[Riproponiamo il post del blog pubblicato da EcommerceGuru.it il 17 novembre 2023]
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Ileano, come opera “Synesthesia Commerce” e da dove nasce l’idea di creare una divisione dedicata ai progetti e-commerce?
“Synesthesia Commerce” è la nostra divisione specializzata in progetti e-commerce ed è stata creata con l’obiettivo di sfruttare le opportunità offerte dal mondo dell’e-commerce per espandere e migliorare la nostra presenza sul mercato. L’idea di creare questa divisione è nata dalla crescente importanza dell’e-commerce nel panorama commerciale moderno.
L’evoluzione della tecnologia e delle abitudini di acquisto dei consumatori ha reso evidente a tutti che l’e-commerce rappresenta una parte essenziale del futuro del commercio. Abbiamo, quindi, deciso di creare una divisione dedicata a questo settore per concentrare le nostre risorse e competenze su progetti e sfide legate a questo mondo.
Parliamo un po’ di quello che sta accadendo nel mondo delle vendite online. Come sta cambiando lo scenario? Quali sono, secondo te, le innovazioni più significative che occorre tenere d’occhio nei prossimi mesi?
Il mondo delle vendite online è in costante evoluzione e, negli ultimi anni, abbiamo assistito a cambiamenti significativi. Si tratta di cambiamenti che sono alimentati da una combinazione di avanzamenti tecnologici, spostamenti nei comportamenti dei consumatori e una crescente concorrenza nel mondo online.
Una delle tendenze più rilevanti che stiamo osservando, per esempio, è l’ampia adozione dell’intelligenza artificiale (IA) e dell’apprendimento automatico. Entrambe le tecnologie consentono una personalizzazione più avanzata, basata sui comportamenti passati dei clienti e migliorando l’efficienza dei processi interni, come la gestione degli stock e il servizio clienti.
Un altro fenomeno molto interessante a cui stiamo assistendo è rappresentato dalla crescita significativa del commercio conversazionale. Chatbot e assistenti virtuali stanno diventando parte integrante delle strategie di e-commerce, migliorando notevolmente l’interazione con i clienti e offrendo assistenza istantanea per rispondere alle domande e alle esigenze dei clienti in tempo reale.
Tra le innovazioni più significative che stanno rivoluzionando questo settore vorrei, poi, aggiungere anche il mobile commerce. Oggi sempre più persone fanno acquisti tramite dispositivi mobile. In futuro sarà, quindi, sempre più essenziale ottimizzare l’esperienza dell’utente, garantendo che i siti web siano reattivi e facili da navigare, anche su schermi di dimensioni più ridotte. Molti grandi player si sono già mossi da tempo in questo senso.
Il miglioramento dell’esperienza d’acquisto sicuramente avrà importanti ripercussioni sia per quanto riguarda l’adozione di nuovi metodi di pagamento digitali e criptovalute (questo comporta che tutte le aziende dovranno essere pronte ad accettare una varietà di opzioni di pagamento per soddisfare le preferenze dei clienti sempre più esigenti), sia per quanto riguarda il coinvolgimento e le interazioni dell’utente durante questa fase d’acquisto.lLa realtà virtuale (e la realtà aumentata stanno diventando sempre più accessibili e richieste dal mercato).
Arriviamo, quindi, alla logistica. Negli ultimi anni i tempi di consegna si sono notevolmente ridotti. Avere, quindi, una catena di approvvigionamento efficiente e una logistica affidabile è fondamentale per garantire che i prodotti raggiungano i clienti in modo puntuale.
Tutto questo, infine, è reso possibile grazie a un’analisi e gestione efficace dei dati. Avere una comprensione sempre più approfondita dei comportamenti dei clienti è fondamentale per guidare con tempestività le nostre decisioni e adattare le nostre strategie per soddisfare le esigenze sempre più imprevedibili dei consumatori.
Come si sta muovendo Synesthesia in questi ambiti?
Stiamo adottando una serie di iniziative concrete per implementare e potenziare i punti chiave menzionati in precedenza per comprendere in modo più approfondito le esigenze specifiche di ciascun cliente e rafforzare le nostre capacità di analisi per raccogliere dati più precisi per sviluppare strategie sempre più personalizzate. Per far questo continuiamo a investire nella formazione e nello sviluppo del nostro team per rimanere aggiornati sulle ultime tendenze e tecnologie nel campo dell’e-commerce per offrire soluzioni end-to-end.
La nostra rete di partner e collaboratori è in costante crescita e questo ci consente di poter accedere a competenze sempre più specializzate. Stiamo implementando strumenti di comunicazione avanzati e procedure di feedback più strutturate per garantire una comunicazione aperta e continua con i nostri clienti rispondendo in modo efficace e tempestivo alle loro esigenze.
Abbiamo implementato una metodologia di misurazione dei risultati più avanzata, che ci consente di monitorare costantemente le prestazioni dei nostri clienti e apportare aggiustamenti immediati quando necessario. Stiamo, inoltre, promuovendo una cultura interna focalizzata sul raggiungimento dei risultati come obiettivo primario.
Insieme al tuo team aiutate le aziende, anche le più ambiziose, a raggiungere i loro obiettivi di business nel settore delle vendite online, con servizi di consulenza personalizzati in tutte le fasi del processo, quali sono le caratteristiche e le peculiarità che contraddistinguono il modo di lavorare del tuo team?
Il nostro team si distingue per una serie di caratteristiche e peculiarità e alcuni dei tratti distintivi del nostro modo di lavorare includono:
- Approccio personalizzato
Siamo consapevoli che ogni azienda è unica con esigenze specifiche. Il nostro team adotta un approccio personalizzato per ogni cliente, analizzando attentamente le loro sfide, obiettivi e risorse disponibili. Questo ci consente di sviluppare strategie e soluzioni su misura.
- Competenza tecnica
Il nostro team è composto da esperti nel campo dell’e-commerce, con una vasta conoscenza delle migliori pratiche, delle ultime tendenze tecnologiche e delle sfide specifiche del settore. Questa competenza ci consente di fornire consulenza informata e soluzioni basate su dati concreti.
- Collaborazione e comunicazione
Poniamo un’enfasi particolare sulla collaborazione aperta e la comunicazione efficace con i nostri clienti. Siamo sempre disponibili per ascoltare le loro idee, rispondere alle domande e adattare le strategie in base ai loro feedback.
- Focus sui risultati
Il nostro obiettivo principale è aiutare le aziende a ottenere risultati tangibili. Lavoriamo instancabilmente per massimizzare le vendite, ottimizzare le conversioni e migliorare l’efficienza operativa per garantire il successo dei nostri clienti nel lungo termine.
- Agilità e adattabilità
L’ambiente dell’e-commerce è in continua evoluzione, e il nostro team è agile e adattabile. Siamo pronti a modificare le strategie e le tattiche in base ai cambiamenti del mercato e delle esigenze dei clienti.
- Approccio olistico
Consideriamo tutte le fasi del processo di e-commerce, dall’acquisizione dei clienti alla gestione dell’inventario, dalla piattaforma alla logistica e alla consegna. Questo approccio olistico ci consente di identificare opportunità di miglioramento in ogni area del processo.
- Misurazione e Ottimizzazione Continua
Utilizziamo metriche e analisi avanzate per valutare costantemente le prestazioni e identificare aree di miglioramento. Questo ciclo continuo di misurazione e ottimizzazione ci permette di garantire che le strategie siano sempre allineate agli obiettivi aziendali.
Quali sono le 3 cose che una azienda deve sapere per agire in modo corretto nelle vendite on line?
Agire in modo corretto nelle vendite online richiede una comprensione approfondita di diversi aspetti. Prima di iniziare a vendere online, è fondamentale comprendere chi è il tuo pubblico di riferimento: devi conoscere i tuoi clienti ideali, le loro preferenze, i loro bisogni e le loro abitudini di acquisto. La creazione di profili dettagliati dei clienti (buyer personas) ti aiuterà sicuramente a indirizzare la tua strategia di marketing e offrire prodotti e servizi che rispondano alle loro esigenze.
