Antonio, com’è lavorare all’interno del team Technology di Synesthesia?

Entrare nel team Technology di Synesthesia significa trovarsi in un contesto che riesce a combinare in modo raro due dimensioni solo apparentemente opposte: una struttura solida e organizzata e, allo stesso tempo, un clima umano molto coeso, quasi familiare.

Quello che mi ha colpito di più fin dall’inizio è stata proprio questa sensazione di gruppo. Nonostante la complessità dei progetti e il livello tecnico elevato, le persone sono sempre disponibili al confronto e alla collaborazione. C’è la percezione di lavorare insieme verso un obiettivo comune, più che di muoversi in silos separati.

Un altro aspetto distintivo è la reale possibilità di esprimere il proprio punto di vista. In Synesthesia il feedback non è solo “tollerato”, ma ricercato. Anche chi entra da poco può proporre miglioramenti su processi e modalità operative, e vedere che queste proposte vengono ascoltate e, quando valide, adottate. Questo contribuisce a creare un ambiente dinamico, in cui i processi non sono statici ma evolvono insieme alle persone e ai progetti.

Parliamo di metodo. Come approcci la gestione dei progetti tecnologici? In che modo waterfall e agile convivono nel tuo lavoro quotidiano e come incidono sulla riuscita dei progetti?

Per me la gestione di un progetto tecnologico non inizia con il kickoff, ma molto prima: già nella fase di offerta al cliente. Lo scenario ideale, che nella mia esperienza in Synesthesia si verifica nella maggior parte dei casi, è quello in cui il Project Manager è coinvolto in pre-sales. Questo permette di avere fin da subito una visione chiara degli obiettivi, dei vincoli, delle aspettative del cliente e della complessità reale dell’iniziativa.

Da lì, la scelta del metodo è guidata dal contesto. L’approccio waterfall è particolarmente efficace quando i requisiti sono ben definiti e stabili. In questi casi offre al cliente una cornice rassicurante: tempi, costi e perimetro sono chiari fin dall’inizio, e questo riduce l’incertezza.

L’approccio agile, invece, diventa fondamentale quando il progetto ha un alto grado di evoluzione o quando il cliente ha bisogno di confrontarsi frequentemente con il team durante lo sviluppo. È ideale quando il perimetro non è completamente definito all’inizio o quando il valore emerge in modo progressivo, grazie a rilasci incrementali e feedback continui.

Nel lavoro quotidiano, waterfall e agile convivono spesso anche all’interno dello stesso progetto: una cornice più strutturata a livello di pianificazione generale e una gestione agile delle attività operative. Questo non è solo un mio modo di lavorare, ma riflette l’approccio di Synesthesia alla gestione dei progetti tecnologici: non un’adesione rigida a un singolo framework, ma la capacità di prendere il meglio da ciascuno e integrarli in modo coerente.

L’obiettivo è costruire un modello di lavoro che si adatti al contesto reale — al cliente, alla complessità, al grado di incertezza — e non il contrario. È proprio questa flessibilità metodologica, condivisa a livello di team e di azienda, uno dei fattori che incide maggiormente sulla riuscita dei progetti, perché permette di unire solidità, controllo e capacità di evolvere lungo il percorso.

Nella gestione dei progetti, quanto conta per un Project Manager la scelta degli strumenti? Come utilizzi piattaforme come Azure DevOps per il tracking delle attività, la gestione dei backlog e il coordinamento con i team di sviluppo, e che impatto hanno su qualità, tempi e governance del progetto?

Gli strumenti sono un elemento chiave per mantenere ordine e controllo, soprattutto in progetti dove i team sono numerosi e, in alcuni casi, includono anche figure del cliente. Senza una piattaforma condivisa e ben strutturata, il rischio di perdita di informazioni o disallineamenti cresce rapidamente.

Nell’ambito del project management utilizziamo strumenti come Azure DevOps all’interno di un approccio fortemente strutturato alla gestione del lavoro. Ogni progetto viene organizzato attraverso board e backlog che rendono le attività tracciabili, visibili e chiaramente assegnate.

Il punto non è tanto la piattaforma, quanto il metodo: avere un sistema condiviso dove priorità, carichi di lavoro e stato di avanzamento sono sempre aggiornati permette al team di lavorare in modo molto più efficiente. Ad esempio, quando emerge una nuova richiesta o una variazione di priorità, possiamo valutarne subito l’impatto sul backlog, capire quali attività verranno spostate e dare al cliente una risposta rapida e basata su dati concreti.

Questo livello di organizzazione riduce i colli di bottiglia, limita le ambiguità e consente al PM di mantenere una visione costante sull’andamento reale del progetto, migliorando allo stesso tempo tempi di delivery, qualità del lavoro e capacità di governo complessiva.

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha cambiato profondamente il modo di lavorare. In che modo ha influito sul tuo ruolo di Project Manager e come la utilizzi concretamente nella gestione dei progetti? Come pensi che evolverà il suo impatto nei prossimi anni?

L’intelligenza artificiale è diventata un supporto concreto nella quotidianità del mio lavoro. Mi aiuta a velocizzare attività che prima richiedevano molto tempo, come l’analisi di documentazione, la redazione di documenti progettuali o la rielaborazione di informazioni raccolte in meeting e scambi con il cliente. È particolarmente utile anche nella gestione della conoscenza: consente di organizzare e mantenere aggiornate le informazioni di progetto, facilitando il recupero di decisioni, requisiti o discussioni avvenute in momenti diversi del ciclo di vita.

Guardando al futuro, mi aspetto un’evoluzione ancora più interessante: strumenti di AI sempre più accessibili permetteranno anche a figure meno tecniche, come un PM, di realizzare in autonomia piccole porzioni di progetto, prototipi o proof of concept, sia lato design che sviluppo. Questo non sostituirà le competenze specialistiche, ma alleggerirà il carico del team su attività a basso valore, lasciando più spazio alla parte strategica e alle sfide più complesse.

Nei progetti complessi, la tecnologia conta, ma sono soprattutto le persone a fare la differenza. In un contesto così dinamico come Synesthesia, dove lavorano insieme developer, designer, stakeholder e clienti, come si costruisce un coordinamento efficace? Quali pratiche, attenzioni quotidiane aiutano a mantenere allineamento, collaborazione e responsabilità condivisa?

Durante il ciclo di vita di un progetto la tecnologia è fondamentale, ma sono le relazioni a determinare davvero il successo. Durante il ciclo di vita di un progetto si presentano inevitabilmente momenti critici: scadenze strette, cambi di priorità, imprevisti. In questi frangenti, la qualità delle relazioni costruite fa la differenza.

Per questo ritengo essenziale creare e mantenere un clima positivo con tutte le persone coinvolte: team interni, stakeholder e cliente. Quando c’è fiducia reciproca, diventa più semplice affrontare le difficoltà e trovare compromessi, anche su temi delicati.

Dal punto di vista operativo, è fondamentale definire un flusso di lavoro chiaro e assicurarsi che venga rispettato. Le “cerimonie” Agile Scrum ad esempio (come planning, review e retrospective) sono strumenti molto efficaci per mantenere allineamento e trasparenza. Allo stesso tempo, bisogna evitare rigidità eccessive: ogni progetto e ogni persona hanno esigenze diverse e un po’ di flessibilità è necessaria per non bloccare il lavoro. Troppa flessibilità, però, genera caos: il ruolo del PM è proprio trovare questo equilibrio.

Infine, anche se spesso il PM ha l’ultima parola, le responsabilità devono essere condivise. Un momento chiave in questo senso sono le review o le demo al cliente: quando ogni membro del team presenta il risultato del proprio lavoro, aumenta il senso di ownership, la consapevolezza del valore prodotto e la responsabilità verso il progetto e verso il gruppo.

Chiudiamo con un aneddoto: c’è un progetto o una situazione particolare che ti ha fatto dire “ok, questo è il motivo per cui amo fare questo lavoro”?

Mi viene subito in mente il lavoro legato allo sviluppo e alla manutenzione dell’app per i clienti di Reale Mutua.

È stato, per me, un esempio molto concreto di come proprio la metodologia agile, quando applicata nel modo corretto e con la giusta mentalità, possa diventare molto più di un framework operativo: diventa un vero motore di dinamiche positive, sia sul piano organizzativo sia su quello umano.

All’inizio c’era una situazione tipica di molti progetti complessi: un rapporto fornitore-cliente ben definito, con ruoli distinti e quella naturale distanza che spesso porta a incomprensioni, attriti o logiche “noi e loro”. Un contesto che, se non gestito bene, rischia di rallentare il lavoro e irrigidire le relazioni.

La svolta è arrivata proprio grazie all’impostazione Agile Scrum del team. Lavorare all’interno dello stesso framework, condividendo cerimonie, obiettivi e strumenti, ha progressivamente cambiato la percezione dei ruoli. Product Owner e Analisti lato cliente, developer e designer provenienti da fornitori diversi: tutti sono diventati parte di un unico team, con lo stesso livello di responsabilità rispetto al risultato finale.

Questo ha avuto un impatto enorme. Le sfide, che in un progetto di questo tipo non mancano mai, hanno iniziato a essere affrontate in modo completamente diverso: non più come problemi “di qualcuno”, ma come questioni del team. Le discussioni si sono spostate dal “chi deve farlo” al “come lo risolviamo insieme”. Ruoli, etichette e provenienza aziendale sono passati in secondo piano rispetto all’obiettivo comune.

In altri contesti, una frammentazione di questo tipo (più aziende, più figure, interessi diversi) avrebbe probabilmente generato rallentamenti o tensioni. In questo caso, invece, la collaborazione è diventata un acceleratore. Ed è proprio questo che mi ha fatto dire: ecco perché faccio questo lavoro. Vedere persone con background diversi allinearsi, fidarsi e costruire insieme valore concreto per l’utente finale è una delle soddisfazioni più grandi che un PM possa avere.


