Quando il mondo degli eventi diventa virtuale o ibrido è importante che l’evento da organizzare sia mirato, coinvolgente e istruttivo per tutti coloro che sono coinvolti. Nel corso degli anni Synesthesia ha trasformato in modo significativo alcuni dei suoi eventi più rappresentativi in eventi digitali (vedi le serie di webinar di droidcon Italy ) effettuando al contempo un aggiornamento costante della propria strategia di marketing. 

All’interno di questo articolo riportiamo i risultati frutto della ricerca, dell’esperienza e del confronto con i nostri partner, con particolare riguardo alle tecniche di marketing più efficaci da adottare durante la creazione e la gestione degli eventi digitali.

1) Perfezionare il metodo e la strategia di marketing: come distinguersi con efficacia

Le linee guida per organizzare eventi virtuali sono pressoché identiche a quelle utilizzate per realizzare eventi live. Questo tema è già stato trattato nel nostro precedente articolo . Se parliamo di strategia di marketing finalizzata alla creazione e gestione di eventi digitali le cose non cambiano molto. Oggi sempre più aziende decidono di virtualizzare i propri eventi e nessuno è ancora in grado di dirci con certezza quando la situazione tornerà alla normalità. Pertanto diventa sempre più importante sapersi distinguere in modo efficace.

Target Audience

Al fine di non diffondere il proprio messaggio indistintamente, occorre capire bene:

Quali vantaggi?

Al fine di rendere maggiormente efficace il proprio piano di marketing per l’evento digitale da organizzare è utile avere ben chiaro quali vantaggi trarre dalla sua realizzazione poiché la percezione dell’evento stesso (il modo di fruire, di erogazione e di interazione) potrebbe essere mutata a seguito del nuovo contesto sociale che si è venuto a creare. 

Il ciclo di vita del marketing

È importante pianificare con attenzione l’attività di marketing per tutta la durata dell’evento tenendo conto che i touch point dell’evento digitale saranno differenti rispetto a quelli di un evento live. Al fine di suscitare maggiore interesse tra il pubblico sarà necessario dichiarare chiaramente quali saranno i contenuti resi disponibili per l’occasione.

Attenzione ai dettagli

Considerato che l’evento adesso è “virtuale” tutta l’attività digitale, incluso anche il marketing, costituisce un indicatore di cosa il pubblico può aspettarsi dall’evento. Questo è il motivo per cui i dettagli contano molto. Risulta pertanto necessario prestare attenzione ai seguenti dettagli come: la coerenza del messaggio sui diversi canali di comunicazione, la qualità della grafica e del lavoro di branding svolto e la velocità di risposta a domande e segnalazioni. Tutti questi elementi aiutano a dare un’idea maggiormente dettagliata di che cosa il pubblico può aspettarsi dall’evento digitale.

2) Come scegliere i migliori strumenti e canali di comunicazione?

I modi per raggiungere il proprio pubblico non mancano. È opportuno prendere in considerazione ogni singolo canale, strumento o piattaforma in base al valore che è in grado di portare all’intera campagna di marketing.

Promemoria sul calendario

Al fine di rendere maggiormente accessibile per il pubblico la partecipazione all’evento è consigliato inviare un link per salvare la data e l’ora dell’appuntamento nel calendario. È possibile servirsi anche dei messaggi di marketing offerti dagli alert di calendario.

Gruppi social

Potrebbe essere utile per il proprio pubblico sfruttare la creazione di gruppi sui canali social per potenziare la comunicazione. Slack, Telegram, Facebook e Linkedin forniscono un ulteriore possibilità per rendere più agile e rapida l’interazione con i futuri partecipanti.

Potenziare la tua SEO

Tutte le attività aggregative finora elencate previste all’interno di una determinata area geografica (es. Nazione, Città) e tematica (es. Settore produttivo di competenza) sono utili per raggiungere un ampio bacino di pubblico per l’evento e rappresentano un ottimo potenziamento per la SEO. 

I vantaggi del comunicato stampa

I comunicati stampa sono ancora molto importanti per gli eventi digitali. Pertanto è necessario assicurarsi di evidenziare, tramite questo strumento, le differenze rispetto all’evento live in termini di benefici e di aspettative. Ricorda quindi che gli eventi virtuali rappresentano ancora una novità per molte persone.

“Sfruttare” i propri partner

Fornisci a tutti i partecipanti  – relatori, sponsor, partner e anche a tutti coloro che si sono registrati – un kit di marketing personalizzato, in modo che possano promuovere l’evento presso le loro reti. Rendere il tutto il più agevole possibile favorirà un incremento considerevole di like, condivisioni e commenti. 

Per concludere…

Il marketing rappresenta dunque un valido alleato per la buona riuscita degli eventi digitali agevolando maggiormente tutta la loro fase organizzativa ed esecutiva. Ora non ti resta che provare a mettere in pratica i nostri consigli.

E se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Speriamo che questi nostri consigli siano stati utili.

Continuate a seguirci per saperne di più.

Giulia, 3 aggettivi per descriverti.

“Efficiente, perché tutte le volte che mi ritrovo a fare un lavoro, la cosa che conta è arrivare al risultato. Sono molto determinata da questo punto di vista. Ho sempre piani, scalette e piccoli obiettivi da raggiungere. Creativa, perché non sono mai ferma un secondo e mi trovo sempre qualcosa da fare, non solo nel campo della scrittura… Perché Poliedrica?  Perché faccio tante cose in tanti campi diversi. Sono abbastanza poliedrica, ma non politecnica però”.

“Astro Giulia”, questo è il tuo account instagram. Quanto ti descrive questo aggettivo? Astronauta si diventa? Da dove nasce questa smisurata passione per l’astronomia?

“Astro descrive la parte di me che è appassionata di astronautica e di spazio. Questa storia di Astro Giulia è cominciata nel 2016, quando avevo circa 16 anni. Volevo imitare gli astronauti, quelli veri, che sui social si chiamavano astro qualcosa… In questo modo ho dato il via a un fenomeno per il quale tante altre persone appassionate di spazio si sono chiamate anche loro in questo. Astronauta chiaramente si diventa. Io sono dell’idea che i tratti delle persone possano essere migliorabili. Lo vedo come un processo in divenire. Ho scoperto tutto il campo dell’astronautica e dell’ingegneria quando ero in terzo liceo, quando l’astronauta Samantha Cristoforetti è andata nello spazio. Grazie a lei ho scoperto tutto questo mondo. Mi ha appassionato tantissimo tutto il campo del progettare e del capire come andiamo nello spazio”.

Nel 2018 è stato pubblicato “Ad Martem 12”, il tuo primo romanzo di fantascienza che parla della vita dei primi esseri umani nati sul pianeta Marte. Il tuo libro si basa sui tuoi studi scientifici, frutto di un lungo lavoro effettuato per un concorso aerospaziale nel 2016 all’Odysseus Space Contest. Ti va di raccontarci questa tua esperienza? Che cosa rappresenta per te Marte?

“Nel 2016 ho deciso di partecipare a questo concorso su consiglio del mio professore di fisica e ho deciso di trascinarmi dietro un mio compagno di classe. Volevamo sviluppare il progetto di una base su Marte. In qualche modo siamo riusciti ad andare avanti nella competizione e credo che questo sia stato molto incentivante perché abbiamo cominciato a parlare con esperti e con professori del Politecnico. Abbiamo iniziato a studiare di più la questione, approfondirla e sviluppare il progetto sempre di più, fino a quando non abbiamo vinto le semifinali internazionali e ci siamo trovati a volare in Belgio per le finali europee. Qui mi sono ritrovata a per la prima volta a presentare il mio progetto in inglese di fronte a una giuria internazionale di esperti. Quello è stato il momento in cui ho iniziato a pensare che forse effettivamente qualsiasi cosa potesse accadere. Insomma, se io mi impegnavo le cose potevano accadere perché, accidenti, ero in Belgio a parlare di un progetto scientifico che avevo sviluppato. È stata una cosa incredibile. Poi la competizione non l’abbiamo vita perché ha vinto un team portoghese che aveva progettato un roover pazzesco, però quello che mi ha dato quella competizione è stato tantissimo: mi sono ritrovata con una tale quantità di conoscenze riguardo la fattibilità delle missioni su Marte che non era nemmeno normale per una ragazzina di 17 anni. Quello è stato il momento in cui ho deciso che mi sarebbe piaciuto diventare un’esperta delle missioni su Marte, qualcosa che ancora adesso sto cercando di perseguire. Quello è stato anche il momento in cui ho deciso di scrivere il mio primo romanzo Ad Martem 12. Sono sempre stata appassionata di scrittura e scrivere un libro è sempre stato il mio sogno, ho pensato di applicare quelle conoscenze a una storia. Siccome avevamo progettato un ambiente abitabile sulla superficie di Marte e siccome essendo abitabile ci sarebbero dovute teoricamente andare delle persone, ho iniziato a domandarmi: “e se ci fossi nata io lì, se fossi stata cresciuta su Marte in che modo vedrei la Terra? In che modo vedrei  l’umanità?. Insomma, che visione avrei del mondo? Marte è diventato un pianeta a cui mi sono affezionata particolarmente. Adesso sto lavorando a due ricerche internazionali, due programmi di ricerca, entrambi relativi a Marte: una riguarda le radiazioni cosmiche e l’altra riguardo alla sostenibilità delle missioni dello spazio. Diciamo che sto continuando a perseguire il mio sogno di diventare esperta di missioni su Marte, ma sarà un lungo viaggio”.

