La tecnologia costituisce una grandiosa opportunità di crescita e di scoperta per l’intera umanità, senza alcuna distinzione di genere. Riconoscere il fondamentale contributo delle donne nella scienza e nella tecnologia rappresenta per noi un impegno che continueremo a portare avanti ogni giorno. Per questa ragione oggi celebriamo la “Giornata mondiale delle donne nella scienza” con le testimonianze di alcune protagoniste della factory digitale di Synesthesia e SYX.
- “Direi che la ragione che mi ha spinto a intraprendere questa carriera sia stata la possibilità di creare, quasi per magia, elementi su una pagina bianca”. (Federica Vacca, Digital Factory Team)
- “L’evoluzione alla quale stiamo assistendo e la varietà di specializzazioni che questo settore può offrire rappresentano le ragioni che mi hanno spinta a intraprendere questo percorso”. (Giusy Galazzo, Digital Factory Team)
- “La passione per la tecnologia e la curiosità di scoprire in che modo influenzi la nostra vita sono state ragioni determinanti della mia scelta professionale”. (Lara Marcellin, Project Management Team)
- “Ho lavorato in contesti dove la differenza di genere era evidente, questo ha rappresentato una sfida e uno stimolo per la mia crescita professionale”. (Milena Mongioj, Project Management Team)
- “La mia scelta è legata a un ricordo d’infanzia: il Packard Bell con Windows 98 che la mia famiglia comprò quando avevo appena 4 anni. Fu amore a prima vista!”. (Giada Barbero, Digital Factory Team)
- “Dalla prima riga di codice che ho scritto ho capito che quello sarebbe stato il mio futuro e così ho seguito questo amore fino a farlo diventare realtà”. (Giorgia De Andreis, Digital Factory Team)
- “Ho preso questa scelta professionale perché sono interessata al nostro futuro che sarà sempre più connesso allo sviluppo tecnologico e all’innovazione digitale”. (Maria Tacconi, Digital Factory Team)
- “Sono sempre stata affascinata dai numeri e dalla logica. Ho capito che nello STEM non è importante solo la componente razionale, ma è fondamentale anche la creatività”. (Francesca Mondelli, Digital Factory Team)
Continuate a seguirci per scoprire le prossime storie di donne che stanno cambiando il mondo. Noi continueremo a raccontarvi le loro visioni e i loro sogni perché crediamo che un mondo STEM più inclusivo e senza differenza di genere sia possibile.
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Lo scenario attuale
La crescita del mercato delle app mobile negli ultimi tempi è stata costante e molto rilevante: i download di nuove applicazioni sono aumentati progressivamente, di anno in anno, del 7% per un totale di 281 miliardi di nuovi utenti. La condivisione di contenuti attraverso dispositivi mobili Android ha raggiunto la soglia di 3.5 trilioni di ore. Una cifra impressionante, quasi impossibile da pensare, che riflette senza dubbio la presenza costante e imprescindibile nella vita delle persone degli smartphone con le loro app e funzionalità: dai social network, per scopi di intrattenimento e relazionali, alla domotica per la gestione della casa, passando per tutte le applicazioni di proprietà delle singole aziende, più o meno grandi, operanti nel mercato e che hanno semplificato molto la vita degli utenti.
App Annie ha calcolato che il tempo trascorso in media giornalmente sugli smartphone supera dell’8% quello trascorso davanti alla televisione (4h contro 3.7h). Un dato che ha subito un ulteriore aumento nel secondo trimestre del 2020, in corrispondenza della diffusione a livello mondiale della pandemia da Covid-19: gli utenti nel mondo hanno trascorso sui dispositivi mobili circa 4 ore e 10 minuti al giorno.
Nel panorama che si è fin qui delineato possiamo affermare che il mercato del mobile è senz’altro un mercato dinamico e in grande crescita. E un mercato in crescita è un mercato che attrae fondi, creando un circolo virtuoso di innovazione ed espansione. I capitali investiti in società attive nel settore mobile hanno raggiunto quota 73 miliardi nel 2020, registrando un incremento del 27% rispetto all’anno precedente. Nel periodo compreso tra il 2016 e il 2020 gli investimenti nella tecnologia mobile sono più che duplicati rispetto ai cinque anni precedenti. Lo scenario si preannuncia ricco di opportunità per il futuro.
Le app mobile di social networking
Il fatto che le app mobile di social networking oggi giochino un ruolo centrale nel mettere in comunicazione le persone in tutto il mondo è fuori discussione. Dalla condivisione di foto con Instagram, alla condivisione di pareri e idee su Facebook, passando per i balletti su Tik Tok e i video su YouTube, la diffusione di contenuti di ogni tipo è una tendenza in continua crescita ed espansione. I ripetuti lockdown, le distanze sociali, il divieto assoluto di viaggiare sono tutti elementi che hanno indotto gli utenti di tutto il mondo e di ogni età ha rifugiarsi sempre di più nei social network per superare i confini fisici della realtà e vivere “senza condizionamenti”, con normalità (o quasi).
Uno dei dati più interessanti dell’ultimo periodo, a supporto di queste tesi, riguarda la crescita impressionante di Tik Tok: 325% all’anno. L’app cinese, nata nel 2015, con l’intento di permettere agli utenti la condivisione di brevi video musicali (il nome originario della piattaforma era Musical.ly) prevede di raggiungere quota 1.2 miliardi di utenti nel 2021. Nell’anno appena concluso il social medium cinese è stato quello su cui gli utenti, di età compresa principalmente tra i 16 e i 24 anni (che rappresentano il 41% del pubblico totale dell’app) hanno trascorso più tempo, con una media di 21.5 ore al mese (contro le 17.7 della seconda app più utilizzata: Facebook).
Mobile Commerce: tra social commerce e live shopping
La possibilità di fare la spesa, comprare un nuovo paio di scarpe o ordinare una pizza dal proprio smartphone, semplicemente aprendo un’app, ha rivoluzionato il mondo del commercio di ogni settore, offline e online.
Adobe Digital Insights ha rilevato che nel periodo tra il 1 novembre e il 9 dicembre 2020 gli utenti negli USA hanno fatto acquisti da mobile per un totale 53.3 miliardi di dollari.
La possibilità di fare acquisti anche attraverso le app di social network come Instagram (che ha una nuova sezione shopping dedicata), dando, inoltre, la possibilità agli utenti di confrontarsi reciprocamente e con gli stessi produttori (il cosiddetto “Social Commerce”), ha condotto a un incremento notevole: nel 2019 i download dell’app avevano raggiunto quota 414 milioni; con l’introduzione della sezione shopping, nel 2020 gli stessi sono arrivati a 495 milioni. Secondo una ricerca condotta da Technavio, il mercato globale di social commerce è destinato a registrare una crescita complessiva di 2.05 triliardi di dollari nel quadriennio 2020-2024: un’opportunità, quindi, da non perdere assolutamente.
Il live shopping è un’altra declinazione in rapida ascesa del mobile commerce. Con l’impossibilità totale o parziale di recarsi fisicamente nei negozi, sempre più aziende e rivenditori si sono attivati per garantire alla propria clientela un’esperienza online completa. L’obiettivo del live shopping, come sottolinea il termine stesso, è quello di ricreare sugli smartphone degli utenti l’esperienza live vissuta in negozio. Esistono alcune app ad hoc per realizzare queste esperienze: NTWRK, per esempio, diffusa negli USA, che nel 2020 ha vissuto una crescita di utenza dell’85% rispetto all’anno precedente.
Sempre di più il commercio mobile andrà in questa direzione: esperienze immersive e senza soluzione di continuità tra il mondo fisico e quello virtuale. Le aziende che meglio riusciranno a realizzare questo obiettivo otterranno maggiore successo e apprezzamento presso il pubblico.
In conclusione…
Per qualsiasi realtà imprenditoriale che intenda oggi fare il suo ingresso nel mercato, considerare la rilevanza delle app mobile e, più in generale, degli smartphone è una necessità imprescindibile. La vita delle persone è sempre più legata e dipendente da questo canale di comunicazione e non solo. Il mobile è il presente e il futuro. Del commercio e di tutti.