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Michela, il tuo ruolo come E-Commerce Strategist di Synesthesia richiede una forte capacità di coordinamento. Quali competenze ritieni oggi indispensabili per guidare con successo progetti digitali complessi?

Credo che il cuore della strategia e del project management sia il controllo: garantire che un’idea di business diventi realtà rispettando tempi, costi e qualità. Nell’e-commerce questo richiede molta organizzazione perché il contesto è volatile e la complessità tecnica evolve continuamente.

Per guidare progetti complessi come quelli che seguiamo in Synesthesia serve innanzitutto una visione sistemica (capacità di collegare i puntini). Come Strategist e PM e-commerce dobbiamo comprendere profondamente il modello di business del cliente e mercato in cui opera. Se non sappiamo come ad esempio un flusso ordine impatti su altri ambiti logistici o sul retail fisico, non stiamo gestendo un progetto, stiamo solo consegnando una macchina. Il nostro ruolo in questo caso è leggere questi collegamenti, anticipare i colli di bottiglia e mettere ordine nel caos, traducendo esigenze di business e vincoli tecnici in soluzioni chiare e scalabili. Così l’architettura finale diventa solida, sostenibile e orientata ai risultati.

Infine, è essenziale bilanciare organizzazione e reattività strategica. L’e-commerce non dorme mai ed scandito da picchi stagionali ad altissima pressione, come il periodo che va dal Black Friday al Natale. Il coordinamento non riguarda solo i task, ma richiede lucidità decisionale e adattamento continuo. 

Con l’avvento dell’AI, come è cambiato il tuo ruolo e quali strumenti o approcci digitali ritieni più efficaci per sfruttare al meglio le nuove tecnologie?

Per noi Strategist e PM l’AI è diventata un copilota che permette di gestire la complessità con una velocità prima impensabile, intervenendo su tre livelli principali:

Resta, però, centrale il pensiero strategico: l’AI funziona solo se guidata da input corretti e da una lettura critica del contesto; nel dipartimento Commerce di Synesthesia abilita le persone a essere più creative, strategiche e focalizzate sugli obiettivi.

Nei progetti e-commerce complessi, la collaborazione tra team multidisciplinari è spesso determinante per il successo. Quanto è importante per te lavorare in un ambiente come quello di Synesthesia, ricco di professionalità diverse, per garantire la qualità dei progetti?

In un ambito come l’e-commerce, in cui il confine tra strategia di vendita, stack tecnologico e marketing è quasi invisibile, lavorare in un ambiente multidisciplinare come quello di Synesthesia è puro valore aggiunto e in alcuni casi fattore abilitante.

Per me in particolar modo, come e-commerce Strategist e PM lead, l’importanza di questo contesto si traduce prima di tutto nell’abbattimento dei silos informativi: nei progetti complessi il rischio più grande è che la tecnologia ignori la strategia o che il design non tenga conto delle dinamiche di vendita. Coesistere nello stesso spazio fisico e progettuale ci permette invece di disegnare soluzioni ragionate e che convergono verso l’obiettivo di business del cliente.

Anche nella gestione quotidiana di progetti, la velocità di confronto tra professionalità diverse riduce drasticamente i tempi di reazione e assicura quella continuità operativa che per un e-commerce è vitale.

Vedo Synesthesia come laboratorio “contaminato”: il confronto quotidiano tra professionalità e punti di vista diversi ci spinge a non accontentarci mai di soluzioni standard, garantendo ai clienti soluzioni solide da più punti di vista, coerenti e capaci di scalare nel tempo.

I saldi rappresentano un banco di prova cruciale per i team Commerce. Dal tuo punto di vista, quali strategie di pianificazione e gestione dei flussi permettono di massimizzarne l’efficacia senza compromettere l’esperienza dell’utente?

Affrontare un picco stagionale e-commerce, come i saldi, significa gestire una complessa sincronizzazione tra pianificazione anticipata e reattività.

Il lavoro inizia mesi prima con l’analisi dei dati storici e la definizione di forecast realistici: non si tratta solo di decidere uno sconto, ma di costruire una roadmap di azioni che bilanci le aspettative dei clienti con gli obiettivi di margine e la disponibilità di magazzino. La priorità è garantire che l’infrastruttura regga l’urto, coordinando stress test preventivi e assicurandosi che le integrazioni tra piattaforma, sistemi di pagamento e logistica siano perfettamente allineate. La qualità dell’esperienza utente dipende infatti dalla fiducia nella promessa che facciamo sul canale e-commerce: ritardi o disallineamento dello stock tra e-commerce e magazzino può generare vendite di prodotti non disponibili e danni d’immagine.

Durante i picchi di vendita, la teoria lascia il posto a una regia reattiva e strategica: è fondamentale monitorare costantemente le performance per ricalibrare il merchandising o le promozioni in base all’andamento degli acquisti.

Questo dinamismo richiede un coordinamento estremo di tutti i team coinvolti che devono agire come un unico organismo sulla base di una visione lucida delle priorità. Il vero punto critico è quindi il presidio dei dati e la visione strategica. Massimizzare l’efficacia significa quindi garantire stabilità dei processi e reattività, trasformando un periodo di alta pressione in opportunità di conversione e fidelizzazione. 

L’ottimizzazione del magazzino è una sfida che coinvolge tecnologia, business e operations. Come supporti concretamente le aziende nello svuotare lo stock mantenendo coerenza con gli obiettivi aziendali?

Supportare un’azienda nell’ottimizzazione dello stock significa prima di tutto intendere il magazzino come risorsa dinamica, invece che come gigante statico. Il mio approccio non è mai solo scontare tutto, ma parte da un’analisi approfondita dei dati di performance, dalle aspettative dei clienti e della velocità di rotazione dei prodotti.

Attraverso il monitoraggio dei dati, identifichiamo lo stock dormiente o le eccedenze e costruiamo una roadmap di azioni mirate che rispettino il posizionamento del brand e i margini aziendali.

Concretamente, questo supporto si traduce su tre direttrici principali.

1) Lavoriamo sulla strategia commerciale: se un prodotto non performa sull’e-commerce principale, valutiamo la creazione di operazioni speciali o l’attivazione di particolari asset ecommerce, stimandone gli impatti e poi misurandoli. Un esempio è la creazione di bundle di prodotti: è particolarmente efficace perché permette di aumentare il valore medio dell’ordine svuotando contemporaneamente referenze a bassa rotazione insieme a prodotti top seller.

2) Interveniamo sulla tecnologia e sull’automazione, è fondamentale che il dato di magazzino sia integrato perfettamente con le piattaforme di vendita. Supportiamo le aziende nell’implementare logiche di merchandising intelligente: grazie all’adozione di strumenti basati su algoritmi o sull’AI, se il sistema rileva un eccesso di stock per una specifica referenza, l’e-commerce può metterla automaticamente in evidenza o suggerirla come prodotto correlato nel carrello, ottimizzando l’esposizione senza interventi manuali continui.

3) Consideriamo la componente di efficienza operativa, svuotare il magazzino non deve mandare in crisi l’equilibrio dei flussi interni. Il nostro ruolo sta anche nell’assicurarci che le campagne di smaltimento stock siano sostenibili per le capacità e risorse del cliente. Non stiamo solo cercando di ‘vendere di più’, ma di generare un flusso di cassa sano che permetta al cliente di reinvestire in nuovi assortimenti, mantenendo l’ecosistema e-commerce in perfetto equilibrio tra offerta commerciale e capacità di esecuzione.

Durante i picchi di vendita aumentano inevitabilmente anche i resi. Quali accorgimenti organizzativi e digitali possono aiutare a gestirli in modo più efficiente e sostenibile?

La gestione dei resi va vista come un asset strategico, non come un problema logistico. Per me la strategia più efficace è agire su due fronti: la prevenzione a monte e l’ottimizzazione dei flussi a valle. Dal punto di vista della prevenzione, la tecnologia, ancor più l’AI, ci offre strumenti potentissimi. Spesso il reso nasce da un’aspettativa disattesa, per questo lavorare sulla qualità dei dati di prodotto è fondamentale. Implementare ad esempio tabelle taglie dinamiche, strumenti di virtual try on o semplicemente arricchire le schede prodotto con recensioni verificate e contenuti video permette all’utente di fare acquisti con più consapevolezza, riducendo quindi il tasso di errore. 

Sul fronte dell’ottimizzazione, il segreto è l’automazione dei resi. L’implementazione di portali self-service consente agli utenti di gestire da soli il reso, riducendo il carico sul customer care e raccogliendo dati utili per intervenire tempestivamente su eventuali criticità, come difetti di prodotto o descrizioni poco chiare. La sostenibilità passa anche da una logistica più intelligente: reso in negozio o ottimizzazione dei ritiri riducono costi e impatto ambientale, trasformando il reso da inefficienza operativa a leva di valore per il brand: un utente che restituisce un prodotto senza frizioni è un utente che tornerà ad acquistare con fiducia.

Infine, i carrelli abbandonati restano una delle principali sfide per l’e-commerce. In che modo una gestione attenta dei dati e dei processi può trasformare questo problema in un’opportunità di conversione?

Non guardiamo il carrello come un numero freddo. Ogni abbandono è una conversazione interrotta che possiamo trasformare in vendita, se sappiamo ascoltare i segnali giusti.

La chiave è capire il motivo dell’abbandono – costi di spedizione, tempi di consegna o un checkout complesso – e intervenire con analisi della customer journey, strategie mirate e automazione personalizzata. Non tutti i carrelli abbandonati hanno infatti lo stesso valore: possiamo integrare flussi di marketing automation che segmentino gli utenti in base al valore del carrello o al loro storico di acquisto. Un utente ricorrente che abbandona un carrello importante merita un messaggio e un incentivo personalizzato, mentre un nuovo utente potrebbe aver bisogno solo di essere rassicurato. La vera opportunità di recupero e conversione sta proprio nel dimostrare all’utente che conosciamo le sue esigenze. Gestire bene i carrelli abbandonati significa recuperare fatturato, ma anche ridurre il costo di acquisizione e massimizzare il ROI dell’intero ecosistema ecommerce. 


