utenti raccolti da Whatsapp sono decisamente più numerosi rispetto a quelli collezionati da Telegram. La prima, infatti, raccoglie una quantità enorme di informazioni, dalla posizione geografica precisa alla lista dei contatti, dall’indirizzo email alla cronologia degli acquisti effettuati tramite l’app. Dall’altro lato, invece, Telegram individua “solo” nome, numero di telefono, contatti, user ID e indirizzo IP dell’utente.

In conclusione 

All’esito dell’analisi che abbiamo tracciato, si può affermare che tanto Whatsapp quanto Telegram (e altre app concorrenti) hanno punti di forza e punti di debolezza in tema di privacy e sicurezza nel trattamento dei dati raccolti. La scelta migliore, dunque, dipende dalle esigenze dell’utente. Quel che è certo, però, è che la tutela garantita dal Regolamento europeo rappresenta un mezzo di protezione effettivo ed efficace importante per tutti i cittadini europei. Una tutela omogenea per il territorio comunitario è la soluzione migliore, anche allo scopo di evitare differenze o carenze ingiustificate. Il GDPR rappresenta, quindi, un modello virtuoso che potrebbe essere fonte di ispirazione anche per altri sistemi legislativi nel mondo. 

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Lo scenario attuale

La crescita del mercato delle app mobile negli ultimi tempi è stata costante e molto rilevante: i download di nuove applicazioni sono aumentati progressivamente, di anno in anno, del 7% per un totale di 281 miliardi di nuovi utenti. La condivisione di contenuti attraverso dispositivi mobili Android ha raggiunto la soglia di 3.5 trilioni di ore. Una cifra impressionante, quasi impossibile da pensare, che riflette senza dubbio la presenza costante e imprescindibile nella vita delle persone degli smartphone con le loro app e funzionalità: dai social network, per scopi di intrattenimento e relazionali, alla domotica per la gestione della casa, passando per tutte le applicazioni di proprietà delle singole aziende, più o meno grandi, operanti nel mercato e che hanno semplificato molto la vita degli utenti. 

App Annie ha calcolato che il tempo trascorso in media giornalmente sugli smartphone supera dell’8% quello trascorso davanti alla televisione (4h contro 3.7h). Un dato che ha subito un ulteriore aumento nel secondo trimestre del 2020, in corrispondenza della diffusione a livello mondiale della pandemia da Covid-19: gli utenti nel mondo hanno trascorso sui dispositivi mobili circa 4 ore e 10 minuti al giorno. 

Nel panorama che si è fin qui delineato possiamo affermare che il mercato del mobile è senz’altro un mercato dinamico e in grande crescita. E un mercato in crescita è un mercato che attrae fondi, creando un circolo virtuoso di innovazione ed espansione. I capitali investiti in società attive nel settore mobile hanno raggiunto quota 73 miliardi nel 2020, registrando un incremento del 27% rispetto all’anno precedente. Nel periodo compreso tra il 2016 e il 2020 gli investimenti nella tecnologia mobile sono più che duplicati rispetto ai cinque anni precedenti. Lo scenario si preannuncia ricco di opportunità per il futuro. 

Le app mobile di social networking

Il fatto che le app mobile di social networking oggi giochino un ruolo centrale nel mettere in comunicazione le persone in tutto il mondo è fuori discussione. Dalla condivisione di foto con Instagram, alla condivisione di pareri e idee su Facebook, passando per i balletti su Tik Tok e i video su YouTube, la diffusione di contenuti di ogni tipo è una tendenza in continua crescita ed espansione. I ripetuti lockdown, le distanze sociali, il divieto assoluto di viaggiare sono tutti elementi che hanno indotto gli utenti di tutto il mondo e di ogni età ha rifugiarsi sempre di più nei social network per superare i confini fisici della realtà e vivere “senza condizionamenti”, con normalità (o quasi).