Nel 2019 hai ottenuto un importante riconoscimento in campo astronomico diventando la coordinatrice nazionale dell’MVA (Moon Village Association), l’associazione globale non governativa fondata a Vienna nel 2017 con l’obiettivo di promuovere la realizzazione di un villaggio lunare e le missioni lunari umane. Perchè è ancora importante per l’uomo andare sulla Luna?

“In passato siamo andati sulla Luna per ragioni politiche. Adesso ci stiamo tornando per la scienza, perché c’è ancora tantissimo da scoprire. La Luna sarà il punto di partenza per arrivare su Marte. Noi andremo sulla Luna per restarci con uno stabilimento autonomo, che sarà molto simile rispetto a quello che avremo su Marte. La differenza è che Marte è a 6 mesi di viaggio con un segnale elettromagnetico che impiega 10 minuti per andare e per tornare. La Luna è invece qui dietro, a qualche giorno di distanza. La Luna sarà un luogo di prova, di test per le nostre tecnologie, per capire se siamo in grado di andare su Marte”.

Venere, il Pianeta più splendente torna in questi giorni ad affascinare e incuriosire il nostro immaginario a seguito della recente scoperta secondo la quale vi sarebbero tracce di vita nella sua atmosfera. Ti va di commentare questa notizia con noi? Se tutto ciò fosse davvero confermato, che cosa cambierebbe per l’uomo?

“La recente scoperta che è stata fatta su Venere non ci dice con certezza che ci sia davvero vita nell’atmosfera di Venere. La fosfina è stata trovata in una quantità così abbondante che gli scienziati non riescono a spiegarselo. Loro hanno avanzato diverse opzioni per spiegare chimicamente o fisicamente la presenza di questa molecola. Hanno fatto i loro calcoli numerici, i loro ragionamenti e nessuno è risultato corretto. L’unica soluzione altrimenti possibile è che la fosfina sia originata da organismi viventi. Tuttavia, non è 100% confermato che si tratti di vita perchè potrebbero esserci altre soluzioni che al momento ancora non conosciamo. Nel momento in cui noi troveremo altre specie da altre parti dell’universo, finalmente potremmo capire qual è l’origine della vita perché noi abbiamo determinate teorie. Trovare la vita da qualche altra parte e capire come si è originata potrebbe avere dei riscontri per capire come la vita si sia originata sulla Terra”.

Lo scorso 2 febbraio, al TEDxTorino ci hai fatto comprendere l’importanza di avere coraggio di esplorare e di mettersi in gioco. Quanto contano i sogni per il raggiungimento di un obiettivo così ambizioso? 

“Io ho il grande sogno di diventare astronauta, che è un sogno enorme, lontanissimo e difficilissimo. Penso che i sogni siano il motore che ci consentono di andare avanti durante i periodi difficili e ci portano in luoghi che mai ci immagineremmo. Ci danno opportunità che mai ci immagineremmo…”.

“I sogni siano il motore che ci consentono di andare avanti durante i periodi difficili e ci portano in luoghi che mai ci immagineremmo”.

Che effetto ha avuto sulla tua personale esperienza la figura di Samantha Cristoforetti?

“Samantha Cristoforetti è stata la persona grazie alla quale ho trovato la mia strada. Quindi, per questo motivo per me lei significa molto. Io ancora adesso continuo ad avere grande ammirazione nei suoi confronti perchè lei non è solo un astronauta. Lei è anche un pilota militare e una mamma. Al momento è in Cina, che studia cinese e si allena con i taikonauti. Io trovo che sia una cosa incredibile riuscire a fare tutto questo. Lei è il mio idolo, il mio esempio di realizzazione”.

Secondo Giulia come si combatte il gender gap? È qualcosa su cui rifletti anche per quello che potrebbe essere il tuo lavoro del futuro? Lancia un messaggio a tutte quelle ragazze che come te sono appassionate di materie STEM. 

“Io non do peso al fatto di essere donna perché la scienza è per tutti. La scienza ha bisogno di tutti; ha bisogno di attenzione, non importa chi siamo, l’importante è che siamo appassionati per quello che facciamo. Lo STEM è un mondo meraviglioso; la scienza è qualcosa di veramente bellissimo. È un mondo che è complesso e impegnativo perché ci sono materie non troppo facili da studiare, da comprendere e da affrontare. Si tratta di qualcosa che richiede anche dei sacrifici, La scoperta scientifica, la ricerca e tutto ciò che in qualche modo aiuta la nostra società, migliora e porta al progresso penso sia qualcosa di incredibilmente importante e che abbia bisogno di persone appassionate. Quindi se voi sentite che questa è la vostra vocazione e che è quello che volete fare, venite perché la scienza vi accoglie a braccia aperte”.

“La scienza è per tutti. La scienza ha bisogno di tutti; ha bisogno di attenzione, non importa chi siamo, l’importante è che siamo appassionati per quello che facciamo”.

Continuate a seguire Synesthesia e Girls Tech per scoprire le prossime storie di donne che stanno cambiando il mondo. Noi continueremo a raccontarvi le loro storie e visioni perché crediamo che un mondo STEM più inclusivo e senza differenza di genere sia possibile.

PeraBite è una agenzia di Torino, che affianca aziende b2b, micro e piccole imprese con entrate inferiori ai 4 milioni di euro in tutto ciò che è comunicazione Digital & Mobile.

I co-fondatori Marco Portinaro e Manuel Falasco si sono conosciuti nel 2010 lavorando a un evento organizzato per promuovere lo sport a Torino: da quel momento hanno deciso di mettere insieme le loro conoscenze, esperienze e contatti per lanciare PeraBite. Dopo aver lavorato a progetti di marketing digitale ed eventi per grandi nomi dello sport, il team ha deciso di ampliare il proprio bacino di clienti includendo il mondo Corporate anche grazie ai contatti acquisiti negli anni attraverso gli sponsor degli eventi sportivi. L’agenzia offre servizi di Marketing digitale, sviluppo Web e E-commerce e crea contenuti a supporto della comunicazione aziendale, foto, video e testuali.

L’intervista 

Parlando Covid-19: come ha impattato secondo te sulla trasformazione digitale?

“Per metà delle PMI Italiane l’online è stato la salvezza. La pandemia di Covid-19 e il relativo lockdown hanno cambiato le nostre vite e rivoluzionato alcune delle nostre abitudini. Metà degli italiani, per esempio, ha aumentato gli acquisti online privilegiando non soltanto i big come Amazon e E-Bay ma anche piccoli negozi e fornitori. Non stupisce così che un terzo delle PMI italiane operative su Facebook abbia realizzato oltre il 25% delle proprie vendite su canali online nell’ultimo mese. Una tendenza che indica una delle strade da imboccare per ripartire”.

Quali cambiamenti ha comportato per i vostri clienti?

“I nostri clienti hanno capito che la qualità della loro presenza digitale è fondamentale. Non basta semplicemente essere online. C’è bisogno di strumenti specifici e tecnologie avanzate. Questo è stato il grande cambiamento dell’emergenza Covid-19: le aziende si sono rese conto di quanto sia importante il digitale, non solo per rivolgersi ai clienti, ma anche per lavorare con i dipendenti. Zoom o Google Meet non sono abbastanza, c’è bisogno di soluzioni intranet specifiche per operare in modo davvero intelligente e nel contempo di strategie specifiche per comunicare con i clienti in un periodo in cui questi sono raggiungibili principalmente attraverso strumenti digitali”.