Synesthesia offre una consulenza completa in ambito e-commerce per aiutare la tua azienda a raggiungere i propri obiettivi di business e incrementare le tue vendite. Ti accompagniamo passo dopo passo, curando ogni aspetto della tua presenza online, e forniamo supporto specifico per far crescere la tua attività, massimizzando l’efficienza e l’ottimizzazione di tutti i processi operativi. Contattaci per scoprire come possiamo valorizzare il tuo e-commerce.

Il social media marketing non è solo una gara a chi prende più like. È molto di più: significa usare i social in modo strategico per costruire relazioni vere, generare fiducia nel tempo e trasformare l’attenzione in azioni concrete (sì, anche vendite). Vuol dire conoscere il proprio pubblico, parlare la sua lingua, esserci quando serve e soprattutto portare risultati misurabili. In poche parole? Non si tratta di essere presenti sui social, ma di saperci stare davvero.

E no, non è un lavoro che si può improvvisare: richiede competenze vere, studio, aggiornamento continuo e capacità di leggere i dati. Per questo abbiamo intervistato chi, in Synesthesia, guida da anni i clienti nel meraviglioso quanto complesso mondo dei social, creando percorsi su misura per consolidare e accrescere la loro presenza sulle diverse piattaforme: Marilena Viceconti, Digital Marketing and Social Paid Campaign Manager.

Come possono i social trasformarsi da passatempo a strumento di business?

I social smettono di essere un passatempo quando iniziamo a usarli con intenzione strategica. Quando diventano parte di un piano di comunicazione cambiano completamente natura: diventano un canale per costruire relazioni, rafforzare la reputazione e generare valore concreto per il business. 

Non si tratta più di “esserci”, ma di esserci con un obiettivo. Ogni contenuto deve rispondere a una logica precisa — far conoscere, far fidare o far scegliere. E quando cominci a leggere i dati, a testare, a creare costanza e coerenza, capisci che i social non sono solo vetrine, ma veri e propri acceleratori di crescita.

Il punto di svolta è l’intenzione: pubblicare non per riempire un feed, ma per comunicare un messaggio, per costruire una relazione, per guidare un’azione.

Potremmo dire che così, i social non vendono solo prodotti o servizi — vendono fiducia, credibilità e visione. E quando un’azienda o un professionista capisce questo, i social smettono definitivamente di essere un passatempo e diventano uno degli strumenti più potenti per crescere.

Se dovessi riassumere la tua visione del social media marketing per aziende, come la definiresti?

Per me il social media marketing oggi è molto più di una vetrina: è una conversazione continua tra brand e persone. È il luogo dove un’azienda può mostrarsi per quello che è davvero — con la sua voce, i suoi valori e la sua visione — e costruire nel tempo relazioni autentiche che generano fiducia e, di conseguenza, risultati.

Non credo nei social “urlati” o improvvisati, ma in una presenza coerente, pensata, capace di creare connessioni reali. Credo in un approccio che unisce visione e metodo: la visione serve per raccontare chi sei e perché conti, il metodo per farlo con coerenza, analisi e costanza.

Le aziende che funzionano sui social sono quelle che sanno ascoltare, non solo parlare. Sanno che ogni contenuto è un tassello di una storia più grande, e che la community è un asset, non un pubblico da “gestire”.

Parliamo di social media marketing. Con così tante piattaforme – da LinkedIn a TikTok – come si sceglie dove essere presenti e come adattare i messaggi senza perdere coerenza?

La chiave è capire che non serve essere ovunque, serve essere nel posto giusto. Ogni piattaforma ha un linguaggio, un pubblico e una dinamica diversa, e la presenza di un brand deve partire da una domanda molto semplice: dove ha senso per noi esserci davvero?

La scelta dipende dagli obiettivi e dal tipo di relazione che vuoi costruire. LinkedIn, ad esempio, è perfetto per posizionamento e autorevolezza, Instagram per costruire immaginario e connessione emotiva, TikTok per creatività e brand awareness, mentre piattaforme come X o Threads possono servire per alimentare conversazioni e opinioni. Ma non tutte sono necessarie.Il segreto è mantenere una coerenza di fondo nel messaggio, anche se cambia la forma. Ogni piattaforma richiede un tono, un ritmo e un linguaggio diversi, ma il cuore narrativo deve restare lo stesso. È come parlare la lingua del posto in cui ti trovi, senza cambiare identità.

Quali sono i KPI del social media marketing davvero significativi per valutarne l’impatto, al di là delle vanity metrics come i like? 

I KPI davvero significativi nel social media marketing sono quelli che misurano l’effetto reale sul business, non solo la popolarità del contenuto. I like e le visualizzazioni sono utili come indicatore di attenzione, ma da soli non raccontano nulla sul valore generato.

Parlo di engagement di qualità, come commenti e condivisioni che indicano un reale interesse e partecipazione della community, e di traffico verso i canali aziendali, dai click al sito alle landing page, che traducono l’attenzione in azione. Fondamentali sono anche i lead generati e le conversioni, perché mostrano se le interazioni sui social si trasformano in risultati tangibili.Ma non basta: è importante monitorare la crescita del pubblico giusto, cioè persone realmente interessate al brand, e la fidelizzazione, chi torna, interagisce di nuovo e diventa parte della community. Infine, il sentiment — l’analisi qualitativa delle conversazioni attorno al brand — ci dice quanto stiamo costruendo reputazione e fiducia.

Quale consiglio daresti alle aziende che vogliono restare rilevanti nel digitale di domani?

Il mio consiglio è semplice: non inseguite le mode, costruite una presenza autentica e coerente nel tempo. Il digitale cambia continuamente — nuove piattaforme, algoritmi, formati emergono ogni giorno — ma i principi che fanno davvero la differenza restano gli stessi: conoscere il proprio pubblico, comunicare con chiarezza e creare valore reale.

Le aziende che sopravvivono e crescono sono quelle che trasformano i social e le tecnologie digitali in strumenti per costruire relazioni, non solo per vendere. Significa ascoltare, capire bisogni e desideri, sperimentare con metodo e misurare ciò che conta davvero.

Il futuro digitale premierà chi saprà unire innovazione e autenticità: chi saprà adottare le nuove opportunità senza perdere la propria identità, chi saprà raccontare storie che emozionano e creano fiducia, chi metterà al centro le persone e non solo i numeri. 

Per restare rilevanti domani, bisogna smettere di rincorrere il “trend del momento” e iniziare a costruire legami duraturi, giorno dopo giorno.


Il team di esperti di Synesthesia affianca aziende e brand nella gestione completa delle attività di social media marketing: dall’analisi iniziale alla creazione di contenuti su misura, dalla pianificazione editoriale fino al monitoraggio dei risultati. Che tu voglia far crescere la tua community, aumentare la visibilità o generare conversioni, ci pensiamo noi. Tu metti gli obiettivi, noi costruiamo il percorso giusto per raggiungerli.

Valentina, sei in Synesthesia da quasi sette anni. Come sei arrivata in azienda e com’è cambiato il tuo ruolo nel tempo? 

Sono cambiate tante cose dal 2018, quasi faccio fatica a pensare che siano passati solo 7 anni. Quando sono entrata qui ero una persona molto insicura, che stava ancora cercando la sua strada. Forse la parola giusta è sfiduciata, perchè davvero non riuscivo a capire in cosa fossi realmente brava.

Ho colto con entusiasmo una possibilità che sapevo non mi sarebbe capitata altre volte e da lì ho trasformato la mia vita.

Ho lasciato definitivamente giurisprudenza, che avevo capito non essere la mia strada, e mi sono concentrata solo su cogliere tutto il meglio che le persone intorno a me riuscivano a darmi quotidianamente. Ho iniziato portando caffè e rispondendo al telefono, facevo tutto ciò di cui ci fosse bisogno in quel momento, ma nel frattempo imparavo e osservavo. Piano piano ho capito di avere la piena fiducia delle persone con cui mi interfacciavo e allora lì ho veramente tirato fuori la “cazzimma”, come diremmo a Napoli.

Synesthesia mi ha supportato nei miei studi, la laurea in economia, il master in valutazione dell’impatto e infine il master in Business Administration di cui darò il mio ultimo esame tra pochi giorni.

Sono cresciuta tantissimo, per me Synesthesia è stata uno sprono a tirare fuori il mio meglio, un supporto costante, non posso che essere grata di tutto ciò, mi sento una persona molto fortunata. Oggi il mio ruolo è molto diverso da quello di 7 anni fa, sono Responsabile amministrativa e Responsabile di Impatto, ma questi non sono punti di arrivo, sono solo parte di un percorso che sto continuando a percorrere: ma non voglio spoilerarvi troppo del mio futuro qui!

Oggi ti occupi sia di amministrazione che di responsabilità sociale d’impresa. Come convivono questi due ambiti, apparentemente così diversi?

So che è difficile immaginarlo, ma in realtà hanno molte più cose in comune di quello che si possa immaginare. La contabilità richiede grande rigore e precisione, ma anche una spiccata dose di “fantasia”!

Ovviamente non invento nulla, tranquillizzo tutti, ma spesso bisogna uscire dagli schemi, ragionare, trovare soluzioni alternative, non è solo matematica, non è solo ragioneria, c’è davvero un mondo dietro i numeri che si leggono sui bilanci. Capire quello che si sta leggendo e poi riportarlo, spiegarlo o trasformarlo in una strategia di business, non è nient’altro che trasformare un dato quantitativo in un dato qualitativo e narrarlo in modo più chiaro e comprensibile a tutti. Questo è quello che cerco di fare anche quando mi occupo di CSR, semplicemente al contrario!