Uno dei dati più interessanti dell’ultimo periodo, a supporto di queste tesi, riguarda la crescita impressionante di Tik Tok: 325% all’anno. L’app cinese, nata nel 2015, con l’intento di permettere agli utenti la condivisione di brevi video musicali (il nome originario della piattaforma era Musical.ly) prevede di raggiungere quota 1.2 miliardi di utenti nel 2021. Nell’anno appena concluso il social medium cinese è stato quello su cui gli utenti, di età compresa principalmente  tra i 16 e i 24 anni (che rappresentano il 41% del pubblico totale dell’app) hanno trascorso più tempo, con una media di 21.5 ore al mese (contro le 17.7 della seconda app più utilizzata: Facebook). 

Mobile Commerce: tra social commerce e live shopping

La possibilità di fare la spesa, comprare un nuovo paio di scarpe o ordinare una pizza dal proprio smartphone, semplicemente aprendo un’app, ha rivoluzionato il mondo del commercio di ogni settore, offline e online. 

Adobe Digital Insights ha rilevato che nel periodo tra il 1 novembre e il 9 dicembre 2020 gli utenti negli USA hanno fatto acquisti da mobile per un totale 53.3 miliardi di dollari.

La possibilità di fare acquisti anche attraverso le app di social network come Instagram (che ha una nuova sezione shopping dedicata), dando, inoltre, la possibilità agli utenti di confrontarsi reciprocamente e con gli stessi produttori (il cosiddetto “Social Commerce”), ha condotto a un incremento notevole: nel 2019 i download dell’app avevano raggiunto quota 414 milioni; con l’introduzione della sezione shopping, nel 2020 gli stessi sono arrivati a 495 milioni. Secondo una ricerca condotta da Technavio, il mercato globale di social commerce è destinato a registrare una crescita complessiva di 2.05 triliardi di dollari nel quadriennio 2020-2024: un’opportunità, quindi, da non perdere assolutamente.

Il live shopping è un’altra declinazione in rapida ascesa del mobile commerce. Con l’impossibilità totale o parziale di recarsi fisicamente nei negozi, sempre più aziende e rivenditori si sono attivati per garantire alla propria clientela un’esperienza online completa. L’obiettivo del live shopping, come sottolinea il termine stesso, è quello di ricreare sugli smartphone degli utenti l’esperienza live vissuta in negozio. Esistono alcune app ad hoc per realizzare queste esperienze: NTWRK, per esempio, diffusa negli USA, che nel 2020 ha vissuto una crescita di utenza dell’85% rispetto all’anno precedente.

Sempre di più il commercio mobile andrà in questa direzione: esperienze immersive e senza soluzione di continuità tra il mondo fisico e quello virtuale. Le aziende che meglio riusciranno a realizzare questo obiettivo otterranno maggiore successo e apprezzamento presso il pubblico. 

In conclusione…

Per qualsiasi realtà imprenditoriale che intenda oggi fare il suo ingresso nel mercato, considerare la rilevanza delle app mobile e, più in generale, degli smartphone è una necessità imprescindibile. La vita delle persone è sempre più legata e dipendente da questo canale di comunicazione e non solo. Il mobile è il presente e il futuro. Del commercio e di tutti. 

Dal 2011 Synesthesia sviluppa applicazioni e servizi mobile di grande qualità. Per raggiungere i risultati migliori in questo campo facciamo ricorso ai nostri team di sviluppatori dedicati al mondo iOS e al mondo Android. Oggi il mercato mobile richiede impegno e cura nella realizzazione di ogni singolo prodotto. Non è ammessa l’improvvisazione.

Grazie, poi, alla collaborazione con Mela siamo in grado di fornire ai nostri clienti una gamma completa di soluzioni per competere con successo nel mercato globale: da strategie mirate in ambito marketplace a piani strategici di lancio efficaci, il tutto alla luce di un’esperienza pluriennale nel mondo delle app.


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Di Francesco Ronchi, President e founder di Synesthesia.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un fenomeno interessante sotto molti aspetti legato al mondo delle mobile app e del Servizio Pubblico. Sto parlando, ovviamente, delle due applicazioni più discusse del 2020: “Immuni”, per il tracciamento Covid-19, e “IO”, l’app della pubblica amministrazione salita alla ribalta per il cashback sui pagamenti elettronici.