Dal 2011 Synesthesia sviluppa applicazioni e servizi mobile di grande qualità. Per raggiungere i risultati migliori in questo campo facciamo ricorso ai nostri team di sviluppatori dedicati al mondo iOS e al mondo Android. Oggi il mercato mobile richiede impegno e cura nella realizzazione di ogni singolo prodotto. Non è ammessa l’improvvisazione.
Grazie, poi, alla collaborazione con Mela siamo in grado di fornire ai nostri clienti una gamma completa di soluzioni per competere con successo nel mercato globale: da strategie mirate in ambito marketplace a piani strategici di lancio efficaci, il tutto alla luce di un’esperienza pluriennale nel mondo delle app.
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Che significa Privacy by Design? Qual è la sua funzione?
Il GDPR stabilisce l’obbligo legale per tutti i Paesi UE di incorporare la protezione dei dati personali nella progettazione, nelle operazioni ICT, nelle infrastrutture tecniche di servizio e nelle pratiche di business.
Oggi per le aziende dover gestire i dati personali dei propri utenti, prevenendo a monte i rischi legati alla loro raccolta e conservazione, è diventata dunque una necessità imprescindibile dell’adozione del principio della Privacy by Design secondo il quale:
“Tenendo conto dello stato dell’arte e dei costi di attuazione, nonché della natura, dell’ambito di applicazione, del contesto e delle finalità del trattamento, come anche dei rischi aventi probabilità e gravità diverse per i diritti e le libertà delle persone fisiche costituiti dal trattamento, sia al momento di determinare i mezzi del trattamento sia all’atto del trattamento stesso il titolare del trattamento mette in atto misure tecniche e organizzative adeguate, quali la pseudonimizzazione, volte ad attuare in modo efficace i principi di protezione dei dati, quali la minimizzazione, e a integrare nel trattamento le necessarie garanzie al fine di soddisfare i requisiti del presente regolamento e tutelare i diritti degli interessati” (Art. 25 co. 1, GDPR).
Il trattamento e la gestione dei dati: una questione di trasparenza
Il trattamento e la gestione dei dati devono essere sempre “formalizzati”, ovvero chiari e trasparenti per l’utente. Perciò diventa essenziale che i gestori assicurino sempre e in modo automatico la protezione dei dati personali in tutti i sistemi IT di propria competenza o nelle attività di business, senza alcuna necessità di azioni da parte dei titolari.
Deve essere garantita la sicurezza durante l’intero ciclo di vita delle informazioni: tutti i dati raccolti devono essere conservati, aggiornati e distrutti, qualora non più necessari, secondo i principi previsti dal GDPR. Nell’ambito di una struttura societaria, inoltre, è obbligatorio garantire agli azionisti che le pratiche di business, così come le tecnologie a supporto, operino secondo gli obiettivi di trasparenza e siano soggette a verifiche indipendenti.
L’interesse dell’utente sempre al centro della PbD
All’interno di questo modello i concetti di privacy e sicurezza hanno entrambi la stessa importanza. Un approccio vincente in materia di privacy e trattamento dati personali è sicuramente quello utente-centrico: gli interessi individuali supportati da procedimenti di protezione dati e un’informativa semplice e chiara sono ingredienti essenziali per trasmettere al proprio pubblico un sentore di fiducia e sicurezza e agire nel rispetto della regolamentazione europea.
Le fasi di assessment, costruzione e mantenimento della PbD aziendale
Il principio della Privacy by Design richiede alcuni importanti passaggi per poter essere attuato efficacemente e raggiungere i risultati sperati. Le fasi principali consistono in:
- valutazione PbD su sistemi, app, servizi;
- rilevazione GAP;
- copertura GAP rilevati;
- audit periodico per l’aggiornamento e il mantenimento della PbD.
Chi sono i destinatari principali della norma?
Il GDPR si rivolge a tutte le aziende che a qualunque titolo, raccolgono, gestiscono o trattano dati personali. In questo senso quindi ogni azienda è soggetta al regolamento, ma alcune categorie devono prestare maggiore attenzione agli adempimenti, in particolare:
- fornitori di servizi telco/hosting;
- web agency;
- help desk diretti o per conto di terzi;
- fornitori di servizi informatici (app mobile, web, software).
In conclusione
La compliance Privacy e il rispetto delle normative europee è al centro del nostro modo di operare. Per questo motivo Synesthesia collabora con Smart Flow, società torinese che offre a grandi aziende, PMI, Pubblica Amministrazione e professionisti le competenze organizzative, tecniche e legali per indirizzare e mantenere la compliance al GDPR.
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Flash: una breve storia fatta di grandi successi
Sono passati quasi 30 anni da quel 6 agosto del 1991 in cui un informatico britannico del CERN di Ginevra, Tim-Berners Lee, diede vita a una delle invenzioni più rivoluzionarie di tutti i tempi: il world wide web. Da quel giorno molte cose sono cambiate e Internet, a seguito di una rapidissima evoluzione: è diventato oggi qualcosa di completamente differente rispetto alle sue origini.

All’inizio degli anni ‘90 i browser erano incredibilmente potenti e generavano con estrema facilità contenuti testuali e visivi collegati ad altri siti web. Tutto questo dava la percezione ai suoi utenti che qualcosa di importante stava accadendo.
Un cambiamento epocale dal quale non si sarebbe più tornati indietro. In quegli anni Flash era molto flessibile e facile da utilizzare: consentiva di realizzare animazioni grafiche semplici o complicate che funzionavano molto bene sui browser senza richiedere una conoscenza approfondita dei singoli sistemi operativi e linguaggi di programmazione. Intere generazioni di creativi e animatori utilizzarono Flash per progettare pagine web sempre più accattivanti.
Tra il 2000 al 2005 raggiunse il suo picco di popolarità diventando, quindi, uno dei software di authoring più utilizzato per sviluppare siti web e programmi di animazione.
L’inesorabile caduta di Flash
Nel 2005 Macromedia venne acquistata da Adobe che diede avvio a una serie importante di aggiornamenti e modifiche, ma con problemi di sicurezza e retro-compatibilità con le versioni precedenti.

Il 29 aprile 2010 Steve Jobs scrisse una lettera aperta nota con il titolo “Thoughts on Flash” all’interno della quale venivano delineati tutti i motivi del mancato funzionamento di Flash sui prodotti iPhone, iPod Touch e iPad. Tra le ragioni principali elencate vi furono: i crash del computer, le scarse prestazioni sui dispositivi mobile, la sicurezza, la mancanza di supporto touch. Jobs denunciò soprattutto il fatto che Flash fosse un sistema “chiuso” e dichiarò che non era più necessario per guardare video o consumare alcun tipo di contenuto web.
La lettera ricevette una forte condanna da parte di Adobe attirando immediatamente l’attenzione del CEO Shantanu Narayen, secondo il quale uno dei problemi di questo mancato funzionamento era dovuto al sistema operativo di Apple e non alla tecnologia di Flash. Tale scontro si spostò immediatamente sui media internazionali che presero differenti posizioni sull’argomento.
A novembre 2011, Adobe annunciò la fine del del supporto di Flash per i browser web mobile e nel 2017 la chiusura delle attività di sviluppo e supporto di Flash a fine 2020.
Ruffle: l’emulatore di Flash
Lo scorso 31 dicembre 2020 Flash ha concluso ufficialmente il suo ciclo di vita. Tuttavia, software di authoring più utilizzato negli anni 2000 continuerà a sopravvivere perché un gruppo di sviluppatori è riuscito a emulare le sue animazioni e i suoi giochi all’interno di una raccolta proposta da Internet Archive Blog. Si tratta di una bella notizia per tutti gli inguaribili nostalgici di quest’epoca appena conclusa e per tutti coloro che vogliono caricare i propri file .swf nell’archivio per vederli ancora funzionare.
Utilizzando un emulatore Flash (ancora in via di sviluppo) chiamato Ruffle è possibile, infatti, aggiungere il supporto Flash al sistema Emularty di Internet Archive, consentendo la riproduzione di elementi Flash nel browser come se fosse installato un plug-in.