Trasformo le strategie legate alla sostenibilità in numeri, in KPI monitorabili, in un dato che ci possa dire dove stiamo lavorando bene e dove possiamo migliorare. Riuscire ad applicare questo approccio rende possibile i cambiamenti: sono convinta che nulla di duraturo nasca mai dal caso, solo la reale volontà di creare un impatto positivo può garantire dei risultati.

Quando si parla di sostenibilità, spesso si pensa all’ambiente. Ma la CSR è molto di più. Qual è la tua visione e come si traduce nel tuo lavoro quotidiano?

Sono d’accordo, ma questo accade principalmente perchè la questione ambientale è una delle dimensioni più visibili, tangibili e urgenti del concetto di sostenibilità. È un qualcosa di cui tutti sono a conoscenza, un mare inquinato, la deforestazione, il riscaldamento globale sono comunemente percepiti rispetto ad un modello economico insostenibile o alle disuguaglianze di genere negli ambienti di lavoro. Personalmente credo che tutti gli aspetti della sostenibilità siano urgenti, ma bisogna essere realisti e non possiamo avere la “presunzione” di poter risolvere tutto.

Ogni realtà deve comprendere in cosa il suo agire può fare la differenza ed investire concretamente sulla base delle proprie possibilità. In Synesthesia è questo che cerchiamo di fare quotidianamente, sosteniamo le cause in cui siamo consapevoli di poter creare impatti positivi.

In un’azienda tech come Synesthesia, che cosa significa concretamente “fare responsabilità sociale”?

Per rispondere a questa domanda, mi piace sempre fare un passo indietro e ricordare le parole del nostro Presidente, Francesco Ronchi:

“Le persone per Synesthesia sono state, sono tuttora e saranno sempre il motore dell’azienda. L’azienda è nata attorno alle persone e si basa su di loro.”

È proprio da qui che parte la nostra visione di responsabilità sociale. Per Synesthesia, essere un’azienda tecnologica non significa soltanto sviluppare prodotti digitali di qualità o inseguire l’innovazione fine a sé stessa. In un mondo sempre più interconnesso e complesso, crediamo che il valore di un’impresa si misuri anche, e soprattutto, attraverso il suo impatto positivo sulla società, sulle persone e sull’ambiente.

“Fare responsabilità sociale”, per noi, significa mettere la tecnologia al servizio del bene comune. Significa progettare soluzioni che siano non solo funzionali ed efficaci, ma anche inclusive, accessibili, etiche e sostenibili. Significa creare un ambiente di lavoro in cui le persone possano crescere, esprimersi, sentirsi accolte e valorizzate. Significa contribuire attivamente al territorio, alla cultura, all’educazione e alla transizione ecologica.

In pratica, portiamo la responsabilità sociale in ogni aspetto della nostra attività: nelle scelte progettuali, per garantire l’accessibilità e il rispetto della privacy, nella cura dei nostri team, promuovendo il benessere, la diversità e la formazione continua, nella relazione con il territorio, sostenendo iniziative culturali e sociali locali, nell’impegno per la sostenibilità ambientale, riducendo il nostro impatto e sensibilizzando sulle buone pratiche. Essere responsabili, per noi, non è una strategia: è una responsabilità concreta e quotidiana, che ci guida in ogni decisione.

Il coinvolgimento dei colleghi è fondamentale per il successo di iniziative CSR. Come riesci a stimolare la partecipazione interna?

Il coinvolgimento è assolutamente la chiave per il successo, anche perchè se non si conoscono le reali esigenze dei propri stakeholder è impossibile attuare delle strategie efficaci, in tutti gli ambiti della CSR.

Nello specifico, sulla partecipazione interna stiamo cercando di coinvolgere sempre di più colleghi e colleghe attraverso la diffusione di survey in modo tale da monitorare sempre il gradimento su ogni iniziativa e cercando di raccogliere quante più proposte possibili. Per noi questo è sicuramente lo strumento più facile da utilizzare perchè spesso non è facile ricevere il feedback diretto, soprattutto con la diffusione dello smart working.

Inoltre dal 2025 abbiamo creato un gruppo di Ambassador, su candidatura volontaria, attualmente formato da 8 persone che ci aiutano ad organizzare e diffondere tutte le iniziative legate alla sostenibilità ambientale, alla parità di genere e al welfare. Io e le colleghe del reparto HR organizziamo degli incontri periodici con loro, in modo tale da aumentare il coinvolgimento e diffondere sempre di più il messaggio che la sostenibilità è veramente una responsabilità comune, non solo dei vertici aziendali.

C’è un progetto o un’iniziativa che ti ha resa particolarmente orgogliosa di lavorare qui?

In realtà ci sono due iniziative di cui sono particolarmente orgogliosa. La prima è sicuramente legata al percorso di prevenzione al tumore al seno che abbiamo fatto durante il 2024, grazie al quale tutte le donne di Synesthesia hanno avuto la possibilità di fare un’ecografia mammaria gratuita. Secondo me è stato veramente un progetto che rispecchia a tutti gli effetti il concetto di diffusione di benessere e salute, cioè la promozione di un’azione concreta che non sia solo per la persona all’interno dell’ambiente di lavoro, ma un investimento per la persona in quanto tale. La seconda invece riguarda gli uomini e nello specifico all’estensione del congedo per i papà dai classici 10 giorni previsti dalla normativa nazionale a 15 giorni. Credo che ad oggi la paternità sia messa troppo da parte, quindi sono molto felice di lavorare in un’azienda che dà valore al ruolo del padre rafforzando il concetto culturale che la cura dei propri figli non ha un genere.

Qual è la lezione più importante che hai imparato in questi anni?

Ce ne sono tante, ma forse la più importante è avere il coraggio di cambiare, non aver paura di rimettersi in gioco a prescindere dal proprio background o dalla propria età: non è mai troppo per inseguire le proprie passioni o raggiungere un obiettivo. Spesso siamo proprio noi stessi il nostro maggiore ostacolo. Io ne sono la prova, e non smetterò mai di ringraziare Synesthesia per avermi spronato con entusiasmo dal giorno zero.

Synesthesia si appresta a pubblicare il suo primo Bilancio di Sostenibilità, puoi darci qualche anticipazione?

Così mi chiedi troppo, posso solo dirti che sarà un gran bel viaggio!

    Performance marketing: cos’è e quali canali interessa

    Il performance marketing è un approccio orientato ai risultati concreti, che consente alle aziende di ottimizzare ogni investimento pubblicitario in funzione delle azioni effettivamente compiute dagli utenti. Che si tratti di un clic, una registrazione, un acquisto o un download, ogni attività viene monitorata, tracciata e misurata, rendendo possibile una gestione trasparente e flessibile del budget.

    A differenza delle campagne tradizionali, spesso basate su metriche di visibilità o impression generiche, il performance marketing punta tutto sull’efficacia: si investe solo quando c’è una risposta tangibile da parte del target. Questo lo rende ideale per brand che vogliono massimizzare il ROI, scalare in modo sostenibile e adattarsi velocemente ai comportamenti del pubblico.

    Fondamentale in questo tipo di strategia è l’integrazione tra canali – dai motori di ricerca ai social ads, dall’affiliate marketing all’email automation – e l’utilizzo di strumenti analitici evoluti per prendere decisioni data-driven. Il risultato? Una comunicazione più intelligente, personalizzata e, soprattutto, orientata alla conversione.

    Per entrare nel vivo del performance marketing, per capirne di più e svelarne i vantaggi, abbiamo intervistato Caterina De Bon, Performance Marketing Specialist di Synesthesia Marketing. 

    Ecco cosa ci ha raccontato.

    Quali sono, secondo te, i principali vantaggi del performance marketing per un’azienda rispetto ad approcci più tradizionali?

    Il principale vantaggio del performance marketing è senza dubbio la misurabilità, ovvero la capacità di tracciare un collegamento reale e oggettivo tra strategia e risultato.

    Grazie all’osservazione continua dei dati con un approccio integrato che analizza tutti i punti di contatto con l’utente (non solo i dati di piattaforma, ma anche quelli di Google Analytics, di CRM come Hubspot o Salesforce ecc.), siamo in grado di testare soluzioni diverse a livello di target, investimento, strategia creativa e ottimizzazione, per capire fino in fondo cosa funziona e cosa richiede spazio di intervento.

    Questo è importante non solo per garantire l’allineamento al risultato desiderato dal cliente, ma anche e soprattutto per generare insight preziosi che possono poi informare le strategie future non solo a livello di digital marketing, ma anche su più ampia scala. 

    A questo vantaggio si aggiunge anche quello del dinamismo e della flessibilità. Rispetto ad altre soluzioni di marketing, in questo caso si può andare a modulare in maniera dinamica ogni aspetto della strategia in tempo reale, permettendoci di passare da micro-attivazioni spot a strategie continuative senza requisiti fissi di tempistiche e budget.

    Quali canali e strategie ritieni più efficaci in una logica performance per generare lead qualificati nel B2B?

    La scelta dei canali e delle strategie più efficaci per generare lead qualificati in ambito B2B dipende molto dal settore, dal mercato di riferimento e soprattutto dal target che si desidera raggiungere. Tuttavia, in linea generale, un approccio integrato tra LinkedIn e Google Ads rappresenta spesso la combinazione più solida in ottica performance.

    LinkedIn si distingue per la sua capacità di offrire una targettizzazione estremamente granulare: è possibile selezionare il pubblico per ruolo professionale, settore, dimensione aziendale, anzianità lavorativa e persino per singola azienda. Questo consente di rivolgersi direttamente a decision maker e influencer interni al processo di acquisto, garantendo sin da subito un’elevata qualità dei lead e riducendo il carico di lavoro nella fase di qualificazione. 