In secondo luogo, direi, scegliere una piattaforma di e-commerce più adatta al proprio business è fondamentale: vengono valutate attentamente le diverse opzioni disponibili e considerati aspetti come la scalabilità, la personalizzazione, la sicurezza dei pagamenti e l’integrazione con altri strumenti aziendali. Per ottenere il massimo valore dalla tua strategia, infine, è essenziale raccogliere e analizzare dati pertinenti a livello strategico. Questo significa andare oltre le metriche di base e comprendere come i dati influenzano le decisioni a livello aziendale. L’analisi dei dati può aiutare a identificare le tendenze a lungo termine, comprendere il comportamento dei clienti e adattare la strategia in modo mirato.
È importante sottolineare che la strategia online non è un processo statico ed è, quindi, necessario adottare un approccio di miglioramento continuo basato sui dati raccolti. Monitorare costantemente le metriche chiave, identificare aree di debolezza e apportare aggiustamenti è cruciale per rimanere competitivi e adattarsi ai cambiamenti nel panorama dell’e-commerce. La tua strategia dovrebbe essere coesa e integrata con altri aspetti del business. Questo significa allineare gli obiettivi di marketing online con gli obiettivi aziendali globali e garantire che l’analisi dei dati contribuisca a una visione complessiva della performance dell’azienda.
Synesthesia attraverso una consulenza completa in ambito e-commerce può aiutare la tua azienda a raggiungere i propri obiettivi di business. Si prende cura delle tue idee e delle tue esigenze, offrendo soluzioni commerciali di tendenza sul mercato delle vendite online, per supportare la tua crescita e offrirti la massima efficienza. Contattaci per avere maggiori informazioni.
Maurizio, Marcopolo è una realtà molto particolare nel panorama della comunicazione torinese e non solo. Un’attività consolidata che è attiva da molti anni e che è riuscita a rimanere sempre a un altissimo livello, crescendo e adattandosi alle esigenze che il mercato richiede. Qual è il vostro metodo? Che tipo di strategia avete attuato per ottenere questo tipo di posizionamento?
Io sono un imprenditore di prima generazione, ma di tardiva vocazione. Prima di “mettermi in proprio” ho lavorato quasi quindici anni in una multinazionale leader mondiale nella meccanica di precisione, SKF, che in quegli anni si era da poco fusa con la RIV di Villar Perosa. Essermi formato in un simile contesto, che già allora riteneva innovazione e cultura d’impresa fondamentali per la crescita, ha sicuramente influenzato anche il modo in cui ho indirizzato la crescita e lo sviluppo di Marcopolo.
Oggi i pilastri su cui si poggia la nostra Agenzia sono due, che possono apparentemente sembrare in antitesi l’uno con l’altro, ma che in realtà ci mantengono in equilibrio: la continuità e l’innovazione.
La prima è fondamentale in un mercato in continua evoluzione ma sempre alla ricerca di certezze come quello del business to business; la seconda, sia che significhi stare al passo con le innovazioni dei nostri clienti, sia che implichi l’essere noi a stimolare loro a utilizzare strategie e strumenti innovativi per promuovere se stessi e i propri prodotti, è cruciale per restare contemporanei e “sul pezzo”.
Ecco la nostra strategia: empatia, formazione continua, un team che è un mix ben bilanciato di professionisti giovani e curiosi e figure cruciali di esperienza. Inoltre, la scelta di abbracciare il metodo del Design Thinking nello sviluppo dei nostri progetti, che portiamo avanti da qualche tempo e che stiamo cercando di rendere sempre più consistente, contribuisce a posizionarci in modo ancora più netto.
Il mondo del digitale con le mille rivoluzioni che lo contraddistinguono ha cambiato il modo di lavorare delle agenzie, ma soprattutto la relazione con i partner e i clienti. Come si è mossa Marcopolo in questo senso? Come ha davvero cambiato il vostro modo di stare sul mercato e di lavorare?
In effetti in trent’anni di vita di agenzia ne abbiamo viste forse anche più di mille di rivoluzioni digitali; basti pensare che quando iniziammo, nel 1993 mandavamo una newsletter via fax che si chiamava MEMEX, dal nome del primo tentativo di realizzare una macchina per ipertesti ed utilizzavamo le BBS (Bulletin Board System) per scambiarci file con i colleghi! Una cosa però è rimasta la stessa in mezzo a tutti questi cambiamenti: la nostra curiosità.
Il desiderio di approfondire ogni novità, provare a comprenderla e gestirla, ci ha permesso di gestire in modo consapevole il cambiamento. Prendiamo per esempio quanto sta accadendo con l’AI: noi siamo interessatissimi all’argomento, ma non ce ne lasciamo soverchiare e cerchiamo di ricordarci che, fondamentalmente, si tratta “semplicemente” di un meraviglioso nuovo strumento, utile a realizzare i progetti che definiamo insieme ai nostri clienti.
Il creare un rapporto di fiducia con loro, l’essere riconosciuti come consulenti affidabili e competenti è ciò che conta di più. Per questo abbiamo scelto di formarci in ambito Design Thinking e co-progettazione e di lavorare sempre più in sinergia con loro, tenendo in alta considerazione i loro bisogni reali. Poi, per cercare di sfruttare al massimo tutto il potenziale del digitale, ci formiamo continuamente e ci facciamo supportare da professionisti verticali, alcuni dei quali sono entrati nella nostra Factory, che ci possono aiutare a individuare e gestire al meglio i tool più adatti al raggiungimento dell’obiettivo prefissato, integrando le nostre competenze interne.

Ogni agenzia dice che è bravissima a fare tutto. Forse questa non è la filosofia giusta. Ma l’approccio commerciale spesso richiede anche questo tipo di “comunicazione”. Marcopolo nel tempo si è invece contraddistinta per la ricerca di ambiti di innovazione ed eccellenza. Questo approccio è premiante? Quali sono secondo te le caratteristiche che vi permettono di fare davvero la differenza?
Noi non siamo specializzati in un’attività, ma in un settore. È quello il nostro segreto.Nel 2025 andrà in pensione un dipendente di Marcopolo che ha lavorato con noi dal 1994, Alberto.
Dal 1998 il suo ruolo è quello di Project Manager. Ci tengo a sottolinearlo perché il fatto che Marcopolo si sia dotata di una figura “ponte” come quella del PM già in quegli anni, dominati dalla “sacra trimurti” account+art+copy, è indicativa dell’importanza che per noi ha sempre rivestito il costruire una relazione più approfondita per il cliente. Una relazione che ha come perno un responsabile di progetto (il PM appunto) e che si basa su una profonda comprensione del prodotto, essenziale per chi come noi lavora per il settore del business to business.
Content management rigoroso + collaborazione continua con il cliente + creatività. Ecco cosa ci permette di fare davvero la differenza.
Maurizio sappiamo che per te la componente umana e di relazione è fondamentale. Anche l’idea di creare il Circolo del Design da zero va in questa direzione. Nella tua attività professionale, negli anni, a cosa ha preferito dare priorità?
In realtà, oltre all’entrare in relazione con l’altro, è l’atto del costruire insieme che su di me esercita un fascino irresistibile! Condividere un progetto, collaborare per realizzarlo, impegnarsi in prima persona per il raggiungimento di obiettivi collettivi. Questi elementi sono alla base del mio modo di vivere e di agire fin dall’infanzia; basti pensare che, da bambino, con mia sorella avevamo costituito un’associazione a cui avevamo associato i vari elettrodomestici della casa!
Per questa ragione è per me difficile scindere fra vita privata e attività professionale, quando si parla di questi concetti. E, allo stesso modo, è impossibile stabilire priorità. Il contributo che ho sempre cercato di dare in questo senso, nella comunità cristiana prima e nella politica poi, si è semplicemente in questa fase di vita convogliato nell’ambito del terzo settore e dei corpi intermedi imprenditoriali.