Va premesso che il mio è il punto di vista di un “addetto ai lavori” per tutto ciò che riguarda l’aspetto digitale, mentre è quello di un “privato cittadino” come utente e fruitore di queste app e dei relativi servizi.

Grazie alla mia professione (ho fondato 10 anni fa un’azienda che ha sviluppato negli anni centinaia di app) ho avuto modo di trovare una serie d’interessanti paralleli tra questo scenario e quello a cui ci capita di assistere spesso nella nostra attività quotidiana.

Le chiavi dell’(in)successo di Immuni e Io

Immuni e IO sono stati un successo o un fallimento? E quali sono gli elementi che determinano il successo di un’app? Se ne potrebbero elencare molti, ma a un’attenta analisi si riducono a 5 punti principali:

  1. la progettazione e il design;
  2. la qualità dello sviluppo;
  3. la sicurezza e la stabilità;
  4. l’ecosistema;
  5. la comunicazione.

Tutti questi cinque temi contribuiscono a determinare l’esperienza utente (user experience) della app, ovvero quello che come cittadini ci troviamo ad affrontare quando facciamo uso dell’applicazione: i nostri obiettivi sono in linea con le promesse e le aspettative che sono state create?

Passiamo, dunque, ad analizzare i punti sopra evidenziati con riferimento a entrambe le app per arrivare a elencare le nostre conclusioni.

1) La progettazione e il design

Dal punto di vista design (inteso nel senso più ampio di “progettazione”), per entrambe le applicazioni sono stati raggiunti buoni risultati.

Per Immuni ci troviamo di fronte a un’estrema semplicità di utilizzo: a parte installare l’app, infatti, non è richiesta all’utente nessuna particolare azione per attivarne le funzionalità. L’applicazione “monitora” la presenza di altre app dello stesso genere in modalità silenziosa, senza disturbare; Immuni si attiva solo in caso di contatto con un soggetto risultato positivo (si riceve una notifica) o nell’eventualità di propria positività (in quest’ultima ipotesi è semplicemente richiesto di inserire un codice). La grafica è gradevole e ben progettata: si nota la professionalità di chi è abituato a creare software per dispositivi mobili.

IO, invece, è decisamente più ambiziosa come applicazione. Si prefigge, infatti, di essere il “collettore” di tutti (o quasi) i servizi della PA, lo strumento messo a disposizione del cittadino per realizzare la “semplificazione digitale”, radunando in un’unica app molti servizi pubblici nazionali e locali. Ebbene, anche in questo ultimo caso, traspare lo sforzo di rendere semplice e agevole l’accesso alle varie sezioni. Sicuramente la complessità dell’obiettivo rende l’applicazione più difficile da usare e, a complicare le cose, si aggiunge l’assenza di molti servizi ancora in via di completamento (ci vorranno anni per averli tutti, ma si tratta comunque di un progetto in un costante divenire). L’interfaccia è comunque ben disegnata e “pulita”, col tempo non può che migliorare.

Voto Immuni: 9

Voto IO: 8+

2) La qualità dello sviluppo

Entrambe le applicazioni sono “robuste” e ben sviluppate. 

Immuni, per la sua natura, è in linguaggio “nativo”, dovendosi interfacciare in modo “intimo” con il funzionamento interno degli smartphone Apple e Android e funzionare costantemente senza un consumo eccessivo di batteria. 

IO è sviluppata con un linguaggio intermedio (React) che permette di ottimizzare molto i costi e l’uniformità dell’applicazione su diversi sistemi operativi. La cosa più importante è che entrambe sono “opensource”: chiunque ha le competenze tecniche necessarie, può vedere come sono scritte, verificarne il buon funzionamento, l’assenza di codice malevolo e, volendo, anche contribuire al loro miglioramento. Quest’ultimo aspetto dovrebbe essere un requisito assoluto e irrinunciabile di tutte le applicazioni della pubblica amministrazione; se fosse stato applicato di più in passato, forse non avremmo assistito alla penosa frammentazione di decine di sistemi incompatibili tra un Comune e l’altro, tra una Regione e l’altra, con il conseguente dispendio (leggasi spreco) di denaro pubblico.

