Conversa, risponde alle domande, scrive poesie, sa trovare gli errori di programmazione e inventa nuovi videogiochi: la piattaforma che sta suscitando enorme scalpore tra gli utenti del web, ChatGPT, è da un po’ di settimane disponibile a chiunque voglia anche solo provare per gioco le sue incredibili e molteplici funzionalità.
Sul suo impiego, sui risvolti pratici ed etici si stanno, ogni giorno, interrogando esperti di intelligenza artificiale, i media e gli utenti di tutto il mondo: basti pensare che l’hashtag #ChatGPT ha ormai ampiamente superato le 2 milioni di conversazioni su Twitter e che dopo solo 5 giorni dal suo lancio, oltre 1 milione di persone si sono registrate per testare il software.
Il fenomeno ChatGPT non ha coinvolto solo i singoli utenti, ma anche molte aziende e organizzazioni che, a livello worldwide, si stanno cimentando con questo software per capire come e se usarlo all’interno dei loro processi editoriali e produttivi.
Ma che cos’è, dunque, ChatGPT? Quali sono i suoi limiti? E quali, invece, le opportunità che oggi l’Intelligenza Artificiale generativa può portare sul mercato? Scopriamolo insieme.
Cos’è ChatGPT?
L’acronimo GPT sta per Generative Pre-trained Transformer. In breve, la piattaforma intelligente ideata da OpenAI risponde a delle domande ed esegue dei compiti, anche di tipo creativo: è in grado di ri-elaborare una quantità enorme di testi, come conversazioni e parole che vengono utilizzate nel linguaggio comune, per fornire all’utente una risposta in linguaggio naturale, estremamente precisa e completa.
La tecnologia NLP (Natural Language Processing) che è alla base dell’elaborazione consente, infatti, alla piattaforma di comprendere i modelli e le sfumature del linguaggio umano, consentendole di rispondere in maniera coerente e pertinente al comando fornito.
Questo chatbot è quindi capace di generare testi, poesie, codice software e, perché no, anche intere conversazioni nel giro di pochi secondi, il tutto grazie a una semplice richiesta (chiamata “prompt”) formulata dall’utente via web o mobile.
Dietro ChatGPT troviamo l’organizzazione no-profit OpenAI, che si è occupata di sviluppare questo chatbot avendo come missione principale quella di “garantire che l’intelligenza artificiale avvantaggi tutta l’umanità”.
A partire dal 30 novembre 2022, milioni di persone hanno avuto accesso libero e incondizionato alla piattaforma. Visto il tema in hype ci sono stati diversi episodi di blocco del sistema e di out of service dovuti alla grande richiesta lato utente.
Lo stesso Elon Musk (ideatore e finanziatore di OpenAI) ha contribuito a diffondere la notizia, elogiando la “bravura” di ChatGPT in alcuni suoi tweet (qui il CEO di Tesla tira in ballo l’argomento citando direttamente la piattaforma, mentre assistiamo un paio di giorni dopo ad alcuni suoi test del software).
La generative AI: prima e dopo
ChatGPT non è la sola piattaforma di questo tipo all’interno del panorama delle intelligenze artificiali, ma è la prima disponibile agli utenti finali in maniera gratuita (previo ottenimento dei dati personali) e risulta di facile utilizzo: è sufficiente interagire con un semplice form, esattamente come quello a cui siamo abituati nelle chat o nei sistemi di instant messaging.
La piattaforma di Open AI rientra in un ecosistema molto più grande a cui appartengono tutte quelle che sono definite Intelligenze Artificiali Generative, applicazioni specifiche dell’AI che consentono la generazione di contenuti a partire da semplici comandi. Rientrano in questa categoria anche le piattaforme che non generano solo testo, ma anche audio, immagini e molto altro. Piattaforme come MidJourney, DALL-E, Stable diffusion sono capaci di creare delle vere e proprie opere d’arte, anche da zero. Il loro sistema di corrispondenza tra testo e immagine e il grado di realismo con cui vengono generate è davvero impressionante.
Questo tipo di applicazioni ovviamente non sono una novità per gli addetti ai lavori: Gartner nel suo prospetto annuale sulle tecnologie emergenti (Gartner Hype Cycle of Emerging Technologies) riportava il settore delle Intelligenze Artificiali Generative (Generative AI) già in tendenza nel 2020.

