Obiettivi concreti e vantaggi incredibili

Per fornire alle reti vendite un supporto efficace e maggiormente consapevole, Grigua e Synesthesia hanno dato vita nel corso degli ultimi mesi  al progetto “Sales Tools AI”, una soluzione innovativa – basata sull’intelligenza artificiale e la computer vision – che nasce da un bisogno concreto di:

Grigua Sales Tools

Synesthesia AI e Grigua per il riconoscimento immagini e l’identificazione automatica di prodotti a scaffale

Insieme a Grigua, il team AI di Synesthesia ha sviluppato un sistema AI-based che consente di automatizzare tutte le operazioni di Shelf Management presso i punti vendita in ambito Mass Market e Pharma.

Il progetto parte da una soluzione matura, già in uso da anni da parte dei field marketer in moltissimi punti vendita italiani, ma vede, grazie all’utilizzo dell’AI, un’evoluzione importante e decisamente innovativa.

Attraverso un tablet è, infatti, possibile:

La soluzione ideata, inoltre, consente di avere una visione complessiva dei dati e del loro andamento in tempo reale. I benefici per gli utilizzatori della piattaforma sono tantissimi, ma possono essere riassunti brevemente in:

Grigua Sales Tools

Porzione di un’immagine sintetica utilizzata durante l’addestramento della rete con focus su un gruppo di prodotti.

Quanto vale il tuo tempo? Alcuni risultati ottenuti

Il processo che le reti neurali devono effettuare richiede molto impegno: è necessario avere a disposizione un grande e variegato numero di immagini etichettate, utili per addestrare l’intelligenza artificiale a riconoscere il prodotto di cui abbiamo bisogno. Si tratta di un meccanismo molto lungo e costoso. 

Grazie alle nostre sperimentazioni, è stato possibile osservare che sarebbe necessario avere a disposizione migliaia di immagini che ritraggono il prodotto da diverse prospettive e condizioni (come la luce o le angolazioni). Per risolvere questa problematica il team AI ha scelto di utilizzare immagini “sintetiche” specifiche, garantendo molti vantaggi:

Lo sviluppo di questa soluzione ha consentito di ottenere numeri molto rilevanti in termini di vantaggio su strumenti analoghi presenti sul mercato: grazie a Grigua Sales Tools, infatti, tutti gli attori coinvolti nel processo sono in grado di monitorare facilmente e in modo organizzato tutte le fasi del processo.

Ecco un esempio tipo di vantaggio in termini di risparmio di tempo e quindi di costi sulla rilevazione a scaffale:

MODULI DI SCAFFALATURAREFERENZE*

RILEVAZIONE MANUALERILEVAZIONE DIGITALERISPARMIO DI TEMPO%RISPARMIO DI TEMPO
14377 min e 50″2 min e 51″4 min e 59″63%
2,5355 min e 15″1 min e 5″4 min e 10″79%
*REFERENZE: categoria di prodotto a scaffale


Con strumenti come Sales Tool AI è possibile quindi, già oggi, senza costi elevati, mettere in campo una tecnologia matura, semplice ed efficace, senza impattare sulla tipologia di lavoro degli addetti e sugli strumenti in uso e aumentando le performance in modo considerevole.


Se sei interessato/a a strumenti AI da applicare nel mondo retail, contattaci. Il nostro team AI potrà creare insieme a te la soluzione più adatta e performante per il tuo punto vendita o per la rilevazione prodotto in diversi POS (Point of Sales).

Costruiamo e facciamo crescere insieme il tuo progetto

Le nuove linee guida di Google 

Dopo il rilascio di PIxel Tablet e Pixel Fold, degli scorsi mesi, Google ha dichiarato un rinnovo totale delle linee guida per la qualità delle app e dei giochi per grandi schermi. Questo ha portato a riprogrammare gli algoritmi per il posizionamento di tali applicazioni su Play Store, aumentando la loro visibilità.

Gli utenti potranno così individuare in modo più efficiente i contenuti che si adattano meglio ai propri schermi, per garantire la miglior customer experience possibile. Tra le linee guida più interessanti per gli sviluppatori vi sono sicuramente quelle connesse ai nuovi dispositivi lanciati sul mercato da Google: il supporto per tastiera, le innovative funzionalità per il nuovo prodotto Pixel Fold (come per esempio, il trascinamento della selezione e il riconoscimento del display pieghevole) e un layout a due riquadri che permetterà di trovare l’elenco dei risultati della ricerca sul lato sinistro e il caricamento della pagina dei dettagli sul lato destro.

Ma non solo, sono previsti anche miglioramenti per funzionalità già implementate come gli screenshot su tablet e il posizionamento di applicazioni non ottimizzate. Google cerca anche di tutelare maggiormente la privacy dei propri utenti e di combattere la disinformazione con le nuove norme su Play Store, nel tentativo di rendere più sicuri i propri servizi. Così, come dichiara l’azienda di Mountain View, uno degli obiettivi principali è quello di creare un “ecosistema più privato” al fine di migliorare e rendere Android un “luogo” più sicuro e funzionale per i propri utenti. 

Google Play: l’inizio di una grande evoluzione

Come afferma Google stiamo assistendo all’inizio di una grande evoluzione che porterà gli utenti a vivere esperienze sempre più immersive e personalizzate, perfettamente adattate alle esigenze di ogni consumatore. Dopo i numerosi feedback negativi ricevuti dagli utenti e programmatori di applicazioni sul malfunzionamento della piattaforma, Google ha dimostrato notevoli progressi e miglioramenti dell’interfaccia.

Attualmente non è ancora stato chiarito con certezza quando queste novità saranno operative al 100%, ma con il rilascio delle linee guida risulta evidente la strada già tracciata: adattando il suo store ai “nuovi” schermi, vuole diventare al più presto un modello da seguire per tutti gli sviluppatori di applicazioni e giochi.


Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Cos’è e come funziona Threads

L’applicazione, lanciata nel 2019 e rilanciata il 6 luglio 2023, è accessibile, per ora, solo al di fuori dell’Unione Europea e nel Regno Unito.