Quali sono, secondo te, dei buoni esempi di come sono cambiate le imprese a causa del coronavirus? Anche testimonianze “extra lavorative” se ne hai.

“Mi vengono in mente alcuni esempi locali, aziende che volevano diventare digitali senza  aver valutato quali fossero gli strumenti necessari. Per esempio, i ristoranti che non erano presenti su un servizio di delivery, hanno messo un cartello in vetrina per segnalare che si erano attrezzati per la consegna a domicilio, oppure hanno aperto un semplice account Instagram o Facebook e hanno inviato lì i loro clienti. E ha funzionato! Queste aziende si sono rese conto che aprendo una pagina Facebook avrebbero potuto raggiungere i loro clienti agevolmente. Ovviamente non è sempre così facile, ma funziona.

Un mio amico ha un’attività che sarebbe potuta rimanere aperta durante il coronavirus: un negozio di piante. All’inizio non aveva una presenza digitale, nessun sito web o e-commerce. Ha aperto una pagina Instagram e ha iniziato a vendere prodotti in questo modo. È stata un’esperienza positiva per lui e al contempo, una storia di successo secondo me, che lo ha convinto ad aprire il suo primo negozio digitale“. 

“I nostri clienti hanno capito che la qualità della loro presenza digitale è fondamentale. Non basta semplicemente essere online..”

Sarà molto interessante vedere come evolverà la situazione attuale. Pensando al futuro, quali prospettive ci sono per la comunicazione nel mondo delle imprese e quali cambiamenti dobbiamo aspettarci? 

“Per quelle che sopravviveranno aumenterà la necessità di strategie di comunicazione e di soluzioni digitali. Alcuni servizi o tipologie di evento potrebbero rimanere in forma digitale definitivamente, ma come prima cosa abbiamo bisogno che l’economia rientri in una situazione di normalità per comprendere fino in fondo quali saranno i reali cambiamenti”. 

Perabite è storicamente legata al mondo dello sport, ma negli ultimi anni vi siete concentrati maggiormente sui clienti B2B e nello specifico sulle PMI. Quali esperienze legate al mondo dello sport ti porti dietro quando lavori con un cliente che invece si muove in una dimensione diversa? 

“Il mercato sportivo ha tre anime: lo spettacolo, il cliente e lo sponsor. Quando lavori nel mercato dello sport devi concentrarti sui bisogni reali del tuo cliente, ma anche sull’empatia e l’emozione perché se da un lato lo sponsor vuole promuovere il proprio servizio, marchio o bene, non bisogna assolutamente mettere in secondo piano il fatto che l’utente finale stia assistendo a uno spettacolo. Questo è ciò che cerchiamo di portare nel nostro modello di business: non perdere il focus del consumatore e delle sue esigenze reali ma allo stesso tempo trasmettere empatia ed emozione attraverso la comunicazione dei nostri clienti“.

Immagino che nel mondo B2B possa essere difficile comunicare con empatia per certe aziende o servizi. Puoi farmi qualche esempio di situazione in cui ci siete riusciti?

“Con una buona comunicazione e lavorando bene con immagini e video puoi portare empatia e trasmettere emozioni. Con Synesthesia, per esempio abbiamo lavorato in questo senso: creando del materiale significativo siamo riusciti a rendere coinvolgente ed emozionante un evento aziendale per sviluppatori. Puoi sempre portare emozioni nella comunicazione”. 

Quello che fate è creare e documentare la storia dei vostri clienti e dei loro prodotti?

“Esatto. Una delle mie esperienze più difficili è stata lavorare per un cliente che vendeva batterie industriali. Quando non hai una storia dietro un prodotto, lavori sulla storia dietro alle persone e probabilmente questa è la chiave: capire qual è la loro storia, cosa aggiunge al prodotto o come lo vivono nella quotidianità”.

“Puoi sempre portare emozioni nella comunicazione”

Perché le foto originali sono così importanti per supportare la comunicazione?

“Le foto stock sono una buona opzione e possono rispondere velocemente ad esigenze diverse, soprattutto quando c’è un budget limitato. Il problema è venuto fuori quando tantissime aziende hanno pensato che per avere un buon sito web o una buona comunicazione potesse essere sufficiente usare foto o immagini stock senza rendersi conto che la stessa immagine sarebbe stata poi usata per promuovere prodotti diversi e comparire in moltissimi contesti diversi.

Questo è il motivo per cui è meglio scegliere di far scattare delle foto originali per raccontare la propria storia, per non raccontarla con qualcosa di veramente personale, non con un’immagine o un video che possono avere tutti. Ricordo che in passato utilizzavo una foto d’archivio per pubblicizzare un prodotto assicurativo di un cliente e dopo un paio d’anni ho visto la stessa immagine della stessa ragazza sulla comunicazione per un dentista. Non puoi avere la stessa ragazza che promuove assicurazioni e servizi dentali!

Oltretutto, in questa nuova era digitale, le persone vogliono vedere testimonianze reali. vogliono vedere i tuoi veri clienti e la tua storia. Con il coronavirus siamo stati bombardati da contenuti video, che funzionavano perché erano reali. Non perché la regia o la post produzione fosse professionale ma perché erano pezzi di storie ver. Questo è ciò che le persone vogliono vedere: i tuoi dipendenti, i tuoi clienti, l’anima della tua azienda. È questo che vogliono vedere sul tuo sito web. Ecco perché suggerisco ai miei clienti di costruire un portfolio personale di foto e video; per essere autentici”.

“Questo è ciò che le persone vogliono vedere: i tuoi dipendenti, i tuoi clienti, l’anima della tua azienda”

Essere autentici è fondamentale. In questa nuova era digitale, con una così ampia scelta di piattaforme e canali attraverso cui comunicare online e offline come incoraggiate i vostri clienti affinché riescano a distinguersi? 

“Può essere complicato, ma noi incoraggiamo tutti i nostri clienti a rivolgersi a professionisti perché non è affatto semplice. Hai bisogno di qualcuno che conosca il mercato, che conosca tutte le possibilità e possa suggerirti quelle giuste per te. Faccio un esempio: Internet potrebbe non essere il modo giusto per comunicare per la tua azienda, anche se sei online potrebbe non essere il punto migliore da cui partire. Per prima cosa chiediamo ai nostri clienti di parlarci della loro attività, dei loro clienti, di come comunicano, di raccontarci qual è il loro obiettivo. Avendo chiari tutti questi elementi capiamo insieme quale sia lo strumento giusto per raggiungere questi obiettivi. 

Molte agenzie propongono di aprire un sito web o di fare pubblicità su Google o sui social media pensando che sia sufficiente, ma quando si va ad analizzare i risultati ci si rende conto che queste soluzioni non funzionano sempre e per tutti. Per questo motivo è importante rivolgersi a qualcuno che capisca davvero la tua attività, che conosca gli strumenti, che conosca il mondo della comunicazione e che possa assicurarti di raggiungere con precisione il tuo cliente finale”. 

Come hai detto da subito, il “digitale” non è sempre la risposta, bisogna valutare tutte le opzioni e saper scegliere quella più corretta.

“Esatto, a volte può essere solo una comunicazione digitale, altre una tradizionale, oppure ancora il cliente può avere bisogno di una soluzione digitale a livello di comunicazione aziendale ma anche di uno strumento più fisico per raggiungere il suo target in una campagna specifica. Dipende sempre dall’attività e scegliere lo strumento giusto è fondamentale. Lo stesso strumento è perfetto per qualcuno e sbagliato per un altro“.

Il messaggio è che gli strumenti non devono necessariamente essere gli stessi per tutti. Vedo la tua chitarra acustica appoggiata al muro… quali sono i tuoi interessi e le tue passioni? Quali porti nel tuo lavoro in PeraBite?

“Ciò che conta per me, nella mia attività imprenditoriale e con i miei partner commerciali, è portare nel nostro lavoro strumenti “umani”. Quando abbiamo avviato insieme l’agenzia, la parte professionale era quasi data per scontata. Abbiamo costruito una buona azienda perché ci siamo concentrati sul lato umano. Questo fa la differenza per i tuoi colleghi e per i tuoi clienti. Se non valorizzi il lato umano non puoi raggiungere i clienti neanche in modo professionale“.

“raggiungere con precisione il tuo cliente finale”

E per essere una buona agenzia di comunicazione bisogna anche saper comunicare bene se stessi, giusto?