Attualmente, Ruffle funziona solamente con il singolo file .swf, ma sono previsti ulteriori sviluppi a breve.
Come in un museo Internet Archive Blog ha deciso di selezionare e raccogliere in una sorta di vetrina alcuni degli “articoli Flash” maggiormente rappresentativi. Sono presenti finora più di mille elementi swf caricati e non sarà più necessario avere un plug in installato.
In conclusione
Perché è oggi così importante un emulatore per Flash?
Senza Adobe Flash Player probabilmente il mondo del web come lo conosciamo oggi non esisterebbe. Non solo per gli inguaribili nostalgici dei primi anni 2000, Flash rappresenta una tappa fondamentale, un imprescindibile momento di confronto con un passato che ancora oggi continua a produrre i suoi “effetti informatici”.
Un ringraziamento particolare va pertanto a Ruffle e a Internet Archive Blog per dare ai giovani sviluppatori web questa possibilità di confronto con il passato rendendo attuale il significato di Flash, oltre le logiche di mercato, oltre i confini del tempo…
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Di Francesco Ronchi, President e founder di Synesthesia.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un fenomeno interessante sotto molti aspetti legato al mondo delle mobile app e del Servizio Pubblico. Sto parlando, ovviamente, delle due applicazioni più discusse del 2020: “Immuni”, per il tracciamento Covid-19, e “IO”, l’app della pubblica amministrazione salita alla ribalta per il cashback sui pagamenti elettronici.
Va premesso che il mio è il punto di vista di un “addetto ai lavori” per tutto ciò che riguarda l’aspetto digitale, mentre è quello di un “privato cittadino” come utente e fruitore di queste app e dei relativi servizi.
Grazie alla mia professione (ho fondato 10 anni fa un’azienda che ha sviluppato negli anni centinaia di app) ho avuto modo di trovare una serie d’interessanti paralleli tra questo scenario e quello a cui ci capita di assistere spesso nella nostra attività quotidiana.
Le chiavi dell’(in)successo di Immuni e Io
Immuni e IO sono stati un successo o un fallimento? E quali sono gli elementi che determinano il successo di un’app? Se ne potrebbero elencare molti, ma a un’attenta analisi si riducono a 5 punti principali:
- la progettazione e il design;
- la qualità dello sviluppo;
- la sicurezza e la stabilità;
- l’ecosistema;
- la comunicazione.
Tutti questi cinque temi contribuiscono a determinare l’esperienza utente (user experience) della app, ovvero quello che come cittadini ci troviamo ad affrontare quando facciamo uso dell’applicazione: i nostri obiettivi sono in linea con le promesse e le aspettative che sono state create?
Passiamo, dunque, ad analizzare i punti sopra evidenziati con riferimento a entrambe le app per arrivare a elencare le nostre conclusioni.
1) La progettazione e il design
Dal punto di vista design (inteso nel senso più ampio di “progettazione”), per entrambe le applicazioni sono stati raggiunti buoni risultati.

Per Immuni ci troviamo di fronte a un’estrema semplicità di utilizzo: a parte installare l’app, infatti, non è richiesta all’utente nessuna particolare azione per attivarne le funzionalità. L’applicazione “monitora” la presenza di altre app dello stesso genere in modalità silenziosa, senza disturbare; Immuni si attiva solo in caso di contatto con un soggetto risultato positivo (si riceve una notifica) o nell’eventualità di propria positività (in quest’ultima ipotesi è semplicemente richiesto di inserire un codice). La grafica è gradevole e ben progettata: si nota la professionalità di chi è abituato a creare software per dispositivi mobili.

IO, invece, è decisamente più ambiziosa come applicazione. Si prefigge, infatti, di essere il “collettore” di tutti (o quasi) i servizi della PA, lo strumento messo a disposizione del cittadino per realizzare la “semplificazione digitale”, radunando in un’unica app molti servizi pubblici nazionali e locali. Ebbene, anche in questo ultimo caso, traspare lo sforzo di rendere semplice e agevole l’accesso alle varie sezioni. Sicuramente la complessità dell’obiettivo rende l’applicazione più difficile da usare e, a complicare le cose, si aggiunge l’assenza di molti servizi ancora in via di completamento (ci vorranno anni per averli tutti, ma si tratta comunque di un progetto in un costante divenire). L’interfaccia è comunque ben disegnata e “pulita”, col tempo non può che migliorare.
Voto Immuni: 9
Voto IO: 8+
2) La qualità dello sviluppo
Entrambe le applicazioni sono “robuste” e ben sviluppate.
Immuni, per la sua natura, è in linguaggio “nativo”, dovendosi interfacciare in modo “intimo” con il funzionamento interno degli smartphone Apple e Android e funzionare costantemente senza un consumo eccessivo di batteria.
IO è sviluppata con un linguaggio intermedio (React) che permette di ottimizzare molto i costi e l’uniformità dell’applicazione su diversi sistemi operativi. La cosa più importante è che entrambe sono “opensource”: chiunque ha le competenze tecniche necessarie, può vedere come sono scritte, verificarne il buon funzionamento, l’assenza di codice malevolo e, volendo, anche contribuire al loro miglioramento. Quest’ultimo aspetto dovrebbe essere un requisito assoluto e irrinunciabile di tutte le applicazioni della pubblica amministrazione; se fosse stato applicato di più in passato, forse non avremmo assistito alla penosa frammentazione di decine di sistemi incompatibili tra un Comune e l’altro, tra una Regione e l’altra, con il conseguente dispendio (leggasi spreco) di denaro pubblico.
Per inciso, Immuni, aderendo a standard condivisi, è compatibile e scambia i dati con decine di altre applicazioni analoghe, sviluppate da diversi Stati in Europa e nel mondo.
Voto Immuni: 8
Voto IO: 8
3) La sicurezza e la stabilità
Su questo tema per Immuni sono stati scritti chilometri di articoli, approfondimenti, commenti critici e spesso completamente a sproposito.
Vista la delicatezza dei dati trattati dall’app, decine di esperti ne hanno esaminato il codice e la conclusione è stata la garanzia di un grado di sicurezza e privacy davvero elevatissimo. Anche se in linea di principio è stata dimostrata la possibilità di attacchi malevoli, questi ultimi sono estremamente complicati e di fatto non mettono a rischio i dati dei cittadini che restano comunque codificati, criptati e conservati al sicuro nella memoria del telefono.
Discorso un po’ differente riguarda IO. In questo caso, infatti, ci troviamo di fronte a un’applicazione che fa uso di molti “servizi software”: IO si collega a server e a software prevalentemente della PA, scambiando con essi dati e informazioni potenzialmente sensibili del cittadino. Il rischio, dunque, non è tanto nell’app in sé, ma nei server a cui le informazioni sono trasmesse e nel livello di sicurezza da essi adottato. Entrare nel merito in questa sede è impossibile, ma quello della sicurezza di questi server è sicuramente un punto debole; pensiamo, per esempio, ai recenti casi imbarazzanti in cui è incorsa l’INPS. La privacy policy dell’app, inoltre, è lacunosa e apre alla possibilità che alcuni di questi dati siano trasmessi a server situati negli USA e, quindi, non ricadano nella sfera d’applicazione né del GDPR né del decaduto Privacy Shield, risultando così non protetti in alcun modo. Come se non bastasse, IO è stata letteralmente presa d’assalto i primi giorni di attivazione del cashback di Stato ed è emersa l’inadeguatezza dell’infrastruttura server sottostante per gestire l’enorme numero di richieste contemporanee. Il sistema generava messaggi di errore incomprensibili, sollevando miriadi di polemiche, un’insoddisfazione diffusa e minando la fiducia dei cittadini. Qualche giorno dopo la situazione si è normalizzata, ma il danno ormai era fatto.
Voto Immuni: 9
Voto IO: 4
4) L’ecosistema
Con “ecosistema” intendo tutto quello che fa da contorno alla parte tecnica/digitale: l’organizzazione necessaria al funzionamento della app stessa, la “componente umana” insomma. Qui iniziano i “dolori” seri.