Per inciso, Immuni, aderendo a standard condivisi, è compatibile e scambia i dati con decine di altre applicazioni analoghe, sviluppate da diversi Stati in Europa e nel mondo.

Voto Immuni: 8

Voto IO: 8

3) La sicurezza e la stabilità

Su questo tema per Immuni sono stati scritti chilometri di articoli, approfondimenti, commenti critici e spesso completamente a sproposito. 

Vista la delicatezza dei dati trattati dall’app, decine di esperti ne hanno esaminato il codice e la conclusione è stata la garanzia di un grado di sicurezza e privacy davvero elevatissimo. Anche se in linea di principio è stata dimostrata la possibilità di attacchi malevoli, questi ultimi sono estremamente complicati e di fatto non mettono a rischio i dati dei cittadini che restano comunque codificati, criptati e conservati al sicuro nella memoria del telefono.

Discorso un po’ differente riguarda IO. In questo caso, infatti, ci troviamo di fronte a un’applicazione che fa uso di molti “servizi software”: IO si collega a server e a software prevalentemente della PA, scambiando con essi dati e informazioni potenzialmente sensibili del cittadino. Il rischio, dunque, non è tanto nell’app in sé, ma nei server a cui le informazioni sono trasmesse e nel livello di sicurezza da essi adottato. Entrare nel merito in questa sede è impossibile, ma quello della sicurezza di questi server è sicuramente un punto debole; pensiamo, per esempio, ai recenti casi imbarazzanti in cui è incorsa l’INPS. La privacy policy dell’app, inoltre, è lacunosa e apre alla possibilità che alcuni di questi dati siano trasmessi a server situati negli USA e, quindi, non ricadano nella sfera d’applicazione né del GDPR né del decaduto Privacy Shield, risultando così non protetti in alcun modo. Come se non bastasse, IO è stata letteralmente presa d’assalto i primi giorni di attivazione del cashback di Stato ed è emersa l’inadeguatezza dell’infrastruttura server sottostante per gestire l’enorme numero di richieste contemporanee. Il sistema generava messaggi di errore incomprensibili, sollevando miriadi di polemiche, un’insoddisfazione diffusa e minando la fiducia dei cittadini. Qualche giorno dopo la situazione si è normalizzata, ma il danno ormai era fatto.

Voto Immuni: 9

Voto IO: 4

4) L’ecosistema

Con “ecosistema” intendo tutto quello che fa da contorno alla parte tecnica/digitale: l’organizzazione necessaria al funzionamento della app stessa, la “componente umana” insomma. Qui iniziano i “dolori” seri. 

Fino a questo punto Immuni se l’è cavata molto bene, risultando quasi un gioiello tecnologico. Peccato che la componente umana sia stata, invece, un totale disastro. In tantissimi casi l’utente che ha scaricato l’app ed è poi risultato positivo al Covid-19 non è riuscito a ottenere dalle ASL competenti i codici da inserire per comunicare la propria positività. Al contrario è rimbalzato da un call center all’altro, con operatori disinformati, impreparati o vittime di un sistema che non li ha messi in condizione di operare adeguatamente. Queste mancanze sono state causa in larghissima parte del totale fallimento del contact tracing digitale, minando ulteriormente la fiducia nello strumento, vanificando così tutti gli sforzi dei cittadini e della parte “sana” dell’ecosistema stesso. Una vera disfatta.

IO ha vissuto invece due momenti distinti: prima e dopo il “cashback”. Al suo lancio, l’app è stata ignorata da gran parte della popolazione. L’applicazione era oggettivamente poco matura: stava iniziando a funzionare grazie ad alcuni servizi resi fruibili attraverso essa (come il Bonus Vacanze e il pagamento di bollettini), ma viaggiava “sotto i radar”, dal momento che ancora moltissime amministrazioni locali tardavano ad approdarvi, rendendola così poco più che una curiosità. Il cashback ha generato in pochissimi giorni 8 milioni di download, mettendo IO sotto i riflettori. Non solo: improvvisamente milioni di Italiani hanno installato un’app che portava con se grandi promesse: semplificare l’accesso alla PA, eliminare le code, ridurre i tempi d’attesa e snellire tutti i passaggi burocratici. Un sogno insomma, destinato a restare in buona parte tale, ma che rappresenta, comunque, un importante passo avanti verso la digitalizzazione.