Threads sarà “stand-alone” (in grado di funzionare in modo indipendente), ma strettamente collegata a Instagram, sempre di proprietà di Meta. Gli utenti, infatti, iscriversi con il proprio profilo e trasmettere dati quali utenti seguiti e followers. Nella piattaforma sarà possibile aprire discussioni tramite dei “fili” che divideranno i post in sezioni da massimo 500 caratteri. Threads renderà possibile l’interazione tra gli utenti attraverso commenti e reposting, oltre che permettere la condivisione di link, foto e video dalla durata massima di 5 minuti. Una particolarità dell’app è la funzione “Fai una pausa”, utile a gestire in modo equilibrato l’uso del nuovo social network.

Perché (al momento) non è disponibile in Unione Europea

Threads è disponibile esclusivamente al di fuori dei confini dell’Unione Europea (a eccezione del Regno Unito fresco di Brexit) perché il garante europeo non ha ricevuto le corrette rassicurazioni da parte di Meta riguardo le modalità d’uso e di condivisione dei dati. Threads, basato su Instagram, può infatti creare problemi di data-crossing nel mercato europeo.

Questa situazione è, ovviamente, temporanea e Zuckerberg è già a lavoro per uniformare la propria piattaforma alla regolamentazione in materia di privacy presente nel Vecchio Continente, e proprio in questo periodo ha ricevuto un grosso aiuto da parte della “Decisione di adeguatezza” tra UE e Stati Uniti, che gli permetterà di entrare sul mercato più rapidamente.

Differenze con X

L’obiettivo principale di Meta sembra chiaro: battere la concorrenza di X (la nuova versione di Twitter), che non naviga in acque tranquille dopo il rebranding attuato da Elon Musk nel mese di luglio 2023, per assicurarsi una fetta di mercato che ha sempre visto un unico protagonista. A oggi la differenza è ancora evidente (13 milioni di utenti attivi contro i quasi 200 di X), ma la piattaforma è ancora troppo nuova e incompleta per poterle mettere a paragone. Nei primi due giorni dal lancio di Threads, il traffico sulla piattaforma dei cinguettii è diminuito del 5%, per poi stabilizzarsi in linea con il solito, preoccupante, -11% che caratterizza X da mesi.

L’applicazione conta al 26 luglio circa 120 milioni di utenti iscritti, dato destinato a crescere in seguito agli sviluppi sulla regolamentazione dei dati personali, e ha tutte le carte in regola per dare il via all’ennesimo scontro tra due delle personalità più influenti del nostro periodo storico.

Mark vs Elon: una guerra a colpi di social

Questa “battaglia” tra i due social è un altro capitolo della faida in atto tra i due imprenditori protagonisti della nostra storia recente. Grazie al successo di Facebook e alle acquisizioni di Instagram e Whatsapp, il monopolio dei social network spettava esclusivamente a Zuckerberg. Nella primavera del 2023 le cose sono cambiate, Musk acquista Twitter e, tra mille controversie (come i licenziamenti di massa), conquista la scena dei social network.Recentemente sono volati anche insulti (scherzosi?) dopo il lancio della nuova applicazione, verso il suo ideatore, accusato di aver copiato alcune funzionalità di X. Questo lascia intendere che nessuno dei due sia disposto a lasciare il trono all’altro, a qualsiasi costo. Quale sarà il vincitore di questa “guerra”? Nessuno può saperlo con certezza, non ci resta che attendere gli esiti dell’impatto di Threads.


Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Le infinite potenzialità del metaverso

In Italia l’interesse crescente per il metaverso ha portato nel corso degli ultimi due anni a  esplorare nuovi campi di applicazione in diversi ambiti – dal mondo delle aziende a quello delle università – con alcune interessanti iniziative. È proprio questo il caso dell’innovativo progetto che ha coinvolto qualche mese fa l’ex Ministra per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione e docente dell’Università degli Studi di Torino Paola Pisano, il Corso di laurea Innovazione Sociale, Comunicazione e Nuove tecnologie (ICT UniTo), Meta e Synesthesia. 

Il progetto di sperimentazione, nato durante il corso di “Economia e gestione delle imprese e dei modelli di business”, ha coinvolto 42 studenti del secondo anno dell’ateneo piemontese che hanno partecipato alle lezioni in tre diverse modalità: tradizionale (in presenza), ibrida, e sperimentale, quest’ultima caratterizzata dall’utilizzo di visori per la realtà virtuale Meta Quest 2. Tema del corso: “Tecniche di negoziazione”. Si tratta della prima sperimentazione dell’ateneo piemontese con il metaverso, un’esperienza interattiva e stimolante che punta a rivoluzionare il mondo della formazione universitaria.

Può la realtà virtuale migliorare l’apprendimento durante le lezioni universitarie? L’obiettivo e risultati del progetto

La lezione nel metaverso della Prof.ssa Paola Pisano aveva l’obiettivo di esplorare  l’impiego delle tecnologie nell’apprendimento. Durante la sperimentazione il corso di laurea ICT ha collaborato direttamente con Meta, che ha fornito il supporto tecnologico, e la digital experience company torinese Synesthesia, che si è occupata del design di ambiente e personaggi utilizzando Spatial, una delle principali piattaforme virtuali collaborative. Interessante curiosità: gli avatar impiegati durante la simulazione sono stati generati con connotazione sia di genere corrispondente sia “neutra”, cioè non identificabile. Durante la lezione, sono stati coinvolti, inoltre, anche sociologi e psicologi che hanno osservato con attenzione lo svolgimento delle lezioni.

I risultati del progetto sono stati piuttosto positivi: 

“Come docenti, il nostro obiettivo è preparare i giovani affinché possano affrontare le proprie sfide future nel migliore dei modi. Questo si realizza attraverso un approccio alla didattica che deriva da pratiche e esperienze del passato ma anche attraverso nuovi strumenti e  framework che il presente mette a disposizione. L’introduzione di tecnologie avanzate come il metaverso e l’intelligenza artificiale nell’insegnamento e nell’apprendimento, permette di creare un ambiente educativo inclusivo e personalizzato dove sperimentare direttamente le teorie apprese, migliorando la propria capacità di lavorare in team e affrontare problematiche nuove” (Paola Pisano, Prof.ssa di Innovazione all’Università di Torino).

