Le nuove linee guida di Google
Dopo il rilascio di PIxel Tablet e Pixel Fold, degli scorsi mesi, Google ha dichiarato un rinnovo totale delle linee guida per la qualità delle app e dei giochi per grandi schermi. Questo ha portato a riprogrammare gli algoritmi per il posizionamento di tali applicazioni su Play Store, aumentando la loro visibilità.
Gli utenti potranno così individuare in modo più efficiente i contenuti che si adattano meglio ai propri schermi, per garantire la miglior customer experience possibile. Tra le linee guida più interessanti per gli sviluppatori vi sono sicuramente quelle connesse ai nuovi dispositivi lanciati sul mercato da Google: il supporto per tastiera, le innovative funzionalità per il nuovo prodotto Pixel Fold (come per esempio, il trascinamento della selezione e il riconoscimento del display pieghevole) e un layout a due riquadri che permetterà di trovare l’elenco dei risultati della ricerca sul lato sinistro e il caricamento della pagina dei dettagli sul lato destro.
Ma non solo, sono previsti anche miglioramenti per funzionalità già implementate come gli screenshot su tablet e il posizionamento di applicazioni non ottimizzate. Google cerca anche di tutelare maggiormente la privacy dei propri utenti e di combattere la disinformazione con le nuove norme su Play Store, nel tentativo di rendere più sicuri i propri servizi. Così, come dichiara l’azienda di Mountain View, uno degli obiettivi principali è quello di creare un “ecosistema più privato” al fine di migliorare e rendere Android un “luogo” più sicuro e funzionale per i propri utenti.
Google Play: l’inizio di una grande evoluzione
Come afferma Google stiamo assistendo all’inizio di una grande evoluzione che porterà gli utenti a vivere esperienze sempre più immersive e personalizzate, perfettamente adattate alle esigenze di ogni consumatore. Dopo i numerosi feedback negativi ricevuti dagli utenti e programmatori di applicazioni sul malfunzionamento della piattaforma, Google ha dimostrato notevoli progressi e miglioramenti dell’interfaccia.
Attualmente non è ancora stato chiarito con certezza quando queste novità saranno operative al 100%, ma con il rilascio delle linee guida risulta evidente la strada già tracciata: adattando il suo store ai “nuovi” schermi, vuole diventare al più presto un modello da seguire per tutti gli sviluppatori di applicazioni e giochi.
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Cos’è e come funziona Threads
L’applicazione, lanciata nel 2019 e rilanciata il 6 luglio 2023, è accessibile, per ora, solo al di fuori dell’Unione Europea e nel Regno Unito.
Threads sarà “stand-alone” (in grado di funzionare in modo indipendente), ma strettamente collegata a Instagram, sempre di proprietà di Meta. Gli utenti, infatti, iscriversi con il proprio profilo e trasmettere dati quali utenti seguiti e followers. Nella piattaforma sarà possibile aprire discussioni tramite dei “fili” che divideranno i post in sezioni da massimo 500 caratteri. Threads renderà possibile l’interazione tra gli utenti attraverso commenti e reposting, oltre che permettere la condivisione di link, foto e video dalla durata massima di 5 minuti. Una particolarità dell’app è la funzione “Fai una pausa”, utile a gestire in modo equilibrato l’uso del nuovo social network.
Perché (al momento) non è disponibile in Unione Europea
Threads è disponibile esclusivamente al di fuori dei confini dell’Unione Europea (a eccezione del Regno Unito fresco di Brexit) perché il garante europeo non ha ricevuto le corrette rassicurazioni da parte di Meta riguardo le modalità d’uso e di condivisione dei dati. Threads, basato su Instagram, può infatti creare problemi di data-crossing nel mercato europeo.
Questa situazione è, ovviamente, temporanea e Zuckerberg è già a lavoro per uniformare la propria piattaforma alla regolamentazione in materia di privacy presente nel Vecchio Continente, e proprio in questo periodo ha ricevuto un grosso aiuto da parte della “Decisione di adeguatezza” tra UE e Stati Uniti, che gli permetterà di entrare sul mercato più rapidamente.
Differenze con X
L’obiettivo principale di Meta sembra chiaro: battere la concorrenza di X (la nuova versione di Twitter), che non naviga in acque tranquille dopo il rebranding attuato da Elon Musk nel mese di luglio 2023, per assicurarsi una fetta di mercato che ha sempre visto un unico protagonista. A oggi la differenza è ancora evidente (13 milioni di utenti attivi contro i quasi 200 di X), ma la piattaforma è ancora troppo nuova e incompleta per poterle mettere a paragone. Nei primi due giorni dal lancio di Threads, il traffico sulla piattaforma dei cinguettii è diminuito del 5%, per poi stabilizzarsi in linea con il solito, preoccupante, -11% che caratterizza X da mesi.
L’applicazione conta al 26 luglio circa 120 milioni di utenti iscritti, dato destinato a crescere in seguito agli sviluppi sulla regolamentazione dei dati personali, e ha tutte le carte in regola per dare il via all’ennesimo scontro tra due delle personalità più influenti del nostro periodo storico.