    Va però considerato che, soprattutto nei contesti B2B con cicli di vendita lunghi o prodotti complessi, solo una piccola parte degli utenti converte immediatamente dopo aver visto un annuncio. Spesso, il contatto si attiva in un secondo momento, magari cercando volontariamente il brand, il prodotto o il servizio su Google. È proprio per questo che affiancare a LinkedIn una strategia ben strutturata su Google Ads è essenziale: permette di intercettare non solo la domanda consapevole, ma anche tutta quella fascia di utenti che hanno già avuto un primo touchpoint con il brand e stanno ora valutando l’acquisto.

    Come misuri il successo nel performance marketing B2B e quali KPI consideri davvero rilevanti per valutare l’impatto concreto del brand?

    Nel performance marketing B2B, il successo non può essere misurato con un unico set di KPI, perché ci troviamo a operare in contesti complessi, con prodotti o servizi articolati e cicli di vendita spesso lunghi, che coinvolgono più stakeholder nel processo decisionale. Per questo è fondamentale adottare una misurazione su due livelli: breve e lungo termine, combinando metriche quantitative e qualitative.

    Nel breve termine, monitoriamo attentamente KPI di performance come il CPL (Costo per Lead) e il tasso di conversione per singolo canale o campagna, ma ci focalizziamo anche su metriche più qualitative come il Lead Quality Score o la percentuale di MQL (Marketing Qualified Leads). Questi indicatori ci aiutano a valutare non solo la quantità, ma soprattutto la qualità dei lead generati, ovvero quanto sono effettivamente in linea con il target ideale del cliente.

    Nel medio-lungo termine, invece, misuriamo l’efficacia della strategia in termini di impatto sul brand e influenza sulla pipeline. In questa fase l’obiettivo è intercettare e posizionarci nella mente del prospect prima ancora che si manifesti un bisogno esplicito, costruendo fiducia e autorevolezza nel tempo.

    Quanto è importante l’allineamento tra team marketing e sales in una strategia di performance marketing?

    L’allineamento tra marketing e sales è fondamentale in qualsiasi strategia di performance marketing B2B.

    Spesso si tende a pensare che il lavoro del marketing termini con la generazione del lead, ma in realtà il valore reale si misura quando quel lead si trasforma in opportunità concreta e, infine, in cliente. Per questo è essenziale che i due team lavorino in sinergia su tre livelli principali: definizione del target e dei KPI, flusso e qualità dei dati, allineamento sugli obiettivi finali.

    In sintesi, un performance marketing che non dialoga con il team sales rischia di fermarsi a un esercizio di “vanity metrics”. Lavorare in modo integrato, invece, trasforma le campagne in leva concreta di crescita commerciale.


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    Stefano, ci parli del tuo lavoro in Synesthesia Technologies? Quali sono le peculiarità di quest’area e come si inserisce nel più ampio ecosistema dell’azienda?

    Come Tech Leader seguo un team di circa 10 persone, occupandomi delle architetture software, delle decisioni tecniche e delle analisi funzionali dei nuovi progetti, con il focus principale sulle app mobile per iOS (ma abbiamo gestito anche progetti per tvOS, watchOS e macOS). È una parte molto importante dell’offerta di Synesthesia, insieme ad Android è quella che è stata la nostra “rampa di lancio” sul mercato, quando lo sviluppo di app era ancora un settore di nicchia.

    Essere Tech Leader significa anche saper bilanciare innovazione e gestione del team. Qual è la sfida più grande che affronti ogni giorno e come riesci a mantenere alta la motivazione del tuo team?

    Cerco di mantenermi aggiornato il più possibile sulle ultime tecnologie, tentando di introdurle all’interno dei progetti quando possibile. Tutti gli sviluppatori sono sempre molto motivati quando si tratta di utilizzare le ultime innovazioni, e come Tech Leader cerco sempre di proporle il più possibile. Organizziamo anche periodicamente dei “Tech Cafè” – sessioni di due ore dove ci incontriamo con il team e esploriamo le nuove tecnologie di piattaforma.

    Dal tuo primo giorno in Synesthesia a oggi, l’ecosistema iOS è cambiato profondamente. Quali sono stati, secondo te, i momenti chiave di questa evoluzione e come hanno influenzato il tuo modo di lavorare?

    Ho iniziato nel 2012 in un periodo in cui sviluppare per iOS con Objective-C era davvero molto complicato. Identificherei due momenti chiave: l’introduzione del linguaggio di programmazione Swift nel 2015 e SwiftUI nel 2019 (per la creazione delle interfacce grafiche). In entrambi i casi in Synesthesia abbiamo atteso un paio d’anni prima di adottarli nei nuovi progetti con un consistente aumento della produttività.

    Dopo oltre 13 anni in Synesthesia, hai visto crescere l’azienda e il team. Cosa rende questo ambiente speciale per un professionista tech? Quali sono i valori e gli aspetti distintivi che caratterizzano il modo di lavorare del tuo team?

    Cerchiamo di focalizzarci sull’aspetto caratteriale e motivazionale sin dai primi colloqui con i candidati – alla fine passiamo insieme gran parte della giornata ed è molto importante per noi la “connessione umana” e la stima reciproca.

    Credo che questo aspetto sia una nostra caratteristica positiva: gli sviluppatori, mediamente, restano con noi per tanti anni e avere un basso turn-over è per noi un grosso punto di forza.

    L’8 e il 9 aprile, l’UCI Cinema Lingotto ospiterà Swift Heroes 2025, la conferenza internazionale dedicata agli sviluppatori dell’ecosistema Apple, organizzata da SYX | Foundation ETS. Cosa significa per te essere parte di questa edizione come presentatore e voce di un evento che sta contribuendo alla crescita della community degli sviluppatori iOS?

    Mi diverto sempre tantissimo! Essere “la faccia” di Swift Heroes è sicuramente una grossa responsabilità, ma ogni anno vengo ripagato da feedback positivi e buoni risultati.

    Cerco di portare quella che è la mia esperienza lavorativa impegnandomi a fare le domande più opportune ai vari speaker in funzione dei loro talk. E se nel mezzo riesco a infilarci una battuta per stemperare la tensione, benvenga!

    Durante gli speech di Swift Heroes 2025 saranno svelate le ultime innovazioni del settore, momenti imperdibili per chi vuole davvero guardare al futuro di iOS. Puoi anticiparci già qualcosa sul ricco programma?

    Negli ultimi anni ho partecipato a diversi processi di stima di nuovi progetti, ed è un tema molto delicato per chi si occupa prevalentemente di sviluppo. Per questo motivo, ho voluto includere nel programma il talk di Jane Chubenko (di nuovo con noi) su come si approcciano le stime “like a pro”. Quando si è trattato di decidere il talk di apertura (il più delicato) ho pensato a cosa potrebbe andare storto nello scegliere un “volto nuovo”. E siccome mi prendo poco sul serio, ho scelto Oliver Binns con un talk intitolato “What could possibly go wrong?”. Cercheremo di iniziare la conferenza con un po’ di ironia. 🙂


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    Michel, come si diventa un senior mobile developer?

    Michel: 

    “A long time ago in a galaxy far, far away…” [sorride].

    Ho iniziato il mio viaggio nel mondo dell’informatica ormai nel secolo scorso, affrontando tutti gli stravolgimenti tecnologici portati dalla diffusione di Internet e dei dispositivi Mobile. Surfare sulle onde della rivoluzione è stato (ed è ancora oggi!) entusiasmante: una carriera di lunga data significa conoscere sempre più da vicino il termine “diverso”, inteso come “tanto”: tante tecnologie, esperienze, tanti contesti, colleghi, clienti, ambiti…

    L’approdo nel team Technologies di Synesthesia ha rappresentato per me la ciliegina sulla torta: qui si respira innovazione e tecnologia e si condivide una passione.

    Quindi, per tornare alla domanda, credo si diventi Senior Developer con l’esperienza, certo, ma anche con lo studio, la passione, la condivisione delle conoscenze con i colleghi, l’altruismo e la curiosità. 

    Giorgia, cosa significa per te oggi essere una senior web developer in Synesthesia?

    Giorgia:

    Significa molto e molto più di un semplice job title: rappresenta l’intero percorso di crescita che ho fatto all’interno dell’azienda. Ho iniziato a lavorare in Synesthesia come stagista, ho attraversato tutte le fasi di quella che possiamo chiamare “gavetta”.

    Essere arrivata alla seniority mi fa capire che tutto l’impegno e il cuore che ho messo in questi anni sono stati riconosciuti e ricompensati e che questo è solo un’altra linea di partenza per continuare a crescere.

    Quali sono gli aspetti che accomunano il vostro lavoro e quali invece lo differenziano?

    Giorgia:

    I nostri lavori si possono considerare come due facce della stessa medaglia. Per quanto magari a livello tecnico possano esserci delle differenze, il prodotto finale è il risultato dell’unione di entrambi gli sforzi.  

    Per esempio, per ogni funzionalità da sviluppare io e Michel lavoriamo in modo parallelo, aggiornandoci costantemente sullo stato dello sviluppo e sull’interazione dei nostri componenti affinché funzionino come un organo unico.

    Michel:

    Esattamente! Credo che siano molte più le cose in comune di quelle che non lo sono.  Con Giorgia si lavora side by side quotidianamente, affrontiamo le stesse problematiche solo da punti di vista diversi. Lavoriamo insieme su alcuni progetti e su questi siamo praticamente un tandem: a fronte di un componente software da implementare dobbiamo analizzare e trovare la soluzione ideale su cui ci confrontiamo tecnicamente e funzionalmente per trovare l’output migliore; quando poi passiamo al “coding” ci occupiamo semplicemente di due aspetti diversi (front-end Giorgia, back-end io) ma talmente correlati da non poter essere considerati troppo distanti

    Cosa non deve mancare nella mente di un mobile/web developer? 

    Michel:

    La voglia di divertirsi facendo informatica: davanti a sfide e problematiche sempre diverse che in questo lavoro si presentano quotidianamente, la mente di un developer “che si diverte” sviluppa un’attitudine attiva al problem solving:

    non ci si limita a eseguire istruzioni, ma si partecipa ai progetti comprendendo le necessità e il contesto di business, suggerendo miglioramenti, anticipando eventuali situazioni e problemi.