“Sì. Devi essere in grado di valorizzare te stesso per portare la tua professionalità ai clienti”. 

C’è qualcosa della tua esperienza personale che ti aiuta in queste circostanze? Viaggi, musica, studi particolari o la tua famiglia?

“Sì, la musica è stata una vera e propria palestra. Per imparare a suonare uno strumento hai bisogno di dedizione e costanza ed è qualcosa che metto anche nel mio lavoro: dedizione e costanza con i clienti e in generale come approccio in tutte le situazioni”.

E questo i tuoi clienti lo apprezzeranno parecchio! Riguardando indietro, dai clienti nel mondo dello sport a quelli delle aziende B2B, qual è il lavoro di cui vai più fiero?

“C’è un lavoro di cui noi tre siamo particolarmente orgogliosi. L’abbiamo costruito noi, come agenzia, non per un cliente. Si tratta di una piattaforma digitale chiamata SporTorino, dove si possono trovare luoghi e associazioni per praticare sport a Torino. Puoi cercare per area, per singolo sport o attività specifica. Ne siamo molto orgogliosi perché è una piattaforma che aiuta in modo davvero concreto e semplice le persone a fare sport”.

“Quando non hai una storia dietro un prodotto, lavori sulla storia dietro alle persone e probabilmente questa è la chiave del successo”

Cosa vi ha spinto a dare vita a questo progetto? 

“Siamo tutti e tre persone sportive. Io giocavo a squash, uno sport che non è molto popolare in Italia, per questo facevo fatica a trovare una palestra dove fare delle partite o allenarmi perché sembrava che nessuno lo conoscesse. Tutto è iniziato così, per coinvolgere le persone e far conoscere loro anche gli sport di nicchia“. 

Dove avete reperito i dati per popolare la vostra piattaforma?

“Prima di tutto abbiamo raccolto tutte le informazioni disponibili online, poi abbiamo stretto delle partnership per ottenere dati sullo sport in regione e abbiamo poi integrato il tutto. La particolarità che ci distingue da un motore di ricerca qualsiasi è l’attenzione che mettiamo nel fornire i dati ai nostri utenti. Per esempio l’indirizzo di un’associazione dedicata a uno sport è quasi sempre diverso da quello della palestra o del luogo dove questo viene poi effettivamente praticato per cui noi ci assicuriamo di avere i dati sulla posizione corretti, perché è questo che interessa davvero all’utente finale”.

È un progetto ancora attivo?

“Sì, è ancora attivo e online e funziona bene. Abbiamo collaborato anche con Decathlon negli ultimi cinque o sei anni e sta funzionando bene”.

Grazie per il tuo tempo, per i tuoi pensieri e le tue esperienze! Buona fortuna per tutto.

“Grazie a voi!”.

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Cosa abbiamo imparato parlando con Marco:

Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Il mondo sta cambiando così come abitudini e lo stile di vita di molti Italiani. A raccontare questa accelerazione della  “rivoluzione digitale” tutt’ora in corso sono gli ultimi numeri riportati da Hootsuite e dall’Osservatorio e-Commerce B2C. Già a gennaio 2020 Hootsuite aveva evidenziato alcuni dati relativi alle attività online degli utenti con significativi incrementi rispetto all’anno precedente.

Considerato tradizionalmente, soprattutto in Italia, come una forma di acquisto subordinato a quello tradizionale, oggi l’e-commerce ha acquisito un ruolo determinante spingendo verso un ripensamento delle strategie di vendita e di interazione con i consumatori, basti pensare che nel 2020 l’incidenza dell’e-commerce B2C sul totale vendite retail è passato dal 6% del 2019 all’8%.  

L’e-commerce in Italia prima di gennaio 2020

La fotografia che Hootsuite aveva scattato a gennaio 2020 dell’Italia mostrava uno scenario nel quale l’impiego dell’e-commerce era già in forte crescita: l’87% degli utenti online cercava già prodotti o servizi da acquistare online. Percentuali alte, numeri e prospettive di crescita importanti per diversi settori dell’innovation retail rispetto all’anno precedente: +16% fashion & beauty; + 15% electronics & physical media; + 20% food & personal care; +20% furniture & appliances; +5,3% toys; DIY & hobbies; +2% travel; +1,1% digital music; +5,5% video games. 

L’e-commerce durante l’emergenza COVID-19

A livello globale l’impatto della pandemia di Covid-19 è stato considerevole sull’e-commerce, soprattutto per quanto riguarda alcune categorie merceologiche come per esempio i generi alimentari con un +251% e la tecnologia con un +78%.

A livello globale, le indagini svolte ci mostravano, inoltre, anche un altro dato interessante, cioè che il 52% degli utenti che acquistavano online facevano uso di mobile device. Si tratta, tuttavia, di un valore che durante il lockdown, nonostante la maggior parte degli utenti fosse bloccata nelle proprie case, ha registrato un calo pari solamente all’1%. Questo ci induce a constatare quanto in realtà l’utilizzo dello smartphone per fare acquisti sia diventata un’abitudine diffusa e radicata all’interno delle nostre vite. 

In Italia, in particolare, – stando a quanto sostenuto dall’Osservatorio eCommerce B2c  (promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano) e riportato da diyandgarden.com – il lockdown avrebbe favorito la crescita del food&grocery (che vale oggi 2,5 miliardi di euro, +56%), arredamento e home living (2,3 miliardi, +30%) e una serie di altre nicchie di mercato come il pharma, il beauty e lo sport&fitness.

Come dichiara diyandgarden.com, abbiamo assistito all’incremento in valore assoluto più alto di sempre: 4,7 miliardi in più in un solo anno rispetto al 2019. Tale centralità del canale online si traduce in una crescita del valore degli acquisti online di prodotto che nel 2020 dovrebbero sfiorare i 22,7 miliardi di euro (+26% rispetto al 2019). 

Quali prospettive?

In Italia, così come nel resto del mondo, l’e-commerce ha svolto un ruolo fondamentale per la ripresa delle attività commerciali degli ultimi mesi. Durante questo periodo sono cambiate molte abitudini e stili di vita ed è cresciuta conseguentemente una maggiore fiducia nel digitale. Sempre più italiani hanno deciso di acquistare online (+2 milioni nel 2020). Tale aumento è il frutto non solo dell’eccezionalità del periodo storico, ma anche di un’azione di marketing operata da molte aziende sempre più attenta e mirata.

Oggi, infatti, il mondo del marketing è sempre più vicino alle esigenze dei clienti e sempre più aziende hanno potenziato i loro canali digitali per facilitare le modalità di vendita basate sull’integrazione tra esperienze online e offline. É in corso un cambio epocale di paradigma dei consumi e dei costumi che richiede profondi ripensamenti in termini di produzione, organizzazione, investimenti, e capacità di comprensione dei bisogni del proprio target. 

Sempre più nuovi modelli integrati di e-commerce stanno nascendo. Grazie al digitale anche le aziende più piccole e delocalizzate oggi hanno la possibilità di ridefinire l’esperienza d’acquisto degli utenti come mai è stato fatto prima: sono in grado di fare rete tra loro e organizzarsi come un marketplace vero e proprio, proponendo all’interno di un’unica piattaforma online un’offerta sempre più ricca. Tale sistema omnicanale di interconnessione e integrazione tra più punti vendita pone l’esperienza d’acquisto del consumatore al centro dei propri obiettivi e rappresenta l’alternativa innovativa ad Amazon più utilizzata dai retailer internazionali. 

I vantaggi di un e-commerce omnichannel e integrato

Tante sono le tipologie di approccio che ultimamente stanno interessando la trasformazione digitale in corso. Tra queste vi è certamente il click & collect, cioè la possibilità di ordinare online un prodotto e di ritirarlo in negozio. Si tratta di un modello che piace molto ai consumatori per una serie di motivi: i prezzi online sono allineati al canale fisico; il ritiro è gratuito (non vi sono costi di consegna se il totale supera una certa cifra); i tempi di evasione dell’ordine sono molto rapidi e il pagamento avviene comodamente online. Tale approccio risulta efficace e ricco di opportunità per le aziende coinvolte, ma non è l’unico. 

L’altra tendenza del mondo e-commerce che esprime la vicinanza del marketing all’esperienza di acquisto personalizzata del singolo utente è quella dei data driven, dove le tecnologie più all’avanguardia di raccolta e analisi dei dati sugli utenti sono messe a disposizione per creare strategie commerciali in base alle esigenze di specifici target. I vantaggi di un e-commerce Data Driven sono enormi: importanti decisioni mirate vengono prese in tempi molto brevi grazie a una gestione efficace dei dati e da più fonti. 