Mark vs Elon: una guerra a colpi di social
Questa “battaglia” tra i due social è un altro capitolo della faida in atto tra i due imprenditori protagonisti della nostra storia recente. Grazie al successo di Facebook e alle acquisizioni di Instagram e Whatsapp, il monopolio dei social network spettava esclusivamente a Zuckerberg. Nella primavera del 2023 le cose sono cambiate, Musk acquista Twitter e, tra mille controversie (come i licenziamenti di massa), conquista la scena dei social network.Recentemente sono volati anche insulti (scherzosi?) dopo il lancio della nuova applicazione, verso il suo ideatore, accusato di aver copiato alcune funzionalità di X. Questo lascia intendere che nessuno dei due sia disposto a lasciare il trono all’altro, a qualsiasi costo. Quale sarà il vincitore di questa “guerra”? Nessuno può saperlo con certezza, non ci resta che attendere gli esiti dell’impatto di Threads.
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Le infinite potenzialità del metaverso
In Italia l’interesse crescente per il metaverso ha portato nel corso degli ultimi due anni a esplorare nuovi campi di applicazione in diversi ambiti – dal mondo delle aziende a quello delle università – con alcune interessanti iniziative. È proprio questo il caso dell’innovativo progetto che ha coinvolto qualche mese fa l’ex Ministra per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione e docente dell’Università degli Studi di Torino Paola Pisano, il Corso di laurea Innovazione Sociale, Comunicazione e Nuove tecnologie (ICT UniTo), Meta e Synesthesia.
Il progetto di sperimentazione, nato durante il corso di “Economia e gestione delle imprese e dei modelli di business”, ha coinvolto 42 studenti del secondo anno dell’ateneo piemontese che hanno partecipato alle lezioni in tre diverse modalità: tradizionale (in presenza), ibrida, e sperimentale, quest’ultima caratterizzata dall’utilizzo di visori per la realtà virtuale Meta Quest 2. Tema del corso: “Tecniche di negoziazione”. Si tratta della prima sperimentazione dell’ateneo piemontese con il metaverso, un’esperienza interattiva e stimolante che punta a rivoluzionare il mondo della formazione universitaria.
Può la realtà virtuale migliorare l’apprendimento durante le lezioni universitarie? L’obiettivo e risultati del progetto
La lezione nel metaverso della Prof.ssa Paola Pisano aveva l’obiettivo di esplorare l’impiego delle tecnologie nell’apprendimento. Durante la sperimentazione il corso di laurea ICT ha collaborato direttamente con Meta, che ha fornito il supporto tecnologico, e la digital experience company torinese Synesthesia, che si è occupata del design di ambiente e personaggi utilizzando Spatial, una delle principali piattaforme virtuali collaborative. Interessante curiosità: gli avatar impiegati durante la simulazione sono stati generati con connotazione sia di genere corrispondente sia “neutra”, cioè non identificabile. Durante la lezione, sono stati coinvolti, inoltre, anche sociologi e psicologi che hanno osservato con attenzione lo svolgimento delle lezioni.
I risultati del progetto sono stati piuttosto positivi:
- la realtà virtuale ha contribuito a rendere la lezione più motivante e coinvolgente per gli studenti rispetto alle modalità tradizionali;
- gli studenti hanno testato una tecnologia che, in molti casi, non avevano mai provato prima;
- è stata evidenziata una maggiore propensione all’utilizzo delle nozioni teoriche esposte durante la prima fase del corso;
- gli studenti hanno messo in pratica le negoziazioni nel metaverso migliorando le loro soft skills (capire il contesto, gestire il confronto raggiungendo migliori risultati tramite l’utilizzo di avatar).
“Come docenti, il nostro obiettivo è preparare i giovani affinché possano affrontare le proprie sfide future nel migliore dei modi. Questo si realizza attraverso un approccio alla didattica che deriva da pratiche e esperienze del passato ma anche attraverso nuovi strumenti e framework che il presente mette a disposizione. L’introduzione di tecnologie avanzate come il metaverso e l’intelligenza artificiale nell’insegnamento e nell’apprendimento, permette di creare un ambiente educativo inclusivo e personalizzato dove sperimentare direttamente le teorie apprese, migliorando la propria capacità di lavorare in team e affrontare problematiche nuove” (Paola Pisano, Prof.ssa di Innovazione all’Università di Torino).
“La formazione è un tema che ci interessa tantissimo. Questo progetto ci ha fatto capire tante cose in merito al ruolo che il metaverso svolge nell’apprendimento. I risultati sono stati molto incoraggianti e ci spingono ad andare oltre, a esplorare nuove tecnologie e nuovi “mondi virtuali” per migliorare l’esperienza digitale di tutti gli studenti e non solo” (Francesco Ronchi, Presidente & Founder di Synesthesia).
Obiettivi: come sarà l’università del futuro?
Come abbiamo visto finora l’impatto del metaverso e della realtà virtuale sul mondo della formazione può apportare enormi benefici in termini di coinvolgimento e apprendimento. Dal punto di vista tecnologico, c’è ancora molto da fare. Dare vita a uno spazio virtuale sul metaverso, dedicato esclusivamente alla formazione universitaria che sia davvero accessibile a tutti rappresenta la vera sfida da affrontare.
Come sarà l’università del futuro? Sicuramente un luogo più connesso, dove anche la realtà virtuale (insieme all’Intelligenza Artificiale) diventerà una parte fondamentale della didattica universitaria e non solo. La strada è già stata tracciata ed è partita da Torino.
Guarda le presentazioni che illustrano le attività di ricerca:
L’Intelligenza artificiale riuscirà a spiegare l’universo e le sue leggi?
È la sfida che Elon Musk vuole vincere grazie alla sua ultima idea, una startup di nome “xAI” che si fonda esclusivamente sull’intelligenza artificiale. Per battere la concorrenza di OpenAI, Microsoft e Google (che ha appena debuttato con il proprio chatbot “Bard”), il 12 luglio 2023 è stato annunciato un team di 11 esperti provenienti anche dalle aziende sopracitate, con il compito ben preciso di riuscire a spiegare le leggi che governano l’universo.