Venendo al Circolo è importante sottolineare che, di certo, non ho mai fatto nulla da solo: il Circolo ha più di cinquecento soci, un un consiglio direttivo composto da quattro persone e una Direttrice con un team di sei professionisti a disposizione!
Io ho semplicemente dato la spinta iniziale, sull’onda di un entusiasmo che è frutto più di un mio personale (e inevitabile) modus vivendi che di un razionale modus operandi imprenditoriale.
Veniamo al rapporto con Synesthesia. Come è nata questa collaborazione e cosa ti aspetti dal futuro? Ci sono ambiti in cui pensi che possa nascere qualcosa di particolarmente interessante e stimolante per entrambe le strutture?
Il rapporto con Synesthesia è nato conoscendo Francesco Ronchi a una cena. Sapete com’è fatto Francesco: il giorno dopo nella mail già avevo la proposta di partecipare a una gara per una occasione che si era verificata con un cliente in Emilia-Romagna! La gara finì in nulla dal punto di vista commerciale, ma segnò l’inizio di un rapporto che si è mantenuto negli anni. Da allora sia Synesthesia che Marcopolo sono cresciute e si sono andate definendo sempre meglio, per posizionamento e approccio. Ci siamo sempre guardati con reciproca stima e credo che sia stato proprio questo a spingerci ad avviare questa partnership.
Desideriamo contribuire apportando la nostra profonda conoscenza di un settore di mercato il cui desiderio di raccontarsi e comunicare è potenzialmente in enorme espansione. Insieme alla vostra specializzazione verticale sui tools digitali credo potremo fare grandi cose e io non vedo l’ora di iniziare.
Grazie Maurizio!
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
Intervista a cura di Francesco Ronchi (Presidente e Founder di Synesthesia).
Marco, com’è nata l’idea di LGP1?
“LGP1 sta per “Let’s Go Player 1”. Si tratta di un progetto che ha avuto un percorso piuttosto lungo. Già nel 2019 mi era venuto in mente di fare qualcosa nel campo degli e-Sports. Mi sono sempre interessato ai Reality Shows come modello di esperimento sociale e forma di intrattenimento. Mi sono poi chiesto se tra i vari format che sono presenti in giro c’era qualcosa di interessante per i giovani ed è per questo motivo che abbiamo deciso di focalizzare la nostra attenzione sui videogiochi.
Inizialmente il progetto era nato con il nome di “Yalla Player 1”. A quei tempi volevamo dare vita a un contenuto digitale che avesse nello stesso tempo anche un impatto sociale e volevamo girare a Dubai un reality show, una specie di X-Factor sugli e-Sports. Tutto si concentrava su delle squadre miste che dovevano progredire all’interno del mondo mediorientale dei videogiochi. Purtroppo non siamo riusciti a farlo per tutta una serie di ragioni. Il modello stesso degli e-Sports, per esempio, risultava problematico: non era possibile fare un contenuto che non fosse commerciale. Abbiamo dovuto, pertanto, stravolgere la nostra idea e concentrarci su una piattaforma interattiva in cui si integra, da una parte il reality show e dall’altro lato una piattaforma di tornei gamificata”.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una straordinaria evoluzione nel settore del gaming. In molti hanno incominciato a interessarsi all’argomento, non solo imprenditori, ma anche i media. Quindi, è molto interessante l’idea di trasformare gli e-Sports in un reality. In che modo il pubblico viene coinvolto in questa piattaforma?
“Il pubblico viene coinvolto costantemente. I competitor arrivano direttamente dal pubblico. Sono proprio i componenti del pubblico che possono far parte dello show. Per cui, da quel punto di vista, siamo molto democratici, ma non solo. Durante ogni puntata e nel corso di ogni stagione ci sarà un continuo ripescaggio dal pubblico all’interno delle fila dei tornei: il pubblico dovrà sia votare l’eliminazione, sia scommettere su chi sono i vincitori e a un certo punto dovrà addirittura indovinare chi sarà il traditore della squadra vincente. In questo modo è possibile quindi interagire anche con altri spettatori e partecipanti del torneo. Se indovini la scommessa e, quindi, il voto, vieni ripescato per far parte tu stesso del torneo. Tutto avviene da remoto, quindi c’è un continuo rimescolarsi tra i personaggi e le star. C’è immedesimazione e coinvolgimento. Tutto è intercambiabile. LGP1 è l’unica piattaforma dove il pubblico diventa eroe”.

Questa è la vera rivoluzione di LGP1. Tutto questo è possibile grazie alla piattaforma che abbiamo sviluppato insieme. Quali saranno i giochi disponibili per questa piattaforma oggi e nel futuro?
“La piattaforma di per sé si comporta come un framework, una cornice. Cominciamo con CS:GO che nonostante abbia già 12 anni rimane l’e-Sport più popolare al mondo. Vogliamo cominciare con questo gioco perché è più facile da capire e ci teniamo ad avere un prodotto che abbia anche un crossover appeal anche per un pubblico che non è necessariamente costituito da esperti di videogame. Vogliamo poi espanderci anche su altri e-Sports come League of Legends, che è molto popolare in Italia”.
Tra l’altro ti confesso che quando il nostro team ha testato la piattaforma si è divertito tantissimo. È stato un momento veramente bello perché in Factory avevamo 30 sviluppatori che erano lì per giocare. Hanno fatto una vera e propria festa, un po’ come un tempo si facevano i lan party dove si giocava tutti insieme. Perché hai scelto Synesthesia come partner per la realizzazione di questo progetto così importante?
“Bisognava trovare un partner che sapesse tradurre idea intangibile che avevo in testa in una realtà funzionante, che fosse solida.
Synesthesia è stata la nostra scelta logica non solo per le sue capacità tecniche, ma anche per la sua capacità di arricchire le esperienze digitali con degli aspetti umani ed emozionali. È stata, dunque, una scelta logica”.
Grazie Marco per queste parole. Per noi il contatto umano conta tantissimo. Si tratta di uno dei grandi aspetti che ci contraddistingue oltre, ovviamente alla competenza tecnica. Ci puoi raccontare quindi come sono andate poi le cose? Sei contento del lavoro svolto?
“Sono contentissimo per quello che è stato fatto. Ho un rapporto eccellente con molti membri del team di Synesthesia e non avrei potuto sperare di trovare un partner migliore, più competente, lungimirante e supportante di Synesthesia”.
Proviamo a guardare al futuro. Quali evoluzioni vedi per questa piattaforma?
“Vogliamo che questo progetto sia il più sostenibile possibile. Ovviamente immaginiamo di scalare e di crescere in modo modulare nel tempo. Abbiamo finalmente un POC (proof of Concept). A breve faremo poi un evento pilota che utilizzeremo per una campagna di crowdfunding e a breve lanceremo la prima stagione. Si tratta di stagioni molto brevi che ci consentono di impare molto in fretta. Contiamo quindi di espanderci abbracciando altri e-Sports (come detto prima, per esempio, tra 6-9 stagioni avremo già un’offerta su League of Legends e su altri videogiochi). Nel frattempo avremo implementato anche feature di interattività un pochino più avanzate (per es. individuare il traditore).
Bene, bene. Un’ultima domanda. Tu sei un imprenditore seriale. Questo è uno dei tanti progetti che stai portando avanti e che ti contraddistinguono. Ci puoi raccontare qualche altro progetto che hai nel cassetto?
“Un amico mi ha definito un imprenditore di massa, non solo seriale. In questo momento sto lanciando altre due startup. LGP1 sarebbe il mio terzo progetto nel mondo dei videogiochi. Il primo è stato lanciato due anni fa. Adesso sto lanciando un progetto che si chiama CRYPTO CHRONIC che è un videogame casual basato su tecnologia cryptografica e consente di guadagnare mentre si gioca cercando di rivoluzionare il concetto dei Pokemon e dei Tamagotchi. Poi sto facendo qualcosa di totalmente differente nel settore del food tech. Il progetto si chiama We cook ed è dedicato a cuochi che vogliono incrementare il loro business,noi gli forniamo tutte le infrastrutture digitali e fisiche. Tutto questo lo sto facendo perché il mio sogno è lavorare nel venture capital. Questo penso sia l’aspetto più nobile del capitalismo: trasformare un’idea astratta in una cosa tangibile è estremamente motivante ed edificante per me”.