Voto Immuni: 3

Voto IO: 6+

5) La comunicazione

Comunicazione e marketing sono sempre fondamentali anche per app gratuite e di Stato. Le polemiche attorno a Immuni hanno reso sicuramente più difficile una comunicazione efficace e adeguata, che poteva comunque essere gestita sicuramente meglio e con più attenzione. In tutti gli interventi pubblici del Presidente del Consiglio, Immuni non è mai stata menzionata ed è stata avviata una campagna di comunicazione poco efficace ed esaustiva. Il risultato è stato un numero di download molto più basso se paragonato a quello di app analoghe presenti in altri Stati vicini come la Germania. La voce dei detrattori è stata più forte e, a un certo punto, è parso quasi che il Governo italiano si arrendesse e abbandonasse l’app al proprio destino.

IO non ha avuto quasi nessuna campagna di comunicazione a eccezione della diffusione della notizia dei 150 euro di cashback. Una motivazione sicuramente forte per molti cittadini che, in quell’occasione, hanno scoperto l’esistenza della app e della promozione collegata. Qui l’errore è stato di abilitare la registrazione dei propri sistemi di pagamento (operazione indispensabile per attivare il rimborso) a ridosso del lancio del cashback, generando disservizi e polemiche. Il risultato è stato, in qualche modo, ugualmente “portato a casa”, ma gli spazi di miglioramento  sono davvero molto ampi. 

Voto Immuni: 4-

Voto IO: 5

Le mie conclusioni su Immuni e IO

Tirando le somme, queste app sono state un successo? 

La situazione attuale di Immuni è purtroppo desolante. IO se l’è cavata meglio, considerato che si tratta del primo passo di un’app che, grazie all’iniziativa del cashback di Stato, è oggi installata sui dispositivi di milioni di Italiani. 

Le cause dei fallimenti risiedono nella tecnologia? La risposta giusta è: solo in parte. 

Le origini dei problemi non vanno ricercate nelle app, ma principalmente nel contesto circostante: l’ecosistema con il fattore umano, le scelte politiche e la cattiva comunicazione. Anche le problematiche correlate all’eccessivo carico dei server potevano probabilmente essere arginate con una migliore gestione dei tempi e della comunicazione ai cittadini.

Non me la sento, in ogni caso, di condannare completamente l’operato dell’amministrazione pubblica. Nel nostro lavoro, per lo più con soggetti privati, ci è capitato tante volte di trovarci di fronte a problemi analoghi, a volte anche più gravi, e non sempre è stato facile spiegare ai nostri clienti dove erano realmente i problemi che, apparentemente, apparivano imputabili alle app che stavamo sviluppando per loro. 

L’insegnamento che possiamo trarre noi come sviluppatori di app in Synesthesia, ma valido in realtà per chiunque pensi di approcciarsi a questo mondo, è racchiuso proprio nel confronto tra i punti di forza e debolezza di IO e di Immuni con quelli che affrontiamo giornalmente nel nostro lavoro. Sto parlando dell’importanza del design e di una buona progettazione, la necessità di porre attenzione a tutti gli elementi dell’ecosistema (anche umano, sociale, culturale) in cui l’app dovrà funzionare e con cui dovrà interfacciarsi, e l’importanza d’investire correttamente nella comunicazione e nel marketing.

Immuni e IO rappresentano, comunque, i primi (tardivi) passi della PA verso la digitalizzazione. Nel complesso stanno andando nella direzione giusta, considerando la complessità della macchina pubblica e lo stato di arretratezza culturale e digitale del Paese.  Voglio esprimere quindi un cauto ottimismo che rappresenta forse più un auspicio soggettivo che un dato realmente oggettivo. 