In conclusione…

Il campo dell’e-commerce strategy è in continua evoluzione. I retailer di tutto il mondo cercano ogni giorno di quantificare il mercato e-commerce B2C dei prodotti per trovare la migliore soluzione possibile. L’integrazione tra esperienza online e offline sembra oggi essere la strada più percorribile, che meglio si adatta alle esigenze dell’utente. I vantaggi come abbiamo visto sono tanti e le prospettive di crescita molto elevate. Synesthesia aiuta le aziende più ambiziose a essere competitive sul mercato globale attraverso una consulenza completa in ambito e-commerce. Si prende cura delle loro idee e delle loro attività online: dalla pianificazione costi e ricavi fino alla fase di creazione e gestione di contenuti per le vetrine online. Offre piani dettagliati di lancio sul marketplace che consentono la creazione di una vetrina negozio visibile da milioni di potenziali clienti in tutto il mondo.


Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Il mondo degli eventi virtuali sta cambiando. Dopo il lockdown l’intero settore della meeting industry si sta riorganizzando spostando gran parte degli eventi su piattaforme online. Il confine tra spazio fisico e digitale degli eventi sta diventando sempre più labile. Ibridi e inesplorati scenari favoriscono la nascita di nuove opportunità di crescita futura.

Tuttavia, stabilire oggi quale sia il format più adatto per l’evento da realizzare rappresenta nella maggior parte dei casi una vero e proprio dilemma, non facile, da affrontare. Synesthesia, da sempre attiva nel settore dell’innovazione tecnologica, ha deciso di raccogliere questa sfida e lanciare Advento.live, una serie di soluzioni concepite per gestire al meglio eventi digitali e ibridi.

Ma che cosa significa oggi essere davvero digitali? 

Un evento virtuale può essere online al 100% oppure combinare interventi da remoto ad azioni che si svolgono in una location specifica e unire un pubblico che assiste dal vivo e che partecipa attraverso la propria connessione a internet. Ogni soluzione deve essere sostenuta con una serie strumenti e servizi personalizzati per aumentare il coinvolgimento e favorire la partecipazione del pubblico. 

La nostra offerta: come realizzare versioni ibride o full digital dell’evento?

Per sua stessa natura, Synesthesia innova il presente esplorando, ove possibile, territori ancora sconosciuti per offrire la migliore esperienza digitale possibile. Il suo obiettivo è quello di offrire ai propri clienti un supporto innovativo ed efficace in vista della realizzazione completa dell’evento. L’offerta prevede personalizzazioni ad hoc per rispondere alle varie esigenze e richieste del cliente, includendo strategia, marketing, organizzazione del team, presenza e supporto prima, durante e dopo l’evento grazie al nostro team dedicato e specializzato.

La decennale esperienza nel settore degli eventi, la familiarità acquisita con i meeting online e i webinar realizzati, la costante ricerca di nuove forme di comunicazione e il nostro know how in campo tecnologico (selezioniamo le tecnologie più adeguate come AR, VR, IoT e 3D da integrare nella nostra offerta in base agli obiettivi del progetto) sono al servizio di chiunque voglia condividere conoscenze ed esperienze da remoto in modo più interattivo e coinvolgente possibile. 

Numeri significativi sinora sono stati raggiunti per importanti eventi già realizzati nel 2020, come Italia che riparte, Gino Speed Show e droidcon Italy webinar series. Nuove funzionalità interattive, nuove idee digitali da realizzare, nuove sfide ci attendono. Condividere “in digitale” ciò che sta accadendo con il resto del mondo da oggi è più facile, veloce e interattivo. Viviamo all’interno di un’unica grande realtà globale e condivisa 24 ore su 24. Il futuro corre veloce. Il digitale è adesso.

Benvenuti nell’era degli eventi digitali.


Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Synesthesia, oltre a sviluppare innovative soluzioni di digital factory e marketing, si occupa anche di creare strategie e progetti nel mondo dei social network e del digital marketing. Oggi vi racconteremo un nuovo interessante progetto che ci vede impegnati da circa sette mesi nella creazione e gestione di contenuti social per un’importante multinazionale che opera da oltre 70 anni nella realizzazione di allestimenti e pavimentazioni sui quali intere generazioni di atleti hanno gareggiato e fatto la storia di diversi sport, dall’atletica al calcio, dal basket al badminton. Stiamo parlando della famosissima Mondo.

La costante ricerca dei materiali, l’ottimizzazione di ogni fase dell’intero processo produttivo e soprattutto il dialogo costante e diretto con gli atleti (al fine di comprendere appieno le loro esigenze) garantiscono all’azienda di raggiungere standard elevatissimi di qualità, offrendo la migliore soluzione per ogni singola disciplina.

Per raccontare la qualità dei prodotti di Mondo (divisione Sport & Flooring) occorre, dunque, andare là dove ogni record è stato infranto e dove ogni impresa umana si scontra ogni giorno, a ogni allenamento, a ogni Olimpiade o manifestazione anche minore contro i limiti della fisica.

Perseguire l’innovazione a ogni costo partendo dalla base, dalle testimonianze dei protagonisti dello sport, per ottenere risultati straordinari. Questa è la filosofia che contraddistingue il modo di operare di Mondo e questo è focus principale sul quale si è concentrata la strategia di comunicazione social pensata da Synesthesia e declinata sui canali Facebook, Instagram e Linkedin del cliente. 

“Perseguire l’innovazione a ogni costo partendo dalla base, dalle testimonianze dei protagonisti dello sport, per ottenere risultati straordinari.”

Tutto questo è stato reso possibile grazie alla realizzazione di piani editoriali mensili e ADV pensati per informare e coinvolgere le due tipologie di target individuate: gli appassionati di sport e i professionisti dei settori di architettura, ingegneria, pubblica amministrazione, ecc. 

Sono proprio gli atleti con le loro testimonianze sportive e con i loro traguardi raggiunti i veri protagonisti, la voce che racconta la qualità delle pavimentazioni sportive Mondo Sport & Flooring.  Una strategia vincente che nel giro di poco meno di 7 mesi ha prodotto risultati molto importanti. 

Le soluzioni digitali che proponiamo e progettiamo insieme al cliente possono aiutare le aziende in modo concreto a raggiungere importanti obiettivi di brand e di mercato. Grazie al lavoro di team esperti sviluppiamo strategie di comunicazione social e piani editoriali all’avanguardia per i nostri clienti e partner.

Scopri le nostre strategie all’interno di questa pagina dedicata.

Alice, tra le tante attività che svolgi in ambito digitale, dirigi un interessante progetto editoriale, l’Osservatorio di Antropologia digitale Be Unsocial. Di cosa si tratta esattamente? Come nasce l’idea di dar vita a questa iniziativa di antropologia digitale?

“Be Unsocial ha radici lontane. Sono inciampata sull’etnografia digitale per caso parecchi anni fa ed è stato amore a prima vista. Non poteva essere altrimenti: ho un background ibrido, a cavallo tra lettere moderne prima e pubblicità, e da tempo cercavo di portare un approccio più umanistico nel mio lavoro di digital strategist.

L’etnografia digitale mi ha fatto capire che era possibile affiancare al marketing uno sguardo più autentico e vicino alle persone. Da queste premesse, il mio interesse per l’antropologia digitale è esploso negli ultimi due anni e la nascita di Be Unsocial ha coronato il sogno di portare questa cultura anche nel nostro Paese e nei processi aziendali.

Avvicinarsi all’antropologia digitale è come intraprendere un viaggio che si rivela essere molto più lungo di quanto avevi inizialmente programmato. Lo scopo del mio osservatorio è quello di fornire mappe utili per capire come noi esseri umani ci muoviamo in Rete. Si impara tanto degli altri, che possiamo osservare come vere e proprio tribù, ma anche di noi stessi.

Questo accade perché tale disciplina cerca di trovare un equilibrio tra l’universale e il particolare, tra somiglianze e differenze. Cerca di comprendere le connessioni all’interno della società e il digitale e di spiegare le interrelazioni con i dispositivi tecnologici che ci circondano”. 

Che cosa vuol dire essere una ricercatrice di cultural insight e small data per le aziende tecnologiche? 