Per chi non lo sapesse, il modello Hype Cycle di Gartner è una metodologia che serve per rappresentare graficamente la maturità, l’adozione e l’applicazione di specifiche tecnologie: la curva indica quale tipo di tecnologia vale la pena adottare e la tempistica in cui occorre considerarla riportando le informazioni su due variabili, il tempo sull’asse x e le aspettative di utilizzo sull’asse y. Osservare le curve di hype nelle prime fasi dello sviluppo di una determinata tecnologia è molto importante, perché ci permette di capire a quale punto della curva ci troviamo e come identificare le tendenze e le tecnologie emergenti nel settore. Come possiamo vedere nell’immagine, la Generative AI era riportata all’inizio della sua curva di hype, con la previsione che avrebbe raggiunto il suo “Plateau of Productivity” (Altopiano della Produttività) tra i 2 e i 5 anni. Secondo Gartner, la Generative AI è una
«tecnologia dirompente in grado di generare artefatti che in precedenza si basavano sulla creatività dell’uomo, garantendo risultati innovativi privi di quei pregiudizi tipici dell’esperienza umana e dei suoi processi di pensiero».
Chat GPT, il nuovo Google?
Il lancio di questo servizio alla portata di tutti produce senz’altro nuovo valore: ChatGPT si nutre dei dati personali e dei meccanismi di feedback degli utenti che si iscrivono al servizio e delle loro risposte, il che rafforza ulteriormente l’algoritmo, avendo modo di capire dai suoi errori e migliorare.
Questo snowball effect è lo stesso meccanismo con cui l’algoritmo di Google migliora le sue ricerche: all’aumentare dei dati in input, aumenta la qualità delle risposte. Ma perché accontentarsi di una semplice serie di risultati, quando la macchina può automaticamente elaborarli e anche in modo complesso? L’affermazione di un chatbot che fornisce una risposta non solo completa, ma anche già pronta per essere impiegata potrebbe, nel breve, mettere in difficoltà il noto motore di ricerca: a parità di servizio, quello che offre ChatGPT necessita di uno sforzo cognitivo di gran lunga minore.
C’è ancora molto da fare ma i grandi player si stanno già muovendo. Microsoft, per esempio, ha in mente di implementare il servizio all’interno dei suoi software, con la possibilità di inserire direttamente il testo prodotto artificialmente nei propri documenti e presentazioni.
Si tratta di una tecnologia ancora in gran parte da esplorare e da comprendere fino in fondo, ma il successo ottenuto con le sue prime sperimentazioni concrete ci porta ad avere fiducia sui suoi sviluppi: la sfida è comprendere come la macchina possa lavorare al nostro servizio e non al nostro posto.
Ed è soprattutto fondamentale capire quali sono i limiti del sistema. Diventerà sempre più intelligente? Sarà in grado di essere propositivo? Ci saranno limiti dovuti alla presenza di troppi contributi artificiali e un impoverimento di quelli generati da fonte umana? Che tipo di addestramento viene praticato e da chi? È possibile che qualcuno educhi queste piattaforme in modo distorto, producendo un rischio per l’opinione pubblica e per l’utente finale? Tante domande stimolanti, ma poche risposte disponibili e concordi al momento.
È importante, dunque, essere consapevoli di quello che ChatGPT ci fornisce e sfruttare le sue risposte in modo responsabile ed etico: i testi che la macchina produce non sono ancora del tutto accurati e i dati che gli vengono forniti possono contenere distorsioni che si riflettono nei risultati. Il controllo e il feedback, inoltre, non sono supervisionati, ma sono lasciati completamente al vaglio degli utenti finali del servizio.
Il rischio e le truffe sono sempre dietro l’angolo: la società di cyber security WithSecure ha scoperto che tramite l’intelligenza artificiale di ChatGPT si possono generare testi convincenti per email di phishing, falsi articoli di news, e altri contenuti potenzialmente utilizzabili per scopi malevoli.
Sebbene l’Intelligenza Artificiale Generativa sembri oggi compiere tanti passi in avanti a livello di innovazione e velocità dei processi, occorre, tuttavia, considerare anche quali diritti mettiamo a rischio per permettere alla macchina di migliorarsi e di progredire.
Opere, video, audio e testi possono, infatti, essere plagiati: la macchina non genera contenuti completamente da zero, ma riformula e riutilizza materiali già presenti sul web. Ecco che ciò che viene generato da una macchina può violare il diritto di copyright di migliaia di autori, che vedranno le loro opere utilizzate senza consenso. Ci sono già diversi artisti come Sarah Andersen e Karla Ortiz, ma anche agenzie come Getty Images, che in questi giorni hanno sporto denuncia nei confronti di piattaforme come Midjourney per violazione dei diritti di copyright.
La giurisprudenza, a volte, fatica a stare al passo con i tempi della tecnologia. Come si evince da queste riflessioni, il rischio di violazioni in materia di diritto d’autore e proprietà intellettuale permane. Non ci resta, quindi, che attendere nuovi sviluppi giudiziari sulle vicende che abbiamo visto.