“La formazione è un tema che ci interessa tantissimo. Questo progetto ci ha fatto capire tante cose in merito al ruolo che il metaverso svolge nell’apprendimento. I risultati sono stati molto incoraggianti e ci spingono ad andare oltre, a esplorare nuove tecnologie e nuovi “mondi virtuali” per migliorare l’esperienza digitale di tutti gli studenti e non solo” (Francesco Ronchi, Presidente & Founder di Synesthesia).

Obiettivi: come sarà l’università del futuro?

Come abbiamo visto finora l’impatto del metaverso e della realtà virtuale sul mondo della formazione può apportare enormi benefici in termini di coinvolgimento e apprendimento. Dal punto di vista tecnologico, c’è ancora molto da fare. Dare vita a uno spazio virtuale sul metaverso, dedicato esclusivamente alla formazione universitaria che sia davvero accessibile a tutti rappresenta la vera sfida da affrontare. 

Come sarà l’università del futuro? Sicuramente un luogo più connesso, dove anche la realtà virtuale (insieme all’Intelligenza Artificiale) diventerà una parte fondamentale della didattica universitaria e non solo. La strada è già stata tracciata ed è partita da Torino.


Guarda le presentazioni che illustrano le attività di ricerca:

L’Intelligenza artificiale riuscirà a spiegare l’universo e le sue leggi?

È la sfida che Elon Musk vuole vincere grazie alla sua ultima idea, una startup di nome “xAI” che si fonda esclusivamente sull’intelligenza artificiale. Per battere la concorrenza di OpenAI, Microsoft e Google (che ha appena debuttato con il proprio chatbot “Bard”), il 12 luglio 2023 è stato annunciato un team di 11 esperti provenienti anche dalle aziende sopracitate, con il compito ben preciso di riuscire a spiegare le leggi che governano l’universo.

Questo team lavorerà a stretto contatto con quello di SpaceX e di Twitter, ma non è ancora chiaro se potrà avere accesso alle API di quest’ultimo per elaborare grandi quantità di dati prodotti ogni giorno dagli utenti della piattaforma.

Verità oggettive

L’ambizione della neo-impresa potrebbe però trovare non pochi ostacoli, a partire dalle leggi della fisica. Elon Musk e la sua squadra vogliono creare un AI in grado di comprendere le verità fondamentali dell’universo, una macchina in grado di conoscere le cose senza, però, fare osservazioni morali su esse.

Non è la prima volta che il leader di Tesla esprime la sua contrarietà al “politically correct”, lui e il suo nuovo team hanno, infatti, dichiarato: “Non programmeremo la moralità della nostra AI, ma la renderemo estremamente curiosa”. L’intelligenza artificiale di xAI sarà infatti in grado di generare “risposte controverse, anche se sono oggettivamente vere”.

Alla scoperta dell’universo

Il progetto è sicuramente pretenzioso, ma trova poca corrispondenza su ciò che l’imprenditore sudafricano ha sempre detto nei confronti dell’AI. Nel 2018, infatti, Musk lascia definitivamente il CDA di OpenAI dopo aver dichiarato a più riprese che l’intero settore ha bisogno di una pausa, fino a quando non ci sarà una regolamentazione valida.

A distanza di pochi anni l’imprenditore sudafricano sembra intenzionato a investire in questo campo per riuscire nell’impresa a cui tutti i fisici della storia hanno dedicato la loro vita: spiegare come funziona l’universo in cui viviamo.

L’app per tutto prende forma: cosa si potrà fare con “X”?

Oltre alle ambizioni per xAI, prende forma il progetto “X” con cui l’imprenditore mira a costruire un’applicazione in grado di svolgere ogni attività che oggi viene svolta su diverse piattaforme, come messaggistica istantanea, videochiamate e acquisti online, in modo molto simile a come viene usato WeChat in Cina.

Negli ultimi giorni il proprietario di Twitter, con dei cinguettii tramite il suo profilo personale, ha avvisato gli utenti del cambio quasi imminente del nome e del logo del social network, attraverso un vero e proprio rebranding.

“E presto diremo addio al marchio Twitter e, gradualmente, tutti gli uccelli”

è il tweet che non lascia spazio a interpretazioni: Elon Musk, dopo aver riacquistato il dominio x.com nel 2017 (precedentemente posseduto da PayPal), ha finalmente trovato il modo per utilizzarlo e noi non aspettiamo altro di capire cosa si potrà fare (e non) con l’app che farà tutto.


Synesthesia utilizza le migliori tecnologie all’avanguardia per migliorare il tuo business e procurarti un rilevante vantaggio competitivo. Contattaci per scoprire cosa possiamo fare per te!

Finalmente una normativa

E se l’intelligence americana avesse eccessiva libertà ai nostri dati personali? Per tre anni il vuoto normativo lasciato dall’abolizione dello “Scudo UE-USA per la privacy”, che ha permesso alle imprese americane di accedere ai dati sensibili dei cittadini europei senza una legislazione ad hoc, è stato colmato. Dopo i tentativi di intesa fallimentari del 2015 e del 2020, conosciuti come “Safe Harbor” e “Privacy Shield”, si è arrivati a un accordo con l’obiettivo di bilanciare gli interessi di sicurezza nazionale e il diritto di tutela dei dati sensibili dei cittadini.

Il 10 luglio 2023 la Commissione Europea ha riconosciuto gli Stati Uniti come un Paese capace di proteggere il trattamento dei dati personali, attraverso lo strumento del GDPR definito “decisione di adeguatezza”.

L’accordo è basato su criteri come stato di diritto e rispetto dei diritti umani fondamentali e permette di considerare un paese extraeuropeo capace di proteggere i dati personali in modo corretto.