Fino a questo punto Immuni se l’è cavata molto bene, risultando quasi un gioiello tecnologico. Peccato che la componente umana sia stata, invece, un totale disastro. In tantissimi casi l’utente che ha scaricato l’app ed è poi risultato positivo al Covid-19 non è riuscito a ottenere dalle ASL competenti i codici da inserire per comunicare la propria positività. Al contrario è rimbalzato da un call center all’altro, con operatori disinformati, impreparati o vittime di un sistema che non li ha messi in condizione di operare adeguatamente. Queste mancanze sono state causa in larghissima parte del totale fallimento del contact tracing digitale, minando ulteriormente la fiducia nello strumento, vanificando così tutti gli sforzi dei cittadini e della parte “sana” dell’ecosistema stesso. Una vera disfatta.
IO ha vissuto invece due momenti distinti: prima e dopo il “cashback”. Al suo lancio, l’app è stata ignorata da gran parte della popolazione. L’applicazione era oggettivamente poco matura: stava iniziando a funzionare grazie ad alcuni servizi resi fruibili attraverso essa (come il Bonus Vacanze e il pagamento di bollettini), ma viaggiava “sotto i radar”, dal momento che ancora moltissime amministrazioni locali tardavano ad approdarvi, rendendola così poco più che una curiosità. Il cashback ha generato in pochissimi giorni 8 milioni di download, mettendo IO sotto i riflettori. Non solo: improvvisamente milioni di Italiani hanno installato un’app che portava con se grandi promesse: semplificare l’accesso alla PA, eliminare le code, ridurre i tempi d’attesa e snellire tutti i passaggi burocratici. Un sogno insomma, destinato a restare in buona parte tale, ma che rappresenta, comunque, un importante passo avanti verso la digitalizzazione.
Voto Immuni: 3
Voto IO: 6+
5) La comunicazione

Comunicazione e marketing sono sempre fondamentali anche per app gratuite e di Stato. Le polemiche attorno a Immuni hanno reso sicuramente più difficile una comunicazione efficace e adeguata, che poteva comunque essere gestita sicuramente meglio e con più attenzione. In tutti gli interventi pubblici del Presidente del Consiglio, Immuni non è mai stata menzionata ed è stata avviata una campagna di comunicazione poco efficace ed esaustiva. Il risultato è stato un numero di download molto più basso se paragonato a quello di app analoghe presenti in altri Stati vicini come la Germania. La voce dei detrattori è stata più forte e, a un certo punto, è parso quasi che il Governo italiano si arrendesse e abbandonasse l’app al proprio destino.

IO non ha avuto quasi nessuna campagna di comunicazione a eccezione della diffusione della notizia dei 150 euro di cashback. Una motivazione sicuramente forte per molti cittadini che, in quell’occasione, hanno scoperto l’esistenza della app e della promozione collegata. Qui l’errore è stato di abilitare la registrazione dei propri sistemi di pagamento (operazione indispensabile per attivare il rimborso) a ridosso del lancio del cashback, generando disservizi e polemiche. Il risultato è stato, in qualche modo, ugualmente “portato a casa”, ma gli spazi di miglioramento sono davvero molto ampi.
Voto Immuni: 4-
Voto IO: 5
Le mie conclusioni su Immuni e IO
Tirando le somme, queste app sono state un successo?
La situazione attuale di Immuni è purtroppo desolante. IO se l’è cavata meglio, considerato che si tratta del primo passo di un’app che, grazie all’iniziativa del cashback di Stato, è oggi installata sui dispositivi di milioni di Italiani.
Le cause dei fallimenti risiedono nella tecnologia? La risposta giusta è: solo in parte.
Le origini dei problemi non vanno ricercate nelle app, ma principalmente nel contesto circostante: l’ecosistema con il fattore umano, le scelte politiche e la cattiva comunicazione. Anche le problematiche correlate all’eccessivo carico dei server potevano probabilmente essere arginate con una migliore gestione dei tempi e della comunicazione ai cittadini.
Non me la sento, in ogni caso, di condannare completamente l’operato dell’amministrazione pubblica. Nel nostro lavoro, per lo più con soggetti privati, ci è capitato tante volte di trovarci di fronte a problemi analoghi, a volte anche più gravi, e non sempre è stato facile spiegare ai nostri clienti dove erano realmente i problemi che, apparentemente, apparivano imputabili alle app che stavamo sviluppando per loro.
L’insegnamento che possiamo trarre noi come sviluppatori di app in Synesthesia, ma valido in realtà per chiunque pensi di approcciarsi a questo mondo, è racchiuso proprio nel confronto tra i punti di forza e debolezza di IO e di Immuni con quelli che affrontiamo giornalmente nel nostro lavoro. Sto parlando dell’importanza del design e di una buona progettazione, la necessità di porre attenzione a tutti gli elementi dell’ecosistema (anche umano, sociale, culturale) in cui l’app dovrà funzionare e con cui dovrà interfacciarsi, e l’importanza d’investire correttamente nella comunicazione e nel marketing.
Immuni e IO rappresentano, comunque, i primi (tardivi) passi della PA verso la digitalizzazione. Nel complesso stanno andando nella direzione giusta, considerando la complessità della macchina pubblica e lo stato di arretratezza culturale e digitale del Paese. Voglio esprimere quindi un cauto ottimismo che rappresenta forse più un auspicio soggettivo che un dato realmente oggettivo.
Il periodo della pandemia sarà sicuramente ricordato come uno spartiacque per l’accelerazione della digitalizzazione anche della PA, un processo che dovrà necessariamente avvenire e che porterà inevitabilmente a un miglioramento della vita di tutti e della qualità del rapporto tra l’amministrazione pubblica e i cittadini.
L’eCommerce delle nuove generazioni
É noto come gli utenti più giovani siano spesso i primi realizzatori e promotori di novità e l’ambito degli acquisti online non fa eccezione.
Al giorno d’oggi il settore delle vendite su internet ha subito un’accelerazione inaspettata e vertiginosa, causata dalla chiusura forzata di quasi tutte le attività commerciali. Secondo i dati raccolti da Shopify, gli acquisti online hanno registrato un incremento, rispetto a inizio anno, pari al 67% presso il pubblico fino ai 35 anni, percentuale destinata a diminuire con l’aumentare delle età degli utenti (57% per gli utenti di età compresa tra i 35 e i 55 anni fino a un 41% per gli over 55).
La preferenza dei consumatori italiani si sta orientando sempre di più verso il digitale. Il 61% della popolazione afferma, infatti, che la pandemia da Covid-19 ha modificato radicalmente le abitudini di acquisto e il 39% dichiara che si sente a disagio a recarsi in negozio di persona.
In questo contesto, ricostruito sulla base dei dati fin qui analizzati, si può correttamente affermare che l’eCommerce rappresenta il futuro del commercio. Ecco che diventa allora molto utile dare un’occhiata più “da vicino” alle varie sfumature che esso assume.
Nel nostro mondo, sempre più digitalizzato, le soluzioni di vendita online non si limitano più solo al “tradizionale” sito di eCommerce aziendale o al punto vendita virtuale su un qualunque marketplace; a queste vie più “note” di commercio online si affiancano oggi i social network con vere e proprie funzionalità dedicate. Si pensi alla sezione “marketplace” di Facebook, o alle inserzioni pubblicitarie su Instagram. E ancora una volta i dati ci mostrano che è il pubblico giovanile a trainare il cambiamento. Il 54% dei consumatori più giovani effettua acquisti da negozi di cui è venuto a conoscenza attraverso i social media e il 28% dichiara di acquistare direttamente sulle varie piattaforme social (contro un appena 8% di consumatori in età più avanzata). Fare ricorso ai social network oggi è, senza dubbio, una strategia vincente per intercettare il pubblico più dinamico e ben disposto nei confronti della novità.
Il commercio di prossimità: un incentivo di crescita per i negozi fisici
Secondo il report di Shopify, i commercianti più intraprendenti e pronti ad accogliere le sfide del cambiamento sono stati in grado di rimpiazzare con le vendite online il 94% di quelle perse nelle prime settimane della pandemia. Un risultato incoraggiante che dovrebbe spingere tutte le realtà aziendali a vedere nella novità un’opportunità di crescita anziché un ostacolo da superare.