Grazie Marco. Ti faccio un grosso in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti! Speriamo di lavorare insieme per i tuoi progetti futuri e rimanete sintonizzati per la prima stagione di LGP1.
“Grazie a voi. Grazie Francesco per avermi aiutato a concretizzare questo sogno”.
Vuoi saperne di più sul progetto LGP1? Visita il nostro portfolio qui!
Federica e Anas, oggi siete Software Engineer in Belka. La vostra storia è legata al mondo di React Native. Ricordate quando tutto questo ha avuto inizio?
Federica: “Ho conosciuto React Native proprio in Synesthesia! È stato il primo linguaggio che ho usato per lavoro e mi ha incuriosito molto poter sviluppare applicazioni sia per Android sia per iOS con una sola codebase. Ho visto subito l’enorme potenzialità di questo framework e le analogie con React mi hanno portata a sviluppare sia su web sia su mobile”.
Anas: “Tutto cominciò due anni fa quando durante le vacanze di Natale decisi un po’ per gioco di imparare questo framework. Pensavo che mi sarebbe bastato seguire qualche video su YouTube. Ovviamente non è così che funziona, allora decisi di iscrivermi al Frontend Master e di seguire il corso di Kadi Kraman. Dopo settimane di corsi ed esperimenti ho avuto l’opportunità di lavorare su un progetto vero e proprio in Belka e da lì mi sono innamorato di questo framework”.
Stiamo per inaugurare React Native Heroes. Che cosa vi aspettate da questa prima edizione?
Federica: “Sono molto contenta di incontrare altri developer a Torino che utilizzano React Native! Giusto il mese scorso siamo stati ad App.js a Cracovia, conferenza dedicata a React Native organizzata da Software Mansion ed Expo. Per React Native Heroes devo solo fare un viaggio di mezz’ora per incontrare la community e scambiare opinioni, idee e consigli con altri dev di tutta Italia”.
Anas: “Nonostante sia la prima edizione mi aspetto una grande partecipazione all’evento. Onestamente non vedo l’ora di avere l’opportunità di parlare, imparare e confrontarmi con la community italiana di React Native”.
Il vostro talk si intitola “DESIGN SYSTEMS IN REACT NATIVE: A STORYBOOK APPROACH”. Ci potete già svelare qualche anticipazione?
Federica: “Abbiamo diviso il talk in due parti: nella prima andiamo a definire cosa è un design system e il lavoro che abbiamo fatto come team per standardizzare il processo di sviluppo per questo tipo di progetti. Nella seconda andremo ad analizzare le potenzialità di Storybook e di come può essere utilizzato in React Native. Siamo molto entusiasti di portare fuori da Belka il lavoro che abbiamo fatto come team per creare uno standard da seguire per i progetti dedicati ai design system. È stata una sfida per noi e spero che il risultato che abbiamo ottenuto possa essere utile alla community per affrontare una situazione simile”.
Anas: “Racconteremo la nostra esperienza con i design system in Belka: in particolare parleremo di cosa sono, quando ha senso crearne uno per il tuo prodotto, di come abbiamo standardizzato alcuni processi e quali concetti possiamo riutilizzare dal mondo web. Ci focalizzeremo anche su Storybook e su come sia un tool fondamentale durante lo sviluppo di un design system”.
Qual è il vostro personale approccio all’utilizzo di React Native?
Federica: “Utilizzo il framework per lo sviluppo di applicazioni mobile, per Android e iOS. Dedico sempre un occhio di riguardo allo sviluppo delle interfacce e dei temi delle applicazioni e trovo molto interessante risolvere le diversità di layout tra i due sistemi operativi. Da un anno a questa parte utilizzo Expo e la mia developer experience è decisamente migliorata. Non può essere utilizzato in tutti i casi, soprattutto se l’app richiede delle funzionalità native, ma semplifica di molto lo sviluppo e i rilasci delle applicazioni negli store”.
Anas: “Al momento ho avuto l’opportunità di utilizzare React Native solo per sviluppare applicazioni per Android e iOS, però nonostante qualche limite, c’è la possibilità di creare prodotti anche per web, Windows, macOS, Android TV, tvOS e molti altri ancora. Ora che Apple ha presentato Vision Pro e visionOS sono molto curioso di sapere come questo framework si adatterà a questo tipo di interfacce”.
Come pensate che cambierà l’approccio a questo framework nel futuro?
Federica: “Sono convinta che in un futuro non troppo lontano React Native verrà usato anche per lo sviluppo web in maniera molto più semplice e con meno limitazioni rispetto ad ora. Da una sola codebase potremo creare applicazioni in due diversi ecosistemi: web e mobile. Sia Expo che React Native stanno facendo un enorme lavoro nell’ultimo anno per rendere le “universal app” una realtà”.
Anas: “Secondo me React Native sarà sempre più simile al cugino React. A tal punto che si utilizzerà senza alcuna limitazione un solo framework per entrambe le piattaforme: web e mobile. La community è molto attiva e grazie anche al grande lavoro che stanno portando avanti, credo che in futuro sia le performance sia l’ecosistema di questo framework miglioreranno esponenzialmente”.
Grazie a Federica e Anas per aver risposto alle nostre domande e per il vostro tempo. Non vediamo l’ora di vedervi in azione sul palco di React Native Heroes!
Grazie a voi!
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni. Intervista a cura di Luca Greco (Copywriter di Synesthesia).
Lorenzo, la tua storia è legata a quella di React Native. Da anni sei un Senior Software Engineer in Microsoft. Ci racconti un po’ di te e del tuo percorso?
“Sono sviluppatore in Microsoft da tre anni e React Native Maintainer da cinque. Ho iniziato il mio percorso come Maintainer di React Native che ero già qui a Londra nel circuito delle startup e in quel periodo lo stavo facendo in maniera completamente volontaria fuori dall’orario di lavoro.
Successivamente, sono passato a una società di consulenza americana dove è iniziato a diventare parte integrante delle mie responsabilità, fino a quando sono entrato in Microsoft. Da questo momento in poi, ho iniziato a lavorare su React Native in modalità full time. Attualmente il mio lavoro è quello di rendere React Native il miglior tool possibile per le necessità di Microsoft e la community in generale – ed essere un Maintainer del progetto stesso mi abilita a farlo al meglio”.
Stiamo per inaugurare React Native Heroes. Che cosa ti aspetti da questa esperienza?
“Penso che sia un’ottima domanda. Io ho fatto il Politecnico a Torino e poi dopo un anno e mezzo di lavoro mi sono trasferito a Londra. Prima della pandemia, qui a Londra c’era quasi un meetup a settimana solo per JavaScript. In generale, la comunità degli sviluppatori qui era talmente attiva che una delle battute con dei miei amici era che, se uno avesse voluto sarebbe riuscito a sopravvivere di pizza ogni sera andando sempre ad un meetup diverso. A Torino invece, che io sappia, c’erano solo due piccole community. Ricordo bene che ne esisteva una che si chiamava TorinoJS.
Mi aspetto che da allora le cose siano cambiate anche un po’ qua; in questo senso questa conferenza me la immagino come l’onda di un sonar che viene inviata per capire cosa ci sia effettivamente nella comunità italiana degli sviluppatori JavaScript, React e React Native. Adesso che sono lontano è difficile capire quanto effettivamente questo software sia usato nel panorama italiano e non vedo l’ora di parlare con le altre persone alla conferenza e imparare dalle loro esperienze”.
Ci puoi anticipare qualcosa sul tuo talk “THE WORK THAT YOU DON’T SEE”?