Questo team lavorerà a stretto contatto con quello di SpaceX e di Twitter, ma non è ancora chiaro se potrà avere accesso alle API di quest’ultimo per elaborare grandi quantità di dati prodotti ogni giorno dagli utenti della piattaforma.
Verità oggettive
L’ambizione della neo-impresa potrebbe però trovare non pochi ostacoli, a partire dalle leggi della fisica. Elon Musk e la sua squadra vogliono creare un AI in grado di comprendere le verità fondamentali dell’universo, una macchina in grado di conoscere le cose senza, però, fare osservazioni morali su esse.
Non è la prima volta che il leader di Tesla esprime la sua contrarietà al “politically correct”, lui e il suo nuovo team hanno, infatti, dichiarato: “Non programmeremo la moralità della nostra AI, ma la renderemo estremamente curiosa”. L’intelligenza artificiale di xAI sarà infatti in grado di generare “risposte controverse, anche se sono oggettivamente vere”.
Alla scoperta dell’universo
Il progetto è sicuramente pretenzioso, ma trova poca corrispondenza su ciò che l’imprenditore sudafricano ha sempre detto nei confronti dell’AI. Nel 2018, infatti, Musk lascia definitivamente il CDA di OpenAI dopo aver dichiarato a più riprese che l’intero settore ha bisogno di una pausa, fino a quando non ci sarà una regolamentazione valida.
A distanza di pochi anni l’imprenditore sudafricano sembra intenzionato a investire in questo campo per riuscire nell’impresa a cui tutti i fisici della storia hanno dedicato la loro vita: spiegare come funziona l’universo in cui viviamo.
L’app per tutto prende forma: cosa si potrà fare con “X”?
Oltre alle ambizioni per xAI, prende forma il progetto “X” con cui l’imprenditore mira a costruire un’applicazione in grado di svolgere ogni attività che oggi viene svolta su diverse piattaforme, come messaggistica istantanea, videochiamate e acquisti online, in modo molto simile a come viene usato WeChat in Cina.
Negli ultimi giorni il proprietario di Twitter, con dei cinguettii tramite il suo profilo personale, ha avvisato gli utenti del cambio quasi imminente del nome e del logo del social network, attraverso un vero e proprio rebranding.
“E presto diremo addio al marchio Twitter e, gradualmente, tutti gli uccelli”
è il tweet che non lascia spazio a interpretazioni: Elon Musk, dopo aver riacquistato il dominio x.com nel 2017 (precedentemente posseduto da PayPal), ha finalmente trovato il modo per utilizzarlo e noi non aspettiamo altro di capire cosa si potrà fare (e non) con l’app che farà tutto.
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Finalmente una normativa
E se l’intelligence americana avesse eccessiva libertà ai nostri dati personali? Per tre anni il vuoto normativo lasciato dall’abolizione dello “Scudo UE-USA per la privacy”, che ha permesso alle imprese americane di accedere ai dati sensibili dei cittadini europei senza una legislazione ad hoc, è stato colmato. Dopo i tentativi di intesa fallimentari del 2015 e del 2020, conosciuti come “Safe Harbor” e “Privacy Shield”, si è arrivati a un accordo con l’obiettivo di bilanciare gli interessi di sicurezza nazionale e il diritto di tutela dei dati sensibili dei cittadini.
Il 10 luglio 2023 la Commissione Europea ha riconosciuto gli Stati Uniti come un Paese capace di proteggere il trattamento dei dati personali, attraverso lo strumento del GDPR definito “decisione di adeguatezza”.
L’accordo è basato su criteri come stato di diritto e rispetto dei diritti umani fondamentali e permette di considerare un paese extraeuropeo capace di proteggere i dati personali in modo corretto.
L’impatto della decisione di adeguatezza
Grazie alla decisione, il DPRC (Data Protection Review Court), tribunale totalmente indipendente che si occupa del riesame in materia di protezione dei dati, può richiedere la cancellazione di dati europei posseduti da aziende statunitensi in caso di violazioni sulle garanzie o sulla conservazione oltre le tempistiche necessarie.
Questa svolta, che va sicuramente a favore di big tech come Google e Meta, secondo la Presidente Ursula von der Leyen, “apporterà certezza giuridica alle imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico”; ma non solo, questo garantirà flussi di dati sicuri per i cittadini europei (Decisione di adeguatezza per la circolazione sicura dei flussi di dati UE-USA).
Conclusioni
La sentenza “Schrems II” che aveva creato il panico tra le multinazionali tech viene quindi superata, attraverso una decisione che sembra accontentare tutte le parti interessate.
L’accordo raggiunto tra gli stati è un grande passo avanti per il mondo della privacy, che potrà finalmente guardare a una soluzione comune tra due realtà storicamente divise in materia di tutela dei dati, ma la strada verso un quadro normativo chiaro e applicabile a livello globale è ancora lunga.
La compliance Privacy e il rispetto delle normative europee è al centro del modo di operare di Synesthesia. Per questo motivo collaboriamo con Smart Flow, società torinese che offre a grandi aziende, PMI, Pubblica Amministrazione e professionisti le competenze organizzative, tecniche e legali per indirizzare e mantenere la compliance al GDPR.
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“L’intelligenza artificiale: senza paura”. Un ciclo di 4 webinar da non perdere
L’avvento delle applicazioni di Intelligenza Artificiale generativa ha acceso il dibattito su opportunità e minacce offerte da questa tecnologia. IAAD in collaborazione con Synesthesia propone un ciclo di webinar per esplorare alcuni dei nodi che stanno alimentando il confronto sulle potenziali implicazioni dell’utilizzo dell’IA in ambito creativo e formativo.