I pagamenti contactless, le opzioni alternative di consegna e gli appuntamenti personalizzati per gli acquisti in negozio sono solo alcune delle scelte vincenti operate dai venditori più attenti e desiderosi di andare incontro alle esigenze del proprio pubblico.
Più della metà dei consumatori a livello globale (il 62%) predilige oggi i pagamenti digitali e, durante la crisi sanitaria, si è registrato un incremento pari al 122% dei negozi che offrono la possibilità di pagamenti contactless su Shopify rispetto allo stesso periodo del 2019.
Una delle novità più interessanti è sicuramente il diffondersi della tendenza del “commercio di prossimità”, ovvero la progressiva digitalizzazione di piccoli negozi e aziende locali che non avevano mai pensato prima di vendere i propri prodotti online.
Una simile opportunità di scelta, ha orientato le preferenze dei consumatori, da sempre alla ricerca di un “rapporto” personale e di fiducia con il venditore, verso queste nuove realtà a scapito dei marketplace globali certamente più anonimi rispetto al “negozietto di quartiere”.
La chiave per il successo del nuovo modello di business integrato con il piano digitale è stata proprio la creazione, per l’utente, di un’esperienza immersiva senza soluzione di continuità tra lo spazio virtuale e quello fisico. Su questa linea, tanti commercianti hanno offerto la possibilità alla propria clientela di ritirare i prodotti ordinati online presso il negozio fisico più comodo per l’utente o presso un punto di ritiro prescelto.
Tali soluzioni hanno portato a notevoli incrementi nelle operazioni di vendita: in media da maggio ad agosto 2020 gli acquirenti online hanno speso un 23% in più nel momento in cui sapevano di poter optare per il ritiro o la consegna locale e hanno riempito il carrello il 25% in più.
Il commercio di prossimità: il commercio conversazionale
Un altro aspetto legato al “commercio di prossimità”, e strettamente correlato a quanto detto in precedenza, è costituito dalla volontà forte e diffusa dei consumatori di sostenere piccole realtà locali che si facciano contemporaneamente portatrici di grandi valori condivisi. Il desiderio di sostenere l’imprenditoria locale (durante i mesi precedenti al Black Friday gli ordini di commercio locale sono aumentati del 168% rispetto all’anno precedente), la ricerca di prodotti particolari e specifici, la qualità del servizio clienti sono alcuni esempi che alimentano questo orientamento di scelta.
Con particolare riguardo al tema del rapporto cliente-venditore, nel periodo dal 16 marzo al 1° luglio di quest’anno, le interazioni tra customer e merchant su Shopify Ping sono aumentate dell’85% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un simile trend costituisce un segno evidente dell’importanza per le aziende e, più in generale, per tutti i venditori di curare il rapporto personale con i propri clienti.
Si è parlato in proposito di “commercio conversazionale” per indicare specificamente la cura della fase d’interazione e contatto online da parte dei venditori con i propri clienti. Tanto più si riesce a curare scrupolosamente questo passaggio, tanto più sarà il “guadagno” in termini di fidelizzazione e di sostegno da parte dei consumatori. Un cliente che si sente soddisfatto con attenzione e scrupolo nelle proprie esigenze sarà certamente più invogliato a continuare a sostenere attivamente il brand che gli ha rivolto queste attenzioni.
Sostenere le realtà locali, una scelta di valore
Un trend tipicamente “europeo”, particolarmente diffuso nel nostro Paese, è rappresentato dalla volontà dei consumatori di sostenere tutte quelle realtà locali che compiano scelte di valore condivise e concrete.
Il 67% dei consumatori in Italia, per esempio, sceglie di acquistare prodotti ecologici o sostenibili, tendenza molto diffusa anche in Paesi del nostro continente come Spagna, Francia e Regno Unito con percentuali rispettivamente del 60%, 55% e 51%.
Su questa linea si registra anche la risposta positiva dei consumatori (il 49% degli intervistati a livello globale sposa questa scelta) ai negozi che realizzano una donazione a scopo benefico per ogni acquisto effettuato.
Prendere, dunque, attivamente posizione su questioni sociali attuali e offrire il proprio contributo concreto alle soluzioni di problemi collettivi (come l’inquinamento globale, il sottosviluppo di alcune aree del globo, la disparità di genere) rappresenta, oggi, una scelta indispensabile per le aziende che vogliano “conquistare” il proprio pubblico target. Con la sempre più elevata concorrenza della globalizzazione attuale, soprattutto nel digitale, non è più concesso essere anonimi attori nel mercato. Occorre distinguersi e farlo con decisione, tanto nel digitale quanto nel reale. Anche perché, come abbiamo visto, le due realtà sono destinate a diventare un tutt’uno indistinguibile, un’esperienza unica e completa.
I pagamenti online: modalità e preferenze
Per concludere il nostro excursus sui trend attesi dell’e-Commerce un cenno meritano sicuramente i pagamenti online: la fine del “viaggio” del cliente nel negozio digitale.
Tutte le aziende che decidono di avviare un proprio punto vendita online devono altresì fornire al pubblico la possibilità di pagare comodamente in rete con carte di credito o attraverso app e circuiti dedicati. Si pensi alla soluzione di PayPal, disponibile per tutte le transazioni su Amazon, che permette di trasferire le somme richieste per l’acquisto direttamente al venditore, sottraendo così l’utente a tutti i controlli di sicurezza spesso incomprensibili, irrisolvibili ed eccessivamente lunghi previsti dagli istituti finanziari per le tradizionali carte di credito (il 60% dei merchant ha dichiarati a Shopify di usare servizi di app di pagamento online per provvedere alle spese della propria attività).
Per fare un altro esempio molto virtuoso nel campo dei pagamenti contactless, disponibile ora anche per pagamenti online, possiamo citare la sempre più diffusa app tutta italiana per micro pagamenti: Satispay, un trovata geniale di tre giovani nostri connazionali, annoverata oggi tra le 250 fintech private a più rapida crescita nel mondo.
Risulta evidente, dunque, che una diretta conseguenza della digitalizzazione del commercio è la digitalizzazione di tutte le transazioni da esso dipendenti. Sempre più veloci, sempre più facili da eseguire ma soprattutto sempre più sicure e agevoli da rintracciare. Se pago online voglio farlo velocemente sì, ma in totale e assoluta sicurezza.
In conclusione…
Il futuro dell’eCommerce che ci attende pretenderà soluzioni sempre più creative, innovative e complete. Dal commercio conversazionale, a esperienze d’acquisto integrate e multicanale, passando per i negozi locali digitali e per i canali social aziendali con una comunicazione diretta e personale con la clientela, le opportunità non mancano, basta saperle cogliere con coraggio e con il desiderio essenziale d’innovarsi e migliorarsi costantemente.
Per ulteriori approfondimenti sul panorama dell’eCommerce ai giorni nostri scopri anche il nostro approfondimento dedicato.
Francesco, alla luce di quanto riscontrato finora in Synesthesia, qual è la tua opinione in merito al dibattito attuale legato alle differenze tra smart working e lavoro da remoto?
“Lo Smart Working non è un semplice remote working, ma prevede tutta una serie di elementi chiave che lo qualificano come tale e che si vanno ad aggiungere al lavoro da remoto. Questi elementi prevedono di lavorare per obiettivi, misurare le performance, avere meno controllo, più dialogo e fiducia, tenere un canale aperto di comunicazione con il team, continuare a coltivare il contatto umano (non necessariamente da casa)”.
Quali sono quindi secondo te gli strumenti essenziali e l’approccio da adottare per uno smart working efficace?
“Un ampio uso dell’approccio di tipo Agile, l’utilizzo di strumenti tecnologici a supporto dell’organizzazione, un welfare differente unito a momenti di disconnessione e al mantenimento di un’alta professionalità sono, a mio parere, tutti ingredienti essenziali per uno smart working che funzioni”.
Quali sono i vantaggi dello smart working per le aziende?