“Significa comprendere innanzitutto le identità culturali delle persone, dove per “cultura” non intendiamo “quanti libri hanno letto o quali musei hanno visitato” ma quell’insieme di pattern che sono adottati nella quotidianità: i gesti, le abitudini, le credenze, le emozioni che si provano. Sono tutti insight importanti, ovvero conoscenze che possiamo raccogliere sul pubblico. A volte si usa il termine “thick data”, proprio per sottolineare che si tratta di informazioni “di un certo peso”; altre semplicemente si usa small data, perché in fondo sono piccoli dati visibili solo a un occhio umano.

Tornando al termine “cultura”, è interessante notare come questo termine abbia origine dalla parola latina colere, che si traduce “coltivare”. In effetti, l’antropologia cerca di far avanzare la conoscenza sugli aspetti dell’umanità che non sono naturali (innati) ma piuttosto coltivati, acquisiti.

Come i comportamenti, le relazioni e il linguaggio. E sono proprio questi tre aspetti a essere indagati dall’etnografia digitale soprattutto quando applicata al mondo corporate.

È immenso il patrimonio di conoscenze che un brand può acquisire semplicemente grazie all’osservazione dei propri consumatori: come si comportano con il loro prodotto, quali sono le leve di engagement dentro la community di riferimento, che linguaggio utilizzano. Small data, appunto, che affiancano i risultati dell’analisi quantitativa (e che spesso ne restituiscono un significato)”.

“È immenso il patrimonio di conoscenze che un brand può acquisire semplicemente grazie all’osservazione dei propri consumatori”

Che rapporto c’è secondo te tra la tecnologia e la cultura?

“La relazione tra le due è strettissima, un tutt’uno. Basta stare a una delle definizioni più classiche di cultura fatta risalire all’antropologo vittoriano Sir Edward B. Tylor, che nel 1871 definì la cultura come “quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, le arti, la morale, la legge, i costumi e ogni altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo”. Una definizione questa che ci suggerisce che la cultura si riferisce alle capacità mentali (pensieri) e al comportamento (azioni); implica che sia appresa e condivisa, integrata e dialettica. Non è forse questa la natura stessa della Rete? 

La cultura è l’insieme di capacità, nozioni e forme di comportamento che gli individui hanno acquisito come membri di una società. E la tecnologia, in tutte le sue forme, ne è la massima espressione. In antropologia, per “artefatti culturali” ci si riferisce a tutto ciò che è stato creato da un essere umano che può fornirci informazioni sulla cultura del suo creatore e degli utenti. Eccoci dunque a studiare gli strumenti – smartphone, tablet, assistenti vocali – ma anche l’uso che si fa di questi strumenti – selfie su Instagram, video su TikTok, recensioni su Amazon”. 

“la cultura si riferisce alle capacità mentali (pensieri) e al comportamento (azioni); implica che sia appresa e condivisa, integrata e dialettica. Non è forse questa la natura stessa della Rete?” 

Che rapporto hai tu con le nuove tecnologie?

“Sono curiosa, e mi approccio agli strumenti da consumatrice, prima ancora che da ricercatrice. Mio padre è stato un early adopter di ogni genere di tecnologia e così ho avuto la fortuna di crescere tra i primi computer e cellulari, nonché di potermi muovere in Rete quando ancora era poco diffusa in Italia. Ero piccola, e mai avrei immaginato che un domani sarebbe diventato il mio lavoro. 

Con l’adolescenza, ho vissuto poi un lungo periodo nerd: smontavo i case, montavo schede grafiche, passavo intere giornate prima sulle messaggerie e poi su IRC. A guardarmi indietro, ciò che mi affascinava di più era capire cosa c’era dietro agli strumenti che abitavano la mia casa e come le persone interagivano tra loro online. Ieri come oggi”.

Nel 2018 hai pubblicato il primo saggio italiano sull’approccio netnografico “People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale” (Cesati). Perché è così importante studiare il comportamento degli utenti in rete?

“Perché siamo esseri umani anche dietro ai nostri schermi, con le nostre paure e i nostri bisogni. Ed è riduttivo segmentare gli utenti in Rete secondo le logiche del marketing e delle personas. Siamo molto altro, e possiamo scoprirlo solo attraverso l’osservazione umana che va ben oltre le analisi di mercato. 

Come riporto nel primo capitolo del libro, il gesto del trasformare in storie i dati raccolti dall’osservazione è antichissimo. Erodoto, per esempio, già nel quinto secolo avanti Cristo, ha scritto dei “popoli barbari” a Est e a Nord della penisola greca. Ha fatto quello che oggi fa un netnografo: si è impegnato in uno studio culturale comparativo nel confrontare i costumi e le credenze di queste “community” con quelli di Atene. Perché Erodoto prima e noi dopo osserviamo gli altri? Per contestualizzare il presente, capire il passato, e soprattutto tracciare la proiezione del futuro. Osservare aiuta a prevedere ciò che potrebbe accadere, quali trend potrebbero prendere piede e diventare nuovi riti”.

“Perché Erodoto prima e noi dopo osserviamo gli altri? Per contestualizzare il presente, capire il passato, e soprattutto tracciare la proiezione del futuro.”

Come è cambiato il nostro comportamento in Rete dopo il Covid? 

“Ad Aprile, ero convinta che qualcosa stesse cambiando nel nostro uso dei social media: sembrava stessimo diventando tutti più consapevoli dell’esposizione in Rete. Mi sono dovuta ricredere a posteriori, lo ammetto. A livello individuale, a conti fatti, l’emergenza sanitaria non ci ha reso persone migliori; semplicemente, ci ha resi più “noi stessi”, più autentici agli occhi degli altri. 

“l’emergenza sanitaria non ci ha reso persone migliori; semplicemente, ci ha resi più noi stessi”

Il lockdown ha imposto una narrativa più reale, ma non perché abbiamo capito chissà quale valore spirituale della vita. Semplicemente, ciò che poteva rappresentarci era limitato: per mesi al posto degli aperitivi in piazza o a bordo piscina, abbiamo pubblicato il pane fatto in casa perché era la massima rappresentazione “patinata” che potevamo fare di noi. Con le riaperture, siamo tornati a fare quello che facevamo prima: essere indignati su Facebook e mostrare le spiagge paradisiache su Instagram. Un ulteriore segno che l’essere umano si adatta a ogni circostanza, ma tende a non voler cambiare schemi di comportamento”.

È possibile rintracciare nel linguaggio dei social network tracce di futuro?

“Certamente, ma occorre non fare l’errore che ho commesso io durante il lockdown:avere fretta di giungere a conclusioni e dare giudizi affrettati. Intercettare tracce di futuro significa avere pazienza, immaginare scenari, collezionare segnali, mappare delle ricorrenze di comportamenti, usi e costumi sul medio e lungo termine. Su questo uno strumento estremamente interessante da usare come punto di partenza è Google Trends, che ci permette di monitorare gli andamenti delle tracce che stiamo seguendo”.

Parliamo ora di un tema particolarmente caro a GirlsTech, il gender gap in ambito STEM. Secondo Alice a che punto siamo oggi? 

“Uno dei miei principali campi di interesse con Be Unsocial riguarda la Generazione Alpha, i bimbi nati dopo il 2010 per intenderci. Ancora più delle generazioni precedenti, gli Alpha tendono a imparare e giocare allo stesso tempo. I contenuti “a domicilio” su YouTube stanno diventando sempre più popolari, soprattutto quelli che stimolano le competenze STEM. Interessanti, per esempio, i casi esteri di Coding Critters, RosieReality e Funexpected. Oppure Amazon STEM Club, che incoraggia l’esplorazione e la creatività tra bambini di tre e quattro anni con giocattoli scelti da esperti.

“Ancora più delle generazioni precedenti, gli Alpha tendono a imparare e giocare allo stesso tempo”

In Italia seguo con interesse il progetto Stem*Lab Scoprire Trasmettere Emozionare Motivare, selezionato da Con I Bambini Impresa Sociale nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e coordinato dal Consorzio Kairos di Torino. Insomma, da osservatrice esterna, le cose si stanno muovendo lentissime, ma nella giusta direzione”.

Ultima domanda: Alice cosa farà nel futuro?

“Sarò breve: porterò avanti Be Unsocial, cercando di far crescere in Italia la conoscenza di questa affascinante materia che è l’antropologia digitale e la consapevolezza del valore degli small data che si possono raccogliere. Soprattutto per i brand”. 