Come è utilizzato oggi ChatGPT?
Gli utilizzi di ChatGPT e, più in generale, delle AI Generative, sono davvero molteplici: è difficile trovare un ambito in cui l’Intelligenza Artificiale non possa avere un ruolo. Questo è il motivo principale per il quale questa tecnologia desta anche la preoccupazione di molti professionisti.
Qui vediamo raccolti alcuni dei possibili utilizzi che, in questo periodo, sono stati proposti e che sono diventati oggetto di discussione (soprattutto sui social media) a livello globale.
- ChatGPT nella scuola. Gli studenti si sono resi conto di quanto questa tecnologia possa facilitarli nella stesura e nella realizzazione di semplici testi in poco tempo. Il fenomeno ha subito suscitato qualche timore tra i docenti perché non è sempre possibile individuare se il testo scritto è stato direttamente prodotto dallo studente o da una macchina. Negli Stati Uniti, la piattaforma è stata temporaneamente messa al bando citando “impatti negativi sull’apprendimento degli studenti e preoccupazioni riguardanti la sicurezza e l’accuratezza dei contenuti”. Recentemente, in Italia, il Ministro all’Istruzione e al Merito Giuseppe Valditara si è espresso a riguardo, dicendosi invece propositivo rispetto all’utilizzo di intelligenze artificiali generative come supporto all’apprendimento scolastico.
- ChatGPT nella programmazione. Da una richiesta testuale è possibile ottenere linee di codice e query SQL nel giro di pochi minuti, ma anche assistere alla scrittura della documentazione tecnica da accompagnare al rilascio di un software. Curioso è l’esperimento di Adriano Marconetto (storico co-fondatore di Vitaminic) che ha raccontato recentemente sui social media come Chat GPT sia riuscita a mettere insieme un intero software partendo da comandi testuali.
- ChatGPT nel marketing. Grazie all’inserimento di specifici comandi da parte dell’utente, si possono creare rapidamente testi per email commerciali, newsletter e testi per i social media, che comunichino le informazioni che ci servono. Sono tante le aziende che stanno testando il programma in questo senso, qui ci sono un paio di esempi.
Ci sono alternative a ChatGPT?
Sulla scia di ChatGPT le piattaforme già presenti sul mercato stanno implementando un sistema di intelligenza artificiale per la generazione di contenuti a partire da comandi testuali, simili alla piattaforma di OpenAI per l’interfaccia adottata: tra queste troviamo LaMDA (Language Model for Dialog Applications), il sistema sviluppato da Google che riesce a fornire una risposta inerente al contesto, coerente e naturale rispetto al linguaggio scelto dall’utente, utilizzando i dati che il motore già possiede e aggiungendo un’ulteriore livello di sicurezza agli output ottenuti. Ma sembra che sia imminente anche una risposta più corposa, che al momento nei laboratori di Alphabet ha il nome in codice di “Alfa” o anche di Apprentice Bard (il “bardo apprendista”).
Anche Microsoft si sta muovendo nel mondo AI già da diverso tempo con il suo DialoGPT, chatbot presente dal 2019 e addestrato per gestire più conversazioni a distanza di tempo. Il suo database di addestramento si basa su 147 milioni di conversazioni multi-turno prese da conversazioni avvenute su Reddit nel periodo dal 2005 al 2017.
Sul fronte evolutivo di OpenAI, nonostante non sia ancora stato annunciato il lancio ufficiale, sono molte le voci che parlano della versione potenziata, ChatGPT-4, disponibile per la fine del 2023. Questa nuova versione utilizzerebbe trilioni di parametri e terabyte di dati, aumentando di 3 ordini di grandezza la “potenza” di elaborazione e risposta della piattaforma rispetto a quella attuale di ChatGPT-3, il modello ora in uso, e fornendo prestazioni di gran lunga superiori in termini di qualità della generazione dei contenuti. Il team di OpenAI sta lavorando per migliorare ulteriormente la piattaforma, ma sono ancora poche le informazioni che abbiamo a disposizione.
Concludiamo dicendo che…
Sappiamo che questi sistemi non si limitano (e non si limiteranno) al testo o alle immagini. Se ChatGPT è capace di elaborare il comando dell’utente e produrre testi, parallelamente altri strumenti sono capaci di produrre immagini, infografiche, codice, illustrazioni, video, audio, voci di persone in maniera incredibile, realistica e in alcuni casi già utile per la messa in produzione in vari contesti.