“Gestire le risorse umane a distanza è un compito che comporta importanti vantaggi per un’azienda, come la possibilità di trattenere o acquisire talenti, ridurre i tempi morti degli spostamenti, ridurre le spese attraverso un utilizzo più efficiente dello spazio lavorativo.
Sono numerose, inoltre, le conseguenze sulla sostenibilità ambientale: meno spostamenti e meno consumo contribuiscono certamente a una riduzione dell’inquinamento generale”.
E per i lavoratori?
“Da tempo si parlava d’introdurre qualche forma di smart working in azienda. Per certi aspetti si tratta di un traguardo che consente di avere maggiore flessibilità e tempo a disposizione, bilanciando meglio la vita lavorativa con quella privata.
Tutto questo ha delle importanti conseguenze per quanto riguarda la riduzione dello stress. Meno stress, meno lavoro fuori orario e più benessere per tutti…“.
All’interno di queste dinamiche quanto è importante saper gestire in modo efficace il tempo e lo spazio?
“Lavorare da casa richiede un’organizzazione accurata del proprio tempo e di uno spazio che solitamente viene concepito per essere vissuto in modo differente. Non tutti sono abituati a questo tipo di gestione. Nell’arco della giornata lavorativa è importante trovare dei momenti di “stacco” tra una call e l’altra per eseguire al meglio le altre attività.
Per quanto riguarda lo spazio diventa fondamentale crearsi all’interno della propria abitazione un’area dedicata al lavoro, tenendo conto anche delle esigenze di tutti i membri della famiglia, che in questo periodo in particolare possono anche essere piuttosto critiche”.

Quali sono invece i punti problematici di questa modalità di lavoro?
“Leadership e obiettivi. Gestire in modo efficace le risorse umane a distanza è un compito che richiede grandi capacità di management. Troppo spesso oggi l’aspetto che ha a che fare con la pianificazione viene ignorato. Non tutti possono o vogliono lavorare in smart working e molti lavoratori potrebbero sentirsi isolati anche nell’affrontare le difficoltà: si pensi a chi non dispone di spazi adeguati o ha figli piccoli a casa.
L’assenza delle solite routine giornaliere, inoltre, crea delle situazioni che spesso non siamo abituati ad affrontare. Il rischio che i propri colleghi diventino, dei semplici indirizzi e-mail da sovraccaricare di compiti lavorativi è molto elevato. Lo smart working deve essere una scelta e non un’imposizione. Oggi i nuovi strumenti di lavoro integrati a metodologie di gestione e progettazione efficace consentono ai componenti di un team di lavorare a distanza, conseguendo gli obiettivi in modo meno stressante. Basta essere organizzati e consapevoli di queste criticità.”
Quali sono le nuove opportunità dello smart working?
“Questo nuovo modo di lavorare apre a nuove possibilità che fino a poco prima dell’emergenza covid-19 erano state del tutto ignorate. Lo sviluppo del software è uno dei pochi settori ad aver conosciuto e usato diffusamente lo smart working già prima dell’attuale crisi sanitaria. Le aziende di software utilizzano spesso metodi di gestione del progetto “agili” che ben si prestano al lavorare per obiettivi. É proprio questa una delle opportunità più importanti nate con lo smart working. La possibilità di lavorare per obiettivi permette di puntare sui tre principi della motivazione: autonomia, cioè il nostro desiderio di essere auto-diretti; padronanza, ovvero l’impulso di acquisire abilità migliori; scopo, il desiderio di fare qualcosa di significativo e importante. Cambia anche il modo di viaggiare per lavoro e di fare formazione (online e diffusa)”.
Come un manager deve gestire da remoto il proprio team?
“É essenziale per un team manager trovare il giusto equilibrio tra il lasciare ai colleghi di team una certa autonomia nell’organizzazione del proprio lavoro e garantire un minimo di linee guida e di controlli. É sicuramente più efficace prestabilire gli obiettivi da raggiungere invece che fissare una rigida programmazione del lavoro. Una tecnica utile, in questo senso, è quella del time blocking, già adottata da Benjamin Franklin e che consiste nell’assegnare il proprio lavoro a specifici blocchi di tempo in cui lo si eseguirà.
Questa pianificazione bloccata se da un lato può risultare anche molto intensa, perché bisogna concentrarsi sempre nel non impiegare troppo tempo su un solo lavoro, dall’altro permette di aggiungere struttura a giornate lavorative altrimenti caotiche, ottimizzando così la gestione delle ore di lavoro e introducendo dei momenti di pausa fissi”.
Ci puoi fare qualche esempio pratico?
“Una comunicazione costante tra i membri di un team di lavoro e il loro manager è essenziale per creare fiducia e responsabilità reciproca. Per spiegare meglio questo aspetto prendo in prestito alcuni rituali pubblicati da Zapier. I manager iniziano la settimana facendo incontri personali con i singoli membri, il rapporto con il tuo manager è il legame principale con l’azienda. Uno-a-uno è il momento in cui le persone condividono più facilmente e liberamente le loro priorità, chiedono consigli e parlano delle eventuali difficoltà. Alla fine di ogni settimana, poi, tutti pubblicano un aggiornamento del venerdì, che delinea i progressi compiuti sulle priorità principali della settimana e condivide la priorità principali per la settimana successiva. Questi processi e rituali assicurano che la squadra sia allineata. Questi sono modelli attuati e che funzionano per Zapier, ma ogni azienda, poi, deve trovare i rituali che meglio si adattano alla propria realtà, mettendo però sempre al centro la fiducia”.
Qualche suggerimento per il futuro?
“Parlando di futuro aziendale, penso che ci siano diversi temi da considerare. Per esempio, per quanto riguarda i neoassunti, è importante affiancarli a un mentor in azienda, un collega che possa indirizzarli ma soprattutto fare da “compagno di banco” a cui rivolgersi per esigenze non facilmente gestibili.
Puntare sulla condivisione della documentazione e sulla intranet può essere un plus in tema di accessibilità ai documenti e alle informazioni aziendali più importanti.
Ci sono poi i meeting giornalieri, fondamentali per mantenere il contatto con i colleghi e manager e i cosiddetti standup meeting di gruppo dove confrontarsi rapidamente. Infine mi sembra importante che un’azienda conduca survey costanti sul mood dei propri dipendenti e organizzi workshop interni su come migliorare il lavoro anche nell’ottica di learning by doing in contesto smart working.
In ultimo, ma non per questo meno importante, c’è la cura di momenti extra-lavorativi come, per esempio, un ritiro annuale per tutti i dipendenti fuori dal contesto lavorativo o anche semplici spazi informali insieme ai colleghi nell’arco della giornata.
In questa intervista abbiamo toccato molti punti fondamentali che caratterizzano lo smart working di oggi. Ci auguriamo che ciò che è stato detto qui possa rappresentare un’occasione per riflettere su come migliorare le condizioni e le pratiche lavorative quotidiane di tutti”.
Un grazie di cuore a Francesco Ronchi per aver risposto alle nostre domande.
Se hai richieste o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere i tuoi quesiti o le tue opinioni.
Ti proponiamo, inoltre, il kit completo di 3 moduli per lo smart working dedicato alle aziende che stanno riorganizzando il proprio lavoro a distanza. Il kit completo consentirà ai partecipanti di acquisire metodi e tecniche per un’interazione a distanza professionale efficace. Potenzieranno inoltre tutte quelle competenze emotive, organizzative e progettuali necessarie per lavorare in modo efficiente anche da remoto.
Come nasce il progetto
Reale Group offre soluzioni e tutela a più di 4,5 milioni di clienti in campo assicurativo, bancario, immobiliare e dei servizi, evidenziando una solidità tra le più elevate del mercato.
L’obiettivo è quello di realizzare 4 applicazioni B2C destinate ai clienti di Reale Mutua Assicurazioni e Italiana Assicurazioni (per device Android e iOS) con React Native che siano in grado di supportare i propri assicurati durante tutta la fase di gestione del portafoglio polizze.
Il rapporto che lega Reale Mutua ai propri clienti si basa sulla rete capillare di Agenzie distribuite sul territorio. Lo sviluppo dell’applicazione richiesta punta, tra le altre cose, a rendere più rapido e agevole il lavoro delle singole Agenzie.