Continuate a seguire Synesthesia e Girls Tech (evento dedicato alla lotta contro il gender gap femminile in ambito STEM) per scoprire le prossime storie di donne che stanno cambiando il mondo. Continueremo a raccontarvi le loro storie e visioni perché crediamo che un mondo STEM più inclusivo e senza differenza di genere sia possibile.

1) Crea interazione attraverso premi

Durante un evento virtuale, proprio come dal vivo, c’è una differenza tra un partecipante che “effettua il check-in” in uno stand espositivo e un partecipante che si ferma, chiede informazioni e interagisce. Per un evento virtuale è fondamentale avere una piattaforma digitale per creare uno spazio di incontro dove le due parti possano incontrarsi e dialogare. Collegare alla partecipazione un riconoscimento o una ricompensa in termini di punteggio incoraggia maggiormente i partecipanti a prendere parte all’evento. 

2) Premi per incentivare la puntualità

Cominciare la sessione dell’evento con una stanza piena è fondamentale per il tuo evento virtuale. Pertanto, incoraggia la puntualità attraverso dei premi. Per esempio potrebbe essere una buona idea premiare coloro che partecipano all’evento con almeno un minuto di anticipo dando loro la possibilità di visualizzare un codice, una parola chiave, un indizio per una “caccia al tesoro”.

3) Premi social

La condivisione sui social network offre i importanti vantaggi. Incoraggia i partecipanti a condividere gli aggiornamenti dall’evento virtuale in modo originale e coinvolgente collegando dei premi alle performace realizzate (per esempio in base alla ricondivisione di un post oppure all’utilizzo di un hashtag).

4) I feedback contano

È sempre importante raccogliere il feedback degli utenti sui relatori e sui contenuti. Durante gli eventi virtuali è più semplice ottenerli attraverso un semplice sondaggio o un modulo da completare alla fine di ogni sessione. Pertanto, introduci premi o delle ricompense per ottenere più feedback possibili condividendo un codice, una parola chiave, un indizio per una “caccia al tesoro” con tutti i partecipanti che completano il sondaggio .

5) La forza del gruppo

Incoraggia i partecipanti a lavorare in gruppo attraverso un quiz o una “caccia al tesoro” di qualsiasi tipo. Il vantaggio di creare un gioco per gruppi di persone è che l’intera squadra viene coinvolta a partecipare nello stesso momento.

6) Badge personalizzati

Come abbiamo già anticipato nel nostro precedente articolo la comprensione delle abitudini comportamentali del nostro pubblico è estremamente importante. A ogni partecipante solitamente piace collezionare badge personalizzati. Durante un evento è possibile collegare set di badge a diversi incentivi, tra i quali: per esempio, un badge diverso per ogni sessione frequentata; in base alle caratteristiche dell’evento; in base al partecipante stesso (per esempio viene assegnato un badge da scambiare con altri partecipanti per ottenere un set completo).

7) Interagisci con entusiasmo

Durante ogni fine sessione è importante evitare il silenzio. Invita con alcuni incentivi i partecipanti a partecipare con domande e osservazioni. Le opzioni potrebbero includere: 

8) Effettua il check-in presso gli stand degli espositori

Alcuni sponsor partecipano agli eventi virtuali con un unico obiettivo: generare lead. L’elemento ludico in questo caso – sempre incentrato sul raggiungimento di punti, premi o riconoscimenti – incoraggerà i partecipanti a fare click, connettersi e condividere i propri dati di contatto con l’espositore.

9) Stimoli visivi

Una classifica è il modo più semplice e convincente per coinvolgere i partecipanti a prendere parte al gioco. Potresti anche provare a pensare a stimoli visivi più creativi, come un’immagine che viene gradualmente rivelata (per esempio un pixel per ogni tweet) o un grafico, come un albero, che cresce gradualmente (per esempio un ramo per ogni domanda posta in una sessione).

10) Crowdsource dei tuoi contenuti

Utilizza sondaggi, notifiche, moduli per ottenere feedback dai partecipanti, su argomenti futuri, su idee da sviluppare o sui relatori. Nella maggior parte delle volte i partecipanti non hanno bisogno di ulteriori incentivi per contribuire a migliorare qualcosa a cui tengono. Non darlo, però, per scontato. Fornisci sempre un bonus per ricevere i feedback.

11) Gli sponsor possono incrementare il sistema di gioco

Gli sponsor dovrebbero essere incoraggiati a creare giochi e competizioni coinvolgenti nel loro spazio espositivo virtuale dove gli utenti possono testare i loro prodotti o soluzioni, dove possono porre domande a tutti i visitatori, ma dentro il  “stand” virtuale.

12) Dai voce ai partecipanti

Molti  partecipanti vogliono essere i protagonisti dell’evento. Dai voce a tutti coloro che completano una fase di gioco. Il riconoscimento è un fattore chiave per la maggior parte delle persone e promuoverà la partecipazione e l’impegno.

13) Giochi fotografici

Esistono due diverse tipologie di concorso fotografico: il primo è un quiz che richiede ai partecipanti di capire quale sia l’immagine menzionata; il secondo richiede ai partecipanti di scattare e condividere alcune foto. Nel caso del quiz, la scelta delle foto potrebbe essere casuale o legata all’argomento della manifestazione. Nel caso della competizione delle foto scattate essa può anche essere legata alle attività che fanno parte della manifestazione (per esempio scattare una foto potrebbe essere uno dei compiti da svolgere durante un seminario legato ai social media).

14) Caccia al tesoro digitale e cacce al tesoro

Durante una caccia al tesoro i partecipanti solitamente vengono condotti da un posto all’altro dopo aver scovato indizi o dopo aver risolto enigmi nel minor tempo possibile. Questo format funziona anche per gli eventi virtuali. In questo caso, però, gli indizi, i luoghi e gli oggetti sono “digitali”. Si tratta di un gioco che risulta essere molto efficace soprattutto se organizzato per un team.

15) Classici “rompighiaccio” 

Così come durante gli eventi reali, i classici “rompighiaccio” possono essere molto utili per il tuo evento virtuale. Chiedere ai partecipanti di condividere la loro posizione, il loro progetto attuale, i loro hobby, il loro libro e il cibo preferito all’interno della barra di chat sulla piattaforma spesso rappresenta una buona soluzione per creare interazione. Anche in questo caso l’azione richiesta deve essere legata a un premio. Assicurati che l’azione stia guidando verso gli obiettivi dell’evento. Per esempio, se il tuo evento virtuale è stato concepito per offrire ai partecipanti l’opportunità di connettersi e costruire la propria rete, allora il rompighiaccio risulterà fondamentale. Lo stesso vale se gli obiettivi dell’evento sono orientati all’apprendimento.

Per concludere…

La gamification rappresenta un’ottima soluzione per creare o aumentare il coinvolgimento. Il gioco aiuta il tuo evento a raggiungere gli obiettivi finali apportando qualità (e anche divertimento) all’esperienza dei partecipanti. Ora non ti resta che provare a mettere in pratica i nostri consigli.

E se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.

Relatori e contenuti eccezionali

Quando si pianifica l’agenda dell’evento virtuale, la qualità del contenuto e dei relatori può diventare molto più importante rispetto a un evento dal vivo. Durante una manifestazione  digitale se il contenuto non soddisfa le attese, i partecipanti possono decidere di “andarsene” semplicemente con un “touch”. Questo ci fa capire quanto sia importante che il contributo portato dai relatori in termini di contenuti sia pertinente e, se possibile, esclusivo. Vi sono diversi fattori da tenere in considerazione durante l’organizzazione: 

Qualunque siano i criteri su cui far leva per il successo dell’evento, occorre tener ben presente che essi diventano ancora più rilevanti se il contesto è digitale.

Timing e format 

Siamo tutti consapevoli del fatto che il grado di attenzione dei partecipanti si abbassa notevolmente se l’evento è online. Saper scegliere quale format sia più indicato per l’occasione è decisivo. Ti consigliamo quindi di pianificare colloqui o sessioni in modo che i tempi siano piuttosto brevi e assicurati, inoltre, che i contenuti corrispondano al tema preannunciato nel titolo. In alcuni casi, potrebbe essere opportuno intervallare le sessioni con dei sondaggi o con delle domande per mantenere alta l’attenzione dei partecipanti sull’argomento. Cercare di mantenere una presentazione vivace e visivamente accattivante non è un compito facile. Vi sono diversi format di presentazione che possono andar bene, non solo Powerpoint. Per esempio includere all’interno delle presentazioni video e infografiche, live coding o altri elementi live rilevanti per il pubblico di settore può aiutare notevolmente a mantenere alta l’attenzione dei partecipanti.