    Giorgia:

    La convinzione che per ogni problema esiste sempre una soluzione fuori dagli schemi. Bisogna tenere la mente sempre aperta ad ogni idea o suggerimento perché a volte – per risolvere i problemi – è solo questione di prospettiva.

    Nella vostra mansione, quanto è importante il lavoro di team e quanto invece il vostro lavoro è frutto di uno sforzo individuale?

    Giorgia:

    Direi che si equiparano, sono entrambi importanti. Pensiamo ad un formicaio: ogni formica ha il proprio ruolo, ma l’obiettivo finale è lo stesso. Il nostro compito è quello di consegnare un progetto completo e funzionante e per raggiungere questo obiettivo interagiamo tra di noi, ci scambiamo dati e idee affinché le features sviluppate singolarmente da ognuno possano incastrarsi correttamente e funzionare in armonia con le altre.

    Michel:

    Sono molto d’accordo con Giorgia. 

    Un team è fatto di individui ed a ciascun membro del team è delegato un ruolo importante. Una squadra formata da professionisti competenti, collaborativi e motivati è un team vincente, dunque lo sforzo individuale verte sugli aspetti che poi fanno di un team un buon team: la consistenza, la correttezza, la qualità del singolo componente sono vitali per il funzionamento dell’insieme.

    Quella del web e mobile developer è una figura richiestissima. Perché è così importante per enti o aziende affidarsi a professionisti come voi?

    Giorgia:

    Direi che i motivi sono diversi. 

    Il primo è giustamente l’esperienza: abbiamo fatto un percorso di studi e di sviluppo di soft skill proprio per poter lavorare meglio in questo ambito e poter fornire il supporto adatto per ogni tipologia di progetto. 

    Il secondo è il flusso di pensieri e di analisi che applichiamo. Il problem solving è fondamentale, saper solo scrivere codice molto spesso non basta e se non si hanno le giuste capacità si rischia di produrre qualcosa di impreciso, mancante. 

    Infine direi il fattore umano: parliamo tanto di AI e anche io credo nelle sue potenzialità, certo, ma credo anche che sia uno strumento da consegnare nelle mani di professionisti in grado di usarla e ottimizzarla per generare un prodotto ancora migliore. 

    Michel:

    Aggiungo che il nostro approccio, vivendo il nostro lavoro con divertimento e passione, non è quello del semplice esecutore delle richieste a volte un po’ “caotiche” dei clienti.

    Nel team Technologies quando affrontiamo un progetto lo facciamo nostro e la distinzione tra “cliente” e “fornitore” si trasforma in un rapporto di collaborazione e condivisione. Non ci risparmiamo neanche quando c’è da fare quel qualcosa in più che trasforma un artefatto software da mediocre a eccezionale. 

    Michel, cosa invidi del lavoro di Giorgia? E tu, Giorgia, cosa vorresti “rubare” del lavoro di Michel?

    Michel:

    I complimenti dei clienti 🙂

    Il front-end di cui si occupa lei è sicuramente la parte più evidente del nostro prodotto, la punta dell’iceberg: i committenti e in generale il pubblico del software interagiscono direttamente con i moduli scritti da Giorgia, pertanto le lodi sono tutte per lei!

    Giorgia:

    Proprio perché i clienti quando interagiscono con il prodotto vedono principalmente la parte sviluppata da me, un qualsiasi problema, può sembrare solo un mio errore. Un po’ invidio il fatto che il lavoro di Michel sia spesso dietro le quinte!

    Come diceva Giorgia…a volte è davvero solo questione di prospettiva!


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    Federico, cosa significa essere un Project Manager in Synesthesia?

    “Essere un Project Manager in Synesthesia significa avere un ruolo centrale nella realizzazione di progetti digitali che portano innovazione e valore ai nostri clienti. In pratica, mi occupo di pianificare, organizzare e monitorare ogni fase del progetto, assicurandomi che i risultati siano in linea con le aspettative del cliente e con gli standard qualitativi dell’azienda.

    In Synesthesia, però, il mio ruolo non si limita alla gestione operativa: collaboro attivamente con team multidisciplinari – sviluppatori, designer, marketing specialist – per trovare soluzioni trasversali e creative. Lavorare in un contesto giovane e dinamico come quello di Synesthesia significa essere sempre pronti ad adattarsi, condividere pareri e consigli e soprattutto imparare dai tuoi colleghi più esperti”.

    Come contribuisci al successo di un progetto? Quali sono le sfide principali che affrontati quotidianamente e come le superi?

    “Il mio contributo al successo di un progetto parte dalla pianificazione: definisco gli obiettivi, le priorità e i flussi di lavoro in modo chiaro, coinvolgendo fin da subito tutte le parti interessate. Credo molto nella comunicazione trasparente e nel creare un ambiente di fiducia tra cliente e team, perché a parer mio un progetto di successo è sempre il risultato di un lavoro di squadra.

    Tra le sfide principali che affronto quotidianamente, invece, ci sono la gestione delle aspettative dei clienti e il mantenimento dell’equilibrio tra tempi, budget e qualità. Ogni progetto ha le sue complessità: può capitare che ci siano cambiamenti improvvisi nelle richieste del cliente o che emergano difficoltà sulle implementazioni tecniche non previste nelle prime fasi di scouting e progettazione. Per superare queste sfide, mi affido a due approcci: la flessibilità e la proattività. La flessibilità mi consente di adattarmi rapidamente ai cambiamenti, ricalibrando priorità e risorse senza perdere di vista gli obiettivi. La proattività, invece, mi permette di anticipare le criticità, proporre soluzioni prima che diventino problemi e mantenere una visione d’insieme anche nei momenti più impegnativi e caotici.

    Alla fine, il mio obiettivo è sempre lo stesso: garantire che il progetto non sia solo completato con successo, ma che rappresenti anche un’esperienza formativa e di valore per tutti coloro che partecipano alla progettazione”.

    Ci parli del tuo team di lavoro dell’area Technologies? Com’è organizzata la giornata di lavoro?

    “Il team Technologies di Synesthesia è una squadra composta da professionisti con competenze diverse, come sviluppatori frontend e backend, specialisti di QA e tecnologie innovative, oltre al team AI che pian piano va espandendosi.

    La varietà di competenze verticali è la nostra forza, ma è l’approccio collaborativo che ci permette di affrontare progetti complessi con successo. Ognuno di noi ha il proprio ruolo specifico, ma lavoriamo in armonia per raggiungere un obiettivo comune, così che ciascuno venga valorizzato.

    La giornata di lavoro è organizzata in modo strutturato, ma deve poter diventare flessibile per adattarsi alle necessità di ogni progetto. Di solito iniziamo con uno daily meeting per fare il punto della situazione: ognuno condivide progressi, eventuali difficoltà e si strutturano le prossime priorità. Questo momento è fondamentale per mantenere il team allineato e per individuare subito possibili criticità.

    Nel corso della giornata, alterniamo momenti di lavoro individuale a sessioni collaborative, come brainstorming o pair programming, a seconda delle necessità. Lavoriamo con metodi Agile e Scrum per monitorare l’andamento delle attività e permettere un flusso di lavoro definito e reiterabile.

    Quello che mi piace di più del nostro team è l’atmosfera: c’è una grande “vibe” positiva, la voglia di mettersi in gioco e la consapevolezza che possiamo sempre contare l’uno sull’altro. È un ambiente che stimola non solo la produttività, ma anche il continuo miglioramento”.

    Ci racconti qualche curiosità o aneddoto simpatico con i tuoi colleghi del team Technologies?

    “Una delle cose, a mio parere, più divertenti che accadono nel nostro team è sicuramente il daily. Ogni mattina, oltre a condividere aggiornamenti e priorità, c’è sempre un momento in cui qualcuno smorza il clima con un tocco di leggerezza, chi si presenta con uno sfondo o filtro particolare su Meet, o chi lancia una meme legato al progetto in corso (cosa generalmente più apprezzata). Non è raro che, nel mezzo alla discussione tecnica, si crei un piccolo momento di spensieratezza che ci fa partire con il piede giusto.

    Questi momenti, seppur limitati, sono importanti perché ci permettono di mantenere un’atmosfera di lavoro positiva e rilassata, che rende più leggere anche le giornate più intense. La cosa più bella è che ogni membro del team, pur prendendo sul serio il proprio lavoro, riesce sempre a trovare il giusto equilibrio tra professionalità e  rilassatezza”.

    Conosciamo più nel dettaglio quest’area di Synesthesia: quali servizi macro offre ai suoi clienti? Qual è il know-how che portate in ogni progetto?

    “Synesthesia offre una serie di servizi strategici e tecnologici altamente integrati, con un focus su digital transformation, sviluppo di applicazioni mobile e web, oltre a soluzioni in ambito e-commerce e intelligenza artificiale.

    Il nostro team si distingue per la capacità di creare soluzioni su misura, che vanno dalla progettazione e sviluppo di piattaforme digitali all’implementazione di tecnologie avanzate come AR/VR e Machine Learning.

    Il nostro valore aggiunto è il forte approccio collaborativo che definiamo per ogni progetto, unendo competenze tecniche e strategiche per trasformare le esigenze dei clienti in esperienze digitali soddisfacenti e performanti. In ogni fase del processo, dal design alla realizzazione, siamo impegnati a garantire che ogni soluzione sia non solo funzionale ma anche scalabile e sostenibile”.

    Quali sono i vantaggi più evidenti per il cliente?