L’impatto della decisione di adeguatezza

Grazie alla decisione, il DPRC (Data Protection Review Court), tribunale totalmente indipendente che si occupa del riesame in materia di protezione dei dati, può richiedere la cancellazione di dati europei posseduti da aziende statunitensi in caso di violazioni sulle garanzie o sulla conservazione oltre le tempistiche necessarie.

Questa svolta, che va sicuramente a favore di big tech come Google e Meta, secondo la Presidente Ursula von der Leyen, “apporterà certezza giuridica alle imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico”; ma non solo, questo garantirà flussi di dati sicuri per i cittadini europei (Decisione di adeguatezza per la circolazione sicura dei flussi di dati UE-USA).

Conclusioni

La sentenza “Schrems II” che aveva creato il panico tra le multinazionali tech viene quindi superata, attraverso una decisione che sembra accontentare tutte le parti interessate.

L’accordo raggiunto tra gli stati è un grande passo avanti per il mondo della privacy, che potrà finalmente guardare a una soluzione comune tra due realtà storicamente divise in materia di tutela dei dati, ma la strada verso un quadro normativo chiaro e applicabile a livello globale è ancora lunga.


La compliance Privacy e il rispetto delle normative europee è al centro del modo di operare di Synesthesia. Per questo motivo collaboriamo con Smart Flow, società torinese che offre a grandi aziende, PMI, Pubblica Amministrazione e professionisti le competenze organizzative, tecniche e legali per indirizzare e mantenere la compliance al GDPR. 

Per conoscere le nostre soluzioni, scrivici. Saremo contenti di trovare insieme la risposta migliore alle tue esigenze.

Resterà aperto fino al 31 gennaio 2024 il bando della regione Piemonte per la “Digitalizzazione e efficientamento produttivo delle imprese” nel quadro del Fondo PR FESR 2021-2027. 

“Digitalizzazione e efficientamento produttivo delle imprese” nel quadro del Fondo PR FESR 2021-2027. Quali obiettivi?

Il bando ha l’obiettivo di sostenere investimenti organici attuati da PMI, piccole imprese a media capitalizzazione e imprese a media capitalizzazione, al fine di:

A chi si rivolge il bando?

L’agevolazione è costituita:

La dotazione complessiva è di 80 milioni di euro.

Quali linee di intervento?

Per raggiungere gli obiettivi appena elencati, il bando si concentra su due linee di intervento:

Gli investimenti in infrastrutture digitali e cybersecurity, progetti per l’adozione di sistemi integrati a supporto della crescita e la resilienza, per sviluppare il commercio elettronico, l’e-business e i processi aziendali in rete, e l’introduzione di tecnologie emergenti a supporto della competitività aziendale sono ammissibili.

Saranno ammissibili gli interventi volti a migliorare la competitività e la sostenibilità dell’azienda, l’accompagnamento dei processi innovativi, la diversificazione produttiva e la riorganizzazione aziendale, con particolare riferimento ai progetti coerenti con i paradigmi dell’economia verde e dell’economia circolare.

Il valore dei progetti

Il valore minimo dei progetti ammissibili varia a seconda delle dimensioni dell’impresa, a partire da €50.000 per le piccole imprese, fino a un massimo di €3.000.000. L’incentivo prevede finanziamenti agevolati combinati con un sostegno sotto forma di sovvenzione a fondo perduto, secondo le percentuali e per gli importi massimi che verranno indicati nel bando. 


Rendi la tua azienda più efficiente e sostenibile per rispondere al meglio alle sfide che la rapida evoluzione tecnologica richiede quotidianamente , non lasciarti sfuggire questa grande opportunità! 

Contattaci oggi per saperne di più e per scoprire come presentare la tua candidatura. Ti supporteremo passo dopo passo nella stesura delle domande di finanziamento per la partecipazione al bando.

Apple Vision Pro ha molte caratteristiche tecniche di alto profilo, ma l’enfasi è stata posta soprattutto sul display in vetro ad altissima risoluzione, dotato di una sofisticata tecnologia di eye tracking e di un set di sensori a bassissima latenza per ridurre al minimo i problemi di nausea tipici dell’utilizzo prolungato con questo tipo di dispositivi.

 Il costo del prodotto, fissato inizialmente sui 3500 dollari, ha suscitato nel pubblico alcuni dubbi e perplessità in vista di una futura diffusione di massa di Apple Vision Pro. Ma alcuni rumors parlano già di versioni più semplificate ed economiche. L’azienda di Cupertino, con questa presentazione, ha sancito l’importanza dell’XR (Extended Reality) come prossima piattaforma tecnologica.

Molti in rete hanno paragonato il lancio di questo dispositivo a quello avvenuto per l’Apple Watch, ma è necessario ricordare che anche il primo iPhone ha richiesto diverso tempo per diventare il prodotto che oggi tutti noi conosciamo. Molto dipenderà, inoltre, dalle reazioni e dalle proposte della concorrenza, che cercheranno di portare sul mercato nuove proposte a diversi prezzi per target di pubblico sempre nuovi.

Siamo di fronte a una rivoluzione nel mondo della Realtà Aumentata e nella Realtà Virtuale? Quali possono essere le nuove opportunità per le imprese con Apple Vision Pro?

Le opportunità per le imprese

La prima grande novità è che Apple Vision Pro avrà uno store dedicato alle app realizzate in Realtà Virtuale (VR), Realtà Aumentata (AR) e Realtà Mista (XR).  Saranno, inoltre, presto disponibili degli strumenti per la progettazione che gli sviluppatori potranno utilizzare, con il supporto della piattaforma Unity, per creare nuovi componenti.

Un’opportunità straordinaria per i developer e non solo. Apple farà crescere molto il suo ecosistema XR nei prossimi 5 anni, ed essere tra i primi nello store può essere un’opportunità per diventare un punto di riferimento con la propria app che sfrutta il sistema operativo VisionOS. 