“Il mio talk nasce dal desiderio di spiegare quanto React Native non sia solo quello che uno vede al primo colpo d’occhio.
Quando ci si approccia a React Native, se uno apre la repository su GitHub, nello specchietto laterale non c’è un linguaggio dominante, ma ce ne sono addirittura sei diversi e questa complessità può intimorire. Non solo quello: di solito, quello che succede quando si fa una nuova release è che si annunciano le feature nuove, quelle più esaltanti, quelle che spingono lo sviluppatore a fare un upgrade.
Però c’è anche tutta una serie di altri processi e lavori in corso dietro le quinte e nel mio talk voglio puntare i riflettori proprio su questi avvenimenti, che sono fondamentali per la salute del progetto. È un po’ come se stessimo rifacendo le fondamenta di una casa senza che nessuno degli abitanti se ne accorga. Di tanto in tanto, secondo me, è anche importante celebrare le cose che di solito non vengono celebrate”.
Qual è l’approccio di Microsoft? Come usate il framework?
“Non c’è una risposta semplice. Microsoft ha fin da subito guardato a React Native con molto interesse e diversi team avevano cominciato a cercare di capire come utilizzarlo fin dalle prime release. A grandi linee, il concetto chiave di React Native è “uso Javascript tramite un layer intermedio per controllare e creare applicazioni native”, e questa flessibilità ha dato modo a team come quello di Skype di utilizzarlo per le loro app mobile e ormai da anni sono completamente in React Native.
In maniera “simile ma diversa” dentro Office si sono interrogati: “perché limitare questo approccio solo ad Android e iOS? Cosa ci impedisce di espanderci a Windows e macOS?” questo perché, ovviamente, la suite Office è soprattutto desktop. Proprio grazie al fatto che questo layer intermedio è componibile in applicazioni native già esistenti (io posso avere Word e aggiungere questo layer in maniera mirata per implementare una feature precisa) sono riusciti, nel corso del tempo, non solo a espandere React Native su Windows e Mac OS (nota: anche questi progetti sono disponibili su GitHub), ma anche ad aumentare i prodotti di punta con integrazioni tramite React Native, e adesso siamo al punto che più di 20 software Microsoft usano React Native in un modo o nell’altro.
Anche Windows 11 usa React Native nello Start Menu, nella raccomandazione del launcher e nei settings di sistema. La componibilità di React Native, aggiunta al fatto che è open source ed è quindi espandibile, è stata la ricetta perfetta per noi per assimilarlo in maniere diverse all’interno di tantissimi nostri software e prodotti”.
Qual è il tuo personale approccio all’utilizzo di React Native? Come pensi che cambierà l’approccio a questo framework nel futuro?
“È un po’ difficile per me avere un’opinione strettamente personale perché sono talmente coinvolto in React Native che diventa complicato definire i confini tra la mia visione del progetto e come vogliamo farlo evolvere. Quello che penso è, quindi, direttamente collegato con quello che vedo succedere. La cosa che più di tutte mi aveva affascinato di React Native era la semplicità, visuale e non, del codice. Ho sempre trovato React Native e JavaScript molto accessibili e sono convinto che sia ancora così. Non solo: secondo me non abbiamo ancora visto la forma finale di React Native – ci sono tecnologie che dopo 5 anni bene o male sono stabili; invece React è in giro da dieci anni, React Native da otto, e ancora adesso comunque stiamo costantemente rivisitando anche delle sue parti e idee fondamentali.
Si tratta di un progetto vivace con una community estremamente appassionata, proprio per via di quello di cui parlavo prima: l’accessibilità. Per fare un esempio pratico: con React Native non ti serve più un Mac da millemila euro per sviluppare applicazioni iOS, perché puoi usare servizi come Expo che ti permettono di fare le build delle tue app tramite il cloud, e poiché uno può modificare il codice JavaScript al runtime “over the air”, di colpo ti basta anche solo un browser (attraverso Expo Snack, per esempio) per scrivere il tuo codice e il tuo cellulare può diventare il “test device” della tua demo app. E, bene o male, quello stesso codice funzionerà allo stesso modo su Android!
Ma anche in ambienti corporate React Native è uno strumento che aumenta l’accessibilità. Ad esempio, uno dei miei colleghi qualche giorno fa raccontava in un talk che dentro Office c’è ancora del codice degli anni Ottanta, e quel codice è sicuramente inaccessibile: sarebbe difficile oggi assumere uno sviluppatore in grado di lavorarci. Però se aggiungi dei layer intermedi come React Native e permetti agli sviluppatori di usare JavaScript per contribuire a questi applicativi (con risultati che sono poi effettivamente nativi) di tenere vivo quel software.
In conclusione, React Native è un grande abilitatore. Non abbiamo ancora visto tutto e, secondo me, non ci annoieremo. Trovo incredibile il fatto che un software che è in giro da quasi dieci anni sia ancora così tanto “in movimento”. Tutto questo mi dà un senso di sicurezza, perché vuol dire che i problemi vengono discussi e in gran parte risolti per venire incontro alle esigenze attuali del mondo del software”.
Grazie Lorenzo, ci vediamo a React Native Heroes!
“Grazie a voi. A presto!”
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni. Intervista a cura di Luca Greco (Copywriter di Synesthesia).
Da circa 6 anni sei Tech Leader React Native in Synesthesia. Quali pensi siano i punti di forza di questo framework?
“Sicuramente un punto di forza di React Native è l’utilizzo di codice cross platform, cioè la condivisione di codice di sviluppo eseguibile sia su Android che su iOS, ma anche web, macOS e Windows, ovviamente con le giuste accortezze. Questo consente un significativo risparmio nella scrittura e manutenzione del codice per le due piattaforme. React Native si basa su React. Questo consente agli sviluppatori React di avere una curva di apprendimento più agevole poiché molti dei concetti e principi di sviluppo rimangono gli stessi. Per non parlare della community, React Native ha alle spalle una grandissima community che contribuisce alla crescita del framework sviluppando e mantenendo molte librerie utili per lo sviluppo”.
Stiamo per inaugurare React Native Heroes. Le prime edizioni hanno sempre un sapore speciale. Questa è anche la prima volta per te che sali sul palco del Museo dell’Automobile per parlare di React Native. Come ti senti? Ci puoi anticipare qualcosa sul tuo talk, “React Native and Web3: blockchain capabilities”?
“L’idea mi emoziona molto, diciamo che erano anni che speravo in questo evento e finalmente sarà inaugurato. A mio parere, questi eventi sono di enorme importanza perché offrono la possibilità di immergersi in un contesto stimolante e arricchente per la crescita come programmatore. Oltre a ciò, consentono di confrontarsi con altri professionisti del settore e acquisire nuove competenze. Parlando del talk vedremo come React Native può essere utilizzato per realizzare applicazioni in grado di interagire con una blockchain, attraverso librerie open source, quali etherjs e web3js. Vedremo, quindi, come sviluppando una piccola app in react native sia possibile eseguire sulla blockchain alcune delle principali operazioni come invio/ricezione di token”.
Quali sono secondo te gli speech da non perdere assolutamente?
“Sicuramente il talk di Lorenzo Spinelli che parlerà di come creare un’architettura scalabile e mantenibile nel tempo. Una buona architettura è fondamentale per garantire lo sviluppo e la crescita di un progetto, soprattutto nel lungo periodo. Spesso, gli sviluppatori possono trovarsi in difficoltà nel mantenere e far evolvere le loro applicazioni se l’architettura non è stata progettata adeguatamente fin dall’inizio.
Il talk di Tomasz Sapeta che ci parlerà di come sviluppare un modulo nativo con expo, questo per molti è un limite poiché richiede conoscenze di programmazione nativa che non tutti i programmatori React Native possiedono, sono curioso di vedere come sia possibile semplificare il processo”.
Parliamo del futuro di React Native. Come sta evolvendo il framework? Che cosa possiamo aspettarci?