Siamo stati scelti per:
- la nostra competenza su React Native;
- la modalità di approccio innovativo allo sviluppo;
- la consulenza non circoscritta solo agli aspetti tecnici, ma anche orientata alla soluzione, con particolare riguardo al design e all’interazione mobile;
- la profonda conoscenza del mondo delle mobile app.
Soluzione
Abbiamo preso parte alla realizzazione delle applicazioni B2C per Reale Mutua Assicurazioni e Italiana Assicurazioni dopo aver svolto un’analisi approfondita (soprattutto per quanto riguarda la parte di UX). Il team si è occupato di tutto il processo: dalla progettazione e design fino ad arrivare all’implementazione di tutta la filiera dello sviluppo, compresa la quality assurance.
L’approccio utilizzato è di tipo Agile, con un team Scrum. La Digital Factory di Reale Mutua Assicurazioni ha partecipato attivamente durante tutta la fase di sviluppo dell’applicazione e, prima di includerci nel progetto, aveva già avviato ricerche avanzate in materia di flusso, design e sviluppo.
Abbiamo fornito loro un importante supporto anche per quanto riguarda la parte di UXD.
Il progetto è stato diviso in due wave:
- Wave 1 che è la sostituzione della precedente applicazione;
- Wave 2 che introduce importanti novità a partire da novembre 2020.
Tra le funzionalità dell’app troviamo:
- sistemi di assistenza remota (possibilità di prenotare appuntamenti telefonici, video consulti con operatori tramite anche delle videochiamate gestite all’interno dell’app con la propria agenzia di riferimento);
- un design accattivante;
- la gestione della loyalty tramite appositi programmi di fidelizzazione (presenti già nel wave 1);
- nuova modalità di apertura sinistri direttamente da mobile.
Nella wave 2 troviamo, inoltre, una sezione integrativa con altre piattaforme di monitoraggio della salute, come HealthKit o Google Fit, con l’obiettivo di raccogliere dati sulla attività fisica dell’utente al fine di riconoscergli eventualmente ulteriori bonus sulle polizze. Questa funzionalità rappresenta la novità più significativa rispetto alla wave 1.
Risultati
L’app è stata pubblicata a dicembre 2020. La wave 2 è stata confermata da parte di Reale Group con molta soddisfazione dopo la chiusura della wave 1 (novembre 2020). Le attività di sviluppo della wave 2 sono cominciate in contemporanea alla prima ondata del Coronavirus, per questo motivo il team di sviluppo ha lavorato in modalità smart working. Nonostante la distanza, il clima che ruota attorno all’ambiente di lavoro è stato molto positivo e collaborativo. Tutto questo ha favorito il nascere di soluzioni innovative che hanno soddisfatto il nostro cliente.
Volete saperne di più su quello che facciamo e sulla parte di sviluppo App? Visitate la nostra area dedicata alle soluzioni Web, App, e-commerce.
La total digital audience di settembre 2020
Settembre è il mese che coincide tradizionalmente con la ripresa delle attività lavorative e scolastiche dopo la pausa estiva.
Considerata la radicale anomalia del periodo che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo tuttora, i dati di questo autunno, se da un lato confermano una generale ripresa dell’attività lavorativa in rete, dall’altro evidenziano una crescita sensibile e molto significativa della presenza online, rispetto a periodi analoghi degli anni precedenti. A settembre 2020, secondo quando riportato da Audiweb, la total digital audience ha raggiunto la soglia di 42,2 milioni di utenti in Italia contro i 41,6 milioni dell’anno precedente. Quest’anno, dunque, circa un milione in più di persone è connessa a internet, andiamo a vedere più nel dettaglio quali sono le motivazione e le modalità di questo cambiamento.
I dispositivi di connessione

Uno degli aspetti più interessanti, evidenziati dal report di Audiweb, riguarda i dispositivi utilizzati per connettersi alla rete. La percentuale di persone online rispetto al mese di agosto non cambia in modo rilevante (nel mese di settembre si registra un aumento del 2.3%), ma ciò che invece muta sensibilmente sono i mezzi utilizzati.
L’utilizzo del PC per navigare il web aumenta del 30.9% rispetto al mese di agosto, mentre lo smartphone registra un aumento pari solo allo 0.1%. Un simile quadro indica chiaramente che il ricorso ai dispositivi mobile per accedere alla rete è ormai radicato nelle abitudini degli utenti italiani, tanto in un contesto lavorativo quanto nei momenti di svago e riposo.
L’incremento riguardante l’utilizzo dei PC, invece, può certamente essere spiegato alla luce della ripresa delle attività lavorative, e, per quest’anno in modo particolare, scolastiche (si pensi alla ormai nota DAD, “didattica a distanza”). Un computer richiede una scrivania e una sedia per poter essere utilizzato agevolmente. Nel periodo estivo non sempre si hanno a disposizione questi strumenti, per non menzionare il fatto che quando si viaggia un PC è meno pratico di uno smartphone da trasportare.
Chi sono gli utenti della rete?

Dai dati raccolti in merito al totale delle utenze digitali per il mese di settembre 2020, salta immediatamente all’occhio come le percentuali più elevate si registrano tra le fasce “ attive” della popolazione, ovvero tra i soggetti in età lavorativa. La percentuale del 72.1% registrata con riguardo ai giovanissimi (18-24 anni), in età per lo più scolastica, è destinata a crescere e a raggiungere il suo picco massimo (79.8%) nella popolazione compresa tra i 25 e i 44 anni di età, per poi ricominciare lentamente a decrescere in modo inversamente proporzionale all’aumentare dell’età (solo il 27.9% delle persone con più di 64 anni si connette quotidianamente a internet). Da una simile analisi si può dedurre come l’utilizzo della rete sia sempre di più uno strumento usato per lavorare, tanto da parte di coloro che entrano nel mondo del lavoro e che solitamente hanno conoscenze informatiche e digitali più “fresche di studi”, quanto per tutti i lavoratori già “avviati” ma che devono comunque fare i conti con l’innovazione costante per rimanere al passo con i tempi. D’altra parte il lifelong learning è un ingrediente essenziale per affrontare le sfide della società odierna sempre più digitale e interconnessa.
Tuttavia, a fronte dello scenario fin qui tracciato, ovvero di una consistente crescita dell’attività lavorativa svolta online, è doveroso prendere in considerazione un’altra faccia della medaglia. Secondo il report “Digital 2020”, pubblicato dall’agenzia We are social in collaborazione con Hootsuite, al giorno d’oggi ancora il 40% della popolazione mondiale non ha accesso a internet. Il numero delle donne “tagliate fuori” dalla connessione al web è, inoltre, di molto superiore rispetto a quello degli uomini. Si stima che nei territori corrispondenti al sud dell’Asia gli uomini abbiamo possibilità tre volte superiori rispetto alle donne di “frequentare” i social network. Il digital divide e gender gap rappresentano, quindi, le sfide più urgenti da affrontare per una società che sta diventando sempre più digitale e interconnessa.
Cosa cercano gli utenti online?

Passiamo ora a considerare un ultimo dato interessante: le differenti categorie di siti web e la variazione del loro numero di visitatori tra i mesi di agosto e settembre 2020.
Innanzitutto, dalle percentuali che mettono a confronto i due mesi, possiamo subito notare che hanno registrano un incremento del numero di visitatori tutti quei siti correlati a servizi internet, di software, di email e più in generale riguardanti strumenti digitali utilizzati per scopi lavorativi, o comunque professionali.
La categoria internet tools/web services è quella che registra il maggior numero di utenti a settembre, con un incremento percentuale del 1.4% rispetto ad agosto.
Dunque la ripresa delle attività scolastiche e lavorative ha coinciso con un aumento di traffico verso le categorie di siti riguardanti strumenti digitali per le aziende, per la comunicazione “istituzionale” (le email sono preferite rispetto alla messaggistica istantanea che ha registrato invece un decremento di -0.5% rispetto ad agosto) e lo studio; un’ulteriore conferma di come internet sia oggi uno strumento di lavoro imprescindibile per la maggior parte degli italiani.