La presentazione del prodotto al WWDC 2023 si è limitata a mostrare schermate e funzioni basilari, lasciando così spazio libero per pensare alla realizzazione di nuove app e software in AR / VR/ XR. Apple Vision Pro sembra avere il vantaggio, rispetto agli altri visori sul mercato, di usufruire di una potenza di calcolo incredibilmente elevata  (un chip M2 + coprocessore R1), un plus che gli sviluppatori potranno sfruttare per creare fantastiche applicazioni immersive e in grado di potenziare ulteriormente il dispositivo appena uscito. 

Di questo passo sarà così possibile creare esperienze di gioco e di fruizione del nuovo visore Apple Vision Pro con una qualità e una definizione che al momento non è possibile raggiungere su Meta Quest o su HoloLens. 

Realizza con noi la tua app per il nuovo Apple vision Pro!

Synesthesia si occupa da tempo di sviluppare applicazioni fruibili anche con i dispositivi per la Realtà Virtuale e Realtà Aumentata. Insieme possiamo realizzare il tuo  progetto e creare l’applicazione più adatta alle tue  esigenze anche sul nuovo Apple Vision Pro. 

Ecco alcuni ambiti ed esempi in cui le nuove app di Apple Vision Pro potrebbero trovare utilizzo.

1. Assistenza sanitaria: creazione di strumenti diagnostici e di monitoraggio, come per esempio la rilevazione di patologie oculari o per la valutazione della salute della pelle, ma anche sistemi assistivi per chi ha problemi di deambulazione e di movimento (spazi arricchiti e assistivi).

2. Retail: miglioramento dell’esperienza di acquisto nei negozi, per esempio per la rilevazione delle taglie o per la valutazione della forma del viso per la scelta degli occhiali. Nel caso degli operatori e della logistica per rilevare la presenza a scaffale ed eventuali problemi di rifornimento e posizionamento prodotto.

3. Sicurezza: rilevazione di oggetti sospetti o per il riconoscimento di volti.

4. Automazione industriale: controllo della qualità dei prodotti o per la rilevazione di difetti.

5. Intrattenimento: creazione di giochi interattivi o sistemi di infotainment evoluti.

6. Cultura: applicazioni museali realmente immersive e caratterizzate da nuovi percorsi interattivi in grado di fornire un ausilio importante anche a chi ha un handicap o per utenti anziani.

7. Formazione: realizzazione di corsi interattivi basati anche sulla gamification e adatti a tutti gli utenti, anche a chi ha problematiche legate all’accessibilità o a limitazioni di tipo cognitivo e motorio. 

Questi sono solo alcuni dei possibili ambiti di utilizzo per le nuove app di Apple Vision Pro, ma le potenzialità di questa tecnologia sono molteplici e ancora in fase di esplorazione.


È il momento giusto per creare un’esperienza utente completamente nuova e il nostro team è già pronto per supportarvi in tutte le fasi, dalla progettazione allo sviluppo vero e proprio. Contattaci per saperne di più!

Lo scenario

Oggi nel mondo sempre più digitale in cui viviamo l’accessibilità non è più un optional, ma una caratteristica che deve essere nativa. Le applicazioni mobile sono diventate parte integrante della nostra vita quotidiana e non possiamo più farne a meno. Sembrava solo ieri quando Apple nel 2009, con il suo spot pubblicitario “There’s an app for that” ne introduceva il loro uso e spiegava in pochi secondi le infinite potenzialità che può avere un’applicazione sul proprio smartphone.

Da quel momento tanto è cambiato: ora con le app possiamo accedere alla nostra banca, fare un prelievo, prenotare una visita medica, scaricare un certificato di nascita e tanto altro. Questi servizi dovrebbero essere progettati tenendo presente tutti gli utenti, quindi anche persone ipovedenti per esempio, ma più in generale tutte quelle persone per cui l’utilizzo di un’app, se non progettata bene, risulta essere un’impresa ostica o, peggio, impossibile. 

Dal nostro punto di vista di progettisti e sviluppatori, crediamo fermamente che ogni prodotto digitale, e in particolare le app mobile, debbano essere progettate pensando a tutte le persone che potrebbero utilizzarle, anche da chi può comportarsi in modo differente rispetto alla generalità degli utenti approcciandosi al servizio in modo non convenzionale, per esempio con l’utilizzo di plugin o screen reader.

Com’è fatta un’app accessibile?

Prima di capire meglio quali possono essere i vantaggi derivanti da un’app mobile accessibile, cerchiamo di definire cosa intendiamo per “accessibilità”. 

Come riporta, infatti, l’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID):

“per accessibilità si intende la capacità dei sistemi informatici di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari”. 

Se, per esempio, nelle fasi di progettazione viene implementata la possibilità di ridimensionare il testo a proprio piacimento, consentiamo in questo modo a tutte le tipologie di utenti di fruire del contenuto all’interno della nostra applicazione, rendendola quindi utilizzabile da un gruppo sempre più ampio di persone. Il concetto di “normalità” non esiste. Il fil rouge che dovrebbe essere alla base della buona progettazione è: ideare qualcosa di utilizzabile da tutti. Non solo per chi non ha problemi o deficit di qualche tipo, allargando in questo modo la platea il più possibile. Sono molte le caratteristiche di accessibilità di una app: tra le principali, troviamo quella di fornire delle descrizioni testuali alternative alle immagini (i così definiti “alt text”), la compatibilità con gli screen reader e la possibilità di ruotare lo schermo da orizzontale a verticale.

Si definisce quindi una app “accessibile” se pensata per tutte le tipologie di utenti che potranno beneficiare di quel prodotto o servizio, indipendentemente dalla loro situazione e predisposizione fisica e/o mentale e dal possesso o meno di disabilità. L’accessibilità ha un posto di primaria importanza per tutti i principali produttori di sistemi operativi, come Apple, Google e Microsoft.

Proprio per questo motivo è fondamentale progettare l’accessibilità all’interno delle applicazioni mobile fin dall’inizio, in quanto  rappresenta un valore etico, un vantaggio economico e una necessità normativa per tutte quelle imprese che decidono di svilupparla con questi requisiti.