Quattro gli incontri a cadenza mensile, in programma da luglio a novembre, che affrontano la relazione tra Intelligenza Artificiale e immaginazione, etica, autorialità e futuro del lavoro.
Ogni appuntamento consiste in un’intervista a due esperti individuati tra filosofi, informatici, comunicatori e sociologi, imprenditori e ricercatori, guidati da Alessandro Colombo, Direttore Generale IAAD. e Francesco Ronchi, Presidente & Founder di Synesthesia.
Il primo webinar dal titolo “Immaginazione e Intelligenza Artificiale” di mercoledì 19 luglio alle ore 10.30 raccoglie le analisi e le riflessioni di Francesco Milanesio, Executive Creative Director Triplesense Reply e Eugenio Damasio, General Director No Panic. Come influenzerà l’Intelligenza Artificiale il futuro della creatività umana? Quali potrebbero essere le implicazioni psicologiche dell’uso dell’IA per potenziare la nostra immaginazione? Il webinar sarà trasmesso in diretta sui canali YouTube di IAAD. e Synesthesia.
“Etica ed Intelligenza Artificiale”, a settembre, si chiede come l’Intelligenza Artificiale possa contribuire a migliorare la nostra comprensione dell’etica o a risolvere problemi etici e quali sono i meccanismi di responsabilità e trasparenza che dovrebbero essere implementati nell’uso dell’IA.
A ottobre per “Autorialità e Intelligenza Artificiale” le domande a cui rispondono gli esperti sono: come potrebbe cambiare il concetto di originalità nel design con l’avvento dell’IA? Cosa succede quando un’IA crea qualcosa di unico e innovativo? A chi appartiene la proprietà intellettuale?
“Futuro del lavoro ed Intelligenza Artificiale” è infine l’ultimo appuntamento di novembre con Marina Geymonat, Head, Enterprise Data & AI Capgemini Invent e Luca Morena, CEO di Nextatlas. Quali sono le competenze che i professionisti del design dovranno sviluppare per rimanere rilevanti nell’era dell’IA? Come può l’IA contribuire a creare posti di lavoro più inclusivi e accessibili?
“Ci confrontiamo apertamente con le sfide, le opportunità e le incognite che l’Intelligenza Artificiale porta con sé, perché abbiamo curiosità di ogni tipo di intelligenza e rispetto verso ciò che l’ingegno umano produce. Attraverso il dialogo e l’insegnamento sapremo rendere consapevoli i futuri designer di quanto la cultura personale sia fondamentale per un uso critico dell’IA, per coglierne a pieno le potenzialità creative e comprenderne le implicazioni etiche. Restiamo profondamente convinti che l’immaginazione, quotidianamente alimentata continui ad essere lo strumento più potente a nostra disposizione per disegnare mondi migliori”.
Questo lo statement di IAAD. – Istituto d’Arte Applicata e Design sul tema.
Come dichiara Francesco Ronchi (Presidente & Founder di Synesthesia):
“Le AI generative, come quelle create da OpenAI, hanno portato all’attenzione del grande pubblico quello che gli addetti ai lavori sanno da tempo: l’intelligenza artificiale può essere una incredibile risorsa per migliorare il lavoro e la vita delle persone, ma allo stesso tempo una potenziale minaccia per molti aspetti della nostra società, dall’occupazione alla democrazia. Le AI possono essere creative? ci sostituiranno nel nostro lavoro? Come cambieranno il mondo? Personalmente rimango ottimista sulla capacità umana di fare le scelte giuste e credo sia importante abbracciare questa rivoluzione, come stiamo da tempo facendo in Synesthesia sia nel nostro lavoro che nelle proposte e nei progetti che realizziamo per i nostri clienti attraverso ricerca e sviluppo di nuove soluzioni innovative basate su queste tecnologie”.
Gli esperti coinvolti
Francesco Milanesio
Francesco Milanesio è Direttore Creativo Esecutivo di Triplesense Reply. Si è laureato in Filosofia, Psicologia e dopo un Master in Comunicazione Multimediale ha ottenuto la certificazione in Ux di Nielsen e Norman Group. Ha iniziato la sua carriera in Armando Testa dove ha lavorato per i maggiori clienti dell’agenzia e ha ricevuto molti riconoscimenti nazionali e internazionali tra cui un Leone d’oro a Cannes. Con la nascita di Bitmama ha coordinato un gruppo di designer e creativi che si occupavano di digital, advertising, video content diventando direttore creativo. Ha insegnato Multimedia allo IAAD. ed è stato parte dell’Osservatorio del Design Thinking del Politecnico di Milano. Oggi è alla guida di Triplesense Reply, agenzia dalla forte vocazione human center specializzata in: Design, Creatività e Digital Transformation.
Eugenio Damasio
Nato a Genova nel 1993, fin dal liceo lavora nel mondo della comunicazione, passando dall’organizzazione di campagne politiche regionali e nazionali alla gestione di eventi come il “Festival della Comunicazione” di Camogli, di cui è stato digital editor in chief tra il 2015 e il 2017. Dopo la laurea in sociologia a Trento e un master in Reporting alla Scuola Holden (TO), nel 2018 ha fondato l’agenzia di comunicazione No Panic di cui è attualmente direttore generale.