In conclusione, possiamo affermare che ormai una gran parte dell’attività lavorativa e professionale, e oggi anche scolastica, è svolta completamente online.
Web e lavoro 2020: un occhio costante ai social tra tradizione e innovazione
Secondo la ricerca pubblicata da Hootsuite a ottobre negli ultimi 12 mesi 2020, i social network hanno registrato una crescita, a livello mondiale, pari al 12%.
Gli utenti attivi sulle varie piattaforme da Instagram a Tik Tok, passando per Facebook, Twitter e molti altri ammontano a 4.14 miliardi su una popolazione mondiale di 7.81 miliardi. Più della metà degli abitanti del nostro pianeta hanno, quindi, almeno un account su un social network. Di conseguenza, ricorrere ai canali social per far crescere il proprio business sta diventando, per le aziende, sempre più una scelta “obbligata”, o quanto meno da privilegiare. Ma non basta essere presenti sui social network per arrivare a un pubblico target. É fondamentale essere presenti nel modo giusto. Quali piattaforme sono più utilizzate dalle persone a cui voglio rivolgermi? Come posso farmi notare in modo interessante e coinvolgente su queste piattaforme? Queste sono solo alcune delle domande che un’impresa deve porsi se vuole crescere ed essere al passo con i tempi.
Accanto ai social più “tradizionali” e ben noti, un cenno ad hoc merita sicuramente la new entry: Tik Tok.
La sempre più diffusa app cinese di video musicali, lanciata nel 2016 con il nome di musical.ly, non sembra voler arrestare la propria crescita neanche di fronte alle opposizioni dei vari Governi mondiali.
L’ultima decisione volta a contrastare la popolarità dell’app cinese è stata presa dall’India che alla fine dello scorso giugno ha bandito la piattaforma all’interno del proprio territorio. A seguito di tale provvedimento, il social network ha perso circa 200 milioni di utenti in un solo colpo. Nonostante questo, gli utenti di Tik Tok sono aumenti di 80 milioni di unità tra giugno e settembre e oggi si stima che il pubblico raggiungibile tramite la piattaforma sia pari a 700 milioni in tutto il pianeta. Una vetrina che merita di essere tenuta in considerazione e analizzata passo passo in tutto il suo iter di crescita ed evoluzione.
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
Il 9 dicembre 2020 è stata inaugurata a Torino Green Pea, la nuova iniziativa imprenditoriale ideata dal fondatore di EATALY, Oscar Farinetti.
Dopo l’esperienza di successo nel mondo del cibo, con il modello EATALY, Green Pea è un format che punta agli altri mercati: i beni che costituiscono la parte più corposa delle attività a consumo dell’essere umano, come l’energia, il movimento, il fashion, la casa e il tempo libero.
L’iniziativa imprenditoriale prende avvio da Torino perché a detta dello stesso Oscar Farinetti: “Da Torino prendono vita tutte le cose innovative che hanno poi avuto successo in Italia e nel mondo”.
Green Pea nasce con l’obiettivo di dimostrare che è possibile, da subito, acquistare prodotti e servizi di grande qualità e bellezza, costruiti in armonia con la Natura e funzionali a una forma di utilizzo davvero responsabile e sostenibile. Green Pea trasforma il rispetto per l’ambiente in qualcosa che è anche bello. Non è solo una questione etica, ma anche un nuovo modo di percepire la qualità del prodotto, la bellezza e un mood positivo e responsabile in linea con gli stili di vita moderni.
Un’iniziativa imprenditoriale che, come EATALY, vuole portare l’eccellenza italiana nel mondo rappresentata da aziende leader nel loro settore e votate al rispetto della Natura in un ciclo di produzione e vendita equilibrato per costruire un futuro più bello, rispettoso e con un occhio allo spirito imprenditoriale italiano.
Le aziende all’avvio saranno per la quasi totalità italiane, con l’impegno e auspicio di coinvolgere anche compagnie straniere a patto che siano originali e in linea con i principi del manifesto di Green Pea. Il concetto di filiera raccontato da Green Pea costituisce una parte importante di tutto il progetto.
In questa iniziativa, sin da subito, è stata coinvolta Synesthesia. L’obiettivo: creare un’app mobile innovativa in grado di accompagnare in modo digitale il consumatore dentro la nuova esperienza di Green Pea, con elementi di semplicità e usabilità unici. Un touchpoint considerato da subito come uno dei punti di maggior rilievo del progetto di comunicazione della nuova iniziativa e del suo digital environment.
Synesthesia entra a far parte del progetto anche per il suo comportamento green. Adottiamo da sempre politiche aziendali di rispetto per l’ambiente, utilizziamo energia da fonti 100% rinnovabili, favoriamo l’economia circolare e l’inclusione sotto diversi punti di vista, non ultima la lotta al gender gap.
La app che è stata pubblicata già all’avvio del progetto per gli store mobile di Apple e Google è in ottica omnicanale un elemento del progetto stesso, una guida, un assistente, un “diario di viaggio” che tiene traccia della vita del consumatore nei vari “mondi” rappresentati da Green Pea, con un particolare riferimento all’ultimo livello denominato Otium dedicato al relax e al tempo libero. La app mobile è un punto di connessione tra la fisicità del punto vendita e la community che sarà creata intorno al nuovo brand del “pisello verde”. Una community che sarà protagonista di questa rivoluzione e che potrà partecipare alla vita del brand e alle tante iniziative che saranno messe a disposizione per gli iscritti in collaborazione con altri partner autorevoli, come A-World e Short Édition.
L’utente può creare il suo Profilo Green e migliorare i suoi comportamenti sostenibili giorno per giorno, diventando parte della community. Attraverso giochi di vario tipo potrà quindi guadagnare Green Pea Points. Grazie alla selezione quotidiana di news e mini storie l’utente potrà, inoltre, informarsi e rimanere in contatto con il brand e con il resto della community.
Synesthesia ha messo a disposizione del progetto un team mobile di eccellenza e dedicato, con oltre una decina di anni di esperienza nel campo dello sviluppo di applicazioni mobile innovative.
L’app Green Pea è realizzata integrando la tecnologia di A-World. La startup innovativa Italiana scelta dalle Nazioni Unite per la promozione dei Sustainable Development Goals tramite la campagna ACTNOW e ha sviluppato l’omonima app che premia le persone per i loro comportamenti sostenibili.
In questo modo, i clienti possono usufruire di contenuti sulla sostenibilità, imparare a misurare il miglioramento del proprio stile di vita, ottenere riconoscimenti grazie alle proprie azioni Green e ai propri acquisti. Ogni azione è premiata con punti, badge e livelli, che si traducono in sconti e accessi a servizi dedicati.
L’app è poi Integrata con Short Édition: distributori automatici di mini storie, in italiano e in inglese. Un meccanismo tecnologico e poetico con cui scoprire narrazioni sui pensieri dei grandi filosofi greci, testi originali sul tema Green curati dalla Scuola Holden, pensieri dei GP Members e dei GP Partners. Attraverso l’app Green Pea tutti i GP Members potranno inviare i propri scritti, che diventeranno parte di questo progetto narrativo condiviso e saranno distribuiti ai visitatori.
Nella app dal lancio trovano spazio: il manifesto di Green Pea, la presentazione dei partner, l’interazione con A-World e molte altre funzionalità che via via cresceranno per arrivare nel giro di poco tempo a definire il touch point mobile completo del mondo Green Pea.
Dalle parole del fondatore e Presidente di Synesthesia Francesco Ronchi: “Siamo onorati di far parte di questa esperienza, innovativa e autorevole sia per la nostra città sia per il mondo imprenditoriale internazionale. Noi veniamo dal mondo della tecnologie e dell’innovazione e abbiam sempre fondato la nostra azione sul rispetto, sulla sostenibilità e sulla qualità della vita, partendo dai nostri team di lavoro fino ad arrivare al rapporto con il territorio e con i nostri clienti e partner. Comunichiamo i nostri valori anche con iniziative che vanno oltre il nostro core business. Adottiamo energie green, favoriamo lo smart working e l’utilizzo di sistemi green anche per la realizzazione dei nostri eventi di divulgazione”.
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