Etica dell’inclusività

Viviamo in un mondo diversificato, in cui le persone hanno esigenze, abilità e competenze differenti, in continuo cambiamento. Creare un’app che non tiene conto di questa diversità significa escludere una parte della popolazione, il che non solo è ingiusto, ma è anche un’opportunità persa sotto diversi punti di vista. 

Secondo il rapporto di Diamond sullo Stato dell’Accessibilità sui dispositivi mobili, il 65% delle app gratuite per iOS e il 75% delle app gratuite per Android presenti sui rispettivi Store hanno superato gli standard di accessibilità. Tuttavia, le app a pagamento hanno ottenuto risultati deludenti nel complesso: solo il 35% delle app iOS e il 29% delle app Android sono riuscite a superare i test.

Non sviluppare un’app accessibile significa escludere coloro che, per qualsiasi motivo, potrebbero avere difficoltà con un’interfaccia standard, che per un’impresa vuol dire escludere in automatico dei potenziali clienti. 

Vantaggi economici

Dal punto di vista economico, rendere le app accessibili amplia enormemente il bacino di utenti potenziali, aumentando in questo modo le opportunità economiche di un’azienda. 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), circa un miliardo di persone, ovvero il 15% della popolazione mondiale, vive con una qualche forma di disabilità. Questa condizione, inevitabilmente, si riversa anche nelle azioni che coinvolgono l’utilizzo di app per smartphone o tablet. Se, infatti, un’applicazione non rispetta correttamente i requisiti di accessibilità, questa può impedire all’utente di proseguire nella navigazione e sottoporlo a una esperienza utente negativa, con il possibile abbandono dell’applicazione.

Quello dell’accessibilità è un tema che riguarda tutti gli utenti e le future generazioni sempre più inclini a passare il loro tempo con dispositivi digitali.  Secondo il report di PWC, ben oltre l’86% degli intervistati ha dichiarato che sarebbe disposto a pagare di più per avere una migliore esperienza utente che tenga, quindi, in considerazione anche tutti gli aspetti legati all’accessibilità. 

Ignorare queste persone significherebbe perdere un segmento di mercato enorme e altamente coinvolto. In termini puramente economici, l’accessibilità non è, quindi, solamente una questione di equità, ma anche di buon senso commerciale. 

Normative sull’accessibilità

Su questo sia l’Unione Europea che l’Italia hanno leggi specifiche che obbligano a sviluppare applicazioni e software secondo criteri di accessibilità: un aspetto da non sottovalutare in fase di progettazione e pianificazione dei lavori e che a posteriori può costare anche molto caro. Gli obblighi in materia riguarderanno non solo, com’è sempre stato, le pubbliche amministrazioni, ma anche moltissimi soggetti privati, fino a essere esteso, nel 2025, a tutti gli operatori economici.

In Europa, la Direttiva (UE) 2016/2102 del Parlamento Europeo obbliga le autorità pubbliche a rendere i loro siti web e le app mobile accessibili a tutti, secondo i principi di seguito elencati.

In Italia, la legge Stanca n°4 del 2004 stabilisce criteri specifici di accessibilità per i software e gli applicativi delle pubbliche amministrazioni e dei servizi privati di pubblico interesse, non permettendo la realizzazione di sistemi non a norma. 

Conclusioni

Sviluppare app mobile accessibili è una pratica che unisce etica, economia e rispetto della normativa. È un impegno che in Synesthesia prendiamo molto seriamente. Riteniamo che ogni persona, indipendentemente dalle sue abilità, debba avere la possibilità di interagire liberamente con il mondo digitale. Siamo orgogliosi di contribuire a rendere questo mondo più inclusivo attraverso il nostro lavoro quotidiano. Ricorda: un mondo digitale più accessibile è un mondo migliore per tutti. Grazie per aver letto e continuate a seguirci per ulteriori aggiornamenti l’importanza dell’accessibilità nel mondo delle app mobile!


Nella nostra digital factory lavorano team di esperti e giovani entusiasti. Le competenze in campo sono quelle che servono per disegnare il futuro e offrire ai nostri clienti e partner le soluzioni migliori per comunicare, sviluppare il loro business ed essere all’avanguardia. Come? Scopritelo in questa pagina dedicata!

Conversa, risponde alle domande, scrive poesie, sa trovare gli errori di programmazione e inventa nuovi videogiochi: la piattaforma che sta suscitando enorme scalpore tra gli utenti del web, ChatGPT, è da un po’ di settimane disponibile a chiunque voglia anche solo provare per gioco le sue incredibili e molteplici funzionalità. 

Sul suo impiego, sui risvolti pratici ed etici si stanno, ogni giorno, interrogando esperti di intelligenza artificiale, i media e gli utenti di tutto il mondo: basti pensare che l’hashtag #ChatGPT ha ormai ampiamente superato le 2 milioni di conversazioni su Twitter e che dopo solo 5 giorni dal suo lancio, oltre 1 milione di persone si sono registrate per testare il software. 

Il fenomeno ChatGPT non ha coinvolto solo i singoli utenti, ma anche molte aziende e organizzazioni che, a livello worldwide, si stanno cimentando con questo software per capire come e se usarlo all’interno dei loro processi editoriali e produttivi. 

Ma che cos’è, dunque, ChatGPT? Quali sono i suoi limiti? E quali, invece, le opportunità che oggi l’Intelligenza Artificiale generativa può portare sul mercato? Scopriamolo insieme.

Cos’è ChatGPT?

L’acronimo GPT sta per Generative Pre-trained Transformer. In breve, la piattaforma intelligente ideata da OpenAI risponde a delle domande ed esegue dei compiti, anche di tipo creativo: è in grado di ri-elaborare una quantità enorme di testi, come conversazioni e parole che vengono utilizzate nel linguaggio comune, per fornire all’utente una risposta in linguaggio naturale, estremamente precisa e completa.