L’elemento comune ai generatori di testo e di immagini è però la loro facilità di utilizzo. Essi, inoltre, imparano continuamente dai feedback che ricevono dagli utenti che li utilizzano, creando così un ciclo virtuoso di informazioni e di dati in costante evoluzione e miglioramento. Dobbiamo ancora vedere molte evoluzioni di questi sistemi e considerare che i motori di ricerca testuali (o per immagini) come Google sono in uso ormai da parecchi anni e che l’utente finale li conosce bene e si fida. Sa che possono sbagliare, ma sa anche come districarsi in mezzo a mille informazioni e siti web perché con l’esperienza ha imparato a farlo.
Occorre, quindi, fare esperienza anche con software come ChatGPT: siamo a un processo embrionale di integrazione delle Intelligenze Artificiali Generative nella quotidianità e sono ancora relativamente poche le persone a utilizzare questi strumenti. I risultati che stiamo ottenendo dall’utilizzo massivo di ChatGPT porteranno sicuramente a sviluppi infinitamente maggiori e molto più veloci rispetto alla ricerca condotta finora. C’è ancora molto da fare, questo sì, ma quello che possiamo vedere già oggi è sicuramente entusiasmante e apre scenari che torneremo presto a esplorare e raccontare.
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In ambito informatico e anche legale, di pari passo con il crescente interesse per la tecnologia blockchain, si sta affacciando il concetto di “contratto intelligente” o smart contract.
Ma che cosa sono gli smart contract? Avevamo già trattato il tema della blockchain (in particolare quella di Ethereum) in questo articolo nel quale avevamo anche accennato molto brevemente proprio al concetto di smart contract.
Vediamo di approfondire il tema e di fare chiarezza su cosa sono gli smart contract.
Con il termine smart contract si intende un protocollo informatico col fine di facilitare, verificare o imporre l’esecuzione di un contratto*
Possiamo quindi considerare gli smart contract come contratti tra automi.
Differenze tra smart contract e contratti tradizionali
Quest’ultima è una delle differenze principali tra “contratti intelligenti” e i contratti normali che avvengono invece tra persone.
Altra differenza è che gli smart contract non si basano su sistemi di pagamento tradizionali, bensì su pagamento tramite digital wallet (software/hardware installato su PC o dispositivi mobile che permettono di effettuare transazioni tramite criptovalute utilizzando la tecnologia blockchain).
L’innovazione principale degli smart contract è però quella di non necessitare di controllo umano. Questo perché la tecnologia blockchain sottostante verifica in automatico che sussistano e/o si verifichino le condizioni necessarie alla stipula e all’adempimento del contratto,garantendo la trasparenza, la tracciabilità e la condivisione dei dati da parte di tutti gli attori partecipanti alla blockchain.
Questa caratteristica promette di innovare praticamente qualsiasi settore in cui sia necessario gestire asset digitali o trasferimento di valute o beni consentendo una larga diffusione degli smart contract nei prossimi anni.
Per questi motivi abbiamo deciso di investire in competenze interne, e abbiamo iniziato il 2018 investendo in eventi e formazione, sia interna che esterna.
In questa logica abbiamo proposto il primo workshop operativo aperto anche a sviluppatori esterni, in cui abbiamo affrontato gli aspetti teorici della blockchain e degli smart contracts per poi arrivare a insegnare come scrivere a livello di codice il proprio “smart contract”. Interesse e partecipazione sono stati molto elevati, pertanto proseguiremo con ogni probabilità nell’offrire opportunità formative di questo tipo, a vari livelli.
Di alcune delle possibili applicazioni pratiche dei “contratti intelligenti” hanno inoltre parlato il nostro collega Marco Roberti e Fabio Fiori, CTO di Food Chain durante il loro intervento al Computational Law & Blockchain Fest Torino (2018) tenutosi presso Il Talent Garden Fondazione Agnelli.
Riportiamo qui il video del loro intervento. https://www.youtube.com/embed/S_aqVOqt34s?rel=0&controls=0&showinfo=0
Per approfondire l’argomento e capire ancora più nel dettaglio cosa sono gli smart contract e come scriverli (in particolare quelli basati sulla blockchain di Ethereum) vi invitiamo ad iscrivervi al gruppo Ethereum Blockchain Torino.
Oltre al tema formativo/educational abbiamo integrato in azienda naturalmente quello più consulenziale e di sviluppo per le aziende.
L’interesse percepito nel mercato è elevatissimo e – come detto – le competenze in gioco sono ancora molto contenute.
Come Synesthesia ci proponiamo già oggi come partner strategico in grado di valutare la reale utilità oggettiva dell’utilizzo di piattaforme blockchain nei propri servizi/prodotti, provvedendo successivamente alla scrittura del codice necessario per implementarli allo stato dell’arte.
Se volete valutare l’opportunità di formazione o sviluppi su smart contract e blockchain prendiamoci un caffé assieme: sarà un piacere discuterne.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.