    “I vantaggi per il cliente riguardano principalmente l’efficienza e l’innovazione digitale, qualunque essa sia nel contesto del cliente. Ogni progetto è pensato per risolvere problemi specifici, ottimizzando i processi e migliorando la competitività. Grazie alla nostra esperienza, offriamo soluzioni che sono non solo all’avanguardia, ma anche integrabili con i sistemi già esistenti. In questo modo, i clienti possono ottenere risultati concreti in tempi rapidi, con un impatto positivo sul loro business. Be’ e poi, ultimo ma non meno importante, conoscere tutta la ciurma di Synesthesia, il che non è da sottovalutare :)”.


    Grazie all’esperienza e al know-how dell’area Technologies, Synesthesia trasforma idee in soluzioni digitali innovative, realizzate su misura per ogni esigenza. Sei pronto a sviluppare il tuo prossimo progetto? Contattaci: insieme possiamo costruire il futuro delle tue idee!

    Serena, ci racconti in cosa consiste il vostro lavoro?

    “Quaerys, è una realtà che si dedica ad aiutare aziende, agenzie, enti e istituzioni a estrarre valore dai dati digitali, traducendoli in strategie vincenti. Facciamo leva su un mix unico di scienze sociali, teorie del comportamento e tecnologie avanzate di AI per comprendere e anticipare le dinamiche dei dati.

    Il nostro metodo proprietario si fonda su tre pilastri:

    Ciò che ci distingue è, quindi, una multidisciplinarietà che ci permette di interpretare testi e conversazioni e generare intuizioni strategiche. Utilizziamo, inoltre, analisi statistica e Data Visualization per trasformare dati complessi in insight concreti, aiutando i nostri clienti a tradurre la complessità dei dati in azioni efficaci e risultati duraturi”.

    Più che un genietto tutto occhiali, studio e mille tabelle di dati mi sembra che per voi il Data Analyst sia invece un grande appassionato ai fatti della realtà, che osserva, studia, ordina e racconta. Corretto?

    “Assolutamente sì, questa descrizione coglie in pieno la nostra visione del Data Analyst. Il valore del nostro lavoro non risiede solo nella competenza tecnica, ma nella capacità di osservare la realtà con curiosità, metodo e profondità. 

    Per noi, il Data Analyst non è un tecnico isolato, ma un interprete del mondo reale: qualcuno che sa osservare i fenomeni, comprenderli, ordinarli e restituirli con chiarezza, trasformando la complessità in intuizioni utili”.

    Perché un’azienda o un professionista dovrebbe avere bisogno di noi? 

    “Ogni decisione strategica, per essere davvero efficace, deve partire da una base solida: evidenze empiriche affidabili e insight utili. Questo è esattamente ciò che offriamo ai nostri clienti, aiutandoli a orientarsi nella complessità dei dati e a tradurli in scelte chiare e vincenti.

    Abbiamo sviluppato un mix di servizi che rispondono alle esigenze di aziende e professionisti, coprendo tutto il ciclo di conoscenza: dall’analisi dei mercati alla comprensione profonda degli utenti, fino alla progettazione di soluzioni innovative. Tra i nostri servizi principali:

    Ogni nostro servizio è pensato per essere immediatamente integrabile nei processi decisionali dei clienti, con l’obiettivo di offrire un reale vantaggio competitivo e supportare il successo di realtà che scelgono di lavorare con noi”.

    Quaerys nasce nel 2015 come start up innovativa e spin off dell’Università di Torino. Il cordone ombelicale con l’ambito accademico non è mai stato tagliato, e ancora oggi rappresenta una linfa fondamentale. Perché è così importante il rapporto con il mondo accademico e in che modo incide nel vostro lavoro?

    “Il nostro DNA è radicato nella ricerca scientifica: non rincorriamo l’innovazione, ma ne siamo attivamente parte. Questa connessione diretta con l’ambiente accademico non è mai venuta meno. Non è un caso che i nostri founder e il nostro advisor scientifico siano figure tuttora profondamente radicate nella ricerca accademica, né che il nostro team includa professionisti che affiancano il lavoro operativo a percorsi di dottorato e alta formazione. Questo ci consente di operare con un livello di competenza decisamente elevato.

    In pratica, questo rapporto ci pone in una posizione privilegiata: non solo partecipiamo attivamente alla produzione di conoscenza – pubblicando articoli scientifici e contributi editoriali sui temi dell’analisi dei dati – ma siamo spesso un passo avanti rispetto al mercato. Conosciamo e applichiamo nuovi approcci quando ancora non sono diventati di uso comune.

    Ciò che fa la differenza è che questo vantaggio non si limita a rimanere nostro: lo trasferiamo ai clienti. Quando un’azienda ci sceglie, non acquista solo una consulenza tecnica, ma accede a un vantaggio competitivo che si riflette direttamente nel suo business. La nostra capacità di anticipare le tendenze e utilizzare metodologie avanzate si traduce per loro in strategie migliori, decisioni più rapide e risultati concreti. Questo è il valore che nasce dalla nostra connessione con il mondo accademico”.

    Il payoff è “trustworthy answers”, cioè “risposte affidabili, degne di fiducia”. Perché fidarsi dei vostri risultati?

    “Il nostro payoff racchiude la nostra essenza: fornire risposte affidabili, basate su evidenze concrete. Questa affidabilità deriva dal nostro DNA accademico e dall’approccio rigoroso che applichiamo a ogni progetto. Per noi, il metodo scientifico non è un principio astratto, ma lo strumento più solido per trasformare dati grezzi in insight utili e di valore.

    Ogni nostra analisi, grande o piccola che sia, parte da osservazioni del mondo reale e dalla raccolta di dati verificabili. Non ci affidiamo mai a opinioni o supposizioni: tutto ciò che offriamo è documentato, misurabile e replicabile. Questo ci permette di dare ai nostri clienti basi solide su cui prendere decisioni strategiche, riducendo i rischi e massimizzando le opportunità.

    In un contesto in cui le informazioni possono spesso essere superficiali o poco accurate, noi garantiamo risposte che non solo sono affidabili, ma che guidano realmente i nostri clienti verso risultati concreti e misurabili”.

    Vi definite “boutique high-tech” per esprimere la vostra capacità di coniugare un approccio altamente tecnologico con una cura esclusiva per i dettagli. Cosa significa per voi questo equilibrio, ci spieghi meglio?

    “Ci piace definirci una “boutique high-tech” perché questa espressione cattura la nostra essenza: unire l’avanguardia tecnologica con un approccio distintivo e mirato, dove ogni progetto è trattato con cura e attenzione uniche.

    La nostra forza risiede nella capacità di applicare una metodologia rigorosa senza mai cadere in soluzioni standardizzate. Ogni analisi e ogni strategia che sviluppiamo è progettata in modo esclusivo, per rispondere con precisione alle necessità specifiche del cliente. Non proponiamo strumenti generici o piattaforme preconfezionate, ma creiamo soluzioni che possano garantire un vantaggio competitivo concreto e duraturo.

    Il nostro lato “high-tech” si traduce nell’uso delle tecnologie e metodologie più avanzate, mentre l’approccio “boutique” si riflette nella dedizione che dedichiamo a ogni dettaglio. Questa combinazione ci consente di trasformare la complessità dei dati in risposte utili, efficaci e davvero personalizzate. È proprio questo equilibrio tra innovazione e cura che rende il nostro lavoro unico e riconoscibile”.

    “La tecnologia più potente ed evoluta è la mente umana”. Cosa c’è nella vostra?

    “Nella nostra mente c’è un continuo dialogo tra intuizione e metodo, tra creatività e analisi. È lì che le scienze sociali incontrano la tecnologia, dove il rigore si mescola alla curiosità, e dove ogni dato smette di essere un numero sterile per diventare una storia che guida decisioni strategiche.

    Da un lato, la nostra mente è allenata a osservare il mondo con lo sguardo del sociologo: cerchiamo di comprendere i comportamenti umani, i desideri, le dinamiche che guidano scelte e relazioni. Dall’altro, abbracciamo la precisione e la potenza delle tecnologie avanzate, sfruttando strumenti di intelligenza artificiale, machine learning e analisi dei dati per leggere ciò che spesso sfugge all’occhio umano.

    Infine, il nostro approccio da esperti di marketing completa il quadro: ogni insight che produciamo non è mai fine a sé stesso, ma pensato per avere un impatto reale. Che si tratti di migliorare l’esperienza utente, progettare una campagna vincente o posizionare un brand sul mercato, trasformiamo le nostre competenze in soluzioni concrete e misurabili.

    In sintesi, la nostra mente è uno spazio in cui convergono la capacità di capire, la voglia di innovare e la determinazione a creare valore. Perché la tecnologia, per quanto potente, è solo uno strumento: è la mente umana che le dà significato”.

    Potresti raccontarci, per concludere, qualche esempio concreto di come le vostre analisi hanno supportato i vostri clienti nel trasformare i dati in decisioni strategiche?

    Assolutamente! Dietro ogni grande risultato c’è un’intuizione, e dietro ogni intuizione ci sono dati che parlano. I nostri progetti dimostrano come il nostro approccio multidisciplinare possa fare la differenza. Ecco alcuni esempi significativi:

    (Produttore di serramenti in PVC)

    Attraverso un’analisi semantica e l’utilizzo di tecniche di sentiment analysis, abbiamo individuato le caratteristiche dei prodotti più richieste dai consumatori e analizzato le strategie promozionali dei competitor. Questi insight, organizzati in visualizzazioni chiare e fruibili, hanno guidato il lancio di un nuovo prodotto, garantendo un posizionamento competitivo e allineato alle aspettative del target.

    (Prodotti dolciari)

    Per un’azienda leader nel settore, abbiamo combinato ricerche di mercato e tecnologie di machine learning per analizzare il momento della colazione degli italiani. Mappando valori emotivi e funzionali associati a questo rito quotidiano, abbiamo supportato il posizionamento di un prodotto innovativo e consolidato il legame tra brand e consumatori, ottimizzando anche gli investimenti pubblicitari.