Il periodo della pandemia sarà sicuramente ricordato come uno spartiacque per l’accelerazione della digitalizzazione anche della PA, un processo che dovrà necessariamente avvenire e che porterà inevitabilmente a un miglioramento della vita di tutti e della qualità del rapporto tra l’amministrazione pubblica e i cittadini.

Come nasce il progetto

Reale Group offre soluzioni e tutela a più di 4,5 milioni di clienti in campo assicurativo, bancario, immobiliare e dei servizi, evidenziando una solidità tra le più elevate del mercato.

L’obiettivo è quello di realizzare 4 applicazioni B2C destinate ai clienti di Reale Mutua Assicurazioni e Italiana Assicurazioni (per device Android e iOS) con React Native che siano in grado di supportare i propri assicurati durante tutta la fase di gestione del portafoglio polizze. 

Il rapporto che lega Reale Mutua ai propri clienti si basa sulla rete capillare di Agenzie distribuite sul territorio. Lo sviluppo dell’applicazione richiesta punta, tra le altre cose, a rendere più rapido e agevole il lavoro delle singole Agenzie.

Siamo stati scelti per:

Soluzione

Abbiamo preso parte alla realizzazione delle applicazioni B2C per Reale Mutua Assicurazioni e Italiana Assicurazioni dopo aver svolto un’analisi approfondita (soprattutto per quanto riguarda la parte di UX). Il team si è occupato di tutto il processo: dalla progettazione e design fino ad arrivare all’implementazione di tutta la filiera dello sviluppo, compresa la quality assurance.

L’approccio utilizzato è di tipo Agile, con un team Scrum. La Digital Factory di Reale Mutua Assicurazioni ha partecipato attivamente durante tutta la fase di sviluppo dell’applicazione e, prima di includerci nel progetto, aveva già avviato ricerche avanzate in materia di flusso, design e sviluppo. 

Abbiamo fornito loro un importante supporto anche per quanto riguarda la parte di UXD.

Il progetto è stato diviso in due wave:

Tra le funzionalità dell’app troviamo:

Nella wave 2 troviamo, inoltre, una sezione integrativa con altre piattaforme di monitoraggio della salute, come HealthKit o Google Fit, con l’obiettivo di raccogliere dati sulla attività fisica dell’utente al fine di riconoscergli eventualmente ulteriori bonus sulle polizze. Questa funzionalità rappresenta la novità più significativa rispetto alla wave 1.

Risultati

L’app è stata pubblicata a dicembre 2020. La wave 2 è stata confermata da parte di Reale Group con molta soddisfazione dopo la chiusura della wave 1 (novembre 2020). Le attività di sviluppo della wave 2 sono cominciate in contemporanea alla prima ondata del Coronavirus, per questo motivo il team di sviluppo ha lavorato in modalità smart working. Nonostante la distanza, il clima che ruota attorno all’ambiente di lavoro è stato molto positivo e collaborativo. Tutto questo ha favorito il nascere di soluzioni innovative che hanno soddisfatto il nostro cliente. 

Volete saperne di più su quello che facciamo e sulla parte di sviluppo App? Visitate la nostra area dedicata alle soluzioni Web, App, e-commerce.

Il 9 dicembre 2020 è stata inaugurata a Torino Green Pea, la nuova iniziativa imprenditoriale ideata dal fondatore di EATALY, Oscar Farinetti. 

Dopo l’esperienza di successo nel mondo del cibo, con il modello EATALY, Green Pea è un format che punta agli altri mercati: i beni che costituiscono la parte più corposa delle attività a consumo dell’essere umano, come l’energia, il movimento, il fashion, la casa e il tempo libero. 

L’iniziativa imprenditoriale prende avvio da Torino perché a detta dello stesso Oscar Farinetti: “Da Torino prendono vita tutte le cose innovative che hanno poi avuto successo in Italia e nel mondo”. 

Green Pea nasce con l’obiettivo di dimostrare che è possibile, da subito, acquistare prodotti e servizi di grande qualità e bellezza, costruiti in armonia con la Natura e funzionali a una forma di utilizzo davvero responsabile e sostenibile.  Green Pea trasforma il rispetto per l’ambiente in qualcosa che è anche bello. Non è solo una questione etica, ma anche un nuovo modo di percepire la qualità del prodotto, la bellezza e un mood positivo e responsabile in linea con gli stili di vita moderni.