Marina Geymonat
Informatica, specializzata in Intelligenza Artificiale e Innovazione, Marina Geymonat con il suo team in Capgemini Invent progetta e integra soluzioni di IA per migliorare il business delle aziende, con particolare attenzione alle persone, alla qualità del lavoro e alla sostenibilità. Grazie alle profonde competenze tecniche e all’approccio sistemico, accompagna i clienti in una trasformazione digitale di successo, sostenibile e realmente orientata al business.
Luca Morena
PhD in filosofia, è co-fondatore e CEO di Nextatlas, un servizio innovativo che usa l’Intelligenza Artificiale per identificare trend emergenti grazie a una analisi in tempo reale di dati provenienti dai social media. Tra i clienti di Nextatlas figurano brand globali quali Mondelez, Ferrero, Reckitt, Adidas e molti altri.
Per avere maggiori informazioni sull’iniziativa clicca qui.
Resterà aperto fino al 31 gennaio 2024 il bando della regione Piemonte per la “Digitalizzazione e efficientamento produttivo delle imprese” nel quadro del Fondo PR FESR 2021-2027.
“Digitalizzazione e efficientamento produttivo delle imprese” nel quadro del Fondo PR FESR 2021-2027. Quali obiettivi?
Il bando ha l’obiettivo di sostenere investimenti organici attuati da PMI, piccole imprese a media capitalizzazione e imprese a media capitalizzazione, al fine di:
- realizzare prodotti maggiormente sostenibili;
- rendere il processo produttivo più efficiente, anche dal punto di vista energetico, ambientale, e dell’utilizzo delle risorse (per esempio per quanto riguarda l’uso dell’acqua e materie prime);
- elevare il livello di sicurezza nei luoghi di lavoro al di sopra degli standard obbligatori.
A chi si rivolge il bando?
L’agevolazione è costituita:
- per le PMI: da una quota di finanziamento, per il 70% a tasso zero a valere su fondi del PR FESR 2021/2027 e per il 30% su fondi bancari, ed una quota di contributo a fondo perduto;
- per le piccole imprese a media capitalizzazione e per le imprese a media capitalizzazione: esclusivamente da un finanziamento, per il 70% a tasso zero a valere su fondi del PR FESR 2021/2027 e per il 30% su fondi bancari.
La dotazione complessiva è di 80 milioni di euro.
Quali linee di intervento?
Per raggiungere gli obiettivi appena elencati, il bando si concentra su due linee di intervento:
- LINEA A): Digitalizzazione.
Gli investimenti in infrastrutture digitali e cybersecurity, progetti per l’adozione di sistemi integrati a supporto della crescita e la resilienza, per sviluppare il commercio elettronico, l’e-business e i processi aziendali in rete, e l’introduzione di tecnologie emergenti a supporto della competitività aziendale sono ammissibili.
- LINEA B): Efficientamento sostenibile del processo produttivo.
Saranno ammissibili gli interventi volti a migliorare la competitività e la sostenibilità dell’azienda, l’accompagnamento dei processi innovativi, la diversificazione produttiva e la riorganizzazione aziendale, con particolare riferimento ai progetti coerenti con i paradigmi dell’economia verde e dell’economia circolare.
Il valore dei progetti
Il valore minimo dei progetti ammissibili varia a seconda delle dimensioni dell’impresa, a partire da €50.000 per le piccole imprese, fino a un massimo di €3.000.000. L’incentivo prevede finanziamenti agevolati combinati con un sostegno sotto forma di sovvenzione a fondo perduto, secondo le percentuali e per gli importi massimi che verranno indicati nel bando.
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A partire dal 1° luglio 2023 è entrata in vigore la Direttiva Omnibus (recepita in Italia dal decreto legislativo 7 marzo 2023, n. 26). La Direttiva nasce nell’ambito dell’iniziativa UE “New Deal for Consumers”, con l’obiettivo di adeguare il relativo impianto normativo all’evoluzione digitale dei mercati online garantendo così una maggiore tutela al consumatore.
L’esposizione del prezzo
A tutela del consumatore finale sono state fornite le indicazioni riguardanti l’esposizione del prezzo in caso di scontistica e promozione. In sostanza, si prevede che, in caso di diminuzione dei prezzi applicata alla generalità dei consumatori, sia mostrato sempre il “prezzo precedente” considerato come quello più basso nei 30 giorni precedenti in un particolare canale di vendita.
Per esempio, se si decide di scontare del 50% un prodotto il cui prezzo più basso nei 30 giorni precedenti era di 100 € bisognerà mostrare sulla pagina di categoria e di prodotto il prezzo originale di 100 € barrato e il nuovo prezzo scontato di 50 €. L’indicazione non si applica, però, nel caso di riduzioni progressive di prezzo, intese come quelle che prevedono un aumento progressivo della percentuale di sconto senza interruzioni temporali (es. Pre-Saldi >Saldi > Svuota tutto). In questo caso specifico, il “prezzo precedente” da indicare come barrato è quello di partenza della campagna a meno che non sia stato modificato nei 30 giorni precedenti all’inizio della stessa.
Se, quindi, il prezzo più basso del prodotto nei 30 giorni precedenti l’inizio della campagna di vendita promozionale era di 100 €, bisognerà mostrare in pagina di categoria e di prodotto il prezzo originale di 100 € barrato e il nuovo prezzo scontato; nel caso di aumento dell’aliquota di sconto senza interruzioni temporali (es. aliquota saldi progressiva dal 10% al 20%), il “prezzo precedente” da mostrare resta sempre quello iniziale di 100 €.
L’automatizzazione del prezzo: quando e come spiegarlo?