Tecniche di gamification per il tuo evento digitale

Attraverso la gamification è possibile aggiungere elementi ludici all’interno di un contesto o durante un’esperienza che non sia di gioco al fine di aumentare il coinvolgimento dei partecipanti. Questo meccanismo è in grado di apportare notevoli vantaggi in termini di attenzione attraverso la creazione di gare, sfide a punti, risoluzione di problemi o quiz. L’obiettivo è quello di far sentire coinvolti i partecipanti attraverso un’alta partecipazione al gioco. Quello che viene a instaurarsi sarà un vero e proprio “circuito di coinvolgimento”.

Elementi essenziali della gamification 

Ci sono un paio di principi fondamentali che fanno la differenza per un gioco coinvolgente e di successo. Per gli organizzatori di eventi questi principi non sono nuovi, ma sono gli stessi principi applicati a tutte le decisioni più importanti legate alla scelta del relatore principale e al contenuto della email da inviare al termine dell’evento. Il primo è collegato alla conoscenza approfondita del pubblico e il secondo è collegato agli obiettivi che con la manifestazione vuoi raggiungere.

Definire il pubblico target

Per coinvolgere il pubblico al tuo evento virtuale è essenziale sapere esattamente con chi stai parlando. Vi sono informazioni demografiche di base che possono includere area geografica di provenienza, età, azienda per la quale lavorano, ruolo lavorativo, ecc., ma le informazioni più interessanti riguardano il “comportamento”. Come organizzatore di eventi, che cosa sai esattamente dei tuoi partecipanti? Prenotano in anticipo o in ritardo? Pagano direttamente loro o fatturano all’azienda? Partecipano a molti eventi? Quali sono le loro abitudini? Hanno familiarità con gli strumenti digitali? Sono molto attivi sui social media? Se sì, su quali canali sono attivi? Con quale frequenza? Le risposte a tutte queste domande saranno approssimazioni, ma le intuizioni comportamentali che puoi creare ti aiuteranno a definire un’esperienza di gioco che sarà in sintonia con il tuo pubblico.  

“Esistono tanti e diversi tipi di giochi e tecniche di gioco che è davvero importante scegliere l’approccio giusto per il tuo pubblico specifico”. (Marco Mazzaglia, Video Games Evangelist in Synesthesia).

Comprendere gli obiettivi degli eventi digitali

L’obiettivo della gamification e dei giochi come parte del tuo evento virtuale è quello di aggiungere l’effetto “wow”, per far aumentare la partecipazione alle attività previste. Pertanto, ti consigliamo di programmare bene gli obiettivi e di sviluppare contemporaneamente una buona strategia di gamification per essere sicuro che i risultati del gioco siano legati ai risultati complessivi dell’evento digitale. Se vuoi creare un ambiente di apprendimento ottimale, il gioco sarà quel mezzo che guiderà i partecipanti al raggiungimento di questo obiettivo. Se, invece, l’obiettivo dell’evento è legato a ottenere un numero elevato di check-in, il gioco avrà la funzione di premiare il comportamento dei partecipanti. 

Resta, dunque, concentrato sugli obiettivi dell’evento; il gioco deve essere sempre orientato ad essi. E non averne di diversi e distonici. Non è intrattenimento.

Tre suggerimenti chiave per implementare con successo la gamification

Con una chiara strategia legata alle caratteristiche comportamentali del tuo pubblico e con gli obiettivi dell’evento ben delineati, ora sei pronto dare il “via” alle attività di gamification previste. Ecco 3 suggerimenti da tenere bene a mente durante questa fase:

  1. Il gioco rappresenta una caratteristica importante del tuo evento digitale, quindi assicurati di comunicare bene questo messaggio in tutte le tue informazioni prima dell’avvio. È possibile addirittura che tu possa lanciare il tuo pre-evento attraverso un gioco per creare clamore, consapevolezza e coinvolgimento anticipato. 
  2. Riporta chiaramente e in modo semplice le regole del gioco e i premi previsti. Assicurati che il pubblico conosca le informazioni di base e che sappia dove e come partecipare e come richiedere i premi.
  3. Usa gli strumenti e la tecnologia che soddisfano le tue esigenze. Sono molti gli strumenti e le soluzioni che offrono interessanti idee di gioco. Naturalmente il tuo gioco avrà bisogno di un elemento tecnologico. Assicurati, però, che la tecnologia non rappresenti un elemento di distrazione: essa ha il compito di alimentare il gioco per raggiungere il massimo coinvolgimento dei partecipanti e non è fine a sé stessa.

Speriamo che questi nostri consigli siano stati utili. Continuate a seguirci. 

Nel prossimo articolo parleremo delle 15 idee di gioco e di gamification per aumentare il coinvolgimento dei partecipanti per il tuo evento virtuale.

Questa iniziativa nasce dalla sua esperienza pastorale negli Atenei Universitari della città?

“Il mio lavoro è quello del «coordinatore». Abbiamo avviato da alcuni mesi il servizio per l’Apostolato Digitale come prima diocesi d’Italia per ripensare in chiave teologica all’impatto che l’ambito informatico ha comportato nella società, quindi per me questa “missione” rappresenta l’emanazione dell’impegno che ho assunto. Insegnando teologia della trasformazione digitale all’Università Cattolica a Milano e spiritualità delle società emergenti all’Università di Torino, l’aspetto scientifico, accademico e pastorale si è unito al background della consulenza legale che mi apparteneva prima. L’idea di proporre Torino come capitale per l’Intelligenza Artificiale nasce dall’affetto viscerale per questa città. Da cappellano universitario percepisco quotidianamente la fatica di studenti che vorrebbero mettere radici in questa città ma le opportunità per farlo sono scarse. Come parroco invece respiro la stanchezza di 40enni che vorrebbero costruire un futuro più concreto per i loro figli. A partire dal placet del Vescovo, passando da quello della Sindaca, quindi a seguire gli Atenei, l’Unione Industriale e a propagazione tante altre realtà, tra cui anche Synesthesia. L’idea che nasca dalla Chiesa questo interesse è senz’altro disruptive, ma è anche garanzia del fatto che l’azione non sia inficiata da scopi politici e imprenditoriali, ma dettata da complici alchimie spontanee che si stanno facendo avanti per rendere protagonista un tessuto connettivo tecnologico promettente”.

Quali scenari si pensa di poter contaminare con questa candidatura?

“La ricerca e lo sviluppo per le imprese in primis, poi una governance che subentrerà per assicurare un equilibrio sistemico alle filiere, andando così a legittimare una candidatura seria. Torino non deve costituire un indirizzo fisico specifico quanto un riferimento che nulla tolga ad altri siti ad alto tasso di innovazione, quali l’eolico presso il Lago Maggiore o l’agrifood nel cuneese. L’intento è creare dei cluster che afferiscano a una città collettore di possibilità e nodi la cui rete neuronale sia il più capillare possibile”.

Quali sono i prossimi passi che si è prefisso di riuscire a compiere?

“Una visione profetica, politica e industriale non deve esaurirsi in una conferenza stampa ma prefiggersi la durabilità dei progetti nel tempo. Nell’epoca del diluvio della trasformazione digitale ciò che accade oggi, se non lascia un segno tangibile, domani è già dimenticato. Il processo di ascolto delle imprese, delle diverse realtà coinvolte e degli studenti sta modificando continuamente la progettazione della filiera in modo che possa portare risultati concreti grazie a figure competenti che consentono la delicata costruzione di questi passaggi. Questo processo è ciò che muove i grandi attori quanto i piccoli, come l’equilibrio ricalibrato costantemente tra i reciproci interventi. Il tentativo è innescare un cambiamento accompagnandolo, per poi farsi da parte e lasciarlo gestire a chi sarà deputato al compito”.

A tendere l’obiettivo più ambizioso quale potrebbe essere?

“Non fregiarsi di qualche titolo ma avere l’onore  di giocare questa partita per conto dell’Italia, perché può dimostrare di esserne all’altezza, se la stima se la saprà guadagnare. Puntiamo a rafforzare il senso di consapevolezza tecnologica e sul saper fare squadra, dato che la capacità di affermazione non manca. Non possiamo aspettare che qualcuno lo faccia per noi o che ci sottragga l’occasione. In autunno i tempi saranno maturi per portare avanti le azioni incisive che determineranno i risultati dell’operazione. Non possiamo aspettare, il futuro ci troverà pronti”.


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