Un’iniziativa imprenditoriale che, come EATALY, vuole portare l’eccellenza italiana nel mondo rappresentata da aziende leader nel loro settore e votate al rispetto della Natura in un ciclo di produzione e vendita equilibrato per costruire un futuro più bello, rispettoso e con un occhio allo spirito imprenditoriale italiano.

Le aziende all’avvio saranno per la quasi totalità italiane, con l’impegno e auspicio di coinvolgere anche compagnie straniere a patto che siano originali e in linea con i principi del manifesto di Green Pea. Il concetto di filiera raccontato da Green Pea costituisce una parte importante di tutto il progetto.

In questa iniziativa, sin da subito, è stata coinvolta Synesthesia. L’obiettivo: creare un’app mobile innovativa in grado di accompagnare in modo digitale il consumatore dentro la nuova esperienza di Green Pea, con elementi di semplicità e usabilità unici. Un touchpoint considerato da subito come uno dei punti di maggior rilievo del progetto di comunicazione della nuova iniziativa e del suo digital environment.

Synesthesia entra a far parte del progetto anche per il suo comportamento green. Adottiamo da sempre politiche aziendali di rispetto per l’ambiente, utilizziamo energia da fonti 100% rinnovabili, favoriamo l’economia circolare e l’inclusione sotto diversi punti di vista, non ultima la lotta al gender gap.

La app che è stata pubblicata già all’avvio del progetto per gli store mobile di Apple e Google è in ottica omnicanale un elemento del progetto stesso, una guida, un assistente, un “diario di viaggio” che tiene traccia della vita del consumatore nei vari “mondi” rappresentati da Green Pea, con un particolare riferimento all’ultimo livello denominato Otium dedicato al relax e al tempo libero. La app mobile è un punto di connessione tra la fisicità del punto vendita e la community che sarà creata intorno al nuovo brand del “pisello verde”. Una community che sarà protagonista di questa rivoluzione e che potrà partecipare alla vita del brand e alle tante iniziative che saranno messe a disposizione per gli iscritti in collaborazione con altri partner autorevoli, come A-World e Short Édition.

L’utente può creare il suo Profilo Green e migliorare i suoi comportamenti sostenibili giorno per giorno, diventando parte della community. Attraverso giochi di vario tipo potrà quindi guadagnare Green Pea Points. Grazie alla selezione quotidiana di news e mini storie l’utente potrà, inoltre, informarsi e rimanere in contatto con il brand e con il resto della community.

Synesthesia ha messo a disposizione del progetto un team mobile di eccellenza e dedicato, con oltre una decina di anni di esperienza nel campo dello sviluppo di applicazioni mobile innovative.

L’app Green Pea è realizzata integrando la tecnologia di A-World. La startup innovativa Italiana scelta dalle Nazioni Unite per la promozione dei Sustainable Development Goals tramite la campagna ACTNOW e ha sviluppato l’omonima app che premia le persone per i loro comportamenti sostenibili.

In questo modo, i clienti possono usufruire di contenuti sulla sostenibilità, imparare a misurare il miglioramento del proprio stile di vita, ottenere  riconoscimenti grazie alle proprie azioni Green e ai propri acquisti. Ogni azione è premiata con punti, badge e livelli, che si traducono in sconti e accessi a servizi dedicati.

L’app è poi Integrata con Short Édition: distributori automatici di mini storie, in italiano e in inglese. Un meccanismo tecnologico e poetico con cui scoprire narrazioni sui pensieri dei grandi filosofi greci, testi originali sul tema Green curati dalla Scuola Holden, pensieri dei GP Members e dei GP Partners. Attraverso l’app Green Pea tutti i GP Members potranno inviare i propri scritti, che diventeranno parte di questo progetto narrativo condiviso e saranno distribuiti ai visitatori. 

Nella app dal lancio trovano spazio: il manifesto di Green Pea, la presentazione dei partner, l’interazione con A-World e molte altre funzionalità che via via cresceranno per arrivare nel giro di poco tempo a definire il touch point mobile completo del mondo Green Pea.