Sempre sul tema prezzi, la Normativa Omnibus segnala che dovrà essere spiegato quando e se il prezzo è stato personalizzato sulla base di un processo decisionale automatizzato. In parole semplici, in base alla direttiva bisognerà informare il consumatore se i prezzi che vede esposti sul sito di commercio elettronico sono una conseguenza di una “profilazione” effettuata sul suo comportamento online. Questa informazione può essere contenuta semplicemente nelle condizioni generali di vendita pubblicate online dal sito di commercio elettronico.
La trasparenza delle recensioni
Un altro punto di attenzione che emerge dalla Direttiva Omnibus riguarda la trasparenza delle recensioni. Oltre a raccogliere e pubblicare recensioni false o ingannevoli, la normativa considera una pratica commerciale scorretta mostrare recensioni di un prodotto inviate da consumatori senza adottare misure ragionevoli per la verifica delle stesse. Occorre, pertanto, dimostrare che le recensioni siano attribuite effettivamente a chi ha acquistato il prodotto. Nel caso non si adotti una tecnologia di recensioni verificate, quali per esempio Trustpilot, Feedaty, Ekomi, sarà necessario esplicitare se il Venditore stia mostrando recensioni da lui previamente verificate o meno.
La trasparenza dei risultati di ricerca nei Marketplace
La Normativa regola, infine, anche la trasparenza nei risultati di ricerca nei Marketplace, dove il venditore è obbligato a fornire informazioni chiare e accessibili ai consumatori su come vengono classificati i prodotti presentati nei risultati di ricerca e sui fattori che determinano tale classificazione.
Fonti e link di approfondimento: QUI e QUI.
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Maurizio, Marcopolo è una realtà molto particolare nel panorama della comunicazione torinese e non solo. Un’attività consolidata che è attiva da molti anni e che è riuscita a rimanere sempre a un altissimo livello, crescendo e adattandosi alle esigenze che il mercato richiede. Qual è il vostro metodo? Che tipo di strategia avete attuato per ottenere questo tipo di posizionamento?
Io sono un imprenditore di prima generazione, ma di tardiva vocazione. Prima di “mettermi in proprio” ho lavorato quasi quindici anni in una multinazionale leader mondiale nella meccanica di precisione, SKF, che in quegli anni si era da poco fusa con la RIV di Villar Perosa. Essermi formato in un simile contesto, che già allora riteneva innovazione e cultura d’impresa fondamentali per la crescita, ha sicuramente influenzato anche il modo in cui ho indirizzato la crescita e lo sviluppo di Marcopolo.
Oggi i pilastri su cui si poggia la nostra Agenzia sono due, che possono apparentemente sembrare in antitesi l’uno con l’altro, ma che in realtà ci mantengono in equilibrio: la continuità e l’innovazione.
La prima è fondamentale in un mercato in continua evoluzione ma sempre alla ricerca di certezze come quello del business to business; la seconda, sia che significhi stare al passo con le innovazioni dei nostri clienti, sia che implichi l’essere noi a stimolare loro a utilizzare strategie e strumenti innovativi per promuovere se stessi e i propri prodotti, è cruciale per restare contemporanei e “sul pezzo”.
Ecco la nostra strategia: empatia, formazione continua, un team che è un mix ben bilanciato di professionisti giovani e curiosi e figure cruciali di esperienza. Inoltre, la scelta di abbracciare il metodo del Design Thinking nello sviluppo dei nostri progetti, che portiamo avanti da qualche tempo e che stiamo cercando di rendere sempre più consistente, contribuisce a posizionarci in modo ancora più netto.
Il mondo del digitale con le mille rivoluzioni che lo contraddistinguono ha cambiato il modo di lavorare delle agenzie, ma soprattutto la relazione con i partner e i clienti. Come si è mossa Marcopolo in questo senso? Come ha davvero cambiato il vostro modo di stare sul mercato e di lavorare?
In effetti in trent’anni di vita di agenzia ne abbiamo viste forse anche più di mille di rivoluzioni digitali; basti pensare che quando iniziammo, nel 1993 mandavamo una newsletter via fax che si chiamava MEMEX, dal nome del primo tentativo di realizzare una macchina per ipertesti ed utilizzavamo le BBS (Bulletin Board System) per scambiarci file con i colleghi! Una cosa però è rimasta la stessa in mezzo a tutti questi cambiamenti: la nostra curiosità.
Il desiderio di approfondire ogni novità, provare a comprenderla e gestirla, ci ha permesso di gestire in modo consapevole il cambiamento. Prendiamo per esempio quanto sta accadendo con l’AI: noi siamo interessatissimi all’argomento, ma non ce ne lasciamo soverchiare e cerchiamo di ricordarci che, fondamentalmente, si tratta “semplicemente” di un meraviglioso nuovo strumento, utile a realizzare i progetti che definiamo insieme ai nostri clienti.
Il creare un rapporto di fiducia con loro, l’essere riconosciuti come consulenti affidabili e competenti è ciò che conta di più. Per questo abbiamo scelto di formarci in ambito Design Thinking e co-progettazione e di lavorare sempre più in sinergia con loro, tenendo in alta considerazione i loro bisogni reali. Poi, per cercare di sfruttare al massimo tutto il potenziale del digitale, ci formiamo continuamente e ci facciamo supportare da professionisti verticali, alcuni dei quali sono entrati nella nostra Factory, che ci possono aiutare a individuare e gestire al meglio i tool più adatti al raggiungimento dell’obiettivo prefissato, integrando le nostre competenze interne.