“Al momento, React Native sta attraversando un periodo di transizione significativo. Da circa un anno, è stata rilasciata (in fase sperimentale) una nuova architettura che rivoluziona l’intero framework. Questa nuova architettura si concentra sull’ottimizzazione della scalabilità e delle performance delle applicazioni. Per rispondere alla crescente competizione con altri framework sono state rilasciate numerose librerie e strumenti che puntano a migliorare le performance complessive e l’esperienza di sviluppo delle applicazioni.
Guardando al futuro, mi aspetto ulteriori sviluppi e innovazioni nel framework. La comunità di sviluppatori è molto attiva: fornisce costantemente feedback, contributi e nuove idee per il miglioramento del framework. Questo significa che possiamo aspettarci nuove ottimizzazioni delle prestazioni, nuove funzionalità, miglioramenti dell’usabilità e un supporto sempre crescente per una vasta gamma di piattaforme”.
Grazie Umberto, ci vediamo a React Native Heroes!
“Grazie a voi”.
Federico, ci racconti qualcosa di voi? Quando nasce la vostra idea imprenditoriale? Da dove siete partiti?
“Piacere nostro! Dunque, la nostra idea imprenditoriale nasce circa vent’anni fa. Da una laurea in linguistica applicata e tanta voglia di fare qualcosa di innovativo in un settore un po’ “ingessato”. Dopo qualche anno come traduttore freelance in linguaggi tecnici e adattamento/traduzione audio-video per sottotitolazione e doppiaggio in voice-over, mi sono specializzato nel settore brevettuale.
Da questa esperienza, nel 2003, nasce la società che otto anni più tardi diventerà InnovaLang, e da traduttore/revisore mi ritrovo ad affrontare tutti gli step e i ruoli di un’agenzia di traduzioni, dal project management al marketing e alla comunicazione, dalla selezione del personale all’ottenimento delle certificazioni di qualità, dal controllo di gestione all’amministrazione in senso ampio”.
Ci racconti quali sono i servizi che offre oggi InnovaLang?
“Nata come “semplice” agenzia di traduzioni, InnovaLang si è sviluppata fino a diventare una LSP (Language Service Provider) a 360°, in grado di risolvere qualsiasi problema comunicativo di un’azienda da/verso l’estero con un approccio consulenziale, caratterizzato da un’analisi approfondita del cliente e dall’individuazione di criticità, opportunità e soluzioni.
Grazie alla diffusione capillare nel mondo dei nostri professionisti e traduttori, attentamente selezionati, oggi siamo in grado di offrire servizi di traduzione, copywriting e supporto a politiche SEO in tutte le lingue e in tutti i settori: dall’ambito brevettuale a quello tecnico-scientifico, dal settore legale e finanziario al mondo web e marketing, dalle esigenze del mondo ho.re.ca. alla localizzazione di software, fino all’interpretariato e ai corsi di lingue online.
Offriamo, inoltre, soluzioni tecnologiche come Kliir (applicazione di interpretariato ‘al volo’ via smartphone) e Patren (Patent Translation Engine, motore di traduzione automatica brevettuale). Tra l’altro racconteremo il 9 maggio ai Torino Digital Days 2023 questa nostra esperienza con un talk intitolato: “AI per le traduzioni“.
Tutte le traduzioni devono superare un approfondito controllo di qualità: ogni testo viene trattato da un professionista madrelingua nella lingua di destinazione, integralmente revisionato da un revisore esperto nell’ambito di interesse e gestito scrupolosamente dai nostri project manager dalla ricezione alla consegna”.
Si parla spesso nel mondo del marketing di unique value proposition, ovvero di come una azienda si distingue dai competitor. Qual è la vostra? Come fate la differenza?
“La nostra UVP consiste nell’approccio artigianale associato a processi industriali. Provo a spiegarla meglio… Alcuni nostri concorrenti sono rimasti ancorati a un modello datato, in cui l’apporto umano non viene potenziato dalla tecnologia; altri competitor invece hanno tralasciato la componente umana per automatizzare tutto, perdendo di vista il valore al servizio della persona, che per noi è alla base di tutto.
Laddove la cosiddetta “Language industry”, in una dinamica di approcci dal “Person oriented” al “Process oriented”, tende a sbilanciarsi fortemente su uno o l’altro estremo, InnovaLang cerca il punto di equilibrio trovando soluzioni personalizzate sulle reali esigenze, applicando poi strumenti e processi allo stato dell’arte”.
Come descrivereste il vostro “progetto perfetto”?
“Quello in cui riusciamo a superare le aspettative del cliente. Questo accade per l’attenzione e la cura nei dettagli, per la competitività e la capacità di pensare e proporre soluzioni fuori dagli schemi, per la puntualità e la trasparenza nelle consegne”.
Esistono dei nuovi ambiti che vorreste esplorare nel medio e nel breve periodo?
“Nel medio periodo vorremmo continuare a contribuire al progresso dell’intelligenza artificiale, nel campo che ci interessa direttamente, vale a dire quello della traduzione automatica tramite IA e reti neurali con elevata capacità di contestualizzazione. Il linguaggio è sempre stato un paradigma dell’evoluzione computazionale. Lo stesso team di Alan Turing era dedicato a decriptare messaggi in codice, come se fosse una lingua aliena e sconosciuta; e ne faceva parte anche un linguista.
Nel breve periodo, invece, stiamo sviluppando il business in Sardegna, direttamente dalla nostra sede di Cagliari, una zona che ha forti potenzialità sia a livello inbound (turismo, enogastronomia, cultura) che a livello export (tecnologia e servizi). Se poi posso, vorrei anche menzionare un sogno nel cassetto a lungo termine… La creazione di un Museo della Traduzione, coinvolgente e concettuale, strutturato in ambienti come storia, strumenti, professionalità, ambiti, innovazione”.
Avete qualche aneddoto divertente da raccontarci su InnovaLang?
“Lavorando in ambito brevettuale, ci è capitato spesso di entrare in accesi dibattiti terminologici e formali con i patent attorney, tipicamente ingegneri estremamente ferrati nel loro campo ma talvolta poco inclini alla logica del linguaggio… Ricordo un divertente scambio, all’inizio della mia carriera in questo settore, sulla sinonimia perfetta che corre nella coppia “tra/fra” in italiano, resa efficacemente in inglese con il solo “between”: in quel caso non sono riuscito a far comprendere la validità di entrambi i traducenti italiani, e mi sono arreso all’evidenza che per qualche insondabile motivo molti ingegneri preferiscono ‘tra’. Il lungo contraddittorio che mi ha portato ad arrendermi, l’ho trovato molto divertente e formativo sull’approccio da usare (utilizzare, per l’ingegnere medio) con i tecnici. E, sulla scorta di simili esperienze, ho imparato a parlare in ‘ingegnerese’ a tal punto che molti mandatari brevettuali sono da anni convinti che io sia un loro collega!”
Cosa vi aspettate dalla partnership con Synesthesia?
“Synesthesia è per noi l’ecosistema ideale per sviluppare collaborazioni e idee: un ambiente amichevole, multidisciplinare e innovativo, aperto e inclusivo, appassionato alla tecnologia ma attento all’etica e all’ambiente, che ha fatto della sinergia il suo driver principale. Una volta che sappiamo di poter partire da questo, può succedere di tutto!”
Sappiamo che l’intelligenza artificiale vi interessa molto, qual è la vostra posizione rispetto al tema e come vedete il futuro rispetto a questo tipo di innovazione?
“Il tema dell’IA è decisamente affascinante, e i progressi sul natural language processing e sulla traduzione automatica sono al centro del suo sviluppo. Ci teniamo costantemente aggiornati su queste tecnologie, il che ci porta a conoscerle e quindi ad approcciarle con spirito critico. Rischio di dire una banalità, ma credo che questa, come ogni altra innovazione, ha valore se e finché è al servizio dell’umanità e dell’ambiente. Qui il punto è che l’intelligenza artificiale tende a eguagliare, per poi superare, la capacità di ragionamento, astrazione e flessibilità del cervello umano: quindi le sue potenzialità, nel bene e nel male, sono enormi”.