Dalle parole del fondatore e Presidente di Synesthesia Francesco Ronchi: “Siamo onorati di far parte di questa esperienza, innovativa e autorevole sia per la nostra città sia per il mondo imprenditoriale internazionale. Noi veniamo dal mondo della tecnologie e dell’innovazione e abbiam sempre fondato la nostra azione sul rispetto, sulla sostenibilità e sulla qualità della vita, partendo dai nostri team di lavoro fino ad arrivare al rapporto con il territorio e con i nostri clienti e partner. Comunichiamo i nostri valori anche con iniziative che vanno oltre il nostro core business. Adottiamo energie green, favoriamo lo smart working e l’utilizzo di sistemi green anche per la realizzazione dei nostri eventi di divulgazione”.


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I benefici dell’App Economy nell’Unione Europea sono davvero molteplici. I Mobile App Store, in particolare, hanno avuto un impatto piuttosto positivo sull’economia dell’UE portando nel 2019, in termini di valore aggiunto, un + 0,4% del PIL europeo; generando più di 1 milione di posti di lavoro; connettendo gli utenti agli sviluppatori senza alcun tipo di intermediazione con una conseguente riduzione dei costi di transizione; aumentando la fiducia e la sicurezza dei consumatori attraverso piattaforme affidabili.

Le piattaforme come gli App Store tuttavia pongono anche dei limiti, legati alla poca trasparenza dei processi e alla chiusura verso l’esterno, che possono limitare la concorrenza e danneggiare le piccole e medie aziende. Anche per questo l’UE ha introdotto nuove direttive con maggiori tutele.

L’app economy ha modificato in maniera radicale il modo di pensare di molte imprese nel corso degli ultimi anni. Sicuramente sono cambiati i modelli di business delle aziende che hanno fatto degli Store il loro principale strumento di distribuzione e vendita, legandosi fortemente a queste piattaforme per la distribuzione dei contenuti e la fruizione dei propri servizi. Possiamo affermare con certezza che i Mobile App Store hanno avuto un impatto piuttosto positivo sull’economia dell’UE nel 2019, incidendo su alcuni aspetti dell’economia europea, incidendo sulla crescita del PIL europeo con un + 0,4% e con nuovi posti di lavoro per più di 1 milione di persone che lavorano nell’industria del digital e delle app.

La maggior parte delle app nascono per semplificare i servizi offerti ai consumatori. Ikea Place App per esempio utilizza la realtà aumentata per consentire all’utente di visualizzare i mobili nella sua casa prima dell’acquisto. In futuro le app e le soluzioni digitali saranno sempre più integrate e relazionate con i servizi e i prodotti  fisici. L’emergenza Covid-19 ha sicuramente accelerato questo processo, basti pensare alla vertiginosa crescita dell’e-commerce e della fruizione degli eventi digitali. Nell’ultimo periodo in Europa abbiamo assistito a una rapida crescita della spesa dei consumatori in app (+ 19% nel 2019 rispetto all’anno precedente) dipendente proprio dalla crescita di questi fenomeni (commercio elettronico e altri servizi).

Nelle interviste condotte durante lo studio realizzato da Deloitte in questo ambito gli sviluppatori di app hanno affermato che le future innovazioni delle app non verranno dallo sviluppo dell’hardware ma dal lato del software: a oggi le piattaforme mobile hanno raggiunto un elevatissimo livello di raffinatezza e non ci aspettiamo cambiamenti che possano rivoluzionare la fruizione nel breve. Il software e i servizi sono sicuramente la chiave su cui si giocheranno le prossime innovazioni, insieme alla sempre maggiore integrazione con con altri ambiti come gli smart devices e l’Internet of Things. Grazie a queste innovazioni possiamo aspettarci che il valore creato dalle app mobile nell’Unione Europea continuerà a crescere negli anni a venire.

Per saperne di più, è possibile consultare questo report realizzato da Deloitte all’interno del quale vengono analizzati i risultati dell’App Economy nell’Unione Europea con interessanti spunti di riflessione.


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