La tecnologia NLP (Natural Language Processing) che è alla base dell’elaborazione consente, infatti, alla piattaforma di comprendere i modelli e le sfumature del linguaggio umano, consentendole di rispondere in maniera coerente e pertinente al comando fornito.

Questo chatbot è quindi capace di generare testi, poesie, codice software e, perché no, anche intere conversazioni nel giro di pochi secondi, il tutto grazie a una semplice richiesta (chiamata “prompt”) formulata dall’utente via web o mobile.

Dietro ChatGPT troviamo l’organizzazione no-profit OpenAI, che si è occupata di sviluppare questo chatbot avendo come missione principale quella di “garantire che l’intelligenza artificiale avvantaggi tutta l’umanità”.

A partire dal 30 novembre 2022, milioni di persone hanno avuto accesso libero e incondizionato alla piattaforma. Visto il tema in hype ci sono stati diversi episodi di blocco del sistema e di out of service dovuti alla grande richiesta lato utente. 

Lo stesso Elon Musk (ideatore e finanziatore di OpenAI) ha contribuito a diffondere la notizia, elogiando la “bravura” di ChatGPT in alcuni suoi tweet (qui il CEO di Tesla tira in ballo l’argomento citando direttamente la piattaforma, mentre assistiamo un paio di giorni dopo ad alcuni suoi test del software).

La generative AI: prima e dopo

ChatGPT non è la sola piattaforma di questo tipo all’interno del panorama delle intelligenze artificiali, ma è la prima disponibile agli utenti finali in maniera gratuita (previo ottenimento dei dati personali) e risulta di facile utilizzo: è sufficiente interagire con un semplice form, esattamente come quello a cui siamo abituati nelle chat o nei sistemi di instant messaging. 

La piattaforma di Open AI rientra in un ecosistema molto più grande a cui appartengono tutte quelle che sono definite Intelligenze Artificiali Generative, applicazioni specifiche dell’AI che consentono la generazione di contenuti a partire da semplici comandi. Rientrano in questa categoria anche le piattaforme che non generano solo testo, ma anche audio, immagini e molto altro. Piattaforme come MidJourney, DALL-E, Stable diffusion sono capaci di creare delle vere e proprie opere d’arte, anche da zero. Il loro sistema di corrispondenza tra testo e immagine e il grado di realismo con cui vengono generate è davvero impressionante.

Questo tipo di applicazioni ovviamente non sono una novità per gli addetti ai lavori: Gartner nel suo prospetto annuale sulle tecnologie emergenti (Gartner Hype Cycle of Emerging Technologies) riportava il settore delle Intelligenze Artificiali Generative (Generative AI) già in tendenza nel 2020.

Per chi non lo sapesse, il modello Hype Cycle di Gartner è una metodologia che serve per rappresentare graficamente la maturità, l’adozione e l’applicazione di specifiche tecnologie: la curva indica quale tipo di tecnologia vale la pena adottare e la tempistica in cui occorre considerarla riportando le informazioni su due variabili, il tempo sull’asse x e le aspettative di utilizzo sull’asse y. Osservare le curve di hype nelle prime fasi dello sviluppo di una determinata tecnologia è molto importante, perché ci permette di capire a quale punto della curva ci troviamo e come identificare le tendenze e le tecnologie emergenti nel settore. Come possiamo vedere nell’immagine, la Generative AI era riportata all’inizio della sua curva di hype, con la previsione che avrebbe raggiunto il suo “Plateau of Productivity” (Altopiano della Produttività) tra i 2 e i 5 anni. Secondo Gartner, la Generative AI è una

«tecnologia dirompente in grado di generare artefatti che in precedenza si basavano sulla creatività dell’uomo, garantendo risultati innovativi privi di quei pregiudizi tipici dell’esperienza umana e dei suoi processi di pensiero».

Chat GPT, il nuovo Google? 

Il lancio di questo servizio alla portata di tutti produce senz’altro nuovo valore: ChatGPT si nutre dei dati personali e dei meccanismi di feedback degli utenti che si iscrivono al servizio e delle loro risposte, il che rafforza ulteriormente l’algoritmo, avendo modo di capire dai suoi errori e migliorare.

Questo snowball effect è lo stesso meccanismo con cui l’algoritmo di Google migliora le sue ricerche: all’aumentare dei dati in input, aumenta la qualità delle risposte. Ma perché accontentarsi di una semplice serie di risultati, quando la macchina può automaticamente elaborarli e anche in modo complesso? L’affermazione di un chatbot che fornisce una risposta non solo completa, ma anche già pronta per essere impiegata potrebbe, nel breve, mettere in difficoltà il noto motore di ricerca: a parità di servizio, quello che offre ChatGPT necessita di uno sforzo cognitivo di gran lunga minore.

C’è ancora molto da fare ma i grandi player si stanno già muovendo. Microsoft, per esempio, ha in mente di implementare il servizio all’interno dei suoi software, con la possibilità di inserire direttamente il testo prodotto artificialmente nei propri documenti e presentazioni.

Si tratta di una tecnologia ancora in gran parte da esplorare e da comprendere fino in fondo, ma il successo ottenuto con le sue prime sperimentazioni concrete ci porta ad avere fiducia sui suoi sviluppi: la sfida è comprendere come la macchina possa lavorare al nostro servizio  e non al nostro posto. 

Ed è soprattutto fondamentale capire quali sono i limiti del sistema. Diventerà sempre più intelligente? Sarà in grado di essere propositivo? Ci saranno limiti dovuti alla presenza di troppi contributi artificiali e un impoverimento di quelli generati da fonte umana? Che tipo di addestramento viene praticato e da chi? È possibile che qualcuno educhi queste piattaforme in modo distorto, producendo un rischio per l’opinione pubblica e per l’utente finale? Tante domande stimolanti, ma poche risposte disponibili e concordi al momento.