Grazie Federico, e benvenuti in Synesthesia Ecosystem.
Synesthesia Ecosystem è il nostro sistema di partnership, dove collaboriamo in maniera sinergica con aziende in continua crescita e con le migliori competenze in ambito tech e marketing. Grazie a questo ecosistema, i nostri clienti hanno la possibilità di accedere a un’offerta molto ricca di prodotti e servizi di eccellenza.
Per saperne di più su Synesthesia Ecosystem clicca qui!
Fabiola qual è il tuo ruolo in Synesthesia?
“In Synesthesia ho il ruolo di QA Manager, mi occupo cioè della definizione di standard e processi utili a supportare la realizzazione di progetti qualitativamente superiori e maggiormente ottimizzati dal punto di vista delle procedure. Mi reputo una QA manager atipica. In passato ho sviluppato codice (per ben 18 anni). Poi, mi sono appassionata a tutto quello che riguarda la qualità del software e ho capito che senza una definizione di un processo e un controllo della qualità la vita del team e il prodotto non saranno mai eccellenti. La mia “missione” è, quindi, diffondere questo concetto. Le 4 parole chiave che meglio lo descrivono sono: processo, requisito, automatismo, testing”.
Che cosa fa esattamente un/a QA manager?
“Il QA manager è il punto di riferimento per tutto il team: dalla definizione del requisito al supporto del team di sviluppo, dalla gestione del team di QA alla validazione del prodotto finale. L’obiettivo? Consegnare un prodotto o un servizio di altissima qualità. Il lavoro di un QA manager prevede la definizione di politiche e procedure per il controllo della qualità, la supervisione dell’attuazione di tali politiche e l’identificazione delle aree in cui è possibile migliorare.
In particolare, tra le mie responsabilità c’è la definizione degli standard di qualità e dei processi di controllo qualità, la formazione del team, l’individuazione e l’eliminazione delle cause di eventuali problemi di qualità. Mi assicuro, inoltre, che il team sia in grado di rispettare le procedure e i processi. Per garantire che la qualità sia integrata in tutti gli aspetti del prodotto consegnato, sono sempre attiva nelle fasi di controllo e collaboro con tutto il team”.
A chi consiglieresti questo lavoro?
“A chi sviluppa da anni e vuole migliorare la gestione dei progetti e la qualità di vita del proprio team. Ma anche a chi ama l’ordine e fa caso ai dettagli. Lo consiglierei anche a coloro che preferiscono automatizzare perché è necessario comprendere che l’errore umano è statisticamente frequente”.
Ci parli del tuo team di lavoro? Qual è la vostra giornata tipo?
Il mio team di lavoro è composto per ora da quattro persone: Alessandro, Claudio, Emanuele e Davide. Il gruppo di lavoro prevede figure con differenti soft skills e con esperienze diverse. Questo per noi rappresenta un valore aggiunto perché consente a tutte/i di essere preparati su più fronti: dal testing manuale all’automation. Siamo tutte/i intercambiabili.
Ogni mattina, i componenti del team partecipano ai daily meeting per condividere il lavoro svolto, dopodiché si testano i progetti assegnati. Per ogni progetto su cui lavoriamo scriviamo un test-plan, che permette a ogni componente del team di sapere cosa deve testare. Questo approccio ci offre importanti vantaggi. Uno su tutti: diversi punti di vista sono in grado di riscontrare più bug rispetto a una persona sola che testa sempre la stessa feature”.
Scendiamo un po’ nel dettaglio. Quali sono i servizi che offre Synesthesia ai suoi clienti in materia di QA?
“Seguire processi di qualità e mantenere standard elevati nel tempo è molto importante per le aziende. Synesthesia è coinvolta direttamente in queste pratiche che permettono di garantire e migliorare la qualità dei suoi prodotti. Nel nostro approccio consulenziale e metodologico alla Quality Assurance, portiamo avanti le seguenti attività:
- Continuous integration (CI)
- Testing of separate modules / components
- Integration Testing
- System Testing
- Acceptance Testing
- Static Analysis of source code (es. Sonarqube)
- Static Application Security Testing
- Manual testing (es. Browserstack + real device)
- Azure devops Test-plans
- Internal report generation
In generale applichiamo un nostro metodo, che ha diversi processi e metodologie al suo interno”.
Puoi parlarci di questo metodo? Come si applica ai diversi progetti?
“Il metodo che utilizziamo è stato raffinato nel tempo e consiste nella definizione condivisa di standard e processi. I nostri QA fanno parte del team fin dall’inizio del progetto su cui si sta lavorando, per seguire al meglio ogni passaggio. Nel metodo Synesthesia contempliamo:
- Una forte attenzione per i dettagli, con un occhio molto attento alla qualità.
- Il rispetto dei fondamenti della qualità come, per esempio, saper scrivere un criterio di accettazione è importante al fine di definire la DoD (Definition of Done) del requisito. Partendo dal criterio di accettazione si riescono a scrivere i Test plan che sono un punto di riferimento per i tester.
- La simulazione dell’esperienza dell’utente e per farlo è necessario avere un occhio non tecnico, in grado di simulare l’esperienza dell’utente e offrire una visione esterna, riportando ogni tipo di anomalia e aprendo segnalazioni laddove esistano delle discrepanze rispetto alle aspettative.
- Il testing “fuori dagli schemi” con cui proviamo a fare azioni inusuali, che potrebbero generare errori o malfunzionamenti.
È importante focalizzarsi sui test “negativi” che di solito sono poco considerati. Questo accade quando un utente esegue un’azione sbagliata su un’applicazione come, per esempio, quando nei campi di testo non viene inserito nessun valore e viene premuto comunque “invia”, oppure quando si inseriscono valori non consentiti. Non seguire il normale flusso positivo, quindi, ma cercare di stressare l’applicazione digitale con utilizzi inusuali”.
Qual è il valore aggiunto per i clienti di Synesthesia?
“Grazie all’applicazione del nostro metodo è possibile mettere in comunicazione più persone, anche con esperienze diverse tra loro e tutte finalizzate (cliente) compreso alla realizzazione del miglior prodotto possibile. Questo iter garantisce una generazione continua di informazioni. Non è possibile assicurare un prodotto o un servizio privo di bug, ma possiamo certamente migliorare il risultato e i processi in gioco, in una fase continua e ininterrotta di cambiamenti e miglioramenti, imparando sia dai fallimenti sia dai successi”.
Quali sono i vantaggi più evidenti per il cliente?
“Sicuramente ottenere un prodotto o un servizio che non solo ha una maggior qualità dal punto di vista tecnico, ma che sia basato anche sui migliori standard di sviluppo presenti al momento. Questo garantisce al cliente un maggiore livello di scalabilità del software per accogliere nuove funzionalità. Grazie alla separazione dei moduli del software, inoltre, la sua manutenzione risulta essere meno onerosa perché permette di individuare e conseguente di risolvere facilmente eventuali problemi con estrema facilità. Tra i vantaggi vorrei, infine, aggiungere anche la corretta procedura di raccolta dei requisiti e la loro organizzazione che consente di descrivere il progetto in ogni sua parte tecnico-funzionale”.
Vuoi saperne di più su quello che facciamo? Per conoscere le nostre soluzioni, scrivici. Saremo felici di trovare insieme la risposta migliore alle tue esigenze.
Ciao Fabrizio, presentati. Di cosa ti occupi in Synesthesia?
“Ciao a tutti, sono Fabrizio e sono in Synesthesia dal 2016. Mi occupo di sales e marketing”.
Quando valuti una persona che vuole entrare nel tuo team, qual è la prima cosa che prendi in considerazione?