Ogni agenzia dice che è bravissima a fare tutto. Forse questa non è la filosofia giusta. Ma l’approccio commerciale spesso richiede anche questo tipo di “comunicazione”. Marcopolo nel tempo si è invece contraddistinta per la ricerca di ambiti di innovazione ed eccellenza. Questo approccio è premiante? Quali sono secondo te le caratteristiche che vi permettono di fare davvero la differenza?
Noi non siamo specializzati in un’attività, ma in un settore. È quello il nostro segreto.Nel 2025 andrà in pensione un dipendente di Marcopolo che ha lavorato con noi dal 1994, Alberto.
Dal 1998 il suo ruolo è quello di Project Manager. Ci tengo a sottolinearlo perché il fatto che Marcopolo si sia dotata di una figura “ponte” come quella del PM già in quegli anni, dominati dalla “sacra trimurti” account+art+copy, è indicativa dell’importanza che per noi ha sempre rivestito il costruire una relazione più approfondita per il cliente. Una relazione che ha come perno un responsabile di progetto (il PM appunto) e che si basa su una profonda comprensione del prodotto, essenziale per chi come noi lavora per il settore del business to business.
Content management rigoroso + collaborazione continua con il cliente + creatività. Ecco cosa ci permette di fare davvero la differenza.
Maurizio sappiamo che per te la componente umana e di relazione è fondamentale. Anche l’idea di creare il Circolo del Design da zero va in questa direzione. Nella tua attività professionale, negli anni, a cosa ha preferito dare priorità?
In realtà, oltre all’entrare in relazione con l’altro, è l’atto del costruire insieme che su di me esercita un fascino irresistibile! Condividere un progetto, collaborare per realizzarlo, impegnarsi in prima persona per il raggiungimento di obiettivi collettivi. Questi elementi sono alla base del mio modo di vivere e di agire fin dall’infanzia; basti pensare che, da bambino, con mia sorella avevamo costituito un’associazione a cui avevamo associato i vari elettrodomestici della casa!
Per questa ragione è per me difficile scindere fra vita privata e attività professionale, quando si parla di questi concetti. E, allo stesso modo, è impossibile stabilire priorità. Il contributo che ho sempre cercato di dare in questo senso, nella comunità cristiana prima e nella politica poi, si è semplicemente in questa fase di vita convogliato nell’ambito del terzo settore e dei corpi intermedi imprenditoriali.
Venendo al Circolo è importante sottolineare che, di certo, non ho mai fatto nulla da solo: il Circolo ha più di cinquecento soci, un un consiglio direttivo composto da quattro persone e una Direttrice con un team di sei professionisti a disposizione!
Io ho semplicemente dato la spinta iniziale, sull’onda di un entusiasmo che è frutto più di un mio personale (e inevitabile) modus vivendi che di un razionale modus operandi imprenditoriale.
Veniamo al rapporto con Synesthesia. Come è nata questa collaborazione e cosa ti aspetti dal futuro? Ci sono ambiti in cui pensi che possa nascere qualcosa di particolarmente interessante e stimolante per entrambe le strutture?
Il rapporto con Synesthesia è nato conoscendo Francesco Ronchi a una cena. Sapete com’è fatto Francesco: il giorno dopo nella mail già avevo la proposta di partecipare a una gara per una occasione che si era verificata con un cliente in Emilia-Romagna! La gara finì in nulla dal punto di vista commerciale, ma segnò l’inizio di un rapporto che si è mantenuto negli anni. Da allora sia Synesthesia che Marcopolo sono cresciute e si sono andate definendo sempre meglio, per posizionamento e approccio. Ci siamo sempre guardati con reciproca stima e credo che sia stato proprio questo a spingerci ad avviare questa partnership.
Desideriamo contribuire apportando la nostra profonda conoscenza di un settore di mercato il cui desiderio di raccontarsi e comunicare è potenzialmente in enorme espansione. Insieme alla vostra specializzazione verticale sui tools digitali credo potremo fare grandi cose e io non vedo l’ora di iniziare.
Grazie Maurizio!
Se hai domande o feedback, scrivici. Saremo contenti di leggere le tue richieste o le tue opinioni.
Intervista a cura di Francesco Ronchi (Presidente e Founder di Synesthesia).
Marco, com’è nata l’idea di LGP1?
“LGP1 sta per “Let’s Go Player 1”. Si tratta di un progetto che ha avuto un percorso piuttosto lungo. Già nel 2019 mi era venuto in mente di fare qualcosa nel campo degli e-Sports. Mi sono sempre interessato ai Reality Shows come modello di esperimento sociale e forma di intrattenimento. Mi sono poi chiesto se tra i vari format che sono presenti in giro c’era qualcosa di interessante per i giovani ed è per questo motivo che abbiamo deciso di focalizzare la nostra attenzione sui videogiochi.
Inizialmente il progetto era nato con il nome di “Yalla Player 1”. A quei tempi volevamo dare vita a un contenuto digitale che avesse nello stesso tempo anche un impatto sociale e volevamo girare a Dubai un reality show, una specie di X-Factor sugli e-Sports. Tutto si concentrava su delle squadre miste che dovevano progredire all’interno del mondo mediorientale dei videogiochi. Purtroppo non siamo riusciti a farlo per tutta una serie di ragioni. Il modello stesso degli e-Sports, per esempio, risultava problematico: non era possibile fare un contenuto che non fosse commerciale. Abbiamo dovuto, pertanto, stravolgere la nostra idea e concentrarci su una piattaforma interattiva in cui si integra, da una parte il reality show e dall’altro lato una piattaforma di tornei gamificata”.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una straordinaria evoluzione nel settore del gaming. In molti hanno incominciato a interessarsi all’argomento, non solo imprenditori, ma anche i media. Quindi, è molto interessante l’idea di trasformare gli e-Sports in un reality. In che modo il pubblico viene coinvolto in questa piattaforma?