    (Lancio di una vettura elettrica)

    Con un mix di analisi di mercato e tecnologie di data visualization, abbiamo isolato i valori più rilevanti per il target. Questi dati hanno permesso di costruire una proposta creativa in linea con i desideri e le aspettative dei consumatori, contribuendo a un posizionamento strategico forte e coerente per il nuovo veicolo sul mercato.

    (Piattaforma di e-commerce)

    Grazie a un’analisi dettagliata dei ticket di assistenza e delle interazioni degli utenti, abbiamo individuato cluster di interesse chiave e priorità operative. Questo approccio, integrato con dashboard interattive, ha guidato interventi strategici per migliorare la user experience e incrementare significativamente la soddisfazione dei clienti finali.

    (Agenzia di viaggi storica)

    Attraverso l’analisi del comportamento degli utenti e il rilevamento di personas, abbiamo decodificato i punti critici e i desideri del target. Gli insight ottenuti sono stati integrati in un nuovo concept di branding che ha rafforzato la coerenza tra lo store fisico e la comunicazione digitale, consolidando il posizionamento del brand.

    (Evento culturale)

    Utilizzando tecniche avanzate di analisi semantica, abbiamo decodificato i temi principali dell’evento, trasformando i risultati in grafici interattivi che hanno offerto nuove prospettive di lettura e una maggiore connessione emotiva con il pubblico.

    Questi esempi dimostrano come i nostri servizi – dalle ricerche di mercato alla sentiment analysis, dalla data visualization ai design sprint – siano progettati per trasformare i dati in strategie concrete. In ogni progetto, il nostro obiettivo non è solo fornire risposte, ma offrire un reale vantaggio competitivo che aiuti i nostri clienti a distinguersi e a prosperare in mercati sempre più complessi”.


    Scopri come ottenere il massimo dai tuoi dati, esplora la pagina dedicata ai servizi di Synesthesia Insight, la business unit di Synesthesia specializzata in Semantic Data Science supportata al 100% da Quaerys. Offriamo una gamma completa di servizi per ottenere risposte scientificamente attendibili e immediatamente integrabili all’interno dei tuoi processi decisionali.

    Luca, come hai conosciuto Synesthesia? 

    “L’incontro tra Synesthesia e Creative Cables è nato dopo essersi conosciuti sulla “carta stampata”. Entrambi abbiamo avuto il piacere e l’onore di essere segnalati per più anni consecutivi sia come Leader della Crescita in Italia dal Sole24Ore sia come Leader della Crescita in Europa dal Financial Times. Ogni volta, quindi, andavo a vedere la classifica e vedevo sempre quest’azienda, Synesthesia, sempre più in alto di noi: un po’ ero contento è un po’ mi arrabbiavo. Poi, ho scoperto che una persona che lavora con me, conosceva Francesco Ronchi, con il quale abbiamo avuto l’occasione di incontrarci a un concerto e da lì, ci siamo promessi di lavorare insieme. Finalmente, dopo un po’ di tempo, stiamo iniziando”.

    Nel 2013 hai fondato Creative Cables, permettendo a tutti i tuoi clienti di realizzare la proprie soluzione di arredamento, rendendola unica e originale. Com’è nata questa idea?

    “Più che un’idea, Creative Cables, è stata un’opportunità: in quel momento stavamo facendo un “e-commerce generalista”. Parliamo di un mondo diverso da quello che è oggi in cui l’idea di e-commerce non era ancora così scontata perchè all’interno di questi vi sono tanti prodotti. Tutto nasce dal cavo elettrico ricoperto in tessuto, è stato subito un successo. Non è stato un oggetto che abbiamo inventato noi, ovviamente, esisteva da sempre. Basti pensare al cavo del ferro da stiro, che è ricoperto da tessuto, oppure i cavi elettrici che c’erano nelle case di campagna intrecciati con l’isolatore di porcellana.

    Quello che noi abbiamo fatto è stato prendere questo oggetto e dargli una nuova vita: quindi non solo i colori classici, ma 200 colori e materiali diversi.

    Non solo poliestere, ma anche cotone, juta, lino, per fare diventare un qualcosa che è tecnico, come il cavo elettrico, un accessorio di moda che serve a essere abbinato ad altri elementi del design della casa”.

    Come descriveresti Creative Cables in una frase?

    “Descrivere Creative Cables in una frase è molto difficile, noi avevamo pensato al claim Your light style giocando sui termini “lifestyle” e “luce” cioè è il cliente che fa diventare la luce un suo stile personale”.

    Synesthesia e Creative Cables hanno moltissime cose in comune, per esempio entrambe sono due realtà torinesi che puntano a crescere e migliorarsi attraverso l’innovazione. Che cosa significa per te oggi essere un “innovatore” nel mondo dell’interior design?

    “Per noi essere innovatori significa due cose: il primo aspetto è quello di aver rivoluzionato la prospettiva di come si deve intendere il design. Noi proponiamo ai nostri clienti una serie di componenti con le quali possono giocare a comporre la propria lampada personalizzata.

    La creatività, quindi, non è solo dal nostro lato ma è anche dal lato del cliente.

    Un altro aspetto è che abbiamo iniziato facendo la strada al contrario: siamo partiti dal vendere un metro di cavo a un privato, per poi tornare indietro in due modi diversi: con il digitale e aprendo dei negozi. Dopo essere arrivati in 20-25 paesi del mondo con i nostri negozi fisici in cui si proponeva di creare allo stesso modo le lampade, ma consigliati da persone fisiche e non da tool informatici”.

    Quali sono le sfide che Creative Cables deve affrontare per rimanere sempre innovativa?

    “La sfida che Creative Cable deve affrontare per essere innovativa è la capacità di semplificare un processo complesso. Tutti i prodotti e servizi configurabili sono sempre più dati per scontati. Rassicurare l’utente, incoraggiarlo nel creare qualcosa di diverso in autonomia è differente da ciò che può comprare in modo standardizzato. Tutto questo è molto difficile, soprattutto nel mondo digitale.

    Questa è la sfida che ritengo che dobbiamo affrontare con Synesthesia: rendere “divertente” questo processo”.

    Francesco_Ronchi_Luca_Novarino

    A proposito di innovazione. Recentemente il team della divisione commerce di Synesthesia è stato coinvolto per implementare l’e-commerce di Creative Cables con interessanti e innovative funzionalità. In quale misura l’approccio impiegato da Synesthesia Commerce è in grado di migliorare le performance del vostro business? Che cosa ti aspetti da questa collaborazione?

    “Innanzitutto, è sempre utile confrontarsi con qualcuno che ha affrontato molte sfide come quella dell’e-commerce. Ormai sono una decina di anni che affrontiamo la vendita delle lampade online e rischiamo di essere un po’  bloccati su delle consuetudini o delle incertezze che riteniamo immutabili.

    L’opportunità di potersi confrontare con chi aiuta a crescere business simili o completamente diversi in questo settore offre la possibilità di aprire degli scenari che probabilmente erano lì da sempre, ma se non riuscivi a vederle non potevi neanche coglierle.

    In aggiunta a questo, penso che i nostri obiettivi debbano andare verso la razionalizzazione dei processi che gestiscono l’e-commerce e l’approccio delle scelte. Si tratta di una sfida che possiamo affrontare insieme implementando nuove funzionalità”.

    Come vedi il mondo dell’interior design tra qualche anno? Più tecnologia e domotica, più design, maggiore sostenibilità nei materiali e nella fase produttiva?

    “A mio avviso, il mondo del design nei prossimi anni sarà soggetto a tutta una serie di cambiamenti, più o meno veloci. Si tratta di un mondo che si sta adeguando a quella che è la tendenza generale di andare sempre di più verso il consumatore finale. È una cosa che è già successa in diversi mondi come, per esempio, in quello dell’abbigliamento o dell’automotive. Il mondo del design e, in particolare, quello dell’illuminazione stanno seguendo questa strada e anche i grandi brand si stanno muovendo in questa direzione. 

    Si tratta di un passaggio che è sempre critico, perché rischia di mettere in discussione un mondo che è sessant’anni che lavora nello stesso modo. Altre sfide sono legate sicuramente al concetto di sostenibilità, dove a mio avviso è espressa in diversi modi non solo utilizzando materiali sostenibili. Penso che, come anche il mondo dell’abbigliamento, la perdurabilità deve essere superiore, ovvero: compro un oggetto bello che mi deve durare per molto tempo. In quest’ottica anche la plastica può diventare un elemento che per quanto di partenza non green, se la sua durata è trent’anni, lo può diventare. Un’altra sfida è quella di “fine vita“.

    Nel caso dell’illuminazione è un tema molto presente, cioè il fatto di come io posso gestire il malfunzionamento o la sostituzione di una parte e non di tutto l’oggetto che io compro. Se io compro una lampada e i suoi componenti non sono sostituibili, ma saldati alla lampada stessa, sarà necessario buttare via tutta la lampada. Questo sta cambiando anche grazie alla normativa europea: tutti gli oggetti devono essere smontabili e sostituibili a livello del singolo componente. Per noi le lampade si montano e si smontano. Si tratta, quindi, di una procedura che non solo è giusta, ma è anche ciò da cui partiamo.

    Ultimo, ma non meno importante è come la logistica e l’e-commerce stiano cambiando le possibilità di arrivo sul mercato di competitor molto forti e competitivi a livello di prezzo. Anche in questo caso gli oggetti che vengono venduti dovranno fare i conti con la regolamentazione della qualità e alla corrispondenza alle norme”.

    Grazie Luca!

    Grazie a voi, grazie a Synesthesia per lo spazio di questo racconto.


    Synesthesia attraverso una consulenza completa in ambito e-commerce può aiutare la tua azienda a raggiungere i propri obiettivi di business. Si prende cura delle tue  idee e delle tue esigenze, offrendo soluzioni commerciali di tendenza sul mercato delle vendite online, per supportare la tua crescita e offrirti la massima efficienza. Contattaci per avere maggiori informazioni.

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