“Valutare una persona che vuole entrare nel mio team è un’attività molto impegnativa, che richiede un grande senso di responsabilità. Io valuto tre cose: prima di tutto c’è un aspetto di profondità tecnico-professionale, perché il lavoro che svolgiamo richiede competenze che sono codificate in percorsi di studio o altre esperienze lavorative pregresse; poi faccio un’analisi della persona a livello empatico, che per me è molto importante, perchè penso che questo sia effettivamente un fattore distintivo di successo: dal momento che viviamo in un mondo che evolve alla velocità della luce (e il lavoro che svolgiamo noi, in particolare, va a una velocità ancora maggiore) è essenziale avere il giusto “imprinting” culturale.
Infine, il terzo punto è la capacità di ascolto. Noi siamo chiamati a dare risposte complesse a problemi che sono espressi in maniera semplice ma possono essere davvero molto articolati. Una delle cose principali, quindi, è la capacità di ascoltare e ovviamente di comprendere quello che i nostri clienti e le persone con cui ci relazioniamo ci dicono ogni giorno. Questo penso sia il punto differenziante. La capacità professionale è la base, ma senza la capacità di ascolto, una capacità empatica e un contesto culturale, l’efficacia è davvero molto bassa. Per me, quindi, questi aspetti sono importantissimi”.
Il mondo del lavoro è cambiato molto negli ultimi anni, sia per i contenuti, sia per come le tecnologie hanno influenzato le nostre vite. Cosa è cambiato in bene, secondo te, e cosa invece non ti piace e cambieresti?
“È davvero cambiato moltissimo. Io ho 52 anni e quindi ho vissuto altre “ere” del mondo del lavoro e la rivoluzione digitale ha creato una discontinuità schumpeteriana: una distruzione creativa e un cambiamento epocale.
Questo cambiamento ha portato moltissimi benefici in termini di efficacia ed efficienza, ha portato anche più libertà, un migliore accesso all’informazione e penso che questa sia una cosa estremamente positiva, che garantisce emancipazione e la possibilità di formarsi una propria idea.
Credo, però, che chi conosce la tecnologia e domina questi meccanismi di comunicazione che sono ubiqui (io dico sempre che oggi ci sono più persone nel mondo che hanno in mano uno smartphone rispetto a quelle che hanno accesso all’acqua potabile) ha portato a una distorsione del sistema perché chi sa utilizzare questi meccanismi a volte li usa contro l’interesse collettivo. Ci sono moltissimi esempi in merito e teorie come la “bolla di filtraggio”, la bubble theory. Questo rappresenta una grande minaccia.
Penso che ci sia una risposta, però. La cultura e quindi la capacità delle persone di conoscere il mezzo tecnologico e di utilizzarlo in modo consapevole. L’altra via potrebbe essere la regolamentazione e avere, dunque, qualcuno che ci aiuti a gestire questi mezzi anche se, su questo punto, non sono convintissimo e occorre capire chi sono i regolatori.
Un po’ di anarchia ha fatto bene allo sviluppo della tecnologia e alla diffusione dell’informazione. Ci sono tante opportunità che sono difficilmente manovrabili e penso che questa sia anche una delle missioni che abbiamo noi come azienda: utilizzare consapevolmente la tecnologia e far sì che diventi uno strumento per i nostri clienti. Progetti come FuturMakers io ritengo siano davvero formidabili, perchè quando sento parlare di utilizzo consapevole della tecnologia nei ragazzi, oltre a tutto quello che ho appena detto, vedo anche la limitazione ad alcune minacce che effettivamente il mondo digitale e il mondo di internet presentano ai più giovani”.
C’è una frase preferita o una citazione a cui sei affezionato e che ti guida nel tuo agire quotidiano?
“Ultimamente ne ho fatta mia una che è attribuita a John Lennon ma come sempre quando si parla di citazioni, non so se sia vero. Tuttavia a me piace molto, ed è:
“la vita è quello che ti succede mentre decidi cosa fare”.
Credo che fotografi l’atteggiamento giusto: la costruttività, l’intraprendenza e anche il senso del dovere che ognuno di noi può avere nel fare il suo percorso umano e professionale”.
Synesthesia elabora soluzioni di brand strategy, digital marketing e social media customizzate sulla base delle necessità del cliente con l’obiettivo di supportare la sua attività nel raggiungimento di concreti risultati di crescita sul mercato globale. Scopri le nostre strategie all’interno della pagina dedicata o chiedi ai nostri esperti.
Stone Italiana ha una grande tradizione nel settore della superfici in quarzo e marmo ricomposto. Come è cambiata la sua storia nel corso degli anni?
“Stone Italiana è nata nel 1979. È stata un po’ la pioniera nel mondo delle superfici composite: prima il marmo, poi il quarzo ricomposto e ora una nuova materia che andremo a presentare. Sono molto orgogliosa di questa storia che stiamo portando avanti in famiglia. Stone Italiana è nata con una visione diversa perché, ovviamente, i tempi erano altri. Questo tipo di impianto era nato per imitare qualcosa di più prezioso: doveva essere un’azienda che facesse un materiale industriale composito, che imitasse il granito.
La nostra identità si è evoluta perché abbiamo cercato di fare qualcosa di nuovo che avesse un’identità propria. Questa è un po’ l’evoluzione e il DNA che ci portiamo dietro da allora, cioè quello di continuare ad essere diversi e innovativi. Quindi, non è più stata un’imitazione, ma abbiamo cercato di fare cose diverse, abbiamo dato all’architettura e al mondo del design nuove opportunità con nuovi materiali che prima non esistevano sul mercato”.
Synesthesia e Stone Italiana hanno molte cose in comune. Entrambe le aziende puntano sull’innovazione, sull’eccellenza e sulla crescita sostenibile. In quale misura questa visione può contribuire al successo del brand?
“Senza dubbio ci siamo trovate in sintonia già dal primo incontro. Quando ci siamo conosciute abbiamo iniziato a esplorare i mondi delle due società e abbiamo trovato molti punti in comune. Sicuramente l’innovazione, la ricerca e soprattutto la visione verso un futuro più sostenibile. Synesthesia ci sta dando un grande supporto per il lancio di un nuovo materiale sostenibile che si chiama Cosmolite®. Oggi come allora (nel ‘79), così come quando abbiamo lanciato il marmo ricomposto, ci troviamo di fronte a un materiale che non esiste sul mercato. Siamo i primi al mondo a realizzarlo.
Synesthesia ha una filosofia simile alla nostra: conosce il valore di questo prodotto e lo sa comunicare nel migliore dei modi. Questo è un fattore che ci può aiutare tantissimo”.
Synesthesia è stata scelta per riposizionare il brand di Stone Italiana ribadendo la sua vocazione green e sostenibile. Finora sono stati raggiunti obiettivi molto importanti per Stone Italiana, che ci rendono orgogliosi. Ora ce ne aspettano altri, come per esempio il lancio di CosmoliteⓇ. Qual è la tua opinione su quello che è stato fatto finora? Che cosa ti aspetti da questa collaborazione nei prossimi anni?
“Ho trovato in Synesthesia il partner ideale. È come se avessi un aiuto interno. Non è un fornitore. Riusciamo a confrontarci e a trovare le soluzioni. Riuscite a darmi delle idee. Tante volte ho avuto degli spunti importanti anche da voi. È come lavorare in famiglia, è uno scambio di idee e di opinioni.
Siamo partiti da un progetto importante, che era il riposizionamento del marchio. Synesthesia ha, quindi, portato una ventata di freschezza per quanto riguarda il nuovo design e la grafica. Si trattava di un obiettivo basilare, ma non scontato. È stato fatto un lavoro preciso e attento, anche perché il mio timore all’inizio era cercare di capire che cosa lasciare e cosa trovare di nuovo. Le esigenze dell’azienda sono state interpretate perfettamente. Da lì siamo poi partiti con il sito e con i social. Quello che facciamo è portare avanti in maniera perfetta un lavoro a quattro mani. In futuro, quindi, mi aspetto molto più di quello che finora abbiamo già ottenuto”.
Siamo pronti!
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