“Il pubblico viene coinvolto costantemente. I competitor arrivano direttamente dal pubblico. Sono proprio i componenti del pubblico che possono far parte dello show. Per cui, da quel punto di vista, siamo molto democratici, ma non solo. Durante ogni puntata e nel corso di ogni stagione ci sarà un continuo ripescaggio dal pubblico all’interno delle fila dei tornei: il pubblico dovrà sia votare l’eliminazione, sia scommettere su chi sono i vincitori e a un certo punto dovrà addirittura indovinare chi sarà il traditore della squadra vincente. In questo modo è possibile quindi interagire anche con altri spettatori e partecipanti del torneo. Se indovini la scommessa e, quindi, il voto, vieni ripescato per far parte tu stesso del torneo. Tutto avviene da remoto, quindi c’è un continuo rimescolarsi tra i personaggi e le star. C’è immedesimazione e coinvolgimento. Tutto è intercambiabile. LGP1 è l’unica piattaforma dove il pubblico diventa eroe”.

Questa è la vera rivoluzione di LGP1. Tutto questo è possibile grazie alla piattaforma che abbiamo sviluppato insieme. Quali saranno i giochi disponibili per questa piattaforma oggi e nel futuro?
“La piattaforma di per sé si comporta come un framework, una cornice. Cominciamo con CS:GO che nonostante abbia già 12 anni rimane l’e-Sport più popolare al mondo. Vogliamo cominciare con questo gioco perché è più facile da capire e ci teniamo ad avere un prodotto che abbia anche un crossover appeal anche per un pubblico che non è necessariamente costituito da esperti di videogame. Vogliamo poi espanderci anche su altri e-Sports come League of Legends, che è molto popolare in Italia”.
Tra l’altro ti confesso che quando il nostro team ha testato la piattaforma si è divertito tantissimo. È stato un momento veramente bello perché in Factory avevamo 30 sviluppatori che erano lì per giocare. Hanno fatto una vera e propria festa, un po’ come un tempo si facevano i lan party dove si giocava tutti insieme. Perché hai scelto Synesthesia come partner per la realizzazione di questo progetto così importante?
“Bisognava trovare un partner che sapesse tradurre idea intangibile che avevo in testa in una realtà funzionante, che fosse solida.
Synesthesia è stata la nostra scelta logica non solo per le sue capacità tecniche, ma anche per la sua capacità di arricchire le esperienze digitali con degli aspetti umani ed emozionali. È stata, dunque, una scelta logica”.
Grazie Marco per queste parole. Per noi il contatto umano conta tantissimo. Si tratta di uno dei grandi aspetti che ci contraddistingue oltre, ovviamente alla competenza tecnica. Ci puoi raccontare quindi come sono andate poi le cose? Sei contento del lavoro svolto?
“Sono contentissimo per quello che è stato fatto. Ho un rapporto eccellente con molti membri del team di Synesthesia e non avrei potuto sperare di trovare un partner migliore, più competente, lungimirante e supportante di Synesthesia”.
Proviamo a guardare al futuro. Quali evoluzioni vedi per questa piattaforma?
“Vogliamo che questo progetto sia il più sostenibile possibile. Ovviamente immaginiamo di scalare e di crescere in modo modulare nel tempo. Abbiamo finalmente un POC (proof of Concept). A breve faremo poi un evento pilota che utilizzeremo per una campagna di crowdfunding e a breve lanceremo la prima stagione. Si tratta di stagioni molto brevi che ci consentono di impare molto in fretta. Contiamo quindi di espanderci abbracciando altri e-Sports (come detto prima, per esempio, tra 6-9 stagioni avremo già un’offerta su League of Legends e su altri videogiochi). Nel frattempo avremo implementato anche feature di interattività un pochino più avanzate (per es. individuare il traditore).
Bene, bene. Un’ultima domanda. Tu sei un imprenditore seriale. Questo è uno dei tanti progetti che stai portando avanti e che ti contraddistinguono. Ci puoi raccontare qualche altro progetto che hai nel cassetto?
“Un amico mi ha definito un imprenditore di massa, non solo seriale. In questo momento sto lanciando altre due startup. LGP1 sarebbe il mio terzo progetto nel mondo dei videogiochi. Il primo è stato lanciato due anni fa. Adesso sto lanciando un progetto che si chiama CRYPTO CHRONIC che è un videogame casual basato su tecnologia cryptografica e consente di guadagnare mentre si gioca cercando di rivoluzionare il concetto dei Pokemon e dei Tamagotchi. Poi sto facendo qualcosa di totalmente differente nel settore del food tech. Il progetto si chiama We cook ed è dedicato a cuochi che vogliono incrementare il loro business,noi gli forniamo tutte le infrastrutture digitali e fisiche. Tutto questo lo sto facendo perché il mio sogno è lavorare nel venture capital. Questo penso sia l’aspetto più nobile del capitalismo: trasformare un’idea astratta in una cosa tangibile è estremamente motivante ed edificante per me”.
Grazie Marco. Ti faccio un grosso in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti! Speriamo di lavorare insieme per i tuoi progetti futuri e rimanete sintonizzati per la prima stagione di LGP1.
“Grazie a voi. Grazie Francesco per avermi aiutato a concretizzare questo sogno”.