È importante, dunque, essere consapevoli di quello che ChatGPT ci fornisce e sfruttare le sue risposte in modo responsabile ed etico: i testi che la macchina produce non sono ancora del tutto accurati e i dati che gli vengono forniti possono contenere distorsioni che si riflettono nei risultati. Il controllo e il feedback, inoltre, non sono supervisionati, ma sono lasciati completamente al vaglio degli utenti finali del servizio.

Il rischio e le truffe sono sempre dietro l’angolo: la società di cyber security WithSecure ha scoperto che tramite l’intelligenza artificiale di ChatGPT si possono generare testi convincenti per email di phishing, falsi articoli di news, e altri contenuti potenzialmente utilizzabili per scopi malevoli. 

Sebbene l’Intelligenza Artificiale Generativa sembri oggi compiere tanti passi in avanti a livello di innovazione e velocità dei processi, occorre, tuttavia, considerare anche quali diritti mettiamo a rischio per permettere alla macchina di migliorarsi e di progredire.

Opere, video, audio e testi possono, infatti, essere plagiati: la macchina non genera contenuti completamente da zero, ma riformula e riutilizza materiali già presenti sul web. Ecco che ciò che viene generato da una macchina può violare il diritto di copyright di migliaia di autori, che vedranno le loro opere utilizzate senza consenso.  Ci sono già diversi artisti come Sarah Andersen e Karla Ortiz, ma anche agenzie come Getty Images, che in questi giorni hanno sporto denuncia nei confronti di piattaforme come Midjourney per violazione dei diritti di copyright.

La giurisprudenza, a volte, fatica a stare al passo con i tempi della tecnologia. Come si evince da queste riflessioni, il rischio di violazioni in materia di diritto d’autore e proprietà intellettuale permane. Non ci resta, quindi, che attendere nuovi sviluppi giudiziari sulle vicende che abbiamo visto.

Come è utilizzato oggi ChatGPT?

Gli utilizzi di ChatGPT e, più in generale, delle AI Generative, sono davvero molteplici: è difficile trovare un ambito in cui l’Intelligenza Artificiale non possa avere un ruolo. Questo è il motivo principale per il quale questa tecnologia desta anche la preoccupazione di molti professionisti. 

Qui vediamo raccolti alcuni dei possibili utilizzi che, in questo periodo,  sono stati proposti e che sono diventati oggetto di discussione (soprattutto sui social media) a livello globale.

Ci sono alternative a ChatGPT?

Sulla scia di ChatGPT le piattaforme già presenti sul mercato stanno implementando un sistema di intelligenza artificiale per la generazione di contenuti a partire da comandi testuali, simili alla piattaforma di OpenAI per l’interfaccia adottata: tra queste troviamo LaMDA (Language Model for Dialog Applications), il sistema sviluppato da Google che riesce a fornire una risposta inerente al contesto, coerente e naturale rispetto al linguaggio scelto dall’utente, utilizzando i dati che il motore già possiede e aggiungendo un’ulteriore livello di sicurezza agli output ottenuti. Ma sembra che sia imminente anche una risposta più corposa, che al momento nei laboratori di Alphabet ha il nome in codice di “Alfa” o anche di Apprentice Bard (il “bardo apprendista”). 

Anche Microsoft si sta muovendo nel mondo AI già da diverso tempo con il suo DialoGPT, chatbot presente dal 2019 e addestrato per gestire più conversazioni a distanza di tempo. Il suo database di addestramento si basa su 147 milioni di conversazioni multi-turno prese da conversazioni avvenute su Reddit nel periodo dal 2005 al 2017.

Sul fronte evolutivo di OpenAI, nonostante non sia ancora stato annunciato il lancio ufficiale, sono molte le voci che parlano della versione potenziata, ChatGPT-4, disponibile per la fine del 2023. Questa nuova versione utilizzerebbe trilioni di parametri e terabyte di dati, aumentando di 3 ordini di grandezza la “potenza” di elaborazione e risposta della piattaforma rispetto a quella attuale di ChatGPT-3, il modello ora in uso, e fornendo prestazioni di gran lunga superiori in termini di qualità della generazione dei contenuti. Il team di OpenAI sta lavorando per migliorare ulteriormente la piattaforma, ma sono ancora poche le informazioni che abbiamo a disposizione.

Concludiamo dicendo che… 

Sappiamo che questi sistemi non si limitano (e non si limiteranno) al testo o alle immagini. Se ChatGPT è capace di elaborare il comando dell’utente e produrre testi, parallelamente altri strumenti sono capaci di produrre immagini, infografiche, codice, illustrazioni, video, audio, voci di persone in maniera incredibile, realistica e in alcuni casi già utile per la messa in produzione in vari contesti.

L’elemento comune ai generatori di testo e di immagini è però la loro facilità di utilizzo. Essi, inoltre, imparano continuamente dai feedback che ricevono dagli utenti che li utilizzano, creando così un ciclo virtuoso di informazioni e di dati in costante evoluzione e miglioramento. Dobbiamo ancora vedere molte evoluzioni di questi sistemi e considerare che i motori di ricerca testuali (o per immagini) come Google sono in uso ormai da parecchi anni e che l’utente finale li conosce bene e si fida. Sa che possono sbagliare, ma sa anche come districarsi in mezzo a mille informazioni e siti web perché con l’esperienza ha imparato a farlo.

Occorre, quindi, fare esperienza anche con software come ChatGPT: siamo a un processo embrionale di integrazione delle Intelligenze Artificiali Generative nella quotidianità e sono ancora relativamente poche le persone a utilizzare questi strumenti. I risultati che stiamo ottenendo dall’utilizzo massivo di ChatGPT porteranno sicuramente a sviluppi infinitamente maggiori e molto più veloci rispetto alla ricerca condotta finora. C’è ancora molto da fare, questo sì, ma quello che possiamo vedere già oggi è sicuramente entusiasmante e apre scenari che torneremo presto a esplorare e raccontare.


Synesthesia utilizza le migliori tecnologie all’avanguardia per migliorare il tuo business e procurarti un rilevante vantaggio competitivo. Contattaci per scoprire cosa possiamo fare per te!